giovedì 27 aprile 2023

Vita in abbondanza

 


                                            Il Buon Pastore 

Catacombe di Priscilla - Roma



DOMENICA 30 APRILE 

3a DOPO PASQUA 

- JUBILATE Fate acclamazioni a Dio, voi tutti, abitanti della terra! Salmi 66,1

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10,1-10

Bibbia versione Nuova Riveduta


1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta 

nell'ovile delle pecore, 

ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 

2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. 

3 A lui apre il portinaio, 

e le pecore ascoltano la sua voce, 

ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. 

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, 

va davanti a loro, 

e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 

5 Ma un estraneo non lo seguiranno; 

anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».

6 Questa similitudine disse loro Gesù; 

ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: 

«In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 

8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, 

sono stati ladri e briganti; 

ma le pecore non li hanno ascoltati. 

9 Io sono la porta; 

se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, 

e troverà pastura. 

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; 

io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.



BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Vita in abbondanza

                                                          Meditazione di Maurizio Abbà


Sono, a dir poco, perplesso, è la Domenica denominata Jubilate

ma, di questi tempi, come si può essere lieti e giubilanti?


Sono perplesso, e non sono certo il solo con questo stato d'animo, 

ma questo di certo non mi conforta per nulla, 

male comune, mezzo gaudio? Sciocchezza.

No, semmai è il dolore è doppio, più grande.


Saremo lieti davvero pienamente,

solo quando tutti potremo esserlo.


Purtroppo l'incertezza e la tristezza per quanto accade in questo periodo, 

che ci avvolgono, questo sembra l'unico dato sicuro.


Ma qualcosa ci potrà pur essere, 

per cambiare in meglio la situazione,

sì qualcosa c'è.

Qualcosa che va oltre le nostre titubanze,

oltre le nostre paure,

liberandoci dalla morsa della tristezza.


Recuperare il cammino dei discepoli di Emmaus, 

che abbiamo intravisto Domenica scorsa,

fragile quanto mai, certo ne siamo consapevoli,

fragile che quasi quasi si sbriciola,

(davvero briciole di fede!).


Tra le letture a corredo, di questa Domenica, 

nel lezionario comune riveduto,

troviamo il passo menzionato di Atti 2,37:

"che dobbiamo fare?". *

Quante volte è risuonata questa domanda 

anche nella storia del pensiero politico e nel semplice agire quotidiano, 

domanda con una radice biblica!


Cosa fare allora ? 

Cercare vita, abbondanza di vita.

Cercare vita di relazione, 

anche con chi proviene da ovili diversi, 

ovili diversi per un solo gregge, 

potrebbe essere una significativa traccia ecumenica.

Traccia ecumenica: non riferita solo all'ambito ecclesiastico,

che non coinvolge quindi solo le chiese ma, soprattutto,

le creature che abitano e che vorrebbero abitare ancora questo pianeta.

Non ne abbiamo altri di pianeti, 

almeno prevedibilmente per un bel po' di tempo ...


'Ecumène' vuol dire terra abitata.

Ecumène ed Ecologia sono sorelle,

com'è noto hanno la stessa origine: oikos (in greco), vuol dire 'casa'.

Una dimora in cui vivere 

delineando il futuro vivendolo, abitandolo già nel presente.


Gesù è la porta 

desiderare aprirla, 

così da superare ansia e timidezza, 

esprimere i propri doni per poter essere di aiuto.


Saper ascoltare la voce del Buon Pastore

(nell'iconografia cristiana delle origini era tra i simboli più ricorrenti).


Il Buon Pastore è Gesù Cristo

per la libertà del nostro orientamento,

insieme

per l'abbondanza di vita.


Allora ritornando al titolo di questa Domenica,

giubilare si può?

- Si può, anche se solo per briciole, 

ma si può.

Si può fare.




* 

Si pensi al che fare? Come proposta della Teologia della Liberazione

in America Latina, 

a difesa della giustizia e della dignità umana.

Su questo si veda:

- Gustavo Gutiérrez

Condividere la Parola Commento alle letture domenicali e festive

Traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi.

Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 123.










martedì 25 aprile 2023

Libertà è ...

 

Libertà è ...

Memoria di liberazione da custodire all'aperto,

come un

Dono da ricevere con gratitudine 

da chi ha lottato e vissuto per essa,

nella

Prassi quotidiana, 

in un grande

Racconto da trasmettere con cura e premura.


                                                             Maurizio Abbà



venerdì 21 aprile 2023

... cosa sono queste parole che vi state scambiando durante il cammino?

                                                         DOMENICA 23 APRILE 

                                            2a DOPO PASQUA - MISERICORDIAS DOMINI

                                                           Egli ama la giustizia e l'equità; 

                                       la terra è piena della benevolenza del SIGNORE - Salmi 33,5

                                                                 

       Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,13-35

                                           Bibbia Nuova Riveduta


13 Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; 

14 e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. 

15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. 

16 Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. 

17 Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. 

18 Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» 

19 Egli disse loro: «Quali?» Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; 

20 come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. 

21 Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. 

