venerdì 31 dicembre 2021

Attendiamo consolati


DA POTENZE BENIGNE 

di Dietrich Bonhoeffer 

(dal carcere sotterraneo della Gestapo, Capodanno 1945)

 

1. Circondato fedelmente e tacitamente da benigne potenze,

meravigliosamente protetto e consolato,

voglio questo giorno vivere con voi,

e con voi entrare in un nuovo anno;


2. il vecchio ancora vuole tormentare i nostri cuori

ancora ci opprime il grave peso di brutti giorni.

Oh, Signore, dona alle nostre anime impaurite

la salvezza per la quale ci hai creato.


3. E tu ci porgi il duro calice, l’amaro calice

della sofferenza, ripieno fino all’orlo,

e così lo prendiamo, senza tremare,

dalla tua buona, amata mano.


4. E tuttavia ancora ci vuoi donare gioia,

per questo mondo e per lo splendore del suo sole,

e noi vogliamo allora ricordare il passato

e così appartiene a te la nostra intera vita.


5. Fa’ ardere oggi le calde e chiare candele,

che hai portato nella nostra oscurità;

riconducici, se è possibile, ancora insieme.

Noi lo sappiamo: la tua luce risplende nella notte.


6. Quando il silenzio profondo scende intorno a noi,

facci udire quel suono pieno

del mondo, che invisibile s’estende intorno a noi,

l’alto canto di lode di tutti i tuoi figli.


7. Da potenze benigne prodigiosamente protetti,

attendiamo consolati quello che accadrà.

Dio ci è al fianco alla sera e al mattino,

e certissimamente, in ogni giorno che verrà.



tratto da:

- Dietrich Bonhoeffer  Resistenza e Resa

(Edizione critica delle Opere di Dietrich Bonhoeffer, ODB 8),

edizione italiana a cura di Alberto Gallas

Editrice Queriniana, Brescia 2002, 565-566.

La forza del tuo amore


Signore, nelle nostre gioie, come nelle nostre pene,

Tu ci hai accompagnato lungo tutto l'anno che sta 

volgendo al termine. Giorno dopo giorno, Tu ci 

accordi la forza del tuo amore. Ti siano rese grazie

per Gesù Cristo, tuo figlio, nostro Signore, che è lo

stesso ieri, oggi e in eterno, per i secoli dei secoli.


                                dalla Liturgia luterana (Francia)

giovedì 30 dicembre 2021

Edificati nella fede per raccontare la fede

 

Solo l’amore di Dio può conservarci nella fede


Un giorno una parola -  commento a Giuda 20-21

Lungi da noi l’abbandonare il Signore per servire altri dèi! 
Giosuè 24, 16

Voi, carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del nostro Signore Gesù Cristo, a vita eterna
Giuda 20-21

Perché la nuova generazione del popolo liberato dalla schiavitù in Egitto, che ha girato a vuoto per quarant’anni nel deserto, dove Dio le ha parlato teneramente, rassicurandola della Sua Presenza – perché questo popolo affidato alla conduzione di Giosuè è tentato di abbandonare il Signore per servire altri dèi?

In primo luogo, perché il cammino di fede non è mai un dato acquisito che si possa tramandare da una generazione all’altra, quasi fosse riducibile a un patrimonio culturale. In secondo luogo, perché l’idolatria è una strada meno complessa, che non pone le criticità di una relazione e dell’alterità, essendo gli dèi delle semplici proiezioni virtuali del nostro io ripiegato su di sé – non chiedono infatti speranza, attesa, amore, ma il semplice appagamento dei nostri desideri. L’idolatria è una religione virtuale, un “fai-da-te” per placare l’angoscia e compensare al vuoto della morte, un culto indifferente al pianeta, al mondo, alla ricerca della verità e della giustizia. In terzo luogo, perché, come accenna l’Apostolo Giuda, solo l’amore di Dio può conservarci nella fede. In questa brevissima epistola siamo esortati a edificarci, a pregare, a conservarci, ad attendere; ma ci rendiamo presto conto che questi verbi hanno come Soggetto Dio stesso: Dio, che ci edifica nella nostra santissima Fede (in quanto la fede ci è data da Lui, non è una nostra opinione o un nostro sforzo di comprensione); Dio, che prega in noi mediante il suo Spirito Santo; Dio che ci conserva nel suo amore. Persino la nostra attesa della misericordia di nostro Signore Gesù Cristo riflette l’attesa e la speranza di Dio! Anche Dio attende.

Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ci edifica nella fede trasmessaci dai santi una volta per sempre; prega in noi, con noi e per noi; ci conserva nel suo amore, e attende la misericordia finale, la consumazione della storia, a vita eterna. A questa fedeltà di Dio, noi rispondiamo con fiducia, attesa e amore.


tratto da: www.riforma.it   

in data 28 dicembre 2021

mercoledì 29 dicembre 2021

Cos'è un inno secondo Agostino

 

La definizione dell’inno sta in Agostino, 

con queste parole (Enarrationes in psalmos 148.17; cfr. 72.1):

sapete cos’è un inno? 

