sabato 26 dicembre 2015

la Lumière - Domenica 27 dicembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito

Domenica 27 dicembre 2015
- 1a DOPO NATALE

BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,41-52
41 I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42 Quando giunse all'età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa; 
43 passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all'insaputa dei genitori; 44 i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. 46 Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l'udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48 Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49 Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51 Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.



Theologica I.
François BOVON
" Luca è l'unico evangelista a raccontare qualcosa della giovinezza di Gesù. Questa scena è il punto culminante del vangelo dell'infanzia e un anticipo della risurrezione? Oppure l'inizio di quella proliferazione di leggende apocrife che è un primo sintomo di decadenza? Qui, a mio parere, non c'è allusione alla risurrezione, ma l'episodio ha la sua importanza quale conclusione del vangelo dell'infanzia e come transizione tra la natività e l'apparizione pubblica del messia. All'interno di questa tradizione attesta il rapporto del padre con il figlio, lungo una linea che va dall'annunciazione (1,35) al battesimo di Gesù (3,21-22). Come sempre in Luca, la teologia è avvolta nella narrazione: il v. 49 può essere considerato come la descrizione teologica di tutta la vita di Gesù, anche se la sua affermazione non è all'inizio altro che la risposta di un bambino alla madre. "

tratto da: - François Bovon, Luca 
Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz  Volume 1 Introduzione Commento a 1,1-9,50
Traduzione italiana di Paolo Pellizzari
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.1), Paideia, Brescia, 2005, 184.




Theologica II.
Eugen DREWERMANN
" È forse il caso di pensare che almeno una volta sia esistita sulla terra una 'sacra' famiglia senza conflitti, senza dissidi e senza malintesi? Non è questo il desiderio costante di immaginarci la figura del santo come il testimone principe di un mondo sano? In effetti l'idillio non c'è. Non c'è in ogni caso quando un uomo ha a che fare con Dio, in ogni caso dunque non c'è nel Nuovo Testamento, al quale interessa esclusivamente mostrare che cosa accade allorché una persona si presenta davanti a Dio. 
Al contrario.
Questo vangelo di Gesù dodicenne al tempio è l'unica istantanea leggendaria della 'biografia familiare' di Gesù che noi possediamo. Ed essa ci mostra proprio un quadro pieno di contraddizioni, di contrasti o di incompatibilità umane. Questo, non certo mer metterci davanti agli occhi conflitti puramente casuali, o scoppiati solo eccezionalmente, che nella vita di Gesù costituirebbero una nota d'eccezione; ma per mostrae, come in un quadro sintetico, ciò che accade nella vita di ogni persona quando vuol diventare adulta, e cioè che, da questo momento in avanti, ha caratterizzato in maniera centrale soprattutto la vita di Gesù.
   In questo senso - occorrerà chiedersi - possono stare insieme le due cose: diventare adulto e presentarsi davanti a Dio? Che rapporto c'è tra scoperta di se stessi e scoperta di Dio, che sembra costituire la vera e propria questione sollevata da questo racconto evangelico?
(...)
In verità, l'antica leggenda, che si ricollega alla promessa di Simeone, ha perfettamente ragione di ritenere che uno dei 'sette dolori di Maria' fu quello di dover offrire il proprio figlio a Dio nel tempio, subito dopo la sua nascita. Questo dolore del sacrificio del proprio figlio è, in ultima analisi, l'unico ed essenziale dolore nella vita di ogni madre e di ogni padre in rapporto al loro figlio. Mai i genitori potranno dire: il mio figlio, la mia figlia.
    Eppure tutti sono tentati di farlo. 
(...) da un determinato momento in poi diventa decisivo rinunciare a questa identificazione
(...) Proprio perché questo non soltanto non sia dimenticato, ma venga tenuto bene in mente fin dall'inizio, la chiesa - seguendo in ciò la sapienza degli antichi popoli e imitando la prassi sinagogale giudaica - continua ad accogliere, se possibile già nelle prime settimane, l'offerta del figlio da parte dei genitori, affinché proprio nel tempo della loro più forte identificazione con il figlio tengano ben presente questa verità e questo compito, quasi a controbilanciare la tendenza opposta: tuo figlio non è mai tua proprietà. "


- tratto da: Eugen Drewermann, 
Il tuo nome è come il sapore della vita Interpretazione dei racconti dell'infanzia del vangelo di Luca a partire dalla psicologia del profondo
Traduzione dal tedesco di Enzo Gatti
(Nuovi Saggi Queriniana 75), Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 248.251-252.

Il tuo nome è come il sapore della vita




BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
Maurizio ABBÀ
Per aiutare i nostri figli ad attraversare l'avventura della vita non dobbiamo tarpargli le ali. 
Dobbiamo invece accompagnarli, l'importante è che sappiano che se c'è bisogno noi ci siamo, che sappiano di poter contare su di noi. 
E poi: imparare ad essere lieti quando i figli trovano la loro strada, il loro percorso. 
Questo ci aiuterà per ritrovarci insieme tra diversi: un insegnamento anche per le chiese, per le religioni, per tutti. 
Questa meditazione può diventare preghiera.
Una preghiera da imparare, non sarà facile ma possiamo farcela, insieme,
ancora Buon Vero Natale!



venerdì 25 dicembre 2015

la Lumière - NATALE venerdì 25 dicembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito


venerdì 25 dicembre 2015
- NATALE

BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,1-20
1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'impero. 2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città. 
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
 6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. 8 In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10 L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11 "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"».
 13 E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
 14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!»
 15 Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». 16 Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; 17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. 18 E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. 19 Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. 20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunciato.


