domenica 28 gennaio 2018

la Lumière - Domenica 28 gennaio 2018




DOMENICA 28 Gennaio 2018
SEPTUAGESIMA
70 GIORNI PRIMA DI PASQUA

Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,21-28
Traduzione Nuova Riveduta

21 Vennero a Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava. 22 Essi si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.
23 In quel momento si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale prese a gridare: 24 «Che c'è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: il Santo di Dio!» 25 Gesù lo sgridò, dicendo: «Sta' zitto ed esci da costui!» 26 E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 E tutti si stupirono e si domandavano tra di loro: «Che cos'è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! Egli comanda perfino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono!» 28 La sua fama si divulgò subito dappertutto, nella circostante regione della Galilea.



BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

       Che cos'è mai questo?

Maurizio Abbà

Gesù ebreo, laico, insegna con autorevolezza (non con autoritarismo!).
Alcune annotazioni esegetiche:

v.24 Che c'è fra noi e te, Gesù Nazareno?

(trad. CEI: “che c’entri con noi?”);

la versione della Nuova traduzione ecumenica commentata è la seguente:
"Che cosa (vi è) tra noi e te, Gesù Nazareno?";

letteralmente: Cosa a noi e a te Gesù Nazareno? 
Sembra il tentativo disperato del male di trovare un'intesa
da spartizione? Ma qui la distanza è, come dire, qualitativa oltreché quantitativa, non c'è possibilità alcuna di accordo tra Gesù e le forze del male.


(Tutt'altra situazione invece nel contesto delle nozze di Cana, in Giovanni 2,4:

Gesù dice: 
«Che c'è fra me e te, o donna? 
- frase che, com'è noto, Gesù rivolge a sua madre, 
che interveniva con l'amore 'eccedente' - ma non superfluo! - di una madre).


v.26 E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 


v.28 La sua fama si divulgò

       letteralmente: E uscì la fama di lui subito ovunque
 
Esodo: come sappiamo è la chiave interpretativa dell'Antico Testamento e aiuta a comprendere anche il Nuovo.
Esodo: biblicamente è un percorso di liberazione, annotiamo che:
mentre qui in Marco l,26 l'uomo è finalmente liberato in quanto: "lo spirito immondo uscì da lui"
al v. 28 letteralmente: da Gesù uscì la fama di lui subito ovunque.

Facciamo un balzo in avanti nel testo di Marco:
al v.36-38a: "Simone e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; 37 e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano». 38 Ed egli disse loro: «Andiamo altrove,

- già Gesù dice: "Andiamo altrove", la sua fama era uscita da lui e adesso 'ritorna' e le presenta il conto: 
della tentazione di una autocelebrazione, la tentazione molto forte del compiacimento religioso, 
la tentazione di essere un leader che sovrasta le menti e i corpi dei suoi seguaci, con il potere di distorcerle, fino a straziarle, tentazione fortissima pressoché irresistibile, è la tentazione del Potere. Non la si può affrontare si perderebbe cedendole con i migliori propositi e con lodevoli intendimenti certo. Ma non vi sarebbe scampo, la tentazione vincerebbe.
La teologia della croce è altra cosa. Per Gesù l'unica Via è: andare altrove per proseguire quanto c'è da fare evangelicamente.
Siamo e stiamo sulla linea che separa sottilmente ma distintamente e chiaramente la testimonianza verace della Buona Notizia ossia l'Evangelo che ti libera da quanto sarebbe ideologia religiosa che rende prigionieri.

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Attenzione: letteralmente non vuol dire fondamentalistico.
- Fondamentalistico: vuol dire che l'ideologia religiosa s'impadronisce del testo e lo manipola fino a distorcerlo, a straziarlo.
Il fondamentalismo è inevitabilmente autoritario.
Perciò il testo va liberato dalla gabbia fondamentalista.


