domenica 31 marzo 2024

Dal verbo vedere o dal verbo credere?

 DOMENICA 31 MARZO -

PASQUA DI RISURREZIONE


Versione Biblica Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9


1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, 

Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 


2 Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: 

«Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo».


3 Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 


4 I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro 

e giunse primo al sepolcro; 


5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 


6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, 

e vide le fasce per terra, 


7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, 

ma piegato in un luogo a parte. 


8 Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, 

e vide, e credette. 


9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, 

secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 


la Lumière


Eugène Burnand

I Discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della Risurrezione

(1898)

olio su tela      82x134 cm      Museo d’Orsay – Parigi


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


Dal verbo vedere o dal verbo credere?

                                              Meditazione di Maurizio Abbà

È una Domenica mattina
Era ancora buio. Non può che essere così la luce pasquale della Risurrezione ha bisogno di tempo per essere accolte, così da illuminare le menti e scaldare i cuori. Siamo alla mattina presto. Verso sera le parole che risuoneranno saranno quelle dell'apostolo Tommaso, detto Didimo: (Gv 20,25): “se non ... se non .. se non .... io non crederò, 
- e siamo a Pasqua!
Le religioni fondamentalistiche invece facilmente  e con rapida tragicità fanno ribollire le menti e ghiacciano i cuori.

Maria Maddalena Maria, in greco: Maria o Mariam; aramaico: Maryam; ebraico: Marah, «amara» o «addolorata», o Miryam, «ribellione». L’amarezza attraversa la parte della sua vita prima di essere guarita e liberata da Gesù (Lc 8,2); come discepola segue Gesù (in ogni elenco di donne che fanno parte del movimento dei discepoli di Gesù è citata per prima: Mc 15,40-41.47; 16,1; Mt 27,55-56.61; 28,1; Lc 8,2-3; 24,10;). 

Un seguire Gesù in cui si manifesta la sua ribellione pacata ma esercitata con grande determinazione ed espressa con notevole slancio vitale: è una costante da quando è stata liberata dall’oppressione della sofferenza (forse il dolore causato da una malattia?).
Liberata dal dolore è determinata e tenace nel seguire Gesù.

In cosa consiste questa ribellione?
Nel vincere la rassegnazione e nel non restare relegata in schemi angusti e preordinati. È una donna attiva, pratica, impegnata, la sua ribellione è nel pretendere semplicemente di essere restituita alla vita, alla vita piena, 
e Gesù è lì ad aiutarla. 
Maria Maddalena ha conosciuto poi di nuovo l’amarezza: questa volta per dover affrontare il dolore per il suo Maestro crocifisso e quindi il lutto conseguente.

Un gran correre
Maria Maddalena corre verso i discepoli.
Poi i discepoli corrono verso la tomba vuota.
Vedere per Credere sarà questa la richiesta di Tommaso, detto Didimo. 

E Pietro ? - Pietro vede il sepolcro vuoto ossia senza la salma di Gesù, 
ma non per questo crede. 
E non è del tutto sbagliato.
Non è un vuoto che può fondare la fede.

Cosa credere?
Nella seconda parte del racconto in cui è co-protagonista (Gv 20,10-18), 
Maria di Magdala guarda dentro il sepolcro, nulla... parla con gli angeli, ma senza esito, 
poi...
vede Gesù finalmente! Ma non lo riconosce... 
fino a quando sarà Gesù a chiamarla per nome. 
Allora ci sarà il ri-conoscimento.

Nel linguaggio un po’ sofisticato, in senso buono ovviamente, della teologia:
«Il superamento dell’angelofania ad opera della cristofania ha valenza teologica. 
Solo il Risorto può comunicare la sua vera identità e suscitare la fede», 
(Jean Zumstein, Giovanni, II vol. Claudiana, 2018, 930);

dei tre personaggi: - Maria di Magdala, (si noti l’assenza di Maria la madre di Gesù), 
- Pietro, e poi - il discepolo che Gesù amava, egli «è il paradigma della fede. Egli discerne un segno nella tomba vuota. In questo senso, incarna la fede compiuta, il credere senza vedere, è colui che sa interpretare la radicale assenza del suo Signore quale segno della sua risurrezione», (Zumstein, 929).

Però se confrontiamo: 
vv. 8 e 9 paiono essere in contrasto tra loro, infatti: 
da una parte abbiamo: 
"e vide, e credette", 

e dall'altra: 
"Perché non avevano ancora capito la Scrittura, 
secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti." 

In realtà non vi è contrasto,
il discepolo crede alle parole della Maddalena sull'assenza del corpo di Gesù,
mentre
la Risurrezione di Gesù secondo Gesù 
poteva solo spiegarla Gesù medesimo,
e sarà nell'incontro 
che farà poi con i discepoli, a porte chiuse, vincendo i loro dubbi e soprattutto le loro paure. 
Gesù incontrerà i discepoli due volte,
una 'replica' per chi non era stato presente alla 'prima', 
per non lasciare indietro nessuno,
come vedremo (!) nella meditazione per la prossima Domenica.

