venerdì 31 luglio 2020

L'aritmetica di Dio: condividere il pane è una moltiplicazione!



CONDIVIDERE IL PANE

 

Condividere il pane è un’offerta,

perché apriamo la mano per donare il pane

che racchiude e che potremmo tenere per noi.

È come se offrissimo noi stessi!

 

Condividere il pane è una frattura,

perché si rompe il pane per offrirlo,

quando potremmo conservarlo per noi, tutto.

È come se spezzassimo noi stessi!

 

Condividere il pane è una moltiplicazione,

perché spezzando il pane ne aumentiamo i pezzi

per distribuirli con la forza che contengono.

È come se distribuissimo noi stessi!

 

Condividere il pane è una uguaglianza,

perché prendendo il pane

e distribuendolo in parti uguali

diciamo all’altro:

“Eccone per te, come per me:

È normale siamo fratelli”

 

Condividere il pane è un’amicizia,

perché solo chi ama è capace di offrire il pane

che potrebbe mangiare da solo.

 

Condividere il pane è un sacrificio,

perché accade che si dia anche la parte che ci tocca

come se dessimo noi stessi.

Il pane è un pezzo d’amore.

 

 

Pastorale de la rue – Lausanne.

 


tratto da:

- Comitato Italiano per la CEVAA Comunità di Chiese in missione,

raccolta di testi di fede Spalanca la Finestra

raccolta e traduzione testi: a cura di Renato Coïsson, 82. 

Stampato ma non pubblicato, Giugno 2000.

 

giovedì 30 luglio 2020

Predicazione in libertà a tutti



Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura

                                                                                                    Marco 16,15








Libro biblico di Rut - Culto Evangelico rairadiouno








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       puntate già andate in onda


Domenica 2 agosto 
                                  Alle 6,35 del mattino


Culto Evangelico

"Noemi e Rut, una storia di amicizia"

Libro di Rut

predicazione a cura del pastore
Gregorio Plescan

Il programma proseguirà
con il notiziario dal mondo evangelico
e la segnalazione di alcuni appuntamenti.


Conclude la puntata la rubrica
“Essere chiesa insieme”
a cura di
Paolo Naso





mercoledì 29 luglio 2020

Giusta Beatitudine

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati

                                                                                                                                    Matteo 5,6

martedì 28 luglio 2020

La Fede nella pratica quotidiana

Chi ha pietà del bisognoso, onora Dio

                                                                  Proverbi 14,31b

lunedì 27 luglio 2020

Giorgio Bouchard testimone della fede per la chiesa e per la società

tratto da www.riforma.it
 
Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Giorgio Bouchard, responsabilità e riconoscenza


di Alberto Corsani

Il pastore è mancato a Torre Pellice dopo una lunga vita di servizio

Questa mattina, poche ore fa, si è spento a Torre Pellice il pastore valdese Giorgio Bouchard. Avrebbe compiuto 91 anni sabato prossimo. È difficile non perdersi nel numero davvero elevatissimo di incarichi che ha ricoperto in tutti gli aspetti della vita della sua chiesa, anzi delle chiese evangeliche, poiché fra i ruoli c’è anche quello di presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), tra il 1988 e il 1994. Responsabilità e riconoscenza sono le parole che vengono in mente per descrivere la sua vita.

