martedì 30 aprile 2024

Rimanere nella fede e nella speranza

 

O Padre, che nella risurrezione di Cristo tuo Figlio

ci rendi creature nuove per la vita eterna,

dona a noi, tuo popolo, di perseverare nella fede e nella speranza,

perché non dubitiamo che si compiano le tue promesse.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


                                                    Preghiera di Colletta dalla Liturgia della Chiesa Cattolica


venerdì 26 aprile 2024

Ritrovare la Preghiera

 

L’angolo della Preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo



Rimanere per portare frutto.

Il rimanere è rimanere in Cristo.

In certe situazioni della vita è bene lasciare, 

cessare relazioni non sane, 

anche questo è un rimanere in Cristo,

per ritrovare le persone care, 

per ritrovarsi,

per ri-trovare la fede, opera fruttuosa per eccellenza.


                                                              Maurizio Abbà

Rimanere in Cristo

 

DOMENICA 28 Aprile 2024 – 4a DOPO PASQUA 

- CANTATE (Cantate al SIGNORE un cantico nuovo – Salmi 98,1)

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo.

2 Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, 

lo pota affinché ne dia di più.

3 Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata.

4 Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non

rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me.

5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta

molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.

6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si

raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.

7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà

fatto.

8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.



la Lumière

Cantare al SIGNORE un cantico nuovo è l’invito dal salmista per questa Domenica.

Cantare un canto nuovo, vuol dire trovare parole nuove, anche poche vanno bene, 

ma che sanno dare ritmo alla quotidianità. 

Il che vuol dire superare i soliti schemi del già visto, del già detto, del pensiero già pensato...

Per non dare spazio all’aridità.


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


     MEDITAZIONE a cura di Maurizio Abbà

... RIMANERE IN CRISTO ...


Dove siamo?

Dove siamo con la testa? Ansie e preoccupazioni ci attanagliano?

Dobbiamo portarci là dove paure ed affanni non ci sono, come se fossero già risolti, facile a dirsi ma è uno sforzo che richiede di entrare, anche e soprattutto mentalmente, in situazioni che ci sono di aiuto, per non restare avvinghiati nei pensieri e nelle azioni appunto a ciò che ci opprime.

Proiettarsi verso situazioni in cui possiamo trovare soluzioni, seppur provvisorie, a problemi che altrimenti ci paiono insormontabili e sono invece superabili.

Per fare questo allora occorre portare molto frutto, come si fa? Iniziando a riconoscere i frutti che già sono intorno a noi e di cui sono colme le nostre mani!

Al v. 1: Gesù dice: Io sono la vite quella vera e mio Padre è l’agricoltore

L’immagine della vite nella Bibbia ha diverse opposte connotazioni: 

di giudizio severo e di riunione solidale e festosa.


Nella seconda parte del v. 7 qualsiasi cosa volete chiedete, e sarà fatto a voi

Certo subito i nostri occhi (e cuore e mente) balzano lì, 

ma la condizione previa è rimanere in Cristo Gesù, i

l che comporta un cambiamento anche del nostro agire e del nostro volere 

e perciò del nostro desiderare cose buone e vere.

La potatura, a regola d'arte, è ciò che dobbiamo imparare a riconoscere e a fare.

Siamo nella narrazione giovannea nell’ambito dei discorsi d’addio di Gesù.

Discorsi non di chiusura ma di un nuovo diverso inizio.

Discorsi che invitano ad uno slancio.

Sono infatti una chiamata al discepolato, 

i discepoli sono ormai pronti ad affrontare l’avventura della vita 

con la grammatica della fede che stanno imparando, 

e la imparano solo e soltanto rimanendo in Gesù e noi con loro. 

Discepoli di ieri, discepoli di oggi 

per porgere il testimone della fede ai discepoli di domani, domani che arriva già.


Volontà di Dio è tenerli tutti aderenti ad una prassi di fede che offre frutti generosi, 

con tutta l’accortezza, l’energia, la pazienza e l’attesa che richiede un lavoro agricolo 

(pane e vino o succo d'uva, saranno frutti di questo lavoro da rac-cogliere 

e condividere nella mensa eucaristica da promuovere e valorizzare, senza escludere).


Rimanere in Gesù Cristo e nella sua comunità per rivitalizzarla e rivitalizzarci. 

Una comunità dove i singoli si sentono parte di un tutto.

