la Lumière

Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,12

venerdì 31 gennaio 2020

Trovare e nutrire la speranza in Dio

Il Cenacolo
Editoriale GENNAIO - FEBBRAIO 2020
Aggrapparsi alla speranza

La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei 

nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.    
             
Romani 5:5

L’anno nuovo rappresenta per molti un momento di speranza, 

l’occasione per una nuova 

ripartenza. Molto spesso, purtroppo, la speranza con la quale 

cominciamo l’anno nuovo 

svanisce più velocemente di quanto immaginiamo.  

Dopo la gioia della celebrazione del Natale, 

ricomincia la routine del lavoro, della vita di famiglia, 

dell’impegno nella comunità e della 

scuola.

Lo stesso vecchio schema riempie il nostro tempo e fa sbiadire la 

novità e la speranza riposta 

nell’anno nuovo. 

Questo non significa che la speranza viene meno del tutto.

La fede in Dio ci chiama a vivere una vita di speranza e a essere 

noi stessi raggi di speranza per gli altri. 

La speranza che riponiamo in Dio è durevole come la speranza in 

un anno nuovo non sarà mai. 

La speranza in Dio significa consapevolezza dell’abbondanza, 

della misericordia e dell’amore di Dio. 

Questo ci impegna ad accettare questa speranza e a 

viverla giorno dopo giorno.

Su questo tema, gli scrittori delle nostre meditazioni ci forniscono 

un’idea di come trovare e nutrire la loro speranza in Dio, 

nei momenti difficili e in quelli lieti. 

Prego che queste storie 

siano d’incoraggiamento e ispirazione per tutti noi per trovare 

nuove pratiche e abitudini che ci mantengano radicati nell’amore 

di Dio e ci aiutino a divenire raggi di speranza per gli altri 

nell’anno che viene.

Lindsay Gray
Direttore Editoriale, The Upper Room

Pubblicato da maurizio abbà alle 06:28
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Preghiera risorsa quotidiana

 
  Matteo 5:13-16
 «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.  
Voi siete la luce del mondo. 
Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta,  e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.  
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.
 
Vai e risplendi
          Quando penso a "essere la luce del mondo", mi viene in mente 
il giocattolo preferito della mia infanzia: una super pallina brillante 
in gomma. Era una pallina che rimbalzava molto in alto, ma se la 
lasciavo alla luce del sole, con la sua verde luminosità mi 
permetteva di vedere la notte. 
Credo che la mia storia di fede somigli un po' a quella pallina. 
Nei giorni in cui riesco a concentrarmi su Dio 
attraverso la preghiera, la lettura della Bibbia e il servizio, 
avverto quasi una luce interiore. 
E come per la pallina, la mia brillantezza dipende dall'esposizione 
con la sorgente di luce più grande. 
Siamo chiamati a essere luce del mondo, 
e proprio come gli oggetti luminosi sono più visibili nel 
buio, così la nostra semplice presenza in un mondo di travaglio è 
di grande valore. Tutti abbiamo giorni in cui non ci sentiamo per 
nulla luminosi. 
In quei momenti penso alle piccole sorgenti di luce come un 
fiammifero, una torcia o la mia super pallina. 
Quando cerchiamo di aiutare gli altri, anche la più piccola luce è 
un segnale dell'amore di Dio.
 
 PREGHIERA
Dio d'amore, riempici della tua luce e del tuo amore. 
Mostraci ogni giorno le occasioni in cui possiamo brillare nelle vite degli altri. Amen.
 
PENSIERO DEL GIORNO
Come può Dio servirsi di me perché io sia luce del mondo?
Patrick Klingaman (Maine, Stati Uniti)
testo tratto da: Il Cenacolo Meditazioni per ogni giorno 
vol 86 - n. 1 - Gennaio - Febbraio 2020, pagina 8.
 

Pubblicato da maurizio abbà alle 05:53
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Il Cenacolo: una casa per la preghiera


Immagine di copertina: Il battesimo di Cristo  Daniel Bonnell
(USA, contemporaneo)


IL CENACOLO
Meditazioni giornaliere
per il culto individuale e familiare


Edizione in lingua italiana di:

UPPER ROOM
WHERE THE WORLD MEETS TO PRAY 
www.upperroom.org

Redazione Italiana a cura di:

OPCEMI
Via Firenze, 38 - 00184 Roma

Coordinamento editoriale 
Giunio Censi

Impaginazione e grafica                                                                      Correzione bozze
  Silvia Crisostomi                                                                                  Roberta Balducci

Traduzione dall'inglese a cura di:
Chiara Carones, Giunio Censi, Margaret Tait, 
Anna Maria Vanzulli, Elisabetta Wurzburger Pagano 


http://www.metodisti.it/il-cenacolo/
Pubblicato da maurizio abbà alle 05:50
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giovedì 30 gennaio 2020

Siate farfalle che volano sopra i fili spinati - dal discorso di Liliana Segre

Al Parlamento europeo di Bruxelles
- un estratto del discorso di Liliana Segre

Siate farfalle che volano sopra i fili spinati
(ansa)


LILIANA SEGRE 


Comincio con il ringraziare l'amico David Sassoli che mi ha invitato qui oggi. Non posso nascondere l'emozione profonda nel vedere le bandiere colorate di tanti Stati affratellati in questo Parlamento dove si parla, si discute e ci si guarda negli occhi.

[…]
 
È mio dovere parlare nelle scuole, testimoniare. Ma non posso che parlare di me e delle mie compagne. Sono io che salto fuori. Quella ragazzina magra, scheletrita, disperata, sola. 
E non lo posso più sopportare perché sono la nonna di me stessa e sento che se non smetto di parlare, se non mi ritiro per il tempo che mi resta a ricordare da sola e a godere delle gioie della famiglia ritrovata, non lo potrò più fare. Perché non ce la farò più.

