domenica 31 maggio 2020

la Lumière Giovanni 20,19-23 - PENTECOSTE


foglio biblico, teologico, liturgico


Domenica 31 Maggio 2020

PENTECOSTE

Letture:

Atti 2,1-11   Salmi 104,24-34.35b    I Corinzi 12,3b-7.12-13



Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-23


19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 
20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 
21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». 
22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.
23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».



BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 
Maurizio ABBÀ

 
Alla ricerca di un frammento di vera Pentecoste


Dalla Lettera di Paolo ai cristiani d’America:
[...]
Un’altra cosa che mi preoccupa riguardo alla Chiesa americana è che avete una Chiesa bianca e una Chiesa nera. Come può esistere la segregazione nel Corpo stesso di Cristo? Mi dicono che vi è maggiore integrazione nel mondo dello spettacolo e in altre istituzioni secolari di quanta ve ne sia nella Chiesa cristiana: è davvero sconvolgente!
    Mi dicono inoltre che tra voi vi sono cristiani che cercano fondamenti biblici per giustificare la segregazione e sostengono che i neri siano inferiori per natura. Amici miei, questa è una bestemmia e, di nuovo, è contraria a tutto ciò che la religione cristiana rappresenta.
[...]
    Perciò, americani, vi devo esortare a liberarvi da ogni residuo di segregazione: la segregazione è la palese negazione dell’unità che abbiamo in Cristo. Sostituisce al rapporto “io-tu” un rapporto “io-oggetto” e relega le persone allo stato di cose. Ferisce l’anima e avvilisce la personalità, schiaccia l’individuo segregato sotto un falso senso di inferiorità e rafforza in colui che segrega una falsa stima della propria superiorità. Distrugge la comunità e rende impossibile la fratellanza. La filosofia che sta alla base del cristianesimo è diametralmente opposta a quella che sottende la segregazione razziale.
(Martin Luther King, Lettera di Paolo ai cristiani d’America, 214-215).

    L’immaginaria Lettera di Paolo ai cristiani d’America, nata dalla penna di Martin Luther King, suggestiva nella forma e puntualissima nei contenuti che purtroppo sono sempre attuali; chi mette il naso fuori dai luoghi segregati e, alla lettera, soffocato.
George Floyd afroamericano morto schiacciato mentre era a faccia in giù, ammanettato, ad ucciderlo coloro che dovrebbero tutelare l’incolumità delle persone. «Non respiro» diceva, implorando, ma niente poteva incrinare il crudele rituale dell’assassinio di una persona inerme.
Non respiro è stato funestamente ricorrente in questo tempo di coronavirus.
     
Avevamo in mente i suoni intensi le atmosfere vibranti del gruppo musicale dei Pink Floyd ora Floyd ci evoca altre cose. Tristissime.

Lo storico francese Jules Isaac, ebreo, scrisse il suo libro Gesù e Israele dedicato alla memoria di: A mia moglie, a mia figlia martiri uccise dai nazisti di Hitler semplicemente perché si chiamavano ISAAC.
    Furono uccise semplicemente in quanto ebree. Ora si è uccisi semplicemente perché di pelle nera, ma non da oggi.
I razzismi sono un’invenzione dell’Età Moderna, il razzismo su base cromatica distribuisce pagelle di moralità, di più: pagelle di umanità.
    Razzismi diversi i risultati sono sempre uguali. Le paure poi fanno da ‘carburante’ come nell’uccisione di Iyad Halak, palestinese, disabile, ucciso vicino alla Città Vecchia di Gerusalemme.  
    Insomma dopo il Lockdown (il ‘confinamento’), la bestia (dis)umana è tornata tragicamente a ruggire e ad insanguinare le strade.

    Avevamo sentito risuonare le grandi promesse: il nuovo inizio, alla riapertura delle case, della attività, saremo tutti più buoni, niente sarà come prima, adesso abbiamo capito cosa conta davvero, abbiamo compreso quello che merita le nostre attenzioni, certo finalmente sappiamo ora per cosa vivere...  

