mercoledì 30 settembre 2020

Una sosta di gratitudine

 

Una pausa necessaria

Leggiamo:  Luca 5:12-16

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi 

darò riposo.

                                                                                   Matteo 11:28

 

Quando i miei figli erano piccoli, facevo loro da insegnante a casa. 

La prima pausa della giornata si faceva a mezzogiorno: 

li radunavo per mangiare, tenendoci per mano pregavamo e ringraziavamo il Signore, 

il mio pensiero correva a ciò che mi aspettava: 

 mangiare veloce, lavare i piatti, preparare le lezioni del pomeriggio, la cena...  

Ma un giorno davvero difficile, prima di iniziare a pregare tirai un respiro lento e profondo, 

preparando il cuore per ringraziare Dio per tutto il bene nella mia vita. 

Fu una pausa necessaria per riconoscere le mie manchevolezze e ringraziare Dio di provvedere a tutto. 

Avevo molte cose a cui pensare, 

ma avevo bisogno di un momento di pace con Dio prima di cominciare il pomeriggio. 

Dio ci incontra dove e come siamo: sovraccarichi, esausti, svuotati dentro. 

Non ha il compito di provvedere solo al nostro nutrimento: 

rinnova la nostra energia, ci infonde gioia ed equilibrio per le ore a venire. 

Presentiamoci in punta di piedi alla presenza di Dio, 

offriamogli un momento di gratitudine e riceviamo pace per andare avanti.

 

PREGHIERA
Dio Padre, rammentaci di fare una pausa spirituale e restare alla tua presenza ogni giorno. 

Con cuore grato per i tuoi doni, possiamo ricevere anche riposo e la tua pace.

Amen.

Pensiero del Giorno

In qualsiasi momento del giorno posso restare alla presenza

di Dio.

   

                                        Natalie D. Hall (Texas, Stati Uniti)

 

 tratto da:  

Il Cenacolo Meditazioni per ogni giorno

vol 86 - n.5 - Settembre-Ottobre 2020 pubblicazione bimestrale, 31.

IL CENACOLO

Meditazioni giornaliere
per il culto individuale e familiare

Edizione in lingua italiana di:

UPPER ROOM
WHERE THE WORLD MEETS TO PRAY

Interdenominazionale Internazionale Multietnica 35 lingue

Redazione Italiana a cura di:

OPCEMI
Via Firenze, 38 - 00184 - Roma

 

lunedì 28 settembre 2020

La bontà di Dio

 

Tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di gran bontà

                                                                                                                  Neemia 9,17c

domenica 27 settembre 2020

La lettera di Paolo ai Romani: lo scritto più influente e più controverso nella storia del cristianesimo


Romano Penna

La lettera di Paolo ai Romani Guida alla Lettura

(Collana BIBLICA)

EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2018.

Il volume è frutto delle conferenze tenute dall'autore al convegno

di Parola, Spirito e Vita di Camaldoli, trascritte da Giuliano Stenico

www.dehoniane.it



Romano Penna dalla Prefazione, 5-6:

" La Lettera ai Romani è stata definita lo scritto più influente e insieme il più controverso nella storia del cristianesimo. 

Il fatto è che, come per ogni testo, interpretare non è cosa facile. 

Secondo Umberto Eco, l’interpretazione ha dei limiti e questi coincidono con i diritti del testo stesso, che va rispettato nella sua alterità. 

Ma poi si dà il fatto che questi diritti si incontrano, e a volte si scontrano, con quelli del lettore, dopo che hanno già avuto a che fare, di volta in volta, non solo con i primi destinatari, ma pure con le molteplici interpretazioni date nel corso del tempo. 

Si può infatti leggere come infinitamente interpretabile un testo che il suo autore ha invece concepito come assolutamente univoco: e questa sarebbe una lettura delirante. 

Viceversa qualcuno può leggere come univoco un testo che il suo autore ha ideato come infinitamente interpretabile: e questo sarebbe fondamentalismo. 

Eco riporta il parere di Jacques Derrida, secondo cui la lettura deve avvalersi di tutti gli strumenti della critica tradizionale, anche se questi funzionano solo come un necessario guard-rail dell’interpretazione, che proteggono la lettura ma non la aprono. 

Si distingue perciò tra un lettore ingenuo, che si accontenta di una valutazione affrettata, e un lettore critico, che scandaglia il testo aprendosi a orizzonti che oltrepassano le comuni pre-comprensioni.

Se poi parliamo delle lettere di Paolo, e in specie della sua Lettera ai Romani, le cose si complicano, nel senso che ci si imbatte in uno scrittore appassionato, che induce paradossalmente a «esultare con apprensione» (come confessava Agostino) perché esprime una «radiosità esplosiva» appropriata a uomini adulti (così Mario Luzi). 

E in effetti la storia della sua interpretazione dimostra che il testo è sempre superiore al suo lettore, ma proprio per questo lo scuote e lo stimola, proponendogli, come in questo caso, la liberazione da se stesso, se non anche l’aprirsi delle porte del Paradiso secondo l’espe- rienza di Lutero. 

Al minimo, la lettera porta a contestare la mentalità possessiva di chi intende Dio come un bene da gestire in proprio, e inverte salutarmente il rapporto di un rovinoso cortocircuito aprendo alla ricezione di una grazia immeritata e insieme generosa.

