foglio biblico-teologico-liturgico
gratuito
Domenica 17 febbraio - SEPTUAGESIMA (70 GIORNI PRIMA DI PASQUA)
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,17-26
17 Sceso
con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, dove si trovava una gran
folla di suoi discepoli e un gran numero di persone di tutta la Giudea,
di Gerusalemme e della costa di Tiro e di Sidone,
18 i quali erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie.
19 Quelli
che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti; e tutta la folla
cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.
20 Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro.
21 Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
22 Beati
voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno da loro, e
vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a
motivo del Figlio dell'uomo.
23 Rallegratevi in quel
giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei
cieli; perché i padri loro facevano lo stesso ai profeti.
24 Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
25 Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
26 Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso con i falsi profeti.
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Cercare di sanare le ferite
con il potere della consolazione
Maurizio Abbà
La prima parte di questo testo evangelico, vv. 17-19,
Gesù ha chiamato discepoli e tra questi gli apostoli, i 12.
(Dodici come dodici sono le tribù d'Israele).
Dodici provenienti da estrazioni sociali e politiche diverse, molto diverse.
"Gesù è riuscito quindi a polarizzare gente proveniente da diversi orizzonti
e da diverse scelte politiche come lascia intendere il v.17".
(tratto da: - Daniel Attinger, Evangelo secondo Luca il cammino della benedizione
Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 2015, 186).
v. 19: "da lui usciva un potere che guariva tutti".
Da Gesù esce una forza, un'energia che dovrebbe essere contagiosa,
terapeutica, un balsamo di consolazione,
un medicamento per ristabilire il gusto della vita,
un potere contagioso, che scaturisce per sanare, sorge per guarire.
Ben diverso dal Potere che, da sempre, divora e distrugge quotidianamente l'essere umano
e devasta l'ambiente in cui viviamo noi e le generazioni future.
Domanda: - e da noi cosa esce dalle nostre azioni e dalle nostre parole
per cercare di sanare le ferite della vita?
Se solo i cristiani si decidessero a fare davvero i cristiani.
E questo da quando dovrebbe iniziare? ... Da subito.
Almeno cercare di realizzarlo.
Con la forza grandiosa della consolazione
questo è certamente alla nostra portata.
Saper consolare ed accettare di essere consolati,
infatti, accettare di essere consolati richiede altresì molta saggezza).
- Di consolazione ci parlano anche le Beatitudini.
La seconda parte, vv. 20-26, è il testo lucano delle Beatitudini
(il testo parallelo è nell'Evangelo secondo Matteo ed è incorniciato nella radicalità
del Sermone della Montagna).
Sulle Beatitudini messaggio controcorrente sempre di attualità
ecco le incisive parole del teologo, scrittore e psicoterapeuta Eugen Drewermann:
" Ma cosa accadrebbe se rinunciassimo semplicemente a tutto il ciarpame di indolenti
autodimostrazioni di 'virilità' e di 'forza' e avessimo il coraggio di esprimere quello che
ci addolora forse fin dai giorni dell'infanzia;
se negassimo tranquillamente il dovere di passare sempre sopra al dolore,
di stringere i denti e marciare diritto;
se dicessimo che davanti a Dio e agli uomini esiste il diritto di esprimere
ciò che fa male e ciò che ha fatto male, e se ci fosse una sensibilità del
dolore al posto giusto? Beate le persone, dice Gesù, che osano vivere in questo modo.
Queste persone non hanno più niente da temere, né rifiuto né vergogna;
esse cominciano ad essere reali. E sono vicine, proprio vicine a Dio.
Lui le consolerà. "
(tratto da: - Eugen Drewermann
Dal Discorso della Montagna Le Beatitudini e il Padre nostro
traduzione dal tedesco di Annapaola Laldi, Editrice Queriniana, Brescia, 1997, 36-37).