venerdì 31 maggio 2024

Il regno dei cieli secondo Kurt Marti

 

il regno dei cieli

gustav heinemann:

                                  i signori del mondo vengono e vanno -

     il nostro signore viene



il cielo che c'è

non è

il cielo che viene

quando cielo e terra

passano


il cielo che viene

è il venire del signore

quando 

i signori della terra

sono passati

                                                 Kurt Marti




tratto da:

Kurt Marti

THEOLALIA 

A cura di Fulvio Ferrario e Beata Ravasi

Editrice Industria & Letteratura, 

Altagnana - frazione di Massa, 2024, pp. 42-43,

(testo originale a fronte).

www.industriaeletteratura.it







venerdì 24 maggio 2024

Un pensiero ebraico sulla teologia della Trinità


DOMENICA 26 MAGGIO - 1a DOPO PENTECOSTE -

DOMENICA DELLA TRINITÀ


la Lumière


Corrado Giaquinto

La Santissima Trinità e la liberazione di uno schiavo per opera di un angelo

(1748-1750) pala dell’altare maggiore Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli - Roma


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Un pensiero ebraico sulla teologia della Trinità

                                                                       Maurizio Abbà


La teologia trinitaria.

Che cos'è?

Una dottrina su Dio, la sua Unità, la Trinità ed il suo Regno,

(tra i teologi che si soffermano su queste tematiche: 

Jürgen Moltmann, Trinità e Regno di Dio. La dottrina su Dio, Editrice Queriniana).

In questa Domenica ricorre la festa della Trinità, termine che appare ostico, cosa s’intende con questa dottrina? Uno spunto di chiarezza, con assoluta sorpresa giunge da parte della storia del pensiero ebraico, uno squarcio di luce su come illuminare questa dottrina fondamentale del cristianesimo.

La Trinità: una prospettiva ebraica, da un grande pensatore ebreo di epoca medievale:

“Saadjà Gaon (882-942), capo dell’accademia rabbinica di Sura, in Babilonia, ritiene necessario prescindere dalle concezioni popolari, volgari della Trinità, e – a proposito della Trinità teologicamente intesa – scrive

«Analogamente, si può parlare di uno che afferma di non adorare il fuoco, ma unicamente la cosa che brucia, risplende e fiammeggia: ciò che è in realtà nient’altro che il medesimo e unico fuoco» 

(Libro delle credenze e delle opinioni).

Questa sarebbe la rappresentazione della Trinità secondo i teologi cristiani, che Saadjà Gaon non giudicava lesiva del monoteismo.” 


Citazione da:

- Paolo DE BENEDETTI, Introduzione al Giudaismo

Editrice Morcelliana, Brescia, 1999, pp. 106-107; 

Terza edizione riveduta e ampliata, 2009, p. 171.

giovedì 23 maggio 2024

Un dialogo ebraico-cristiano

 


Pinchas Lapide - Jürgen Moltmann
Monoteismo ebraico - Dottrina trinitaria cristiana
Traduzione dal tedesco di Dino Pezzetta
(Collana Giornale di teologia 126)
Editrice Queriniana, Brescia, 1980, 2021 Terza edizione


Due teologi – l'ebreo Pinchas Lapide e il cristiano Jürgen Moltmann – 

affrontano l'arduo problema del monoteismo e della dottrina trinitaria. 

Una trattazione breve, ma completa, sui rapporti tra chiesa, cristianità e Israele.


Monoteismo o dottrina trinitaria? 

È questo uno dei problemi più antichi e più difficili quando si tratta di capire 

ciò che distingue ebrei e cristiani: 

ne va del modo che gli uni e gli altri hanno di intendere Dio 

e il suo rapporto con la storia umana.

Qui allora due teologi – l’ebreo Pinchas Lapide e il cristiano Jürgen Moltmann – 

affrontano l’arduo problema storico-teologico (non scevro di implicazioni politiche) 

e lo fanno andando in profondità e mostrando grande apertura di spirito. 