22 È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon'ora al sepolcro, 

23 non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. 

24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto». 

25 Allora Gesù disse loro: «O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! 

26 Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» 

27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 

28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 

29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 

30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 

31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. 

32 Ed essi dissero l'uno all'altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr'egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» 

33 E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, 

34 i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 

35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.


            Joseph von Führich  
              Sulla strada di Emmaus 
(1837)


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole 

                                                                                        Meditazione di Maurizio Abbà

... cosa sono queste parole 
che vi state scambiando durante il cammino?

Sul cammino i due discepoli conversavano tra loro, 

(precisamente il termine greco impiegato è ὡμίλουν alla base dell’arte omiletica, 

quindi anche dei Sermoni!). 

Parole. Sermoni (!). 

Ma di che tipo e, soprattutto, con quale umore?

Possiamo immaginare quanto quello scambio di parole fosse intessuto di delusione, 

profonda delusione, 

Gesù era stato crocifisso, il suo movimento si era disperso, 

insomma tutto pareva finito 

irrimediabilmente. 


Il lettore è già informato di chi sia il viandante che i due incontrano 

- loro invece ancora non sanno la sua identità - .

La domanda rivoltagli: “che tipo di sermone era il vostro?” 

Pensiamo se Gesù s’informasse sui nostri sermoni di tutti i giorni, festivi e feriali, 

cosa ne salterebbe fuori?

- La risposta dei due discepoli è la... tristezza. 

Il messaggio di Gesù sarà liberante e liberatorio.

Ma non poteva che essere così. 

Il discepolo anonimo che affianca Clèopa non ha nome, 

forse possiamo pensare di essere noi ?!


I loro occhi impediti non lo riconoscono (v.16), la tristezza offusca la realtà.

I discepoli pensavano di essersi illusi 

ed ora la realtà si manifestava come una grande delusione. 

Le donne del movimento avevano annunciato un orizzonte diverso, 

gioioso, un orizzonte di Risurrezione ma non erano state credute.

Gesù li accompagna nel ripercorrere la Bibbia 

(si badi è il tesoro dell’Antico Testamento).

La Parola e poi la condivisione del pane: così Gesù incontra i suoi.


Gesù è incontrato come un “forestiero”.

Nella storia dell’esegesi di questo brano, 

Agostino, nel suo Sermo 235, pronunciato il giorno dopo Pasqua, 

a Ippona, intorno all’anno 400, 

pone al centro della sua omelia la presenza del Risorto tra i suoi, 

Gesù è “al contempo visibile e celato”. 

I discepoli hanno agito in maniera decisiva: lo hanno trattenuto, 

offrendogli ospitalità (v.29). 

(Confrontare con il passo di Giovanni 20,17 

in cui Gesù dice a Maria Maddalena: «Non trattenermi»).


                                                       Vetrata nella chiesa di Brou
                                         nota anche come chiesa di San Nicola da Tolentino
                         è parte del monastero reale di Brou vicino a Bourg-en-Bresse, Francia
                                                  
                                           


Passo chiave è altresì il v. 31

i discepoli fino ad allora avevano visto Gesù ma non lo avevano riconosciuto. 

Ora che finalmente lo vedono per chi è davvero, “Gesù diventa invisibile ai loro occhi”.

Gesù non scompare ma continua ad esserci, è la teologia della presenza-assenza.

Gesù si autorivela nel togliere il sigillo alla Parola e nella sua prassi: 

lo spezzare il pane ossia la Cena del SIGNORE.

La Parola e il Pane sono insieme. 

La Parola offre il Pane eucaristico. 

La Cena del SIGNORE/Eucaristia non può essere sottovalutata, 

ma non può dividere, è, infatti, una chiamata all’inclusione! 

Non si può sottovalutare l’importanza dello spezzare il pane insieme,

e, al contempo, l’Eucaristia senza l’annuncio della Parola 

non ha, evidentemente, la medesima forza narrativa.


Possiamo dire che ...

Emmaus è il "villaggio" situato là dove viviamo, speriamo, amiamo.

Siamo alle "sorgenti calde" della nostra fede, 

se lo desideriamo sarà 'fonte calda', benefica.


I cuori possono così essere scaldati e nutriti 

dal sapore buono e misericordioso della Parola.

-Come diceva Agostino, con altri teologi e predicatori della tarda antichità:

«trattieni il forestiero, se vuoi riconoscere il tuo salvatore».

                                                                                                

                                                                                                Maurizio Abbà




Teologia di Emmaus e dintorni

 

Theologica I

                                                                                                             Bruno CHENU


   Il racconto evangelico dei discepoli di Emmaus è un vero gioiello. Ad attestarlo è tutta la tradizione cristiana, che lo ha celebrato nella sua liturgia, interpretato nelle omelie e nei commentari, rappresentato nell’arte e – si spera – vissuto nella sua ricerca quotidiana di Cristo. 

In realtà questo testo dice l’essenziale della fede tramite una pedagogia veramente singolare e una freschezza confortante. 