L'incontro con Gesù che ci chiama per nome è fondante e motivante per la nostra vita,
per sempre.
Senza fondamentalismi, senza credulonerie, senza superstizioni,

e... senza agnelli sacrificati sulle nostre tavole,

ma con gli occhi e con le orecchie che ci dona Gesù Cristo 
il vero Agnello della Fede .


ALLELUIA!

CRISTO È RISORTO, È VERAMENTE RISORTO!

BUONA VERA PASQUA DI RISURREZIONE!

sabato 30 marzo 2024

Didattica delle letture bibliche a corredo per PASQUA di RISURREZIONE Domenica 31 Marzo 2024

 

SALMI 118,1-2.16-17.22-23

Il suo amore è per sempre,

imparare a ringraziare sempre.

Poter vivere per celebrare e benedire

ciò che Dio sta celebrano e benedicendo.

Cosa meravigliosa è,

con stupore ed entusiasmo.


ATTI 10,34a.37-43

Il messaggio dell’eredità vivente dell’ebreo Gesù di Nazaret sorprende 

per l’antica energia profetica elargita. 

Neppure la morte è riuscita a vincerlo. 


Un messaggio dove la prospettiva di vita prevale, 

un messaggio di vita che si chiama RISURREZIONE.



COLOSSESI 3,1-4

Aspirate alle cose di lassù vuol dire, rettamente inteso, cioè biblicamente compreso, 

lassù in cielo, 

il che ha il senso di non essere fatti prigionieri dalle angustie e dalle brame terrene, 

questo è l’invito che ci rivolge l’autore della Lettera ai Colossesi


Sentirsi liberi, con un pezzo di cielo nel cuore 

e vivere come se fossimo già più su, sopra 

e non giù, avvolti dalle depressioni che, letteralmente, ci atterrano 

sottraendoci vitalità e relazioni. 


Riuscire in umiltà a vivere con Cristo in Dio, 

consentendo ad almeno un raggio di luce d’iniziare ad illuminare e ad illuminarci.

Per vivere pienamente questa vita terrena, 

in una socievolezza misericordiosa,

con il cuore che tocca il cielo. Per vivere.


venerdì 29 marzo 2024

Teologia della croce

 

La croce di Gesù continua a restare eretta sulla terra, 

come segno della verità divina

e dello scandalo che essa costituisce per il mondo. 


Solo l'Iddio della croce è il nostro Dio.

Ed egli non è mai il Dio che il mondo può accettare

senza essersi convertito. 


Chi vuole attenuare questo significato della croce

per il cristianesimo e per il mondo, offusca sia la verità di Dio, 

sia lo scandalo costituito dalla grazia, 

e cade inevitabilmente nella superstizione, 

anche se difende una teologia della risurrezione.

                                                                                              Ernst Käsemann

giovedì 28 marzo 2024

Per una chiesa plurale e vivace e rispettosa

 

Emanuela Buccioni

La Settimana Santa

Un concentrato di grazia

Paoline Editoriale Libri, Milano, 2024, 128 pagine


     "Eppure questa realtà fragile, debole e molto imperfetta 

è proprio quella che il Signore ha scelto per essere segno, 

per essere strumento di un'opera di riconciliazione che lui vuole per tutti,

per il mondo intero. L'orizzonte è veramente vastissimo e l'opera urgente, 

in un mondo pieno di conflitti, pieno di lotte, di divisioni.

Le differenze fra le persone, i gruppi e le etnie sono da sempre motivo 

di esclusione, di guerre, di disprezzo, di discriminazione.


Una Chiesa plurale e vivace

    

      Se questo è il mondo con le sue ferite, ogni segno di uno stile di vita

che rimuove questo veleno va custodito con la preghiera e la grandezza d'animo.

Allora la Chiesa, formata da persone di questo mondo e non di un altro pianeta,

dovrebbe riuscire con la grazia di Dio a fare questo miracolo: 

a creare ed essere un segno di riconciliazione, 

di comunione nella diversità, 

nel rispetto dell'identità di ognuno. "

                                                                     Emanuela Buccioni


tratto da: 

- Emanuela Buccioni

La Settimana Santa. Un concentrato di grazia

Paoline Editoriale Libri, Milano, 2024, p. 66



www.paoline.it



domenica 24 marzo 2024

è cosa buona e giusta e umile

 


Antoon van Dyck 
                 Entrata di Cristo in Gerusalemme  (1617) 
           olio su tela      151 x 229.2 cm    
                                            Indianapolis Museum of Art - Indianapolis  (Stati Uniti d'America)                       



Esulta grandemente, o figlia di Sion,

manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme;

ecco, il tuo re viene a te;

egli è giusto e vittorioso,

umile, in groppa a un asino,

sopra un puledro, il piccolo dell'asina.

