martedì 31 maggio 2022

Celebrazione ecumenica di Pentecoste - Culto in eurovisione

 

Celebrazione ecumenica di Pentecoste



SPECIALE  PROTESTANTESIMO 

Celebrazione ecumenica di Pentecoste

Spirito di pace guarisci il mondo

Domenica 5 giugno su Raidue, dalle 10:00 alle 11:00

In eurovisione 

dalla Chiesa evangelica valdese e dalla Cattedrale San Donato di Pinerolo (To) 

a cura della rubrica Protestantesimo.

Il pane e il vino, simboli dell'amore di Dio per l'umanità, 

vengono reciprocamente scambiati tra il tempio valdese di Pinerolo 

e la cattedrale di San Donato. 

Un segno che corona un lungo cammino ecumenico 

e che intende sottolineare la volontà di una testimonianza comune in un mondo segnato dall'egoismo e dalla violenza.

Per rivedere le puntate visita il sito VIDEO

Protestantesimo su Facebook 

indirizzo mail: protestantesimo@fcei.itprotestantesimo@rai.it



Il pane e il vino, simboli dell'amore di Dio per l'umanità, 

vengono reciprocamente scambiati

tra il Tempio valdese di Pinerolo e la Cattedrale di San Donato.

Un segno che corona un lungo cammino ecumenico 

e che intende sottolineare la volontà

di una testimonianza comune in un mondo segnato dall'egoismo e dalla violenza

Partecipano: 

i pastori Gianni Genre e Mauro Pons della chiesa valdese di Pinerolo

il Vescovo di Pinerolo Mons Derio Olivero,

Presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo

Il coro interparrocchiale della Diocesi di Pinerolo diretto al M° Diego Destefanis.

La Corale valdese di Pinerolo diretta dal M° Giuseppe Maggi

con la partecipazione del Gruppo "Val Pellice Brass Ensemble"

diretto del M° Diego Vasserot,

all'organo Annalisa Bosio, 

al pianoforte Magali Gonnet , 

alla batteria Jacqueline Crespo,

al basso elettrico Alessandro Pons 

alla chitarra classica Andrea Autiero   


tratto da:  www.chiesavaldese.org.                       www.nev.it

martedì 24 maggio 2022

Ascensione di Gesù Cristo

 

L’Ascensione di Colui che viene

di Emanuele Fiume 


La pienezza di Cristo 

non è un possesso dato per scontato 

ma è pienezza di invocazione, di desiderio, di attesa

“Ecco, viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutti i popoli della terra avvertiranno un profondo dolore per lui. Vi assicuro che sarà così. «Io sono l'alfa e l'omega», dice il Signore Dio, «colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente»”. 

Apocalisse 1, 7-8



Ecco l’Ascensione del Signore Gesù Cristo. Sale al cielo, non al cielo fisico ma al luogo irraggiungibile da ogni sforzo, da ogni ideale e da ogni progresso della nostra umanità. Al luogo di Dio, non per abbandonare o per abbandonarci, ma per esserci e per venire. Giovanni Calvino scrive: 

“Ricevuto nel cielo, Cristo ci ha privati della sua presenza fisica (Atti 1,9), ma non ha cessato dall’assistere i credenti che ancora camminano sulla terra ed anzi governa il mondo con una potenza ancora più diretta che nel passato. La sua promessa di essere con noi fino alla fine del mondo (Matteo 28,20) è stata dunque realizzata per mezzo della sua Ascensione: come il corpo è stato innalzato su tutti i cieli, così la sua forza effettiva si è estesa al di là di tutti i limiti del cielo e della terra”.  

(Istituzione della Religione cristiana, II, 16,14). 


La teologia riformata ha preso sul serio l’Ascensione: il corpo di Gesù Cristo non è disponibile sulla terra, né nello Stato, né nella società, né nella chiesa, né nel sacramento. 

È in cielo proprio per essere più vicino a tutti noi, per essere e per venire più vicino a noi. 

Per essere invocato da tutti gli angoli della terra, in tutte le lingue della terra. 

Per essere ascoltato come presente ed atteso come colui che viene. 

Così abbiamo tutto il Cristo, vicino, sempre vicino a noi, e per questo lo invochiamo: “Vieni, Signore Gesù!” La pienezza di Cristo non è un possesso dato per scontato ma è pienezza di invocazione, di desiderio, di attesa. Non ci abbandoni mai, Signore, eppure spesso ci manchi! 

Ci manchi, Signore Gesù! Nei deserti delle pene, nelle grandi e piccole guerre, negli errori che subiamo e che commettiamo, ci manchi, Signore Gesù! Vieni e rivelaci il tuo potere in cielo e in terra, così che saremo ripuliti dai nostri peccati di ignoranza, di titubanza, di scetticismo e di orgoglio, e vedremo con questi occhi la realtà che è e che viene, il regno di Dio e il tuo governo su tutto. 

Questo è il Vangelo dell’Ascensione, paradossale ma vero. C’è già tutto, ma vediamo tutto come su un lenzuolo bianco, vediamo le ombre proiettate sul lenzuolo. 