Dunque, come concludeva Karl Barth la Prefazione alla prima edizione del 1918 del suo epocale commento, «l’Epistola ai Romani aspetta». 

È come un tesoro che, benché nascosto, non vuole sottrarsi alla scoperta, ma resta sempre in attesa di essere finalmente individuato, raccolto e usufruito."

Romano Penna

Personaggi secondari della Bibbia con un ruolo importante

 

Antonio Nepi

Dal fondale alla ribalta 

I personaggi secondari nella Bibbia ebraica

Presentazione di Jean-Louis Ska

(collana Epifania della Parola), EDB, Edizioni Dehoniane Bologna, 2015.

www.dehoniane.it


tratto da: p. 79:

" Considerata la cospicua schiera dei personaggi secondari, la nostra indagine, senza pretese esaustive, si focalizzerà su quelli attivati nelle funzioni più importanti di contrasto, di raccordo e di catalizzazione, mentre tralascerà altre funzioni meramente meccaniche e dunque ovvie, come quella di esecutori, vettori, accompagnatori. 

Siamo consci del rischio che comporta l’applicazione di parametri o metodi di analisi attuali a materiali letterari che restano distanti per tempo e cultura dalle nostre sensibilità e tecniche narrative, un rischio che può indurci ad affermazioni anacronistiche. 
 
Avanzando manzonianamente con juicio, cercheremo, per utilità euristica, di proporre nei capitoli seguenti una selezione di esempi.

Se la funzione di contrasto può essere assolta da ogni attore nella puntuazione di relazioni/opposizioni, quella di raccordo è assolta normalmente da informatori, mentre quella di catalizzazione è espletata da consiglieri. 

È noto che ognuna di queste funzioni può essere istituzionale, sancita dalle gerarchie convenzionali, oppure occasionale, estemporanea, in determinate contingenze; orbene, mentre le funzioni istituzionali rientrano il più delle volte in un cliché prevedibile, quelle occasionali risultano più imprevedibili per il lettore. 

La nostra analisi presterà maggiore attenzione ad agenti outsiders, soprattutto quando questi violano i confini e gli stereotipi, in modo tale da rilanciare l’interesse dell’uditorio. 

La loro fenomenologia ci permetterà di intravvedere nello spartito narrativo i motivi funzionali e ideologici soggiacenti alla scelta della loro messa in scena, che riassumeremo nell’ultimo capitolo."

Antonio Nepi

 

Riconciliarsi con Dio


" Sia trovandosi davanti a un credente che davanti a un ateo, la domanda è sempre la stessa:  

in quale Dio credi? In quale Dio non credi?

L’interrogativo emerge, talvolta inaspettato, in mezzo alle esperienze del credere e del non credere e, non di rado, si intreccia con la possibilità di una guarigione profonda di se stessi e delle proprie ferite.

Infatti, l’immagine di Dio e quella di se stessi corrispondono l’una all’altra; sul tema, il monaco benedettino Anselm Grün ha scritto: 

«Chi ha l’immagine di un Dio che castiga, spesso ha anche, dentro di sé, una tendenza a punirsi. Se una persona fa l’esperienza di Dio come di un Dio che controlla, spesso ha dentro di sé la tendenza a tenere costantemente sotto controllo il proprio comportamento e i propri sentimenti» (A. Grün, Riconciliarsi con Dio).

Riconciliarsi con Dio è una fonte di guarigione interiore tanto quanto un’immagine negativa di Dio può essere fonte di rigidità, di ansia, di paura e d’oppressione.

Alla base di questa riconciliazione si pone una verità semplice ma 

fondamentale della nostra fede:  

Dio sta sempre oltre

È più grande delle nostre idee e delle nostre rappresentazioni. "

 

Francesco Cosentino

 

tratto da:

- Francesco Cosentino,  

Non è quel che credi Liberarsi dalle false immagini di Dio

Prefazione di Enzo Bianchi, EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2019, 18-19. 

www.dehoniane.it



venerdì 25 settembre 2020

Fede significa fiducia che non sono solo


Fede significa, quindi, fiducia che io non sono solo, 

che Gesù stesso è con me nelle situazioni che scatenano la paura e che opprimono.

Posso legittimamente avere fiducia che egli non mi lascia solo, 
 
che mi tende la mano e mi dona di nuovo un solido fondamento. 


 

tratto da:

- Anselm Grün

Parole che ci sostengono Breve introduzione al Credo

Traduzione di Annapaola Laldi

(Spiritualità 170), Editrice Queriniana, Brescia, 2016, 24-25.

www.queriniana.it

Titolo originale:
Anselm Grün,
Worte, die uns tragen.
Die Weisheit des Glaubensbekenntnisses
2015. 

 


 

giovedì 24 settembre 2020

Ascoltare l'Amore

Mi piace la gente / che sa ascoltare / il vento / sulla propria pelle/ sentire / gli odori delle cose / catturare l'anima. / Quelli che hanno la carne / a contatto con / la carne del mondo. / Perché lì c'è verità / lì c'è dolcezza / lì c'è sensibilità / lì c'è ancora amore.