                                                      

                                                  dal libro biblico del profeta Zaccaria 9,9

venerdì 22 marzo 2024

Fragilità Discernimento e Liberazione

 

DOMENICA 24 MARZO - DOMENICA DELLE PALME

Versione Biblica Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 11,1-10

1 Quando furono giunti vicino a Gerusalemme, a Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio che è di fronte a voi; appena entrati, troverete legato un puledro d'asino, sopra il quale non è montato ancora nessuno; scioglietelo e conducetelo qui da me. 3 Se qualcuno vi dice: "Perché fate questo?" rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, e lo rimanderà subito qua"».

4 Essi andarono e trovarono un puledro legato a una porta, fuori, sulla strada, e lo sciolsero. 5 Alcuni tra quelli che erano lì presenti dissero loro: «Che fate? Perché sciogliete il puledro?» 6 Essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciarono fare. 7 Essi condussero il puledro a Gesù, gettarono su quello i loro mantelli ed egli vi montò sopra. 

8 Molti stendevano sulla via i loro mantelli; e altri, delle fronde che avevano tagliate nei campi. 9 Coloro che andavano avanti e coloro che venivano dietro gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 10 Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!»


la Lumière 

Pietro Lorenzetti  Entrata di Cristo in Gerusalemme  

(1310-1319 circa)  affresco  basilica inferiore di San Francesco ad Assisi


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


Fragilità Discernimento e Liberazione

                                  

                               Meditazione di Maurizio Abbà


Nelle crisi, e noi viviamo purtroppo incontestabilmente in un tempo di crisi, fra tante difficoltà e problemi possiamo e dobbiamo intravedere, controcorrente, qualche spiraglio di vitalità presente e futura. 

Tenere animali legati non è bello, sciogliere i vincoli, liberare le catene è un programma sempre valido, così come sciogliere le catene alla Bibbia, è un messaggio, letteralmente, scatenato, che libera.

In tempo di fragilità il racconto della Domenica delle Palme ci descrive persone che osannano, ma che pochi giorni dopo grideranno ‘Crocifiggilo!’.

La Domenica delle Palme inizia, liturgicamente, con la Settimana di Passione, che porterà alla Pasqua memoria della Risurrezione di Gesù Cristo il Vivente. 
Memoria di vita non di morte.

Noi sappiamo che vi è questa cadenza liturgica: Domenica delle Palme, Giovedì Santo, Venerdì Santo, Sabato Santo, Pasqua di Resurrezione.
Ovviamente i primi discepoli non avevano questa scansione temporale da vivere e gli accadimenti li frastornavano e li stupivano. 
Per noi, infatti, è una sequenza liturgica predeterminata che ci aiuta a comprendere e ad approfondire momenti forti della fede, per consolidare la fede medesima.
Mentre chi ha vissuto quei momenti in istantanea, per così dire, era sopraffatto dai dubbi e dallo sgomento di una clamorosa sconfitta, almeno così appariva.
Noi oggi ne sappiamo di più degli apostoli e dei discepoli di allora, 
ma possiamo dire di essere oltre loro come solidità della fede?

Siamo in un tempo di fragilità, in certi momenti di massima fragilità.

Fragilità è anche umiltà e nonviolenza, cavalcando un puledro d’asina.

Puledro che simbologia mitezza e grande tenacia, caratteristiche proprie dell’asino:

l’asina di Balaam nel libro biblico dei Numeri capitolo 22,21-35, unico animale parlante nelle Scritture bibliche, rende decisamente l’idea, anche di più!

in Giobbe 39,5: "Chi manda libero l’onagro e chi scioglie i legami all’asino selvatico?"


Successivamente Francesco d’Assisi darà spazio all’asinello nel suo presepio per riscaldare il bambino Gesù.


Fragilità non è per forza e sempre qualcosa che non va.
Fragilità richiede modi e toni accurati e premurosi in una delicatezza di fede, 
una fede fiera ma non arrogante.
Fierezza può voler dire e soprattutto essere mitezza liberatrice.

Gesù sarà onagro: asino selvatico che non può essere catturato.

Quando lo si cattura allora è l’altro onagro: è la catapulta bellica, il mangano, armi dell’epoca antica, armi che ritornano sempre più prepotentemente. 

   Occorre sempre discernimento acuto e profondo, ad ampio raggio, infatti, in Marco 11,11 troviamo l’espressione: Περιβλεψάμενος che si può tradurre con “avendo guardato intorno”.