La storia delle sue scelte e della sua vocazione è raccontata nei libri scritti con la moglie Piera Egidi (in ultimo Maestri. Incontri significativi nella vita di Giorgio Bouchard, Nuova Trauben, 2020), e va dall’ambiente di San Germano Chisone dove era nato alle vicende della guerra e della Resistenza, vissute da vicino negli anni che “contano” per la formazione. Poi gli studi a Torino (uno dei tanti valdesi ad aver studiato Storia del Cristianesimo con Michele Pellegrino, futuro cardinale) con la laurea in Lettere e gli studi di Teologia, che conclude nel 1957. Intanto ha servito come studente la chiesa di Prali e quella di Luserna S. Giovanni nel periodo di prova; dopo la consacrazione (1958) sarà pastore a Biella e Ivrea (gli anni delle grandi mobilitazioni, ma anche delle idee di un possibile modo alternativo di pensare lo sviluppo, che erano di Adriano Olivetti) e poi a Milano. Qui si occuperà in particolare della diaspora dell' hinterland e sarà lui ad avere l’incarico di avviare l’esperienza di Cinisello Balsamo: la formazione di un gruppo di persone che avrebbero vissuto in una comune, con le proprie famiglie e il proprio lavoro, occupandosi anche di fare testimonianza evangelica in una realtà sociale/laboratorio per la politica, per lo studio, per l’ospitalità a chi era in fuga. Intanto ha cura anche della chiesa valdese di Brescia.

Ma cresce l’impegno del pastore Bouchard anche nell’amministrazione della Chiesa: tra il 1971 e il 1975 è membro della Tavola valdese, di cui diventerà vicemoderatore nel 1975 e moderatore nel 1979. Sono anni cruciali per quel che riguarda i rapporti della Chiesa valdese (e nel frattempo le chiese valdesi e metodiste hanno messo insieme le loro forze attraverso il Patto d’Integrazione del 1975) con lo Stato. Nel febbraio del 1984 il moderatore Bouchard firma insieme al presidente del Consiglio il testo dell’Intesa fra Governo e Tavola valdese, che viene recepita dal Parlamento con la legge 449 alcuni mesi più tardi. Dopo la fine dell’incarico di moderatore (1986) Giorgio Bouchard viene eletto pastore della chiesa valdese di Napoli/via dei Cimbri e di Caivano, poi le ultime chiese che servirà saranno quelle di Torino e Susa. A Torino sarà anche presidente dell’Ospedale evangelico (1994-2003). Gli incarichi in commissioni e organismi ad hoc non si possono contare, ma si può dire che siano sempre stati ruoli che hanno determinato delle svolte nella vita della chiesa, come per esempio il Comitato per il nascituro Centro culturale valdese.

L’attività nella gestione e amministrazione della Chiesa non impedisce a Bouchard di svolgere anche un lungo lavoro editoriale, dapprima nella pubblicistica: come segretario della Federazione delle unioni valdesi (Fuv) è direttore della rivista Gioventù evangelica, ma poi sono innumerevoli i suoi articoli sulla stampa evangelica, non ultime proprio le sue collaborazioni, fino a pochissimi anni fa, con La luce e Riforma. Due in particolare i suoi ambiti di intervento: le recensioni, principalmente di libri di storia del protestantesimo o di storia dei rapporti fra chiese della Riforma e ambito civile; e gli editoriali sui rapporti chiese/Stato, libertà civili, diritti umani. Grande il suo coinvolgimento rispetto alle lotte del popolo nero del Sud Africa e a seguito della prima elezione di Obama a presidente Usa. Ma erano scritti belli, pieni di affetto, anche le rievocazioni dei colleghi più anziani che andavano lasciando le loro vite, veri e propri pezzi di storia dell’evangelismo nel nostro paese.

Lunga anche la serie dei titoli di libri: dal fortunato I valdesi e l’Italia. prospettive di una vocazione (1988) alla raccolta di meditazioni La scritta di Pilato (1989); dalla partecipazione al volume collettivo Chiese e Stato nell’Italia che cambia. Il ruolo del protestantesimo (1998) a Evangelici nella tormenta (2009) e La fede di Barack Obama (2009); ma si deve menzionare anche Il Signore è veramente risorto (Trauben, 2011), in cui riafferma la sua fede rocciosa e la certezza di essere sempre stato guidato dallo spirito di Dio.

Quando andò in emeritazione nel 1999, intervistai Giorgio Bouchard e ricordai in quell’articolo il suo stupore, sempre nuovo, di fronte allo spettacolo delle montagne che avevamo scorto una mattina dal treno fra Torre Pellice e Pinerolo. Andando a svolgere mansioni come sempre gravose, sapeva fermarsi un attimo, contemplare il Creato nelle sue montagne e, anche se non ad alta voce, esprimeva tutta la sua riconoscenza per quel Signore che qui ha collocato tutti e tutte noi, rendendocene responsabili, se ne saremo all’altezza.