    Tornano in mente le facili promesse che ritornano alla fine di ogni anno in vista del nuovo inizio del Capodanno:


«La strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni». Questo detto si ritrova nei paesi più diversi, non proviene dall'insolente saggezza mondana di un impenitente, bensì rivela una profonda intelligenza cristiana. Chi con la fine dell'anno non sa fare niente di meglio che compilare un registro con quello che di cattivo ha fatto in passato e decidere, d'ora in poi - ma quanti 'da ora in poi' sono già passati! - di iniziare il nuovo anno con propositi migliori, è ancora nel paganesimo fino al collo. Costui pensa che i buoni propositi facciano da soli il nuovo inizio, ovvero che egli possa iniziare di nuovo quando vuole. E questa è una pessima illusione; è soltanto Dio che può iniziare nuovamente con l'uomo, se gli piace, ma non l'uomo con Dio.
(Dietrich Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi, 11).
     
   
Troppe volte la Pasqua ha il sapore del Venerdì Santo, e anche quest’anno la festa cinquanta giorni dopo Pasqua, ‘Pentecoste’ appunto ha più i segni del Venerdì Santo che non quelli di una festa gioiosa.
   
 Il testo del IV Evangelo giovanneo fa coincidere a Pasqua l’effusione dello Spirito Santo. Una forza enorme: la Risurrezione di Cristo che vince la morte, l’energia vitale dello Spirito Santo per viaggiare ad un ritmo diverso, dove per il male non c’è posto (è la forza del PerDONO), per realizzare i sogni, che i cristiani invece, per primi, tendono a spegnere. Qui c’è un cambio nell’Anno Liturgico: il posto della Pentecoste è nell’Avvento. Pentecoste ora e non ancora.
    
 È partito, in questi giorni, un razzo spaziale pionieristico per l’epoca del turismo nel cosmo.
George Floyd aveva trascorso la sua infanzia in Texas, a Houston.
     
Famosa è la frase legata alla missione spaziale Apollo 13 (ormai cinquant’anni fa), «Houston abbiamo un problema», frase famosa anche se non esatta, l’originale, com’è noto, era: «OK, Houston, abbiamo avuto un problema qui», sarà vera Pentecoste quando potremo dire il razzismo è stato un problema qui, ma finalmente l’abbiamo superato. Allora quella sarà una nuova epoca.
    
 I have a dream di Martin Luther King, il suo celebre discorso: «Io ho un sogno» quella del superamento del razzismo e l’uguaglianza delle persone senza distinzione del colore della pelle, ecco che allora un frammento decisivo di Pentecoste potrà risplendere.
Maurizio Abbà

venerdì 29 maggio 2020

Pentecoste è anche parola di consolazione e incoraggiamento


Pentecoste, respiro vitale nel segno del
 dialogo e al di là dell'isolamento forzato


di Anne Zell                                                                                        29 maggio 2020                       


La forza dello Spirito non può essere bloccata: esso soffia dove vuole 
e ci chiama a essere fiduciosi nella sua potenza rinnovatrice

(...)


E così, in ogni culto, studio biblico o dibattito sulle diverse piattaforme virtuali, su facebook o youtube, in ogni telefonata, attraverso l’etere e in rete lo Spirito percorre vie nuove per varcare muri e colmare distanze e per fare giungere la Parola di consolazione, di incoraggiamento e di vita nuova a chi è in ascolto. 

Celebreremo Pentecoste quest’anno più consapevoli della fragilità e della limitatezza della vita, più consapevoli anche dell’importanza della reciprocità, della solidarietà e dell’unione della famiglia umana.
Invocheremo lo Spirito che sappia impedirci a ritornare semplicemente alla vita consueta, ma che possa renderci audaci e fiduciosi della sua forza rinnovatrice, anzi ricreatrice (Salmo 104, 30).


il testo integrale in:
www.riforma.it

giovedì 28 maggio 2020

Culto Evangelico di Pentecoste

SPECIALE  PROTESTANTESIMO


Culto Evangelico
di Pentecoste
domenica 31 maggio
Raidue
dalle 10:00 alle 11:00


In diretta eurovisione
dalla chiesa luterana  dell'Ascensione
a Parigi
nel cuore del quartiere Batignolles

edizione italiana a cura della rubrica
Protestantesimo

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"Sulla buona strada
per edificare il corpo di Cristo"