«Gesù guarda ogni cosa attorno! Il verbo guardare (periblépesthai) attribuito solo a Gesù nel Vangelo di Marco (3,5.34;5,32; 10,23) indica uno sguardo carico di riflessione, di silenzio, di tensione. Da che cosa è colpito profondamente il suo sguardo? Il lettore si aspetta delle indicazioni, invece segue l’uscita di Gesù dalla città e la partenza per Betania, giustificata dall’ora già avanzata. Si allontana per motivi di sicurezza oppure per trovare ospitalità in casa di amici? I Dodici sono con lui, ma tutti tacciono. L’entusiasmo precedente è velocemente scemato».
(Rita Pellegrini a cura di, Il Vangelo di Marco, Edizioni Messaggero Padova, 2008, 182).


Fragilità e Discernimento. 

Accogliere la fragilità e inserire l'accento su discernimento e liberazione.

Mots-Clés per la Liturgia di Domenica 24 Marzo 2024

 

Marco 11,1-10

Mots-Clés


BETFAGE  significa ‘casa dei fichi non maturi'. 


BETANIA diverse spiegazioni del termine di questa località, tra cui: 

'casa dei datteri', 'casa di Anania', ‘casa del povero’, 'casa della miseria'. 

Sarà l’ultima dimora di Gesù, 

dove riceverà l’unzione anticipata per la sua morte per uccisione sulla croce.


un puledro d'asino, sopra il quale non è montato ancora nessuno

“Nessuno ha mai cavalcato questo messianismo umile e debole prima di lui. E, «dietro lui», nessuno lo desidera, neanche Pietro (8,32 s). Tutti sognano un messia forte e potente.”

(Silvano Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo La catechesi narrativa di Marco

Àncora Editrice, Milano, terza edizione rinnovata 1998, 353).


OSANNA esclamazione di origine aramaica-ebraica riversata nel greco neotestamentario, 

(che si può tradurre con: o SIGNORE, salva!, aiutaci!), 

rivolta ad omaggiare Dio, utilizzata nella liturgia ebraica. 

Nella liturgia cristiana è un’esclamazione di giubilo, 

una richiesta di ricevere in dono la salvezza. 

Richiesta che sa già di essere stata esaudita, 

è dunque lode lieta e riconoscente.


Commentari biblici a Marco 11,1-10

 

THEOLOGICA ANTOLOGIA DI TESTI


 1.   L’entrata a Gerusalemme Marco 11,1-10

    Nella Domenica delle palme la mente di coloro che hanno incarichi di predicazione o di insegnamento nella chiesa corre quasi inevitabilmente a questo passo, e ai suoi paralleli (Mt. 21,1-11; Lc. 19,28-40; Giov. 12,12-19). Il racconto di Giovanni, benché sia l’unico a menzionare le fronde di palma, non è incluso nel lezionario comune. Ognuno dei racconti sinottici compare invece in uno o nell’altro dei cicli triennali del lezionario come lettura dei vangeli per la Domenica delle palme.

(Lamar Williamson jr., Marco

Edizione italiana a cura di Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2004, 277).


2. Colpisce che Gesù monti un asino e non un cavallo o anche un mulo. Coerentemente con l'insegnamento sulla funzione di capo come servizio di 10,41-45 Gesù non sta su un cavallo o su un cocchio, come farebbe un romano che celebri un trionfo. Non monta nemmeno un mulo, che richiamerebbe la successione di Salomone sul trono di David (1 Re I, 33). 

Cavalca invece un asino, evocando sia la tradizione regale di Gen. 49, 1 1 sia l'umiltà (o l'esercizio mite e benevolo del potere) di Zacc. 9,9. 

(Adela Yarbro Collins, Marco (Vol. 2)

Edizione italiana a cura di Donatella Zoroddu Volume 2 Commento ai capp. 8,27-16,20, 

Traduzione italiana di Franco Bassani, Paideia Editrice, Claudiana, Torino, 2019, 831).


3.     Il termine “Signore” è un titolo cristologico (e non un’allusione al presunto proprietario dell’asinello) che fa eco al “Signore” del v. 9, riferito a Dio. Quindi, in Gesù, è Dio stesso che avanza ed entra in Gerusalemme. Un Dio caratterizzato dall’umiltà.

(Élian Cuvillier, Evangelo secondo Marco

Traduzione dal francese di Laura Marino, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 2011, 327).


Didattica delle Letture Bibliche a corredo per la Liturgia di Domenica 24 Marzo 2024

 

ISAIA 50,4-7

La forza della Parola può risollevare chi è angustiato. 

Per saper porgere la Parola occorre saper ascoltare davvero
il silenzio è infatti necessaria premessa dello sbocciare della Parola verace,
attraversando difficoltà e superando ostacoli. 

Senza rassegnarsi, per farcela.



FILIPPESI 2,6-11

Inno cristologico di prima grandezza 
racchiude in pochi tratti pennellati artisticamente la fede 
che richiede ricerca ed intelligenza, 
credere e comprendere per illustrare la fede, 
un compito che, nel nostro piccolo, ci tocca. 

Con l’accortezza di tenere sempre presente, senza attenuarle, 
le due nature, l’umana e la divina in Gesù Cristo.


