la Lumière

Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,12

domenica 30 agosto 2020

Quale posto alla Scuola della Parola?

DOMENICA 30 Agosto 2020  - 13a DOPO PENTECOSTE
 
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,21-22



21 Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno.
22 Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai».





22 «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai» così l’apostolo.
Per quale motivo Simone detto Pietro afferma questo?

-       Forse per affetto? ......È possibile.
-       O per calcolo ‘politico’, avendo paura che salti il progetto di conquista messianica gloriosa (nel senso politico appunto)? ......Neppure questo si può escludere.

Che dire? Non siamo nella testa dell’apostolo. Tra non molto vi saranno tecnologie che “entreranno” letteralmente nella testa delle persone, il principio di accesso è nobilitato, ovviamente, da motivi terapeutici per correggere e quindi vincere varie patologie anche invalidanti, ottimo, ma l’obiettivo neppure sottaciuto è quello di arrivare ad una fusione tra intelligenza umana ed intelligenza artificiale (quella dei computer tanto per capirci), con superamenti di limiti e risultati che non possiamo neppure immaginare; alcuni potrebbero essere appunto utili ma potrebbero non essere sempre ‘automaticamente’ i più auspicabili, soprattutto se nelle mani di ambiziosi senza scrupoli. 
Purtroppo come sappiamo, i fondamentalismi religiosi sono altresì partecipi di questo settore dell’avidità umana.

Pietro non è escluso, è invitato a tornare al suo posto. Il posto del discepolo è al seguito del suo Maestro Gesù Cristo.
Stare al proprio posto consapevole delle sue possibilità e dei suoi limiti e del fatto di essere discepolo (e noi con lui) alla Scuola del Maestro Gesù Cristo.

Tra gli apostoli:
o   Giuda Iscariota non resterà escluso dalla partecipazione all’Ultima Cena (quanto dovrebbero imparare le chiese al riguardo!);
o   Tommaso detto Didimo, quando la sera di Pasqua (!) pronuncerà le parole di dubbio profondo: “se non ... io non crederò ...”, neppure lui risulterà emarginato dal gruppo apostolico (Gv 20,24), e il suo dubbio non sarà espulso a priori, anzi, il successivo manifestarsi di Gesù si replica quasi appositamente per lui, così che gli Undici siano tutti su di un piano di uguaglianza rispetto al tema della Risurrezione (le donne che seguivano il movimento tra cui – Maria Maddalena, ‘apostola degli apostoli’-, era già più avanti, in posizione di docenza seppur non ‘istituzionalmente’ riconosciuta né all’epoca, né lo sarà successivamente).


Maurizio Abbà
Pubblicato da maurizio abbà alle 17:02
Etichette: la Lumière, Matteo 16, Meditazioni

sabato 29 agosto 2020

La tentazione della chiesa è quella di assumere un ruolo che non le compete


Matteo 16,21-24


di Sergio Manna


«Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. 
Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, 
dicendo: “Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai”. 
Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: 
“Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini”. 
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.”»


In questo brano del Vangelo, Pietro rimprovera Gesù. 
Il discorso appena fatto dal Signore (v. 21) non gli piace. 
E allora il discepolo rimprovera il maestro, quasi volesse invertire i ruoli. 
Sebbene sia per amore che egli cerchi di negare quanto Gesù ha appena affermato, di fatto qui Pietro si comporta come se fosse il tutore di Gesù. 
Questo aspetto non è privo di una sua perenne attualità riguardo al ruolo e alla autocomprensione della chiesa.

In ogni epoca storica, infatti, la tentazione della chiesa è quella di assumere un ruolo che non le compete; anziché rimanere discepola del Signore (capace di accogliere anche quelle parole di Gesù che non le sono gradite), avere la pretesa di diventarne il tutore, quasi che il Signore fosse un minore o un incapace da tutelare, guidare e gestire. 
Perfino quando questo atteggiamento è generato da intenti protettivi (come nel caso di Pietro che non vuole che il suo maestro venga ucciso) l’assumerlo è di fatto cedere a una tentazione satanica, perché è un mettersi al posto del Signore.

Perciò Gesù risponde a Pietro, che pure aveva fatto una splendida confessione di fede in lui (Matteo 16,16), con parole dure: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini» (v. 23). 
Ebbene sì, può accadere che perfino chi confessa la fede in Gesù si trasformi in un satana, cioè in un nemico, ed è innegabile che nella storia della chiesa i peggiori nemici di Cristo siano stati molto spesso proprio quelli che avevano la pretesa di parlare a nome suo, o meglio, al posto suo.

L’unico antidoto a questa tentazione satanica è ricordarsi quale sia il posto che spetta al discepolo, e dunque alla chiesa: quello di andare dietro a Gesù (v. 24), cioè mantenere la consapevolezza che dobbiamo essere noi a seguire lui, senza pretendere che sia  lui a seguirci per andare dove noi vorremmo.


tratto da: www.chiesavaldese.org
Pubblicato da maurizio abbà alle 15:13
Etichette: Matteo 16, Meditazioni

venerdì 28 agosto 2020

Culto Evangelico





Domenica 30 agosto 2020
Alle 6,35 del mattino
Culto Evangelico

“Rallegratevi nel Signore”

Filippesi 4, 4-7
predicazione a cura del pastore
Luca Baratto

Il programma proseguirà
con il notiziario dal mondo evangelico
e la segnalazione di alcuni appuntamenti.


Conclude la puntata la rubrica
“Finestra aperta”
a cura di
Cristina Arcidiacono


Per riascoltare questa puntata o le altre
puntate già andate in onda
Clicca qui




Pubblicato da maurizio abbà alle 11:16
Etichette: Culto Evangelico - rubrica di radioraiuno, Filippesi 4

Il vero sogno americano: la fine del razzismo e l'inizio della libertà


tratto da: ucebi.it
 

il 28 agosto del 1963, il pastore battista Martin Luther King pronunciò il suo discorso più famoso: I have a dream. 
La cornice di quell’evento, che raccolse oltre 200.000 persone, fu il «Lincoln Memorial» a Washington, un luogo altamente simbolico per la comunità afroamericana. Nonostante contenesse dure critiche all’establishment degli Stati Uniti, che nel 1963 continuava a negare il diritto di voto agli oltre venti milioni di cittadini di colore, quel discorso viene ricordato ancora oggi e citato come esempio della coscienza civile americana. 