Preghiera e saluto al tempio di Torre Pellice martedì 28 alle ore 18. Funerale mercoledì 29 alle 10.30 al tempio valdese di Torino, corso Vittorio Emanuele 23.

Foto di Pietro Romeo
 

domenica 26 luglio 2020

Un commento di Eugen Drewermann



Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,44-46

44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
45 «Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 
46 e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'ha comperata.





Le parabole del tesoro ritrovato e della perla di gran valore

«Narrare di tesori nascosti e di perle preziose è il linguaggio delle fiabe. Quando Gesù, in questa parabola, fa echeggiare il mondo delle fiabe, evidentemente è perché desidera invitarci a vedere la nostra vita in modo diverso da quello dettato dalla logica del quotidiano, che ci è tanto familiare. 

Di solito viviamo in un mondo in cui due più due fa quattro, un mondo che è ferreo e inamovibile, nel quale sono vigenti le leggi dell’intelletto e della ragione, un mondo in cui dobbiamo sapere cosa vogliamo, come avere successo, come riuscire ad ottenere qualcosa. 
È come se ci fosse stato inculcato un odio inestinguibile contro l’emisfero destro del cervello e vivessimo sempre con la parte sinistra, gestendo il mondo secondo idee razionali e utilitaristiche. 

Abbiamo paura di tutto quello che si trova immagazzinato nella parte destra: i sogni, la fantasia, la gioia, la felicità. 
Tutte queste cose ci appaiono quasi pericolose. Esse distruggono, sembra, le virtù borghesi, ci seducono attirandoci in perigliose vie traverse e sono difficili da usarsi nella vita di tutti i giorni. 

Ma che cosa pensare se Gesù, riprendendo il linguaggio delle fiabe, ci volesse dire proprio di guardare per una volta la vita in maniera diversa, così come fanno i nostri sogni, come se la realtà esterna, che raggiungiamo con i sensi – e quasi soltanto per distruggerla -, non fosse che il lato esteriore di una verità più profonda, che potremmo attingere nella fantasia e nel sogno, quando, esprimendosi l’anima liberamente il tempo e lo spazio si dissolvono e noi siamo prossimi all’infinità? 

Può ben darsi che normalmente ci ritroviamo condannati a un esilio in cui l’unica cosa che conta è sapere come si fa ad aumentare il prodotto interno lordo, come fare ad avere successo e a moltiplicare i soldi che già abbiamo. 

Ma per quale motivo dobbiamo incrementare il prodotto interno lordo, accrescere il nostro capitale e le nostre proprietà, e che senso può avere tutto ciò? Questo, quasi non lo sappiamo più. 

Come fare, dunque, ad esprimere il mistero del regno di Dio in un mondo dominato da una mentalità rivolta esclusivamente all’esterno?»


tratto da: - Eugen Drewermann, Quando il Cielo tocca la Terra. Prediche sulle Parabole di Gesù, a cura di Bernd Marz. Traduzione dal tedesco di Annapaola Laldi, (Spiritualità 82), Editrice Queriniana, Brescia, 1999, 55-71, qui 55-57.

sabato 25 luglio 2020

La Gioia secondo Khalil Gibran

Dai poco se doni le tue ricchezze,
ma se dai te stesso tu doni veramente.

Vi sono quelli che danno con gioia e la gioia è la loro ricompensa.
Nelle loro mani Dio parla e dietro i loro occhi egli
sorride alla terra.


Khalil Gibran

venerdì 24 luglio 2020

Teologia della Liberazione

Liberaci dal maligno
                         Matteo 6,13b

giovedì 23 luglio 2020

Culto Evangelico a radioraiuno









Domenica 26 luglio 2020
Alle 6,35 del mattino
Culto Evangelico

"La casa sulla roccia e la casa sulla sabbia"
Matteo 7: 23-27

predicazione a cura della pastora
Lidia Maggi

Il programma proseguirà
con il notiziario dal mondo evangelico
e la segnalazione di alcuni appuntamenti.