                                                                                   Maurizio Abbà



 


Preghiera a orecchie drizzate verso il cielo

 

PREGHIERA DEGLI ASINI


    Dacci, Signore, di mantenere i piedi sulla terra,

e le orecchie drizzate verso il cielo,

per non perdere nulla della tua Parola.


    Dacci, Signore, una schiena coraggiosa,

per sopportare gli esseri umani più insopportabili.


    Dacci, Signore, di camminare diritti,

disprezzando le carezze adulatorie così come le frustate.


    Dacci, Signore, di essere sordi alle ingiurie,

all’ingratitudine, è la sola sordità cui aspiriamo ..


    Non ti chiediamo di evitare tutte le sciocchezze,

perché un asino farà sempre delle asinerie.


    Dacci semplicemente, Signore, di non disperare mai

della tua misericordia così gratuita 

per quegli asini così disgraziati che siamo,

come dicono quei poveri esseri umani,

i quali però non hanno capito nulla né degli asini 

né di Te, che sei fuggito in Egitto con uno dei nostri fratelli,

e che hai fatto il tuo ingresso profetico a Gerusalemme,

sulla schiena di uno di noi. 


Autore anonimo

Da “A haute voix” di F. Taubmann e M. Wagner


tratto dalla raccolta di testi di fede: 

- CEVAA Comunità di Chiese in missione, Un Sentiero nella Foresta

Raccolta e traduzione testi a cura di Renato Coïsson, 2006, p.138


giovedì 21 marzo 2024

Pagina di Storia della Liturgia della Domenica delle Palme

 

LA DOMENICA DELLE PALME 


    Diversamente che in Gerusalemme, dove una processione ricordava l’ingresso di Gesù, in Occidente la domenica precedente la Pasqua era tutta impostata, in un primo tempo, all’insegna della preparazione della Pasqua e al battesimo pasquale: a coloro che a Pasqua avrebbero ricevuto il battesimo veniva consegnata la professione di fede. 

Aveva luogo, inoltre, l’unzione degli aspiranti al battesimo con l’olio dei catecumeni. 

Per questo nel servizio divino si leggeva il Vangelo dell’unzione di Gesù a Betania 

(Gv 12,1-11) al quale seguiva la storia dell’ingresso (Gv 12,12-16). 


La domenica fu così chiamata (dapprima verso il 600 in Spagna e in Gallia) 

Domenica delle Palme, 

sebbene non avesse ancora luogo una particolare celebrazione dell’ingresso di Gesù con una processione delle palme. 

A una imitazione e rappresentazione drammatico-liturgica dell’evento dell’ingresso si pervenne qui soltanto sotto l’influenza di liturgie orientali del secolo VIII. 

Dove non c’erano rami di palma o di ulivo si usavano altri rami verdi o fioriti. 

Nel Medioevo questa pratica fu ulteriormente sviluppata: Cristo veniva spesso rappresentato mediante una croce, un evangeliario su di una portantina oppure il pane eucaristico (ostie consacrate poste in una pisside) portati in processione. 

Spesso si trasportava anche una statua di Cristo su di un asino di legno (asino delle palme).

    A Roma la domenica precedente la Pasqua era tutta dominata, in un primo tempo, dalla memoria della passione di Gesù: si apriva la celebrazione pasquale con la lettura della Passione secondo Matteo. 

La celebrazione particolare dell’ingresso con la processione delle palme fu introdotta soltanto più tardi. 

                                                                                       Karl-Heinrich Bieritz

(tratto da: 

- Karl-Heinrich Bieritz, Il Tempo e la Festa. L’anno liturgico cristiano

traduzione di Lydia Marinconz, (collana “Dabar” Saggi teologici 25), Marietti 1820, Genova, 1996, 96.


martedì 19 marzo 2024

C'è dell'arte, nella Bibbia

 


Immagine di copertina: James Tissot  Crocifissione vista dalla croce 
(1886-1894 circa)
Brooklyn Museum - New York



PAOLO ALLIATA, SIMONE M. VARISCO
   
La Pasqua 
fra pittura e letteratura

Àncora Editrice, Milano, 2022, Pagine 48.



Testi letterari di: 
V. van Gogh, D. Alighieri, C.S. Lewis, J. Conrad, E. Hillesum, E.M. Remarque, M.L. King,
M. Kundera, R.M. Rilke, P. Levi, 
e Michelangelo Buonarroti.

dalla IV di copertina:

C'è dell'arte, nella Bibbia. Da secoli, pittura e letteratura celebrano la bellezza. Cambiano il cuore e ispirano l'anima. Trasmettono un messaggio, talvolta di fede. Come quando attingono alle vicende umane e divine di Cristo rievocate nella Settimana santa: testi sacri e simboli, divinità e umanità si mescolano nelle riletture personali degli artisti, dando vita a esiti nuovi. In questo libro, attraverso dieci tappe – dieci momenti forti del Vangelo, dieci opere della pittura e innumerevoli della letteratura – percorreremo un cammino di riflessione e meditazione che, attraverso il dolore e la bellezza della Pasqua, condurrà dalla resurrezione di Lazzaro a quella di Cristo. E di tutti noi.