                                                                                                                        Alda Merini


Tirare fuori il bene

 

ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene

                                                                                                                                                    Luca 6,44b-45a

Culto Evangelico alla radio

 



Domenica 27 settembre 2020

       Alle 6,35 del mattino

Culto Evangelico

 

Nel deserto tra angeli e bestie

Marco 1, 9-15

predicazione a cura del pastore

Gabriele Arosio

 

Il programma proseguirà

con il notiziario dal mondo evangelico

e la segnalazione di alcuni appuntamenti.

 

Conclude la puntata la rubrica

“Finestra aperta”

a cura di

Cristina Arcidiacono

 

Per riascoltare questa puntata o le altre

puntate già andate in onda

Clicca qui

 

 

mercoledì 23 settembre 2020

Un appello da fimare per salvare la vita ai rifugiati a Moria nell'isola greca di Lesbo

 

tratto da: www.riforma.it 


Nasce il Comitato Torino per Moria e lancia un appello. Tra i promotori anche il Circolo Articolo 21 Piemonte

«I governi nazionali e dell’Unione Europea hanno e devono  assumersi la responsabilità di questo trattamento inumano»

«13mila migranti – uomini, donne, bambini, anziani, malati e almeno 35 persone positive al Covid-19 – sono rimaste senza nulla, costrette a dormire in strada, nei parcheggi del supermercato, nel cimitero, senza acqua né cibo e senza la necessaria assistenza medica. 

Chiediamo che i rifugiati siano messi in salvo e accolti nei paesi dell’Unione europea; che in queste ore decisive sia dato libero accesso all’isola, e a quello che rimane dei campi, alle associazioni umanitarie; che si fermino le violenze contro i migranti da parte delle bande neofasciste, invitando la Polizia greca a impegnarsi nella tutela delle persone più esposte, quotidianamente vittime di gruppi paramilitari».

Questo, in sintesi, è l’Appello lanciato dal neonato Comitato Torino per Moria. 

Un appello rivolto a coloro che lo vorranno firmare, da condividere con le associazioni che decideranno di aderire. 

Una chiamata rivolta soprattutto alle istituzioni, alla politica e all’Europa. 

Un appello accorato e che muove i suoi passi sui sentimenti, quelli della ragionevolezza, della giustizia e dell’umanità.

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L’Appello

«Ogni individuo ha il diritto di cercare e godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni». Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, Articolo 14 (1)

Nell’isola greca di Lesbo, nella notte tra l’8 e il 9 settembre, l’hot spot di Moria (il più grande campo profughi d’Europa) è stato distrutto da un gravissimo incendio.

13mila migranti – uomini, donne, bambini, anziani, malati e almeno 35 persone risultate positive al Covid-19 – sono rimaste senza nulla, costrette a dormire in strada, nei parcheggi del supermercato o addirittura nel cimitero, senza acqua e cibo a sufficienza e senza la necessaria assistenza medica. Il Centro temporaneo di Moria, originariamente costruito per poco più di 3mila persone, è arrivato nel 2020 ad ospitarne anche 20mila, in condizioni igienico-sanitarie drammatiche e indegne di un paese civile.

Ogni giorno, a Moria, si sono verificate violazioni dei diritti umani e persone già vulnerabili sono state esposte quotidianamente al rischio di violenze e maltrattamenti. Durante la pandemia di Covid-19 migliaia di persone sono state costrette a dormire in tenda, in ripari di fortuna se non addirittura all’aperto, con presidi sanitari del tutto insufficienti, costrette a fare ore di coda per un piatto di cibo, senza la possibilità di mantenere le distanze e proteggersi dal virus.

I governi nazionali e dell’Unione Europea hanno e devono  assumersi la responsabilità di questo trattamento inumano. Tuttavia, nessuno si è mosso con la dovuta e necessaria tempestività, nonostante vi siano stati ripetuti richiami  e allarmi lanciati da Associazioni umanitarie, quali ad esempio Medici Senza Frontiere.

La situazione ad oggi è  drasticamente peggiorata. La zona intorno all’ex campo di Moria è stata militarizzata e gli operatori umanitari non riescono ad avere accesso agli accampamenti di fortuna dei migranti per portare loro soccorso e generi di prima necessità; lo stesso accade per i giornalisti ai quali è di fatto impedito di documentare la situazione. 

Un nuovo campo è in via di costruzione (completamente recintato, dunque chiuso), in cui i migranti saranno di fatto imprigionati, contro ogni principio di accoglienza e solidarietà internazionale.

Di fronte a questa inaccettabile situazione, chiediamo:

– che i rifugiati siano messi in salvo e accolti nei paesi dell’Unione europea;
– che in queste ore decisive sia dato libero accesso all’isola, e a quello che rimane dei campi, alle associazioni umanitarie;
– che si fermino le violenze contro i migranti da parte delle bande neofasciste, invitando la Polizia greca ad impegnarsi nella tutela delle persone più esposte, quotidianamente vittime di gruppi paramilitari

Il disegno è stato gentilmente concesso dall’autore Mauro Biani (pubblicato su la Repubblica) al Comitato Torino per Moria


