sabato 23 maggio 2020

la Lumière - Matteo 28,16-20

foglio biblico, teologico, liturgico


DOMENICA 24 Maggio 2020

6a DOPO PASQUA – EXAUDI (O SIGNORE, ascolta la mia voce! – Salmi 27,7a)


Letture: Atti 1,1-11     Salmi 47          Efesini 1,17-23


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo  28,16-20


16 Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato.
17 E, vedutolo, l'adorarono; alcuni però dubitarono.
18 E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.
19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente».




BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole


Una fede che impara

Maurizio Abbà

In questa Domenica vogliamo ricordare l’Ascensione del SIGNORE Gesù, che si celebra 39 giorni dopo la Domenica di Pasqua e prima della Pentecoste,    quest’anno giovedì 21 Maggio.
Una volta, in Italia, non tanti anni fa, l’Ascensione era festa come si dice civile (fino al 1977).
Ma chi rivendica le radici cristiane dell’Europa ha pensato bene di,.. tagliarla per fare spazio a feste mariane ritenendole più adatte al credo espresso dalla maggioranza degli italiani.
Ci può dispiacere, e ci dispiace, ma laicamente sappiamo che la fede la dobbiamo coltivare nelle chiese e nel servizio alla società.
L’Europa ha diverse significative radici, non solo cristiane, ma ci deve premere che la nostra fede abbia radici profonde e lungimiranti e come protestanti dobbiamo ancora fare molta strada.
Nelle chiese: che sono le pietre viventi dei credenti che le compongono e non edifici in muratura.
Nel servizio al territorio: ascoltandolo e radicandosi sempre di più in quella Parola per la quale le nostre madri e padri nella fede hanno testimoniato.
Nella Via indicata da Gesù non si resta abbandonati.
Già nella storia di Emmaus Gesù divenne ai discepoli “invisibile ai loro occhi” (Luca 24,31). La sua assenza richiede in realtà da parte nostra un supplemento di fede che sa riconoscerlo nella vita semplice e profonda di tutti i giorni.
Lo scrittore Erri De Luca ci ricorda che:

«Credente
non è chi ha creduto una volta per tutte,
ma chi, in obbedienza al participio presente del verbo,
rinnova il suo credo continuamente.»

tratto da: - Erri De Luca, Ora Prima
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano, 1997, 7.



Gli apostoli sono rimasti (provvisoriamente) in Undici. Sono non solo apostoli sono discepoli.
L’apostolo è ‘inviato’ a proclamare il messaggio ricevuto, il discepolo è istruito nello stare vicino (anche se non per forza in una vicinanza spaziale).
Si potrebbe dire che l’apostolo è certamente nomade, il discepolo è stanziale. Gli apostoli/discepoli di Gesù sono entrambe, al contempo, le due cose.
Apostoli: chiamati a portare un messaggio che non è loro possesso ma che li possiede.
Discepoli: una crescita qualitativa e quantitativa nel dono della fede.
Nell’Evangelo di Matteo riecheggia di nuovo il messaggio del Sermone sul Monte (capitoli 5-7).
L’Adorazione e il Dubbio sono di nuovo fianco a fianco.
Il Dubbio non è espulso a prescindere.
In Tommaso come sappiamo (Giovanni 20,24-29) il dubbio sarà forte (e, ricordiamolo ancora, sarà espresso la sera di Pasqua!); Tommaso poi lascerà spazio all’adorazione: «Signor mio e Dio mio!».
Adorazione richiesta dagl’imperatori romani ma riservati dai cristiani a Gesù Cristo, unico SIGNORE.
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Dalle letture bibliche odierne:
Atti 1,1-11: Luca rivolgendosi a Teofilo rende memoria viva di come Gesù mediante lo Spirito Santo abbia dato “delle istruzioni” agli apostoli. Istruire catechizzare, ma innanzitutto: istruirsi, catechizzarsi per non cadere in forme di fede vuota e, peggio ancora, arrogante e saccente. Il percorso di fede sa che Gesù non è sequestrabile dalle nostre dottrine e che dobbiamo cercarlo qui sulla Terra, il cielo è Suo, il nostro orizzonte, almeno per ora, è quello terrestre vale anche per la fede e le sue fragilità.

Salmi 47: invito solenne e gioioso a battere le mani a Dio (quindi non ai potenti), e a cantare a Dio, offrirgli la melodia dei nostri gesti e delle nostre attenzioni quotidiane, perciò è richiesta cura e premura nel compierle quotidianamente.

Efesini 1,17-23: avere uno spirito di sapienza e di rivelazione. Qui è di nuovo il tema dell’istruzione, dell’istruirsi. La Scuola è quella della preghiera, dove non si smette mai d’imparare. _______________________________________________________________________________________

Causa il coronavirus anche Pavia e provincia sono in sofferenza come ben sappiamo.
Sono circa 1.200 le vittime ed i pazienti sono oltre 5mila.
E poi c’è la sofferenza del PIL (Prodotto Interno Lordo) che è in sofferenza. Il PIL, com’è noto, esprime tutti i servizi e i beni prodotti sul territorio nazionale. È diventato il contrassegno del progresso e del suo relativo benessere di una società. Ha la sua importanza ma, a volte, qualche volta, non poche volte, ha i contorni di una divinità che richiede sacrifici anche umani. Il PIL deve sempre crescere, costi quel che costi ci dicono.
Quando le fabbriche producono armamenti il PIL cresce indubbiamente, ma ciò vale davvero? Quanto è fabbricato (mine antiuomo, cacciabombardieri, sottomarini, elicotteri da guerra, ecc.) sono un bene prezioso per l’umanità? Chi lavora in quegli stabilimenti è ostaggio dei meccanismi della produzione e dei suoi obiettivi.
Occorre ripensare in profondità cosa si produce, per chi e per cosa e cosa lasciare alle generazioni che vorrebbero fiorire. Vale anche per la fede.

Maurizio Abbà