Vieni, Signore Gesù, e il lenzuolo si alzerà. Vedremo tutto come l’abbiamo ascoltato dalla sua parola, tutto come veramente è, tutto come il mondo intero sarà costretto a vedere. 

Viene il Cristo asceso ai cieli, per rendere evidente a tutti il regno di Dio e il suo governo, governo che non conosce e che non conoscerà mai la crisi.


tratto da: www.chiesavaldese.org

giovedì 19 maggio 2022

Fede

Tommaso gli rispose: 

«Signore mio e Dio mio!» 

Gesù gli disse: 

«Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»


                                                        Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,28-29

martedì 17 maggio 2022

PREDESTINAZIONE: AMARA O DOLCE?

 

DIALOGHI CON PAOLO RICCA


«Tenere viva nel cuore questa dolcissima predestinazione»



Sono stato battezzato nella Chiesa cattolica romana, ma da pochi mesi sono entrato a far parte, in modo ufficiale, della Chiesa evangelica valdese, di cui ho sempre condiviso in gran parte la dottrina teologica. Ultimamente, approfondendo quest’ultima, ho iniziato a nutrire una grande perplessità sul tema della doppia predestinazione. Domando: ha ancora senso parlare di questo argomento oppure lo possiamo considerare datato? Perché Dio, che è tutto Bene dovrebbe scegliere per alcuni esseri umani la salvezza (bene) e per altri la dannazione (male)? Se il genere umano è predestinato, allora siamo tutti come dei «burattini» nelle mani di Dio che è il nostro «burattinaio», e ciò rischia di portarci verso il disimpegno.
Massimiliano Bianchi – Pistoia




No, il tema non è datato, a meno di non considerare datato il tema di Dio. Ha dunque senso parlarne, anche se non è facile (Calvino dice che questo tema «sembra a molti alquanto ingarbugliato»). Ha senso parlarne perché – come ha giustamente intuito il nostro lettore – la dottrina della predestinazione ha a che fare molto da vicino con la realtà profonda di Dio, anzi ci conduce, come la dottrina della Trinità, nel cuore del suo mistero. Dice ancora Calvino: interrogarsi sulla predestinazione significa «entrare nel santuario della sapienza divina», ma per evitare che questo santuario si trasformi in «un labirinto», bisogna che la mente umana non pretenda a tutti i costi di scandagliare ogni segreto che Dio ha voluto riservare a sé soltanto. Calvino lo ricorda non per soffocare le domande, ma per avvertire che non a tutte le domande è possibile oggi dare una risposta ed è meglio una domanda senza risposta piuttosto che una domanda con una risposta sbagliata.

Ma veniamo alla domanda del nostro lettore: riguarda la «doppia predestinazione» sulla quale egli nutre «una grande perplessità». Anch’io la nutro. Mi chiedo però se partire dalla «doppia predestinazione» sia il modo migliore per avviare una riflessione sulla predestinazione. Propongo un itinerario un po’ diverso, articolato in tre tempi: che cos’è la predestinazione? Che cos’è la doppia predestinazione? Che cosa possiamo pensarne?

Un termine rischioso
1. Che cos’è la predestinazione? Il termine, benché biblico, può facilmente trarre in inganno in quanto suggerisce l’idea di un «destino» molto simile al Fato che ha dominato tanta parte del pensiero greco antico e al quale ogni esistenza umana era sottoposta, senza la possibilità di sfuggirgli o di modificarlo. Ne può nascere una concezione fatalista della storia e della vita, e da qui a pensare che, in balia di quel Fato, «siamo tutti come burattini» nelle mani di un «burattinaio» che sarebbe Dio – come teme il nostro lettore –, il passo è breve. Ecco: la prima cosa da fare per cercare di comprendere la dottrina delle predestinazione è, se possibile, liberarsi da questa visione, che ne è una caricatura. Forse la parola «predestinazione» non esprime adeguatamente il messaggio che contiene. Meglio sarebbe parlare di «elezione». La predestinazione infatti non è altro che l’elezione di cui parla l’apostolo Paolo quando dice che in Cristo Dio «ci ha eletti prima della fondazione del mondo» (Efesini 1,4). È l’esperienza di Geremia, al quale Dio rivela: «Prima ch’io t’avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto» (Geremia 1,5). Ed è quello che dice l’apostolo Paolo: «Quelli che Dio ha preconosciuti, li ha pure predestinati» (Romani 8,29). Predestinati a che cosa? «A essere conformi all’immagine del suo Figlio». Non dunque a essere dei burattini, ma a conformarci a Cristo, cioè a «camminare com’egli camminò» (I Giovanni 2, 6), a seguire il suo esempio facendo quello che ha fatto lui (Giovanni 13,15), ad avere «lo stesso sentimento» che è stato in lui (Filippesi 2,5), a custodire e osservare le sue parole. A tutto questo tende la predestinazione: non a trasformarci in automi o marionette, ma a farci crescere verso Cristo. Potremmo esprimerci in questi termini: predestinazione vuol dire che Gesù è il nostro destino. Ma appunto: questo «destino», che è Gesù, è «prima che Abramo fosse» (Giovanni 8,58), è iscritto in Dio da sempre. Ecco il senso del pre-conosciuti e pre-destinati: Dio ci ha eletti, cioè ci ha pensati con amore, «prima della fondazione del mondo», cioè prima di creare il mondo e di creare noi. Un po’ come una madre ama il suo bambino prima ancora di concepirlo, così Dio ci ha amati non solo prima che noi amassimo (debolmente) lui, ma addirittura prima che noi esistessimo. Questo mi sembra un pensiero stupendo, che già riempiva di meraviglia l’autore del Salmo 139: «Nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m’erano destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora. Oh, quanto mi son preziosi i tuoi pensieri, o Dio!» (vv. 16-17). Non siamo figli del caso né della necessità, ma di un pensiero di Dio. Siamo un pensiero di Dio. Come spiegarlo? Perché Dio ci pensa? Perché ci pensa con amore e ci elegge? Non c’è altra riposta che questa: perché Dio è così, lui che «sceglie le cose che non sono come se fossero, affinché nessuna carne si glori davanti a Dio» (I Corinzi 1, 28-29). La risposta, cioè, non sta in noi, ma in lui. È questa – per citare ancora Calvino – «l’altezza della sapienza di Dio, che egli ha voluto che fosse da noi adorata più che compresa».