È un canto con la lode di Dio. Se lodi Dio e non canti, quello che dici non è un inno; 

se canti e non lodi Dio, quello che canti non è un inno; 

se lodi altro estraneo alla lode di Dio, 

canti e lodi ma il tuo non è un inno. 

L’inno dunque ha queste tre qualità, di canto, di lode e di lode di Dio.

                                                                                                                            Carlo Carena


citazione da: 
- Carlo Carena, Presentazione a Ambrogio, Inni Natalizi, Interlinea edizioni, Novara, 1996, 2021, 8.

martedì 28 dicembre 2021

Inni natalizi


In copertina: Albrecht Dürer, Altare Paumgartner (Monaco, Alte Pinakothek), particolare. 


Ambrogio

INNI NATALIZI

CON INCISIONI DI ALBRECHT DÜRER

(collana Nativitas 12)

Presentazione di Carlo Carena

Traduzione di Claudio Casaccia

Interlinea edizioni, Novara, prima edizione 1996, 2021, pagine 65.

Edizione con testo originale a fronte

www.interlinea.com


Presentazione di Carlo Carena su concessione di Arnoldo Mondadori Editore, da Inni, Milano 1992 

Le incisioni di Albrecht Dürer (1471-1528) sono tratte dal volume L’œuvre gravée de Albrecht Dürer, a cura di Alain Borer e Cécile Bon, Paris 1994 


"Va notato che gli inni sono attribuiti tradizionalmente ad Ambrogio 

[...]

ma per alcuni la paternità è discussa, specie per considerazioni di ordine stilistico. 

Un caso è dato dall’inno In Epiphaniis Domini che, come osserva Simonetti, «malgrado l’attestazione di Cassiodoro (In Sal. 74, 8) e il fatto che l’inno è dedotto quasi alla lettera da un passo di Ambrogio (In Luc. 6, 84-85; 87), la paternità ambrosiana di questa composizione è da respingere per ragioni stilistiche e perché essa si rivela posteriore al c. 27 di Paolino di Nola». Tra l’altro, per la comprensione dell’inno si tenga presente che «in Occidente erano considerate epifanie del Signore, oltre l’offerta dei Magi, anche il battesimo nelle acque del Giordano e il miracolo alle nozze di Cana»."


In Epiphaniis Domini 


Illuminans altissimus micantium astrorum globos, pax vita lumen veritas,

Iesu, fave precantibus; 

seu mystico baptismate fluenta Iordanis, retro conversa quondam tertio, praesenti sacraris die; 

seu stella partum virginis caelo micans signaveris, et hoc adoratum die praesepe magos duxeris; 

vel hydriis plenis aquae vini saporem infuderis; hausit minister conscius quod ipse non impleverat. 


Le Epifanie del Signore 


O Tu che illumini superno

i globi degli astri splendenti, pace vita verità luce,

Gesù, ascolta chi t’invoca. 

Col mistero del tuo battesimo le acque del Giordano, a ritroso per tre volte un tempo fluenti, in questo giorno consacrasti. 

Fulgente in cielo, con la stella di Maria il parto nunziasti;

in questo giorno ad adorarti

i magi al presepe guidasti. 

Nelle anfore di acqua ricolme sapore di vino infondesti;

ne attinse il servo ben conscio di non averle sì riempite. 


Aquas colorari videns, inebriare flumina, mutata elementa stupet transire in usus alteros. 

Sic quinque rnilibus virum dum quinque panes dividunt, edentium sub dentibus

in ore crescebat cibus. 

Multiplicabatur magis dispendio cibus suo;

quis haec videns mirabitur iuges meatus fontium? 

Inter manus frangentium panis rigatur profluus; intacta guae non fregerant fragmenta subrepunt viris. 


Vedendo l’acqua imporporarsi ed a tutti infondere ebbrezza, 

stupì al mutar degli elementi da una ad un’altra sostanza. 

Mentre a cinquemila persone si dividono cinque pani, sotto i loro avidi denti

in bocca cresce il nutrimento. 

Era moltiplicato il pane

a misura ch’era gustato;

chi, ciò vedendo, stupirà

del perenne fluir delle fonti? 

Fra le mani di chi lo spezza

a profusione scorre il pane; tutti i frammenti non spezzati di là si dileguano intatti. 


Ambrogio, Inni Natalizi, Interlinea edizioni, Novara, 2021, 48-51.


"La presente edizione riproduce quella uscita nel 1996 in occasione del sedicesimo centenario della 

morte di Ambrogio perché crediamo, con un suo verso, che «a quel canto torna speranza».

dalla Nota all'edizione, 14."


lunedì 27 dicembre 2021

Parole di Benedizione

Dio non ha lasciato se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori.

Atti degli apostoli 14,17


Sii per me una rocca in cui trovo scampo, una fortezza dove io possa sempre rifugiarmi! Tu hai dato ordine di salvarmi, perché sei il mio baluardo e la mia fortezza.