La forza e l’attualità di quel discorso sono nella sua capacità di recuperare un tipico elemento della retorica e della cultura americana, il sogno, per esprimere la visione di una società giusta e riconciliata. - Siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno– esordì King Quando gli artefici della nostra Repubblica scrissero le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione di Indipendenza, stavano firmando una cambiale di cui ogni americano era garante. Questa cambiale era la promessa che tutti gli uomini, sì, l’uomo nero e l’uomo bianco, avrebbero avuto garantiti i diritti inalienabili alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità. 

È ovvio oggi che l’America è venuta meno a questa promessa per quanto riguarda i suoi cittadini di colore».

Le cronache dicono che dopo poche battute l’ampia platea che ascoltava King fu totalmente afferrata dalle sue parole: il trasporto divenne totale quando il pastore, con la retorica cantilenante tipica dei predicatori afroamericani, pronunciò le parole forse più famose di quel discorso: 
«Anche se affronteremo le difficoltà di oggi e di domani, io ho un sogno. 

È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si solleverà e vivrà nel vero significato del suo credo: tutti noi consideriamo questa verità evidente, che tutti gli uomini sono creati uguali. 

Io sogno che nella terra rossa di Georgia, i figli di quelli che erano schiavi e i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere assieme alla tavola della fraternità. Io sogno che un giorno anche lo stato di Mississippi, uno stato ardente per il calore della giustizia, ardente per il calore dell’oppressione, sarà trasformato in un’oasi di libertà e giustizia. Io sogno che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per il carattere della loro personalità».
 
Nonostante il grande rilievo politico della sua azione e le difficoltà con la dirigenza delle chiese, King rimase sempre fedele alla sua vocazione di pastore e mai abbandonò il linguaggio tipico dei sermoni domenicali. Anche al Lincoln Memorial, concludendo il suo discorso, volle così affermare: 
«Questa è la fede con cui ritorno al Sud. Con questa fede potremo tagliare una pietra di speranza dalla montagna della disperazione. Con questa fede potremo trasformare il suono dissonante della nostra nazione in un’armoniosa sinfonia di fraternità. 
Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in carcere insieme, sollevarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi, e questo è il giorno. 

Questo sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio potranno cantare con nuovo significato: “Il mio paese è tuo, dolce terra di libertà, di te io canto”».

La fede è insomma per King la forza morale del movimento nonviolento, di quel «fronte delle coscienze» che egli intese costituire per rivendicare i diritti civili della minoranza afroamericana. Tuttavia, la fede alla quale si richiama, non ha alcun carattere esclusivo o discriminante; non separa ma, abbattendo barriere e invitando tutti a stringersi reciprocamente la mano, costituisce una comunità civile più ampia e solida. 

È questo il senso della chiusura del discorso che suona come una vera e propria poesia della libertà: «Lasciate risuonare la libertà da ogni collina e montagna del Mississippi, da ogni lato della montagna lasciate risuonare la libertà. E quando questo accadrà, e quando lasceremo risuonare la libertà, quando la lasceremo risuonare da ogni villaggio e da ogni casale, da ogni stato e da ogni città, saremo capaci di anticipare il giorno in cui tutti i figli di Dio, uomo negro e uomo bianco, ebreo e cristiano, protestante e cattolico, potremo unire le nostre mani e cantare le parole del vecchio spiritual: “liberi finalmente, liberi finalmente; grazie a Dio Onnipotente, siamo finalmente liberi”».

Il discorso impressionò notevolmente l’opinione pubblica americana perché richiamava esplicitamente alcuni elementi fondativi della sua tradizione: il sogno, la libertà, il patto, la fede. 
Tuttavia all’ampio consenso che gli fu tributato anche dai mass media, da parte dell’amministrazione Kennedy non corrispose un maggiore impegno a sostenere la causa del diritto di voto per gli afroamericani. 
Considerazioni politiche e la paura di una frattura anche nel partito democratico a poco più di un anno dal voto, indussero John e Bob Kennedy a muoversi con grande prudenza: sull’onda del successo della manifestazione al Lincoln Memorial vi furono alcuni incontri con i leader del movimento per i diritti civili, ma nessun atto politico risolutivo. 
Il Voting Rights Act che concedeva il diritto di voto agli afroamericani, giunse soltanto il 6 agosto del 1965, con la firma del presidente Lyndon Johnson.
Pubblicato da maurizio abbà alle 11:01
Etichette: Antirazzismo, Libertà, Martin Luther King

giovedì 27 agosto 2020

La dignità umana dei migranti e i loro diritti


Lampedusa: 

preoccupazione per condizioni disumane dei migranti

Moderatora Trotta: 
"Trasferire subito le persone, nel pieno rispetto dei loro diritti"

Torre Pellice, 26 Agosto 2020

 
"Ci preoccupa molto la situazione di Lampedusa - dichiara Alessandra Trotta, moderatora della Tavola Valdese, a margine della rassegna "Generazioni e rigenerazioni" in corso in questi giorni a Torre Pellice - , ripetutamente denunciata dal sindaco dell'isola, per la condizione disumana in cui il sovraffollamento dell’hotspot sta costringendo le persone migranti che vi si trovano ospitate e per i rischi cui sono esposti, insieme ai migranti, i residenti di questa isola meravigliosa ed accogliente e le tante persone che in questo momento vi si trovano a soggiornarvi per un periodo di vacanza.

Respingiamo, tuttavia, le misure semplificatorie che sacrificano i diritti dei migranti in nome della sicurezza, additandoli a principali responsabili della diffusione del Covid 19. 

Dopo gli anni di presenza operativa a Lampedusa nell'ambito del programma Mediterranean Hope della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, come chiese valdesi e metodiste, mantenendo ferma la convinzione che le persone che rischiano di morire in mare vadano salvate senza se e senza ma e che agli sbarchi vada garantita a tutti un’accoglienza rispettosa della dignità umana, chiediamo con forza che vada riattivato e mantenuto un sistema rapido ed efficiente di immediato trasferimento delle persone accolte verso destinazioni idonee, nel rispetto dei loro diritti e di tutte le norme tese a contenere la diffusione del Covid-19. 

