DOMENICA 3 Maggio 2020
3a DOPO PASQUA – JUBILATE
Fate acclamazioni a Dio, voi tutti, abitanti della terra! Salmi 66,1
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10,1-11
1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi
sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore
delle pecore.
3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le
proprie pecore per nome e le conduce fuori.
4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore,
va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo
non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli
estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che
diceva loro.
7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li
hanno ascoltati.
9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e
troverà pastura.
10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono
venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
11 Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Maurizio Abbà
La parabola del bel pastore
Gesù nel tempio aveva messo fuori tutti, pecore e buoi compresi, Giovanni 2,15.
Gesù aveva osato mettere in questione il tempio con i suoi traffici, il suo tesoro,
ai nostri giorni diremmo che ha osato opporsi al dio imperante della contemporaneità: il PIL prodotto interno lordo che richiede, tra i tanti sacrifici sanguinosi, un dispendio di risorse in spese militari con la scusa della Difesa e della Sicurezza.
Ma per fronteggiare efficacemente una pandemia non servono cacciabombardieri e sottomarini armati di bombe atomiche. - Lo sappiamo o no? Lo abbiamo imparato o no?
In Gesù c’è la difesa e la sicurezza e quindi l’attenzione ad ogni singola creatura.
Gesù si rivolge a ciascuna “pecora”, la conosce, la chiama per nome, quindi non esiste una massa indistinta e indistinguibile dove i vissuti si disperdono e si svuotano di senso.
Ogni “pecora” ha il suo nome, il suo vissuto, la sua biografia.
Gesù invita le sue pecore a seguirlo, dove l’esodo diventa sequela e viceversa.
Al v.9 Gesù asserisce «Io sono la porta».
Che vuol dire con questo? Sapevamo di Gesù che dice in riferimento alla sua persona ed al suo compito:
Io sono il pane della vita, Io sono la luce del mondo,
ma Io sono la porta...
Gesù ovviamente non è una porta che gira sui cardini, - basterebbe questo per farci capire come la lettura fondamentalista non coglie per nulla il senso e il significato del messaggio - .
La “porta”, pare quasi banale, invece richiama alla mente diverse situazioni, momenti.
In tempi di quarantena forzata per molti a nostra tutela, causa pandemia, bramiamo l’uscita (o ne abbiamo forse un poco paura?). Saper uscire e saper (ri)entrare è questione non secondaria, ma è ciò che può fare la differenza per la salute.
Vi è poi l’ultima porta quella della morte che incombe da quando una vita è concepita,
ma Gesù scaccia ogni paura è lui la porta, sì non vi è benedizione più grande!
Trovare pascolo, «pastura», con le parole del salmista:
“Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli”, Salmi 23,2.
Il ‘recinto’ della morte non potrà trattenere Gesù Cristo Giovanni 20,1 !
Il Risorto come attesta Giovanni 20,19 e 20,26, non si farà fermare dalle porte chiuse dalla paura dei discepoli. Il Noli me tangere non è solo riferito a Maria Maddalena, Giovanni 20,17,
ma soprattutto alla morte, che non può trattenere il Risorto! Questa è la Buona Notizia dell’Evangelo.
Al v.10 contrariamente al pastore che arriva per la retta via, il ladro giunge invece in altri modi, quindi ruba, sacrifica (il termine dello scritto giovanneo richiama l’uccisione per finalità di sacrificio), distrugge.
Vi era, a Gerusalemme, tra le porte di accesso al Tempio, una porta denominata ‘Porta delle Pecore’ dove le pecore erano portate al sacrificio.
Con Gesù questa cruenta prassi sacrificale ha termine (o avrebbe dovuto terminare, le feste religiose purtroppo continuano ad essere una ecatombe per gli animali).
- Il messaggio buono e bello di Gesù è che la vita è abbondante e lo sarà per sempre.
Gesù aveva osato mettere in questione il tempio con i suoi traffici, il suo tesoro,
ai nostri giorni diremmo che ha osato opporsi al dio imperante della contemporaneità: il PIL prodotto interno lordo che richiede, tra i tanti sacrifici sanguinosi, un dispendio di risorse in spese militari con la scusa della Difesa e della Sicurezza.
Ma per fronteggiare efficacemente una pandemia non servono cacciabombardieri e sottomarini armati di bombe atomiche. - Lo sappiamo o no? Lo abbiamo imparato o no?
In Gesù c’è la difesa e la sicurezza e quindi l’attenzione ad ogni singola creatura.
Gesù si rivolge a ciascuna “pecora”, la conosce, la chiama per nome, quindi non esiste una massa indistinta e indistinguibile dove i vissuti si disperdono e si svuotano di senso.