BIOGRAFIA DEGLI AUTORI

Simone M. Varisco, nato in provincia di Milano nel 1983, è storico e saggista. Autore di libri e altre pubblicazioni che uniscono storia, comunicazione e pastorale, è autore del blog Caffestoria.it, aperiodico di storia, arte, Chiesa e attualità storica. Si diverte in radio.

Don Paolo Alliata, nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche è ordinato sacerdote nel 2000 dal cardinale Carlo Maria Martini. Responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico della diocesi di Milano, è autore di testi che intrecciano le Sacre Scritture con le pagine della grande letteratura e del cinema. Nel 2021 ha pubblicato Gesù predicava ai bradipi. Le parabole per destare alla vita.

www.ancoralibri.it




Chi è il credente (di Erri De Luca)


Credente 

non è chi ha creduto una volta per tutte, 

ma chi, in obbedienza al participio presente del verbo, 

rinnova il suo credo continuamente.

                                                                      Erri De Luca

tratto da: 

- Erri De Luca

Ora Prima

Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 1997, 7.


venerdì 15 marzo 2024

La fede è un fatto definitivo (Karl Barth)

 

" la fede è un fatto definitivo.

Una volta che uno crede, crede quella volta per tutte.

Non allarmatevi, ma piuttosto considerate anche ciò come un invito.

Si può certamente sentirsi smarriti e si può dubitare, ma chi crede una volta 

possiede per ciò stesso qualcosa che somiglia ad un character indelebilis.

E può star sicuro che esso è custodito. 


Ad ognuno che lotta contro la propria incredulità, 

si deve consigliare di non prendersela troppo sul serio. 

Solo la fede va presa seriamente, 

e se ne possediamo tanta quanto un granello di senape, 

basta questo perché il demonio abbia perduto la partita. "                     

                                                                                               Karl Barth




Ne basta davvero solo un chicco

 

DOMENICA 17 MARZO - 5a DEL TEMPO DI PASSIONE

- JUDICA Fammi giustizia, o Dio! Salmi 43,1

Versione Biblica Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,20-33

20 Ora tra quelli che salivano alla festa per adorare c'erano alcuni Greci. 21 Questi dunque, avvicinatisi a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, gli fecero questa richiesta: «Signore, vorremmo vedere Gesù». 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea; e Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

23 Gesù rispose loro, dicendo: «L'ora è venuta, che il Figlio dell'uomo deve essere glorificato. 24 In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà in vita eterna. 26 Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l'onorerà. 27 Ora l'animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest'ora. 28 Padre, glorifica il tuo nome!»
Allora venne una voce dal cielo: «L'ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!»
29 Perciò la folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Gli ha parlato un angelo».
30 Gesù disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; 32 e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». 33 Così diceva per indicare di qual morte doveva morire.


la Lumière






BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole

NE BASTA DAVVERO SOLO UN CHICCO

                                                     Meditazione di Maurizio Abbà

Nel cartone animato disneyano La Spada nella Roccia (1963) - sulla traccia del precedente romanzo omonimo di T.H, White - oltre a mago Merlino, spicca la figura di Semola un ragazzino esile esattamente come il suo nome indica. Il giovane farà il suo percorso di crescita che lo porterà a diventare re Artù. 

Fidarsi delle proprie capacità e andare verso il proprio destino è l’insegnamento della storia di Semola mentre l’insegnamento evangelico elargito nel passo giovanneo non annulla per forza questo insegnamento, ma pone in risalto con la storia del granello di frumento che bisogna lasciar andare per poter ri-trovare. Per poter ritrovar-Si.

Il granello di senape (Marco 4,30-34; Luca 13,18-21) che diventerà un florido ed accogliente albero maestoso che offre con i suoi rami il ristoro di una fresca ombra agli uccelli del cielo.

Il parallelismo, non si coglie subito, ma occorre notare che: il seme cade nella terra e muore, poi risorto si erge verso il cielo ed ospita creature che hanno ali per librarsi nel cielo medesimo.

I Greci desiderano vedere Gesù (Giovanni 12,20-21),

ma vedere Gesù non è garanzia di fede autentica che si realizza. I suoi apostoli e discepoli pur con Gesù accanto non riusciranno, se non tempo dopo la Risurrezione, a comprendere la straordinaria portata del suo insegnamento.

Ai nostri giorni si tratta di fare teologicamente anche il percorso inverso verso Atene, ritornare, ma con accortezza biblica, a ciò che il pensiero classico filosofico greco è stato e ha rappresentato.