Anche oggi fatico a ricordare, ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito per ricordare il male altrui. Ma anche per ricordare che si può, una gamba davanti all'altra, essere come quella bambina di Terezin che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. 
Io non avevo le matite colorate e forse non avevo la fantasia meravigliosa della bambina di Terezin. Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. 
Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali. 
Che siano in grado di fare la scelta. 
E con la loro responsabilità e la loro coscienza, essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati.

senatrice a vita Liliana Segre 
al Parlamento europeo di Bruxelles

tratto da: www.repubblica.it  in data 29 gennaio 2020 consultato il 30 gennaio 2020,
link: 
https://www.repubblica.it/politica/2020/01/29/news/siate_farfalle_che_volano_sopra_i_fili_spinati-247109535/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S2.5-T1 


Pubblicato da maurizio abbà alle 15:33
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La testimonianza di Liliana Segre agli studenti

la nota di Cristina Arcidiacono, pastora evangelica battista, andata in onda durante la trasmissione “Culto evangelico” – rubrica “Finestra aperta”, in onda su Radio RAI 1, domenica 26 gennaio 2020
 
Roma (NEV), 27 gennaio 2020
[…]

la Senatrice della Repubblica Liliana Segre ha incontrato le e gli studenti delle scuole superiori di Milano, al Teatro degli Arcimboldi. 

Il suo intervento incomincia con una poesia di Primo Levi, “Agli amici”, in cui l’amicizia è incontro, anche di un momento, “in cui sia stato teso un segmento, una corda ben definita”. È lo scambio della potenza della relazione tra esseri umani che si guardano in faccia.

La senatrice Segre racconta di lei bambina, dell’inizio delle persecuzioni, della fuga in Svizzera, del respingimento, del carcere, a Varese, e poi a Milano, a San Vittore, nel quartiere dove Liliana aveva sempre vissuto.

Dopo 40 giorni di carcere, colpevole di essere nata, Liliana e suo padre vengono portati via verso i campi di sterminio. A differenza dei carcerieri, furono i detenuti a essere pietosi. “Affacciati alla balconata, mentre camminavamo verso l’uscita, ci buttarono, chi una sciarpa, chi un’arancia, chi una benedizione. Era la manna, loro sapevano chi era innocente e chi colpevole. La città era indifferente, muta, silente”.

La testimonianza prosegue: il treno, le lacrime, le preghiere di chi credeva e lodava Dio, persino lì, il silenzio. La separazione, per sempre, dal padre, il lager femminile di Birchenau, la fame, il fumo dai forni, la disperazione, ma sopra ogni cosa, la vita.

“A 13 anni si è fortissimi, una gamba davanti all’altra, scegli la vita!” incoraggia gli studenti, Liliana.

Venne mandata a lavorare in una fabbrica di armi, come inserviente. Dal campo alla fabbrica le donne erano obbligate e cantare. “Guardavo e odiavo i ragazzi della gioventù nazista, che ci insultavano e denigravano, noi, pelate, prigioniere. Sognavo di vendicarmi”.

Molti anni dopo, a 60 anni, quella bambina, sopravvissuta, assieme a pochissimi altri, è diventata nonna. Quei ragazzi della strada non li ha mai dimenticati. In quel momento della sua vita pensò che avrebbero potuto essere i suoi nipoti. “Allora scoprii che non li odiavo più, avevo pena di questi ragazzi figli del nazismo, carnefici loro malgrado perché questo era stato loro insegnato. Allora capii che ero pronta a fare il mio dovere di testimone. Senza usare mai la parola odio e la parola vendetta. Predicare odio e vendetta non è da educatori, da madri e padri, da amici. Da nonna ho trovato le parole per testimoniare”.

Nella bambina Liliana vedo oggi le bambine e i bambini, dalla Siria al Venezuela, dallo Yemen al Gambia, dalla Palestina al Messico, alla Libia, segnati dall’indifferenza di chi ha l’illusione di non essere coinvolto, dall’odio del potere, che non li vede esseri umani, persone, ma diversi, colpevoli di essere nati. Possano queste bambine e questi bambini diventare nonne e nonni che benedicono e non maledicono, che scelgono ancora la vita. Possiamo noi guardarli negli occhi, riconoscere la potenza della loro umanità, sentirci parte della loro storia come della storia di Liliana.


Ascolta la trasmissione integrale su Rai Play
Pubblicato da maurizio abbà alle 15:28
Etichette: Culto Evangelico - rubrica radiofonica di radioraiuno, Giorno della Memoria 2020

Unione di chiese: nasce la Chiesa evangelica riformata in Svizzera





 tratto da: www.chiesavaldese.org

 

Un esempio significativo di unione


Le felicitazioni della moderatora della Tavola Valdese per la nascita della Chiesa evangelica riformata in Svizzera

Torre Pellice, 29 Gennaio 2020

«E’ con emozione che abbiamo appreso della nascita della Chiesa evangelica riformata in Svizzera. Per questo nuovo assetto organizzativo desidero esprimervi, a nome delle chiese valdesi in Italia, il mio apprezzamento e le mie felicitazioni. In un tempo di divisione e frammentazione anche per le chiese, il processo che avete messo in atto è un esempio significativo di unione». Sono le parole della moderatora della Tavola Valdese, Alessandra Trotta, rivolte al presidente della neonata Chiesa evangelica riformata in Svizzera, Gottfried Locher.

Quest’ultima, il 1 gennaio, ha preso il posto della Federazione delle chiese evangeliche svizzere. Dopo un secolo di vita federativa, le chiese membro della Federazione hanno deciso di proseguire il loro cammino di comunione ecclesiale. Questa comunione è vissuta su tre livelli: la parrocchia, il cantone e la Svizzera. «In un’epoca di localismi e nazionalismi che esasperano i bisogni identitari in chiave di chiusura e respingimento di ciò che appare non conforme, - prosegue la moderatora nella sua lettera - condividiamo l’enfasi posta sulla scelta di una combinazione virtuosa della valorizzazione delle dimensione comunitaria locale come spazio prioritario per vivere la fede in una comunione reale e quotidiana in uno specifico contesto di testimonianza; ed il riferimento alla dimensione nazionale come orizzonte missionario e di presenza nello spazio pubblico caratterizzato da visione e solidarietà allargate, in rapporto con un ordinamento civile definito».

La Chiesa valdese vanta rapporti di lunga data con il protestantesimo elvetico: «le chiese svizzere, così come le altre chiese riformate europee, sono state molto importanti per la storia della Chiesa valdese che ha vissuto discriminazioni e persecuzioni - scrive ancora la moderatora -. La nostra minoranza italiana ha avuto la consapevolezza che da parte delle chiese svizzere era condiviso e sostenuto il suo sforzo di testimoniare l’Evangelo».

I rapporti con i riformati elvetici sono importanti ancora oggi quando insieme si affrontano le sfide nell’Europa e nel mondo globalizzato. «Come in passato, questo cammino condiviso è per noi un orizzonte significativo - prosegue Trotta -. Non si tratta soltanto di far udire la voce unitaria di un protestantesimo che è sì articolato confessionalmente e nazionalmente, ma che noi crediamo unito nelle linee di fondo della testimonianza e del servizio».