Allo stesso tempo, l’esperienza di gestione dei corridoi umanitari dimostra che la lotta al traffico di vite umane non può prescindere da un complessivo ripensamento delle politiche migratorie del nostro Paese e dell’intera Unione Europea, con la seria riapertura di vie legali di immigrazione e la costruzione di reali percorsi di integrazione e inclusione sociale, a beneficio non solo degli accolti, ma anche dello sviluppo umano, sociale, culturale, oltre che economico, della società che accoglie".

Tratto da Nev.it
Pubblicato da maurizio abbà alle 20:22
Etichette: Corridoi Umanitari, Solidarietà

Lo sguardo di Dio

COME TU MI VEDI INVECCHIARE

Signore, vorrei vedermi
come tu mi vedi.
Vorrei potermi meravigliare
dinanzi a questo me stesso eternamente inventato
dalla tua Saggezza e dal tuo Amore,
e che tu porti, a poco a poco, a compimento
col passar del tempo.

E invece ecco che mi lascio accecare
dalle mie piccole miserie quotidiane.

Invece di lasciarmi afferrare dallo stupore
per quello che fai delle mie povertà
integrandole nel tuo progetto d'amore,
mi concentro solo sulle mie delusioni;
tengo lo sguardo fisso sulle mie perdite.

Signore, ti prego:
rivelami il tuo sguardo vero su di me,
fammi amare tutta la mia vita
così come la costruisci.
Non permettermi di vivere ripiegato in me stesso
senza dinamismo e senza speranza.

Dammi il coraggio di guardarmi
nella verità della tua luce
e di scoprire le meraviglie
che produci con la mia vicenda quotidiana
dall'inizio della mia vita
fino all'eternità.

Roger Gauthier

tratto da: 
- Roger Gauthier, Preghiere per le esigenze del Cuore
traduzione di Anna Paola Maestrini
(spiritualità del nostro tempo), Cittadella Editrice, Assisi, 1998, 54.
Pubblicato da maurizio abbà alle 10:45
Etichette: Età della vita, Meditazioni, Preghiere

mercoledì 26 agosto 2020

Dalla parte delle Donne

Femminile è plurale


 
di Gian Mario Gillio

26 agosto 2020

Incontro ieri a Torre Pellice: «Serve una pastorale sulla violenza di genere»

«Tante donne, anche all’interno delle nostre comunità di chiese, subiscono violenze. Dobbiamo aprire gli occhi», ha ricordato Dora Bognandi, già presidente della Federazione donne evangeliche (Fdei) che ha moderato (e portato il saluto della presidente Gabriela Lio,)
l’incontro di ieri pomeriggio, martedì 25 agosto, presso la Casa valdese e dal titolo: «Formazione e impegno per la salute delle donne».

Un focus dedicato all’universo femminile e volutamente dedicato alle implicazioni, sociali, umane e etiche della recente pandemia.
Un incontro che ha visto alternarsi sul palco tante responsabili di chiese e di progetti sociali. 

«Alcune chiese hanno lavorato tanto in questi anni – ha ricordato Bognandi – in prima linea per approfondire in modo interdisciplinare la questione della violenza genere. Altre, invece, hanno difficoltà ad affrontare la questione.
Un fatto – prosegue Bognandi – che ci dice chiaramente quanto ancora ci sia da fare e che oltre all’impegno serve formazione, direi, una “pastorale ad hoc” per affrontare il tema della violenza contro le donne».
Bognandi ha poi letto il messaggio della responsabile del Segretariato attività ecumeniche (Sae) e dell’Osservatorio interreligioso sulla violenza sulle donne di Bologna Paola Cavallari, inviato alle partecipanti dell’incontro e incentrato sul tema della giornata, la salute e la cura delle donne «molto caro alla donne evangeliche», ha chiosato Bognandi, «salute intesa come cura, come shalom, come ordine, come pienezza, compiutezza». 

Essere in salute vuol dire stare bene, ma come si può star bene in tempo di Covid?
Un tempo che ha recluso in casa e per interi mesi famiglie, singoli individui, anziani, persone con disabilità, bambini e tante donne che, in quelle case, che sarebbero dovute essere rifugi domestici, sono diventate luoghi di sofferenza e di continue violenze fisiche e psicologiche?
«Le donne della Fdei da tempo lavorano per valorizzare le donne e il loro ruolo in una società intrisa di retaggi patriarcali e sessisti» è stato ribadito.

Tra le iniziative da ricordare messe in atto dalle donne evangeliche c’è certamente l’appello nato per contrastare la violenza sulle donne promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e dalla Conferenza episcopale italiana (Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo) firmato dai responsabili evangelici, ortodossi e cattolici al Senato della Repubblica il 9 marzo 2015. 

«L’orgoglio onnipotente – ha ricordato Gabriella Rustici, storica e predicatrice della chiesa valdese di Siena – certamente non aiuta nessuno a star meglio.
La pandemia ha mostrato a tutti noi quanto siamo fragili, donne e uomini. Oggi sono certamente due gli estremi che si rincorrono: da una parte l’eccesso di fiducia e la spasmodica pretesa di guarigione e dall’altra la totale sfiducia nella scienza e dunque nell’uomo.
A molte donne il lock-down non ha regalato riposo, come qualcuno erroneamente e ostinatamente afferma. Al contrario, quel periodo per tante donne è stato un calvario, una ulteriore prova da superare, e malgrado questo le donne anche in quell’occasione sono state protagoniste e registe indispensabili sia nel lavoro, sia nella famiglia».

Un video importante è stato mostrato alle e ai presenti all’incontro di ieri, inviato da Cordelia Vitiello (presidente della Fondazione evangelica betania) e nel quale è emerso con evidenza quanto le donne siano state protagoniste nei luoghi di lavoro.
Nel video in particolar modo si è parlato dell’esperienza dell’Ospedale di Villa Betania e che recentemente ha ricevuto il “bollino rosa”, riconoscimento per la sua particolare cura declinata al femminile e per i percorsi di salute, resi gratuiti per tutti. 
Un impegno identico a quello dell’Ospedale di Genova, ha ricordato Barbara Oliveri (presidente dell’ospedale evangelico internazionale - Oei) esprimendo una nota polemica, «Anche in tempo d’emergenza le task force sono quasi sempre gestite da uomini. Tuttavia, le donne sono state le più attive nella lotta al virus», ha chiosato ricordando che il 70% del personale sanitario è donna.