Salmi 71,3


Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,

I Pietro 1,3


sabato 25 dicembre 2021

Gesù, nostra roccia


Succede


Succede che i conflitti ci mettano alla prova

al punto che perdiamo l’equilibrio.


Succede che fatichiamo ad avanzare,

come su sabbie mobili,

impegnati su percorsi che non avremmo mai scelto.


Succede che siamo frastornati

al punto che la vita ci sembra altrettanto fugace

quanto un granello di polvere sballottato dall’aria.


Succede che rimanga soltanto un’arida fedeltà

nella preghiera, anche la più semplice,

nella meditazione della Bibbia,

anche in quella più seria.


Succede anche, dopo tutto,

quando si alza sulla nostra vita un giorno nuovo,

quando viene il momento in cui scopriamo che tutto

ciò è passato

e che finalmente, stupiti,

abbiamo attraversato;


Succede che scopriamo quanto sotto la sabbia delle nostre paure, 

Tu eri là, Gesù,

come una roccia che ci teneva in piedi.


Ed allora dal più profondo dell’essere può sorgere una

Parola, 

ancora debole filo di acqua o già fiume impetuoso,

ma, chiara, ostinata, limpida.


Una parola che dona corpo e vita e voce a tutti i nostri

“io credo”:


Io credo che tu sei il Padre, anche se alle volte l’ho

dimenticato.


Io credo che sei lo Spirito che mi guida

e nutre il mio cuore con la presenza del tuo Figlio

che mi fa essere fratello dei numerosi figli e figlie del 

tuo amore. 


Pierre-François Farigoule,

    Pastore alla Fraternité Mission

                                                                                                                      Populaire de Nantes - Francia


citato dalla raccolta e traduzione di testi di fede, a cura di Renato Coïsson: 

- CEVAA, Allarga la tua tenda,  Stampato ma non pubblicato, 2016, 103-104.



venerdì 24 dicembre 2021

PRESEPIO PER I PROTESTANTI ?!

 



disegno tratto da: www.qumran2.net



Uno sguardo cristiano-protestante sul presepio

Maurizio Abbà

 


1. Presepio per i cristiani-protestanti ?!?


corona dell’Avvento, ghirlande e pigne, albero di Natale, vanno bene, sono doc per i protestanti, 

ma… il presepio …?!?, il presepio no, non appartiene come sensibilità spirituale al mondo protestante, 

al riguardo si possono avanzare due serie obiezioni a sostegno del rifiuto del presepio da parte evangelica:

- rifiuto di tipo teologico;

- rifiuto di tipo pedagogico.

- Il rifiuto di tipo teologico si basa sul divieto biblico, la seconda delle Dieci Parole, il secondo comandamento afferma infatti:

«Non farti scultura, né immagine alcune delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE il tuo Dio, sono un Dio geloso», Esodo 20,4-5; Deuteronomio 5,8-9.



- Il rifiuto di tipo pedagogico è per evitare che il bambino crescendo accomuni la sorte di Babbo Natale e Gesù bambino, si delinea il rischio che una volta dissolta la convinzione sull’esistenza del primo, per l’effetto ‘trascinamento’, anche Gesù diventerebbe un balocco buono soltanto per il periodo dell’infanzia.



2. un nuova prospettiva sul presepio

Considerate le obiezioni di cui sopra, per una rivalutazione del presepio da parte cristiano-protestante occorre inquadrare in maniera del tutto diversa, nella forma e nel contenuto, la rappresentazione della nascita di Cristo.

Questo comporta l’interrogarsi su alcuni pregi che possono, all’inizio cautamente ma poi decisamente fatti emergere da un’utilizzo del presepio come strumento di richiamo e di divulgazione biblica, per una didattica fruttuosa a partire da uno spunto interessante per ri-meditare alcune figure bibliche.


Innanzitutto:

- Gesù: è stato un Bambino in un mondo che già all’epoca con Erode uccideva i bambini. In Matteo e Luca abbiamo i racconti dell’infanzia che ci ricordano l’importanza, la difficoltà, e la gioia di un bambino che arriva tra noi;



- Maria e Giuseppe: finalmente possono essere visti come figure terrestri, e senza sdolcinatura, si può affermare l’importanza e la solidità di questo ‘ritratto’: quello di una coppia che si ama e che si coccola il proprio bambino;



- gli Animali sembrerebbero la parte più controversa: da una parte sono una parte costitutiva del presepio tradizionale, ma, d’altra parte, non hanno riscontro nei racconti evangelici della natività. Bisogna però tener presente che all’epoca persone e animali condividevano gli stessi ambienti, e soprattutto non si può certo dire che vi sia il silenzio nella Bibbia su episodi e vicende che concernono gli animali! Basti qui citare: nel Primo Testamento l’asina di Balaam, libro biblico dei Numeri capitolo 22; e poi: Gesù «stava tra le bestie selvatiche» Marco 1,13, il riferimento è a Gesù in età adulta, all’inizio della sua attività pubblica!