La lettera si conclude con un accenno alla Comunione di Leuenberg di cui Locher è anche il presidente: «siamo grati per la comunione di Leuenberg e per tutto ciò che essa permette e favorisce. Siamo riconoscenti per le relazioni, anche personali, con la vostra nuova chiesa e vediamo in esse un modo concreto e spiritualmente intenso per raccogliere l’invito dell’apostolo: “consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d’altronde già fate" (1 Tessalonicesi 5, 11)».











Pubblicato da maurizio abbà alle 08:13
Etichette: Ecumenismo

mercoledì 29 gennaio 2020

Per un'amicizia islamico-cristiana

tratto da: nev.it



Un’Amicizia islamico-cristiana. Primi 

passi istituzionali a Firenze


Invitate anche le chiese protestanti a questa iniziativa-pilota che prevede percorsi di condivisione tra le due religioni monoteiste. Il 30 gennaio 2020 sarà presente anche la pastora Letizia Tomassone


Di Agenzia NEV - 28 Gennaio 2020
 


Roma (NEV), 28 gennaio 2020 – Si terrà giovedì 30 gennaio a Firenze l’incontro “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Sulle orme di Abu Dhabi nel segno dell’Amicizia tra cristiani e musulmani”.

Con questo incontro, i promotori intendono “porre in luce la condivisione del Documento di Abu Dhabi tra componenti cristiane e islamica, con il desiderio di dare vita a un percorso verso un rapporto più strutturato tra le due realtà religiose, per un’Amicizia islamico-cristiana a Firenze”, si legge nella locandina dell’iniziativa.

Sono state invitate anche le chiese protestanti locali, per le quali parteciperà Letizia Tomassone, pastora della chiesa valdese di Firenze.

Il Documento di Abu Dhabi è stato firmato congiuntamente da papa Francesco e dal grande imam Aḥmad Muḥammad Aḥmad al-Ṭayyib di Al-Azhar nell’ambito della Global conference of human fraternity, conferenza interreligiosa internazionale ad Abu-Dhabi, negli Emirati arabi uniti, nel febbraio del 2019. Organizzata dal Consiglio musulmano degli anziani nell’ambito dell’Anno internazionale della Moderazione, ha visto la partecipazione di autorità religiose da tutto il mondo, fra cui il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) Olav Fykse Tveit.

Il Documento è stato approfondito inoltre a maggio 2019 nel corso della conferenza “Promuovere la pace insieme”, durante la quale è stato ufficialmente lanciato anche il Documento “Educazione per la pace in un mondo multi-religioso: una prospettiva cristiana”, preparato congiuntamente dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC).

L’appuntamento per questa iniziativa pilota per un’“Amicizia islamico-cristiana” è giovedì 30 gennaio alle 17.45 presso la Sala Teatina, in Via De’ Pescioni 3 a Firenze.

Scarica qui il PROGRAMMA: invito 30 gennaio 2020
Pubblicato da maurizio abbà alle 09:09
Etichette: Dialogo Interreligioso

lunedì 27 gennaio 2020

Giorno della Memoria: la necessità di ricordare

tratto da: www.riforma.it

 

La speranza nonostante tutto

di Gian Mario Gillio

27 gennaio 2020 
 
Giorno della Memoria: Edith Bruck e la necessità di ricordare, soprattutto con 
i giovani. Come si vive il ruolo di testimone?


– Che cosa le chiedono gli studenti?

«Risposte a grandi domande: com’è stato possibile arrivare a una tale violenza, allo sterminio di milioni di ebrei, di rom e sinti, di dissidenti politici, di persone con disabilità, di persone considerate “diverse”? Come poter riconoscere il male? Il loro approccio alla sofferenza è simile al mio, esperienziale, anche loro possono essere vittime di bullismo, di odio, di violenze, di derisioni sia tra le mura scolastiche, sia tra quelle domestiche». 

– I giovani la considerano una confidente? 

«In un certo senso, sì. La Shoah e la Seconda Guerra Mondiale sono per molti giovani solo pagine di storia da studiare. Una tragedia difficile da inquadrare e sentire come vicina. Il racconto diretto di quelle vicende li avvicina alla tragedia. Grazie all’empatia che s’innesca quelle pagine di storia divengono reali. Per molti studenti la tragedia della Shoah finì dopo la liberazione del campo polacco di Auschwitz il 27 gennaio 1945 da parte dell’Armata rossa, non sanno che proseguì invece in altri campi di sterminio presenti in Germania (ben 1635) e in Europa». 

– Dunque, qual è il suo obiettivo?

«Aiutarli nella comprensione dei fenomeni attuali e storici, far loro aprire gli occhi, mostrar loro ciò che accade intorno a noi, a reagire alle ingiustizie vicine a noi e presenti nel mondo. A rispondere e intervenire quando si osservano iniquità; a comprendere che solo attraverso l’umanità è possibile salvare la stessa umanità». 

– Che cosa la preoccupa guardando i giovani che incontra? 

«Che alcuni di loro non si rendono conto di quanto sia pericoloso l’antisemitismo. Talvolta, alcuni giovani, mettono in atto azioni razziste e xenofobe spinti da atteggiamenti di intolleranza. Giovani che spesso sono stati lasciati soli, una débâcle legata alla mancanza di guide morali e politiche autorevoli, spesso anche genitoriali, che ha spinto molti di loro a trarre ispirazione da esempi negativi, nefasti, pensando di trovarvi la famiglia mancante, affiliandosi a “branchi” – gruppi –, per cercare un possibile posto nel mondo». 

– La testimonianza diretta è l’unico antidoto al negazionismo? 
«Nessuno, più di quanto possa fare un testimone diretto, può raccontare la Shoah, le violenze subite raccontate attraverso la voce, spesso tremolante, lo sguardo carico di lacrime inesplose, i tentennamenti sono altrettanto efficaci. Anche il grande cinema non può aiutare alla comprensione di una tragedia di tale portata. Inspiegabile attraverso la parodia, il semplicismo narrativo; non lo si può fare con la commedia, non lo si può fare con le fiction televisive o le grandi produzioni hollywoodiane. L’unica via percorribile è quella dei documentari originali, di repertorio».