Per una fede da testimoniare ora con sussurri ora con canti antichi e parole nuove.




Tu sei là dove sono i tuoi pensieri, 

  assicurati che i tuoi pensieri siano là dove tu vuoi essere

                                                                                  Rabbi Nachman di Brazlav



Commentari a Giovanni 15,1-8

 

THEOLOGICA  ANTOLOGIA DI TESTI


1. Nell'Antico Testamento, l'immagine di Israele come vigna di Dio (Is. 5) e vite che Dio stesso ha piantato (Os. 10,1; Ger. 2,21; Sal. 80,9 ss.) è segnata dall'idea che il vino è uno dei più nobili frutti della terra che Dio ha dato al suo popolo dopo l'esodo (cf. Num. 13,23; Deut. 6, 11). 

I profeti, tuttavia, hanno sempre lo sguardo rivolto in atteggiamento critico alla mancanza di frutto e al giudizio di Dio

[…]

L'immagine della vite può anche rappresentare la riammissione d'Israele (Is. 27,2-6) e il tempo salvifico finale sotto la signoria del messia (Bar. syr. 36,3; 39,7). Nella posteriore tradizione del l'insegnamento rabbinico si usa spesso soprattutto Sal. 80,9 ss. per mettere in evidenza la precedenza d'Israele, popolo eletto di Dio, sulle nazioni pagane.

Secondo Flavio Giuseppe, una grande vite d'oro adornava la porta principale del secondo tempio. Spesso su rilievi, monete, tombe e lampade giudaiche si trova il simbolo della vite.


tratto da:

- Ulrich Wilckens, Il vangelo secondo Giovanni 

Traduzione di Franco Bassani Revisione di Monica Negri, Paideia Editrice, Brescia, 2002, p. 299.


2. L’“Io sono la via, la verità e la vita” per tutti, in modi di attrazione a lui solo noti (cf. 12,32), ai suoi domanda un rapporto singolare, condizione imprescindibile per portare il frutto dell’amore che fa esplodere la vita e la gioia. Questo racconta la metafora della vite e dei tralci (cf. 15,1-17), che affonda le sue radici nel retroterra biblico, Israele vigna di Dio (cf. Is 5,1-7; 27,2-5; Ger 2,21; Ez 15,1-6; 17,5-10; 19,10-14; Os 10,1; 14,8) con le sue infedeltà, i suoi sradicamenti, i suoi ritorni e le sue invocazioni: “Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato” (Sal 80,15-16).

In Giovanni la vite è Gesù (“Io sono la vite”: 15,1.5), il Padre è l’agricoltore (cf. v. 1), “voi i tralci” (v. 5), voi, quelli di Gesù, la sua comunità, i suoi amici di ieri, di oggi e di domani (cf. vv. 14-15).

La metafora è forte, nel senso che vite e tralci sono un’unica pianta, stessa linfa, stesso frutto, stesso agricoltore, seppure distinti. Sono “due” chiamati all’“uno” pur rimanendo “due”, un’unità distinta cadenzata dal verbo “rimanere”, caro a Giovanni nel suo evocare la dimora, la casa: “Rimanete in me e io in voi” (v. 4); “Rimanete in me e le mie parole rimangano in voi” (cf. vv. 7.12.14-15); “Rimanete nel mio amore” (v. 9). Formule di immanenza reciproca che fanno della comunità di Gesù, e di ciascuno in essa, la compagnia degli aderenti a Gesù, degli amati da Gesù e degli illuminati dalla sua parola in maniera personalissima. Un ambito in cui i discepoli si trovano a proprio agio, a casa loro, appunto come il tralcio nella vite, ricevendo

dal proprio Signore la linfa della parola e dell’amore, la linfa della parola dell’amore. C’è posto per i discepoli nel cuore del Signore e c’è posto per il Signore, la sua parola e il suo amore nel cuore dei discepoli. A ben vedere un rapporto di alleanza e di amicizia che è per i tralci un purissimo dono e al contempo un impegno: il volerlo. Rapporto che diventa effettivo se veramente i discepoli nulla antepongono alla compagnia del Cristo e all’ascolto del suo messaggio, perché nulla amano più di questo. Ciascuno dimora là ove il suo cuore ha casa.