Le prime adesioni all’Appello lanciato dal Comitato Torino per Moria sono: ACMOS, Arte Migrante, Carovane Migranti, Centro Studi Sereno Regis, Circolo Articolo 21 Piemonte, CGIL Torino, Comitato Arci Torino, Comitato Pace e Cooperazione Internazionale di Chieri, Comunet – Officine Corsare, Fondazione Benvenuti in Italia, Legal Clinic Italia, Oltre la barriera, Pulmino Verde, Rete Welcomig – Asti, Rete 21 marzo – Mano nella mano contro il razzismo, Partito della Rifondazione Comunista – Torino, San Mauro Restando Umani, SeNonOraQuando?, Ufficio Pastorale Migrantes della Diocesi di Torino, Riforma.it; Radio Bullets; Associazione Amici di Roberto Morrione; ECAD;

Primi firmatari inseriti in ordine di adesione, pervenuta al Circolo Articolo 21 Piemonte:

Federica Tourn, giornalista
Claudio Geymonat, coordinatore di riforma.it
Gian Mario Gillio, portavoce del Circolo Articolo 21 Piemonte
Giuseppe Giulietti, presidente della federazione nazionale della stampa italiana – Fnsi
Elisa Marincola, portavoce di Articolo 21
Stefano Corradino, direttore di Articolo 21
Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21
Antonella Napoli, direttivo Articolo 21
Mauro Biani, artista e disegnatore
Tiziana Ciavardini, giornalista e autrice
Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – Fcei
Nico Piro, corrispondente rai
Nicole Corritore, giornalista
Lorenzo Basso, giornalista
Stefano Tallia, giornalista e consigliere nazionale Fnsi
Loris Mazzetti, giornalista e capostruttura Rai
Vincenzo Vita, presidente di Per il Rinnovamento della sinistra
Riccardo Cristiano, giornalista
Alexian Santino Spinelli, professore e artista
Barbara Schiavulli, giornalista e direttora di Radio Bullets
Giorgio Santelli, giornalista
Vittorio Russo, autore e saggista
Mara Filippi Morrione, portavoce dell’Associazione Amici di Roberto Morrione
Rosa Villecco Calipari, politica italiana
Vittorio Pavoncello, regista, autore e scrittore
Pier Virgilio Dastoli, presidente del consiglio italiano del movimento Europeo
Wilhelmine (Mina) Schett Welby, Co-presidente Associazione Luca Coscioni
Mariangela Gritta Grainer, giornalista; Silvia Rapisarda, pastora battista e Luciano Scalettari, giornalista

Adesioni all’appello pervenute tramite mail inviate al Comitato Torino per Moria:

Anna Maria Venturin, missionaria francescana Foyer Shalom   

Leticia Gutierrez Valderrama,       missionaria Scalabriniana     

Rita Maglietta          

Clementina Mazzucco            

Maria Cristina Giorcelli, full Professor Emerita of American Literature University of Rome Three   

Francesca Koch        

Molli Vecchi      

Mirca Leccese          

Francesca Lisi           

Nino Lisi            

Antonio Nigro, attivista Yourhope4Lesbo 

Marco Buttino         

Silvia Salvagno, attivista refugees Welcome e volontaria in Bosnia e Grecia 

Marta Peradotto,      insegnante scuola primaria, attivista di Carovane Migranti

Patrizia Capaccetti          

Marlene Micheloni        

Cristina Neri

Misa Chiavari          

Cristiana Cella          

Alessandro Isola      

Mario Campli, consigliere del Comitato Economico e Sociale Europeo   

Angela Lostia           

Muna Khorzom, attivista nel campo dei diritti umani  

Patrizia Cupelloni    

Giulia Boggio Marzet            

Anna Renzetti         

Claudia Tamellini           

Elisabetta Barella           

Gabiella Gagliardo         

Daniele Castellino, consigliere comunale gruppo minoranza VIVERE FROSSASCO

Gabriella Grasso      

Nicoletta Napoli,       consulente comunicazione    

Vittorio Sclaverani, Associazione Museo Nazionale del Cinema

Serena Bocchi          

Marilena Fagiano

Altre Associazioni e enti:

Partito della rifondazione comunista To San mauro     

Comitato mani rosse antirazziste       

Associazione ULAIA ArteSud 

Associazione Fornelli in lotta

CUB Torino 

Associazione Parallelo Palestina

Per aderire e firmare scrivere a: torinopermoria@gmail.com

 

martedì 22 settembre 2020

Amare la vita

 

 

VORREI AMARE LA MIA VITA

 

Vorrei, Signore,

che tu mi concedessi di scoprire

i tesori che custodisci dentro di me.


Vorrei che tu mi concedessi d'amare la mia vita

così come la intessi tu

e d'amare gli altri come li ami tu.


Vorrei che ad ogni mio risveglio

io scorgessi le tue meraviglie dentro di me

piuttosto che passare in rassegna ciò che non amo

di me e degli altri.


Ti prego, non lasciare che io divenga

una persona pessimista e brontolona,

ripiegata su di sé e abitata dalla paura,

oppure incolore e banale;

che io non divenga una persona che incornicia gli insuccessi

e li ripone nel museo della sua vita.


Vorrei che il tuo Spirito mi donasse la luce

per vedermi come mi vedi tu,

per vedere la mia vita, come me la regali,

per vedere gli altri come li vedi tu,

e soprattutto di vedere te

così come ti offri all'universo intero

tu, mio Dio, mio Padre e mio Salvatore.

