venerdì 5 aprile 2024

Commentari biblici a Giovanni 20,19-31

 

THEOLOGICA  ANTOLOGIA DI TESTI


1. La testimonianza della risurrezione del Signore plasma una comunità; 

ne fanno parte coloro che credono nella vita.

Avere fede implica condividere ciò che abbiamo «secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,45).

La fede cristiana non consiste nel professare verità astratte, ma nell’avere vita, e la vita implica comunione. Solo una chiesa che è solidale con i più poveri di questo mondo, formata da persone che condividono ciò di cui dispongono, che non si sentono superiori a nessuno per il fatto di essere cristiani o per il ruolo che svolgono all’interno della comunità ecclesiale, 

può celebrare l’eucaristia «con semplicità di cuore» (At 2,46).

La pace che ci porta il Signore risorto è al tempo stesso un compito.

Una missione sorretta da «una speranza viva» (1Pt 1,3), responsabilità di comunicare, di condividere, questa esperienza. Quando essa muore in una persona o in un popolo, non rimangono che tenebre o tristezza. Non si può proclamare la risurrezione se non nella gioia.

Una gioia che non dimentica la presenza di sofferenze e di prove (1Pt 1,6), 

ma neppure i segni di vita offerti da molti seguaci di Gesù.

Bisogna vivere tutto questo con semplicità di cuore.”

                                                                                                    Gustavo Gutiérrez

Gustavo Gutiérrez, Condividere la Parola Commento alle letture domenicali e festive del ciclo A-B-C, traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi, (Strumenti 57), Queriniana, Brescia, 1996, 112.



2. Come nella scena precedente, la venuta del Risorto è frutto della sua sola iniziativa e non della preghiera dei discepoli. Tale venuta, che compie la promessa formulata nel primo discorso di addio (cfr. 14,18), si concretizza in uno «stare in piedi (ἔστη) che contrasta con colui che giaceva nella tomba, e che è appannaggio del Vivente. 

Il Risorto si manifesta ai suoi mentre le porte sono ancora chiuse. 

La sua venuta va compresa perciò come un miracolo: il Risorto può farsi presente tra i suoi quando e dove vuole In tal modo, rivela la propria alterità: il Risorto non è il Gesù terreno redivivo, ma colui che se n'è andato presso il Padre, è il Cristo innalzato. Ormai viene ai suoi per mezzo dell'altro Paraclito di cui parlavano i discorsi di addio.

Il Risorto si rivolge ai suoi con l'augurio di pace. Fuga in questo modo la paura che abita nel cuore dei discepoli. In ciò è fedele alla sua promessa che conclude il primo discorso di addio (cfr. 14,27).

La sua dipartita e il suo innalzamento sono inseparabili dal dono della pace escatologica. 

Detto altrimenti, la pace è il frutto della croce e della risurrezione. 

Non è dunque un augurio, ma un dono vero e proprio.

                                                                                                               Jean Zumstein

Jean Zumstein, Il Vangelo secondo Giovanni, volume 2: 13,1 – 21,25. 

Traduzione: Riccardo Larini, (Strumenti 73), Claudiana, Torino, 2017, 940.



3. Discepoli con gli occhi nuovi capaci di vedere gli eventi in trasparenza 20,30-31

È a tutti i potenziali credenti che guarda l’ultima parola di Gesù a Tommaso ed è a loro che si rivolge l’evangelista, al termine del suo racconto, per spiegarne il senso complessivo e la finalità. Ciò che dall’inizio ad ora è stato raccontato e scritto in un libro è un insieme di fatti, parole, eventi, relazioni che costituiscono «segni»: pochi tra i «molti altri» non scritti ma fatti da Gesù «davanti agli occhi dei suoi discepoli» per mostrare loro l’irrompere liberante della volontà efficace di vita del 

Dio d’Israele e Padre suo

[...]

Il libro scritto, dunque, ne contiene il racconto che permette di guardarli in trasparenza, con occhi nuovi, gli stessi di chi, come i discepoli, li ha potuti rileggere e comprendere fino in fondo a partire dalla Pasqua di morte e risurrezione. 

Ai lettori del libro questi occhi nuovi vengono in qualche modo prestati, messi a disposizione,                                                                                              

insieme alle realtà che essi hanno guardato perché anche loro possano credere e avere la stessa vita e pienezza di gioia pasquale condivisa da chi li ha loro raccontati. Il libro, per loro, renderà visibile il corpo che non potranno vedere e garantirà loro la sapienza necessaria per fare esperienza della gioia e della vita. In tal modo, paradossalmente, i futuri potenziali credenti non avranno alcuno svantaggio rispetto alla generazione di quanti hanno visto il Signore nel corpo. Potranno guardare a lui con occhi nuovi donati ai discepoli dal Signore risorto, gli stessi che consentiranno anche a loro di fare esperienza di lui.                                                                                                          

                                                                                                                   Marida Nicolaci

(Marida Nicolaci, Vangelo secondo Giovanni traduzione e commento, in: I Vangeli a cura di Rosanna Virgili, tradotti e commentati da quattro bibliste. Traduzione e Commento di Rosalba Manes – Annalisa Guida – Rosanna Virgili – Marida Nicolaci, Àncora Editrice, Milano, febbraio 2015, prima ristampa aprile 2015, 1659).