Se occorre resistere alla tentazione di compilare uan specie di hit parade delle pericopi del Nuovo Testamento, l’episodio di Emmaus occupa comunque un posto rilevante nel cuore dei credenti. 

Molti sottoscriverebbero volentieri il giudizio di Jean Guitton: «Se fosse necessario rinunciare a tutto il vangelo per una sola scena in cui esso sia interamente riassunto, certo  non esiterei, indicherei quella dei discepoli di Emmaus».  


tratto da: 

- Bruno CHENU

I discepoli di Emmaus, (collana Itinerari biblici), Queriniana, Brescia, 2005, p. 7. 

La citazione di J. Guitton è tratta da: J. GUITTON, Gesù, Marietti, Torino, 1963.                                                                              



Theologica II

                                                                                                                   Yann REDALIÉ

   Vedere. La risurrezione si può vedere? Quale visibilità ha la presenza di Cristo nella sua comunità? Con questa storia di due discepoli che hanno conosciuto Gesù durante il suo ministero e che non lo riconoscono risorto, il racconto di Emmaus cerca di dare delle risposte a questi interrogativi.  

È un racconto pedagogico che si rivolge all’esperienza cristiana. A modo suo ci dice che la risurrezione non è un’evidenza immediata, la presenza del vivente deve essere riconosciuta. 

Il racconto di Emmaus risponde alla domanda: 

come incontrare il Signore Gesù risorto, oggi? E invita alla partecipazione, alla gioia dei discepoli che ritrovano il Signore.



tratto da: 

- Yann REDALIÉ, 

I Vangeli Variazioni lungo il racconto Unità e diversità nel Nuovo Testamento

(collana Piccola biblioteca teologica 104), Claudiana Editrice, Torino, 2011, p. 163.



Theologica III

                                                                                                            Fred B. CRADDOCK


Cristo è riconosciuto per rivelazione. Luca dice dei due discepoli: «Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano» (v. 16), e al v. 31: «Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero».

La fede non è coartata o imposta per rivelazione ai non preparati. Si noti che, nei Vangeli, il Cristo risorto appare ai discepoli, non agli increduli nelle strade o nelle sinagoghe per costringerli a una fede sottomessa. Dopo l’istruzione sulla Scrittura e la Cena del Signore, i due discepoli riconoscono Gesù. […] qui, Luca ci parla del Cristo vivente che è, nello stesso tempo la chiave per comprendere le Scritture e il Signore molto presente che si rivela a noi nel rompere il pane. 

La sua presenza alla mensa rende tutti i credenti cristiani della prima generazione e ogni luogo di incontro una Emmaus.


tratto da: 

- Fred B. CRADDOCK

Luca

(collana Strumenti 10 commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 

pp. 366-368.


Il racconto di Emmaus: parole-chiave

 

Mots-Clés


DISCEPOLI

L’identità delle due persone discepole di Gesù 

non è precisata completamente nel dettaglio. 

Uno è menzionato per nome: Clèopa 

(citato anche come Clèofa; v.18; è diminutivo di Kleopatros), 

risulta il nome citato in Giovanni 19,25: 

una Maria ai piedi della croce, che potrebbe essere figlia o moglie di Cleopa. 


" Clèopa è un abbreviazione di Cleopatro, 

nome greco che significa di «padre illustre».

Questo personaggio non va identificato con Clèopa (o Clopa) 

che compare in Gv 19,25, 

il cui nome è aramaico.

(Citazione da: La Bibbia Via Verità e Vita

ed. Paoline - San Paolo, nota a Lc 24,18).


- Altri studiosi hanno invece identificato il Cleopa di Lc. 24 

con il Cleopa, sposo o padre di una delle tre donne di nome Maria 

presenti ai piedi della croce secondo Gv. 19,25. 

Se, inoltre, questa Maria fosse la sorella della Vergine, 

Cleopa diverrebbe lo zio di Gesù! 


E l’altro discepolo? Non è identificato. 

Potrebbe essere una donna, proprio Maria di Cleopa. 



EMMAUS: dall’ebraico «fonte calda», «sorgenti calde». 

Altra possibile derivazione dall’ebraico ‘ámós = fortezza (?) Emmaus. 

Denominazione di luogo che troviamo solo qui in Luca e in tutto il Nuovo Testamento.

Località non identificabile con certezza, sono state avanzate al riguardo diverse ipotesi. 

Vedremo che da quest’assenza di precisione, di cui ci si può certo rammaricare, 

comporta peraltro anche un’altra significativa nota coinvolgente. 

Ovviamente a seconda di dove Emmaus risulta effettivamente ubicata 

cambia la distanza da Gerusalemme. 

Poteva essere 11 km (60 stadi) (così la maggior parte dei manoscritti); 

altri manoscritti antichi indicano la distanza in 32 km (160 stadi), tra questi il Sinaiticus.

Il racconto dei discepoli di Emmaus è, appunto, specificatamente lucano.