A causa del Covid-19, i leader religiosi e il governo francese
hanno stabilito che la riapertura dei luoghi di culto sarà graduale.
Sarà, quindi, un culto eccezionale,
celebrato nel rispetto delle misure sanitarie per combattere la pandemia.
La predicazione, un messaggio di speranza, di gioia e di resistenza ancorato a Cristo,
è a cura del presidente della Federazione Protestante di Francia,
il pastore François Clavairoly,
la parte liturgica è guidata dal pastore Victor Adzra,
cappellano nazionale delle istituzioni sanitarie e medico-sociali,
inoltre partecipano con letture, testimonianze e preghiere i rappresentanti delle chiese
che aderiscono alla Federazione Protestante di Francia.
Canti di lode allieteranno la celebrazione della Pentecoste


Per rivedere le puntate visita il sito VIDEO
Protestantesimo su Facebook indirizzo mail : protestantesimo@fcei.it ;

Rubrica televisiva Protestantesimo



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Per rivedere le puntate
di Protestantesimo clicca su VIDEO
seguici su Facebook  e twitter
indirizzo mail : protestantesimo@fcei.it ;


Domenica mattina 31 maggio alle ore 8,00 circa
Repliche
martedì notte 2 giugno alle ore  2,00

e domenica notte 7 giugno alle ore 00:45

sempre su RaiDue

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In questa  puntata
"Diritti o libertà ?"

In piena Fase 2, sono i protocolli e le regole a scandire la vita degli italiani,
credenti compresi. Così, di fronte a questo nuovo elenco di restrizioni,
si rimodula anche la vita delle Chiese, delle sue comunità,
delle minoranze religiose, come quella evangelica in Italia.
Insomma: chiusa una fase, la quarantena, se ne apre un'altra,
la convivenza con il virus, ma una domanda resta:
a quali libertà siamo disposti a rinunciare in nome di valori più grandi,
come il diritto alla salute e il bene comune?






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Un popolo di profeti


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Domenica 31 maggio 2020
Alle 6,35 del mattino

Culto Evangelico

Un popolo di profeti”
Libro dei Numeri 11
predicazione a cura del pastore
Gianni Genre
per la domenica di
“Pentecoste"

Il programma proseguirà
con il notiziario dal mondo evangelico
e la segnalazione di alcuni appuntamenti.

Conclude la puntata la rubrica
Parliamone insieme
a cura di
Luca Baratto

Per riascoltare questa puntata o le altre
puntate già andate in onda

mercoledì 27 maggio 2020

Dio nel cuore delle nostre domande


NIENTE DI STRANO 


Niente di strano, dice Dio, 
se la nostra storia è costellata di appuntamenti mancati.

Mi aspettate nell’onnipotenza,
ed Io vi aspetto nella fragilità delle nascite.


Mi cercate nelle stelle del cielo,
e vi incontro nei volti che popolano la terra.


Mi classificate negli archivi delle idee ricevute, 
e vengo a voi nella freschezza del perdono.

Mi volete come risposta, 
ed ecco io sono nel cuore delle vostre domande.

Culto Vitrolles 

citato in:
- Comitato Italiano per la CEVAA Comunità di Chiese in missione
Spalanca la Finestra 
raccolta di testi di fede, Raccolta e traduzione testi: Renato Coïsson
Stampato ma non pubblicato, Giugno 2000, 58.

lunedì 25 maggio 2020

Bibbia è Parola per Te

Dio
ci faccia volgere i nostri cuori verso di lui, 
affinché camminiamo in tutte le sue vie 
I Re 8,58a

sabato 23 maggio 2020

la Lumière - Matteo 28,16-20

foglio biblico, teologico, liturgico


DOMENICA 24 Maggio 2020

6a DOPO PASQUA – EXAUDI (O SIGNORE, ascolta la mia voce! – Salmi 27,7a)


Letture: Atti 1,1-11     Salmi 47          Efesini 1,17-23


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo  28,16-20


16 Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato.
17 E, vedutolo, l'adorarono; alcuni però dubitarono.
18 E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.
19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente».




BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole


Una fede che impara

Maurizio Abbà

In questa Domenica vogliamo ricordare l’Ascensione del SIGNORE Gesù, che si celebra 39 giorni dopo la Domenica di Pasqua e prima della Pentecoste,    quest’anno giovedì 21 Maggio.
Una volta, in Italia, non tanti anni fa, l’Ascensione era festa come si dice civile (fino al 1977).
Ma chi rivendica le radici cristiane dell’Europa ha pensato bene di,.. tagliarla per fare spazio a feste mariane ritenendole più adatte al credo espresso dalla maggioranza degli italiani.
Ci può dispiacere, e ci dispiace, ma laicamente sappiamo che la fede la dobbiamo coltivare nelle chiese e nel servizio alla società.
L’Europa ha diverse significative radici, non solo cristiane, ma ci deve premere che la nostra fede abbia radici profonde e lungimiranti e come protestanti dobbiamo ancora fare molta strada.
Nelle chiese: che sono le pietre viventi dei credenti che le compongono e non edifici in muratura.
Nel servizio al territorio: ascoltandolo e radicandosi sempre di più in quella Parola per la quale le nostre madri e padri nella fede hanno testimoniato.
Nella Via indicata da Gesù non si resta abbandonati.
Già nella storia di Emmaus Gesù divenne ai discepoli “invisibile ai loro occhi” (Luca 24,31). La sua assenza richiede in realtà da parte nostra un supplemento di fede che sa riconoscerlo nella vita semplice e profonda di tutti i giorni.
Lo scrittore Erri De Luca ci ricorda che:

«Credente
non è chi ha creduto una volta per tutte,
ma chi, in obbedienza al participio presente del verbo,
rinnova il suo credo continuamente.»

tratto da: - Erri De Luca, Ora Prima
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano, 1997, 7.



Gli apostoli sono rimasti (provvisoriamente) in Undici. Sono non solo apostoli sono discepoli.
L’apostolo è ‘inviato’ a proclamare il messaggio ricevuto, il discepolo è istruito nello stare vicino (anche se non per forza in una vicinanza spaziale).
Si potrebbe dire che l’apostolo è certamente nomade, il discepolo è stanziale. Gli apostoli/discepoli di Gesù sono entrambe, al contempo, le due cose.
Apostoli: chiamati a portare un messaggio che non è loro possesso ma che li possiede.
Discepoli: una crescita qualitativa e quantitativa nel dono della fede.
Nell’Evangelo di Matteo riecheggia di nuovo il messaggio del Sermone sul Monte (capitoli 5-7).
L’Adorazione e il Dubbio sono di nuovo fianco a fianco.
Il Dubbio non è espulso a prescindere.
In Tommaso come sappiamo (Giovanni 20,24-29) il dubbio sarà forte (e, ricordiamolo ancora, sarà espresso la sera di Pasqua!); Tommaso poi lascerà spazio all’adorazione: «Signor mio e Dio mio!».
Adorazione richiesta dagl’imperatori romani ma riservati dai cristiani a Gesù Cristo, unico SIGNORE.
______________________________________________________________________________________ 
Dalle letture bibliche odierne:
Atti 1,1-11: Luca rivolgendosi a Teofilo rende memoria viva di come Gesù mediante lo Spirito Santo abbia dato “delle istruzioni” agli apostoli. Istruire catechizzare, ma innanzitutto: istruirsi, catechizzarsi per non cadere in forme di fede vuota e, peggio ancora, arrogante e saccente. Il percorso di fede sa che Gesù non è sequestrabile dalle nostre dottrine e che dobbiamo cercarlo qui sulla Terra, il cielo è Suo, il nostro orizzonte, almeno per ora, è quello terrestre vale anche per la fede e le sue fragilità.

Salmi 47: invito solenne e gioioso a battere le mani a Dio (quindi non ai potenti), e a cantare a Dio, offrirgli la melodia dei nostri gesti e delle nostre attenzioni quotidiane, perciò è richiesta cura e premura nel compierle quotidianamente.