 

Roger Gauthier

tratto da: 

- Roger Gauthier

Preghiere per le esigenze del cuore

traduzione di Anna Paola Maestrini (spiritualità del nostro tempo), Cittadella, Assisi. 1998, 19.



domenica 20 settembre 2020

La Libertà al centro di una predicazione di Paolo Ricca


tratto da: www.riforma.it

 

 

Un culto per la breccia di Porta Pia

23 settembre 2016

Al centro della predicazione di Paolo Ricca la parola “libertà”

Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà (II Corinzi 3,17)

L’annessione di Roma al Regno d’Italia fu un piccolo fatto militare e un grande avvenimento politico del Risorgimento italiano, rimarrà una data gigantesca nella storia della chiesa cattolica, intesa anzitutto nella sua dimensione temporale. Come tutti gli eventi epocali, a seconda dell’angolazione di chi ricorda, anche la breccia di Porta Pia può assumere diversi significati. Dal punto di vista evangelico, il 20 settembre 1870 è il giorno in cui la predicazione dell’Evangelo tornò libera in Roma. Il colportore che seguì i bersaglieri sabaudi dentro le mura portava con sé un carretto carico di bibbie, i missionari americani che nel 1895 costruirono una delle prime chiese metodiste della capitale la vollero non a caso in via XX settembre. È a questa «breccia dello spirito» che anche quest’anno i valdesi di Roma hanno reso omaggio, riunendosi nella chiesa di via IV novembre per un culto di ringraziamento. Al centro della predicazione del pastore Paolo Ricca una parola sola:

«Libertà. Parola magica, che ci mobilita. Parola potente, quasi onnipotente, capace di generare sogni, bisogni, utopie, rivoluzioni. Senza dubbio la parola più rivoluzionaria dell’intero vocabolario umano. Eppure parola temuta. Perché abbiamo paura della libertà degli altri. I governanti temono la libertà dei governati, ma anche i mariti temono la libertà delle mogli, e i genitori temono la libertà dei figli». Comincia così il sermone del professore, dalle parole con cui Virgilio presenta Dante a Catone Uticense, il custode del monte del purgatorio: «Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta». Due endecasillabi che fanno da lapide ai caduti di tutti i tempi nel nome della libertà; due versi che chiariscono chi fosse il Dante personaggio della Commedia: un «cercatore di libertà». Sulle ali senza tempo del linguaggio poetico, Ricca salta leggero al Novecento, ai celebri versi di Paul Éluard – «E in virtù d'una Parola / ricomincio la mia vita / sono nato per conoscerti / per chiamarti / Libertà» – e infine approda all’oggi: «alle libertà che non si contano, perché nel mondo moderno abbiamo assistito a una dilatazione del concetto di libertà». Ma se le libertà sono divenute plurali, di quale libertà si parla, a quale XX settembre si rende omaggio, nella splendida chiesetta valdese di via IV novembre? «Alla libertà quint’essenza dell’umano, alla libertà che viene da dentro, alla libertà figlia dello Spirito», è la risposta di Paolo Ricca.

«Delle tre persone del Dio trinitario – spiega il pastore – lo Spirito è certamente la più inafferrabile. Eppure non dovrebbe, perché il Padre è sopra di noi, il Figlio è con noi e per noi, ma lo Spirito è più “vicino”: è dentro di noi. Dio è il nostro tempio, ma noi stessi siamo il tempio di Dio: eccola la sorgente della libertà. Se il Figlio è Dio in umanità, lo Spirito è Dio in libertà. Lo Spirito è Dio in libertà dentro di noi». Secondo Ricca la «libertà dello Spirito» non è singola, ma si compone a sua volta di tre libertà (che potremmo definire «teologali»): «Come cristiani abbiamo la libertà di credere, abbiamo la libertà di sperare, abbiamo la libertà di amare. La fede è una creatura dello Spirito, nessuno ce la può togliere. La speranza, senza la quale è il nulla, deriva dal fatto che siamo cittadini del Regno ancora prima che questo venga; l’amore è il sì che possiamo dire al prossimo».

Certo, la strada non è mai segnata; perché «al fianco di una libertà divina procede una libertà diabolica: quella di Eva che ascolta il serpente, quella di Caino che uccide il fratello: è questa, nello Storia, la tragedia della libertà. Per saper ascoltare e poter comprendere la sconvolgente libertà dello Spirito – conclude il pastore – noi non possiamo stare da soli, abbiamo bisogno della Sacra Scrittura». Eccola qui, l’importanza del XX Settembre per gli evangelici italiani.

Immagine: Di Battaglia_di_San_Martino_Affresco_001.JPG: Frizzoni (?), Bergamoderivative work: Ligabo (talk) - Battaglia_di_San_Martino_Affresco_001.JPG, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10869439

 

A 150 anni dalla breccia di Porta Pia la libertà religiosa è ancora da realizzare pienamente


150 anni Porta Pia, Garrone: 

“Realizzare pienamente libertà religiosa”

Daniele Garrone, biblista e professore della Facoltà valdese di teologia, interviene sul significato di questa data. Oggi: “La sfida è duplice, portare a compimento la libertà religiosa e difendere lo spazio pubblico come garanzia di eguali diritti ad ogni cittadino, indipendentemente dalla sua fede o dal suo ateismo, dalle sue concezioni e dal suo orientamento sessuale”

Roma (NEV), 16 settembre 2020 – Sono passati 150 anni dal 20 settembre 1870, data in cui attraverso una breccia aperta nelle mura aureliane vicino a Porta Pia le truppe italiane guidate dal generale Raffaele Cadorna entrarono in Roma, decretando la fine del potere temporale dei papi.