Un “essere in” in vista del portare frutto (cf. v. 16), molto frutto (cf. v. 8), il frutto dell’amore


tratto da:

- Giancarlo Bruni, In Compagnia di Giovanni Meditazioni sul quarto vangelo

Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 2021, pp. 100-101.


3. All'inizio del v. 4 c'è l'esortazione fondamentale di tutto il brano: «Rimanete in me»». Si tratta di un imperativo dal carattere indicativo, visto che esso esorta a rimanere presso ciò che dà vita e fa crescere il frutto. Non si tratta di un tenere ma di un lasciarsi tenere.

Riferita alla situazione della comunità che legge e ascolta il vangelo tale esortazione è pensabile in maniera elementare e concreta: si tratta semplicemente di non perdersi d'animo, di perseverare nella comunione della comunità malgrado le tribolazioni, di continuare ad essere così «affidabili e fedeli e di dame prova.

A questa permanenza Gesù promette la propria permanenza.

L'affidabilità e la fedeltà sono da parte sua garantite: «E io (rimango) in voi».


tratto da: 

- Klaus Wengst, Il Vangelo di Giovanni 

Traduzione dal tedesco di Carlo Danna Edizione italiana a cura di Gastone Boscolo, 

Editrice Queriniana, Brescia, 2005, p. 579.

giovedì 25 aprile 2024

Essere spazi di Libertà

 

BEATI GLI ALBERI DI VITA


Beati
coloro che sono alberi di vita,

oceani di tenerezza,
fiumi di fertilità,
vulcani di conforto,
campi di nutrimento,
pietre da costruzione,
tempeste di immaginazione,

spazi di libertà,

fiori per sorridere,
valli di comunicazione,
montagne di silenzio,
deserti per poter gridare,

stelle per ispirare i poeti.

                                               Anonimo



tratto da:
tratto da: Comitato Italiano per la CEVAA,
In Attesa del Mattino
raccolta di testi di fede,

a cura di Renato Coïsson.
Stampato ma non pubblicato,
Torre Pellice, 1991, p. 158.


mercoledì 24 aprile 2024

Il tuo Cristo è Giudeo


Il tuo Cristo è Giudeo,

la tua automobile è giapponese,

la tua pizza è italiana,


il tuo profumo è francese,

il tuo couscous è algerino,


la tua democrazia è greca,

il tuo caffè è brasiliano,

il tuo orologio è svizzero,


la tua camicia è indiana,

la tua radio è coreana,

le tue vacanze sono turche,

tunisine o marocchine, 


i tuoi numeri sono arabi, 

le tue lettere sono latine, 

e... tu rinfacci al tuo vicino 

di essere "uno straniero"!

                                                    da "Mission" 1994


citato in: Cevaa Comunità di Chiese in Missione

Al di là delle barriere 

raccolta di testi di fede, a cura di: Renato Coïsson, 

stampato ma non pubblicato, Trieste 1995, p. 103.

martedì 23 aprile 2024

Al centro della fede cristiana


Al centro della fede cristiana e quindi anche della riflessione teologica

c'è il fatto di Cristo, con le asserzioni straordinarie che gli scritti neotestamentari

hanno fatto riguardo alla sua portata universale.


Bisogna prendere sul serio tanto l'umanità di Gesù, 

la sua umanità specifica di ebreo,

quanto il carattere incomparabile di queste dichiarazioni di valore,

incentrate  sul «per noi» del Nuovo Testamento.


Questo «per noi» afferma che l'Iddio eterno si autoidentifica 

con quell'uomo concreto per salvare la sua umanità, 

per realizzare il regno di Dio.

                                                                                    Helmut Gollwitzer


                                                  



lunedì 22 aprile 2024

Ebraismo e Cristianesimo

 

Ebraismo e cristianesimo sembrano due religioni diverse.

Se però prendiamo sul serio il Nuovo Testamento, 

allora la chiesa e Israele 

sono in rapporto fra loro come due diverse comunità di Dio, 

unite nella persona dell'ebreo Gesù di Nazaret.


In contrasto con la tradizione antigiudaica delle chiese cristiane, 

prendere coscienza di questa reciproca appartenenza, 

del significato e della portata che essa ha, 

costituisce oggi un compito essenziale.

                                                                                       

                                                                                     Helmut Gollwitzer

venerdì 19 aprile 2024

Preghiera al Dio della vita Signore della storia

 

O Dio di tutti i giovani, noi ti preghiamo:

noi siamo giovani e vogliamo celebrare la vita.