– Lei è credente? Ha fede? È riuscita a perdonare?
«Non posso perdonare ciò che è stato fatto da altri, posso perdonare me stessa, così insegna l’ebraismo. Rispondere alla domanda se credo in Dio, non è facile. La fede è una questione intima, personale. Quando sono disperata invoco mia madre, lei per me è Dio. Ritengo di non essere degna di poter toccare il libro delle preghiere. Quando lo dissi per la prima volta a mio marito Nelo [Risi, ndr] mi disse: “Non ho mai visto una persona più religiosa di te”. La religione ritengo che debba essere un comportamento etico e morale da tenersi nella vita; e che si esprime attraverso il rispetto per il prossimo».

– Queste testimonianze tolgono la speranza?

«Mi rendo conto di togliere spesso la speranza. Non ho mai raccontato tutte le atrocità che ho visto, ne ho sempre avuto pudore. Il “ruolo” del testimone non è facile. Preferisco diffondere la speranza, e raccontare cinque gesti che mi hanno dato la forza di andare avanti. 
Cinque episodi positivi di soldati tedeschi avvenuti durante un anno di prigionia: 
una mano tesa con una patata calda;
una mano che mi ha donato un guanto bucato; 
una che mi lanciò addosso una gavetta con un po’ di marmellata dentro; 
e una bocca, che aveva chiesto il mio nome, un vero miracolo, un gesto di luce immensa e impossibile in quel luogo di morte. 
Infine, un soldato che doveva uccidermi, e che ha deciso un secondo prima di premere quel grilletto della pistola appoggiata alla mia nuca, di non farlo: un secondo miracolo. 
Gesti che mi hanno fatto capire che c’era ancora un po’ di umanità e che, in fondo, forse, valeva la pena non lasciarsi andare, che c’era ancora un po’ di luce in fondo al buio, come lo era quella marmellata lasciata nella gavetta».

tratto da: www.riforma.it
Pubblicato da maurizio abbà alle 18:25
Etichette: Giorno della Memoria 2020

Giorno della Memoria: i Roma e i Sinti


l'immagine ed il testo seguente sono tratti da: www.riforma.it

 

Porrajmos. Per non dimenticare i Rom e i sinti 

 

di Redazione 

27 gennaio 2020 
 
Il Movimento Kethane nel Giorno delle Memoria lancia un appello 
per il riconoscimento della minoranza rom e sinta: 
per non dimenticarne il sacrificio e promuoverne la dignità 

ll 27 Gennaio 1945 quando l’Armata Rossa ruppe i cancelli di Auschwitz tra i circa 7000 sopravvissuti trovò  solo 4 «zingari»; gli altri erano stati eliminati con la liquidazione dello «Zigeunerlager», il «Lager degli zingari», nella notte tra il 2 e il 3 Agosto del 1944.

Oggi 27 Gennaio è il Giorno della Memoria.

«Memoria del crimine più inumano che l’essere umano abbia mai perpetrato nella sua storia: annientare l’altro perché di una “razza” diversa e perciò inferiore. Lager nazisti e campi d’internamento fascisti unirono quindi il popolo ebreo e il popolo romanì nello stesso destino: il genocidio che doveva portare alla purificazione della “razza superiore” eliminando le “razze” impure, l’ebrea e la “zingara”», ricorda un appello dell’Associazione Kethane - Insieme. Rom e sinti per l’Italia lanciato oggi giorno che ricorda il Porrajmos (parola in lingua romanì che indica lo sterminio di circa 500.000 rom e sinti nei lager nazi-fascisti). 

Kethane, è un movimento, ricorda la portavoce Dijana Pavlovic, «che unisce i rom e i sinti d’Italia che sentono il bisogno di alzare la testa, di non sentirsi il capro espiatorio di nessuno, che sentono giusto rivendicare il proprio posto nella società con l’ambizione di migliorare la propria condizione, e con essa il nostro Paese, portando il contributo positivo di valori della propria cultura, della propria visione del mondo. Sentiamo - prosegue Pavlovic -  anche di poter dire che in questo momento il nostro Paese ha bisogno della voce di cittadini come noi e spesso considerati gli ultimi. Affermiamo ciò perché siamo convinti che, nel rispetto della nostra Costituzione, la società sarà compiutamente democratica, solo se non ci saranno ultimi ai quali venga negata la voce. A noi la voce è spesso negata, e con la voce anche il diritto a una vita normale. Noi sappiamo che senza questa voce prevarrà solo la legge del più forte, la legge della prevaricazione».

Oggi però, afferma ancora il movimento Kethane «nel Giorno della Memoria, nella legge che lo istituisce, nelle iniziative che devono mantenere viva la memoria di quello che non deve più accadere, non si ricorda lo sterminio di oltre 500.000 rom e sinti. Sterminio che, nonostante la maggior sensibilità di una parte della politica e delle iniziative civili, non fa parte della coscienza e del rimorso collettivi. Chiusa la breve parentesi del 27 Gennaio i rom e i sinti tornano a essere la minoranza discriminata e emarginata, buona solo per gli “imprenditori della paura” e del razzismo».

Oggi il mondo è cambiato, si legge ancora «fenomeni migratori inarrestabili; reazioni difensive della società e della politica, antisemitismo e anti-ziganismo, hanno ripreso forza in Italia e in Europa con forme di aperta intolleranza. I due destini sembrano così ricongiungersi e trovare le ragioni di condividere un comune impegno di fronte all’attuale catena di pregiudizio che colpisce la comunità ebraica e relega rom e sinti ai margini sociali e civili della società».

Oggi, denuncia il movimento Kethane, «ricordare il Porrajmos non è sufficiente se non si riconosce la condizione di minoranza storico-linguistica di rom e sinti. I 150.000 rom e sinti italiani, rappresentano la più grande minoranza nazionale presente in Italia sin dal 1400, ma sono esclusi dalla legge che nel 1999 ha riconosciuto le minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano.

La nostra Costituzione indica nel riconoscimento delle minoranze (art. 6) e nel diritto all’eguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3) il fondamento di una società compiutamente democratica e giusta. Il riconoscimento dello sterminio e il riconoscimento della minoranza storico-culturale rom e sinta sono quindi condizione necessaria per l’inclusione a pieno titolo di diritti e doveri della comunità rom e sinta nella società; per contrastare antichi pregiudizi e recenti strumentalizzazioni che in quel mancato riconoscimento trovano se non alimento una giustificazione; per porre fine a una discriminazione patita quotidianamente con l’esclusione dalla vita sociale e civile e, oggi, anche con atti di intolleranza violenta».