Ribaltando anche un dato erroneamente diffuso: «Le donne si sono ammalate molto più degli uomini, seppur con una mortalità inferiore.
L’ospedale evangelico di Genova ha assunto un ruolo, suo malgrado, di vero protagonista. Infatti, è stato il primo Covid Hospital della Regione curando più di 200 malati perché contagiati dal virus. 

«Il mio pensiero riconoscente va al personale – ha proseguito Oliveri –, le nostre operatrici, le dottoresse, le infermiere, da declinare anche al maschile, che hanno dovuto fronteggiare situazioni non facili. Questa malattia, come stiamo osservando, causa danni fisici e psicologici seri, danni che potremo valutare sino in fondo solo nel futuro». 

Silvia Lorenzino (vice presidente del servizio “Emma”), un progetto sostenuto dall’Otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi che «mette la donna al centro» ha detto Lorenzino «riesce a far emergere un tema difficile, renderlo chiaro anche a chi spesso non si interroga, aiutando le donne che sono sopravvissute alle violenze. Un problema che ci sembra lontano e che invece vive intorno a noi e può arrivare ad aggredire la nostra stessa pelle», per questo l’attenzione non deve mai calare.

Manuela Castaldo dell’Esercito della Salvezza, ha ricordato che «Nel solo 2016 erano 120mila le vittime per sfruttamento sessuale e il Canada è attualmente il paese con il più alto numero di vittime di Tratta.
Il 45% degli uomini in Italia “richiede” sesso a pagamento. Nelle chiese – ha proseguito Castaldo – c’è ancora imbarazzo a parlare di queste cose, per questo abbiamo attivato una Campagna di sensibilizzazione per contrastare il fenomeno della prostituzione.
Il progetto porta il nome di “Semaforo verde”. Un progetto di aiuto alle donne e alle vittime di tratta». 

La tratta, ha ricordato ancora Castaldo «prospera nel buio, come la muffa; prospera dove c’è isolamento. L’Italia di oggi, purtroppo, non è solo il più grande paese di transito della tratta, ma anche il paese dove ha la sua origine con numeri di prestazioni richieste molto elevati». 
Tra le tante donne all’incontro di ieri, anche un uomo, Beppe Pavan, membro della rete di Uomini in cammino e di Maschile plurale. 

«Gli uomini spesso non si interrogano su ciò che sono, su ciò che fanno, su come noi lo facciamo. Siamo pochi, se presi nella moltitudine. Noi – ha proseguito Pavan – abbiamo preso coscienza di dover fare un percorso coraggioso, abbiamo deciso di metterci in discussione. Abbiamo deciso di intraprendere un cammino importante: quello della prevenzione, della relazione attraverso la parola, dell’azione concreta, dello scambio, del confronto tra di noi in relazione con l’universo femminile.
Di stare nelle relazioni con cura e con rispetto.
Non è facile per alcuni, ma si può imparare. Si può imparare se qualcuno lo insegna.
Per questo è importante investire nell’educazione, nella scuola, nelle università. Solo così sarà possibile formare educatori consapevoli e capaci.
Dobbiamo diventare noi stessi modelli per gli altri, per i nostro figli. Le relazioni devono essere vissute nel benessere, nella salute. Questo, come uomini, cerchiamo di fare». 

Maschile plurale è un’associazione nata a Roma nel 2007 e si impegna da anni in riflessioni e pratiche di ridefinizione della identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale, anche in relazione positiva con il movimento delle donne. Stesso percorso portato avanti dal gruppo di Pinerolo (To): Uomini in cammino.

Susanna D’Amore, la responsabile dell’area scuola della diaconia valdese ha chiuso la serie di interventi: «Abbiamo guardato il mondo da un oblò nei mesi del lock-down, come se fossimo chiusi dentro una nave in movimento. Ma l’oblò è anche quello della lavatrice, dal quale vediamo la biancheria fresca, lavata ma anche frullata. Una sensazione di stropicciamento che molti di noi hanno provato e dalla quale ancora non siamo usciti». Per superare questo senso di disagio, come Diaconia valdese abbiamo deciso di «stare ancora più vicini del solito alle persone vulnerabili, agli studenti, ai docenti, promuovendo momenti di incontro, allargando la nostra consulenza a chi ne aveva più bisogno. Grazie ai nostri sportelli di ascolto. La partecipazione è stata davvero ampia, soprattutto quella femminile».


tratto da: www.riforma.it
Pubblicato da maurizio abbà alle 16:45
Etichette: Donne/Uomini

Grandi sfide: il clima e lotta alle diseguaglianze, ed il rilancio dell'economia


Ripartire dall'ascolto per ricostruire il Paese

di Roberto Davide Papini


Elly Schlein (vicepresidente dell'Emilia Romagna): 
«Riscrivere le norme sull'immigrazione seguendo l'intuizione dei corridoi umanitari" 

Torre Pellice, 25 Agosto 2020
 
«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio: sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia». 
Nella famosa e citatissima frase di don Lorenzo Milani (chi legge perdonerà l'ennesima citazione) la parola chiave è “insieme”. 
E su questo “insieme” Elly Schlein, vicepresidente dell'Emilia Romagna ed ex parlamentare europea, costruisce le sue battaglie, aggiungendo un'altra parola chiave: l'ascolto. 

L'abbiamo intervistata a margine della serata organizzata dalle Chiese valdesi e metodiste a Torre Pellice (Torino) su “La giustizia sociale e ambientale per la costruzione della società post-Covid”.


«Dobbiamo partire dall'ascolto delle persone e dei territori per ricostruire il Paese dopo questo disastro della pandemia. 
Non per tornare alla normalità di prima, ma con l'ambizione di correggere le storture e di lottare contro le diseguaglianze e per la transizione ecologica. 
Questo virus può colpire tutti, ma l'impatto della crisi sanitaria ed economica non è uguale per tutti ed è più pesante per i più deboli. 
Si sono persi 500mila posti di lavoro, quelli dei lavoratori più precari, giovani, donne. 
I sindaci ci dicono che sono venute a chiedere il sostegno della solidarietà alimentare persone che mai avevano chiesto aiuto. 
Credo che dobbiamo cogliere questa drammatica occasione per conoscere meglio i bisogni delle nostre comunità e riscrivere tutti i nostri strumenti di supporto».

