La vita nuova “in Cristo”
02 gennaio 2020
Un giorno una parola – commento a Romani 12, 12
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Il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso
Isaia 25, 8
Isaia 25, 8
Siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera
Romani 12, 12
Romani 12, 12
Le parole tratte dalla lettera dell’apostolo Paolo
ai Romani sono come una finestra su cosa significhi la vita “in
Cristo”, cioè nella comunità. Si tratta di tre imperativi: “siate
allegri, pazienti e perseveranti”, cioè tre esortazioni intese a
predisporre la vita della comunità sul modello di quella di Gesù Cristo,
crocifisso e risorto.
Il discorso non ha nulla di moralista, cioè non si
rivolge ai credenti sofferenti dicendo, “siate buoni credenti,
sopportando”, del resto la comunità cristiana è stata raccolta e
provvista di doni dallo Spirito di Colui di cui sono discepoli. La
comunità non manca di nulla perché il comandamento della legge è
adempiuto in essa proprio da Gesù sulla croce, e tutto ciò che fa è già
reso genuino dall’opera dello Spirito.
Le persone alle quali questi versi parlano di
speranza, sofferenza e preghiera e di come affrontarle, sono le stesse
alle quali pochi capitoli prima è stato detto: «le sofferenze del tempo
presente non siano paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata a
nostro riguardo» e anche: «lo Spirito viene in aiuto alla nostra
debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito
intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili».
Da notare che non si tratta di un discorso fatto
ai singoli credenti, anzi, essendo fatto al plurale, sembra proprio che
voglia dire: «non cercate di fare queste cose da soli, aiutatevi in
questo», la preoccupazione fondamentale concerne le relazioni
comunitarie; sono le relazioni umane che nella comunità devono essere
improntate alla vita di Gesù Cristo.
In definitiva, l’evangelo non vuole altro che
mostrare come si vive, come si dimostra praticamente, l’amore genuino,
cioè quell’amore che noi abbiamo ricevuto per primi da Dio. Intanto
nella cerchia della comunità, e poi man mano oltre. La comunità ha i
doni spirituali dell’allegrezza, della pazienza e della perseveranza e
li può usare come strumenti per attendere serenamente la realizzazione
della loro speranza, per resistere nel momento della sofferenza, e per
fortificarsi nella preghiera.
tratto da:
www.riforma.it