(Una sorta di racconto parallelo, brevissimo è forse ravvisabile in: Marco 16,12-13).




venerdì 14 aprile 2023

Beatitudine della fede che crede senza vedere - Il sapore della Pasqua

 

DOMENICA 16 APRILE

1a DOPO PASQUA 

QUASIMODOGENITI Come bambini appena nati - I Pietro 2,2


Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-31

19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E detto questo mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».


24 Ora Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».

26 Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»


30 Ora Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.



BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

     Beatitudine della fede che crede senza vedere

- Il sapore della Pasqua     

                                                           Meditazione di Maurizio Abbà


La fede è credere ciò che tu non vedi ancora; 

il premio per questa fede è vedere ciò che credi

                                                                 Agostino d’Ippona


Gesù era arrivato tra i suoi discepoli, superando le porte della paura, paura dei Giudei, (degli altri) Giudei, perché Giudei sono anche loro.

- Qualche anno dopo saranno gli Ebrei a temere, a ragione, il contatto con i Cristiani, è la tragica storia dell’antisemitismo cristiano che prolungherà le sofferenze sulla croce dell’ebreo Gesù. Storie quelle degli antisemitismi che non sono purtroppo archiviate in un passato remoto ma che riaffiorano qua e là prepotentemente e infaustamente - .



Il Venerdì Santo è il criterio per stabilire 

per la fede cristiana

ciò che è fede e ciò che invece è idolatria.


La Pasqua sa un po' di Venerdì Santo.

Gesù oltrepassa muri di pregiudizi e barriere paurose.

Il suo Pace! è un regalo ed è la vittoria sulle nostre paure ed inquietudini.


Gesù ritorna appositamente per Tommaso, 

L'azione si era già svolta in Gv 20,19-23,

ritorna misericordiosamente, 

è una narrazione gemella,

proprio per Tommaso (in greco detto Didimo che vuol dire 'gemello'!),

proprio per Te.


Tommaso che pur con il suo dubbio espresso la sera di Pasqua: 

"Se non ... e se non ...  io non crederò!" (Giovanni 20,25),

Tommaso non è stato scomunicato.

Tu come persona non sei esclusa.


Gesù ritorna per lui, per te, per me, Gesù ritorna,

in compagnia dello Spirito Santo, 

che è per tutti, appunto: nessuno escluso!


La Pasqua di Risurrezione è una crescita comunitaria nella fede.

La Pasqua ora sa di Pentecoste.


Pentecoste e PerDONO insieme, c'è da riflettere,

il dono dello Spirito santo ed il superamento dei legami che feriscono.


L'invito a Tommaso di toccare le ferite 

(basta vedere le ferite, il che significa no all'indifferenza),

è l'invito a proseguire anche dopo Pasqua, anche dopo Pentecoste,

con la teologia della croce, 

che non è un dolorismo involontariamente crudele 

dove si esalta il dolore che celebra il soffrire.


La teologia della croce è il suscitare il più forte ed energico abbraccio 

con tutti i perdenti (- che non sono i perduti! -) con tutti i feriti dalla vita.


Il mancato abbraccio a Myriam la Maddalena (Gv 20,17), 

ora nella fede pasquale invece si compie.


Ora la Pasqua sì, 

ha il sapore della Pasqua e della Pentecoste.


Credere senza vedere, non è una condanna, è una Benedizione, 

vera Beatitudine!


Ebrei 11,1

Or la fede è certezza di cose che si sperano, 

dimostrazione di realtà che non si vedono.



lunedì 10 aprile 2023

Pasqua è ricominciare con speranza certa

 

Una parola per Te


Pasqua 

è ricominciare sempre da capo, 

perché ci è data una speranza; 

è perseverare malgrado la sconfitta della morte; 

è scommettere sulle vittorie della vita, 

sempre provvisorie e ambigue, 

con la certezza che essa avrà l’ultima parola 

in ognuna delle nostre storie e nell’avventura collettiva dell’umanità.

                                                                         

                                                                               Georges CASALIS


domenica 9 aprile 2023

La fede è vedere mentre è ancora buio

DOMENICA 9 APRILE

PASQUA DI RISURREZIONE

Bibbia Versione Nuova Riveduta


Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9

1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, 

Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 

2 Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: 

«Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo».

3 Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 

4 I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro 

e giunse primo al sepolcro; 

5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 

6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, 

e vide le fasce per terra, 

7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, 

ma piegato in un luogo a parte. 

8 Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, 

e vide, e credette. 

9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, 

secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole 

La fede è vedere mentre è ancora buio

                                                        Meditazione di Maurizio Abbà


La Risurrezione non è tema di controversie polemiche tra le confessioni cristiane, 

ottimo, si dirà! Certamente sì!

- C'è però un risvolto che ha un po' bloccato la riflessione su questa tema decisivo,

essendoci, su questo, un sostanziale accordo tra le confessioni cristiane

non scocca quella scintilla che, incanalata appropriatamente, 

ossia senza le ottusità violente dei fondamentalismi, 

potrebbe suscitare interessanti considerazioni.


- Allora la teologia della Risurrezione in Cristo

può essere ancora d'impulso per la vita dei singoli, 

delle Comunità cristiane, 

per l'annuncio nel tessuto sociale?