Lotta alle diseguaglianze e transizione ecologica: un “vasto programma” direbbe qualcuno

«Sono temi che stanno insieme e che non solo sono nell'agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile, ma sono in tanta parte del pensiero cristiano. E trasversalmente sono presenti nelle manifestazioni dei giovani di tutto il mondo. Sono inscindibili perché chi sta pagando il prezzo più alto dei cambiamenti climatici sono le popolazioni che meno hanno contribuito a causarle. Anche in Italia le persone che rischiano di pagare maggiormente la fragilità del territorio sono quelle più deboli che non possono decidere dove vivere, dove lavorare, quale aria respirare».
 
Lei è entrata al Parlamento europeo da europeista convinta e come ne è uscita? Crede ancora nell'Europa?

«Ci credo di più, perché ho constatato con mano dove stanno i problemi, nella mancata volontà di molti governi di fare davvero l'unione. 
Abbiamo di fronte grandi sfide: il clima e la lotta alle diseguaglianze, come detto, e il rilancio dell'economia, ma con strumenti diversi rispetto al passato quando è mancato un grande piano di investimenti per combattere proprio le ingiustizie sociali e ambientali. 
Vedo dei segnali incoraggianti. Nella scorsa legislatura eravamo in pochi a parlare di un “Green Deal” per la ripresa, adesso è diventato un programma della Commissione. Anche il Recovery Fund è uno strumento importante. 
Complessivamente 750 miliardi orientati verso la transizione ecologica, la transizione digitale e la dimensione sociale. 
Non è sbagliato il progetto europeo, è mancato il coraggio di portarlo a termine, bisogna sfidare i soliti egoismi nazionali».

Intanto, la politica non riesce ad affrontare in maniera efficace il tema dell'immigrazione

«La più grande delusione rispetto a questo governo è la non discontinuità con quello precedente. I decreti sicurezza andavano cancellati, provocano insicurezza e irregolarità. In Europa servirebbe una riforma complessiva della normativa sull'immigrazione con la riforma della Convenzione di Dublino (già approvata dal Parlamento europeo) che cancellerebbe il criterio ipocrita del primo Paese di arrivo. In Italia bisogna seguire l'intuizione di valdesi, Federazione chiese evangeliche e Comunità di Sant'Egidio con i corridoi umanitari. 
E varare percorsi legali di ingresso anche per chi cerca un'opportunità di lavoro. 
Poi, occorre far saltare i memorandum con la Libia e smettere di chiudere gli occhi sui diritti violati nel Mediterraneo e nella rotta balcanica».


Per rivedere la serata pubblica sul tema "Affinché lo lavorasse e lo custodisse".
La giustizia sociale e ambientale per la costruzione del post Covid" cui a partecipato, fra gli altri Elly Schlein, cliccare qui


tratto da: www.chiesavaldese.org
Pubblicato da maurizio abbà alle 10:33
Etichette: Corridoi Umanitari, Solidarietà

martedì 25 agosto 2020

Meditazione su Matteo 16,15


Matteo 16,15


di Sergio Manna


«E voi, chi dite che io sia?»

In questa pagina del Vangelo, Gesù rivolge due domande ai suoi discepoli. La prima è: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?» (v. 13); la seconda: «E voi, chi dite che io sia?». 
Alla prima domanda i discepoli rispondono senza problemi, riportando le svariate opinioni che circolavano in merito a questa questione teologica. In fondo si tratta di una domanda semplice, perché non è complicato riportare le opinioni altrui su una qualsiasi questione, quando le si conosce. 
Molto più complesso e impegnativo è invece rispondere alla seconda domanda, perché essa li interpella e ci interpella personalmente. 

«E voi, chi dite che io sia?»
Qui, infatti, non si tratta di riportare opinioni altrui; si tratta di mettersi in gioco in prima persona e lasciarsi interrogare direttamente da Gesù.

Su chi sia Gesù sono stati scritti (e ogni anno vengono pubblicati) una miriade di libri contenenti le idee e le teorie più disparate; ma non è quello che fa la differenza. 
C’è chi lo ha definito uno dei grandi maestri dell’umanità, chi lo considera un profeta, chi un rivoluzionario, chi lo vede semplicemente come un grande uomo e non manca neppure chi lo considera un visionario o un povero illuso.

La domanda rimane: «E voi, chi dite che io sia?»
E alla fin fine ciò che conta veramente, quello che può trasformare realmente la nostra vita, non è quello che altri credono di Gesù, ma quello che noi crediamo di lui.

Su questa domanda Simon Pietro, unico tra i discepoli, non esita a dare una risposta che è una vera e propria confessione di fede personale:
«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16).
E questa risposta, questa convinzione, determinerà tutto il corso della sua vita.

Se esiste un primato di Pietro è proprio questo: l’aver dato per primo una risposta impegnativa e coinvolgente alla domanda di Gesù sulla propria identità. 
Da quel momento in avanti la sua vita e la sua testimonianza saranno imprescindibilmente legate a quelle di colui nel quale ha creduto.

Resta comunque di fronte a ciascuno di noi il compito di rispondere a nostra volta alla domanda che Gesù ci rivolge: «E voi, chi dite che io sia?».
Che si tratti di far nostre le parole di Pietro o che preferiamo trovare parole più personali, la speranza è che sia una risposta che ci impegni per la vita.


Meditazione tratta da: www.chiesavaldese.org
Pubblicato da maurizio abbà alle 17:41
Etichette: Matteo 16, Meditazioni

lunedì 24 agosto 2020

Iniziative per pensare ed agire per il bene delle Comunità



Niente Sinodo, ma tanti eventi

di Roberto Davide Papini
Dal 24 al 30 agosto staremo insieme a Torre Pellice e online 

A causa delle misure contro il coronavirus, «il Sinodo non c'è, ma le chiese valdesi e metodiste ci sono con la loro storia e il loro impegno variegato da Nord a Sud», come sottolinea la moderatora Alessandra Trotta nel video che invita a seguire (in presenza oppure online) gli eventi organizzati nei luoghi del Sinodo, nelle date del Sinodo, ma senza il Sinodo.

Incontri, mostre, concerti, film e persino fumetti animeranno la settimana dal 24 al 30 agosto a Torre Pellice (in provincia di Torino), il cuore delle Valli Valdesi. Un ricco programma di eventi (qui il calendario completo) che sarà preceduto (dal 21 al 23 agosto) da un'edizione particolare di Torre di Libri.