Dopo che la città di Roma divenne spazio “nazionale”, la diffusione religiosa protestante ebbe un incremento, anche semplicemente per il fatto che le guardie pontificie non potevano più impedire alle minoranze di divulgare le bibbie in lingua italiana, in un momento in cui la liturgia rituale cattolica era ancora in latino.

A distanza di 150 anni, c’è ancora molto da fare per la libertà religiosa e per la laicità nelle istituzioni. Ne parla qui Daniele Garrone, pastore, biblista, professore della Cattedra di Antico Testamento della Facoltà valdese di teologia e membro del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Scrive Garrone:

<<Gli evangelici italiani accolsero con favore e spesso con entusiasmo la breccia di Porta Pia e l’annessione di Roma al Regno d’Italia. Era per loro possibile entrare finalmente nella città, come fecero subito, e iniziarvi la loro predicazione. Fino al 1870, gli unici protestanti che potevano stare a Roma senza rischi e persino tenere i loro culti erano gli addetti ad alcune ambasciate straniere, dunque in zone extraterritoriali. Anche gli ebrei videro la definiva fine dell’epoca del ghetto solo col 1870.

Gli evangelici – magari con sentimenti diversi, da quelli filo-sabaudi dei Valdesi a quelli più garibaldini di altri – appoggiavano tutti il progetto risorgimentale dell’unificazione d’Italia e di Roma capitale. Tutti avversavano il Papa-re, considerato un nemico dei propositi di emancipazione culturale e politica del popolo italiano, ma anche sovrano della “Babilonia” di cui parla l’Apocalisse, e dunque oppositore di un cristianesimo autentico. Tutti erano convinti che la riuscita del progetto risorgimentale richiedesse non soltanto profondi mutamenti geo-politici e istituzionali, ma anche la diffusione di una nuova mentalità tra i cittadini del Regno, chiamati ad abbandonare la sudditanza spirituale al papa-Re per scoprire la libertà evangelica.

La progressiva estensione dei territori amministrati dal Re d’Italia fu perciò accompagnata da ingenti sforzi missionari da parte protestante. L’idea che gli italiani aspettassero con ansia la predicazione evangelica e l’avrebbero accolta a braccia aperte si rivelò un sogno, ma ebbe comunque come esito la diffusione delle comunità protestanti, fondate dai valdesi che spinsero la loro predicazione oltre i confini storici del loro ghetto alpino, le Valli valdesi, fino alla Sicilia come anche dalla missioni estere (metodisti wesleyani, ed episcopali, battisti, Esercito della Salvezza…). Le attuali comunità italiane del protestantesimo “storico” sono in larghissima maggioranza il risultato di quella espansione missionaria nell’Italia prima risorgimentale e poi Stato unitario. Sul piano giuridico, nulla era innovato – quanto alla religione – dai tempi dello Statuto Albertino, ma il nuovo clima fu utilizzato per estendere la propria presenza e in un certo senso “forzare” le cose in direzione di una piena libertà religiosa.

Il valore, anche simbolico, della breccia di Porta Pia, venne sottolineato sulla stampa evangelica – con accenti insieme patriottici e “antiromani” – nei vari anniversari del XX settembre … 1895 … 1920. L’entusiasmo di Porta Pia ebbe una doccia fredda con la Conciliazione del 1929.

A centocinquant’anni da Porta Pia, nella stagione apertasi con la stipula delle Intese previste dall’art. 8 della Costituzione repubblicana, la sfida è duplice: portare a compimento la libertà religiosa ancora segnata da remore e difendere, in un tempo di spinte identitarie e populismi, lo spazio pubblico come garanzia di eguali diritti ad ogni cittadino, indipendentemente dalla sua fede o dal suo ateismo, dalle sue concezioni e dal suo orientamento sessuale. >>

Il XX Settembre 1870 i colportori a Roma con la Bibbia

tratto da: www.riforma.it

 

 


XX Settembre. Quando i colportori entrarono a Roma con la Bibbia

A seguito di una delle prime battaglie del Risorgimento, si produsse uno degli eventi entrati nell’immaginario dell’evangelismo nel nostro paese

 

Il 20 settembre 1870 l’esercito italiano in una delle sue prime battaglie risorgimentali sconfiggeva l’esercito pontificio ed entrava in Roma, che di lì a poco, dopo Torino e Firenze, sarebbe stata proclamata capitale del nuovo Stato. 

Fu un evento molto importante e venne celebrato come festività nazionale dal 1895 al 1928, poi soppressa con il Concordato del 1929. 

Quel giorno, dopo l’esercito, entrarono in Roma alcuni colportori: venditori ambulanti di Bibbie. Le cose andarono così. L’agente per l’Italia della Società biblica britannica e forestiera, T.H. Bruce, un laico scozzese, organizzò in anticipo l’azione della Sbbf. Scelse personalmente alcuni colportori, tra i tanti attivi allora in Italia, e li inviò a Roma, al seguito dei reparti dell’esercito. 