Theologica I.
Daniel ATTINGER
"vv. 1-3 La narrazione inizia con un inquadramento storico abbastanza solenne: "Avvenne in quei giorni un decreto emanato da Cesare Augusto affinché si facesse il censimento di tutta la terra. Quel primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria (vv. 1-2).
(...)
il censimento non intende servire a fissare nella cronistoria la data di nascita di Gesù; è piuttosto l'espressione della volontà di Luca di situare Gesù non tanto rispetto alla Palestina di allora, centrata sul suo tempio (come ha fatto per Giovanni), quanto rispetto all'impero romano, a "a tutta la [terra] abitata" (oikouméne). Questa notizia introduttiva vuole aprire il racconto della nascita di Gesù alle dimensioni dell'universo. Luca mette così "faccia a faccia" (o quasi) Gesù e Cesare Augusto, (...) suscitare lo stupore del credente davanti all'infinito abbassamento al quale Dio si sottomette: in Gesù, il Dio immensamente grande ed eterno finirà come un semplice numero dell'anagrafe romana.
(...)
   v. 7. Luca si sofferma allora sul paradosso di questa nascita regale; "Lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nella sala degli ospiti" (2,7). "Lo fasciò" mette in evidenza la nascita del tutto ordinaria di Gesù; nessun privilegio particolare per il Figlio di Dio. 
(...)
Ma se la nascita è ordinaria, la frase assume un'altra dimensione alla luce di un testo che troviamo alla fine dell'evangelo: "Calato [Gesù dalla croce, Giuseppe di Arimatea] lo avvolse in un lenzuolo e lo pose in una tomba scavata nella roccia dove nessuno era ancora stato coricato" (23,53). Certo, i verbi impiegati in 2,7 e 23,53 sono diversi: "fasciare/avvolgere", "deporre"/"coricare" (Luca utilizzerà invece lo stesso verbo "coricare" in 2,12.16 e 23,53), ma il racconto sembra indicare che avvenne a Gesù appena nato ciò che gli capiterà alla morte e l'iconografia ortodossa non sbaglia quando, scrivendo l'icona di Natale, dipinge Gesù bambino giacente, come morto, in un oggetto che assomiglia più a una bara che a una mangiatoia. Il mistero di Natale non è solo la nascita di un bambino, è la nascita del Figlio di Dio nella sua totalità, dalla preesistenza alla croce e resurrezione. Fu una caratteristica dell'antica liturgia gerosolimitana di non distinguere i vari misteri, come avverrà in seguito con la scansione dei singoli momenti (tipica al riguardo la progressiva costituzione del calendario liturgico ritmato dalle feste, o la spartizione del rosario latino in quindici misteri, ora venti), ma di celebrare invece ogni volta la totalità della storia di salvezza e l'insieme degli eventi salvifici della vita di Cristo.
Gesù dunque è stato deposto in una mangiatoia "perché non c'era posto per loro nella sala degli ospiti" (v. 7). non si tratta di un "albergo", termine che Luca conosce utilizzando un'altra parola greca per designarlo (cf. 10,34). Il termine qui adoperato riappare in 22,11; qualifica la "stanza" in cui Gesù celebrerà l'ultima cena." 


tratto da:
- Daniel Attinger, Evangelo secondo Luca il cammino della benedizione
Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (BI), 2015, 66-69.


Theologica II.
Eugen DREWERMANN
"Dov'è Betlemme, e dov'è il luogo in cui Dio può nascere?
Betlemme non è la città venti chilometri a sud di Gerusalemme, poiché il vangelo della nascita di Gesù non narra l'inizio della vita di Gesù, bensì narra in realtà l'inizio della nostra vita resa umana, la storia del nostro divenire uomini. Perciò Betlemme e ovunque gli uomini sanno soffrire della disumanità e sono affamati e assetati della giustizia di Dio. Solo al loro cuore Dio è tanto vicino da poter vivere in esso.
(...)
Era notte a Betlemme. Sapete che cos'è la notte? Quando gli uomini vedono senza alcuna prospettiva, i loro sogni sono morti, il vuoto si allarga all'infinito, il mondo è un abisso spalancato, le mani cercano un sostegno e non lo trovano, e ogni mattino non comincia con il sorgere del sole, ma con il suo oscurarsi?
A questi uomini della notte Gesù è apparso come luce che risplende nelle tenebre. Essa brillerà luminosa e grande opera sopra coloro che non conoscevano Dio.
(...)
   Solitudine ed esclusione regnavano in quel momento a Betlemme. E sapete com'è, quando gli uomini vengono al mondo in un luogo  dove non vi è una casa, ma soltanto un infinito ricercare e struggersi fuori dalle porte degli uomini, non figli di genitori, bensì discendenti della madre Eva, l'esiliata, la reietta, con il terreno che brucia sempre sotto i piedi, sempre in corsa, in fuga dalla angoscia, abbandonati e senza patria, senza diritti, senza dimora, senza un rifugio? 
Agli uomini della solitudine Cristo dirà: «Gli uccelli hanno i loro nidi e le volpi le loro tane, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Ma venite a me, voi afflitti, oppressi, tormentati, io vi libererò e vi prenderò con me nella casa del Padre mio»."

tratto da: - Eugen Drewermann, Il Cielo Aperto Prediche per l'Avvento e il Natale
a cura di Bernd Marz.    Traduzione dal tedesco di Claudia Murara,
(Spiritualità 63), Editrice Queriniana, Brescia, 1997, 200-202.


