sabato 18 luglio 2020

Ricordare perché non accada più - Il Massacro di Valtellina Domenica 19 Luglio 1620


-Quattrocento anni fa, tra il 19 e il 23 luglio 1620, ebbe luogo il Massacro di Valtellina, (lo storico Cesare Cantù coniò il termine Sacro Macello con il suo scritto: “Sacro Macello di Valtellina, Episodio della Riforma religiosa in Italia” opera pubblicata nel 1853),
una strage di diverse centinaia di persone, di fede cristiana riformata. (Si veda l’articolo di Emanuele Fiume, Il sacro macello della Valtellina Annichilita la presenza riformata nella valle. A noi resta il dovere del ricordo, sul settimanale Riforma n. 28, alle pagine 1 e 16).


Purtroppo si potrebbero fare molti altri tragici esempi, anche a parti inverse, in Europa e nel mondo intero.
 

Il seme dell’odio quando è all’opera agisce velocemente e ciò che si ritiene sia erba infestante risulta estirpato nella violenza più sanguinaria.

Tra le tante implicazioni politiche, economiche, sete di territori e quindi di ricchezze e di poteri, la paura della diversità e di prospettive diverse ha fatto presa e ancora oggi è presente. Paure anche a livello individuale.


Che distacco e che distanza dall’insegnamento di Gesù!





Proprio sulle parabole di Gesù il teologo e psicoterapeuta Eugen Drewermann tratteggia un percorso di liberazione:


“ Ai vangeli piace molto presentarci Gesù sulle rive del lago di Genezaret mentre ci parla del regno di Dio. È come se il nostro cuore potesse diventare uno specchio pulito, capace di accogliere in sé l’immagine del cielo. Perché il desiderio di Gesù è proprio quello di portarci vicinissima la figura e la parola di suo padre e di placare al massimo le ondate del nostro cuore.

[...]

Se chiediamo che cosa dobbiamo fare, sul piano morale esiste un’unica risposta: «Intervenire, contrastare, estirpare ed eliminare» - e questa risposta è distruttiva. Ve n’è un’altra più saggia. Se è vero che in questo mondo non esiste un bene senza un male, che accanto alla spiga di grano cresce ciò che consideriamo zizzania, dobbiamo allora farlo crescere e lasciare a Dio che ne sarà.

Non esiste nessun vero problema umano per il quale la soluzione sia bianco o nero, buono o cattivo, vero o falso, ma tutto quanto può trovare un ordine e alla fine può diventare veramente buono o ricco, se recuperiamo la fiducia che presso Dio ciò ha diritto di crescere.
 

Se lui cammina con noi, perché anche noi esseri umani non facciamo altrettanto l’uno con l’altro e anche, per quanto di solito sia la cosa più difficile, con il nostro Io, con la nostra biografia spesso tanto contorta e con tutti quei motivi di odio di sé e di furia di distruzione?

E cosa succederebbe, se lasciassimo vivere e lasciassimo crescere e dessimo tutto il campo, tutta la vita umana nelle mani di Dio?
Non avremmo bisogno di nient’altro. “
(Eugen Drewermann, Quando il Cielo tocca la Terra. Prediche sulle Parabole di Gesù

Editrice Queriniana, Brescia, 1999, 11.53-54). 


(tratto da: 
Maurizio Abbà, La Fonte della Parola - Domenica 19 Luglio 2020 - Matteo 13,24-43
foglio di meditazione biblica).