La doppia predestinazione
2. Ma come la mettiamo con la doppia predestinazione? Secondo questa dottrina – come ricorda il nostro lettore – Dio destina gli uni a salvezza e vita eterna, usando verso loro misericordia, e gli altri a condanna ed eterna perdizione, usando verso questi il metro della giustizia? È una dottrina proponibile e difendibile? Dio è davvero questa specie di Giano bifronte, che con una mano salva e fa vivere e con l’altra condanna e fa morire? Non c’è forse qui una contraddizione insostenibile, tale da suggerire un pensiero assurdo, per non dire blasfemo, cioè che in Dio ci sarebbe anche il suo contrario, Dio e Antidio insieme, una miscela davvero troppo umana di amore e odio, luce e tenebre, vita e morte, salvezza e perdizione? Calvino, come altri teologi prima di lui (a esempio, gli «agostiniani moderni» Gregorio da Rimini e Ugolino da Orvieto) e altri dopo di lui (a esempio il «partito» vincente al Sinodo di Dordrecht del 1618-19), hanno sostenuto, malgrado tutte le difficoltà, la dottrina della doppia predestinazione, sia pure con notevoli variazioni che qui non possiamo illustrare, anche se ne varrebbe la pena. Che dire al riguardo ? Farò due sole considerazioni.

[a] La prima è che nella Bibbia c’è, in tutta una serie di passi, qualcosa che assomiglia a una doppia predestinazione, anche se non mi sembra si possa dire che nella Bibbia ci sia una dottrina in merito. Nella Bibbia la doppia predestinazione non viene teorizzata, ma semmai constatata. Alcuni testi biblici affermano o implicano la doppia predestinazione (o qualcosa del genere), altri testi la escludono. Farò un solo esempio. Da un lato la Bibbia afferma ripetutamente che la salvezza è per tutti («Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti» Romani 11,32); d’altro lato ci sono parole di Gesù e di Paolo che dicono o sembrano dire il contrario: «Molti sono i chiamati e pochi gli eletti» (Matteo 22,14); «Uno sarà preso e l’altro lasciato» (Matteo 24, 40); Dio «fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole» (Romani 9,18), come in antico indurò il cuore del Faraone. Dunque, la contraddizione c’è nella Bibbia stessa, è innegabile e – mi sembra – insuperabile.

[b] Può però essere superata se si segue il teologo Karl Barth che su questa questione ha scritto alcune delle sue pagine più alte, muovendo una critica radicale all’interpretazione tradizionale della dottrina della doppia predestinazione. Qual è il suo discorso? In sintesi è questo: la doppia predestinazione – il «sì» e il «no» di Dio sull’umanità: il «sì» sull’esistenza dell’umanità, il «no» sul suo peccato – esiste realmente, ma il «no» di Dio è stato inchiodato e cancellato da Cristo sulla croce. Dio stesso, attraverso Cristo, ha preso su di sé, portato e sopportato tutto il peso del suo «no», della condanna e della morte. Dopo la croce e nella luce della risurrezione, resta solo il «sì», solo la predestinazione alla salvezza e alla vita. In Cristo troviamo la nostra elezione (e, come ho detto, la nostra predestinazione), perché siamo eletti in lui, l’«eletto di Dio» (Luca 9,35; 23,35); e troviamo anche la cancellazione della nostra condanna, perché la nostra condanna l’ha portata lui. In Cristo la doppia predestinazione diventa un’unica predestinazione – quella alla salvezza e alla vita eterna. Che dire di questa interpretazione? Direi che essa corrisponde sicuramente al cuore del messaggio evangelico e come tale va accolta come linea di fondo di un discorso cristiano sull’argomento. Essa dissipa le ombre che la dottrina classica della doppia predestinazione poteva proiettare su Dio e libera le coscienze da ogni timore, ansia o turbamento. Ma anche qui è consigliabile non trasformare il messaggio in teorema e, ancora una volta, non rinchiudere Dio in un evangelo diventato sistema.