Nella Bibbia e nella successiva tradizione artistico-letteraria-musicale la simbologia animale è stata richiamata per rappresentare Cristo con animali veri ma anche con animali leggendari, fra gli altri: l’unicorno, il pellicano, il leone, la tigre;

- i Pastori: sono coloro che all’epoca erano considerati ai margini della società, nel racconto della Natività c’è una grande nota di attenzione e di considerazione nei loro confronti.

Luca 2,14: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch’egli gradisce!» questo dice il testo biblico e non il fuorviante: “pace in terra agli uomini di buona volontà!”, si tratta di uno spostamento d’accento significativo: sull’iniziativa di Dio che va incontro alle persone;



- gli Angeli: la figura dell’angelo, solitamente sequestrata dal consumismo religioso e commerciale, inquadrata anch’essa correttamente (cioè secondo il dato biblico) permette di riscoprire l’importanza del messaggero di Dio, nell’angelo è Dio medesimo che ci raggiunge. L’angelo biblico è un comunicatore della Parola, non ha bisogno, solitamente, di descrizioni immaginifiche e fuori dalla norma, appartiene alla quotidianità. Come dice il teologo Claus Westermann: «Gli angeli di Dio non hanno bisogno di ali».*



* Claus Westermann, Gli Angeli di Dio non hanno bisogno di Ali. Riflessioni e letture bibliche,

traduzione di Teresa Franzosi, (collana I Triangoli), Edizioni Piemme, 1995, Casale Monferrato (AL). 


- i Magi: nella narrazione biblica si usa il plurale, quindi erano più di uno ma il loro numero non è riportato (il tre è poi sorto anche e soprattutto in riferimento ai tre doni che portano); non sono riportati i nomi (una tradizione successiva li chiamerà: Gaspare, Melchiorre, Baldassarre), nella narrazione biblica non si dice che sono dei re (e questo comunque non sminuisce il loro omaggio al bambino Gesù!).

La parola biblica può illuminare il presepio di cose genuine e di altre secondarie, riscoprendo persone e vicende bibliche e della tradizione cristiana successiva che meritano di essere conosciute.



3. Didattica del presepio:

Per l’elaborazione dello schema seguente ho ripreso, con alcune varianti, lo specchietto con i temi su cui riflettere e lavorare proposto da Roberta Colonna Romano da lei elaborato con molta competenza:


argomento ricerca biblica ricerca storico-geografica o scientifica


Gesù ( Yehôsûa΄ )

Evangeli di Luca e Matteo

i neonati: cure, modi di vestirli,

a seconda dei paesi e delle culture,

in diverse epoche, nelle civiltà mediterranee.


Maria ( Miriàm )

Evangeli di Luca e Matteo

condizione della donna in Israele.

Abbigliamento, modo di viaggiare.

Censimenti: nell’antichità ed ai nostri giorni.



Giuseppe ( Iosef )

Evangeli di Luca e Matteo

vivere in un paese sotto l'occupazione dell'Impero Romano.


gli Animali

gli animali nella Bibbia,

nella tradizione artistica,

alcuni animali sono considerati simboli di Gesù Cristo.



i Pastori

Evangelo di Luca 

condizione dei pastori in Israele;

la pastorizia al giorno d'oggi;


gli Angeli 

Evangeli di Luca e di Matteo

vari modi di raffigurarli

(sogno di Giuseppe)

gli angeli nell’arte del Nuovo e dell'Antico Testamento.


i Magi

Evangelo di Matteo astrologia e astronomia

profezie in Mesopotamia e, in genere, in Oriente.


la stella 

Evangelo di Matteo 

natura delle comete


la capanna 

Evangelo di Luca

abitazioni in Israele e nel bacino del Mediterraneo.


la neve 

clima di Israele



4. Quali contatti con il presepio di francescana memoria ?

Nella memoria dei protestanti, Francesco d’Assisi è sentito in gran parte vicino alla fede evangelica. Le sue ‘somiglianze di fede’ con Valdo ( la cui vicenda di fede, precede di alcuni anni quella di Francesco. Valdo è all’origine del movimento dei ‘Poveri di Lione’ da cui sorgeranno i movimenti valdesi medievali) sono notevoli: il richiamo ad una predicazione di fede vissuta nella povertà come stile di vita che rovescia ambizioni ormai consolidate; la nonviolenza e il rifiuto della guerra.

Francesco d’Assisi storicamente è inquadrato nella tradizione cattolico-romana, il suo messaggio ha però valicato gli steccati confessionali.

(Francescani, uomini e donne, sono presenti con un proprio ordinamento anche tra i luterani e gli anglicani).

Il messaggio francescano è attuale nel cercare un rapporto diverso con la natura e tutto il creato e le creature; di estrema attualità è altresì il suo tentativo di dialogare.

Sono due i punti di contatto che in quanto cristiano-protestante mi sento di condividere con altri cristiani riflettendo sul presepio ideato da Francesco.


