domenica 23 agosto 2020

la Lumière - Domenica 23 agosto 2020 - Matteo 16,13-20


Letture bibliche:

Isaia 22,19-23        Salmi 138         Romani 11,33-36          Matteo 16,13-20
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-20

13 Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?»
14 Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti».
15 Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?»
16 Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

17 Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.
18 E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere.
19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».
20 Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.


BRICIOLE DI FEDE
                      per una fede non in briciole                                                                                                                                       
Appunti di storia e Meditazione Biblica
di Maurizio Abbà
La domanda centrale al cuore della fede




La Storia e purtroppo anche la Storia del Cristianesimo e delle Chiese non fa eccezione, anzi, è lì puntualmente nel sbriciolare la fede.
Nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572 (quell’anno era la notte tra mercoledì e giovedì) si consumò la strage della notte di San Bartolomeo. Massacro perpetrato dalla fazione cattolica contro gli ugonotti.

Nel massacro della notte di San Bartolomeo furono uccisi gli studenti stranieri e i librai in quanto considerati tutti... protestanti! L’odio verso la diversità e la circolazione della cultura è una costante del Potere

Tra i sovrani europei anche papa Gregorio XIII (al secolo Ugo Boncompagni, 226° della Chiesa Cattolica) informato della notizia del massacro ne fu lieto a tal punto che si mise... a festeggiare! Il papa celebrò il massacro facendo cantare per ringraziamento un Te Deum nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Fece coniare una medaglia in ricordo del massacro e commissionò a Giorgio Vasari una serie di affreschi raffiguranti la strage della notte di San Bartolomeo.
Papa Gregorio XIII proprio colui che ha riformato il calendario che prende il nome appunto di Calendario Gregoriano in vigore in molti paesi del mondo.
Sono altresì noti i suoi provvedimenti contro gli ebrei, provvedimenti molto pesanti tra cui la Bolla Sancta Mater Ecclesia (1 settembre 1584) ordinava che tutti gli ebrei dai 12 anni in su dovevano assistere obbligatoriamente alle “prediche coatte” per convertirsi.




(L’importante Pontificia Università Gregoriana prende il nome in omaggio a questo papa).

Il massacro di quella notte non restò isolato ma seguirono in tante altre città francesi tante altre stragi.
Siamo nell’abito delle guerre di religione francesi e le guerre di religione che sul più vasto territorio europeo hanno letteralmente macellato l’Europa cristiana (guerre tra cristiani) nel Cinquecento e fino al termine della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648).

«Dicono che la terribile guerra è finita. Ma qui non ci sono segni di pace: c’è solo odio e violenza. Questo abbiamo imparato dalla guerra... Viviamo come animali, strappando l’erba coi denti ... Molti dicono che qui non c’è Dio»
Annotazione del capofamiglia in una Bibbia di contadini (17 gennaio 1647)


La notte di San Bartolomeo...Bartolomeo era uno dei dodici apostoli di Gesù.
La tradizione lo ricorda come ucciso e scuoiato della pelle...

La Storia è necessaria per fare Memoria, per non dimenticare. Tutto questo non per buttare sale sulle ferite e farle bruciare ancora di più, al contrario per non far ritornare simili tragiche situazioni.
Ecco perché la rivisitazione dei perché delle guerre di religione nell’Europa moderna è uno dei prossimi necessari step di un percorso ecumenico condiviso di purificazione delle memorie.


Matteo:
«Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona». 16,4

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Simone figlio di Giona. Il passo successivo alla pericope odierna, Matteo 16,21-28 è strettamente collegato nei contenuti a questo e si chiarirà così meglio il significato di questo nome.
Vffr\1Sarà uno dei temi della meditazione di Domenica prossima.
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«Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?» v.13b

Solitamente cerchiamo in Cristo certezze, spasmodicamente (o sbadatamente?), «E voi, chi dite che io sia?» v.15

Cristo pone invece una domanda, la domanda centrale al cuore della nostra fede.