Il dialogo – questo libro è la trascrizione di un dibattito pubblico realmente avvenuto – 

mostra insospettati punti di convergenza ed è, nel suo genere, una trattazione, 

breve ma completa, sui rapporti fra chiesa, cristianità e Israele.



                                                           tratto da

                                                   www.queriniana.it



mercoledì 22 maggio 2024

Preghiera Triunitaria

 

Il tuo aiuto, Dio onnipotente,

ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,

perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà

e attuarlo nelle parole e nelle opere.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


                                   Preghiera di Colletta dalla Liturgia della Chiesa Cattolica


venerdì 17 maggio 2024

Pentecoste da raccontare

 

DOMENICA 19 MAGGIO 2024 - PENTECOSTE

Versione Biblica Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,26-27; 16,12-15

Quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.


Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà.


la Lumière


P  E  N  T  E  C  O  S  T  E 


                                          Meditazione di Maurizio Abbà

Pentecoste (ri)suscita la Chiesa, 

una Chiesa che sa parlare linguaggi diversi per poter essere capita in situazioni diverse.

Spirito Santo che sa consolare, incoraggiare,

che aiuta le Chiese a non chiudersi e invece ad aprirsi alla realtà di Dio,

che è più grande delle realtà delle Chiese.

Spirito Santo che affonda radici lontane e invita la Chiesa a porgere aiuti 

a chi è vicino e a chi è lontano.

Spirito Santo che insegna a pregare in verità.

Per una verità non da possedere, ma che racconta le cose belle e buone di Dio.





                                                      



BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


"Lo Spirito Santo sa solo predicare Gesù Cristo; 

non sa fare null'altro, il povero Spirito Santo",

cosi diceva Martin Lutero

come citato dal teologo Helmut Gollwitzer.


E proprio Helmut Gollwitzer affermava:


"Tutto è niente se non sappiamo e non possiamo dire nulla di Lui.

Tutto rimane vuoto discorso umano, se Egli non lo riempie. 

Tutto il cristianesimo, tutte le azioni e i discorsi della Chiesa non sono niente

se Egli non rende veritiero quanto è asserito. 

Tutto ciò che viene affermato spinge a porre domande su di Lui, 

sulla sua realtà e la sua opera.


Di chi intendiamo parlare? È chiaro: dello Spirito Santo."



tratto da:

H. GOLLWITZER, voce 'Spirito Santo', dal 

Dizionario del Pensiero Protestante. Una teologia per non teologi 

a cura di Hans Jürgen Schultz. 

Traduzione di Paolo Vicentin,

Herder - Morcelliana, Roma - Brescia, 1970, p. 527.


Ricominciare con lo Spirito Santo

 


tratto da: www.chiesavaldese.org


Pentecoste: ricominciare con lo Spirito

di Gabriele Bertin


Come ci viene narrato dal libro degli Atti, la Pentecoste è dono di un soffio vitale che viene dallo Spirito, la terza persona della trinità, eppure quella di cui le Scritture ci raccontano meno. Al contrario, abbondano aggettivi e parole che descrivono il Dio che si fa conoscere dalle prime parole di Genesi e successivamente nella persona di Gesù Cristo.


Sicuramente lo Spirito non si può fermare, chiudere o ridurre a un luogo o a un momento, poiché crea un’esperienza, tocca quello che già c’è trasformandolo. Nel racconto custodito dal libro degli Atti, in cui la comunità orfana di Gesù è chiusa in casa che prega, l’evento e l’avvento dello Spirito portano fuori, rompono le barriere e i confini che fanno credere di proteggere ma in realtà isolano donando, così, una capacità comunicativa mai sperimentata: capirsi nella lingua altrui. Uscire da uno spazio chiuso è anche uscire dal proprio modo di concepire una realtà a propria immagine e somiglianza, ristretta in una limitata chiave culturale.


