Tramare, complottare per mettere in grave difficoltà,
per mettere in gravissima difficoltà,
è un esercizio davvero bellicoso,
come constatiamo anche ai nostri tristi giorni,
lo si pratica non solo ai 'piani alti',
ma è pratica velenosa diffusa nel fare quotidiano.
- Le Religioni purtroppo fanno la loro brutta parte,
offrendo sovente il lato peggiore, violento.
Chiedendo sanguinosi tributi esistenziali ai propri adepti,
e poi la richiesta di sacrificare la vita dei nemici (le guerre..),
e sacrifici di animali (le feste religiose come ecatombe di animali innocenti).
Un tributo richiesto che allontana via via sempre di più le persone da esse.
.
- Potrebbe sorgere il dubbio: allora dare a "Cesare" sarebbe ... meglio?
'Cesare' da nome indicante una persona
era divenuto un appellativo, un titolo designante l'imperatore.
Nel dettaglio: per pagare il tributo a Cesare era stata coniata
appositamente una moneta, era un denario d'argento,
che ogni persona era tenuta a pagare,
la moneta era piccola di dimensioni
ma il suo valore non era così esiguo,
infatti,
equivaleva al salario quotidiano di un lavoratore.
(Facendo una comparazione al giorno d'oggi,
per quanto ipotetica,
il suo valore era, rapportato ad oggi appunto, di circa 8 €,
paga bassa, questa purtroppo non è molto ipotetica..).
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La moneta, il denario, recava l'effigie dell'imperatore Tiberio
e l'iscrizione in lingua latina:
TIBERIUS CAESAR DIVI AUGUSTI FILIUS AUGUSTUS PONTIFEX MAXIMUS
(Tiberio Cesare, augusto figlio del divino Augusto, sommo sacerdote).
- L'effigie dell'imperatore Tiberio;
- una figura femminile incarna la Pax,
(sono state fatte diverse ipotesi su chi fosse il personaggio che la incarna),
qui interessa rilevare che
la Pax è seduta (anche troppo... la pace invece richiede movimento),
tiene un ramoscello d'ulivo nella mano sinistra,
ma nella mano destra impugna una lancia, l'arma dell'epoca, simbolo di tutte le armi.
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Fa riflettere:
la paga di un giorno di salario terrestre per il cielo del Potere imperiale divinizzato.
La politica è l'arte di dibattere per prendere decisioni per il meglio,
per cambiare in meglio
la vita delle persone, di tutte le creature, dell'ambiente,
almeno così dovrebbe essere.
L'uomo è un "animale politico", già oltre tre secoli prima di Gesù,
questo era chiaro, con il filosofo greco Aristotele,
l'uomo è un "animale politico",
bene,
ma quando 'Cesare' pretende di essere dio
non ci siamo,
non ci siamo proprio.
Non per nulla gli ebrei e i cristiani erano disposti a pregare
per l'imperatore ma non l'imperatore.
Non è una sottigliezza insignificante,
ma quanto mai pregnante di significati.
Ossia erano disponibili a pregare per il buon esercizio della cosa pubblica,
ma non a divinizzarla,
sarebbe stata idolatria.
Da qui l'accusa di 'ateismo' rivolta agli ebrei ed ai primi cristiani.
Ora per i discepoli del Maestro
il riferimento è sempre Gesù Cristo
al suo fare, al suo pensare
energicamente e teneramente misericordioso.
Il passo in questione al contrario
delinea il fare ed il pensare che sgorgano dalla malizia velenosa dei suoi avversari:
(attenzione però non tutti i farisei erano di tale pasta,
non bisogna generalizzare impropriamente).
Dunque:
se Gesù avesse risposto sì,
di dare tributo al Cesare di turno,
avrebbe riconosciuto l'autorità esterna che si era sovrapposta
a quella eterna del Dio d'Israele-Dio di Gesù Cristo;
se Gesù invece avesse risposto di no,
sarebbe stato tacciato di essere un agitatore
sociale, fautore di una politica di rivolta contro il potere dominante,
con l'accusa d'incitare a non pagare le tasse.
Alla domanda-tranello Gesù replica con una contro-domanda,
la moneta del tributo non è nelle sue 'tasche',
ma in quelle di chi ha cercato di metterlo in una via senza uscita!
L'esito della trama-complotto era già scritto,
la domanda rivolta a Gesù non ammetteva un dialogo davvero sincero,
infatti:
Luca 23,2:
"E cominciarono ad accusarlo, dicendo:
«Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione,
istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re»."
Rivolgersi a Dio non vuol dire indirizzarsi per forza verso le religioni.
Occorre valorizzare la dimensione dell'azione benefica,
e della preghiera, lo studio, la meditazione.
Ma attenzione
la dimensione di fede è certo individuale,
però non può risultare individualistica,
non ci si salva senza il fratello e la sorella,
anche questo vuol dire date a Dio quel che è di Dio.
Meglio: 'restituite a Dio ciò che è di Dio.'
Le religioni possono giocare il loro ruolo
ma solo se sapranno, ed alla svelta, cambiare e bene in profondità.
Ma questo vale per tutti,
non solo per l'aspetto religioso dell'essere umano.
Una moneta ha due facce,
ma noi possiamo, dobbiamo e soprattutto vogliamo offrirne una sola,
quella dell'amore,
delicato fiore che ogni giorno rischia di appassire,
e con esso avvizzisce la credibilità del cristianesimo,
e di tutti.
Ora ascoltiamo la didattica delle letture liturgiche,
dove la fragile speranza sa diventare
solida e luminosa certezza.