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». v. 16

La confessione di fede di Pietro avviene, emblematicamente in terra pagana non vi sono restringimenti all’universalità del messaggio evangelico.
Pendant con la confessione di Pietro vi è certamente la confessione di fede di Marta in Giovanni 11,25-27:

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»
Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».
Il pendant tra le due confessioni di fede è solo testuale, ma non storico-istituzionale. In Marta riscontriamo la stessa forza, determinazione e fiducia che in Pietro, ma... la sua confessione di fede non è stata come dire così fortunata... come quella di Pietro!
Resta il fatto inconfutabile che la confessione di fede di Marta identifica gruppi e chiese che s’identificavano nella sua confessione di fede.
Le comunità giovannee primariamente si riferivano a Marta e al discepolo che Gesù amava (un tempo chiamato impropriamente il ‘discepolo prediletto da Gesù’ ma il testo non avvalora questa preferenza).

«le porte dell’Ades non la potranno vincere» v.18

domanda: già ora in quale “città” vogliamo abitare?
Città, paesi, villaggi vivibili o dove prevalgono le logiche di morte?
Nell’esperienza del lockdown dove siamo stati (i più fortunati) confinati in casa, e si bramava l’uscita dalle proprie dimore, per poter tornare a camminare per le strade senza restrizioni, ed ora? La cronaca quotidiana ci racconta delle violenze giornaliere e di come quasi si rimpiange che si è potuti uscire, ma nel periodo della chiusura forzata dell’uscio di casa le violenze sono aumentate anche tra le pareti domestiche, come i femminicidi.
Vorremmo porte che si aprono alla vita, confidando che la morte non riuscirà ad inghiottirci definitivamente.

Il passo isaiano ci ricorda che la figura di Eliachim investito dell’autorità di essere un padre compassionevole per Gerusalemme e Giuda (Isaia 22,20-23).
Attualizzando: la compassione come chiave di apertura alle relazioni e, viceversa, chiude ai soprusi.
Riconoscendo che non riusciamo a scorgere i giudizi e le vie di Dio (Romani 11,33), ecco la risorsa della preghiera: essa è risorsa primaria e non un ripiego, infatti in Salmi 138 l’orante confida nel SIGNORE e la sua lode diventa confessione di fede cantata.
S’implora che non sia abbandonato quanto Dio sta edificando e benedicendo (Salmi 138,8).

«Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.» v. 20 

Il segreto messianico è tipico dell’Evangelo secondo Marco, qui in Matteo vi è una traccia di questa discrezionalità richiesta agli apostoli, a coloro che nella cerchia di discepolato erano più vicini a Gesù. Perché questo?
Gesù agendo così vuol ‘disegnare’ uno stile diverso, completamente diverso di testimoniare la fede, non di ostentarla ed esporla a fragilità ulteriori. Ci sarà un tempo per presentarla (il tempo della Passione) e non sarà certo una vanteria ma sarà la croce che dirime ciò che è vero da ciò che è inautentico.
Di seguito una interpretazione cattolica che porge prospettive condivisibili anche dagli evangelici:
«Eppure Gesù, pur consapevole del rischio, fonda una Chiesa fatta di relazioni e non di sondaggi: essere Chiesa significa vivere un rapporto profondo con lui e tra di noi, più che elaborare delle strategie e organizzare delle iniziative. O meglio, strategie e iniziative sono utili e necessarie, nella misura in cui esprimono la relazione con il Signore e tra di noi. Un grande dono che noi cristiani possiamo fare al resto del mondo è la testimonianza concreta del primato delle relazioni, del dialogo, dell’interesse per l’altro.», [citazione tratta da: - Erio Castellucci, «Con Timore e Gioia grande» Commento ai Vangeli festivi. Anno A, (Collana Predicare la Parola), EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2019, 126].
In fatto di relazioni non si può non annotare che: la Chiesa cristiana nasce da Israele, sapere dove si è radicati, oltre i soliti angusti recinti che riacquistano nuova vitalità.

«La chiesa è il corpo di cui Cristo è il capo;
Gesù risorto e vivente non abbandona la terra, continua ad agirvi mediante la sua chiesa.»
(tratto da: www.chiesavaldese.org  sezione: Chi siamo: Chiesa e organizzazione La Chiesa Natura della chiesa il popolo di Dio).


La Storia può, a volte, sbriciolare la fede,
tocca a noi, generazione per generazione, recuperarne le briciole sparse, nonostante tutto,
e raccoglierle tutte.