- Letteralmente invece vuol dire stare aderenti al testo, anche se, a volte, è un po' spigoloso o così ci appare, anche se suona un po' aspro in qualche brano, anche se non scorre sempre ed ovunque con eleganza linguistica come vorremmo.
Letteralmente: sì ma sempre con il criterio ermeneutico (cioè interpretativo) 
di credere e comprendere:
un criterio fondamentale ma non fondamentalistico.
Stare sul 'pezzo': dove il 'pezzo' è il testo biblico denso e scintillante.
Letteralmente essere cioè attenti a quanto il testo dice e anche a quanto... non dice,
tutto questo può essere autorevole.

Gesù ebreo, laico, insegna con autorevolezza e in Sinagoga compie la sua prima guarigione.

"Che cos'è mai questo?" Domanda che risuona per una fede risanatrice e liberante.

Marco Nuova traduzione ecumenica commentata

 

Ideatore del progetto e curatore del volume: Ernesto Borghi, presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana
Redattrici e redattori: Stefania De Vito, biblista cattolica, Gaetano Di Palma, presbitero e biblista cattolico, Luciano Locatelli, presbitero cattolico, Lidia Maggi, pastora e biblista battista, Francesco Mosetto, presbitero e biblista cattolico, Eric Noffke, pastore e biblista metodista, Angelo Reginato, biblista battista
Prefazione: Bruno Maggioni, presbitero e biblista cattolico
Postfazione: Claudio G. Bottini, presbitero e biblista cattolico
Appendici artistiche e pastorali: Stefano Zuffi, storico dell’arte, Roberto Geroldi, presbitero cattolico

www.edizioniterrasanta.it




L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo 


Gesù, non c’è nessuno che parli di Dio come fai tu, e la gente se ne è accorta. 
(…)
Quello che dici è, in fondo, il respiro della tua esistenza, 
l’amore che ti lega al Padre, il rapporto unico ed originale 
da cui sgorga ogni parola e ogni gesto.

Ecco perché tutti avvertono la forza travolgente che emana da te 
e che può trasformare ogni persona, 
liberandola da tutto ciò che la tiene prigioniera, incatenata ad un male che logora, 
ad una sofferenza che non ha fine.

In effetti tu non ti limiti ad indicare la guarigione,
ma la realizzi, la rendi possibile.

Tu non tracci solamente la strada, ma trasmetti l’energia per affrontarla. 
Tu non sei uno che esorta ad una vita nuova, ma la doni concretamente 
con la tua misericordia che trasfigura, 
con la tua saggezza che orienta, 
con la tua determinazione nel lottare
contro ogni potenza oscura che attenta alla nostra dignità e alla nostra gioia.

tratto da: - La Preghiera di Roberto Laurita, in: «Servizio della Parola», n.494, Editrice Queriniana, 137.

sabato 27 gennaio 2018

FARE MEMORIA

Sabato 27 gennaio
Giorno della Memoria per ricordare le vittime della Shoah

Fare Memoria dev'essere esercizio non meccanico ma impegno costante, non di un solo giorno.
Le vittime della Shoah - dello Sterminio nazista.
Le vittime: ebrei e non ebrei. 
Tutte le vittime vanno rispettate in una memoria che rischia di essere sempre più fragile.

- Il razzismo purtroppo torna prepotente, come al suo solito, anche ai nostri giorni.

Allora, ancora di più occorre urgentemente Fare Memoria 
per dare un futuro dignitoso alle generazioni di domani,
e domani ogni generazione, a sua volta, si dovrà attrezzare per fare memoria. 
La memoria non è acquisita una volta per tutte.
La memoria di ieri è per il futuro di domani, questo dev'essere il nostro presente.
Non dimentichiamolo.
Maurizio Abbà

 

domenica 21 gennaio 2018

la Lumière - Domenica 21 gennaio 2018.