Ma una volta che si è fuori, non si può più rientrare: è il tempo della nascita della chiesa, di allargare lo spazio della propria tenda, andando oltre i confini, lasciando sempre lo spiraglio aperto, affinché quel vento del sud, nord, ovest o est, possa soffiare e scombinare quelle cose che sembrano così immobili e immutabili. Lo Spirito è presenza che riesce a trasformare le lacrime della tristezza in gioia per una promessa mantenuta.


Che cosa ci lascia oggi la Pentecoste, in questo tempo di venti che soffiano, portando echi di guerre vicine e lontane, che parlano di estremismi che sembrano aver così facilmente dimenticato la storia di ieri? In questo tempo di irrigidimento dei confini, fisici e mentali, ideologici e, forse, anche teologici, cosa ci può portare il vento della Pentecoste?


Esso ci porta il verbo “ricominciare”: lo Spirito rimette in moto quella comunità di discepoli e discepole chiuse nelle porte della paura; esso rende viva di doni abbondanti la comunità di fede e dona libertà e liberazione davanti alle chiusure soffocanti e violente. Quello Spirito ci restituisce la speranza, come genere umano, di poter costruire insieme qualcosa di nuovo, riaccende la fiducia, la apre verso quel futuro al quale ci chiede di guardare. Al soffio basta poco, riesce a infilarsi anche nelle crepe e nelle fratture più sottili, e da lì, può ricominciare la sua opera di trasformazione con e in noi.


La Pentecoste è la festa della comunità, delle comunità, della pluralità di lingue e di sguardi; è il tempo della presenza del Dio che non si lascia afferrare, ma che si fa vivere. A noi di affidarci a quel movimento che non si lascia intrappolare, ma che ci chiama a vivere la pienezza e la bellezza della vita, fino al tempo di una nuova attesa.


Foto By Roland Zumbuehl - Own work, CC BY-SA 4.0Link


lunedì 13 maggio 2024

Preghiera energetica

 

Venga su di noi, o Signore, la potenza dello Spirito Santo,

perché aderiamo pienamente alla tua volontà

e la possiamo testimoniare con una degna condotta di vita.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


                                         Preghiera di Colletta dalla Liturgia Cattolica



venerdì 10 maggio 2024

Andare incontro, questo è Essere Chiesa

 

DOMENICA 12 MAGGIO 2024 

ASCENSIONE 

di Nostro Signore Gesù Cristo

- 6a DOPO PASQUA - EXAUDI

O SIGNORE, ascolta la mia voce quando t’invoco; abbi pietà di me, e rispondimi – Salmi 27,7



Introduzione al Sermone

Alle origini del cristianesimo il movimento dei primi discepoli si chiamava La Via (Atti 9,2) 

un vero movimento, alla lettera, dunque.

Essere Chiesa di Gesù, infatti, vuol dire MuoversiCambiareAndare.


Un cammino che ci riguarda anche quando, purtroppo, 

le gambe non ci dovessero più sorreggere come un tempo. 

Muoversi non restando chiusi, non diventando ottusi con il pensiero.


Un cammino in cui non si è soli. 


L’Ascensione di Gesù non celebra la sua assenza, 

ma la sua compagnia, 

seppur in forma diversa.


Bibbia versione Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-20


15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. 

16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; 

ma chi non avrà creduto sarà condannato. 

17 Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: 

nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; 

18 prenderanno in mano dei serpenti; 

anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; 

imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno».

19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, 

fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 

20 E quelli se ne andarono a predicare dappertutto 

e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano.



la Lumière 


GIOTTO DI BONDONE
Ascensione
(1303-1305 circa)
affresco    200x185 cm           Cappella degli Scrovegni – Padova



                                       BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


Andare incontro, questo è Essere Chiesa


                                                 Meditazione di Maurizio Abbà

Andate è parte costitutiva dell’essere chiesa l’essere in movimento, per poter predicare l’Evangelo ad ogni persona, di più, il testo dice ad ogni creatura, quindi a tutto il mondo animale, vegetale, minerale, l’urgenza di salvaguardare un pianeta per poter dare la Buona Notizia di poterlo passare alle prossime generazioni, è anche questo sì, è basilare, è nostra responsabilità, ma l’Evangelo è di più, è molto di più. 