Noi protestiamo contro tutto ciò che uccide la vita:

fame, povertà, disoccupazione, malattia, ingiustizia.


Vogliamo annunciare la pienezza di vita:

lavoro, istruzione, salute, casa, pane per tutti.

Noi speriamo contro speranza.

Con il Signore della storia vogliamo fare tutte le cose nuove.


                                                                       un gruppo giovanile brasiliano 


Il dono di ri-cominciare a vivere

 

Dio onnipotente,

che ci hai fatto conoscere la grazia della risurrezione del Signore,

donaci di rinascere a vita nuova

per la forza del tuo Spirito di amore.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.


                                                                 Preghiera di Colletta dalla Liturgia cattolica

giovedì 18 aprile 2024

Dal verbo Credere

 

Credo nel sole, anche quando non splende.

Credo nell'amore, anche quando non lo sento.

Credo in Dio, anche quando tace.


                        Scritta sul muro di una cantina della città di Colonia, 

                        rifugio di alcuni ebrei durante la seconda guerra mondiale

                                                

Preghiera nel deserto

 

Perché mi costringi, Signore, ad attraversare questo deserto?

Le sue spine sono un tormento per me.

Mi basta un segno, un segno da te:

perché il deserto si trasformi,

le sabbie dorate e l'orizzonte 

e il grande vento silenzioso non restino ignoti, minacciosi, mossi dal caso,

ma siano un regno interminabile

attraverso il quale io possa riconoscere te.

                                                                     

                                                                         Antoine de Saint-Exupéry

mercoledì 17 aprile 2024

Verità intera e sempre da cercare

 

Signore, liberaci dalla viltà che non sa osare,

ubbidendo alla tua parola,

di guardare in faccia nuove verità

e agire in modo conseguente;


liberaci dalla pigrizia che si accontenta di mezze verità,

e dalla superbia che pensa di possedere ormai tutte le verità.

Donaci coraggio per mezzo del tuo Spirito.


                                                                              dal Kenya

martedì 16 aprile 2024

Meditazione carezzevole

 

Ci sono circostanze nelle quali terribile e grandioso è il tuo svelarti;

ma io, tra tutte queste, amo la tua apparizione dimessa, povera, casalinga,

senza spettacolo né gloria, ma col pudore e l'intimità di una carezza: 

un soffio lieve che sembra uno stormire di foglie;

e sei Tu.

                                                                                          Adriana Zarri



lunedì 15 aprile 2024

Un tesoro da cercare


Se cerchi un tesoro devi cercarlo nei posti meno visibili,

non cercarlo nelle parole della gente,

troveresti solo vento.

Cercalo in fondo all'anima di chi sa parlare con soli silenzi.


                                                                                   Alda Merini


sabato 13 aprile 2024

Nella verità ma solo con amore

 

Parlando delle realtà umane, bisogna conoscerle prima di poterle amare;

parlando delle realtà divine, al contrario, bisogna prima amarle per poterle conoscere.

Si entra infatti nella verità solo attraverso l'amore.

         

                                                                                                           Blaise Pascal


venerdì 12 aprile 2024

La necessaria laicità delle scienze

 

    L'uomo moderno, come l'uomo di tutte le epoche, vuole vedere per poter credere: lo scetticismo sulla possibilità di risolvere i problemi del mondo in chiave cristiana non è superato, anzi appare confermato da due millenni di mancate coerenze e di mancate realizzazioni. 

La squalifica nei confronti del cristianesimo si affida ad alternative ritenute di maggiore efficacia: la scienza per affrontare i problemi della continuazione e della sistemazione della vita, la psicologia per comprendere e risolvere i conflitti interiori e il fallimento delle relazioni reciproche, l'economia per soddisfare i bisogni dell'esistenza e realizzare la funzione del lavoro, la sociologia per superare le disuguaglianze sociali, la politica per regolamentare la convivenza collettiva.

Questi valori e queste strutture sono strumenti necessari dell'esistenza, hanno quindi il pieno diritto di sussistere e di essere coltivati, ma a condizione di non essere assolutizzati a criterio, senso e fine dell'esistenza, cioè di assurgere a dignità religiosa, altrimenti si trasformano in quelle strutture impersonali che il Nuovo Testamento designa come «gli elementi del mondo», o «le potenze di queste secolo», e che dominano l'uomo invece di servirlo.