 
DOMENICA 21 Gennaio 2018
3a DOPO L'EPIFANIA

APOCALISSE 1,9-18

9 Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. 10 Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: 11 «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea».
12 Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d'oro 13 e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d'uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d'oro all'altezza del petto. 14 Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; 15 i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. 16 Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza.
17 Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l'ultimo, 18 e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades.


BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

       Apocalisse: uno scritto per incoraggiare e rassicurare

Maurizio Abbà

L'Apocalisse è stato definito un libro dal linguaggio audiovisivo. 
Si tratta, infatti, di un libro fatto per l'ascolto e nell'ascolto riuscire a 'sentire' le immagini.
Un libro che vuole incoraggiare ed esortare.
Apocalisse, com'è noto, vuol dire Rivelazione
Uno scritto per incoraggiare e rassicurare. 
Alla ricerca non della fine ma del fine. 
Dare senso pieno e autentico al nostro fare, dire, pensare, agire.
Porgere senso pieno e autentico al nostro amare. 


v. 15 'bronzo', invece il termine originario letteralmente è: ORICALCO.
L'Oricalco: un metallo che si perde nei racconti collegati alla leggendaria isola d'Atlantide e che ritroviamo menzionato sovente anche nella cultura popolare, anche nella cultura popolare in età a noi contemporanea.
Nei racconti mitologici si racconta che gli scudi di oricalco erano una protezione sicura, le armi non potevano nulla contro gli scudi fatti con questo metallo.
 
I piedi di Gesù, in questa visione dell'Apocalisse, sono simili a oricalco.
Che vuol dire? Vuol dire forse che mettendo i nostri piedi nelle orme tracciate da Gesù
saremo, nonostante tutto, in rifugio accogliente e protettivo.
In un percorso per una vita vera e, si passi il gioco di parole, una vita viva 
una vita in cui si sa in chi confidare: Gesù Cristo.

Le chiavi della vittoria sulla morte sono nelle mani salde e sicure di Gesù Cristo.
Questa è Buona Notizia. Questo è proprio l'Evangelo. 
Apocalisse: Evangelo incoraggiante e rassicurante!




Theologica
                                                                              
M. Eugene BORING

  Una lettera pastorale

    Studiamo l’Apocalisse perché è nella nostra Bibbia. Tuttavia, Giovanni non l’ha scritta affinché fosse «l’ultimo libro della Bibbia». L’Apocalisse era una lettera diretta a dei cristiani che egli conosceva e verso i quali sentiva di avere una responsabilità pastorale. Quando si parla di «lettera» non s’intende una comunicazione privata; non era una missiva destinata alla silenziosa lettura privata, ma un documento che doveva essere letto ad alta voce durante il culto nelle chiese della provincia romana dell’Asia (Apoc. 1,3). Non dovremmo immaginarci i lettori originari chiusi sulle pagine dello scritto in silenziosa contemplazione individuale o perplessi, bensì radunati nell’assemblea  di lode e preghiera, attenti alla lettura della lettera fatta ad alta voce da chi presiedeva l’assemblea di culto.       Le immagini e le metafore dell’Apocalisse, che talora
sembrano stravaganti a dei lettori moderni, sono prese per lo più dal bagaglio tradizionale di immagini familiari a coloro che erano abituati ad ascoltare la Bibbia letta durante il culto del popolo di Dio che aveva raccolto il testimone.”

tratto da: - M. Eugene Boring, Apocalisse (Strumenti 43 Commentari)
Edizione italiana a cura di Franco Ronchi, Claudiana, Torino, 2008, 22 .





domenica 14 gennaio 2018

la Lumière - Domenica 14 gennaio 2018



DOMENICA 14 Gennaio 2018
2a DOPO L'EPIFANIA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,35-42

35 Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; 36 e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!» 37 I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. 38 Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?» 39 Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora.
40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù. 41 Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo); 42 e lo condusse da Gesù. Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro»).
 

BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

       Cercare... l'Agnello di Dio!

