DOMENICA 24 Maggio 2020
6a DOPO PASQUA – EXAUDI (O SIGNORE, ascolta la mia voce! – Salmi
27,7a)
Letture: Atti 1,1-11 Salmi 47 Efesini 1,17-23
Evangelo
di Gesù Cristo secondo Matteo 28,16-20
16 Quanto agli undici discepoli, essi
andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato.
17 E, vedutolo, l'adorarono; alcuni
però dubitarono.
18 E Gesù, avvicinatosi, parlò loro,
dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.
19 Andate dunque e fate miei discepoli
tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo,
20 insegnando loro a osservare tutte
quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni,
sino alla fine dell'età presente».
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Una fede che impara
Maurizio Abbà
In questa Domenica vogliamo ricordare l’Ascensione
del SIGNORE Gesù, che si celebra 39 giorni dopo la Domenica di Pasqua e prima
della Pentecoste, quest’anno giovedì 21
Maggio.
Una volta, in Italia, non tanti anni fa, l’Ascensione
era festa come si dice civile (fino al 1977).
Ma chi rivendica le radici cristiane dell’Europa
ha pensato bene di,.. tagliarla per fare spazio a feste mariane ritenendole più
adatte al credo espresso dalla maggioranza degli italiani.
Ci può dispiacere, e ci dispiace, ma laicamente sappiamo
che la fede la dobbiamo coltivare nelle chiese e nel servizio alla società.
L’Europa ha diverse significative radici, non
solo cristiane, ma ci deve premere che la nostra fede abbia radici profonde e
lungimiranti e come protestanti dobbiamo ancora fare molta strada.
Nelle chiese: che sono le pietre viventi dei
credenti che le compongono e non edifici in muratura.
Nel servizio al territorio: ascoltandolo e radicandosi
sempre di più in quella Parola per la quale le nostre madri e padri nella fede
hanno testimoniato.
Nella Via indicata da Gesù non si resta
abbandonati.
Già nella storia di Emmaus Gesù divenne ai
discepoli “invisibile ai loro occhi” (Luca 24,31). La sua assenza richiede
in realtà da parte nostra un supplemento di fede che sa riconoscerlo nella vita
semplice e profonda di tutti i giorni.
Lo scrittore Erri De Luca ci ricorda che:
«Credente
non è chi ha creduto una volta per tutte,
ma chi, in obbedienza al participio presente del
verbo,
rinnova il suo credo continuamente.»
tratto
da: - Erri De Luca, Ora Prima
Edizioni
Qiqajon Comunità di Bose, Magnano, 1997, 7.
Gli apostoli
sono rimasti (provvisoriamente) in Undici. Sono non solo apostoli sono discepoli.
L’apostolo è ‘inviato’
a proclamare il messaggio ricevuto, il discepolo è istruito nello stare vicino (anche
se non per forza in una vicinanza spaziale).
Si potrebbe dire
che l’apostolo è certamente nomade, il discepolo è stanziale. Gli apostoli/discepoli
di Gesù sono entrambe, al contempo, le due cose.
Apostoli:
chiamati a portare un messaggio che non è loro possesso ma che li possiede.
Discepoli: una crescita
qualitativa e quantitativa nel dono della fede.
Nell’Evangelo di
Matteo riecheggia di nuovo il messaggio del Sermone sul Monte (capitoli 5-7).
L’Adorazione e
il Dubbio sono di nuovo fianco a fianco.
Il Dubbio non è
espulso a prescindere.
In Tommaso come
sappiamo (Giovanni 20,24-29) il dubbio sarà forte (e, ricordiamolo
ancora, sarà espresso la sera di Pasqua!); Tommaso poi lascerà spazio all’adorazione:
«Signor mio
e Dio mio!».
Adorazione richiesta dagl’imperatori romani ma
riservati dai cristiani a Gesù Cristo, unico SIGNORE.
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Dalle letture bibliche odierne:
Atti
1,1-11: Luca rivolgendosi a Teofilo rende memoria viva di come Gesù mediante lo
Spirito Santo abbia dato “delle istruzioni” agli apostoli. Istruire
catechizzare, ma innanzitutto: istruirsi, catechizzarsi per non cadere in forme
di fede vuota e, peggio ancora, arrogante e saccente. Il percorso di fede sa
che Gesù non è sequestrabile dalle nostre dottrine e che dobbiamo cercarlo qui
sulla Terra, il cielo è Suo, il nostro orizzonte, almeno per ora, è quello
terrestre vale anche per la fede e le sue fragilità.
Salmi
47: invito solenne e gioioso a battere le mani a Dio (quindi non ai
potenti), e a cantare a Dio, offrirgli la melodia dei nostri gesti e delle
nostre attenzioni quotidiane, perciò è richiesta cura e premura nel compierle
quotidianamente.
Efesini 1,17-23:
avere uno spirito di sapienza e di rivelazione. Qui è di nuovo il tema dell’istruzione,
dell’istruirsi. La Scuola è quella della preghiera, dove non si smette mai d’imparare.
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Causa il coronavirus anche Pavia e
provincia sono in sofferenza come ben sappiamo.
Sono circa 1.200 le vittime ed i pazienti sono
oltre 5mila.
E poi c’è la sofferenza del PIL (Prodotto Interno
Lordo) che è in sofferenza. Il PIL, com’è noto, esprime tutti i servizi e i
beni prodotti sul territorio nazionale. È diventato il contrassegno del
progresso e del suo relativo benessere di una società. Ha la sua importanza ma,
a volte, qualche volta, non poche volte, ha i contorni di una divinità che
richiede sacrifici anche umani. Il PIL deve sempre crescere, costi quel che
costi ci dicono.
Quando le fabbriche producono armamenti il PIL
cresce indubbiamente, ma ciò vale davvero? Quanto è fabbricato (mine antiuomo,
cacciabombardieri, sottomarini, elicotteri da guerra, ecc.) sono un bene
prezioso per l’umanità? Chi lavora in quegli stabilimenti è ostaggio dei meccanismi
della produzione e dei suoi obiettivi.
Occorre ripensare in profondità cosa si produce,
per chi e per cosa e cosa lasciare alle generazioni che vorrebbero fiorire. Vale anche per la fede.
Maurizio Abbà