Theologica III.
José Antonio PAGOLA
"È nato per noi il Salvatore

Poco a poco ci stiamo riuscendo. Siamo già arrivati al punto di celebrare delle feste tanto care senza conoscere esattamente la loro ragione di essere. Ci scambiamo gli auguri a vicenda, ma non ne sappiamo il perché. Si annuncia il Natale e se ne occulta il motivo. Molti ormai non ricordano più dove si trovi il cuore di queste feste. Perché non ascoltare il «primo annuncio» del Natale? Lo compose l'evangelista Luca verso l'anno Ottanta dopo Cristo.
Secondo il racconto è notte fonda.
All'improvviso, una «luce» col suo splendore  avvolge dei pastori.
L'evangelista dice che è la «gloria del Signore».
L'immagine è grandiosa: la notte viene illuminata.
Tuttavia, i pastori «sono presi da timore».
Non hanno paura delle tenebre, ma della luce. Per questo l'annuncio comincia con queste parole: «Non temete».
Non dobbiamo stupirci. Preferiamo vivere nelle tenebre. Ci fa paura la luce di Dio. Non vogliamo vivere nella verità. 
Chi in questi giorni non mette più luce e verità nella sua vita non celebrerà il Natale.
(...)
Gesù Cristo è la speranza che l'ingiustizia, che oggi avvolge tutto non prevarrà per sempre.
Senza questa speranza non c'è Natale. Desteremo i nostri migliori sentimenti, ci godremmo la famiglia e l'amicizia, ci regaleremo momenti di felicità. Tutto questo è una cosa buona. Molto buona. 
Ma non è ancora il Natale.
(...)
ma il cuore di questa scena grandiosa è occupato da un bambino in una mangiatoia.
L'evangelista narra la nascita del Messia con una sobrietà sorprendente. Per Maria «si compirono i giorni del parto e diede alla luce il suo figlio». Non una parola di più. 
(...)
Il lettore non può continuare nel racconto senza esprimere la sua prima sorpresa: Dio si incarna in questo bambino? Non ce lo saremmo mai immaginato così. Pensavamo a un Dio maestoso e onnipotente, ed egli si presenta a noi nella fragilità di un bambino debole e indifeso. Lo immaginavamo grande e lontano, ed egli si offre a noi nella tenerezza di un bambino appena nato. 
(...)
Il racconto offre una chiave per accostarci al mistero di questo Dio. Luca insiste addirittura tre volte sull'importanza della «mangiatoia». (...) Maria lo depone in una mangiatoia. Ai pastori non viene dato altro segno: lo troveranno in una mangiatoia. Ed effettivamente, lo troveranno nella mangiatoia arrivando a Betlemme. La mangiatoia è il primo posto della terra dove riposa questo Dio fatto bambino. Questa mangiatoia e il segno per riconoscerlo, il luogo dove lo si deve trovare. Che cosa si nasconde dietro questo enigma?
Luca sta alludendo ad alcune parole del profeta Isaia in cui Dio si lamenta così:
«Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende» (Isaia 1,3). Dio non va cercato in ciò che è mirabile e meraviglioso, ma in ciò che è ordinario e quotidiano. Non lo si deve ricercare in ciò che è grande, ma esaminando attentamente ciò che è piccolo.
I pastori ci indicano in quale direzione cercare il mistero del Natale:
«Andiamo a Betlemme». Cambiare la nostra idea di Dio. Operiamo una rilettura del nostro cristianesimo. Ritorniamo all'inizio, scoprendo un Dio vicino e povero. Accogliamo la sua tenerezza. Per il cristiano, celebrare il Natale significa «ritornare a Betlemme»."



tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù 
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice
Edizioni Borla, Roma, 2012, 29-31.



Theologica IV.
Fred B. CRADDOCK
"Lo scopo primario di Luca è quello di collocare Gesù a Betlemme e in continuità diretta con la casa reale di Davide. Tuttavia, sorprendentemente, egli non cita la profezia messianica relativa a Betlemme (Mich. 5,2), come invece fa Matteo (Mt. 2,5-6). Al di là di qualsiasi argomento, per quanto si riferisce alle fonti storiche di Luca, c'è la fondamentale convinzione che imperatori, governi e leggi servano il disegno di Dio, spesso senza esserne consapevoli. In questo, Luca è d'accordo con Is. 45,1. 
Cesare Augusto è più di una data per la narrazione; egli è uno strumento della volontà di Dio. 
Non c'è bisogno, quindi, di un miracolo o di un avvenimento insolito perché Dio sia all'opera. 
Dio opera miracoli in Luca, è vero, ma Dio opera anche senza di essi.
    Nel corso del soggiorno di Maria e Giuseppe a Betlemme, nasce Gesù e, come tutti i nuovi nati, è avvolto in fasce di panno per tenere il corpo composto e assicurare una crescita corretta. 
(...) Luca ha mantenuto il racconto spoglio da ogni elemento decorativo che lo avrebbe allontanato dagli umili, dai poveri e dagli emarginati della terra. Nella storia della chiesa sono stati in molti così poveri e abbandonati da potersi identificare con questa scena. 
In altre situazioni, invece, la chiesa non ha resistito alla tentazione di avvicinarsi a Matteo e prendere in prestito i suoi regali visitatori con il loro oro, incenso e mirra (Mt 2,1-2), porre una luce diffusa nella paglia della mangiatoia, e riempire l'aria con angeli. Anche Luca parla di un bagliore luminoso nel suo racconto, ma risplende altrove, nel campo dei pastori."


tratto da: - Fred B. Craddock, Luca
(Strumenti 10 Commentari), Edizione italiana a cura di Domenico Tomasetto
Claudiana Editrice, Torino, 2002, 49.




Theologica V
François BOVON
"(...) Per la storia delle tradizioni infatti il racconto della natività, quale si trova qui, non è il seguito di quello dell'annunciazione. Maria ci viene presentata al v. 5 come se non la conoscessimo. 
Nonostante le parole dell'angelo in 1,26-38, non comprende la portata dell'evento che dopo l'arrivo dei pastori. Non una parola sulla nascita verginale né sul concepimento dello Spirito santo. Giuseppe e Maria compaiono qui, una coppia come tante altre. Anche dal punto di vista cristologico, l'accento è spostato: 1,26-38 sviluppa il tema della regalità davidica, 2,1-20 la funzione soteriologica di Gesù (2,11).
(...)
Il lettore moderno non percepisce più l'importanza per il potere di un censimento: il sovrano voleva conoscere il numero dei propri sudditi per sottometterli alle sue esigenze militari e fiscali. La Bibbia sa, a partire dall'esempio di Davide, quale tentazione e quale pericolo possa costituire un censimento*: il popolo appartiene solo a Dio; anche il re divinamente eletto deve astenersi da ogni censimento e contare solamente sulla forza di Dio. Dio soltanto ha il diritto di contare il suo popolo (Num. 1,26). Luca conosce forse il Sal. 86 (87) in un'interpretazione messianica, secondo la quale la nascita del messia deve avvenire nel corso di un censimento universale? In ogni caso l'ostilità a ogni censimento aveva raggiunto il suo culmine in Israele. Venire a compromessi con l'occupazione romana non era forse rinnegare l'unico padrone e Signore il Dio d'Israele? Questo problema aveva infiammato gli animi e diviso il popolo."

* Cf. 2 Sam. (2 Re LXX) 24 e 1 Cron. 21.

tratto da: - François Bovon, Luca 
Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz  Volume 1 Introduzione Commento a 1,1-9,50
Traduzione italiana di Paolo Pellizzari
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.1), Paideia, Brescia, 2005, 138.141.