Il 20 settembre essi entrarono in città, ma non tutti insieme: il primo passò per la breccia ancora fumante; un altro passò per Porta Pia, seguito da un cane che tirava un carretto carico di Bibbie; altri lo seguirono per quella via, mentre un altro passò per Porta San Giovanni e qualcuno giunse nei giorni successivi.

Cominciarono a girare, promuovendo la Bibbia: chi preferì la città leonina intorno al Vaticano, chi scelse le piazze del centro (Pantheon, il Corso) montando tavoli e banchi per esporre i libri, chi affrontò il pubblico sui sagrati delle chiese principali. «Invece del vino annacquato che avete bevuto finora, vi offriamo il vero vino spirituale», proclamava uno di loro. Il messaggio venne accolto da parte di alcuni uditori, ma venne anche contestato da molti e alcuni di loro furono fermati dalla polizia. 

La Bibbia che promuovevano era essenzialmente quella tradotta dal Diodati nel Seicento, la classica versione dei protestanti italiani, che era stata ripresa e revisionata. Per superare ogni disputa confessionale, venne promossa anche la versione cattolica del Martini, e verrà stampato a Roma, con l’imprimatur, un libretto con Luca e le Lettere di Pietro.

La prima domenica (25 settembre), volendo raccogliersi in preghiera e considerando che non vi erano né chiese né pastori evangelici all’opera, i colportori, insieme a qualche simpatizzante, si avviarono al Colosseo, luogo simbolo degli antichi martiri cristiani, e salirono sugli spalti più alti da dove si gode una vista splendida sulle rovine, sulla città e sulla campagna. Lassù aprirono la Bibbia e lessero, insieme, il racconto del viaggio dell’apostolo Paolo a Roma (Atti 28). Poi Bruce lesse un brano dell’Epistola ai Romani e concluse con una preghiera di ringraziamento per la libertà religiosa finalmente vigente nella città. 

Fu un evento emozionante e memorabile. In quei giorni storici, la Società Biblica fu sola nell’introdurre e diffondere la Bibbia: la sua azione precedette quella delle chiese evangeliche, che giunsero presto, ma dopo.

Come l’ingresso, per la breccia, dei bersaglieri a passo di carica, sostenuto dalla tromba squillante, è entrato nell’immaginario collettivo, nei libri di storia ed è stato celebrato da pittori dell’epoca, così l’evento dei colportori che parteciparono all’impresa di Roma, un manipolo di uomini che iniziò la diffusione della Bibbia nella capitale, rimarrà nella storia e nella leggenda dell’evangelismo. 

Da allora anche a Roma vi fu la possibilità di leggere personalmente e direttamente la Bibbia; una libertà che attraverso una storia meravigliosa, tra dispute confessionali e incontri ecumenici, passati 150 anni ci raggiunge. E ancora ci interroga.

Foto:  
Colportore (venditore ambulante) della Claudiana ottocentesca con il suo "Carro biblico"

venerdì 18 settembre 2020

Culto Evangelico


 


Domenica 20 settembre 2020

Alle 6,35 del mattino



Culto Evangelico

Nel deserto, una buona notizia

 

Marco 1, 1-8

predicazione a cura del pastore

Gabriele Arosio

 

Il programma proseguirà

con il notiziario dal mondo evangelico

e la segnalazione di alcuni appuntamenti.

 

Conclude la puntata la rubrica

“Parliamone insieme”

a cura di

Luca Baratto

  

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giovedì 17 settembre 2020

Protestanti e Risorgimento

 

Domenica mattina 20 settembre alle ore 8,50

Repliche

Martedì notte 22 settembre alle ore 1:20

e domenica notte 27 settembre  alle ore 00:50

sempre su RaiDue
 

In questa  puntata

Protestanti e Risorgimento

 

Libera chiesa in un libero stato,

proclamava Cavour all’indomani dell’unità d’Italia.

E nove anni dopo cadeva l’ultimo papa re, Pio IX.

Gli evangelici che parteciparono al risorgimento

credevano in una nuova Italia

in cui lo Stato fosse laico e la chiesa autenticamente cristiana.

Dopo 150 anni il sogno si è realizzato?

 

Per rivedere le puntate

di Protestantesimo clicca su VIDEO

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mercoledì 16 settembre 2020

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MISERIA

 

Non abbiamo pane 

        condividiamo la miseria.

Vogliamo avere del pane

                condividiamo la ricerca.

Abbiamo un po' di pane

                lo dividiamo.


Vogliamo averne di più

                 lo dividiamo di meno.

Ne abbiamo troppo 

      non lo dividiamo più.

Lo gettiamo nella pattumiera

      rimaniamo soli...

 

Seminario CEVAA

tratto da:
Comitato Italiano per la CEVAA, In Attesa del Mattino
stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, 141,
raccolta di testi a cura di Renato Coïsson. 

martedì 15 settembre 2020

Otto per mille valdese: solidarietà concreta oggi per un futuro

 tratto da:

www.riforma.it

 

Otto per mille valdese:

nuovi progetti oltre l'emergenza

 

Tra gli impegni maggiori, 

laiuto alle diverse forme di disabilità, 

e cresce lattenzione per lambiente, nellidea di costruire un futuro.