Vi sono molte fascinose sollecitazioni letterarie e culturali in tal senso, occorre attrezzarsi in merito con lo studio. Il pensiero biblico si può irrobustire nel confronto con il mondo della filosofia greca antica, le peculiarità dell’universo biblico, infatti, possono essere evidenziate e riemergere proprio in un confronto fitto e diffuso con le tematiche filosofiche, ancora una volta, ma questa volta sarà senza dipendenze e privo di commistioni e sovrapposizioni. Il pensiero filosofico classico greco può ‘stuzzicare’ le risposte bibliche che possono riscoprire autonome energie vitali.

Nel cartone disneyano quando il personaggio Semola estrae la spada dalla roccia (la spada Excalibur) il cielo si apre e vi scende un suono, è lui il prescelto. Ma è solo un cartone animato...

Nel testo biblico la voce divina di glorificazione non è da tutti compresa, come tale il messaggio può essere frainteso e sottovalutato. Ma è 'solo' un testo biblico...

Sulla croce Gesù sarà granello di frumento che crocifisso muore per la vita di tutti.

Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo (v.31).

Nella Domenica liturgicamente denominata Judica, con le parole del salmista s’invoca giustizia da Dio, occorre mandare via il principe di questo mondo. Concretamente siamo noi che non dobbiamo seguire i soliti percorsi mondani di predominio e sopraffazione; è questo innanzitutto un esercizio da imporsi prima di pretenderlo da altri.

Granello di frumento, il frumento è più fragile dell’orzo, altro cereale molto importante nell’economia dell’Israele biblico, nel senso che non era sempre disponibile e le carestie riguardavano soprattutto la carenza grave proprio di frumento.

Il termine “grano” linguisticamente ha una pluralità di derivazioni, 

non ultima, dal sanscrito ghar- (“spargere”), anche che si sparpaglia, si dissemina.

Biblicamente è la DIASPORA, non necessariamente cacofonicamente dispersiva. Può diventare, anagrammata, com'è noto, RAPSODIA là dove poesia e prosa musicalmente s’incontrano, e poi sempre anagrammata, diaspora si rende anche con PARADISO!

Allora saremo tornati a casa, tutti, e il lutto non ci sarà più.

Il tempo della passione, il tempo dell’assenza di persone non può essere sottovalutato nella sua malinconica tristezza, ma non è per sempre, non è l’ultima parola.

Di questa speranza, di questa fede ne basta un chicco, e quando ci pare che vi sia carestia anche di uno solo di questi chicchi, è solo perché stanno diventando un albero per offrire ristoro per un pezzo di cielo già qui nella memoria dei delicati ricordi già adesso e poi saremo abbracciati a loro, questo ci è angelicamente sussurrato, amplificato forse come il rombo di un tuono, senza fraintendimenti...


La fede ci chiama ad essere coinvolti, motivati, liberati.

Siamo tra terra e cielo,

siamo al cuore della fede, 

fede piccola ma grande. 

L’ora della fede tenera dolce e compassionevole è questa,

da far sbocciare, 

da estrarre proprio nei momenti più difficili.








giovedì 14 marzo 2024

Il pane della giustizia

 L’angolo della Preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo


Fammi giustizia, o Dio! Salmi 43,1


Chiediamo giustizia, come il salmista, in un mondo che ne è carente.

Dobbiamo imparare noi per primi ad agire e pensare con giustizia.

Giustizia da condividere come pane nella quotidianità. 

                             La croce resta il criterio della fede autentica.


La croce non può e non deve essere condivisa come il pane, è uno strumento di morte, 

non dimentichiamolo mai.


Ma ai suoi piedi, ai piedi del Cristo, vero Dio crocifisso, 

giustizia e amore trovano l’abbraccio

per l’ora della nostra vita e per l’eternità.

                                          Maurizio Abbà

mercoledì 13 marzo 2024

La certezza che è bene che tu esista

 

Voglia accompagnarti un angelo e proteggerti da tutte le cose oscure.

Possa aiutarti a portare le tue preoccupazioni

e possa scaldare e illuminare la tua vita dall'interno.

Ti doni la certezza che è bene che tu esista.

                                                                      Christa Spilling-Nöker

domenica 10 marzo 2024

Gioia e Consolazione


Rallegrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l'amate radunatevi.
Sfavillate di gioia con essa,
voi che eravate nel lutto. Così gioirete
e vi sazierete al seno delle sue consolazioni.
(ispirato da Isaia 66,10-11)

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la redenzione del genere umano,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.

O Dio, ricco di misericordia,
che nel tuo Figlio, innalzato sulla croce,
ci guarisci dalle ferite del male,
donaci la luce della tua grazia,
perché, rinnovati nello spirito,
possiamo corrispondere al tuo amore di Padre.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

                                                dalla Liturgia della Chiesa cattolica

venerdì 8 marzo 2024

Preghiera di ascolto, di fede, di lode

 

Spirito santo, apri le mie orecchie,

affinché io possa sentire il tuo messaggio.