Primo punto di contatto:


- Per il Natale del 1223, nel paese di Greccio*,

* Il paese di Greccio è nel Lazio, in provincia di Rieti, ancora oggi si svolge il presepio. La memoria di quell’evento è mantenuta viva. Il presepio proposto ha delle caratteristiche peculiari: non è quello tradizionale con i personaggi tipici della Natività: i personaggi del presepio di Greccio, infatti, non sono quelli della famiglia di Gesù, troviamo invece i personaggi e la riproposizione dell’ambiente dell’epoca per rammentare cosa accadde in quella notte del XIII secolo per cui troviamo: Francesco d’Assisi, i frati, il cavaliere Giovanni Velita (con il titolo di signore di Greccio) e sua moglie Alticama.


Francesco organizza la rappresentazione della Natività.

Francesco, che in tempo di crociate belliche per (ri)conquistare violentemente la “Terra Santa”, era riuscito invece a parlare con il “lupo” cioè con il Sultano, Francesco aveva cercato, in qualche modo, di dialogare facendo tacere le armi.

Francesco si rende conto che non c’è bisogno di partire armati per

combattere per la fede, la terra santa è dentro ognuno di noi, riecheggiano le parole dell’apostolo Paolo:

«Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?». Là dove siamo, abitiamo, viviamo, speriamo e amiamo ecco è il luogo dove Cristo nasce: nei nostri cuori e nei luoghi dove ogni giorno ci troviamo e ci ri-troviamo.

Una scelta di fede che squarcia il buio dell’epoca e di quelle successive: la nostra più che mai ha bisogno di questo raggio di sole. Una scelta che adotta la nonviolenza: infatti, non si va a combattere per la fede, in quanto non ci sono dei luoghi “più santi di altri che richiedono che sia versato del sangue ”, si pensi alle parole che Gesù rivolge alla Samaritana nell’Evangelo di Giovanni 4,23: «i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: poiché il Padre cerca tali adoratori» è Dio che s’incammina in pellegrinaggio verso di noi!

Tutto ciò comporta una precisa scelta di fede con una conseguente metodologia nonviolenta ed uno stile di vita sobrio il che non significa piatto e banale.


- Secondo punto di contatto:

è la possibile partecipazione attiva alla Natività, diventando parte attiva e costitutiva della rappresentazione. Si può fare un parallelo con quello che sosteneva il filosofo danese protestante Søren Aabye Kierkegaard (1813-1855) che bisogna essere ‘contemporanei di Cristo’ che significa essere lì presenti dove Gesù sta predicando il Regno di Dio, guarendo i malati, ascoltando i bisognosi, resistendo al male, pregando. Fare parte della narrazione biblica, questo vuol dire diventare protagonisti delle vicende bibliche, sentirsi coinvolti nelle vicende descritte nei due Testamenti,

per vivere davvero la Bibbia, nella Bibbia!

                                                                                                                                                                                                                                                                                 

breve nota bibliografica:


- Tonino Conte, …e San Francesco inventò il presepio, illustrazioni di Emanuele Luzzati,Il Melangolo, Genova, 2002 - volume realizzato in collaborazione con la città di Torino - . (Tonino Conte ha fondato nel 1975, insieme ad Emanuele Luzzati, il Teatro della Tosse di cui è direttore artistico).

- Da questo volume, - p.15 e p.42 - sono tratte le illustrazioni di Emanuele Luzzati riportate nell'articolo apparso sulla rivista: Tempi di Fraternità



- Roberta Colonna Romano, "Didattica del presepio",

in:

«La Scuola Domenicale – rivista del consiglio nazionale scuole domenicali del servizio istruzione ed educazione della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia», luglio 1993, anno C – n.1, pp. 107-116; lo schema sopra riportato (con alcune modifiche) è tratto da p. 111.



Ho qui ripreso, con alcune piccole modifiche, il mio articolo apparso nel periodico:

«Tempi di Fraternità – donne e uomini in ricerca e confronto comunitario»,

n. 10, anno trentatreesimo, dicembre 2004, pp. 14-16.

giovedì 23 dicembre 2021

Insieme nell'Avvento


dice Gesù:

Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti Gv 14,27

Mi rendo conto: non sono le parole di Gesù più liturgicamente adeguate al periodo d’Avvento, né tantomeno al Natale del Signore, che nel bambino accomodato alla bell’e meglio tra la paglia, non va, ma, appunto, viene. Eppure, se prestiamo orecchio alle voci del mondo, esse risuonano acute  come lamenti. Il marinaio della famosa poesia di Coleridge, aveva l’anima “in agonia”, straziata dall’angoscia nel riconoscersi: “Solo, tutto solo, e solo - solo in un mare sterminato”.  