Il tema generale della settimana è "Generazioni e rigenerazioni. Avere cura di persone, memorie e territori". Si parte, come di consueto, con la serata del lunedì (il 24 agosto) con un dibattito alla Casa Valdese dal titolo "Affinché lo lavorasse e lo custodisse". La giustizia sociale e ambientale per la costruzione del post Covid" con interventi in video di David Sassoli (presidente del Parlamento Europeo) e di Elly Schlein (vicepresidente dell'Emilia Romagna) seguiti da quelli di Vittorio Cogliati Dezza (Legambiente)  e Valdo Spini (Circolo Rosselli). Il tutto moderato da Claudio Paravati e Ilaria Valenzi (Confronti), mentre le conclusioni sono affidate alla moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta.

Nella ricca articolazione di iniziative della settimana citiamo l'incontro di martedì 25 agosto alle 17.30 sul tema "Invisibili ma necessari. Immigrati  e lavoro agricolo. Le iniziative delle chiese evangeliche", organizzato da Mediterranean Hope-Programma rifugiati emigranti delle Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, con la collaborazione della Diaconia valdese. 

Appuntamento tradizionale del periodo sinodale (anche se solitamente collocato nella settimana precedente) è la Giornata teologica Miegge che mercoledì 26 agosto rifletterà al mattino (alle 10.30) su "Predicazione e vita: quale incontro? Predicazione per costruire speranze” e nel pomeriggio (ore 15) su "Predicazione e vita: quale incontro. Credenti in bilico. La Parola nella vita di ognuno di noi".

In questo settimana "non sinodale" a Torre Pellice sbarcano anche i fumetti con la presentazione del libro di Peter Madsen su "Gesù di Nazareth", edito da Claudiana, sempre mercoledì 26 alle 17.

Giovedì 27 agosto ricordiamo che la Diaconia Valdese CSD presenterà alle 17:30 il suo tradizionale evento "Frontiere Diaconali": Nuove forme dell'abitare. Approcci innovativi di contrasto al disagio abitativo, seguito in serata da una riflessione pubblica sulla traiettoria dell'impegno della Diaconia Valdese - CSD.

La giornata di venerdì vedrà diversi appuntamenti dedicati ai bambini e sui bambini, prima di affrontare in serata (alle 21) il delicato tema della "Informazione al tempo dell'emergenza" organizzato dal settimanale Riforma e dal Centro culturale valdese. 

Il programma, come detto, è molto più ampio e offre un ventaglio di proposte culturali e di approfondimento che, ricordiamo, sarà possibile seguire a Torre Pellice oppure online comodamente da casa.  Per chi resisterà fino alla fine,  la chiusura  sarà nel weekend con un incontro sul Museo valdese (sabato 29 alle 17.30), la proiezione del film "Valdesi. Una storia di fede e di libertà" (sabato 29 alle 21) e la presentazione dei progetti Otto per mille per l'emergenza Covid-19 nel pomeriggio di domenica 30. 

Quindi, i  saluti della moderatora Alessandra Trotta e, a Dio piacendo, l'arrivederci all'agosto 2021 nei luoghi del Sinodo, nelle date del Sinodo e, finalmente, con il Sinodo. 

Gli eventi saranno trasmessi in streaming sulle pagine
Facebook della Chiesa valdese e di Radio Beckwith Evangelica e sui siti internet www.chiesavaldese.org e www.rbe.it


tratto da: www.chiesavaldese.org





Pubblicato da maurizio abbà alle 22:37
Etichette: Solidarietà, Valdesi e Metodisti

domenica 23 agosto 2020

la Lumière - Domenica 23 agosto 2020 - Matteo 16,13-20


Letture bibliche:

Isaia 22,19-23        Salmi 138         Romani 11,33-36          Matteo 16,13-20
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-20

13 Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?»
14 Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti».
15 Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?»
16 Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

17 Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.
18 E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere.
19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».
20 Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.


BRICIOLE DI FEDE
                      per una fede non in briciole                                                                                                                                       
Appunti di storia e Meditazione Biblica
di Maurizio Abbà
La domanda centrale al cuore della fede




La Storia e purtroppo anche la Storia del Cristianesimo e delle Chiese non fa eccezione, anzi, è lì puntualmente nel sbriciolare la fede.
Nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572 (quell’anno era la notte tra mercoledì e giovedì) si consumò la strage della notte di San Bartolomeo. Massacro perpetrato dalla fazione cattolica contro gli ugonotti.

Nel massacro della notte di San Bartolomeo furono uccisi gli studenti stranieri e i librai in quanto considerati tutti... protestanti! L’odio verso la diversità e la circolazione della cultura è una costante del Potere

Tra i sovrani europei anche papa Gregorio XIII (al secolo Ugo Boncompagni, 226° della Chiesa Cattolica) informato della notizia del massacro ne fu lieto a tal punto che si mise... a festeggiare! Il papa celebrò il massacro facendo cantare per ringraziamento un Te Deum nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Fece coniare una medaglia in ricordo del massacro e commissionò a Giorgio Vasari una serie di affreschi raffiguranti la strage della notte di San Bartolomeo.
Papa Gregorio XIII proprio colui che ha riformato il calendario che prende il nome appunto di Calendario Gregoriano in vigore in molti paesi del mondo.
Sono altresì noti i suoi provvedimenti contro gli ebrei, provvedimenti molto pesanti tra cui la Bolla Sancta Mater Ecclesia (1 settembre 1584) ordinava che tutti gli ebrei dai 12 anni in su dovevano assistere obbligatoriamente alle “prediche coatte” per convertirsi.




(L’importante Pontificia Università Gregoriana prende il nome in omaggio a questo papa).

Il massacro di quella notte non restò isolato ma seguirono in tante altre città francesi tante altre stragi.
Siamo nell’abito delle guerre di religione francesi e le guerre di religione che sul più vasto territorio europeo hanno letteralmente macellato l’Europa cristiana (guerre tra cristiani) nel Cinquecento e fino al termine della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648).