Spirito santo, apri il mio spirito, 

affinché io possa credere al tuo messaggio.

Spirito santo, apri la mia bocca, 

affinché io possa rendere testimonianza alla tua maestà.               

                               Giornata mondiale di preghiera delle donne, 1992

La verità della luce, luce della verità

 

DOMENICA 10 MARZO - 4a DEL TEMPO DI PASSIONE 

- LAETARE  Gioite con Gerusalemme! Isaia 66,10


Versione Biblica Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,14-21

14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 19 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie. 

20 Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21 ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».


la Lumière

Crijn Hendricksz Volmarjin
Cristo conversa con Nicodemo di notte
(XVII sec.
olio su tavola   altezza 92,5x125 cm di larghezza


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

                    

La verità della luce, luce della verità

                              

                                               Meditazione di  Maurizio Abbà


Questa Domenica è liturgicamente denotata con il caldo e, al contempo, fresco invito: 

Laetare – Gioite

Motivi per gioire, in questo periodo, però non è che ve ne siano tanti, purtroppo.

La gioia non la cerchiamo. abbastanza, anche il ri-trovarsi a dialogare 

è un motivo di gioia. 

Quando non si può fare ci manca tanto, 

lo abbiamo sperimentato anche in tempi recenti, purtroppo.


Nicodemo, personaggio importante della comunità ebraica, incontra, di notte, l'ebreo Gesù.

Incontrarsi di notte può avere diversi significati: semplicemente per essere più tranquilli 

senza il frastuono del turbinìo diurno; 

oppure per essere lontani da occhi indiscreti; 

o, ancora, perché, prudentemente, si ha paura per la propria incolumità (e per quella altrui). 


Il dialogo notturno (iniziato al capitolo 3 del IV Evangelo), 

sfocia poi in un monologo da parte di Gesù (vero protagonista del racconto giovanneo).

Chi era Nicodemo?

Nicodemo era un fariseo (Gv 3,1) questo vuol dire che la solita etichetta stereotipata che si 

affibbia ai farisei non funziona. 

Gesù incontra e dialoga con un fariseo, e questo qualifica il fariseo come interlocutore 

qualificato appunto di Gesù. 

Quindi non fariseo come sinonimo d’ipocrita. 

Qui Nicodemo è un cercatore di Dio e della sua verità

Pare che Nicodemo proceda a tentoni e non riesca a cogliere il senso vero e profondo delle 

parole di Gesù? 

Sì, è possibile questo, e noi siamo un po’ come Nicodemo.

Come Nicodemo, infatti, aneliamo alla verità ma non riusciamo a coglierla appieno,

neppure quando ci sta davanti e parla con noi!


Ma come Nicodemo noi ci siamo, siamo lì, ad imparare, 

nonostante tutto.

Nostro compito non è giudicare, 

ma nel nostro piccolo portare una scintilla di luce 

per far risplendere nel buio vere speranze, 

che nella fede diventano luminose certezze nonostante il buio che ci avvolge

e di cui dobbiamo liberarci, non da soli, chiedendo aiuto, 

a chi vuole davvero aiutarci.

Dove c’è ombra c’è luce, questo non dimentichiamolo.


Credenti/non credenti anche di questo ci parla lo scritto di Giovanni

Filosoficamente e anche Teologicamente si direbbe che vi è una dialettica, 

una tensione in ciascuna persona, 

una vera lotta tra il credente ed il non credente. 

Evangelicamente chi deve prevalere? 

A chi la vittoria tra il credente ed il non credente?

La risposta sembrerebbe ovvia ...

ed invece ... sorpresa!

La sorpresa è che evangelicamente a prevalere dev’essere: 

il non credere agl’idoli, 

agl'idoli che ci fabbrichiamo da soli, 

agl'idoli che riceviamo da mani tenebrose.


Dare un volto alla verità ed illuminarla di contenuti veri, 

accogliendoli nella nostra tenera fragilità,

sprazzi di lietézza, di gioia a cui dare continuità

da portare alla luce, alla vita,

giorno dopo giorno, notte dopo notte.


Martin Lutero con parole straordinariamente pregnanti indicava l’agire:


«Resta nella fede, che ti dà Cristo: qui tu hai infinitamente più che abbastanza; 

e nell’amore, che dà te al prossimo: 

qui tu da fare ne troverai talmente da essere infinitamente troppo poco».


- M. Lutero, Evangelo dei Dieci Lebbrosi, [1521], 

scritto per Giovanni di Sassonia, che aveva chiesto informazioni sul rapporto tra fede e opere, 

(qui WA 8,366,22-25). Traduzione di Sergio Rostagno,

tratto da: Sergio ROSTAGNO, Doctor Martinus. Studi sulla Riforma 

(Piccola biblioteca teologica 117), Editrice Claudiana, Torino, 2015, p. 9.