foglio biblico, teologico, liturgico
Domenica 31 Maggio 2020
PENTECOSTE
Letture:
Atti 2,1-11 Salmi 104,24-34.35b I Corinzi
12,3b-7.12-13
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-23
19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
20 E, detto
questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il
Signore, si rallegrarono.
21 Allora Gesù disse loro di
nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi».
22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo
Spirito Santo.
23 A chi perdonerete i peccati,
saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Maurizio ABBÀ
Alla
ricerca di un frammento di vera Pentecoste
Dalla Lettera di Paolo ai cristiani d’America:
[...]
Un’altra cosa che mi
preoccupa riguardo alla Chiesa americana è che avete una Chiesa bianca e una
Chiesa nera. Come può esistere la segregazione nel Corpo stesso di Cristo? Mi
dicono che vi è maggiore integrazione nel mondo dello spettacolo e in altre
istituzioni secolari di quanta ve ne sia nella Chiesa cristiana: è davvero
sconvolgente!
Mi dicono inoltre che tra voi vi sono
cristiani che cercano fondamenti biblici per giustificare la segregazione e
sostengono che i neri siano inferiori per natura. Amici miei, questa è una
bestemmia e, di nuovo, è contraria a tutto ciò che la religione cristiana
rappresenta.
[...]
Perciò, americani, vi devo esortare a
liberarvi da ogni residuo di segregazione: la segregazione è la palese negazione
dell’unità che abbiamo in Cristo. Sostituisce al rapporto “io-tu” un rapporto “io-oggetto”
e relega le persone allo stato di cose. Ferisce l’anima e avvilisce la personalità,
schiaccia l’individuo segregato sotto un falso senso di inferiorità e rafforza
in colui che segrega una falsa stima della propria superiorità. Distrugge la
comunità e rende impossibile la fratellanza. La filosofia che sta alla base del
cristianesimo è diametralmente opposta a quella che sottende la segregazione
razziale.
(Martin Luther King, Lettera di Paolo ai
cristiani d’America, 214-215).
L’immaginaria Lettera di Paolo ai
cristiani d’America, nata dalla penna di Martin Luther King, suggestiva
nella forma e puntualissima nei contenuti che purtroppo sono sempre attuali; chi
mette il naso fuori dai luoghi segregati e, alla lettera, soffocato.
George
Floyd afroamericano morto
schiacciato mentre era a faccia in giù, ammanettato, ad ucciderlo coloro che
dovrebbero tutelare l’incolumità delle persone. «Non respiro» diceva,
implorando, ma niente poteva incrinare il crudele rituale dell’assassinio di
una persona inerme.
Non
respiro è stato
funestamente ricorrente in questo tempo di coronavirus.
Avevamo in mente i suoni intensi le
atmosfere vibranti del gruppo musicale dei Pink Floyd ora Floyd ci evoca
altre cose. Tristissime.
Lo storico
francese Jules Isaac, ebreo, scrisse il suo libro Gesù e Israele dedicato
alla memoria di: A mia moglie, a mia figlia martiri uccise dai
nazisti di Hitler semplicemente perché si chiamavano ISAAC.
Furono uccise semplicemente in quanto ebree.
Ora si è uccisi semplicemente perché di pelle nera, ma non da oggi.
I
razzismi sono un’invenzione dell’Età Moderna, il razzismo su base cromatica
distribuisce pagelle di moralità, di più: pagelle di umanità.
Razzismi diversi i risultati sono sempre
uguali. Le paure poi fanno da ‘carburante’ come nell’uccisione di Iyad Halak,
palestinese, disabile, ucciso vicino alla Città Vecchia di Gerusalemme.
Insomma dopo il Lockdown (il ‘confinamento’),
la bestia (dis)umana è tornata tragicamente a ruggire e ad insanguinare le
strade.
Avevamo
sentito risuonare le grandi promesse: il nuovo inizio, alla riapertura delle
case, della attività, saremo tutti più buoni, niente sarà come prima, adesso
abbiamo capito cosa conta davvero, abbiamo compreso quello che merita le nostre
attenzioni, certo finalmente sappiamo ora per cosa vivere...
Tornano in
mente le facili promesse che ritornano alla fine di ogni anno in vista del nuovo
inizio del Capodanno:
«La
strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni». Questo detto si ritrova
nei paesi più diversi, non proviene dall'insolente saggezza mondana di un
impenitente, bensì rivela una profonda intelligenza cristiana. Chi con la
fine dell'anno non sa fare niente di meglio che compilare un registro con
quello che di cattivo ha fatto in passato e decidere, d'ora in poi - ma quanti
'da ora in poi' sono già passati! - di iniziare il nuovo anno con propositi
migliori, è ancora nel paganesimo fino al collo. Costui pensa che i buoni
propositi facciano da soli il nuovo inizio, ovvero che egli possa iniziare di
nuovo quando vuole. E questa è una pessima illusione; è soltanto Dio che può
iniziare nuovamente con l'uomo, se gli piace, ma non l'uomo con Dio.
(Dietrich
Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi, 11).
Troppe volte la Pasqua ha il sapore
del Venerdì Santo, e anche quest’anno la festa cinquanta giorni dopo Pasqua,
‘Pentecoste’ appunto ha più i segni del Venerdì Santo che non quelli di una
festa gioiosa.
Il testo del IV Evangelo giovanneo fa
coincidere a Pasqua l’effusione dello Spirito Santo. Una forza enorme: la
Risurrezione di Cristo che vince la morte, l’energia vitale dello Spirito Santo
per viaggiare ad un ritmo diverso, dove per il male non c’è posto (è la forza
del PerDONO), per realizzare i sogni, che i cristiani invece, per primi,
tendono a spegnere. Qui c’è un cambio nell’Anno Liturgico: il posto della Pentecoste
è nell’Avvento. Pentecoste ora e non ancora.
È partito, in questi giorni, un razzo
spaziale pionieristico per l’epoca del turismo nel cosmo.
George
Floyd aveva trascorso la sua infanzia in Texas, a Houston.
Famosa è la frase legata alla missione
spaziale Apollo 13 (ormai cinquant’anni fa), «Houston abbiamo un
problema», frase famosa anche se non esatta, l’originale, com’è noto, era: «OK,
Houston, abbiamo avuto un problema qui», sarà vera Pentecoste quando potremo
dire il razzismo è stato un problema qui, ma finalmente l’abbiamo superato. Allora
quella sarà una nuova epoca.
I have a dream di Martin Luther King, il suo celebre
discorso: «Io ho un sogno» quella del superamento del razzismo e l’uguaglianza
delle persone senza distinzione del colore della pelle, ecco che allora un frammento
decisivo di Pentecoste potrà risplendere.
Maurizio
Abbà