Maurizio Abbà

Che cercate? Questa domanda rivolta al plurale potremmo attualizzarla e contestualizzarla, così da rivolgerla: ad una società, ad una città, ad una chiesa, ad un gruppo, ad un movimento, ad un partito politico, ecc.
  
   Si può porgere la domanda anche al singolare, rivolta a te, proprio a te, a me proprio a me:
   cosa cerchi?

Cercare: è un buon esercizio, cercare nella dimensione della fede vuol dire essere disposti ad ascoltare. Vuol dire essere disposti a lasciarsi gradevolmente sorprendere.
Nella fede evangelica si cerca perché si è già stati trovati: da Gesù Cristo.
Che cercate? Questo Gesù ci chiede. 
Allora dobbiamo cercare pace non armamenti.
Allora dobbiamo cercare  giustizia non iniquità.
Allora dobbiamo cercare  speranza proprio e ancor di più quando pare non esserci. 
Speranza di Speranza.
Speranza di Speranza non è illusione con un manto religioso, 
ma è il tentativo che riuscirà, eccome se riuscirà, di aprire un varco nelle avversità,
è, ancora una volta, la Resilienza: ci si rialza più forti di prima.

Agnello: nella simbologia cristiana antica
Gesù è l'Agnello di Dio.

L'agnello, animale mite, andrebbe rispettato anche per questo forte significato simbolico-spirituale. Andrebbe rispettato comunque.


" Per il suo candore e la mansuetudine l'agnello è da sempre simbolo di innocenza e fiducia.
  (...) 
  Sulle pareti catacombali l'agnellino - ritratto un po' in disparte, in mezzo ad altre pecore - 
  rappresenta il Salvatore che prende su di sé i peccati del mondo. Il gregge rimanda anche
  ai credenti e alla Chiesa dei martiri, e Gesù vi appare spesso nel ruolo di buon Pastore "
     tratto da: - Roberta Russo,  
     L'albero della vita e gli altri simboli cristiani Una guida per comprendere e meditare  
     (100 cose da sapere), Edizioni Terra Santa, Milano, 2017, 75.    




 


sabato 13 gennaio 2018

La grande narrazione biblica


Librarsi 
 domande per sapere risposte per domandare ancora
 
Recensione di Maurizio Abbà


Un libro che costituisce un ausilio importante
per l'introduzione alla lettura e allo studio della Bibbia.
Il commento di Piero Stefani è puntuale ed illuminante,
un sussidio per scoprire o per ri-trovare il gusto di leggere fruttuosamente
la grande biblioteca di libri che è la Bibbia.
Per i cristiani la Bibbia è composta da: Antico e Nuovo Testamento.
L'apparato iconografico, a corredo non solo estetico ma altresì esplicativo,
è davvero notevole.

Piero Stefani, Il grande racconto della Bibbia
Società editrice il Mulino, Bologna, 2017, pp.594.
www.mulino.it



 
“Quando si solleva la domanda «che libro è questo?» viene sempre implicitamente
evocata anche un’altra questione «chi è il lettore di questo libro?». 
Già Gregorio Magno nel VI secolo sosteneva che 
la Scrittura cresce con chi la legge, 
vale a dire con chi vi fa emergere sempre nuovi significati.
Ogni testo «suscita» il proprio lettore ma mai come nella Bibbia 
questo legame è attivo e lo scambio vicendevole. 
Il lettore interpella in quanto si sente a propria volta interpellato”, (p.12).


Piero Stefani docente  di Ebraismo a Milano alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale,
è presidente nazionale del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) www.saenotizie.it
già presidente di Biblia associazione laica di cultura biblica  www.biblia.org
è autore di numerosi scritti di alta divulgazione biblica e teologica.

domenica 7 gennaio 2018

la Lumière - Domenica 7 gennaio 2018

DOMENICA 7 Gennaio 2018
1a DOPO L'EPIFANIA

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 2,1-12

1 Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».
3 Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere. 5 Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
6 "E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda;
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele
"».
7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; 8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».
9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. 10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. 12 Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via.


BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

       Una stella tre doni e il sogno di una vita diversa

Maurizio Abbà
 

I PERSONAGGI:

I magi: sulla base dei dati biblici non sappiamo i loro nomi. 

Di questi saggi arrivati dall’"Oriente" (precisamente non sappiamo) sappiamo che hanno fatto molta strada per ringraziare e omaggiare il Re dei Re.
Impariamo a mettere i nostri nomi a questi personaggi e così fare anche noi pratica di ringraziamento e di adorazione. 

Erode:  è il cattivo della storia qui narrata. Effettivamente... il potere che vive sulla paura che incute... ha paura di un bambino! Il Potere di Erode reagirà poi in maniera tragicamente violenta (Matteo 2,16-18). 
Il Potere è autoritario non è autorevole. Se fosse autorevole non avrebbe bisogno di far paura e non ne avrebbe di paura, e non sarebbe violento.

- Domanda: dov'è Gesù? Il segno fragile di un bambino, la ricerca di Gesù perché si è già stati trovati da lui.
Il Potere - Erode - cerca il bambino Gesù. 

Gesù invece ha già trovato Erode. 

Erode ha paura di perdere il suo potere a motivo della vera regalità di Gesù, una regalità diversa che non si basa sul tenere dei sudditi prigionieri della paura, 
una regalità che vuole discepoli liberi e liberati.

 
Una stella   Orientamento. Trovare significato, essere sale e luce.

 tre doni      Donare è anche saper ricevere, essere disponibili ad accogliere, 
                        ad accogliersi.

 e il sogno di una vita diversa  "tornarono a casa per un'altra via" v. 12, i magi tornano a casa ma per altra via, una via diversa.
Certo torna in mente che i primi cristiani si chiamavano quelli de La Via (Atti 9,2; 22,4; 24,14; 24,22;), La nuova Via Atti 19,9.23, 
la discepola di Gesù è sempre nella fede in movimento, chi segue Gesù è sempre disponibile a capire: credere e comprendere. La saggezza della fede

Come fare a tornare a casa per un'altra via, una via diversa?
La meta del ritorno non cambia: a casa. 
Da casa a casa. Dalla casa di Gesù alla casa dei magi.


Allora diventa fondamentale, è evidente, saper andare incontro a chi la casa ha perso,
a causa di terremoti, guerre, carestie, sconvolgimenti climatici.

Il sogno di una vita diversa è anche semplicemente il ritornare a casa.

Ritrovarsi insieme allora saremo arrivati davvero a casa là dove ci troviamo.

La Bibbia, nella fede, è patria portatile che c'invita ad una vita diversa,
a radicarci in movimento (!) là dove siamo, a vivere una vita più vera.
Qualche sogno di vita autentica lo possiamo realizzare.



L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo 

 la Preghiera di Roberto Laurita
 
Il viaggio dei magi è il simbolo

di tanti percorsi di fede,

che partono dalle situazioni più diverse

e dalle regioni più lontane,

storie tanto differenti

che hanno in comune un approdo.


È il luogo, il momento in cui

tutto appare finalmente chiaro:

allora ti possiamo riconoscere

e lasciarci colmare dalla tua gioia.
 - il testo integrale della preghiera in: - Roberto Laurita, "Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee", n. 494 - anno L, Editrice Queriniana, Brescia, Gennaio/Febbraio 2018, 62.
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Come un predicatore e chi lo ascolta dovrebbe pregare
Caro Padre celeste, parla tu, di buon grado sarò un allievo e
un bambino e tacerò; perché se dovessi governare io la chiesa
a partire dall’intelligenza, saggezza e ragionevolezza mie
proprie, il carro sarebbe da tempo impantanato nel fango e la
nave sarebbe da tempo andata in rovina. Perciò, buon Dio,
governala e conducila tu stesso, di buon grado rinuncerò a
seguire l’umana ragionevolezza, lasciando a te solo il governo
mediante la tua parola.