La posizione di Barth
3. Che dire in conclusione? Per quanto concerne la doppia predestinazione ci sono due possibilità: o sospendere il giudizio, accettare la contraddizione presente nella stessa Bibbia, senza pretendere di risolverla; oppure far propria la posizione di Barth nel senso sopra indicato – e personalmente propenderei per queste seconda ipotesi. Per quanto concerne invece la predestinazione (non quella doppia, ma quella semplice, e non tanto la dottrina, quanto il fatto), essa è biblica, cristiana ed evangelica e fa parte della nostra Confessione di fede. Per una volta la voglio citare (nell’italiano dell’epoca), dalla versione del 1662 (che riproduce sostanzialmente quella francese del 1655): «Noi crediamo che Iddio cava da quella corruttione e condannatione [del genere umano, di cui si parla nell’articolo precedente] le persone ch’egli ha elette dinanzi la fondatione del mondo, non perché egli prevedesse in loro alcuna buona dispositione alla fede o alla santità, ma per la sua misericordia in Jesu Cristo suo figliuolo…» (articolo 11). La predestinazione ha un grandissimo pregio, anzi due. Il primo è che àncora saldamente la vita, la fede, la salvezza in Dio, riconosciuto e confessato come alfa e omega, come principio e fine del nostro «destino». Questo mette nel cuore la certezza incrollabile del favore divino che non verrà mai meno, per cui la salvezza non è a rischio, per quanto avverse possano essere o diventare le circostanze della vita. Non dimentichiamo che la predestinazione è stata di immenso conforto per i protestanti perseguitati in Francia e altrove: il «sì» di Dio li ha per così dire corazzati contro il «no» di Roma e dei suoi alleati che cercavano di distruggerli. Il secondo pregio è che la predestinazione fonda quello che è stato chiamato «il trionfo della grazia», in quanto l’elezione in Dio precede assolutamente ogni merito dell’uomo, ogni sua eventuale «buona disposizione alla fede o alla santità». Potremmo dire che la predestinazione è il corollario del primato della grazia gratuita e incondizionata, cara alla Riforma, o addirittura il suo coronamento. Ecco perché Calvino – ancora lui – scrive che questa dottrina «non è soltanto utile, ma anche dolce e saporita per i frutti che reca». Gli fece eco, nel Cinquecento, il bestseller del protestantesimo italiano, Il beneficio di Cristo, contro cui si accanì per decenni l’Inquisizione romana, che a un certo punto parla della «consolazione ineffabile» che suscita nel credente «la memoria della sua predestinazione», il che lo induce a ripensare «continuamente nel suo cuore questa dolcissima predestinazione» (Benedetto da Mantova e Marcantonio Flaminio, Il beneficio di Cristo, a cura di Salvatore Caponetto, Claudiana 1975, p.99).


Tratto dalla rubrica "Dialoghi con Paolo Ricca" del settimanale Riforma del 21 settembre 2007

venerdì 13 maggio 2022

Preghiera

 

O SIGNORE, Dio mio, io ho gridato a te e tu m’hai guarito.

                                                                          Salmi 30,2

Incontro alla vita

 

24. La risurrezione della carne

      e la vita eterna


     Un cristiano guarda davanti a sé e, ad onta della

morte che lo attende, accoglie la testimonianza dello 

Spirito Santo e della Santa Cena circa la risurrezione di

Gesù Cristo e quindi anche circa la propria risurrezione.

La sua fede è fondata sul fatto che all'uomo, dal momento

che egli ha potuto affiancarsi a Dio in Gesù Cristo, è stato

dato di partecipare incondizionatamente alla gloria divina.


                                                                               Karl Barth

questo testo e i precedenti sono tratti da:

- Karl Barth 

Dogmatica in sintesi

Introduzione di Brunero Gherardini Traduzione di Carlo Vivaldelli e Paolo Mari  

Città Nuova Editrice, 1969, Roma

Titolo originale:

Dogmatik im Grundriss  

EVZ-Verlag, Zürich

Il PER - DONO

 

23. Il perdono dei peccati



    Un cristiano si volge indietro e, malgrado il suo

peccato, riceve, per lo Spirito Santo e il battesimo, la

testimonianza della morte di Gesù Cristo e di conseguenza

della propria giustificazione. La sua fede è fondata sul 

fatto che Dio stesso, prendendo il posto dell'uomo in

Gesù Cristo, ha assunto l'incondizionato responsabilità 

del suo destino.


                                                                          Karl Barth

Generata dallo Spirito Santo la Com-unità cristiana e la sua speranza

 

22. La comunità cristiana

      la sua unità, santità e universalità



     Per il fatto che, sotto l'azione dello Spirito Santo,

qua e là degli uomini s'uniscono a Cristo ed in tal modo

anche tra di loro, sorge qua e là e si stabilisce una

visibile comunità cristiana. Essa è un'immagine dell'unico,

santo e universale popolo di Dio, e una comunità di santi 

e di sante opere: ché essa intende vivere facendosi governare

solo da Gesù Cristo, nel quale ha il proprio fondamento;

e intende compiere unicamente il proprio servizio 

d'araldo della sua parola; ed essa non ha altro scopo al

di fuori della propria speranza, che determina i suoi limiti.