Intervista a Manuela Vinay 

 

Ai primi di settembre è stato pubblicato lelenco dei progetti Otto per mille finanziati per il 2020 dalla Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi: 1243, per una somma di circa 42,8 milioni di euro. 

A fronte di un importo stanziato paragonabile allo scorso anno, il numero di progetti è più basso, in unottica di ottimizzazione e volontà di garantire maggiore partecipazione (negli ultimi due anni c’è stata una crescita di circa 500 progetti ogni anno): per questo, spiega Manuela Vinay, responsabile dellufficio Otto per mille della Tavola valdese, è stato posto agli enti esterni il limite di due richieste, e la commissione Otto per mille ha ricalibrato i criteri di selezione. 

Per il resto, «lidea dellufficio e della commissione è continuare a sostenere il terzo settore nella sua attività ordinaria, fondamentale, nonostante la situazione del Paese sia di emergenza». 

Indubbiamente, lOtto per mille valdese si riconferma infatti come punto di riferimento per il terzo settore, non soltanto dal punto di vista economico: «Limmagine che il mondo del terzo settore (e in generale chi firma per la Chiesa valdese) ha di noi richiama rigore, trasparenza, affidabilità, presenza e presa di posizione sui temi su cui il dibattito pubblico è aperto. La pubblicazione di progetti e resoconti annuali è fondamentale, molti cattolici mi hanno detto di dare lOtto per mille alla Chiesa valdese proprio per la trasparenza, una scelta che si comprende anche pensando al comune sentimento di fede cristiano che ci muove». 

Un altro aspetto, che rende lOtto per mille valdese” una possibilità di finanziamento ad ampio spettro, è il fatto che «il nostro bando, per ora, è unico e generalista, non poniamo limite tematico alle idee progettuali ma le valutiamo per i contenuti e la validità, per quello che pensiamo possano ottenere in termini di efficacia e impatto sui beneficiari». 

Grazie a questo aspetto generalista lOtto per mille valdese copre molti ambiti, anche se spesso lo si associa soprattutto al settore migranti”. In realtà, guardando allItalia, il maggior numero di progetti rientra nella categoria Miglioramento delle condizioni di vita di soggetti affetti da disabilità fisica e mentale” (23,2%): «Lassociazione tra Otto per mille e accoglienza migranti è naturale, perché il progetto dei Corridoi Umanitari ha una risonanza mediatica importante e ha dimostrato ai governi dei diversi Paesi europei che un altro modello è possibile. 

In realtà la categoria dove investiamo più risorse è quella per rendere indipendenti le persone affette da disabilità (in senso molto ampio), più spesso mentale, che fisica. Riceviamo molte richieste di progetti assai validi, anche perché purtroppo c’è ancora molta carenza nelle istituzioni in termini di aiuti, soprattutto sul tema del dopo di noi”». 

Per quanto riguarda gli altri settori, «investiamo nella crescita e benessere di bambini e ragazzi, soprattutto quelli meno fortunati e con meno possibilità di affrancarsi, e il terzo è la cultura, perché crediamo negli effetti benefici a tutti i livelli che essa offre alla mente e alle relazioni umane.  Allestero le tre aree maggiormente finanziate sono: interventi sanitari e di tutela alla salute 24,6%; educazione/formazione 17,5%; Governance e diritti umani 11,7%: questo significa che siamo presenti nelle emergenze sanitarie e là dove la salute è un privilegio per pochi e poi crediamo nelleducazione e formazione dei giovani ma anche degli adulti come fondamenta per la costruzione di un riscatto personale e comunitario, e infine supportiamo le associazioni che lavorano per difendere e costruire forme di governo a tutela dei diritti umani in modo trasversale».

Venendo allaspetto sanitario: questanno è stato un tema centrale, legato allemergenza Covid-19: qual è la situazione? «In Italia la Tavola valdese ha istituito un fondo di 8 milioni di euro che per ora è stato speso per circa 1/4 per lemergenza sanitaria della prima fase (sul sito dellOtto per mille si trovano già le informazioni), sostegno agli ospedali e allattività di prevenzione nei territori marginali. 

Un nuovo progetto, in collaborazione con la Asl To3 (area di Pinerolo), riguarda lassistenza domiciliare. 

Per quanto riguarda la fase di ripartenza”, la Tavola si sta prendendo il giusto tempo per capire come investire al meglio il resto della somma, con lattenzione e la cautela che il momento richiede. Durante lemergenza abbiamo inoltre individuato e sostenuto alcune azioni allestero che hanno coinvolto Brasile, India, Algeria, Egitto, Senegal, Ecuador, Siria, Iraq, Bangladesh ma con un importo non paragonabile a quanto è stato stanziato per lItalia». 

Un settore in crescita è quello della tutela dellambiente, i progetti sono passati da 13 a 27: «Purtroppo le richieste di finanziamento in questo ambito sono ancora poche: per fortuna, rispetto agli altri anni, i progetti sono scritti meglio, più focalizzati su obiettivi. Per il momento mirano alleducazione nelle scuole, allo sviluppo sostenibile, al riciclo, e hanno un importo in media intorno ai 10.000 euro. 

Ci auguriamo che possano aumentare le richiese e anche le progettualità coraggiose, innovative, che coinvolgano più attori, pubblici e privati, per ottenere risultati concreti». Si tratta sicuramente di un settore che vedremo crescere nei prossimi anni.