«Riconosciamo la minoranza rom e sinta; riconosciamo il suo sacrificio, riconosciamo la dignità della sua storia, della sua cultura, riconosciamo il suo diritto a far parte da pari a pari della società, in una convivenza pacifica che porti riconciliazione e chiuda le ferite di una storia dolorosa».

Per firmare l’appello clicca qui.

Il Porrajmos, ora è riconosciuto dalla storia e dalle istituzioni; negli anni sono stati inaugurati e messi a dimora alcuni monumenti a memoria di ciò che è stato. Nel 2012 in Germania la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Joachim Gauck inaugurarono a Berlino il monumento dedicato ai 500 mila rom e sinti uccisi dal nazifascismo nei giardini del Tiergarten, non lontano dal monumento dedicato alle vittime della shoah, inaugurato nel 2005, e a quello dedicato alle vittime omosessuali, inaugurato nel 2008. Il memoriale disegnato nel 1992 dall’artista israeliano Dani Karavan è costituito da uno specchio d’acqua rotondo circondato da pietre rotte. Al centro galleggia una piattaforma triangolare su cui ogni giorno viene poggiato un fiore fresco. L’iscrizione sul monumento è tratta dalla poesia Auschwitz, scritta dal professore, artista e poeta italiano di origini rom, Santino Spinelli. 

Nel 2018 anche in Italia nel Parco della Memoria della città abruzzese di Lanciano è stato scoperto (il 5 ottobre alla presenza di autorità, giornalisti, intellettuali) il monumento che ritrae una donna con il braccio il suo bambino che libera la gonna dal filo spinato e guarda al futuro, con al fianco una ruota, simbolo del viaggio e del cammino di un popolo, realizzato dallo scultore Tonino Santeusanio. 

 

tratto da: www.riforma.it

Pubblicato da maurizio abbà alle 16:04
Etichette: Giorno della Memoria 2020

I Cristiani a fianco degli Ebrei perseguitati

tratto dal settimanale: www.riforma.it

«Ci inchiniamo di fronte a tutte le vittime»

di Redazione
27 gennaio 2020 
 
Dichiarazione congiunta della Chiesa cattolica tedesca e della chiesa evangelica in Germania 
in occasione del 75 ° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz


Con una dichiarazione congiunta sul 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio, il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), il vescovo Heinrich Bedford-Strohm e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx, commemorano le vittime del nazionalsocialismo. Allo stesso tempo, chiedono ai politici e alla società di contrastare risolutamente l'antisemitismo in crescita:

«Il nome Auschwitz è sinonimo di omicidio di massa sistematico commesso durante la seconda guerra mondiale nelle aree d'Europa occupate dalle truppe tedesche. Il ricordo del milione di morti e oltre di Auschwitz ci riempie di profonda tristezza fino ad oggi. La giornata della memoria ricorda anche il superamento di un sistema politico che non conosceva alcun rispetto per la vita umana e la dignità e dichiarò lo sterminio di interi gruppi di persone come programma e organizzato sistematicamente.

Ci inchiniamo a tutte le vittime. Il nostro ricordo non deve essere indifferente alle generazioni che vivono oggi o al futuro. Perché sarebbe un tradimento delle persone maltrattate e assassinate e allo stesso tempo sarebbe un tradimento dei valori della civiltà umana se lasciassimo che la sofferenza e la morte di Auschwitz affondassero nella nebbia della storia».

Marx e Bedford-Strohm hanno anche ricordato la storia della colpa nelle chiese: non hanno voluto per questo trascurare il fatto che «molti cristiani hanno collaborato con il regime nazionalsocialista, hanno taciuto sulla persecuzione degli ebrei o addirittura l'hanno promossa. Anche i dirigenti e i rappresentanti della Chiesa hanno spesso voltato le spalle alle vittime. Non c'è dubbio che le chiese in Germania debbano riconoscere questa storia di colpa».

 L'antigiudaismo, il rifiuto degli ebrei per motivi religiosi, ha modellato la cultura europea per secoli, afferma la dichiarazione. 

«L'odio nei confronti ebrei dei tempi precedenti, che era anche profondamente radicato nelle chiese, ha alimentato l'odio dell'età moderna. Anche le chiese devono affrontare questa deriva».
In considerazione del fatto che l'antisemitismo sta tornando ad essere più importante in Germania oggi, il vescovo Bedford-Strohm e il cardinale Marx chiedono ai politici e alla società di contrastare risolutamente l'odio:
 
«Come rappresentanti delle nostre chiese, diciamo che i nostri fratelli e le nostre sorelle ebrei ed ebree devono essere convinti e convinte che i cristiani sono al loro fianco ogni volta che vengono diffamati, intimiditi o attaccati».

Pubblicato da maurizio abbà alle 15:53
Etichette: Giorno della Memoria 2020

Giorno della Memoria - un opuscolo da utilizzare per la Settimana della Libertà 2020

 

Giorno della Memoria 2020. 

Contro 

l’antisemitismo e la deriva dell’odio


Di Agenzia NEV
- 27 Gennaio 2020

 

Luca Negro: «Solidarietà e vicinanza spirituale di fronte al risorgente antisemitismo»


di Nev - Notizie evangeliche
27 gennaio 2020 
 
La Federazione delle chiese evangeliche in Italia, in occasione della Giornata della memoria 2020, presenta “Contro l’antisemitismo e la deriva dell’odio” un opuscolo da utilizzare durante la Settimana della libertà 2020, dedicata proprio all'antisemitismo. “Ci preoccupa la recrudescenza di atti intimidatori e vandalici di stampo antisemita che richiamano alla mente persecuzioni del passato” ha detto il presidente FCEI Luca Maria Negro


«Siamo allarmati dalle aggressioni verbali, fisiche, da atti violenti e anche dal negazionismo e dalla riorganizzazione di movimenti che si richiamano al nazismo e al fascismo. Ci preoccupa la recrudescenza di atti intimidatori e vandalici di stampo antisemita che richiamano alla mente persecuzioni del passato. Le comunità protestanti ed ebraiche, che rappresentano in Italia una minoranza, sono state oggetto di queste persecuzioni, anche se in tempi e modi differenti, e ciò ha segnato uno dei momenti più oscuri e vergognosi della storia del nostro paese». Queste le parole del pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), in occasione della Giornata della memoria.