                                                                                  Karl Barth

Dio si dona, è lo Spirito Santo

 

21. Credo nello Spirito Santo


     Quando degli uomini sono uniti a Gesù Cristo, al punto

di possedere la libertà di di conoscere la sua parola come 

rivolta anche a loro, la sua opera come compiuta anche

per essi, il suo messaggio come riguardante loro, e di 

sperare quindi il meglio anche per gli altri uomini, tutto

ciò è evidentemente esperienza e azione umana; 

ma ciò non avviene in forza della umana capacità della decisione

e dello sforzo dell'uomo; 

ciò avviene unicamente per opera del libero dono di Dio, 

mediante il quale è loro elargito tutto questo. 

Dio, in tale elargizione e in tale dono,

è lo Spirito Santo.


                                                                             Karl Barth

giovedì 12 maggio 2022

Chiesa Mondo Regno di Dio

 

20. Gesù Cristo giudice futuro


    Il ricordo della Chiesa è anche attesa, e il suo 

messaggio al mondo è ciò che esso spera. 

Infatti proprio Gesù Cristo, 

dalla cui parola traggono origine 

tanto la Chiesa (e lo Chiesa lo sa) 

quanto il mondo (e il mondo ancora non lo sa), 

è colui che viene incontro alla Chiesa e al mondo, 

come mèta del tempo che volge alla fine, 

per manifestare definitivamente e a tutti la risoluzione

in lui avvenuta: 

la grazia di Dio 

ed il suo regno 

sono la misura

dell'umanità tutta intera 

e di ciascuna esistenza in particolare.


                                                                                    Karl Barth

Misericordia senza confini

 

19. Salí al cielo, siede alla destra

      di Dio Padre onnipotente



     Lo scopo dell'opera di Gesù Cristo, avvenuta una

volta per tutte, è la costituzione della sua Chiesa fondata

sulla conoscenza affidata ai testimoni della sua risurrezione,

conoscenza secondo cui l'onnipotenza e la grazia divina,

manifestatasi in lui ed in lui operanti, sono una sola e identica cosa.

In tal modo, la conclusione di quest'opera è al tempo stesso l'inizio

dell'èra finale, ossia di quell'epoca nella quale la Chiesa deve predicare

al mondo l'onnipotenza misericordiosa e la grazia onnipotente di Dio in Gesù.


                                                                                               Karl Barth





La Risurrezione di Gesù Cristo e i suoi doni

 

18. Il terzo giorno risuscitò da morte



     In virtù della risurrezione di Gesù Cristo, l'uomo

viene elevato una volta per tutte e destinato a trovare

presso Dio giustizia contro tutti i suoi nemici e a sentirsi

perciò libero di vivere una nuova vita, nella quale non

ha più davanti, ma dietro di sé, il peccato, e col peccato

la maledizione, la morte, la tomba e l'inferno.

                                                                          Karl Barth

Dio per noi

 

17. Fu crocifisso, morí e fu sepolto,

      discese agli inferi




      Nella morte di Gesù Cristo, Dio s'è abbassato e s'è 

sacrificato per far valere il suo diritto sull'uomo peccatore. 

L'ha fatto in modo tale da prendere il posto dell'uomo e da 

assumere su di sé una volta per tutte, per liberarlo, la maledizione

dell'uomo e il suo castigo, il suo passato senza sbocco 

e la sua solitudine senza speranza.


                                                                                   Karl Barth



La realtà della giustizia di Dio

 

16. Sotto Ponzio Pilato


     Dal momento che il nome di Ponzio Pilato è legato

a quello di Gesù Cristo, la vita e la passione di Gesù

sono eventi della stessa storia universale in cui si svolge

anche la nostra vita. L'intervento di questo uomo politico

rende effettive e evidenti sia la realtà della giustizia di

Dio, sia la perversità e l'iniquità dell'ordine politico nel

mondo. 

Karl Barth

Teologia della croce

 

15. Patí...



      La vita di Gesù Cristo non è un trionfo, ma un'umiliazione; 

non è un successo, ma un insuccesso; non è gioia, ma dolore. 

È così che essa mette in evidenza la rivolta

dell'uomo contro Dio e l'ira divina che ne è la necessaria conseguenza; 

ma nello stesso tempo permette a Dio di manifestare la misericordia che gli fa

prendere su di sé il destino dell'uomo, e cioè l'umiliazione, l'insuccesso e il dolore,

affinché da tutto ciò l'uomo possa essere liberato.


                                                                                                             Karl Barth



mercoledì 11 maggio 2022

Natale è vera incarnazione del vero Dio

 

14. Il mistero e il prodigio del Natale


      La verità del concepimento di Gesù Cristo per opera 

dello Spirito Santo e la sua nascita dalla vergine Maria

è il richiamo alla vera incarnazione del vero Dio, che

si compì con la sua comparsa storica e, al tempo stesso,

il ricordo della particolare forma mediante cui questo

inizio del divino atto di grazia e rivelazione, avvenuto in

Gesù Cristo, si distingue dagli altri avvenimenti umani.