Crederci e certificare questo credere con una Preghiera che si chiama Battesimo. 
Il Battesimo è una Preghiera. 

Credere per affidarsi in una confidenza con Dio che, nella preghiera, è un dialogare, per non cadere e perdersi in monologhi solitari. Ma un dialogare stando in compagnia con segni concreti di fede liberatrice. Il testo di Marco qui indica cinque segni:


1.- Scacciare i demoni

il primo segno che accompagna è il piedestallo per così dire che consente di porgere anche gli altri segni di Liberazione.
Innanzitutto bisogna evitare la dissoluzione della nostra interiorità.
Sappiamo che il termine diàbolos vuol dire: mettere barriere, porre fratture, seminare inimicizia,
diàbolos separa ciò che va unito, ed unisce ciò che dev’essere invece separato,
si perde unità, l’angoscia ci fa perdere unità,
è necessario, allora, avere risposte nuove, domande nuove, per riscoprire e ritrovare, tra l’altro, la nostra unità interiore. 
Evitando così che frammenti dentro il nostro Io confliggano tra loro, frantumandoci la vita.


2.- Parlare in lingue nuove
balza subito come parallelo il racconto presente in Atti 2: 
«Sembra un compendio di Atti 2,1-11 e un’estensione di quell’evento alla missione cristiana delle origini in generale. [...] Sia nella chiusa lunga sia in Atti 2 la capacità di parlare in varie lingue è legata all’efficacia della missione. Una differenza tra i due testi è che negli Atti il fenomeno è attribuito all’azione dello Spirito santo mentre secondo la chiusa lunga il Gesù risorto ad abilitare i credenti in tal senso.»  
(Adela Yarbro Collins, Marco Volume 2, Paideia, Claudiana, Torino, 2019, 1273-1274).



Parlare in lingue nuove, il che vuol dire, attualizzato: 
Andate per tutto il mondo, un mondo che è cambiato, per tanti motivi, come è stato detto recentemente non è un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento d’epoca.

Quali sono allora i linguaggi nuovi che il mondo, cui dobbiamo predicare l’Evangelo, sta imparando a parlare?  

Eccone alcuni:

-Il linguaggio dell’Energia. Il mondo cambia anche con l’elettrico per le automobili certo, e anche le ricariche, le batterie, lo stoccaggio dell’energia ossia l’energia immagazzinata da fonti rinnovabili, infrastrutture che dovranno essere ideate e trovare spazio per esse. 
Discernere.

-Il linguaggio dell’intelligenza artificiale, la robotica, la genomica che consentirà, tra l'altro, sempre di più la chirurgia genetica, e poi ci sono già robot umanoidi in grado d’interagire, comportarsi e percepire ciò che gli è intorno, di percepire le emozioni e i sentimenti di chi hanno di fronte.
Discernere.

- Un altro linguaggio è quello della FinTech (Finance Technology) la finanza tecnologica che sta cambiando il modo di utilizzo del denaro, smaterializzandolo, il che riguarda ovviamente i servizi bancari, finanziari, assicurativi...
Discernere.

- Il linguaggio della tecnologia 5G con l’intento di semplificare le connessioni della telefonia mobile...
Discernere.

Tutto questi nuovi linguaggi ed altri, insomma occorre sapersi attrezzare al riguardo – da un punto di vista tecnico certo, ma senza trascurare, che è fondamentale, l’aspetto etico. 
Etica sfidata in maniera inaudita senza precedenti con enormi possibilità benefiche ma anche con rischi, forse pochi, ma enormi che potrebbero essere devastanti.
La sfida all'etica è primaria ed è completamente nuova nei suoi risvolti, contenuti, che cambiano ogni giorno. 