D'altra parte non sappiamo com'è avvenuta la Risurrezione,

i vangeli detti 'apocrifi' hanno fatto uno sforzo fantasioso anche in tal senso, 

in particolare il Vangelo di Pietro,

ma, soprattutto su questo, possiamo per la fede farne a meno,

saremmo, infatti, per la solidità della fede come su sabbie mobili,

restano, sia detto senza spocchia, lettura interessante per altri versanti.


Questa sobrietà in materia che i 4 Evangeli canonici insegnano 

è tesoro apparentemente scomodo nella sua presunta manchevolezza,

invece è davvero prezioso per un giusto e completo nutrimento della fede.


Era ancora buio. Non può che essere così la luce pasquale della Risurrezione ha bisogno di tempo per illuminare le menti e scaldare i cuori. Siamo alla mattina presto, verso sera le parole che risuoneranno saranno quelle di Tommaso, detto Didimo: (Gv 20,25): “se non ... se non .. se non .... io non crederò, - e siamo alla sera di Pasqua! 

Invece i fondamentalismi che attraversano tutte le Religioni, facilmente, con rapida tragicità scaldano ed offuscano le menti e gelano i cuori fino all'indurimento come pietre.


Ora cerchiamo di capire qualcosa della figura di fede della Maddalena.

Maria Maddalena 

Maria, in greco: Maria o Mariam; 

aramaico: Maryam; ebraico: Marah, «amara» o «addolorata», o Miryam; «ribellione». 

(Dizionario Biblico, voce: ‘Maria‘ a cura di Tikva S.Frymer-Kensky/Winsome Munro, 

Zanichelli, Bologna, 2003, 527-528, qui 527). 


L’amarezza attraversa la parte della sua vita prima di essere guarita e liberata da Gesù (Luca 8,2); come discepola segue Gesù (in ogni elenco di donne che fanno parte del movimento dei discepoli di Gesù è citata per prima: Marco 15,40-41.47; 16,1; Matteo 27,55-56.61; 28,1; Luca 8,2-3; 24,10;). 

Un seguire Gesù in cui si manifesta la sua ribellione pacata ma esercitata con grande determinazione ed espressa con notevole slancio: è una costante da quando è liberata dall’oppressione della malattia (forse una forma depressiva?).

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- Da notare che quando ci si riferisce invece a Maria, madre di Gesù (nel Nuovo Testamento sono diversi i personaggi importanti con questo nome), si vuol sottolineare una radice etimologica tutta diversa del nome maryām = «eccelsa, augusta», 

così: 

- Jozef Heriban, Dizionario Terminologico-Concettuale di Scienze Bibliche e Ausiliarie, LAS – Libreria Ateneo Salesiano, Roma, 2005, voce ‘Marìa’, 591-592, qui 591; a volte, anche l’etimologia è opinione confessionale!).

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In cosa consiste questa 'ribellione' nella figura della Maddalena? 

Nel vincere la rassegnazione e nel non restare relegata in schemi angusti e preordinati. È una donna attiva, pratica, impegnata, la sua ribellione è nel pretendere semplicemente di essere restituita alla vita, alla vita piena e Gesù è lì ad aiutarla. Maria ha conosciuto poi di nuovo l’amarezza: questa volta per dover affrontare il dolore per il suo Maestro crocifisso. 


Un gran correre

Maria Maddalena corre verso i discepoli

Poi due discepoli corrono verso la tomba vuota 

'Vedere per Credere', sarà questa, successivamente, la richiesta di Tommaso detto Didimo;

e Pietro ? - Pietro vede il sepolcro senza la salma di Gesù, ma non per questo crede.


Cosa credere?

Nella seconda parte Maria di Magdala guarda dentro il sepolcro, nulla... parla con gli angeli senza esito, poi vede Gesù finalmente! Ma non lo riconosce... fino a quando è Gesù a chiamarla per nome. 

Nel linguaggio un po’ sofisticato della teologia:

«Il superamento dell’angelofania ad opera della cristofania ha valenza teologica. Solo il Risorto può comunicare la sua vera identità e suscitare la fede» 

(Jean Zumstein, Giovanni, II vol. Claudiana, 2018, 930).


Pietro  

il suo dubbio in generale sulla possibilità di ritorno in vita del Maestro. 

In particolare la sua perplessità per quello che ha detto Maria Maddalena, 

il suo dubbio è incredulità,

la sua fede, quella di Pietro, è dura, 

dura come una 'roccia' come sappiamo, ma lì con un altro significato, 

dall'Evangelo secondo Matteo 16,18.

Lo sentiamo lontano per questo? 

No. Possiamo imparare dai suoi errori, che possono essere i nostri.

Queste sue 'fragilità' scopre le nostre 'fragilità', il non prendere in considerazione, quasi pregiudizialmente, quanto avviene affermato da chi non riteniamo adatto e quindi idoneo per l’annuncio, (Pietro non aveva molta considerazione per la Maddalena), ci aiuta a comprendere i nostri pregiudizi, le nostre rigidità, che sono da superare.