                                                                    Karl Barth

Un messaggio da condividere

 

13. Nostro Signore


    L'esistenza dell'uomo Gesù Cristo, in forza della sua divinità, 

decide sovranamente dell'esistenza d'ogni uomo.

Secondo il disegno di Dio, sta a favore di tutti e quindi tutti sono

indissolubilmente legati a quest'Uno. 

La Chiesa è sola a saperlo

ed è questo precisamente il messaggio che essa deve 

annunciare al mondo.


                                                                           Karl Barth


martedì 10 maggio 2022

La rivelazione di Dio in Cristo

 

12. L'Unigenito di Dio


        La rivelazione di Dio nell'uomo Gesù Cristo è vincolante

ed esclusiva e l'opera di Dio in lui è benefica e abbondante

per il fatto che quest'uomo non è un essere diverso da Dio, 

bensì l'unigenito Figlio del Padre, cioè Dio stesso.

Il Figlio è la divina onnipotenza, la grazia e la verità in persona,

ed in tal modo l'autentico mediatore fra Dio e tutti gli uomini.


                                                                      Karl Barth



Il nome di Gesù e il titolo di Cristo

 

11. Salvatore e Servo di Dio


    Il nome di Gesù ed il titolo di Cristo esprimono la

persona e l'opera dell'uomo, oggetto di elezione, 

nel quale viene rivelata ed attuata 

la missione profetica, sacerdotale e regale del popolo d'Israele.

                                                                            Karl Barth

Al centro della fede cristiana

 

10. Gesù Cristo


     L'oggetto della fede cristiana è, nel suo centro, la

parola identica all'azione, per cui Dio in Gesù Cristo da

tutta l'eternità volle diventare uomo in nostro favore, lo 

divenne effettivamente nel tempo e tale resterà per l'eternità.

Questa opera del Figlio di Dio presuppone l'opera del Padre 

e implica l'opera dello Spirito Santo.


                                                                              Karl Barth


Tra cielo e terra


9. Cielo e terra



     Il cielo è quanto v'è d'incomprensibile all'uomo nella creazione,

la terra invece è quanto vi è di comprensibile.

L'uomo è la creatura posta a confine fra il cielo e la terra.

Il patto tra Dio e l'uomo ciò che dà significato e onore al cielo,

alla terra e a tutta la creazione, e ne è il motivo e lo scopo.


              Karl Barth 

Dio nella storia delle sue creature

 

8. Dio creatore



Facendosi uomo, Dio ha anche manifestato e attestato 

che non vuole essere unicamente per sé, né restare solo.

Al mondo diverso da lui egli concede una propria realtà,

un proprio modo d'essere e una propria libertà. La sua

parola è la forza di essere del mondo come creato.

Egli lo crea, lo conserva e lo governa quale teatro della

sua gloria e vi colloca al centro l'uomo perché ne sia il

testimone.


                                                                        Karl Barth

lunedì 9 maggio 2022

La potenza dell'energia amorosa di Dio

 

7. Dio onnipotente


      La potenza di Dio differisce dall'impotenza, supera le 

altre potenze, si oppone vittoriosamente alla «potenza in sé»,

in quanto è la potenza del diritto che deriva dal suo 

amore attuato e manifestato in Gesù Cristo; e così è la

somma, la determinazione e il limite d'ogni cosa possibile,

e quindi la potenza che sovrasta e pervade ogni realtà.


                                                                              Karl Barth


Dio Padre di tutti

 

6. Dio Padre


     Il Dio uno è per natura e nell'eternità Padre, origine

del proprio Figlio, e, unitamente a questo, fonte dello

Spirito Santo. In virtù di tale suo modo di essere, egli

è per grazia il Padre di tutti gli uomini, che, nel tempo,

chiama a diventare suoi figli nel Figlio e mediante lo 

Spirito Santo.

 

                                                                      Karl Barth

La presenza vitale di Dio nel suo amore

 

5. Dio nell'alto dei cieli



         Dio è colui che, secondo la Sacra Scrittura è presente, 

vive, agisce e si fa conoscere a noi nell'opera del suo

amore libero, decisa e portata a compimento in Gesù Cristo:

egli, per eccellenza, l'Unico.


Karl Barth

domenica 8 maggio 2022

La fede decisione per la libertà

 

4. Credere significa confessare la propria fede


    La fede cristiana è la decisione, che dà agli uomini la libertà 

di testimoniare pubblicamente la loro fiducia nella parola di Dio 

e la loro conoscenza della verità di Gesù Cristo, 

nel linguaggio della Chiesa 

come in quello del mondo, 

e soprattutto con azioni e con una condotta coerenti con la fede.

                Karl Barth

La veritiera luce della fede

 

3. Credere significa conoscere


    La fede cristiana è l'illuminazione della ragione, 

con cui gli uomini diventano liberi

di vivere nella verità di Gesù Cristo 

e proprio per questo di giungere contemporaneamente

alla certezza riguardo al senso della loro esistenza 

come pure riguardo alla causa e al fine di tutto ciò che accade.