Parlare lingue nuove, anche i nostri linguaggi peculiari, rivisitare il linguaggio della fede in maniera non religiosa, come profetizzato dal teologo Dietrich Bonhoeffer che aveva potuto, per forza di cose, solo prospettare.


3.- Prendere in mano serpenti nell’antichità, è attestato, che maneggiare serpenti in pubblico era un sistema per impressionare gli spettatori.
Noi non abbiamo questo tipo di esigenze.
Dobbiamo invece riuscire a padroneggiare situazioni avverse che sembrerebbero strisciarci contro in maniera inesorabile, avvolgendoci nelle spire della rassegnazione, della nostalgia che richiama i bei tempi andati (veri o presunti che siano). 
Prendere in mano il serpente del pessimismo, e riuscire a vedere oltre, anche perché lo dobbiamo a chi ci ha lasciato (e che ritroveremo in giorni radiosi), “tenere duro”, questa esortazione da rivolgere chi sa che pur nelle difficoltà presenti c’è speranza, e che il pessimismo non ha l’ultima parola, semplicemente perché non è l’ultima parola!

4.- Bere veleni senza danno 
questo segno, rettamente inteso, ovviamente e decisamente da non prendere alla lettera, vuol dire metaforicamente, oggi per noi:
‘riuscire a tener botta’, non cedere a quella che può diventare una tentazione: quella di lasciarsi vincere perdendo senza lottare,
vuol dire riuscire a trovare, per contrastare il veleno delle ferite, degli antidoti. 
E trasformare, per quanto possibile, le ferite delle feritoie, APERTURE da cui 'vedere' la realtà diversamente, per la trasformazione della realtà del nostro io e di riflesso della realtà sociale.


5.- Imporre le mani per la guarigione – letteralmente: e bene avranno
Attualizzando: per noi cosa può voler dire imporre le mani? Quale bene possiamo porgere? 

Certamente lo sforzo diaconale, la diaconia certo, il porgere aiuto, cure, premure, assistenza, e prospettive, ma è la risorsa della Preghiera che dà impulso ad essa, risorsa da riscoprire con la lettura della Bibbia e la formazione per gustarla non solo occasionalmente.
Perché è lì, è proprio lì, che batte il cuore della nostra fede. 

giovedì 9 maggio 2024

Memoria dell'Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo


La festa dell’Ascensione cade di giovedì.

Il giovedì dell’Ascensione, in Italia è una festività che, com’è noto, è stata tolta dal calendario delle festività con la Legge n.54 del 5 marzo 1977. 

L’Ascensione è stata nei secoli scorsi festa cara proprio alla spiritualità e alla tradizione riformata ed in parte lo è ancora, in alcuni Paesi.

- Liturgicamente la festività dell’Ascensione la si "recupera" per così dire, la Domenica successiva, nell'eventualità che non vi sia stato un Culto in una celebrazione del giovedì dedicato.

Nella Domenica successiva, inoltre, si mette l’accento dal tono, teneramente ma energicamente pressante, sulla richiesta di essere ascoltati da Dio nella Preghiera è, infatti, la Domenica Exaudi, dove il passo biblico riportato per esteso afferma: 

O SIGNORE, ascolta la mia voce quando t’invoco; abbi pietà di me, e rispondimi – 

Salmi 27,7.


venerdì 3 maggio 2024

Ri-cominciare a vivere

 L’angolo della Preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo


La Preghiera può avanzare in tutta urgente onestà la richiesta, il domandare,

arrivando a chiedere a Dio non solo di benedire quanto facciamo, 

ma di riempirci di gioia 

per poter costruire quanto Dio sta benedicendo, 

è un cambio di prospettiva che richiede conversione e vocazione.


La preghiera è anche stare bene nella compagnia amichevole di Dio, 

allora la teologia non sarà un parlare su Dio, ma con Dio e insieme a Dio, 

finalmente liberi 

anche questa è Teologia della Liberazione 

per ri-cominciare a vivere.




il frutto duraturo dell'amore

 

DOMENICA 5 MAGGIO - 5a DOPO PASQUA - ROGATE (Pregate!)