«Dicono che la terribile guerra è finita. Ma qui non ci sono segni di pace: c’è solo odio e violenza. Questo abbiamo imparato dalla guerra... Viviamo come animali, strappando l’erba coi denti ... Molti dicono che qui non c’è Dio»
Annotazione del capofamiglia in una Bibbia di contadini (17 gennaio 1647)


La notte di San Bartolomeo...Bartolomeo era uno dei dodici apostoli di Gesù.
La tradizione lo ricorda come ucciso e scuoiato della pelle...

La Storia è necessaria per fare Memoria, per non dimenticare. Tutto questo non per buttare sale sulle ferite e farle bruciare ancora di più, al contrario per non far ritornare simili tragiche situazioni.
Ecco perché la rivisitazione dei perché delle guerre di religione nell’Europa moderna è uno dei prossimi necessari step di un percorso ecumenico condiviso di purificazione delle memorie.


Matteo:
«Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona». 16,4

______________________________________________________________________
Simone figlio di Giona. Il passo successivo alla pericope odierna, Matteo 16,21-28 è strettamente collegato nei contenuti a questo e si chiarirà così meglio il significato di questo nome.
Vffr\1Sarà uno dei temi della meditazione di Domenica prossima.
____________________________________________________________________


«Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?» v.13b

Solitamente cerchiamo in Cristo certezze, spasmodicamente (o sbadatamente?), «E voi, chi dite che io sia?» v.15

Cristo pone invece una domanda, la domanda centrale al cuore della nostra fede.

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». v. 16

La confessione di fede di Pietro avviene, emblematicamente in terra pagana non vi sono restringimenti all’universalità del messaggio evangelico.
Pendant con la confessione di Pietro vi è certamente la confessione di fede di Marta in Giovanni 11,25-27:

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»
Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».
Il pendant tra le due confessioni di fede è solo testuale, ma non storico-istituzionale. In Marta riscontriamo la stessa forza, determinazione e fiducia che in Pietro, ma... la sua confessione di fede non è stata come dire così fortunata... come quella di Pietro!
Resta il fatto inconfutabile che la confessione di fede di Marta identifica gruppi e chiese che s’identificavano nella sua confessione di fede.
Le comunità giovannee primariamente si riferivano a Marta e al discepolo che Gesù amava (un tempo chiamato impropriamente il ‘discepolo prediletto da Gesù’ ma il testo non avvalora questa preferenza).

«le porte dell’Ades non la potranno vincere» v.18

domanda: già ora in quale “città” vogliamo abitare?
Città, paesi, villaggi vivibili o dove prevalgono le logiche di morte?
Nell’esperienza del lockdown dove siamo stati (i più fortunati) confinati in casa, e si bramava l’uscita dalle proprie dimore, per poter tornare a camminare per le strade senza restrizioni, ed ora? La cronaca quotidiana ci racconta delle violenze giornaliere e di come quasi si rimpiange che si è potuti uscire, ma nel periodo della chiusura forzata dell’uscio di casa le violenze sono aumentate anche tra le pareti domestiche, come i femminicidi.
Vorremmo porte che si aprono alla vita, confidando che la morte non riuscirà ad inghiottirci definitivamente.

Il passo isaiano ci ricorda che la figura di Eliachim investito dell’autorità di essere un padre compassionevole per Gerusalemme e Giuda (Isaia 22,20-23).
Attualizzando: la compassione come chiave di apertura alle relazioni e, viceversa, chiude ai soprusi.
Riconoscendo che non riusciamo a scorgere i giudizi e le vie di Dio (Romani 11,33), ecco la risorsa della preghiera: essa è risorsa primaria e non un ripiego, infatti in Salmi 138 l’orante confida nel SIGNORE e la sua lode diventa confessione di fede cantata.
S’implora che non sia abbandonato quanto Dio sta edificando e benedicendo (Salmi 138,8).

«Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.» v. 20 

Il segreto messianico è tipico dell’Evangelo secondo Marco, qui in Matteo vi è una traccia di questa discrezionalità richiesta agli apostoli, a coloro che nella cerchia di discepolato erano più vicini a Gesù. Perché questo?
Gesù agendo così vuol ‘disegnare’ uno stile diverso, completamente diverso di testimoniare la fede, non di ostentarla ed esporla a fragilità ulteriori. Ci sarà un tempo per presentarla (il tempo della Passione) e non sarà certo una vanteria ma sarà la croce che dirime ciò che è vero da ciò che è inautentico.
Di seguito una interpretazione cattolica che porge prospettive condivisibili anche dagli evangelici:
«Eppure Gesù, pur consapevole del rischio, fonda una Chiesa fatta di relazioni e non di sondaggi: essere Chiesa significa vivere un rapporto profondo con lui e tra di noi, più che elaborare delle strategie e organizzare delle iniziative. O meglio, strategie e iniziative sono utili e necessarie, nella misura in cui esprimono la relazione con il Signore e tra di noi. Un grande dono che noi cristiani possiamo fare al resto del mondo è la testimonianza concreta del primato delle relazioni, del dialogo, dell’interesse per l’altro.», [citazione tratta da: - Erio Castellucci, «Con Timore e Gioia grande» Commento ai Vangeli festivi. Anno A, (Collana Predicare la Parola), EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2019, 126].
In fatto di relazioni non si può non annotare che: la Chiesa cristiana nasce da Israele, sapere dove si è radicati, oltre i soliti angusti recinti che riacquistano nuova vitalità.

«La chiesa è il corpo di cui Cristo è il capo;
Gesù risorto e vivente non abbandona la terra, continua ad agirvi mediante la sua chiesa.»
(tratto da: www.chiesavaldese.org  sezione: Chi siamo: Chiesa e organizzazione La Chiesa Natura della chiesa il popolo di Dio).


La Storia può, a volte, sbriciolare la fede,
tocca a noi, generazione per generazione, recuperarne le briciole sparse, nonostante tutto,
e raccoglierle tutte.