Theologica VI.
Martin LUTERO
   "È un insegnamento giusto e buono quello che ci danno i pastori. Dopo essere stati illuminati ed aver riconosciuto il vero Cristo, infatti, continuano la loro attività servendo il prossimo. La fede autentica non spinge questa gente ad abbandonare la vita nel mondo per cominciarne una nuova
(...)
   Il vero cambiamento per il quale Cristo è venuto, deve avvenire nel profondo del cuore. Così ho adesso un cuore, un animo e uno spirito diversi da quelli che avevo prima che l'amato Vangelo venisse alla luce. Allora credevo che Dio non si curasse di me, non pensavo neppure di servire Dio attendendo al mio lavoro e adempiendo al mio ufficio. In sintesi: non conoscevo Dio, non sapevo come vincere  il peccato e la morte, come salire e conquistare la beatitudine eterna. Pensavo di dover conseguire tutto questo con le mie opere.
Ma ora l'importante è che il cuore venga illuminato e, come è stato detto sopra, che riceva il nuovo sigillo sì che possa dire: "So che Dio si prende cura di me e che costantemente pensa a me; egli ha inviato infatti suo Figlio fatto uomo perché io, grazie a lui, sconfigga il peccato e la morte, e ottenga la vita eterna".
Questo è dunque il vero mutamento. Il mio cuore infatti non aveva creduto né saputo queste cose prima. Ma ora le sa e vi crede, ed è quindi disposto in modo completamente diverso rispetto al passato. Cristo, il nostro amato Signore, fa in modo che il cuore e l'anima acquistino una nuova e rinnovata sensibilità, volontà, gioia e amore."

tratto da: - Dr. Martin Luther, Sermoni
Traduzione dal tedesco di Federica Masiero, (Il Viandante 1), Ariele, Milano, 1999,  41.

Questa predica: «È stata tenuta in casa nel 1533», 323.
Martin Lutero (1483-1546).




BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
Maurizio ABBÀ


- C'è chi ha paura del Natale il Potere all'epoca (ed anche in altri periodi) si serviva dello strumento del censimento per controllare i sudditi, capillarmente. Gesù nascerà in un contesto dove sarà un "semplice numero dell'anagrafe romana" (D. Attinger). Il Potere non si accorge che il vero Dio, non il Cesare Augusto, è lì in quel bambino, lo registra come un dato statistico! Eppure, Matteo 2, ci dice che il Potere ha paura anche di un bambino, una paura generalizzata: "il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui." Matteo 2,3b.
- Ancora oggi il Natale desta paura nel Potere, in alcuni paesi è proibito. Vorrebbe essere una festa per proclamare pace e misericordia. Forse per questo suscita paure, si preferiscono, purtroppo, guerre e vendette.

- Proprio come non è subito Pasqua, non è ancora Natale 
No, non è subito Pasqua come sappiamo, la sera di Pasqua risuonano le parole dubbiose ed incredule di Tommaso, detto Didimo, "se non vedo  ...   io non crederò",  Giovanni 20,24,
così non è stato subito Natale: la fede ha bisogno di tempo per maturare, per risorgere.

- Un sorprendente luogo di 'accoglienza': la mangiatoia. Gesù nasce in una "stanza" come quella dove si svolgerà l'Ultima Cena? Questo porge una riflessione, fra le tante che si possono fare, alla tavola della mensa delle Chiese Gesù Cristo deve potersi trovare a casa, sempre, dobbiamo impararlo. "Cristo è forse diviso?" I Corinzi 1,13a.

- Natale: solo una parentesi?  nei giorni vicini al Natale 1914: fraternizzazione nella prima guerra mondiale, un 'cessate il fuoco' informale ma reale, soldati tedeschi e britannici (e dei francesi) sul fronte occidentale s'incontrarono scambiandosi auguri, doni, organizzarono persino qualche partita di calcio, erano nemici ma la forza del Natale per qualche giorno fu più forte. Ad ogni Natale e non solo a Natale occorre ricordare questo evento incredibile ma, appunto, reale. Si è svolto davvero; ma, al solito, al Potere questo non piaceva per nulla. La guerra, quella guerra, era solo all'inizio, durerà diversi anni. L'Italia, com'è noto, entrerà in guerra pochi mesi dopo, precisamente il 24 maggio 1915, cinque mesi dopo quel Natale.
La forza evangelica del Natale non può essere solo una parentesi transitoria. Ma luce che risplende nelle tenebre: tanto per cominciare e tanto per... proseguire.

- Necessità di una visione 'olistica' una visione completa, è sempre necessaria. Lo sperimentiamo quando siamo malati: è necessario essere considerati come un tutto, non come dei 'pezzi' staccati. Siamo distinti nelle nostre parti del corpo ma siamo unità, siamo una persona.
- Vale anche in teologia, non a pezzi staccati tra loro: la preesistenza del Cristo, nascita di Gesù, Croce, Risurrezione, ma tutto insieme bisogna considerare.
C'è molto su cui meditare.
Buon Vero Natale!






L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo

Lui chi è?
  Si dice: 
era uno di noi,
  alla ricerca,
pieno di dubbi e domande.
E si dice pure che egli è la via,
la verità e la vita.

Lui chi è?
Parlano
di paura e d'impotenza,
di tortura e di morte.
  E riferiscono
  di un amore,
che guarisce le ferite
  e vince la morte.

Lui chi è?
Il Bimbo del presepio?
  L'Uomo in croce?
L'amore, la speranza, il futuro?

Lui mi si cela
eppure in certi momenti
   l'incontro.



tratto da: - Notker Wolf  Corinna Mühlstedt 
Dio nasce nella nostra vita 24 suggerimenti per il tempo di Natale
EDB Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna, 2011, 10.
(Gli autori: Wolf è abate benedettino, Mühlstedt è teologa evangelica).   

**********************************************************************

Anche a noi come ai pastori,
viene offerta una grande gioia.
È destinata a tutti, a ogni donna e a ogni uomo:
non solo a chi ti attende,
a chi ha messo la sua vita nelle tue mani,
non solo a chi ti considera
un punto di riferimento sicuro,
ma proprio per tutti quelli
disposti ad accoglierli,
a lasciarsi guidare della tua luce,
a lasciarsi guarire dalla tua misericordia,
a lasciarsi dissetare dal tuo amore.