Il suo dubbio sarà ripreso (appunto la sera di Pasqua e come ultima parola pronunciata in quella serata!! Gv 20,25) appunto dall’apostolo Tommaso, è il dubbio di fede, non è per forza distruttivo, può essere costruttivo. 

Nella comunità di Gesù neppure Giuda Iscariota fu espulso,

ma era stato accolto, come gli altri, al tavolo dell'Ultima Cena.

Il dubbio nella Comunità di Gesù

è liquidato sbrigativamente, non è scomunicato, 

è ascoltato, e dandogli il suo tempo di maturazione,

trasformato in un nuovo slancio di fede,

uno slancio vitale, letteralmente vitale!


il discepolo che Gesù amava

- che una tradizione aveva identificato con Giovanni ritenuto l'autore del IV Evangelo - 

egli 

«è il paradigma della fede. Egli discerne un segno nella tomba vuota. In questo senso, incarna la fede compiuta, il credere senza vedere, è colui che sa interpretare la radicale assenza del suo Signore quale segno della sua risurrezione». (Zumstein, 929). 


il suo è un percorso di chi comincia a credere, 

- v.9: “non avevano ancora capito la Scrittura”,

possiamo immaginare che s’iscriveranno come alunni alla Scuola di Emmaus 

(Luca 24,13-35,  in … nostra buona compagnia!).


La fede è vedere mentre è ancora buio

il che vuol dire, ancora una volta è bene riaffermarlo,

saper leggere il presente così aggrovigliato, così tenebroso.

Vedere mentre è ancora buio.

Senza presunzioni e senza paure (che a volte si alimentano a vicenda).

Anzi, il buio può non essere più fonte di paura, 

ma può diventare una feritoia per andare oltre le corazze,

per togliere le pietre che ci sbarrano il cammino,

avere il coraggio di lasciarle togliere

la Risurrezione non la dobbiamo inventare noi

ci è già donata!  


Togliere la pietra

che c'impedisce una teologia di relazioni,

che ostacola una vita di relazioni 2.0,

e capire questo tempo diverso,

non è più come prima.


Attraversare il tempo delle pandemie, 

che, attenzione! non è certo terminato,

tempo che richiede ancora cautele ed accorgimenti.


Tempo di guerre,

quando finiranno?

Domanda che accompagna l'uomo nei secoli.

Sia detto con infinita tristezza

ma senza rassegnazione.


Togliere la pietra,

non scagliare la Bibbia come se fosse una pietra

addosso agli altri,

ci vuole cura e premura proprio perché sono le Scritture

che tanto hanno da porgerci per il nostro orientamento.


Ri-trovandosi nella compagnia delle discepole e dei discepoli 

che sostano soprattutto ora tra le mura delle Chiese 

se sanno essere Com-unità,

e ora e soprattutto ai crocìcchi delle strade 

nella centralità delle periferie della Storia.


Tutto questo non in una disgregante alternativa, 

ma sfiorandosi con sensibilità e (tanta!) empatia 

nelle marginalità sociali e spirituali. 


Cristo è Risorto, Cristo è veramente risorto!

Buona Vera Pasqua di Risurrezione in Cristo!                                                                                 

                                                                                     Maurizio Abbà







Il protestantesimo è incompatibile con l'arte?

 

Eugène Burnand

Les disciples Pierre et Jean courant au sépulcre le matin de la Résurrection

I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della Risurrezione

 (particolare) 

(1898)      

Olio su tela      82x134 cm Museo d’Orsay – Parigi  


" Bisogna attendere la fine del XIX secolo, nella storia dell’arte cristiana, perché si trovi un artista che ritenne utile rappresentare due degli undici apostoli recarsi alla tomba per sciogliere il dubbio rispetto alle parole che Maddalena aveva annunciato loro. 

Eugène Burnand (1850-1921) nacque a Moudon, nel cantone di Vaud della Svizzera francese, 

in una famiglia protestante calvinista. 

[...]


Un giornale militante protestante sollevò la questione nel 1898: 

«Il protestantesimo è incompatibile con l’arte?». 

Burnand, invitato a partecipare al dibattito, in sostanza rispose che il protestantesimo è semplicemente il cristianesimo in tutta la sua purezza; e in linea di principio è in grado di dare all’arte ciò che gli manca di più: alta ispirazione, sincerità, emozione persuasiva. 

Ne diede prova realizzando I Discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della risurrezione, che ebbe e gode ancora di un favore eccezionale tra i cattolici e più in generale nei circoli artistici. Questo dipinto riscosse un enorme successo al Salon della Società Nazionale di Belle Arti nel 1898 e fu successivamente acquisito dallo Stato francese per il Museo del Lussemburgo. 