Conclude la puntata la rubrica
“Finestra aperta”
a cura di
Cristina Arcidiacono


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mercoledì 22 luglio 2020

Cose Meravigliose

Egli fa cose grandi e imperscrutabili, meraviglie innumerevoli
                                                                                            Giobbe 9,10

martedì 21 luglio 2020

Raccontare buone notizie, narrare cose belle, dire bene benedire

Io celebrerò il SIGNORE con tutto il mio cuore, narrerò tutte le tue meraviglie.
Salmi 9,1

Offrire un terreno buono al seme della Parola di Dio


 Roberto Laurita


Tutto comincia - è vero - con l'ascolto;

tutto parte dalla tua Parola

che annuncia un Dio che prende a cuore

le sorti dell'umanità e, proprio per questo,

entra nella nostra storia,

per cambiare la nostra esistenza,

per trasfigurarla con il suo amore.





In effetti, attraverso di te, Gesù,

Dio ci raggiunge per offrirci

guarigione e pace,

misericordia e pienezza di vita.





Ma la tua Parola non ha nulla di magico,

non fa tutto da sola, a prescindere da noi.

Come il seme, deposto nella terra,

produce frutto solo se trova un terreno buono,

così la tua Parola ha bisogno

di essere accolta nel profondo,

di essere presa sul serio,

di diventare il punto di riferimento

dei miei giorni, delle mie scelte.





È decisivo, allora,

che non venga esposta al rischio

di essere subito portato via

o soffocata da mille preoccupazioni

ritenute più importanti

o bruciate dalla mancanza

di autentica determinazione.





E tuttavia dobbiamo ammettere

che non dipende tutto da noi,

dai nostri sforzi e dai nostri calcoli.

Quando offriamo un terreno buono

il raccolto è decisamente sorprendente,

molto al di là delle nostre attese.





Roberto LAURITA,  laPreghiera
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, 
n.517 (7 giugno – 12 luglio 2020), Anno LII, Editrice Queriniana, Brescia, 169.

sabato 18 luglio 2020

Ricordare perché non accada più - Il Massacro di Valtellina Domenica 19 Luglio 1620


-Quattrocento anni fa, tra il 19 e il 23 luglio 1620, ebbe luogo il Massacro di Valtellina, (lo storico Cesare Cantù coniò il termine Sacro Macello con il suo scritto: “Sacro Macello di Valtellina, Episodio della Riforma religiosa in Italia” opera pubblicata nel 1853),
una strage di diverse centinaia di persone, di fede cristiana riformata. (Si veda l’articolo di Emanuele Fiume, Il sacro macello della Valtellina Annichilita la presenza riformata nella valle. A noi resta il dovere del ricordo, sul settimanale Riforma n. 28, alle pagine 1 e 16).


Purtroppo si potrebbero fare molti altri tragici esempi, anche a parti inverse, in Europa e nel mondo intero.
 

Il seme dell’odio quando è all’opera agisce velocemente e ciò che si ritiene sia erba infestante risulta estirpato nella violenza più sanguinaria.

Tra le tante implicazioni politiche, economiche, sete di territori e quindi di ricchezze e di poteri, la paura della diversità e di prospettive diverse ha fatto presa e ancora oggi è presente. Paure anche a livello individuale.


Che distacco e che distanza dall’insegnamento di Gesù!





Proprio sulle parabole di Gesù il teologo e psicoterapeuta Eugen Drewermann tratteggia un percorso di liberazione:


“ Ai vangeli piace molto presentarci Gesù sulle rive del lago di Genezaret mentre ci parla del regno di Dio. È come se il nostro cuore potesse diventare uno specchio pulito, capace di accogliere in sé l’immagine del cielo. Perché il desiderio di Gesù è proprio quello di portarci vicinissima la figura e la parola di suo padre e di placare al massimo le ondate del nostro cuore.