Pubblicato da maurizio abbà alle 23:58
Etichette: 13-20, la Lumière, Matteo 16, Notte di San Bartolomeo

venerdì 21 agosto 2020

Protestantesimo - Raidue

Domenica mattina 23 agosto alle ore 9,20 

Repliche
giovedì notte 27 agosto  alle ore  0:50

e domenica notte 30 agosto  alle ore 1:15

sempre su RaiDue



In questa  puntata
Protestanti? In viaggio
In giro per l’Italia liberata dal Lockdown,  
alla scoperta degli evangelici italiani.
Chi sono i protestanti oggi in Italia? 
Come vivono e testimoniano la loro fede
e qual è il loro contributo di cittadini e cittadine?
Protestantesimo ha deciso di attraversare l'Italia 
in camper per rispondere a queste domande.
Dalla Sicilia al Piemonte abbiamo incontrato comunità, 
chiese e attività  diaconali,
abbiamo ascoltato le difficoltà e visitato i progetti,
intrecciato relazioni e portato con noi le storie e la Storia.
.
Per rivedere le puntate
di Protestantesimo clicca su VIDEO
seguici su Facebook  e twitter
indirizzo mail : protestantesimo@fcei.it ;
protestantesimo@rai.it
Pubblicato da maurizio abbà alle 10:30
Etichette: Protestantesimo programma televisivo di Raidue
Post più recenti Post più vecchi Home page
Iscriviti a: Post (Atom)

Archivio blog

  • ►  2026 (68)
    • ►  maggio (2)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (11)
    • ►  febbraio (29)
    • ►  gennaio (19)
  • ►  2025 (170)
    • ►  dicembre (29)
    • ►  novembre (5)
    • ►  ottobre (11)
    • ►  settembre (7)
    • ►  agosto (14)
    • ►  luglio (12)
    • ►  giugno (5)
    • ►  maggio (18)
    • ►  aprile (30)
    • ►  marzo (11)
    • ►  febbraio (14)
    • ►  gennaio (14)
  • ►  2024 (201)
    • ►  dicembre (27)
    • ►  novembre (9)
    • ►  ottobre (10)
    • ►  settembre (5)
    • ►  agosto (16)
    • ►  luglio (22)
    • ►  giugno (13)
    • ►  maggio (12)
    • ►  aprile (23)
    • ►  marzo (25)
    • ►  febbraio (19)
    • ►  gennaio (20)
  • ►  2023 (158)
    • ►  dicembre (31)
    • ►  novembre (6)
    • ►  ottobre (9)
    • ►  settembre (5)
    • ►  agosto (10)
    • ►  luglio (14)
    • ►  giugno (12)
    • ►  maggio (7)
    • ►  aprile (17)
    • ►  marzo (21)
    • ►  febbraio (9)
    • ►  gennaio (17)
  • ►  2022 (154)
    • ►  dicembre (24)
    • ►  novembre (8)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  settembre (3)
    • ►  agosto (9)
    • ►  luglio (9)
    • ►  giugno (7)
    • ►  maggio (35)
    • ►  aprile (25)
    • ►  marzo (11)
    • ►  febbraio (7)
    • ►  gennaio (15)
  • ►  2021 (194)
    • ►  dicembre (29)
    • ►  novembre (5)
    • ►  ottobre (14)
    • ►  settembre (12)
    • ►  agosto (32)
    • ►  luglio (4)
    • ►  giugno (8)
    • ►  maggio (9)
    • ►  aprile (24)
    • ►  marzo (13)
    • ►  febbraio (16)
    • ►  gennaio (28)
  • ▼  2020 (393)
    • ►  dicembre (40)
    • ►  novembre (47)
    • ►  ottobre (48)
    • ►  settembre (33)
    • ▼  agosto (25)
      • Quale posto alla Scuola della Parola?
      • La tentazione della chiesa è quella di assumere un...
      • Culto Evangelico
      • Il vero sogno americano: la fine del razzismo e l'...
      • La dignità umana dei migranti e i loro diritti
      • Lo sguardo di Dio
      • Dalla parte delle Donne
      • Grandi sfide: il clima e lotta alle diseguaglianze...
      • Meditazione su Matteo 16,15
      • Iniziative per pensare ed agire per il bene delle ...
      • la Lumière - Domenica 23 agosto 2020 - Matteo 16,1...
      • Protestantesimo - Raidue
      • La storia biblica di Giacobbe, Lia e Rachele
      • Quando Dio è davvero Dio
      • Simboli valdesi e metodisti - 2
      • Simboli valdesi e metodisti - 1
      • Con gioia e semplicità di cuore
      • La preghiera che sta a cuore a Dio
      • La storia biblica di Tamar
      • Evangelizzazione sì, proselitismo no
      • Se vuoi la pace prepara la pace, non vi sono alter...
      • Mettete dei fiori nei vostri cannoni
      • Protestantesimo - RaiDue
      • La storia di Agar e Sara nel libro della Genesi
      • Metodisti e Valdesi: la Chiesa
    • ►  luglio (26)
    • ►  giugno (30)
    • ►  maggio (30)
    • ►  aprile (32)
    • ►  marzo (14)
    • ►  febbraio (16)
    • ►  gennaio (52)
  • ►  2019 (177)
    • ►  dicembre (49)
    • ►  novembre (32)
    • ►  ottobre (22)
    • ►  settembre (5)
    • ►  agosto (14)
    • ►  luglio (5)
    • ►  giugno (6)
    • ►  maggio (6)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (5)
    • ►  febbraio (13)
    • ►  gennaio (13)
  • ►  2018 (53)
    • ►  dicembre (8)
    • ►  novembre (1)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  settembre (3)
    • ►  agosto (4)
    • ►  luglio (5)
    • ►  giugno (4)
    • ►  maggio (4)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (5)
    • ►  febbraio (3)
    • ►  gennaio (8)
  • ►  2017 (21)
    • ►  dicembre (7)
    • ►  novembre (1)
    • ►  ottobre (1)
    • ►  giugno (1)
    • ►  maggio (1)
    • ►  aprile (5)
    • ►  marzo (2)
    • ►  gennaio (3)
  • ►  2016 (49)
    • ►  dicembre (5)
    • ►  novembre (2)
    • ►  settembre (5)
    • ►  agosto (4)
    • ►  luglio (5)
    • ►  giugno (4)
    • ►  maggio (4)
    • ►  aprile (5)
    • ►  marzo (5)
    • ►  febbraio (4)
    • ►  gennaio (6)
  • ►  2015 (44)
    • ►  dicembre (6)
    • ►  novembre (5)
    • ►  ottobre (5)
    • ►  settembre (9)
    • ►  agosto (8)
    • ►  luglio (9)
    • ►  giugno (2)

Cerca nel blog

Tema Semplice. Immagini dei temi di luoman. Powered by Blogger.