C'è posto per tutti nel tuo cuore, Gesù:
basta che avvertano la nostalgia,
il desiderio profondo di Qualcuno
a cui dare fiducia, a cui fare posto
nella loro casa ingombra
di troppe cose e di troppi affanni.

Nessuno si consideri, dunque, tagliato fuori
da questa bella notizia
che ha squarciato quella notte,
ma continua ad essere proclamata
lungo la nostra storia
perché tu non ti rimangi le tue promesse
e continui a fare grazia,
continui ad attenderci
con le nostre stanchezze ed i nostri disorientamenti,
con le nostre ferite e le nostre fragilità.

Sgorghino, allora, dalle profondità dell'anima
le nostre parole di gratitudine
e la tua pace abiti questo giorno
e dia ad ognuno di noi la certezza
di essere raggiunto dalla tua bontà.



tratto da: - Roberto Laurita, La Preghiera per la Messa della notte   
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee
n. 473 anno XLVII, Dicembre 2015 29 novembre 2015 / 1 gennaio 2016,
Editrice Queriniana, Brescia, 183.


mercoledì 23 dicembre 2015

Un angelo ci scrive...


MEDITAZIONE
Le ferite possono diventare delle feritoie

Il pastore battista Angelo Reginato ha scritto questa preziosa meditazione per le chiese evangeliche battiste di Lugano e Milano Via Jacopino da Tradate, dove svolge attualmente il suo ministero pastorale.
Molto gentilmente condivide la meditazione anche con noi, lo ringraziamo, infatti, chi legge le parole che seguono lo ringrazia delle scintille di luce che possono rischiarare il cammino, anche quando è buio, soprattutto quando è buio. 
Grazie Angelo. 
Buon Vero Natale a tutti.
Maurizio Abbà

Natale 2015

Care e cari,

quest’anno cerchiamo di riflettere sulle ferite della vita, su quanto ci fa stare male, scommettendo che queste esperienze dolorose possono diventare delle feritoie, ovvero delle situazioni in cui capiamo meglio e più a fondo il significato della condizione umana. Ora, questa nostra ricerca si incrocia col Natale di Gesù. Come stanno insieme la fragilità umana e la venuta in mezzo a noi di Gesù?
Ci sono credenti che vedono nel farsi carne della Parola eterna la risposta divina alla domanda umana che sgorga dai nostri limiti e fallimenti. “Prendi pure in considerazioni i tanti problemi che devi affrontare; sappi, però, che essi hanno già una soluzione proprio in Gesù”.
Altri, interpretano la venuta nella carne del Figlio di Dio come la scelta di condividere la fragile condizione umana. “Non sei solo nelle difficoltà: vicino a te c’è un Dio che le ha sperimentate e proprio per questo può capirti e sostenerti”.
Dunque, un cristianesimo “forte”, che ha pronte tutte le risposte; ed uno più “debole”, che punta sull’empatia e la condivisione di Dio. Entrambi, mettono in luce degli aspetti presenti nei racconti evangelici, ma rischiano di lasciarne in ombra altri. Soprattutto, sembrano risolvere troppo in fretta la domanda sul senso di quanto ci capita. Il primo, fornendo risposte preconfezionate: “Gesù è la risposta a tutte le tue inquietudini. Devi solo credere”; il secondo, proponendo che sia più importante l’esserci che non il capire: “la vita è un mistero incomprensibile; grazie a Dio, non la affrontiamo da soli, poiché Gesù è con noi”.
C’è della verità in entrambi questi modi di intendere l’esperienza cristiana. E tuttavia, mi sembra che oggi abbiamo bisogno di un cristianesimo sapiente, che sosti di più sulle ferite, senza proporre troppo in fretta i rimedi; che susciti domande, più che risposte; che faccia pensare, più che spegnere l’inquietudine. Viviamo, infatti, in tempi a rischio di banalizzazione, dove prevalgono gli slogan gridati, alla televisione come sui social network, nella politica come anche nella religione. Tutti si sentono in dovere di giudicare, senza la pazienza del voler capire, del fare i conti con la complessità della vita, con gli enigmi del cuore umano. 

Abbiamo bisogno di un cristianesimo che non fugga subito in cielo, ma ami ed interroghi la terra. Proprio come ha fatto Gesù, che è nato ed ha vissuto su questa nostra terra desolata, guardandola a fondo, prendendola sul serio, amandola.

“Quando si chiede al cristiano: ‘Chi è Dio? Come ci si avvicina a lui?’, il cristiano, a differenza di tutti gli altri non indicherà anzitutto il cielo, ma questo Bambino. Il suo dito oserà indicare la Terra. Dovrà provocare un soprassalto. Gioioso certo, ma anche sconvolgente, se avrà il coraggio di portare fino in fondo il suo annuncio” (P. Sequeri).
Se, infatti, siamo fedeli a questa nostra terra, arriviamo ad intuire che “nessun cuore è intero come un cuore spezzato; nessuna fede è solida come una fede ferita” (detto chassidico).

Natale non è la soluzione dei problemi. Anche dopo la nascita di Gesù, noi rimaniamo in attesa della vittoria su quel male che ancora domina la storia; ricerchiamo quel senso della vita che perlopiù ci sfugge e che viene continuamente messo in discussione da quanto ci succede. Mentre facciamo memoria della nascita di Gesù, ne attendiamo la venuta, alla fine dei tempi, desiderando nuovi cieli ed una nuova terra, in cui abiti la giustizia e la felicità.

E nel frattempo? Mentre la storia ci mostra il suo volto crudele e cinico, mentre sperimentiamo le nostre fragilità, cosa ci indica il Dio che si fa carne? Lui è venuto come Signore, che salva ma anche come Maestro, che educa il nostro sguardo. Al suo seguito, siamo invitati a vivere l’attesa non come passività: “lasciamo fare a Dio…”, ma come attenzione. Perché è proprio in questa tua vita, in questo periodo storico che Dio ti parla. 

La vita, il mondo non sono “da sopportare”, ma da trattare con estrema attenzione, poiché sono fragili e noi possiamo romperli. 

Attenzione significa guardare con occhio penetrante quanto ci succede; significa agire con sapienza, controllando le emozioni che rischiano di travolgerci. Significa prendere sul serio la nostra esistenza, scommettendo che proprio in essa Dio pone la sua tenda.