[...]

Se chiediamo che cosa dobbiamo fare, sul piano morale esiste un’unica risposta: «Intervenire, contrastare, estirpare ed eliminare» - e questa risposta è distruttiva. Ve n’è un’altra più saggia. Se è vero che in questo mondo non esiste un bene senza un male, che accanto alla spiga di grano cresce ciò che consideriamo zizzania, dobbiamo allora farlo crescere e lasciare a Dio che ne sarà.

Non esiste nessun vero problema umano per il quale la soluzione sia bianco o nero, buono o cattivo, vero o falso, ma tutto quanto può trovare un ordine e alla fine può diventare veramente buono o ricco, se recuperiamo la fiducia che presso Dio ciò ha diritto di crescere.
 

Se lui cammina con noi, perché anche noi esseri umani non facciamo altrettanto l’uno con l’altro e anche, per quanto di solito sia la cosa più difficile, con il nostro Io, con la nostra biografia spesso tanto contorta e con tutti quei motivi di odio di sé e di furia di distruzione?

E cosa succederebbe, se lasciassimo vivere e lasciassimo crescere e dessimo tutto il campo, tutta la vita umana nelle mani di Dio?
Non avremmo bisogno di nient’altro. “
(Eugen Drewermann, Quando il Cielo tocca la Terra. Prediche sulle Parabole di Gesù

Editrice Queriniana, Brescia, 1999, 11.53-54). 


(tratto da: 
Maurizio Abbà, La Fonte della Parola - Domenica 19 Luglio 2020 - Matteo 13,24-43
foglio di meditazione biblica).

venerdì 17 luglio 2020

Una casa editrice artigianale e moderna

La casa editrice Effatà si presenta:


Effatà Editrice è nata nel 1995 con l’intento di offrire libri che aprano la mente e il cuore:
il termine Effatà, di origine ebraica, significa infatti «apriti».

Nel corso degli anni abbiamo pubblicato oltre 1000 titoli.
La nostra sede è a Cantalupa, in provincia di Torino.

Il fulcro dell’editrice è costituito dai coniugi Gabriella Segarelli e Paolo Pellegrino,
che l’hanno fondata.
A loro via via si sono affiancati dei collaboratori, per ricoprire i diversi ruoli professionali.

La caratteristica del nostro lavoro è esprimere la massima cura su ogni versante della lavorazione

di un libro, onorando la secolare tradizione dell’editoria di qualità,
e nel contempo di aprirci alle innovazioni della nostra professione.

Siamo fortemente radicati nel territorio piemontese e, allo stesso tempo,
in relazione con tutta l’Italia e con il mondo.

Siamo presenti sin dall’inizio al Salone Internazionale del Libro di Torino,
alla Fiera della piccola e media editoria «Più libri più liberi» di Roma e alla Frankfurt Book Fair.

I nostri libri sono stati sinora tradotti in dodici Paesi.

Testo tratto dal sito internet dell'Editrice:

www.editrice.effata.it 



Stand dell'editore al
Salone internazionale del libro 
2016
(fonte: wikipedia.org)

giovedì 16 luglio 2020

Culto Evangelico - Rairadio1

 



Domenica 19 luglio 2020
Alle 6,35 del mattino

 
Culto Evangelico
 
"Con lo sguardo al cielo stellato"
Genesi 15: 1-6


predicazione a cura della pastora
Lidia Maggi

Il programma proseguirà
con il notiziario dal mondo evangelico
e la segnalazione di alcuni appuntamenti.