Credo che ancora non abbiamo maturato la giusta distanza per comprendere gli effetti devastanti provocati collateralmente dalla pandemia, anzi ci troviamo ancora sballottati tra le onde delle cifre dei contagi che salgono e scendono. Registriamo già però un aumento delle “solitudini”. Ho usato il plurale perché l’ancoraggio che viene a mancare nel  “mare sconfinato”, può avere la forma vuota di affetti perduti, di salute incerta, di risorse economiche mancanti, e , perché no, di fede che vacilla lasciando il cuore deluso e spaurito.  La solitudine non è una malattia, ma può provocare malattie della mente, del corpo, dell’anima. Chi si sente abbandonato, prova paura, è più debole e fatica a trovare forza e motivazione per reagire. Siamo obbligati a muoverci di meno, a razionare il desiderio e la possibilità di incontro. E così, chi è solo, resta per lo più solo. Scoprendosi  in questa condizione desidera la pace: non l’equivalente della quiete, ma quella pace particolare  che Cristo può dare.   

La pace delle relazioni ristabilite magari nel segno dell’attenzione  ad ogni altro essere vivente e alle cose, quelle di cui ci circondiamo e che sanno darci un po’ di gioia. Cristo ci indica come ricollocarci nell’esperienza del vivere sottraendoci al nesso causale degli eventi. Il male trascina verso altro altro male ed è così potente da confinarci nella sua tenebra oscura, oppure è possibile rintracciare un equilibrio tra il senso di morte che la solitudine dà e l’ aspirazione alla pienezza di vita che Gesù assicura a chi ha fede in lui? 

Forse bisogna intendersi sul significato proprio del costrutto “pienezza di vita” e sul valore esperienziale della pace donata. Ritengo che entrambe vadano comprese e, in qualche modo trattenute, nell’ambito della dimensione del quotidiano. 

Se Cristo si fa presente nelle nostre esistenze, spesso dolenti, non è per consolarci delle pene attuali con il risarcimento di un  metafisico futuro di beatitudine, ma per aprirci il palmo della mano e poggiarvi sopra un minuscolo granello di senape e dirci: “Guarda, questo è tuo già ora”. È poco, è tanto? Dipende dal nostro sguardo: se è in grado o meno di vedere l’utilità del seme quando parrebbe non esserci più neanche una zolla ove piantarlo. Non si tratta della poetica del fanciullino di pascoliana memoria, della fuga dall’oggi per rintanarsi nel  rimpianto di un mondo svanito in cui anche solo il volo della farfalla poteva destare meraviglia e gioia. 

Scorgere tra le macerie la prima solida pietra del Regno è un esercizio di coraggio e di affidamento alla parola dell’evangelo che afferma che, al di là dell’apparenza caotica, il mondo cela ma anche contiene l’amore di Dio. 

Serve lo stessa coraggiosa fiducia che ha guidato Gesù fuori dal deserto delle tentazioni e che lo ha spinto ad amare il Padre e i suoi fino alla fine. Respirare la pace di Cristo è possibile anche se non è tutto perfettamente pacificato nelle nostre vite inevitabilmente sconnesse. Questa è la predicazione per questi giorni stanchi, ma non basta farla dai pulpiti o trasmetterla dai video dei pc. C’è uno slancio che la chiesa deve ritrovare, un gesto che siamo chiamate e chiamati a fare più di prima, se crediamo che il sentimento di Dio per l’umanità può anche manifestarsi nelle piccole cose e nelle “piccole” persone di fede impegnate, per come riescono, a portare la presenza della comunità nelle case colmando per un po’ il tempo vuoto e teso della solitudine. Molte egregie iniziative stanno coinvolgendo le nostre comunità per colmare la distanza tra le case e la chiesa, ma vedere e sentire una persona nella sua fisicità, con le cautele cui per coscienza siamo tenuti ad osservare,  provoca nuove espansioni del pensiero e delle emozioni. 

La presenza fraterna che riempie il tuo vuoto l’avverti unicamente se è corpo come tu sei corpo, come Dio si è fatto carne quando ha desiderato venire ad abitare, per un tempo, con noi. Che sia proprio questo il pensiero e l’augurio di Natale nell’era del virtuale?

Eleonora Natoli 

pastora metodista nella Chiesa Valdese di Milano



mercoledì 22 dicembre 2021

Trinità amica e compagna

 CREDO IN DIO.


    Credo in Dio,

il suo nome è padre.


    Credo in Gesù Cristo

fratello e signore della mia vita.


    Credo nello Spirito Santo,

amico e compagno,

presenza del Padre e del Figlio

nel cuore delle mie giornate,

oasi nel mezzo del deserto,

potenza di vita.


    Io credo, Signore,

vieni in aiuto alla mia incredulità:

    Amen!

                             Jeanne-Marie Quinche-Mousson


Il testo completo nella raccolta di testi di fede:

- CEVAA, Un Sentiero nella Foresta

Raccolta e traduzione testi a cura di Renato Coïsson.

stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 2006, 70.

martedì 21 dicembre 2021

Inverno, resurrezioni da attendere

 

D'inverno

meditazione di Adriana Zarri proposta da Gigi Ranzani 
a commento di 

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. [Giovanni 10,22-23]


Dopo la pienezza densa dell'autunno ecco l'intima domesticità dell'inverno. 
I rapporti sociali si interiorizzano. Sospese le manifestazioni più estroverse (vacanze, scampagnate) 
il tutto si raccoglie e si aggomitola per farsi più intimo e fecondo; come l'incontro della coppia che, 
dopo l'affiatamento tra gli amici e nei riti comunitari, 
è nella solitudine che ha la consumazione piena. 