Ogni “pecora” ha il suo nome, il suo vissuto, la sua biografia.
Gesù invita le sue pecore a seguirlo, dove l’esodo diventa sequela e viceversa.
Al v.9 Gesù asserisce «Io sono la porta».
Che vuol dire con questo? Sapevamo di Gesù che dice in riferimento alla sua persona ed al suo compito:
Io sono il pane della vita, Io sono la luce del mondo,
ma Io sono la porta...
Gesù ovviamente non è una porta che gira sui cardini, - basterebbe questo per farci capire come la lettura fondamentalista non coglie per nulla il senso e il significato del messaggio - .
La “porta”, pare quasi banale, invece richiama alla mente diverse situazioni, momenti.
In tempi di quarantena forzata per molti a nostra tutela, causa pandemia, bramiamo l’uscita (o ne abbiamo forse un poco paura?). Saper uscire e saper (ri)entrare è questione non secondaria, ma è ciò che può fare la differenza per la salute.
Vi è poi l’ultima porta quella della morte che incombe da quando una vita è concepita,
ma Gesù scaccia ogni paura è lui la porta, sì non vi è benedizione più grande!
Trovare pascolo, «pastura», con le parole del salmista:
“Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli”, Salmi 23,2.
Il ‘recinto’ della morte non potrà trattenere Gesù Cristo Giovanni 20,1 !
Il Risorto come attesta Giovanni 20,19 e 20,26, non si farà fermare dalle porte chiuse dalla paura dei discepoli. Il Noli me tangere non è solo riferito a Maria Maddalena, Giovanni 20,17,
ma soprattutto alla morte, che non può trattenere il Risorto! Questa è la Buona Notizia dell’Evangelo.
Al v.10 contrariamente al pastore che arriva per la retta via, il ladro giunge invece in altri modi, quindi ruba, sacrifica (il termine dello scritto giovanneo richiama l’uccisione per finalità di sacrificio), distrugge.
Vi era, a Gerusalemme, tra le porte di accesso al Tempio, una porta denominata ‘Porta delle Pecore’ dove le pecore erano portate al sacrificio.
Con Gesù questa cruenta prassi sacrificale ha termine (o avrebbe dovuto terminare, le feste religiose purtroppo continuano ad essere una ecatombe per gli animali).
- Il messaggio buono e bello di Gesù è che la vita è abbondante e lo sarà per sempre.
La pericope nel lezionario di questa Domenica termina al v.10.
Al v.11 dello scritto del IV Evangelo troviamo per due volte Gesù che afferma:
«Io sono il bel pastore».
Una bellezza fatta anche dalla giustizia, mediante le sue lividure siete stati guariti, così I Pietro 2,24, ossia le ferite non hanno avuto l’ultima parola, questa è la vera grandiosa resilienza che Gesù c’insegna.
una pratica di amore potente in parole ed opere non da venerare sterilmente ma da pennellare con le tavolozze dei colori della nostra vita. Perché la promessa di salvezza è per voi, per i vostri figli, per tutti, per chi l’accoglie, Atti 2,39.
Dove bontà e bellezza s’intrecciano indissolubilmente,
compiutamente in Gesù, «Io sono la risurrezione e la vita», Giovanni 11,25.
Tutto ciò è buono e giusto, è bello e giusto.
Il percorso continua, siamo, infatti per strada, su di una Via Verace e Vitale,
ma con certezza, al v. 1 Gesù esordisce nel suo discorso con Amen, Amen, In verità, in verità,
questo è certo, questo è fedele.
Al v.11 dello scritto del IV Evangelo troviamo per due volte Gesù che afferma:
«Io sono il bel pastore».
Una bellezza fatta anche dalla giustizia, mediante le sue lividure siete stati guariti, così I Pietro 2,24, ossia le ferite non hanno avuto l’ultima parola, questa è la vera grandiosa resilienza che Gesù c’insegna.
una pratica di amore potente in parole ed opere non da venerare sterilmente ma da pennellare con le tavolozze dei colori della nostra vita. Perché la promessa di salvezza è per voi, per i vostri figli, per tutti, per chi l’accoglie, Atti 2,39.
Dove bontà e bellezza s’intrecciano indissolubilmente,
compiutamente in Gesù, «Io sono la risurrezione e la vita», Giovanni 11,25.
Tutto ciò è buono e giusto, è bello e giusto.
Il percorso continua, siamo, infatti per strada, su di una Via Verace e Vitale,
ma con certezza, al v. 1 Gesù esordisce nel suo discorso con Amen, Amen, In verità, in verità,
questo è certo, questo è fedele.
Maurizio Abbà