Per interpretarlo in modo rigoroso, bisogna prendere consapevolezza dell’assenza paradossale di qualsiasi motivo iconografico specificamente religioso in questa pittura e ricordare che appartiene al periodo di passaggio quando l’artista transitò dalla fase più “naturalista” alla pittura risolutamente religiosa. In ogni caso appartiene alla categoria di opere che, in modo simile alla tela delle Mirofore di Bouguereau, evocano la Risurrezione attraverso un’assenza, senza mostrare il Risorto o il suo modo di uscire dalla tomba, per dimostrare che ha attraversato e vinto la morte. 

Il tratto geniale di questo lavoro è quello di essere riuscito a rendere tale suggestione in modo convincente, e anche contagioso, trasmettendo quella sorta di specie di febbre che percorse i due discepoli, concentrandosi sulla loro corsa e astenendosi dal rappresentare la tomba, le pietre che rotolano e le bende. 

Allertati da Maria Maddalena dell’assenza del corpo di Gesù, Pietro e Giovanni furono attraversati dalla speranza folle che il Maestro fosse ancora vivo, senza riuscire ancora a crederci pienamente. «Se questo potesse essere vero!», sembrano dire i volti e le sagome tese verso la meta. Anche se Giovanni, più giovane di Pietro, arrivò prima alla tomba come narra il Vangelo di Giovanni (Gv. 20, 3-4), è piuttosto quanto accomuna i due apostoli che ha catturato l’attenzione di Burnand, e non ciò che li distingue. 

L’impazienza di uscire dal dubbio. 

La speranza li fa correre. 

Permette loro di credere, 

mentre non c’è ancora nulla da vedere. "


tratto da: 

- Francois Bœspflug

Il giorno di Pasqua nell’Arte Gli incontri del Risorto

traduzione di Emanuela Fogliadini, 

Jaca Book, Milano, 2021, 100-104.


venerdì 7 aprile 2023

Teologia della croce - 1

 


        In copertina: di Sir Stanley Spencer, Cristo porta la croce 

                      (1920), olio su tela, Tate Modern, London


Amy-Jill Levine

Ai piedi della croce

I testimoni del Venerdì santo

(Itinerari biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2023, pagine 224   

Titolo originale:

Amy-Jill Levine,

Witness at the Cross. A Beginner's Guide to Holy Friday


Traduzione dall'inglese-americano

di Laura Scarmoncin


«Al contempo erudito e personale, questo libro è la miglior risorsa tanto per una lettura contemplativa, quanto per uno studio di gruppo. Levine fa un lavoro magistrale, mostrando ai lettori ciò che ciascun evangelista enfatizza, le cose su cui vuole che riflettiamo più attentamente e quali sono gli interrogativi veri sulla nostra esperienza del mondo» (John S. McClure).


Con la sua sagacia, il suo buon senso e la sua vasta conoscenza del contesto storico delle Scritture, Levine fa rivivere davanti ai nostri occhi i personaggi che hanno assistito alla crocifissione, soffermandosi su ciascuno di essi per vedere, ascoltare e sentire come l’hanno vissuta, come ne sono stati trasformati.

«Levine fa un lavoro magistrale, mostrando ai lettori ciò che ciascun evangelista enfatizza, le cose su cui vuole che riflettiamo più attentamente e quali sono gli interrogativi veri sulla nostra esperienza del mondo» (John S. McClure). L’autrice non si limita a spiegare il testo, ma ne rivela la ricchezza rapportandolo ora alla storia, ora ad altre pagine della Scrittura, ora al contesto sociale dell’epoca. Sfida così ciò che credevamo di sapere e lo fa con un’ironia e una generosità di cuore che sono un’autentica benedizione.

Ai piedi della croce – al contempo erudito e personale, raffinato e spiritoso, oltre che ricchissimo di spunti meditativi – invita a lasciarsi trasformare dalla sinfonia teologica della croce, per una più profonda comprensione del Signore Gesù.

tratto da: www.queriniana.it


R E C E N S I O N E - 1

                              di Maurizio Abbà



Nella copertina: dipinto di Sir Stanley Spencer (1891-1959),

si nota l'attraversamento della città con la croce, 

l’ubicazione non è propriamente dell'area geografica biblica,

non è Gerusalemme, non è una località biblica, 

ma è quella del villaggio di Cookham luogo di nascita di Spencer,

(nella contea del Berkshire, nell'Inghilterra del Sud-Est).

L’artista, Spencer, vuole far comprendere come la situazione di dolore, di croce, 

è là dove ci troviamo.

- Purtroppo non ci vuole molto anche ai nostri tempi, per convincerci. 

Forse si vuol scuotere dall'indifferenza, dal già vista, dal già saputo ...


(Volendo fare un parallelo con il Natale: il presepio nella località di Greccio, 

di francescana memoria, per cui Gesù nasce là dove sei, là dove siamo).


La crocifissione, il luogo:

“ La testimonianza evangelica non indica uno scenario preciso per la crocifissione. Matteo 27,33, Marco 15,22 e Giovanni 19,17 lo chiamano Golgota, un termine aramaico che significa «[luogo del] Cranio». La parola greca è kraníon (da cui «cranio»). Luca, che tende a evitare l’aramaico, lo chiama «Cranio» (Lc 23,33). 