Prosegue il clima della gestazione, avviata con le semine d'autunno che fanno concepire la terra 
(anche l'infanzia non è la gestazione della maturità?). 

Prosegue il tema del grembo fecondato, che ha il suo primo esaudimento nel Natale: 
esaudimento raccolto e silenzioso, come sempre all'inizio della vita, che si svolge all'interno della casa, 
tra la culla, il seno materno, le ginocchia paterne. 

E prosegue l'accordo profondo con la terra, che nasconde i suoi primi germogli sotto la coltre della neve, 
e l'intimo senso della casa che resta il più caldo rifugio dell'essere umano. 

La preghiera assume i suoi toni più domestici, intimi, mormorati, nascosti; 
e il clima contemplativo è particolarmente solcato. 

Se il linguaggio della preghiera deve essere semplice e quotidiano, 
questo è il tempo in cui essa sa particolarmente di casa, di madia, di pane, di fuoco, di lampada, di notte. 


L'inverno è la grande stagione contemplativa domestica e notturna. 
Come l'autunno è una dolcissima sera e ha nel tramonto l'ora più significativa, 
l'inverno ha il suo più tipico momento nella notte. 

Le vecchie cartoline natalizie, piene di stelle, di neve, di campanili, di finestre accese, nel loro candore oleografico, erano di una disarmante tenerezza. 

L'inverno è la grande stagione contemplativa in bianco e nero, tra la neve e la notte. Giornate brevi e notti lunghissime, consolate, all'esterno, dalle finestre accese, riscaldate, all'interno, dal crepitare del fuoco. 

Dovremmo riscoprire il profondo linguaggio della legna, ciascuna col suo scoppiettio e la sua fragranza: forte e schioccante l'acacia, mormorante e sommesso il rovere, il salice odoroso d'incenso; 
e il fumo aromatico esce fragrante dal camino a odorare il gelido cielo. 

Poi il sonno: l'abbandonarsi a un sopore che è simile alla morte ma che, come la morte, ha un suo risveglio. 
Ci ridestiamo che è ancora buio. Lo chiamiamo mattino ma, in realtà, è ancora notte: 
ancora il buio silenzio di Dio, ovattato di nebbia, lucente di stelle, luminoso di luna... 

Anche la notte è un utero gravido di luci, di giorni, di mattini, di vite da vivere, di morti da morire, di resurrezioni da attendere. 









lunedì 20 dicembre 2021

L'incontro evangelico tra Maria ed Elisabetta

 


   Nella narrazione che prepara la nascita di Gesù, 

le donne giocano un ruolo importante.

Storie antiche e conosciute in grado, tuttavia, di rivelare aspetti inediti 

a chi si lascia sorprendere, 

a chi sa mettere da parte la fretta e non derubrica come «già nota» la parola antica.

   Chi frequenta la Scrittura 

sa quanto sia importante sostituire una lettura estensiva, 

che moltiplica i testi da leggere, 

con una lettura intensiva che approfondisce, rumina, scava.

Una lettura che nasce dal desiderio e sa suscitare attesa.

   Quando Maria vide Elisabetta, iniziò a cantare. 

   Le inquietudini e i dubbi, suscitati dal precedente dialogo serrato con l’angelo, 

si sciolsero in una lode.

   La narrazione ci tiene a inserire uno stacco geografico e temporale 

tra la chiamata di Maria e l’incontro con Elisabetta. 

                                                                                                                Lidia Maggi


Il testo completo in:

- Lidia Maggi, L’Evangelo delle donne Figure femminili nel Nuovo Testamento

Claudiana Editrice, Torino, 2010, 11-20, qui da pagina 17.




sabato 18 dicembre 2021

A Gesù, per l'inizio della tua avventura di uomo

 

Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,39-45 

Bibbia Versione Nuova Riveduta

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda, ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno! Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me? Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo. Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento». 



Tua madre, Maria, ha appena ricevuto

l'annuncio che le ha cambiato la vita:

sarà la madre del Messia, del Figlio di Dio,

e tu sei già nel suo grembo

dove comincia la tua avventura di uomo.

Le è stato dato un segno:

nulla è impossibile a Dio

se anche la sua parente, Elisabetta,

sterile e per giunta anziana, 

sta per dare alla luce un figlio,

colui che sarà Giovanni il Battista.


Ecco perché tua madre ha fretta

fretta di vedere il segno,

di constatare con i suoi occhi

le meraviglie che Dio sta compiendo;

fretta di assistere Elisabetta

nel momento in cui la gravidanza

sta volgendo al termine,

ma fretta anche di condividere

il prezioso segreto che si porta dentro.


Così tra le mura di una casa

di un villaggio vicino a Gerusalemme

avviene un incontro provocato,

organizzato e guidato dallo Spirito Santo.

Sì, perché le sensazioni e gli atteggiamenti,

le parole di Elisabetta e di Maria

non possono che essere ispirati da lui.