Conclude la puntata la rubrica
“Il cammino verso l’unità”
a cura di
Luca Maria Negro

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puntate già andate in onda


martedì 14 luglio 2020

Storia della Chiesa EDB: volumi agili e sintetici

Storia della Chiesa 
collana Fondamenta
EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2019-2020.
schede tratte dal sito: www.dehoniane.it


La formazione della Chiesa come istituzione corre parallela a quella del cristianesimo come religione. Verso la fine del II secolo, infatti, è ormai attestata l'esistenza di un'istituzione che comprende una costellazione di Chiese locali disseminate nel bacino del Mediterraneo, tra cui spiccano Roma, Alessandria e Antiochia. 
Incentrate sulle figure dei vescovi, dotati di ampi poteri di governo e assistiti da presbiteri e diaconi, le Chiese locali comunicano tra di loro attraverso la corrispondenza e si coordinano mediante sinodi che decidono in merito a questioni importanti. 
Dotate di un canone di scritti rivelati - le Scritture ebraiche, rilette come Antico Testamento, e il corpus degli scritti del Nuovo - posseggono forme di liturgia e culto comuni. 
Alla fine del II secolo si può dunque parlare dell'esistenza, oltre che della «grande Chiesa» come istituzione, di una vera e propria religione cristiana, distinta dalla sua matrice giudaica, che ha una chiara base sociale, è strutturata istituzionalmente, ha proprie credenze, pratiche e testi normativi, i caratteri fondamentali che definiscono una religione. 



Ancora oggi, nel linguaggio comune, tutto quanto è «medievale» è soggetto a percezioni diametralmente opposte: da un lato l'idea di un Medioevo ridente, una sorta di tenera infanzia dell'Occidente, con l'aura mitica che avvolge cavalieri e santi, trovatori e monaci copisti, e che fa il successo di grandi monumenti (da Castel del Monte al cammino di Santiago); dall'altro la perdurante idea di un Medioevo oscurantista e feroce, con la barbarie delle crociate, le fiamme dei roghi inquisitoriali, la misoginia del potere soprattutto ecclesiastico. 
Questi modi opposti di pensare il Medioevo si riferiscono soprattutto a fenomeni propri della storia della Chiesa, di cui si esalta la provvidenzialità della funzione salvifica e «unificatrice» o, al contrario, si biasima la prepotente violenza. 
Il volume attraversa e precisa i fattori che hanno generato questi luoghi comuni per raccontare il Medioevo ecclesiastico con il passo della storia. 
Sarà facile vedere che non esistono né leggende nere né leggende auree, interpretazioni che vanno anch'esse storicizzate, essendo imposte, rispetto al Medioevo, rispettivamente dalla cultura illuministica e da quella romantica. 
Il volume si colloca in una collana di testi rigorosi e agili a un tempo, rivolti soprattutto al pubblico di università, facoltà teologiche, istituti di scienze religiose e seminari. 
 
 
 
La Rivoluzione francese lascia nel mondo cattolico una profonda impressione. Una tradizione millenaria, caratterizzata da una società che si richiamava in tutte le sue articolazioni ai valori cristiani, viene bruscamente interrotta e il periodo del Terrore giacobino produce uno choc difficilmente riassorbibile. 
Si fa ricorso alla violenza per costringere i sacerdoti ad abbandonare lo stato clericale, si impediscono ai fedeli le pratiche religiose, si cancella la presenza cristiana dallo spazio urbano riorganizzando la scansione del tempo (calendario rivoluzionario), trasformando la sonorità pubblica (sostituzione del tamburo alle campane) e rifondando la ritualità civile. 
Il tentativo di scristianizzazione si accompagna a un altro fenomeno che aumenta le preoccupazioni degli ambienti cattolici: la nascita di nuove religioni che pretendono di sostituirsi al cristianesimo. 
I culti rivoluzionari manifestano, infatti, la tendenza a sviluppare religioni secolari che, sacralizzando forme della politica, prendono il posto della religione cristiana come via per fornire una legittimazione ultima, assoluta e intangibile agli assetti del consorzio umano.
 

lunedì 13 luglio 2020

Le Scritture dalla parte di Lei

Francesco HayezMaria Maddalena 
(olio su tela, 1831)
 © Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Paolo Manusardi/Mondadori Portfolio


A cura di
É. Parmentier, P. Daviau e L. Savoy

Presentazione di Letizia Tomassone


LA BIBBIA DELLE DONNE
Venti teologhe rileggono i passi controversi dei testi sacri

Traduzione di Anna Maria Foli
Serie Religione e Spiritualità
Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri, Milano, 2020


 Nel 1895, un comitato di donne legate al movimento suffragista statunitense mise per la prima volta in discussione l'interpretazione tradizionale dei testi sacri, che sanciva la subordinazione della donna nei confronti dell'uomo. 