Di fronte al muro che sbarra la strada, non limitiamoci a dire: “Dio lo vuole” o “Dio è lì con te”; cerchiamo, piuttosto, quella feritoia che ci fa vedere meglio il senso di ciò che ci capita, vivendo con attenzione ogni esperienza. 
Da quella finestra potremo scorgere i segni del Dio tanto atteso, che viene proprio per noi.
Buon Natale!
angelo
Angelo Reginato





domenica 20 dicembre 2015

la Lumière - Domenica 20 dicembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito


Domenica 20 dicembre 2015
- QUARTA NELL'AVVENTO - 
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,39-45
39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda
40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta
41 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo,
42 e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!
43 Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me? 
44 Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.
45 Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».

Theologica I.
Fred B. CRADDOCK
   "Questo episodio, chiamato nelle liturgie e nei calendari ecclesiastici tradizionali «la Visitazione», in verità contiene ben poca narrazione. Infatti, consiste quasi interamente di un discorso e di un cantico ispirati, che ci ricordano la forza affettiva delle forme letterarie. La visita di Maria a Elisabetta congiunge le due unità più ampie degli annunci delle nascite di Giovanni e di Gesù e i relativi racconti delle due nascite, accentuando così le somiglianze e le discordanze fra i due bambini. In effetti, i motivi paralleli di queste narrazioni ravvicinate si devono cercare in questo splendido intermezzo nella contrada montuosa di Giuda: i segni prenatali e natali che indicano la grandezza di Giovanni e di Gesù, ma questi segni rivelano chiaramente che Gesù è il più grande dei due.
(...)
Anche il non ancora nato Giovanni è consapevole della differenza e balza nel grembo della madre alla voce di Maria. Luca, qui, sta presentando una reminiscenza storica e sta formulando un punto teologico. L'allusione storica si riferisce a Rebecca, nel cui grembo Esaù e Giacobbe lottavano; 
(...)
Elisabetta loda sia Maria che il suo bambino. Benedice Maria in base a due motivi: essa è stata scelta per essere la madre del Signore, e ha creduto alla parola che Dio le ha rivolto. Il fatto che Elisabetta si metta in secondo piano rispetto a Maria, richiama la stessa posizione di Giovanni nei confronti di Gesù nella scena battesimale di Matteo (Mt. 3,13-15)."

tratto da: - Fred B. Craddock, Luca 
Edizione italiana a cura di Domenico Tomasetto
(Strumenti 10 Commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 41-42.



Theologica II.
Daniel ATTINGER
"Maria dunque si reca in fretta verso la regione montagnosa, in una città di Giuda. Certo, dal punto di vista storico, questa indicazione solleva diversi problemi: dov'è andata? La tradizione indica Ein Kerem, ma il testo lucano non lo dice. Com'è possibile che una ragazza vada da sola dalla Galilea in Giudea? Perché Luca non dice chi l'accompagnava? Quale strada ha fatto? Occorre ricordare che Luca non fa opera di cronista, ma di teologo. Queste domande appartengono a una mentalità agiografica (che cerca di ricostruire la storia, la biografia di Maria), non all'intento lucano. In altro modo si devono leggere questi testi. Maria ha appena ricevuto un segno, che non aveva chiesto; se è dato un segno, occorre andare a vederlo (come faranno anche i pastori in 2,15-16). L'accento cade quindi sull'"in fretta" (v. 39), che indica la premura con la quale Maria obbedisce a quanto Dio le ha detto tramite l'angelo (cf. anche 2,16). Non vi è altro scopo in questo viaggio se non quello di vedere ciò che Dio ha indicato. La pietà popolare immaginerà volentieri che Maria è partita pensando che la sua parente avesse bisogno di assistenza durante la gravidanza in età avanzata; Luca non lo dice. La fretta di Maria non è dovuta a una volontà di servizio, qualifica solo l'obbedienza di Maria. In questo contesto, si può anche notare il movimento segnato da Luca: Maria non va solo in Giudea, fa un movimento di salita dal basso verso le montagne e questo movimento inizia con un "alzatasi", verbo che in greco ha connotazioni di resurrezione (ritroviamo la tematica escatologica). Inizia qui l'agire di Dio che Maria canterà nel Magnificat quando esclamerà: "Ha innalzato gli umili" (v. 52).
   Appena giunta in casa di Zaccaria, Maria saluta Elisabetta. Luca occulta Zaccaria. Certo, in quella società le donne stavano con le donne e gli uomini con gli uomini, ma un tale argomento appartiene ancora alla mentalità agiografica, mentre l'intento dell'evangelista è altrove. Luca non intende raccontare solo l'incontro delle due future madri, ma quello dei due bambini ancora nel grembo
(...)
mi sembra importante notare il parallelismo esistente tra la beatitudine pronunciata da Elisabetta e quelle che Gesù stesso proclamerà più tardi:

        Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
        Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
        Beati voi che ora piangete, perché riderete (6,20-21).

    La struttura di queste beatitudini comprende tre membri:
la dichiarazione di beatitudine, la situazione attuale di chi è dichiarato beato e l'annuncio di una promessa. Credo che tale sia anche la struttura della dichiarazione di Elisabetta: 
"Beata / colei che ha creduto, / perché vi sarà un compimento a quanto le è stato detto da parte del Signore". 
Allora Maria non ha solo creduto che le parole del Signore avrebbero trovato compimento, essa ha creduto in assoluto, e diventa l'immagine del credente, del discepolo di Gesù che è beato perché sta dietro a lui, discepolo al quale viene fatta la grande promessa: tutte le parole del Signore si compiranno; un avvenire si apre davanti al credente, avvenire (qualcosa cioè che gli viene incontro da parte del Signore) che, in quanto tale, non può essere che sorpresa, appunto perché viene da Dio e non è il semplice prolungarsi di linee che possiamo tirare noi meditando sul nostro passato."       


tratto da: - Daniel Attinger, Evangelo secondo Luca Il cammino della benedizione
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 2015, 44-45.48.