                                                                                                                              Karl Barth

Le parole significative del Credere

 

2. Credere è aver fiducia


     La professione di fede incomincia con le significative

parole: Io credo. Con ciò viene indicato che noi colleghiamo

a questa semplice introduzione del simbolo di fede tutto quello

che di fondamentale ci sarà da dire per il compito che ci attende.

Iniziamo con tre principi che definiscono l'essenza della fede.


     La fede cristiana è il dono dell'incontro, con cui agli uomini

è data libertà d'ascoltare la parola della grazia pronunciata da

Dio in Gesù Cristo, in modo che essi possono attenersi una volta

per sempre, esclusivamente e totalmente, alla sua promessa e al 

suo comando ad onta di tutto ciò che vi si oppone.


                                                                                         Karl Barth

sabato 7 maggio 2022

Parole per orientare la fede

 

1.  Il compito della dogmatica  


   La dogmatica è la scienza con cui la Chiesa, 

proporzionatamente allo stato attuale della sua conoscenza,

criticamente,

cioè prendendo a norma la Sacra Scrittura,

e dietro la guida delle proprie professioni di fede,

si rende conto del contenuto della sua predicazione.

                                                                               Karl Barth


questo testo e i successivi sono tratti da:

- Karl Barth 

Dogmatica in sintesi

Introduzione di Brunero Gherardini  

Traduzione di Carlo Vivaldelli e Paolo Mari  

Città Nuova Editrice, 1969, Roma

Titolo originale:

Dogmatik im Grundriss

EVZ-Verlag, Zürich






venerdì 6 maggio 2022

Autenticità

 

Una parola autentica detta al momento giusto,

una scelta meditata, un gesto di coerenza 

hanno un peso e una valenza superiore

alle sciocchezze viste, applaudite e imitate da milioni di persone.

                                                                                       Giorgio Tourn

giovedì 5 maggio 2022

L'in(Attualità) dell'omiletica di Bonhoeffer

 

Dietrich Bonhoeffer

La Parola predicata

Corso di omiletica a Finkenwalde

a cura di Ermanno Genre

Editrice Claudiana


Mentre in Germania trionfa il nazionalsocialismo e la chiesa ufficiale si piega al volere di Hitler, Bonhoeffer tiene corsi di teologia pastorale, tra cui uno di omiletica, presso il seminario clandestino di Finkenwalde, dove la chiesa confessante tedesca prepara alla resistenza i suoi pastori. In questo corso, Bonhoeffer riprende gli elementi costitutivi dell’omiletica, che è direttamente legata alla Parola spiegata e annunciata, alla viva vox dell’evangelo che si fa strada in mezzo alle parole umane, costituendo il centro del culto. Se questa disciplina avvia il predicatore all’arte del discorso e della parola, Bonhoeffer ci ricorda tuttavia che la sua sorgente è in Dio e non nelle doti umane.

«Il lettore si accorgerà che l’omiletica di Bonhoeffer è strutturalmente anti-moderna. E proprio qui stanno la sua forza, la sua sfida e il suo limite. La preoccupazione omiletica di Bonhoeffer si concentra sul cuore del messaggio evangelico. È a partire da questa pulsazione centrale che si struttura un’omiletica evangelica. Si tratta di un presupposto di ordine “non-scientifico” rispetto alla scientificità della comunicazione moderna con cui oggi ci confrontiamo; ma è precisamente in questo punto che si situa il fondamento a partire dal quale l’omiletica può aprirsi in tutta libertà alle varie scienze della comunicazione. Non si dovrà dimenticare il contesto storico e teologico in cui Bonhoeffer tenne questo corso di omiletica: la battaglia della chiesa confessante tedesca in difesa di una fede legata alla rivelazione di Dio e alla testimonianza delle Scritture».
Ermanno Genre


  • La Germania nazista e il seminario clandestino della chiesa confessante
  • Bonhoeffer e i corsi di teologia pastorale tenuti a Finkenwalde
  • L’omiletica come direttamente legata alla Parola spiegata  e annunciata

Indice testuale

Prefazione  diErmanno Genre

Introduzione alla terza edizione  di Ermanno Genre
1.Il predicatore come soggetto omiletico
2.Il contesto liturgico della predicazione
3.Il linguaggio della predicazione
4.L’attualizzazione del sermone

L’omiletica di Finkenwalde  di Dietrich Bonhoeffer

I.Riferimenti storici
II.La parola della predicazione
III.Il testimone
IV.Il ministero della predicazione e l’ordinazione
V.Causalità e finalità della predicazione
VI.Il pastore e la Bibbia
VII.Come nasce una predicazione?
VIII.Il pastore e il culto
IX.La predicazione e il testo
X.La forma della predicazione
XI.Dopo la predicazione
XII.Appendice

Indice dei nomi


www.claudiana.it

mercoledì 4 maggio 2022

Vangelo e giustizia sociale

 

La predicazione del Vangelo e la sua accettazione

implicano una rivoluzione sociale 

per cui gli affamati vengono nutriti

e la giustizia diventa il diritto di tutti.

