sabato 2 febbraio 2019

la Lumière - Esodo 3,1-15 Domenica 3 febbraio 2019

foglio biblico-teologico-liturgico
gratuito
(esce se e quando può)


4a   DOPO L’EPIFANIA
Esodo 3,1-15
1 Mosè pascolava il gregge di Ietro suo suocero, sacerdote di Madian, e, guidando il gregge oltre il deserto, giunse alla montagna di Dio, a Oreb. 
2 L'angelo del SIGNORE gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava.
3 Mosè disse: «Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!» 
4 Il SIGNORE vide che egli si era mosso per andare a vedere. Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: «Mosè! Mosè!» Ed egli rispose: «Eccomi».  
5 Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». 
6 Poi aggiunse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe». Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio.
7 Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni.  
8 Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese nel quale scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Ittiti, gli Amorei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei.  
9 E ora, ecco, le grida dei figli d'Israele sono giunte a me; e ho anche visto l'oppressione con cui gli Egiziani li fanno soffrire.  
10 Or dunque va'; io ti mando dal faraone perché tu faccia uscire dall'Egitto il mio popolo, i figli d'Israele».
11 Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire dall'Egitto i figli d'Israele?» 12 E Dio disse: «Va', perché io sarò con te. Questo sarà il segno che sono io che ti ho mandato: quando avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, voi servirete Dio su questo monte».

13 Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?»  
14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi"». 15 Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "Il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione.



BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

Di alcune cose che ci riguardano

Maurizio Abbà


Questo racconto ci parla di alcune cose, molto ma molto importanti.

- Ci parla di una teofanìa. Cos'è una teofanìa?
Deriva da due parole greche e vuol dire manifestazione di Dio, manifestazione divina.
(Nel libro biblico dell'Esodo anche al capitolo 19 ai versetti da 16 a 19).
Teofanìe si hanno anche nel Nuovo Testamento:
al battesimo di Gesù nel Giordano; alla trasfigurazione di Gesù.
In riferimento a Gesù Cristo si parla di cristofanìa.


La manifestazione di Dio appare improvvisa, inaspettata. Non è racchiudibile in forme 'religiose' programmate e prevedibili. Questo ci sorprende ma è buono questo. In quanto non dipende da noi,
la manifestazione di Dio quindi non dipende dalle nostre (poche ed esauste) forze.


- Ci parla di un grido (v. 7), è il grido dell'oppressione.
La creatura oppressa prega, anzi grida.
La preghiera qui non è un sussurro. Non è una raffinata esposizione teologica di tematiche religiose.
Qui la preghiera è grido dell'oppresso. 
Grido che rimbalzando dalla terra squarcia il cielo.
Grido, qui, ASCOLTATO.

- Ci parla del Nome di Dio: l'IO SONO (v. 14).
Il Nome di Dio. Ebraico: Jahvé o Yahweh nome personale di Dio nell'Antico Testamento.
Un nome che abbraccia, nell'ebraico, le tre dimensioni temporali: io sono - ero - sarò.
Non si tratta quindi di fare speculazioni metafisiche, 
ma di cogliere l'impegno attivo di Dio nella Storia, in un dinamismo che attraverso il tempo.
Attraversa il tempo e raggiunge gli spazi più impensati, quelli più aridi (il deserto!)
e non c'è bisogno di luoghi particolari, 
infatti, ogni luogo è sotto la signoria di Dio.

Gesù nell'Evangelo secondo Giovanni
definisce se stesso "Io sono ..." con queste affermazioni:
"via, verità e vita", "buon pastore", "luce del mondo", "pane di vita".

Questa è dolce musica per la fede




 

Theologica
Terence E. Fretheim

    Dio sceglie come luogo della rivelazione una montagna nel deserto
chiamata Horeb («terra desolata»). L’incontro fra Mosè e Dio avviene molto distante dalle luci e dai suoni della comunità religiosa. Non c’è alcun tempio nelle vicinanze dove egli avrebbe potuto aspettarsi una teofania, nessun segno sulla sacralità del luogo. Diversamente dal proprietario del gregge, Mosè non è né sacerdote, né profeta; questo è per lui uno spostamento ordinario, quotidiano, senza alcuna motivazione «religiosa». La localizzazione è nel deserto e la vocazione di Mosè è del tutto mondana (vedi Gen. 46,34; Num. 27,17; Sal. 78,70-71). Eppure, questa non sarebbe stata l’ultima volta che Dio appare in un deserto con un annuncio di pace e di benevolenza. Non sarebbe stata l’ultima volta che Dio sceglie una localizzazione non tradizionale e non religiosa per far risuonare la sua voce.


tratto da:
- Terence E. Fretheim
Esodo
Edizione italiana a cura di Teresa Franzosi
(Strumenti 19 Commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2004, 77.