Come dovrebbe pregare chi ascolta la predicazione
Non credo nel mio pastore, ma egli mi parla di un altro
Signore, che si chiama Cristo, questi egli mi indica. 
Vorrò pendere dalle labbra del predicatore fintanto 
che egli mi condurrà verso il giusto maestro e precettore stesso, 
il Figlio di Dio.
Martin Lutero  
tratto da: - Martin Lutero Preghiere 
a cura di Beata Ravasi e Fulvio Ferrario
(collana Spiritualità 12), Claudiana, Torino, 2015, 40-41.



  
Theologica I.
 Luca FALLICA
         Come accade ai testi narrativi - almeno a quelli scritti bene - i racconti evangelici parlano anche
attraverso i loro silenzi. 
Matteo non ci dice molto dei Magi, se non che vengono da Oriente e sono sapienti nell'interpretare il movimento delle stelle e del cielo; uomini capaci di ricerca e desiderio.
L'evangelista non ci dice neppure quanti siano;
(...)
Questo bambino è già il re che regna dalla croce, il Figlio di Dio che assume la debolezza della nostra carne mortale;
(...)
Viene così interrogata la nostra fede: quale dono ciascuno di noi offrirebbe a questo bambino?
 
Ma i Magi hanno dovuto camminare e cercare insieme; ogni loro dono viene offerto insieme a quello degli altri. Soltanto se offerti insieme, i doni possono esprimere il volto autentico di Gesù. Cosa sarebbe l'oro da solo, se non ci fosse l'incenso a ricordare che la sua regalità è una regalità diversa, esercitata non secondo la logica umana del potere, al pari di Erode, ma secondo quella divina del dono di sé? Cosa sarebbe l'oro se non ci fosse la mirra ad annunciare che la sua è comunque una signoria crocifissa e risorta?
tratto da: - Luca Fallica, Un tesoro tra le mani Commento ai Vangeli festivi Anno A, Paoline Editoriale Libri, Milano,  2016, 49-51.
 
 Theologica II.
 Luca FALLICA
 Celebriamo l'Epifania, cioè la manifestazione del Signore, dopo averne celebrato la nascita il 25 dicembre. La liturgia ci fa in questo modo sostare su due aspetti di un unico mistero: la venuta del Figlio di Dio nella nostra carne e la sua rivelazione. 
Usando un'immagine, forse banale, ma che può avere una sua pregnanza, sembra accadere qualcosa di simile a quello che accade quando c'è un temporale: dapprima vedi la luce del fulmine o del lampo; poi, a distanza di qualche tempo, ne senti il tuono, ne puoi ascoltare la voce. Sia la luce sia il tuono appartengono allo stesso evento, ma ti raggiungono in tempi diversi. La luce ha infatti una velocità maggiore del suono e ti sorprende prima. Anche il mistero dell'incarnazione sembra avere velocità diverse. C'è, per così dire, la velocità di Dio e del suo dono. Egli, nel bambino nato a Betlemme, manifesta pienamente il suo mistero, dice la sua ultima e definitiva parola, come ricorda l'autore della Lettera agli Ebrei; porta dunque a compimento quella rivelazione di sé che ha pazientemente intessuto nei tempi antichi, nei lunghi anni della sua pazienza.
tratto da: - Luca Fallica, Chi sei, Gesù di Nazaret? Commento ai Vangeli festivi Anno B,
Paoline Editoriale Libri, Milano, 2017, 51-52.
Theologica III.
 Gianfranco RAVASI


Nell’Antico Testamento, però, il Libro di Daniele parla spesso di «magi» babilonesi. Effettivamente Babilonia aveva il primato nell’antico Oriente riguardo agli studi astronomici e astrologici. Là, anche ai tempi di Gesù, era presente una nutrita colonia giudaica che forse aveva trasmesso la sua attesa messianica anche ai «magi» babilonesi.