                                                                            Léon-Joseph Suenens

Sì Gioia!

 

Le porte del cielo? 

La tristezza le chiude, la preghiera le apre, la gioia le abbatte.

                                                                                  Ba'al Shem Tov

martedì 3 maggio 2022

Solidarietà senza pregiudizi

tratto da: 

www.chiesavaldese.org




Lella Costa e Diego Passoni testimonial per l’otto per mille alle chiese valdesi e metodiste


Un’insegnante, due arcieri paralimpici, un agricoltore, una rider, un cuoco, una infermiera, un’addetta alla logistica, un musicista, un disc jockey: sono i testimonial della campagna per l’8 per mille alle Chiese Valdesi e Metodiste programmata a partire dal prossimo 8 maggio. La campagna, ideata dai creativi di Web&Com, consiste in spot televisivi e radiofonici, interventi sui social, affissioni e pubblicità su organi di stampa.

“Tanti firmano per la Chiesa Valdese e anche tu troverai un motivo per farlo”, recita il claim, seguito dalle dichiarazioni di chi spiega la sua scelta: “Voglio essere coerente con le mie scelte”, “Non hanno pregiudizi”, “Perché mi fido” sono alcune delle motivazioni. “Perché è una Chiesa senza pregiudizi e al servizio degli altri” conclude il conduttore radiofonico e performer Diego Passoni. Insieme all’attrice Lella Costa, Diego Passoni è anche il protagonista di uno degli spot radiofonici a favore dell’Otto per Mille per una chiesa che sostiene chi si impegna per gli altri, senza chiedere dove si è nati, se si crede o chi si ama. È “L’altro 8 per mille”, finalizzato esclusivamente a interventi umanitari, educativi, culturali e di aiuto allo sviluppo, in Italia e all’estero.  

“La campagna, spiega Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese, conferma la nostra scelta di gestire i fondi dell’8 per mille con la massima trasparenza, finanziando oltre mille progetti valutati con criteri di sostenibilità, efficacia e spessore etico. Da anni raccogliamo la firma e la fiducia di tanti contribuenti che riconoscono la qualità dei nostri interventi e apprezzano il nostro impegno per i diritti di tutti e di tutte, contro le discriminazioni e l’esclusione sociale. 

“È grazie a queste firme, prosegue, che abbiamo potuto avviare numerose azioni di sostegno agli anziani e ai diversamente abili, a donne vittime di violenza e per il riscatto di chi è considerato dalla società un vuoto a perdere; progetti pilota come quello dei corridoi umanitari per profughi in condizione di vulnerabilità e attività culturali ed educative, spesso in zone a rischio di marginalità sociale o di conflitto armato”. 

“Per la nostra Chiesa, conclude la Moderatora della Tavola Valdese, è uno dei modi di affermare e praticare l’impegno a contribuire alla pace, alla giustizia e alla salvaguardia del Creato, con la forza di sperare contro speranza che è radicata nella nostra fede e accanto a tanti compagni di strada di una umanità bella, aperta e solidale: un’umanità che spesso non fa rumore, di cui non parlano i telegiornali, ma che esiste e resiste”.

Il totale delle somme ricevute nel 2021 grazie all’8 per mille è stato di 42,6 milioni di euro, determinato da 538.146 firme a favore delle Chiese Valdesi e Metodiste. Con tali risorse, le Chiese Valdesi e Metodiste hanno finanziato progetti in Italia finalizzati a: miglioramento delle condizioni di vita di soggetti affetti da disabilità fisica e mentale (nella misura del 19,1% del totale), promozione del benessere e della crescita di minori (18,7%); attività culturali (14,5%), accoglienza e inclusione di rifugiati e migranti (9,3%); interventi sanitari e di tutela della salute (8,7%). Per quanto riguarda l’estero, la maggior parte dei progetti sostenuti si è concentrata in Africa, Medio Oriente e America latina, per un totale di oltre 12,5 milioni di euro. I dati e il dettaglio sulle attività finanziate sono disponibili al sito www.ottopermillevaldese.org

Per ulteriori informazioni: stampa.opm@chiesavaldese.org

lunedì 2 maggio 2022

Chiudere la strada alla violenza

 

BEATITUDINI PER IL TEMPO PRESENTE


   Beato sei tu,

se chiudi la strada alla violenza

ed all'istinto di dominare i tuoi simili.

Allora la porta del tuo cuore si aprirà

alla potenza della dolcezza e del dominio di se stessi,

ed avrai la gioia di vedere la terra venire verso di te.


   Beato sei tu,

se non hai paura di fremere con il tuo prossimo

che affronta il dolore, la solitudine o la miseria.

Allora la porta del tuo cuore si aprirà

alle lacrime di compassione ed al gesto che solleva,

e tu stesso sarai consolato.


                                                                  Claude Bernard

                                                                  Mission - ottobre 2003


tratto dalla raccolta di testi di fede: Un Sentiero nella Foresta

Comitato italiano per la CEVAA Comunità di Chiese in missione