Efesini 1,17-23: avere uno spirito di sapienza e di rivelazione. Qui è di nuovo il tema dell’istruzione, dell’istruirsi. La Scuola è quella della preghiera, dove non si smette mai d’imparare. _______________________________________________________________________________________

Causa il coronavirus anche Pavia e provincia sono in sofferenza come ben sappiamo.
Sono circa 1.200 le vittime ed i pazienti sono oltre 5mila.
E poi c’è la sofferenza del PIL (Prodotto Interno Lordo) che è in sofferenza. Il PIL, com’è noto, esprime tutti i servizi e i beni prodotti sul territorio nazionale. È diventato il contrassegno del progresso e del suo relativo benessere di una società. Ha la sua importanza ma, a volte, qualche volta, non poche volte, ha i contorni di una divinità che richiede sacrifici anche umani. Il PIL deve sempre crescere, costi quel che costi ci dicono.
Quando le fabbriche producono armamenti il PIL cresce indubbiamente, ma ciò vale davvero? Quanto è fabbricato (mine antiuomo, cacciabombardieri, sottomarini, elicotteri da guerra, ecc.) sono un bene prezioso per l’umanità? Chi lavora in quegli stabilimenti è ostaggio dei meccanismi della produzione e dei suoi obiettivi.
Occorre ripensare in profondità cosa si produce, per chi e per cosa e cosa lasciare alle generazioni che vorrebbero fiorire. Vale anche per la fede.

Maurizio Abbà

venerdì 22 maggio 2020

Tu e io

Tu e io 
 
Ricordo bene la sera 
in cui furono pronunciate,
nel suo studio,
le «sette parole di Gibran».
Stavamo facendo una pausa,
dopo lunghe ore di lavoro.
 
Di punto in bianco, il poeta mi chiese:
«Supponiamo tu fossi costretta 
a fare a meno
di tutte le parole che conosci,
eccetto sette:
quali manterresti?»
Quasi senza esitare, scelsi:
Dio, vita, amore, bellezza, terra.
Ma non riuscivo a trovare le altre due
per completare il numero.
Così gli chiesi: «Dimmi quali sarebbero le due parole»,
«Hai dimenticato le più importanti»,
rispose,
«senza le quali le altre non hanno potere».
Rimasi sorpresa. Ma lui proseguì:
«Le due parole essenziali da salvare sono:
 tu e io »
                                               Barbara Young, This Man from Lebanon
tratto da: Giorni d'amore. Le più belle pagine di Gibran e Tagore,
a cura di Isabella Farinelli, (collana Lo Scrigno, 3),
Paoline Editoriale Libri, Milano, 2004, pp. 49-50.

giovedì 21 maggio 2020

ASCENSIONE  del SIGNORE Gesù


Quaranta giorni dopo Pasqua, le chiese celebrano l'ascensione di Gesù, l'elevazione in cielo del Cristo risorto. 
È una festa che si basa su pochi cenni che si trovano presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio" (Luca 24,50-53). 
Nei primi secoli i cristiani festeggiavano un'unica festa, dopo Pasqua, vale a dire la Pentecoste. 
A partire dal IV secolo l'Ascensione divenne una festa a sé stante. 
Le chiese ortodosse ricordano, all'Ascensione, l'elevazione dell'essere umano (una sorta di risposta all'abbassamento di Dio celebrato a Natale).



(citazione tratta da: Dizionario delle Feste Christliche Feiertage, rubrica della Rivista: «Voce Evangelica», maggio 2004, n.5, p.39).