                                                                                                        Vittorio Subilia



        Vittorio Subilia   V.D.M. Verbi Divini Minister servitore della Parola                                                Torino, 5 agosto 1911 - Roma, 12 aprile 1988

Pastore e teologo valdese, allievo di Karl Barth ed Oscar Cullmann.

Ha diretto la rivista Protestantesimo dal 1948 al 1988. 

Professore di Teologia Sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma dal 1950 al 1976.

Ha partecipato al Concilio Vaticano II 

come osservatore-delegato per l'Alleanza Riformata Mondiale.

Coniugato con Berta Baldoni (1911-2000)

mercoledì 10 aprile 2024

Preghiera forte e tenera

 

Autore dell'eterna gloria, 

che doni ai credenti lo Spirito

della settiforme grazia, 

assisti tutti benigno.


Allontana le malattie del corpo,

scaccia i pericoli della mente, 

spezza la forza dei peccati,

fuga i dolori dei cuori.


Rendi serene le menti,

porta a compimento il bene, 

accogli le preghiere degli oranti,

dona la vita eterna.

                                                       


tratto da un inno di autore "Ignoto, secolo incerto",

citato in: Federico Giuntoli (a cura di), 

Inni Cristiani d'Occidente 

L'innario della Liturgia horarum iuxta Ritum Romanum, editio typica altera

Einaudi editore, Torino, 2023, pp. 195.

sabato 6 aprile 2024

Resistenza e Resa di Dietrich Bonhoeffer - le diverse edizioni in italiano (aggiornamento)

 

Dietrich Bonhoeffer  

Le diverse edizioni in italiano di

Resistenza e Resa  

Lettere e scritti dal carcere


                                                                                                     appunti di Maurizio Abbà


DIETRICH BONHOEFFER

(Breslavia 4 febbraio 1906 -  Flossenbürg  9 aprile 1945)


Dietrich Bonhoeffer nasceva a Breslavia il 4 febbraio 1906.

Pastore luterano,  Bonhoeffer è stato uno dei maggiori teologi del Novecento.

La sua testimonianza di pastore  e teologo è una delle più attuali e pregnanti.

Fu ucciso dai nazisti in quanto fece parte della Resistenza tedesca,

è dunque un martire del cristianesimo.

Bonhoeffer è noto per diverse suoi scritti, 

su tutti Resistenza e Resa Lettere e scritti dal carcere,

raccolta di testi uscita postuma.


- A mia conoscenza il primo a tradurre dal tedesco in italiano Resistenza e Resa è stato  

Emmanuele Paschetto, ora pastore battista emerito, ma la traduzione non fu pubblicata.


La prima traduzione in lingua italiana pubblicata, è quella di Sergio Bologna, nel 1969,

per i tipi dell'editrice milanese Bompiani e precisamente nella collana La Ricerca Religiosa - Studi e Testi, collana a cura di Paolo De Benedetticon introduzione del filosofo della religione Italo Mancini.





Successivamente con traduzione di Alberto Gallas

dalle Edizioni Paoline 1988, 1989 seconda edizione riveduta:



versione ripresa con il marchio Edizioni San Paolo nel 1999:



e poi nel 2015, ancora per Edizioni San Paolo:




Resistenza e Resa nell'edizione critica edita dall'Editrice Queriniana (Collana Biblioteca di cultura 19 - Opere di Dietrich Bonhoeffer ODB - Volume 8), edizione italiana a cura di Alberto Gallas, Editrice Queriniana, Brescia, 2002:




Edizione italiana e traduzione a cura di Alberto Gallas (1951-2003)
traduzione di Marco Zanini per l'apparato critico
con aggiunta della Postfazione all'edizione italiana di Alberto Conci
è l'Edizione paperback riveduta e corretta dell'edizione critica, 
Editrice Queriniana, Brescia, 2024.







Il post precedente era stato pubblicato martedì 4 febbraio 2020



venerdì 5 aprile 2024

Beatitudine della fede che crede senza vedere

 

DOMENICA 7 APRILE - 1a DOPO PASQUA - QUASIMODOGENITI 

Come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, 

perché con esso cresciate per la salvezza,   I Pietro 2,2


Bibbia Versione Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-31

Gesù appare ai discepoli; Tommaso non è con loro
19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E detto questo mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».