Il latino ci dà «Calvario». Spesso gli artisti ritraggono il sito come una collina – presumendo quindi che la croce sia visibile da lontano – e il nome potrebbe derivare da un appezzamento di terreno a forma di teschio oppure dalle ossa di altre vittime, gettate senza troppe cerimonie in una fossa lì presente. 

Giovanni 19,20 afferma che il luogo si trovava «vicino alla città», ovvero Gerusalemme. Dal tempo di Elena, la madre dell’imperatore Costantino, l’area è stata individuata nei pressi della basilica del Santo Sepolcro. “ 

(Amy-Jill Levine, citazione da pagina 7).



L'autrice, del libro che l’Editrice Queriniana presenta al pubblico italiano: Amy-Jill Levine (1956), statunitense, è docente di Studi Neotestamentari all'Università Vanderbilt a Nashville nel Tennessee. Storica, femminista, membro di una sinagoga ebraica ortodossa. Nel suo impegno accademico lo sforzo ermeneutico per il superamento delle ideologie antisemite, omofobiche e sessiste che incrostano le Scritture e le loro interpretazioni.


- Il sottotitolo del libro, nell'originale, può risuonare così: Una Guida per Principianti al Venerdì Santo, insomma siamo all’abc di uno dei momenti forti di quello che è poi divenuto uno dei capisaldi dell’Anno Liturgico. All’origine storica di quanto accadde fu un momento che poteva essere, evidentemente, disgregativo e annichilente per la fede delle discepole e dei discepoli di Gesù.

" La tradizione ebraica e quella cristiana ci dicono che Dio ha bisogno di noi. È attraverso le nostre mani e i nostri piedi, le nostre bocche che parlano, i nostri cuori e le nostre menti che ci spronano ad agire, che l’opera di Dio si manifesta nel mondo. " (p.9)

Questo vale anche, e tanto!, per l'ecumenismo, per il cattolicesimo ed il protestantesimo.

- Su questo libro, che presenta diversi spunti interessanti, ci tornerò presto.



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Noto per inciso che:

per quanto riguarda l’ecumenismo tra le Chiese la frase dell’autrice:

“È attraverso le nostre mani e i nostri piedi, le nostre bocche che parlano, i nostri cuori e le nostre menti che ci spronano ad agire, che l’opera di Dio si manifesta nel mondo.”

Affiora una formula teologica da far uscire dal lessico specialistico,

la frase è la seguente: 

La Chiesa prolungamento dell'Incarnazione 

come prolungamento del sì a Cristo

è la posizione che sostiene il magistero della Chiesa cattolica.


- Il protestantesimo può riflettere su questo: uno svuotamento dell’agire della chiesa non è forse un indebolimento dell’annuncio del messaggio evangelico?

- Il cattolicesimo può riflettere su questo: quello che appare come prolungamento ecclesiastico dell’incarnazione potrebbe essere invece solo un pallido riflesso accentuato (fin troppo) di una umile doverosa testimonianza?


Testimonianza che, appunto in umiltà è dovuta o forse è ricevuta senza conteggi 

ma in totale gratuità.


Insegna la teologia più attenta e più incisiva: l’agire di Cristo è più grande 

e certo è oltre quello della chiesa, delle chiese, (di tutte le chiese). 

Ogni chiesa è un frammento, 

certo significativo,

della realtà dell'annuncio evangelico, 

un frammento,

niente di più, niente di meno.

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                                                                                            Maurizio Abbà

                                                                                              (1 - continua …)

                         






La croce di Cristo critica della teologia

 

LETTERA AGLI EBREI 13,8

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno.

“ « Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi ed in eterno ». Queste parole della Lettera agli Ebrei riferiscono all’uomo di Nazaret una formula che, in origine, era intesa ad esprimere l’onnipresenza dell’Iddio eterno. 

Mentre riassume l’intero messaggio del Nuovo Testamento, questa formula pone la domanda decisiva di fronte a tale messaggio: posto che l’uomo di Nazaret è il Crocifisso, come è possibile conciliare la presenza di Dio con la croce di Gesù? 

Cosa ci permette di affermare che il Crocifisso — proprio lui — è onnipotente e quindi divino? 

Questa domanda è la segreta inquietudine di ogni fede; deve essere continuamente riproposta sia nella predicazione che nella vita del credente, e deve trovare in entrambe una risposta. 

La nostra teologia sta o cade di fronte ad essa: tutto il resto è preludio o corollario. » “


tratto da:

 - Ernst Käsemann, La presenza di Cristo: la croce

in: 

- Ernst Käsemann - Hans Georg Geyer Eduard Schweizer

Cristo fra noi 

Relazioni del XIII Kirchentag delle chiese evangeliche tedesche (Hannover 1967), 

La croce La risurrezione La chiesa Traduzione di Emmanuele Paschetto e Carlo Papini, 

(Piccola collana moderna – 18), Editrice Claudiana, Torino, 1970, 5.


- Libro piccolino ma dai grandi contenuti, 

purtroppo non facilmente reperibile.