La Preghiera - una riflessione di Giacomo Poretti

Giacomo Poretti
(del trio artistico: Aldo Giovanni e Giacomo)
porge questa intensa riflessione sulla Preghiera:


PERCHÉ PREGO


Tra poco dovrò leggere alcune tra le preghiere più strazianti, tenere e strabocchevoli di desiderio che l’umanità abbia mai composto. Ma prima volevo dire qualche cosa anch’io sulla preghiera, in particolare cosa è, per me, la preghiera.
Devo premettere che il Signore, per me, era una specie di mamma, papà e maresciallo dei carabinieri messi assieme, a cui ti rivolgevi per farti esaudire richieste che non erano di competenza dei genitori: quando il nonno o le zie stavano poco bene si pregava quel Signore di farli guarire o quando il nostro vicino di casa, il sig. Mario, ha perso il lavoro si è pregato sempre quel Signore. Una volta il babbo mi disse di pregare per la nostra squadra che doveva giocare una partita importante, ma mi disse anche di non dirlo alla mamma. Forse è per quello che la nostra squadra ha perso: perché la mamma, non sapendolo, non si è unita alle nostre preghiere. Si, perché avevo maturato una specie di statistica nella quale emergeva confusamente un dato: e cioè, che le preghiere rivolte a quel Signore là in alto venivano tanto più esaudite quanto più erano collettive.
Io credo di avere iniziato a pregare da solo verso i cinque anni, sarebbe meglio dire ad esigere qualche cosa da quel Signore potentissimo che se ne stava in alto da qualche parte: lo pregavo di farmi tornare presto dalla colonia estiva dove i miei genitori mi mandavano tutti i mesi d'agosto. La permanenza nella colonia era di un mese e io iniziavo a pregare di farmi tornare a casa appena il treno si staccava dai binari di Milano per andare in direzione della Liguria. Forse il Signore non aveva tempo per un bimbo di sette anni che se ne stava un mese senza vedere i suoi genitori. Per sei lunghe estati ho pregato in maniera estenuante, senza che il Signore mi ascoltasse. Apparentemente.
Poi, verso gli anni delle medie, a undici-dodici anni, ho cambiato preghiera, anzi, richiesta: gli chiedevo di farmi diventare alto, glielo chiedevo con tutto il cuore o, forse, con tutta la rabbia che avevo nel cuore: «Fammi diventare alto! Fammi diventare alto!». Era insopportabile una vita sotto il metro e cinquanta: i compagni mi deridevano, le compagne mi ignoravano! «Fammi diventare alto, ti prego!!!». Non mi ha ascoltato. Apparentemente. In quegli anni non avevo un' ottima opinione di Lui: non mi ascoltava mai... e la lista delle richieste inesaudite era diventata lunghissima.
Poi ci sono stati anni in cui ho smesso di pregarlo; ero convinto di poter fare a meno di Lui. Apparentemente.
Qualche tempo fa una mia cara amica, mia e di mia moglie, si è ammalata gravemente e nel volgere di qualche mese le sue condizioni erano tali che da lì a poco avrebbe lasciato noi e la sua famiglia. Mi sono ricordato delle zie e del nonno e mi sono messo a pregare; dopo poco ho inteso che sarebbe stato inutile pregarlo di restituirle la vita e allora ho espresso una preghiera strana, forse nemmeno così impegnativa per Lui: lo pregai di togliere la paura a quella nostra amica, di toglierle l’angoscia di sentirsi sola e abbandonata in quel momento terribile: «Signore, ti prego, toglile la paura; donale, se possibile, serenità, ti prego… ». E forse ho compreso. Ho compreso che quel miracolo che chiedevo a Lui non solo era possibile, ma era già realizzato: Il Signore guardava noi amici, il marito, i figli, guardava me e diceva: «Solo se non scapperete lei non avrà paura, solo se rimarrete lì lei non si sentirà sola ...».
Lui ci indica il modo, ma gli artefici del miracolo siamo noi. Noi con Lui. I miracoli bisogna desiderarli, ma soprattutto dobbiamo avere voglia di realizzarli: noi con Lui, o meglio, Tu con noi. Noi preghiamo, ma forse ancora di più Lui prega: e forse prega così: «Speriamo che smettano di delegarmi, speriamo che capiscano che sono un loro alleato... Ah quanto vorrei fare delle cose belle con loro.... 
A proposito Giacomo, cosa hai chiesto? Alto o grande?».

Il Signore ci ascolta sempre,
bisogna stare attenti a cosa gli si chiede!


Giacomo Poretti



tratto da: 
www.youtube.com/watch?v=IhAt3dFgEKY
www.biblia.org