Gesù appare ai discepoli, tra i quali è Tommaso
24 Ora Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Lo scopo del Vangelo secondo Giovanni
30 Ora Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.


la Lumière

Ebrei 11,1

Or la fede è certezza di cose che si sperano, 

dimostrazione di realtà che non si vedono.


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


Beatitudine della fede che crede senza vedere

                                  MEDITAZIONE di Maurizio Abbà


La sera di Pasqua, nel racconto giovanneo, le ultime parole che risuonano non sono proprio un inno pasquale celestiale, ma le celeberrime parole dell’apostolo Tommaso: «Se non ... io non crederò», proprio queste sono le parole che risuonano la sera di Pasqua (!). 

Qui palesemente è il dubbio di fede a trovare udienza, ha comunque spazio, non è espulso, significativamente non è scomunicato dalla comunità di fede. 


- Del resto, a tavola anche nell’Ultima Cena neppure l'apostolo Giuda Iscariota era stato scomunicato. 

Non sarà scomunicato neppure l’apostolo Pietro che, di lì a poco, sconfesserà, per tre volte, la sua appartenenza al movimento dei discepoli di Gesù. Il canto di un gallo, ricorderà la sua triplice mancata confessione di fede nel messaggio del Maestro, 

(episodio riportato in tutti e 4 gli Evangeli).



Gesù ritorna appositamente per Tommaso, che appunto non è stato scomunicato, 

ma è stato restituito liberamente alla fede, si sottolinea liberamente.

Gesù torna per lui, per te, per me, ritorna. 

Se necessario Gesù duplica un incontro di fraternità d'amore con i suoi discepoli.

Lo Spirito Santo è per tutti, appunto: nessuno escluso! 

Semplicemente perché nessuno deve restare indietro.


Credere senza vedere, non è una condanna, è una Benedizione, è vera Beatitudine!

         


Commentari biblici a Giovanni 20,19-31

 

THEOLOGICA  ANTOLOGIA DI TESTI


1. La testimonianza della risurrezione del Signore plasma una comunità; 

ne fanno parte coloro che credono nella vita.

Avere fede implica condividere ciò che abbiamo «secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,45).

La fede cristiana non consiste nel professare verità astratte, ma nell’avere vita, e la vita implica comunione. Solo una chiesa che è solidale con i più poveri di questo mondo, formata da persone che condividono ciò di cui dispongono, che non si sentono superiori a nessuno per il fatto di essere cristiani o per il ruolo che svolgono all’interno della comunità ecclesiale, 

può celebrare l’eucaristia «con semplicità di cuore» (At 2,46).

La pace che ci porta il Signore risorto è al tempo stesso un compito.

Una missione sorretta da «una speranza viva» (1Pt 1,3), responsabilità di comunicare, di condividere, questa esperienza. Quando essa muore in una persona o in un popolo, non rimangono che tenebre o tristezza. Non si può proclamare la risurrezione se non nella gioia.

Una gioia che non dimentica la presenza di sofferenze e di prove (1Pt 1,6), 

ma neppure i segni di vita offerti da molti seguaci di Gesù.

Bisogna vivere tutto questo con semplicità di cuore.”

                                                                                                    Gustavo Gutiérrez

Gustavo Gutiérrez, Condividere la Parola Commento alle letture domenicali e festive del ciclo A-B-C, traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi, (Strumenti 57), Queriniana, Brescia, 1996, 112.



2. Come nella scena precedente, la venuta del Risorto è frutto della sua sola iniziativa e non della preghiera dei discepoli. Tale venuta, che compie la promessa formulata nel primo discorso di addio (cfr. 14,18), si concretizza in uno «stare in piedi (ἔστη) che contrasta con colui che giaceva nella tomba, e che è appannaggio del Vivente. 

Il Risorto si manifesta ai suoi mentre le porte sono ancora chiuse. 

La sua venuta va compresa perciò come un miracolo: il Risorto può farsi presente tra i suoi quando e dove vuole In tal modo, rivela la propria alterità: il Risorto non è il Gesù terreno redivivo, ma colui che se n'è andato presso il Padre, è il Cristo innalzato. Ormai viene ai suoi per mezzo dell'altro Paraclito di cui parlavano i discorsi di addio.

Il Risorto si rivolge ai suoi con l'augurio di pace. Fuga in questo modo la paura che abita nel cuore dei discepoli. In ciò è fedele alla sua promessa che conclude il primo discorso di addio (cfr. 14,27).