Dal loro impegno nacque The Woman's Bible, un'opera da cui prende spunto, oltre un secolo più tardi, il lavoro di un gruppo di teologhe, pastore e donne consacrate protestanti e cattoliche che si è posto l'obiettivo di una rilettura critica della Bibbia dal punto di vista femminile. 

Un commento alla luce degli studi più recenti che porti il fermento della discussione dentro le Chiese, nella teologia e nelle pratiche, ovunque persistano resistenze e chiusure nei confronti delle donne. 

Le studiose - di differenti provenienze geografiche e culturali - affrontano vari temi legati sia al corpo, con i suoi attributi di genere, sia ai ruoli: la bellezza, il pudore, la verginità, la sterilità da un lato; la sottomissione, la responsabilità, la spiritualità dall'altro. 

Le loro ricerche offrono uno sguardo nuovo su alcune delle figure di donne più significative: Marta e Maria, le sorelle messe in contrapposizione nel Vangelo di Luca; Maria Maddalena, la discepola presente sul Golgota, la prima testimone della resurrezione di Cristo; e ancora la samaritana, Rut, Sara, Abigàil, Rebecca e Betsabea. Attraverso le loro storie le autrici indagano i simboli femminili del divino e mostrano che la Bibbia contiene un immenso potenziale liberatorio per le donne, «un incoraggiamento per arrivare a un'umanità piena e condivisa, scopo della Rivelazione cristiana».
( tratto dalla scheda libro sul sito dell'Editrice:  www.edizpiemme.it ).


"     Non è vero che le donne non hanno a che fare con il Messia,
che l'incarnazione di Gesù in un corpo maschile le eslcude dalla salvezza
se non adeguandosi a quel corpo maschile.
Al contrario la messianicità agisce proprio radicandosi profondamente
nell'esperienza femminile e in uno sguardo differente sul mondo, fatto di cura delle relazioni "
(Letizia Tomassone, nella Presentazione a p.13).


"    La ricca varietà del nostro gruppo ha reso fecondo le nostre riflessioni.
La diversità di confessioni (cattolica e protestante) si unisce a quella delle
generazioni (quattro, da trenta a settant'anni).
Ancora più vari sono gli ambienti culturali da cui proveniamo:
Québec, Francia, Svizzera, Bénin, Belgio, Camerun, Germania.
Abbiamo voluto valorizzare queste differenze lavorando in coppia, e anche
in gruppi di tre o quattro; ogni team è stato libero di sviluppare un metodo
di lavoro specifico valutato e discusso attraverso un processo di riletture
incrociate che coinvolgevano tutte le partecipanti.
Ecco perché alla fine siamo 20 + 1, poiché il capitolo sulla sterilità è il
risultato del lavoro di un intero gruppo di donne; in questo testo compare
il nome di quattro di loro.
     Guidate dalla nostra passione teologica, condividiamo il risultato di
queste ricerche con le nostre contemporanee e, speriamo, con gli uomini intorno a noi. "
(le autrici nell'Introduzione a p.17).


Le autrici:

Chen Bergot
Joan Charras-Sancho
Pierrette Daviau
Priscille Djomhoué
Priscille Fallot-Durrleman
Anne-Cathy Graber
Fifamè Fidèle Houssou Gandonou
Christine Jacquet-Lagrèze
Blandine Lagrut
Isabelle Lemelin
Anne Létourneau
Lauren Michelle Levesque
Diane R. Marleau
Martine Millet
Élisabeth Parmentier
Danièle Ribier
Lauriane Savoy
Bettina Schaller
Sabine Schober
Catherine Vialle
Hanna Woodhead