Voglia di incontrarsi ma senza leggerezze
di Eugenio Bernardini
«Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Matteo 18,20).
tratto da: www.chiesavaldese.org
I
cristiani, come gli appartenenti ad altre fedi, hanno sempre
sottolineato l’importanza della fede personale, che va coltivata
direttamente, che non può essere fatta per interposta persona. Una
specie di palestra dello Spirito che, come quella fisica, richiede
allenamenti personali e quotidiani (o almeno settimanali) per rimanere
in forma. Ma la dimensione comunitaria resta fondamentale: Gesù, prima
di cominciare a predicare, costituisce intorno a sé la comunità dei
discepoli e delle discepole; e il significato della parola “chiesa”
indica coloro che sono convocati (dallo Spirito) in assemblea. Insomma
non un fatto sociologico ma spirituale.
Chiudere i luoghi di
culto, o almeno non svolgervi più i consueti incontri, come si è dovuto
fare ovunque si è diffuso il Covid-19, mette dunque a dura prova la
missione spirituale delle fedi viventi, cristiani compresi. E richiede
la ricerca di modi nuovi per continuare a essere vicini alle persone,
accompagnarle, assisterle con la parola e la preghiera, confortarle e
incoraggiarle. Sì, c’è internet, ci sono i videomessaggi, i messaggini,
le telefonate, le iniziative creative per tenersi in contatto. Ma la
testimonianza che si può dare di persona è un’altra cosa.
In
questi giorni si è aperta una discussione pubblica piuttosto vivace sui
tempi e i modi della riapertura dei luoghi di culto, non solo cristiani
ma di tutti. Infatti, come il divieto delle “funzioni religiose” ha
coinvolto tutte le fedi praticate, così la ripresa di tali funzione
coinvolge tutti. E non tutti hanno gli stessi spazi fisici a
disposizione, e non tutti hanno le stesse modalità di incontro che
conosciamo e pratichiamo noi. Quindi non è semplice prendere una tale
decisione. Speriamo di potere tornare presto a rivederci di persona,
possibilmente rafforzati da questa difficile esperienza, ma senza
leggerezze, mettendo cioè al primo posto la responsabilità verso la
salute collettiva e individuale.
tratto da: www.chiesavaldese.org