Theologica III.
Innocenzo GARGANO
"I NOSTRI FIGLI CI SPINGONO ALLA CONVERSIONE
   Stiamo parlando dell'incontro di Maria con Elisabetta e, mentre parliamo di queste due donne straordinarie, qualche volta ci identifichiamo con Maria e qualche altra volta con Elisabetta; ma, sia in un caso come nell'altro, possiamo anche riuscire a intuire che in realtà non sono queste due donne che si incontrano ma ciò che ciascuna di esse porta nel grembo: sono i figli che si incontrano e che, dall'interno, spingono Maria ed Elisabetta a esprimersi con gesti e con parole. Succede spesso anche a noi. È vero che è il nostro corpo a muoversi, ma è altrettanto vero che ciò che permette al corpo di muoversi è l'energia che ci si porta dentro. 
    Non sapremmo localizzare questa energia misteriosa e tuttavia essa è realmente presente.
    È a causa di questa energia che noi ci muoviamo, riflettiamo, parliamo, agiamo nella vita.
(...)
    Ciò che spinge Maria a correre verso la regione montagnosa, e a farlo in fretta, è dunque questa vita nuova che le pulsa dentro, questa energia travolgente che straripa al di fuori di sé. Succede sempre, quando abbiamo una gioia grandissima, di non riuscire a tenere dentro ciò che prorompe da tutte le parti. Proviamo lo stesso tipo d'impulso quando sentiamo il bisogno di sfogare il nostro dolore, la nostra sofferenza, dargli una via d'uscita. La nostra esteriorità dipende completamente dalla nostra interiorità."

tratto da: 
- Innocenzo Gargano, I giorni della consolazione Lectio divina sull'incontro di Maria con Elisabetta 
(Collana Figli in Cielo 7), Paoline Editoriale Libri, Figlie di San Paolo, 2005, Milano, 44-46.



Theologica IV
José Antonio PAGOLA
"Che cosa è successo? Perché si parla così poco di felicità nelle chiese? Perché molti cristiani non scoprono che Dio è il migliore amico della loro vita?
Come spesso accade, sembra che anche nel movimento di Gesù si sia persa l'esperienza originaria che vivificava tutto al principio.
Quando quella prima esperienza si è raffreddata e in seguito si sono accumulati altri codici e schemi religiosi, a volte abbastanza lontani dal Vangelo, la gioia cristiana si è andata spegnendo.
Quanti oggi ritengono che la prima cosa che si ascolta quando ci si accosta a Gesù è una chiamata a essere felici e a creare un mondo più gioioso? Quanti possono pensare che ciò che Gesù offre sia una via con cui possiamo scoprire una gioia diversa capace di cambiare radicalmente la nostra vita?
(...)
Sono convinto che una persona sia pronta a prendere sul serio Gesù quando intuisce che in lui può trovare quello che ancora le manca per conoscere una gioia più piena e vera.
Il saluto a Maria: «Beata colei che ha creduto», può estendersi in qualche modo a ogni credente. Nonostante le incoerenze e l'infedeltà delle nostre vite mediocri, beato anche oggi colui che crede dal fondo del proprio cuore."

tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù 3 Luca
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice,
Edizioni Borla, Roma, 2012, 25.



Theologica V.
Ingeborg DREWITZ
   "Poichè noi donne sappiamo bene, ancor oggi, quando siamo stese sui letti delle sale parto, che i bambini nascono tutti nudi, scacciati dalla sicurezza. Sappiamo, almeno in questi minuti della nostra vita, che la giustizia è la misura della nostra aspettativa. Annunciare giustizia, ristabilirla, per questo sono nati Giovanni e Gesù. 
   Non nasce forse ogni uomo per questo?"

tratto da: 
- Ingeborg Drewitz, Incontro con Maria ed Elisabetta L'attesa presente in ogni nuovo essere umano in: 
Donne alla riscoperta della Bibbia a cura di Karin Walter 
edizione italiana a cura di Maria Cristina Bartolomei, Traduzione dal tedesco di Paola Gaiotti Oxenius, Editrice Queriniana, Brescia, 1988, 72.



Theologica VI.
Eugen DREWERMANN
"Ma al di là della storia Giovanni Battista e Gesù sono interiormente legati, ed è un'esperienza dell'anima quella che questa prodigiosa leggenda descrive, narrando che Giovanni salutò con grande gioia la venuta da Gesù, in un certo senso ancor prima di venire al mondo. 
In realtà Giovanni Battista e Gesù sono incarnazioni di due maniere completamente diverse di rispondere al problema del nostro essere uomini. 
Entrambi concordano sul fatto che il modo in cui viviamo non è una vita umana, e che tutto deve cambiare per avvicinarsi un po' a Dio. 
Ma come deve cambiare?
Giovanni, il più grande tra i nati dagli esseri umani, come Gesù stesso lo definisce, ha compiuto un estremo tentativo di portare l'ordine nel caos ricorrendo alla buona volontà e appellandosi alla capacità di discernimento degli uomini. Quasi sempre quando iniziamo a capire una cosa e siamo animati da buona volontà tendiamo sulle prime ad adottare i metodi di Giovanni Battista. Diremo allora come immaginiamo debba essere fatto questo e quest'altro, daremo istruzioni, impartiremo ammonimenti, se necessario distribuiremo rimproveri, infine cominceremo a minacciare e poi forse anche a pronunciare maledizioni. Giovanni ha tentato con l'intero repertorio della censura e della correzione, ma qual è stato il risultato di tutti i suoi sforzi?
(...)
   In Gesù viveva un altro principio. Egli lo incarnava e voleva che lo comprendessimo esiste un unico mondo umano, in cui tutto si intreccia. 
(...)
Solo l'energia del sole fa crescere i fiori e le piante verso la luce, quando la neve scompare. 
Nessun recinto, nessuna spalliera, nessun metodo artificiale, può ottenere ciò, soltanto il potere del calore e dell'amore tra noi uomini."

tratto da: 
- Eugen Drewermann, Il Cielo Aperto Prediche per l'Avvento e il Natale     
a cura di Bernd Marz     
Traduzione dal tedesco di Claudia Murara
(Spiritualità 63), Editrice Queriniana, Brescia, 1997, 174-175.177.179.