E proprio nella giornata in cui si ricordano le vittime dell’Olocausto, la Fcei presenta “Contro l’antisemitismo e la deriva dell’odio” un opuscolo pensato come strumento di lavoro e riflessione per la Settimana della libertà 2020, dedicata proprio all’antisemitismo, che gli evangelici festeggiano intorno al 17 febbraio, data che ricorda l’elargizione dei diritti civili ai valdesi nel 1848.

Momento altamente simbolico per la comunità protestante italiana, la Settimana della libertà quest’anno sarà dedicata all’impegno contro l’antisemitismo: «Vogliamo valorizzare la libertà ottenuta e, soprattutto, farne occasione e strumento di intervento per chi libertà e diritti ancora non ha o li vede limitati o negati. La libertà e i diritti che abbiamo vanno tutelati ma comportano anche una responsabilità, una vocazione ad usarli anche per agire in favore di chi è discriminato o minacciato. Nulla di più e nulla di meno».

«Contro l’antisemitismo e la deriva dell’odio» sarà inviato alle chiese federate che saranno invitate ad «essere vigili e attive contro l’antisemitismo e certo contro ogni forma di razzismo, di xenofobia, di sessismo e di discriminazione di ogni minoranza» nonché a «fare i conti con il peso di un secolare anti-ebraismo di matrice cristiana, del quale abbiamo preso coscienza dopo la Shoah e rispetto al quale abbiamo voluto imboccare un cammino di conversione e rinnovamento», come si legge nell’ordine del giorno che l’Assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha approvato lo scorso 16 novembre.


Il presidente Negro ha oggi inviato una lettera a Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, nella quale esprime «la totale solidarietà e vicinanza spirituale» della Fcei di fronte al «risorgente antisemitismo». Nella stessa rinnova l’amicizia e invia una copia dell’opuscolo preparato per la Settimana della libertà “Contro l’antisemitismo e la deriva dell’odio”.


fonte: nev.it
e ripreso anche da: www.riforma.it
Pubblicato da maurizio abbà alle 15:38
Etichette: Giorno della Memoria 2020, Settimana della Libertà 2020

Fare Memoria - Giorno della Memoria


Il messaggio della vicemoderatora della Tavola Valdese
Erika Tomassone

in occasione della Giornata in ricordo delle vittime della Shoah

Essere con la propria vita memoria 

si può vedere al link (da copiare):

https://youtu.be/Ld4o5SSZjMg


tratto da: www.chiesavaldese.org


Pubblicato da maurizio abbà alle 09:46
Etichette: Giorno della Memoria 2020

domenica 26 gennaio 2020

Giorno della Memoria - puntata della rubrica televisiva Protestantesimo - Raidue


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Domenica mattina 26 gennaio alle ore 8,00 circa
Repliche
martedì notte 28 gennaio alle ore  1,50

e domenica notte 2 febbraio alle ore 1,40

sempre su RaiDue



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In questa  puntata

SENZA MEMORIA
«Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista.
Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».
Queste parole del teologo e pastore protestante Martin Niemoller,
sono un ammonimento a non dimenticare che quando si smarrisce la memoria
gli orrori del passato possono ridiventare un drammatico futuro.
Corriamo oggi nuovamente questo rischio?
Per rivedere le puntate
di Protestantesimo clicca su VIDEO
seguici su Facebook  e twitter
indirizzo mail : protestantesimo@fcei.it ;
protestantesimo@rai.it
Pubblicato da maurizio abbà alle 14:03
Etichette: Giorno della Memoria 2020, Protestantesimo programma televisivo

Razzismo e antisemitismo sono morbi maligni

tratto da: www.osservatoreromano.va 

 

Per non abbassare
la guardia
di fronte all’antisemitismo

 

· A Gerusalemme il Forum mondiale sull’Olocausto ·

 

23 gennaio 2020

«Razzismo e antisemitismo sono morbi maligni che demoliscono paesi e popoli, nessuna democrazia e società ne è immune». Lo ha detto il presidente israeliano, Reuven Rivlin, aprendo a Gerusalemme il quinto Forum mondiale sull’Olocausto, un evento con oltre 41 capi di Stato in occasione del 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. «La Terra singhiozza per le atrocità che questa gente ha sofferto», ha detto ancora Rivlin, citando le parole di uno dei soldati dell’Armata Rossa che liberarono il campo.


«In nome del popolo ebraico, grazie per la vostra solidarietà, grazie per il vostro impegno per la memoria dell’Olocausto, per i cittadini del mondo che credono nella libertà e la dignità dell’uomo», ha proseguito, rivolgendosi ai leader internazionali convenuti al mausoleo dello Yad Vashem.

Fra i principali ospiti delle 49 delegazioni internazionali, vi sono i presidenti francese Emmanuel Macron, tedesco Frank Walter Steinmeier, russo Vladimir Putin, il re di Spagna Felipe VI, il principe Carlo d’Inghilterra e il vice presidente americano Mike Pence. Per l’Italia c’è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, nell’incontro con Rivlin, ha detto che la cerimonia di oggi, con la presenza di tanti capi di Stato e di governo, «sarà un richiamo a tutto il mondo perché non abbassi mai la guardia e la vigilanza contro l’antisemitismo e la violenza». «L’Italia è impegnata contro l’odio, il male, la stupidità sotterranei che talvolta affiorano», ha aggiunto, sottolineando che le leggi razziali sono state «una pagina nera particolarmente grave e per questo siamo consapevoli dell’esigenza di affermare la necessità di combattere continuamente l’antisemitismo e di trasmettere questa consapevolezza ai giovani».

Mattarella ha quindi ricordato di avere nominato senatrice a vita Liliana Segre — sopravvissuta ad Auschwitz — nel gennaio del 2018, «nel novantesimo anniversario delle leggi razziali con cui il fascismo aveva perseguitato gli ebrei». «La testimonianza che Segre ha reso in questi ultimi decenni sulla Shoah è stata per l’Italia un patrimonio prezioso», ha affermato il presidente, ricordando che in ogni sede internazionale l’Italia si esprime contro l’antisemitismo e che nelle scuole di ogni ordine e grado si studia la Shoah.

A Gerusalemme sono presenti anche i vertici dell’Unione europea. «La Shoah è stata una tragedia europea, un punto di svolta nella nostra storia e il suo lascito è impresso nel dna dell’Unione europea», hanno dichiarato i presidenti Charles Michel, David Sassoli e Ursula von der Leyen, aggiungendo: «Ricordare la Shoah non è una cosa fine a se stessa. È la pietra angolare dei valori europei. Una Europa che mette l’umanità al suo centro, protetta da legge, da democrazia e diritti fondamentali».