La sua dipartita e il suo innalzamento sono inseparabili dal dono della pace escatologica. 

Detto altrimenti, la pace è il frutto della croce e della risurrezione. 

Non è dunque un augurio, ma un dono vero e proprio.

                                                                                                               Jean Zumstein

Jean Zumstein, Il Vangelo secondo Giovanni, volume 2: 13,1 – 21,25. 

Traduzione: Riccardo Larini, (Strumenti 73), Claudiana, Torino, 2017, 940.



3. Discepoli con gli occhi nuovi capaci di vedere gli eventi in trasparenza 20,30-31

È a tutti i potenziali credenti che guarda l’ultima parola di Gesù a Tommaso ed è a loro che si rivolge l’evangelista, al termine del suo racconto, per spiegarne il senso complessivo e la finalità. Ciò che dall’inizio ad ora è stato raccontato e scritto in un libro è un insieme di fatti, parole, eventi, relazioni che costituiscono «segni»: pochi tra i «molti altri» non scritti ma fatti da Gesù «davanti agli occhi dei suoi discepoli» per mostrare loro l’irrompere liberante della volontà efficace di vita del 

Dio d’Israele e Padre suo

[...]

Il libro scritto, dunque, ne contiene il racconto che permette di guardarli in trasparenza, con occhi nuovi, gli stessi di chi, come i discepoli, li ha potuti rileggere e comprendere fino in fondo a partire dalla Pasqua di morte e risurrezione. 

Ai lettori del libro questi occhi nuovi vengono in qualche modo prestati, messi a disposizione,                                                                                              

insieme alle realtà che essi hanno guardato perché anche loro possano credere e avere la stessa vita e pienezza di gioia pasquale condivisa da chi li ha loro raccontati. Il libro, per loro, renderà visibile il corpo che non potranno vedere e garantirà loro la sapienza necessaria per fare esperienza della gioia e della vita. In tal modo, paradossalmente, i futuri potenziali credenti non avranno alcuno svantaggio rispetto alla generazione di quanti hanno visto il Signore nel corpo. Potranno guardare a lui con occhi nuovi donati ai discepoli dal Signore risorto, gli stessi che consentiranno anche a loro di fare esperienza di lui.                                                                                                          

                                                                                                                   Marida Nicolaci

(Marida Nicolaci, Vangelo secondo Giovanni traduzione e commento, in: I Vangeli a cura di Rosanna Virgili, tradotti e commentati da quattro bibliste. Traduzione e Commento di Rosalba Manes – Annalisa Guida – Rosanna Virgili – Marida Nicolaci, Àncora Editrice, Milano, febbraio 2015, prima ristampa aprile 2015, 1659).


Didattica delle letture bibliche a corredo per Domenica 7 aprile 2024

 

ATTI 4,32-35

La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; 

non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. 

Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; 

e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; 

perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, 

portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; 

poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.



Condivisione. La vera moltiplicazione è nella con-divisione. 

Questo è un grande insegnamento evangelico.

Chi gestisce la distribuzione delle risorse materiali 

a seconda del bisogno di ogni persona occorre che abbia mente cristallina e cuore solidale.



I GIOVANNI 5,1-6

Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama colui che ha generato, 

ama anche chi è stato da lui generato. Da questo sappiamo che amiamo i figli di Dio: 

quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. Perché questo è l'amore di Dio: 

che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.

Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; 

e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.

Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, cioè Gesù Cristo; non con acqua soltanto, 

ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, 

perché lo Spirito è la verità.



Ecco un testo dal gradevole sapore trinitario: l’amore del figlio Gesù Cristo in Dio Padre, 

la compagnia dello Spirito Santo che rende testimonianza verace.

La fede come dono individuale per l’agire relazionale.

La fede per quanto fragile attraversa le difficoltà della vita. 

Certo vorremmo una fede più robusta e bene facciamo a coltivarne quotidianamente la possibilità. 

Ma la fragilità della fede è forse costitutiva della fede medesima, 

segno debole della sua forte autenticità vittoriosa.

mercoledì 3 aprile 2024

Il vero significato della risurrezione di Gesù

 

La risurrezione ci rende piuttosto partecipi della morte di Gesù,

ci fa portare la croce dietro a lui, e ci lega più che mai alla terra.


                                                                                    Ernst Käsemann