   

    Nella Bibbia, però, «i figli d’Oriente» sono molto spesso gli Arabi del deserto (Arabia e Siria) o i Nabatei, le cui carovane commerciavano in incenso e oro e le cui relazioni con Israele risalivano all’epoca di Salomone. Ben quattro tribù arabe del deserto derivavano il loro nome dalle stelle, dimostrando così un vivo interesse per l’astrologia.



Nel 160, lo scrittore cristiano Giustino affermava senza esitazione: «Andarono da Erode Magi provenienti dall’Arabia». Ma recentemente uno studioso americano, M. McNamara, ha reso molto più «domestici» i Magi considerandoli come membri degli Esseni, quella setta giudaica nota soprattutto per il suo monastero sulle rive del Mar Morto: essi infatti si interessavano moltissimo di oroscopi messianici e nei loro scritti assieme al simbolo della stella del Messia.



    Un enigma irrisolto, quindi, quello della patria dei Magi. Risolvibile forse solo attraverso quella dimensione più profonda che il testo di Matteo rivela ad un’analisi più teologica.



La vicenda storica in sé non impossibile, come alcuni critici ancor oggi sostengono, proprio perché il segnale astrale era un «codice» culturale tipico di quell’epoca e poteva essere connesso con la diffusione delle speranze messianiche che l’ebraismo aveva favorito con la sua diaspora nel mondo.



Ma è certo che l’evangelista vuole sorpassare il fatto storico e vuole far brillare significati ulteriori in questi uomini dell’Oriente giunti a Gerusalemme per «rendere omaggio al neonato re dei Giudei». La loro è la storia di un viaggio rischioso sul modello di quello di Abramo che «partì senza sapere dove sarebbe andato» (Eb 11,8).



Il filosofo francese Emmanuel Levinas ha sottolineato che al mito di Ulisse che ritorna ad Itaca, al quieto vivere familiare, al passato nostalgico, nella bibbia si oppone la storia di Abramo e dei Magi che lasciano la loro patria per una terra e una famiglia ignota. 

È il senso di quella bellissima definizione che gli Ebrei dell’Antico Testamento si danno come figli dell’esodo dall’Egitto: «Noi siamo forestieri come i nostri padri» (1 Cr 29,15). È l’esortazione di Isaia (2,3.5): « Venite, saliamo sul monte del Signore… Casa di Giacobbe, vieni camminiamo nella luce del Signore!». Il viaggio dei Magi diventa, così, l’emblema della vita cristiana intesa come sequela, discepolato, ricerca.



Il viaggio esige distacco, coraggio, ricerca, speranza. Chi è legato a terra dai pesi delle cose e degli egoismi è incapace di essere pellegrino.





tratto da: - Gianfranco Ravasi, I Vangeli del Dio con noi Paoline Editoriale Libri, Milano, 1993, nuova edizione aggiornata nella collana Spiritualità del quotidiano, 2009, 133-135.



 
Theologica  IV.
 Ulrich LUZ

I riformatori hanno polemizzato contro l'identificazione dei magi con dei re; anche l'esegesi cattolica ha accolto relativamente presto lo scetticismo protestante. Si vede però in questo caso quanta poca influenza abbia avuto l'esegesi sulla devozione popolare: la festa dell'epifania è ancora oggi la festa dei tre re. Anche il fatto che in epoca moderna i re «cristiani» si siano identificati sempre meno con il ruolo «regale» dei magi ha poco a che fare con la Riforma, molto invece con la concezione assolutistica della monarchia propria dell'età moderna.
 

tratto da: - Ulrich Luz, Matteo (Commentario Paideia Nuovo Testamento 1.1), Edizione italiana a cura di Claudio Gianotto, traduzione italiana di Luca Bettarini, revisione di Claudio Gianotto, Revisione redazionale di Donatella Zoroddu, Vol. 1, Paideia editrice, Brescia, 2006, 192.