Theologica VII.
François BOVON
"Il bambino trasale di gioia nel grembo della madre (vv. 41 e 44), movimento che assume valore di segno. Dio si serve non solo delle parole, ma anche del linguaggio del corpo. Nell'antichità si ricavavano predizioni per l'avvenire da segni miracolosi dati da neonati. E così in Gen. 25,22-28 Esaù e Giacobbe che lottano nel grembo della madre prefigurano in tal modo la loro futura lotta. 
Il Battista esercita dunque, fin dal grembo della madre, la sua funzione di profeta e precursore.
   Dopo questo segno Elisabetta è ripiena di Spirito santo e pronuncia una profezia. Questa esclamazione gioiosa, al pari del movimento del bambino, fa intravedere l'alba della salvezza."

tratto da: - François Bovon, Luca 1 Commento a 1,1-9,50
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.1)
Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz
Traduzione di Paolo Pellizzari, 
Paideia Editrice, Brescia, 2005, 103.




Theologica VIII.
Enzo BIANCHI
"Nella visita di Maria ad Elisabetta si può cogliere il paradigma della missione cristiana che, suscitata da una sincera attenzione all'altro e guidata da una carità intelligente, giunge a riconoscere nell'incontro umano le grandi cose che Dio opera in noi."

tratto da: - Enzo Bianchi, Maria L'annunciazione e la visitazione Ritiro di Avvento 2005, Monastero di Bose, Magnano (BI), doppio CD, IV di copertina. (Nel testo il carattere grassetto, di colore blu, è nell'originale).

Theologica IX.
Karl BARTH
"perché viene dispiegato con tutta libertà proprio questo tema: due donne incinte, due madri in attesa? Risposta: la dove si trovano due persone che hanno ricevuto una promessa, anzi che hanno realmente ricevuto la promessa, quali una Maria e una Elisabetta là dove è la Chiesa, vi è proprio ciò che nella vita fisica si chiama gravidanza; qui nella speranza vi è anche la presenza di Quello che si spera, qui non soltanto si sa della grazia, vi è la grazia stessa."

tratto da: - Karl Barth, L'Avvento Meditazioni - Luca 1
Trad. di Clara Di Zoppola
Morcelliana, Brescia, 1968, seconda edizione 1978,  55-56. 





BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
Maurizio ABBÀ

Quando la fede c'incontra


- La gravidanza, nel testo biblico lucano: la gravidanza di Elisabetta, la gravidanza di Maria.
Sì è importante l'affermazione della vita che cresce nel grembo di una donna, qui di due donne molto diverse tra loro ma vicine. Ed è bello prefigurare in metafora la gravidanza della fede, della speranza, della misericordia. Fede, speranza, misericordia hanno bisogno di crescere, di maturare, e di avere madri mature che le guidino con saggezza e di madri giovani che con slancio dinamico le aiutino a cadenzare la vita con un ritmo non banale. - Due donne diverse ma vicine ed accomunate nel sapersi fare compagnia, nel ritrovarsi. (Ci sarà spazio, per questo, anche per i padri, forse una paternità dai tratti diversi: forti ma non rigidi, che sanno orientare senza costringere).
Far maturare, far crescere, far nutrire la fede, la speranza, la misericordia, per poter affrontare gli ostacoli, anche quando sembrano grandi come una montagna.
- Saper affrontare con duplice modalità le difficoltà: occorre, solitamente, procedere a passi rallentati, senza corsa, senza competizione mentre sulle tematiche urgenti per la collettività, come la tematica ecologica è richiesta invece una giusta "fretta" per fronteggiare l'urgenza per salvare il pianeta. 
Maria avrà la giusta "fretta" di portare Cristo con tutta la mitezza e la fermezza nella fede che lei giovane ebrea aveva, una fede, non dobbiamo mai dimenticarlo, profondamente radicata nella fede d'Israele. 
Questa 'fretta' evangelica non è un agitarsi, è preceduta dal "si alzò" che nel testo lucano è un richiamo solido e puntuale alla risurrezione.



- I nostri figli ci spingono alla conversione da quest'affermazione del monaco camaldolese Innocenzo Gargano, possiamo trarre spunto per comprendere come si possa essere sollecitati alla testimonianza evangelica. Una testimonianza che 'ritorna a casa', letteralmente. L'impegno per le generazioni future è adesso, per il pianeta che viviamo nel presente e per un futuro possibile e costruibile ora.
Sovente pensiamo alle nuove generazioni con apprensione: avranno fede? Occorre prima di tutto  pensare alla tipologia di fede che le nostre generazioni esprimono, vivono, propongono. 
Chissà, forse nel tentativo di porgere la fede, saremo noi a riceverne un po' (come ben sappiamo che benignamente può accadere), per un rinnovato slancio missionario verso... noi stessi che siamo i primi ad averne bisogno.
Elisabetta e Maria si sono, con stupore e giubilo, confermate vicendevolmente nella fede, Giovanni iniziava già a scalpitare come profeta precursore del Messia e... Gesù? 
Dio c'incontra nella fragilità di un bambino che richiede cure e premure, ma questa è un'altra storia, la storia del vero Natale.
Quando la fede c'incontra.





L'angolo della preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo

"È un incontro di gioia, Gesù,
quello che avviene tra Maria, tua madre,
e la sua cugina Elisabetta.
Sono due creature tanto diverse
per età, per condizione sociale,
eppure le accomuna la stessa esperienza:
Dio è entrato nella loro esistenza
e l'ha radicalmente trasformata.
Il suo amore ha cambiato la loro vita
ed esse l'hanno accolto con gratitudine.

È un incontro di gioia, Gesù,
perché entrambe percepiscono
di portare in grembo una creatura
destinata ad essere protagonista
in un disegno di grazia.
Giovanni sarà colui che ti precede,
ti annuncia e invita tutti
a far posto a Dio che diventa vicinissimo.
E tu sei lo stesso Figlio di Dio:
in te la misericordia di Dio
si fa carne e si manifesta
in ogni tua parola e in ogni tuo gesto.

Di domenica in domenica anche a noi 
tu continui a dare appuntamento
per un incontro di gioia:
a noi, così diversi, chiedi
di essere testimoni del tuo amore.
Ci domandi di accogliere
una Parola di tenerezza e di luce
e di sederci alla tua tavola
per ricevere il tuo Corpo.

Ciò che Maria ed Elisabetta hanno intravisto
per noi diventa una realtà da testimoniare. "


tratto da: - La Preghiera di Roberto Laurita
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee
n. 473 anno XLVII, Editrice Queriniana, Brescia, 
Dicembre 2015 29 novembre 2015 /1 gennaio 2016, 151.