Bibbia Versione Nuova Riveduta 

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,9-17

9 Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore.  

10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 

11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.

12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. 

13 Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici. 

14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. 

15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio. 

16 Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia. 

17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.


la Lumière


Spirit of the Community (Spirito di Comunità)

Belmont Civic Centre - Australia



BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Il frutto duraturo dell'amore

                                Meditazione di Maurizio Abbà


Rimanere nell’amore di Dio Padre che è l’amore del Cristo.

Irradiare gioia ecco qualcosa che ci è, per tanti motivi, obiettivamente difficile,
eppure questo è possibile,
quella gioia che non è sentimento superficiale ma che può diventare, nonostante tutto, parte costitutiva del nostro essere, fare, sperare, e, perché no? poetare!

Amore (v.12) e Amicizia (v.14) come comandamento, tutto ciò pare una contraddizione,
amore e amicizia, infatti, se autentici non si possono comandare, 
amore e amicizia sono liberi proprio quando vivono di libertà a gonfie vele; 

al v.15 Gesù non chiama i suoi discepoli ‘schiavi’, ma ‘amici’, è una trasformazione esistenziale, una liberazione che inizia e si approfondisce a partire da un semplice cambiamento linguistico, ora i suoi passano da una condizione ad un’altra che è una vocazione.

In questa Domenica denominata Rogate, l’accentuazione della preghiera diventa supplica e ne è la caratteristica saliente. 

Anticamente l’intensa preghiera era anche per chiedere il buon raccolto, oggi il ‘raccolto’ può assumere tratti diversi, in cui percepiamo, una volta di più, la fragilità ancor prima del possibile raccolto, già nella fase della semina...

Gesù non propone una relazione d’amicizia superficiale, 
ma una relazione duratura fondante una Com-Unità, 

si rammentino le parole tra Pietro e Gesù:

Pietro gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito». 
Gesù rispose: 

In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna.
Marco 10,28-30

Come si può notare è una comunità senza padri e soprattutto ed innanzitutto di fratelli e sorelle, con madri e figli, una comunità intergenerazionale dove vi è un solo Padre, il padre celeste che suscita amore per e tra le sue creature terrestri.

Il senso della vittoria sulla morte è l’amore che oggi s’irradia nell’amicizia ed un giorno sarà frutto da raccogliere nella vita eterna.
Non per nulla sapere che Dio ti ama è il balsamo curativo per le nostre ferite.

Uno dei possibili significati che stanno alla base della parola amore è nel latino a-mors dove la vocale ‘a’ svolge una funzione privativa con il significato di senza, potremmo dire meravigliosamente privativa: senza la morte, 
l’amore si esprime in tutta la sua forza ed allora la morte non ci sarà più, Apocalisse 21,4.

Il ‘cento volte tanto’ non vale per la morte, 
ma per l’amore, 
questa è la vitalità della Buona Notizia Evangelica!



mercoledì 1 maggio 2024

Il lavoro della liberazione per la festa della libertà

 

Giuseppe Pellizza da Volpedo  Il quarto stato (1901) 
olio su tela    293x545 cm
GAM Galleria d'Arte Moderna di Milano all'interno di Villa Reale - Milano

                        

25 Aprile

si festeggia la liberazione dal nazifascismo e la ritrovata libertà per TUTTI.


  1 Maggio

si dovrebbe festeggiare il lavoro come opera di libertà e di riscatto per la dignità umana,

ma le tante vittime sul lavoro 

e i disoccupati senza prospettive, 

sono lì a ricordarci che siamo ancora lontani dal festeggiare davvero e completamente.


allora bisogna lavorare per la libertà e la pace,

per il pane e le rose.

Pane per tutte le creature,

Rose senza le spine delle armi

per un futuro dignitoso possibile,

da costruire adesso.                     

                                                                                         Maurizio Abbà