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha colpito i dirigenti del Museo Yad Vashem quando, a poche ore dall’inizio del Forum internazionale sull’Olocausto, ha annunciato su Facebook che lui e i quattro rappresentanti della delegazione di Kiev rinunciavano ai posti loro riservati a favore di sopravvissuti. «Quelle persone — ha affermato il presidente — meritano quell’onore più di tutti». Zelensky ha precisato che comunque parteciperà alle altre attività del convegno.


tratto da: www.osservatoreromano.va

Pubblicato da maurizio abbà alle 13:56
Etichette: Giorno della Memoria 2020

I FRUTTI LUMINOSI E BENIGNI DELLA PAROLA BIBLICA

Oggi, Domenica 26 gennaio 2020
per la Chiesa Cattolica Romana, è la DOMENICA della PAROLA
felice iniziativa, sperando che sia altamente fruttuosa,
frutti di divulgazione biblica,
e di messa in pratica del messaggio delle Scritture,
di adesione alla predicazione di Gesù Cristo.

La Domenica della Parola
è stata istituita da papa Francesco con la Lettera Apostolica Aperuit Illis

il link a:
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA APOSTOLICA 



Il seguente testo è tratto dal materiale introduttivo a: 

La Bibbia La Domenica della Parola, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2014. 


"  Dio ha una parola per me, oggi
    
     Dio mi consegna il suo lungo diario

     Dio mi fa ripercorrere la storia della sua salvezza "









Pubblicato da maurizio abbà alle 13:36
Etichette: Bibbia

sabato 25 gennaio 2020

la Lumière - Matteo 4,12-17 - Domenica 26 gennaio 2020

 foglio biblico, teologico, liturgico


 DOMENICA 26 GENNAIO 2020 - 3a DOPO L'EPIFANIA


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,12-17

12 Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea.
13 E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali,  
14 affinché si adempisse quello che era stato detto dal profeta Isaia:
15 «Il paese di Zabulon e il paese di Neftali,
sulla via del mare, di là dal Giordano,
la Galilea dei pagani,
 
16 il popolo che stava nelle tenebre,
ha visto una gran luce;
su quelli che erano nella contrada e nell'ombra della morte
una luce si è levata
».
17 Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire:
«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino».


                                   
                                       BRICIOLE DI FEDE
         per una fede non in briciole 

      I fili dei ricordi e della speranza

Maurizio Abbà



Siamo nella Domenica che è in coda alla conclusione della
Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani,

Giovanni è stato messo in prigione,
effettivamente è difficile fare ecumenismo con persone che sono fatte prigioniere
(Giovanni, che i Sinottici chiamano il Battista, com'è noto sarà poi ucciso),
accadeva allora, e accade purtroppo anche oggi,
persone prigioniere torturate e uccise, Giulio Regeni è stato uno di questi.

Difficile fare ecumenismo con le tante preoccupazioni per la salute, il lavoro,
per un futuro precario che rende il presente ancora più fragile.
Meglio ritirarsi, vien da pensare.
Gesù si ritira, dice il testo matteano, ma non per rassegnarsi e farsi da parte,
ma per ripartire.
Il suo manifesto era molto semplice:
«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Semplice, semplicissimo,
messaggio profondo, profondissimo,
è la base per un cambiamento interiore e di quanto accade intorno,
in semplicità e in grande profondità.
La fede cristiana dovrebbe nutrirsi quotidianamente di questo messaggio
e regalarselo e regalarlo al mondo.
Per questo, seppur difficile, è necessario fare ecumenismo,
lo è ancora di più in tempi difficili,
anzi è necessario ed urgente proprio perché i tempi sono difficili.
Allora ecumenismo, avanti tutta!

Ecumenismo e anche saper fare Memoria.

La Memoria della tragedia della Shoa ricorda che il Male si è annidato nel cuore
dell'Europa cristiana,
ricordare per non far ripetere l'orrore di Auschwitz.

La Memoria è fragile, per renderla robusta bisogna intrecciare i fili
dei ricordi con quelli della speranza,
questi sono i fili di cui abbiamo bisogno,
non di fili spinati.
E da non dimenticare mai: l'antisemitismo è anticristiano.
Gesù è Ebreo.




Pubblicato da maurizio abbà alle 15:36
Etichette: la Lumière

Abbondare nella Speranza

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede,
affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.
Romani 15,13
Pubblicato da maurizio abbà alle 12:38
Etichette: Bibbia

Elenco delle Assemblee generali del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC)

Le Assemblee del CEC

 

Elenco delle Assemblee generali del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC)

luogo e data tema
Amsterdam, Olanda 1948                Il disordine dell’uomo e il piano di Dio
Evanston, USA 1954                Cristo, la speranza del mondo
Nuova Delhi, India 1961                Gesù Cristo, luce del mondo
Uppsala, Svezia 1968                Ecco, io faccio ogni cosa nuova
Nairobi, Kenya 1975                Gesù Cristo libera e unisce
Vancouver, Canada 1983                Gesù Cristo, vita del mondo
Canberra, Australia 1991                Vieni, Spirito Santo, e rinnova l’intero creato
Harare, Zimbabwe 1998                Convertitevi a Dio - rallegratevi nella speranza
Porto Alegre, Brasile 2006                Trasforma il mondo, Dio, nella tua grazia
Busan, Corea del Sud 2013                Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace




tratto da: www.chiesavaldese.org







































Pubblicato da maurizio abbà alle 11:35
Etichette: Dialogo, Ecumenismo, SPUC 2020

Ecumenismo: una sintesi della sua Storia

Storia dell'ecumenismo

Nascita e vicenda del movimento
Conferenza di Edimburgo del 1910 La concezione protestante dell'unità è all'origine del movimento ecumenico.
Dalla seconda metà dell'Ottocento in poi si costituiscono i più importanti organismi
di collaborazione confessionale.
Nel 1875 è fondata l'Alleanza delle chiese Riformate e Presbiteriane e successivamente, nel 1881
il Consiglio Mondiale Metodista, nel 1905 l'Alleanza Mondiale Battista,
nel 1929 la Federazione Luterana Mondiale.
Parallelamente a questi organismi di carattere confessionale sorgono alcuni tentativi di collaborazione interconfessionale.
Il primo è l'Alleanza Evangelica, creata a Londra nel 1846 da un'assemblea di 900 cristiani membri di 52 diverse chiese protestanti, provenienti da tutto il mondo.
Nel 1910 a Edimburgo è convocata una conferenza missionaria che riunisce per la prima volta i rappresentanti di tutte le confessioni protestanti, della comunione anglicana e di alcune chiese vecchio-cattoliche.
Questa conferenza può essere considerata il vero inizio del movimento ecumenico.
Sin dall'inizio questo movimento ha due anime: quella teologica (unità nella fede) e quella pratica (unità nell'azione).
La prima anima è legata al movimento “Fede e costituzione” nato dall'iniziativa del vescovo della chiesa episcopale americana Charles Brent (1862-1929).
Il movimento “Vita e azione” fu creato su iniziativa e per ispirazione dell'arcivescovo luterano svedese Nathan Söderblom (1866-1931). Entrambi i movimenti, nati dopo la conferenza di Edimburgo, prendono corpo dando vita alle prime grandi assemblee ecumeniche mondiali.
Le più importanti sono l'assemblea di Stoccolma nel 1925 e l'assemblea di Losanna nel 1927.
Nel 1948 i due movimenti confluiscono nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC).

Il CEC è formato oggi da 347 Chiese membro in oltre 110 paesi del mondo e rappresenta circa 560 milioni di cristiani. Comprende la maggior parte delle Chiese ortodosse, numerose Chiese protestanti storiche (anglicane, battiste, luterane, metodiste, riformate, tra cui la Chiesa valdese) e diverse Chiese indipendenti.



tratto da: www.chiesavaldese.org
Pubblicato da maurizio abbà alle 10:08
Etichette: Dialogo, Ecumenismo, SPUC 2020

venerdì 24 gennaio 2020

Ecumenismo - significato del termine

Ecumenismo

Cristiani in dialogo

oikoum&eacutene
Il termine "ecumenismo" deriva da oikouméne che indicava nella cultura greca la parte abitata della terra. È stato accolto negli ambienti cristiani per indicare l’universalità del messaggio cristiano e in epoca moderna l’orientamento delle chiese cristiane a superare la visione confessionale che identifica la Chiesa di Cristo con la propria comunità ecclesiale.

Non sono mai mancate nel corso della storia cristiana delle personalità che hanno avvertito che la divisione e spesso il conflitto fra le chiese era un fatto negativo, in contraddizione con lo stesso Credo che afferma “credo la Santa Chiesa Universale (o cattolica per usare la parola greca). Il problema si è posto però con urgenza in epoca moderna per due motivi. Il primo, di natura culturale, è legato al concetto di tolleranza che si fece strada nella coscienza europea alla fine del Seicento; il secondo, di natura spirituale, nasceva nel quadro dell’opera condotta nei paesi extraeuropei dai missionari che presentano la fede cristiana, ma spesso nella forma della propria confessione: cattolici romani, anglicani, metodisti, facendo sorgere l’interrogativo se si tratta della stessa religione o di tante religioni concorrenti. 


tratto da: www.chiesavaldese.org
Pubblicato da maurizio abbà alle 08:46
Etichette: Dialogo, Ecumenismo, SPUC 2020

ognuno dei miei desideri è una preghiera per te

La foi

" Je ne peux pas prier avec des mots,
  mais chacun de mes désirs est une prière pour toi.
  Je ne peux pas confesser mes erreurs,
  mais chacun de mes regrets est un aveu pour toi.
 Je ne peux pas joindre mes mains pour t’adorer, ni m’agenouiller,
 mais chacune de mes joies est une adoration pour toi.
 Je ne peux pas t’offrir des sacrifices ni des privations,
 mais chacun de mes actes est une offrande pour toi.
 Je ne peux pas te connaître,
 mais je t’ai senti dans ce qu’il y a de meilleur dans le monde,
 dans ce qu’il y a de plus beau, et je t’ai choisi comme but de ma vie,
 comme direction de mes efforts.
 Jour après jour, je chercherai à vivre mieux.
 Permets seulement que ma volonté soit endurante
 et que persévérant soit mon effort, jusqu’à la fin.
                                               
          Aimée Degallier-Martin (Lézard)


tratto da: jecherchedieu.ch
Pubblicato da maurizio abbà alle 08:08
Etichette: Alla ricerca di Dio, Fede, Preghiere, Prières

giovedì 23 gennaio 2020

Memoria Storica Valdese

Luoghi e memorie

Documenti della vicenda secolare dei valdesi
Monumento di Sibaud nel comune di Bobbio Pellice (TO)
Tutte le società umane politiche o religiose hanno un patrimonio di memorie, tradizioni, feste, 
figure ideali, che costituiscono parte essenziale della loro identità;
non diverso è il caso delle chiese valdesi e metodiste.
Particolarmente interessante e peculiare il caso delle prime. Per la lunga e complessa vicenda storica in cui sono stati protagonisti, i valdesi hanno dato vita sin dall'epoca medievale ad una eccezionale quantità di materiale documentario, di testi, di pubblicazioni che hanno naturalmente contribuito essi stessi ad arricchire con i loro scritti e le loro memorie. Di questo patrimonio si è preso cura la Società di Studi valdesi.
Questo fa sì che la memoria storica abbia sempre avuto un ruolo
assai rilevante nella loro vita ecclesiale.
I loro intellettuali hanno coltivato infatti interessi storici molto più che letterari, filosofici o teologici e a costituire patrimonio della memoria popolare non sono stati elementi del folklore ma della storia.

In quest'ottica si comprende la cura particolare data ai luoghi in cui si sono svolti i momenti salienti della loro vicenda. 
Sempre ricordati nelle tradizioni popolari sono stati successivamente segnati, secondo l'abitudine ottocentesca, con monumenti, lapidi, cippi. 
Le valli valdesi possono così essere lette come una mappa storica calata sulla geografia.
In quest'ottica sono stati organizzati sin dall'Ottocento i musei locali, in particolare a Torre Pellice, che costituiscono tuttora una rete di presenze particolarmente significative.
La cura e la valorizzazione dei luoghi storici è affidata
al Coordinamento dei Musei e luoghi storici valdesi di cui sono parte il Centro culturale
e, per quel che compete alla Tavola valdese, il Comitato per i luoghi storici valdesi.


tratto da: www.chiesavaldese.org
Pubblicato da maurizio abbà alle 13:24
Etichette: Storia Valdese
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