Lui, lo Spirito che apre i loro occhi

e permette loro di cogliere i passaggi

di un disegno d'amore che le riguarda da vicino,

lui, che dilata i loro cuori

perché accolgano con gioia il dono,

la creatura loro affidata.



Preghiera di Roberto Laurita

Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee

Editrice Queriniana, Brescia, 2021, n 533, 144.

venerdì 17 dicembre 2021

Preghiera con fede e coraggio e qualcosa di più

 

«Tanto nella pratica antica quanto in quella odierna, la preghiera è un atto audace; 
un atto che intende connettere un contesto presente urgente e la sovrana santità compassionevole. E questo non è certo un esercizio facile, anzi richiede grande fede e coraggio, e persino chutzpah.»

in: 
- Walter BRUEGGEMANN, 
Le grandi preghiere dell’Antico Testamento (Piccola biblioteca teologica 131), 
Traduzione Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2018, 19.


La traduttrice Teresa Franzosi annota, 
in riferimento al significato di chutzpah: 
«In yiddish: temerarietà, sfrontatezza, faccia tosta». 




giovedì 16 dicembre 2021

AVVENTO un periodo che può essere intenso

 

Anselm Grün, monaco benedettino, scrive:

" Voi, cari lettori, care lettrici, desiderate vivere il tempo di Avvento 
con maggiore consapevolezza. 
Vorreste avvicinarvi al mistero di questo tempo santo. 
Ma forse succede a voi come alle persone che mi raccontano del loro desiderio 
di un periodo intenso eppure, allo stesso tempo, della loro perplessità. 
Non esistono più forme prestabilite che indicano come si possa strutturare 
meglio il tempo dell’Avvento. 
Proprio per questo vorrei proporvi questo libro come compagno di strada per l’Avvento. Vuole essere un aiuto a vivere l’Avvento come cammino consapevole verso il Natale. 
Molti affrontano l’Avvento pieni di buoni propositi. 
Ma quando poi arriva il Natale, hanno l’impressione che il tempo sia volato via, 
di non aver vissuto l’Avvento secondo i propri desideri. 
La Guida per l’Avvento desidera aiutarvi a vivere questo tempo 
come tempo santo e benefico. 
Se, ogni giorno, leggete consapevolmente i testi scelti per voi e qui raccolti,
il tempo di Avvento diventerà già più intenso."


testo tratto da:

- Anselm Grün 
Una Guida per l'Avvento

a cura di Rudolf Walter
Traduzione dal tedesco di Anna Bologna
(Meditazioni 233), Editrice Queriniana, Brescia, 2017, 6.



mercoledì 15 dicembre 2021

Parola benefica

 

Dio si fa nostro prossimo


Così parla il Signore: “La tua ferita è inguaribile, la tua piaga è grave. Ma io medicherò le tue ferite, ti guarirò dalle tue piaghe 
Geremia 3, 12.17

Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti
I Pietro 2, 24

Nell’accingermi a meditare sui versi proposti oggi dal Lezionario Un giorno una parola, mi sono balzate alla mente due espressioni. 

La prima è dantesca: «Vuolsi così colà ove si puote quel che si vuole» (Inf. III 95-96). Questa espressione mi ha sempre impressionato per la capacità con cui essa sintetizza l’onnipotenza del Signore. Chi se non Lui può vedere realizzate tutte le cose che desidera si realizzino? Il Sommo ci aveva visto bene…

La seconda ci è più familiare: (Gesù disse) «Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio» (Marco 10, 27).

Visto che la Parola di Dio non è fallace né mendace, possiamo affermare senza tema di smentita che il Signore è effettivamente capace di dar luogo all’impossibile.

Un’altra suggestione che propone il versetto tratto dal profeta Geremia è che Dio si fa nostro prossimo. Nel Vangelo troviamo la figura di uno straniero sconosciuto, un Samaritano, che si piega e si attiva per guarire la piaga e la ferita di uno straniero sconosciuto (cfr. Luca 10, 30ss). Il quell’atto di pietà, perché non scorgere il nostro Dio d’amore che si fa nostro prossimo? 

Nei Vangeli di Natale, leggiamo come, grazie allo Spirito Santo, per il Padre l’impossibile è diventato possibile, qualcosa di inaudito: in Gesù Dio si fa carne e si presenta all’umanità come l’Emmanuel, il Dio con noi.

Il Dio con noiil Dio dalla nostra parte, nasce nell’umiltà ed è deposto nudo e inerme in una mangiatoia. Dopo circa trent’anni il Dio con Noi sarà esposto nudo e inerme sul legno della croce per guarire quelle piaghe e medicare quelle ferite. Le nostre… Quelle antiche parole di Geremia si sono adempiute. Alleluia!


tratto da: www.riforma.it


L'Avvento non è per tutti


Non tutti sanno attendere: 

non chi è sazio, soddisfatto, 

e non chi è senza rispetto. 


Sanno attendere 

soltanto gli uomini che portano con sé un’inquietudine 

e gli uomini che guardano con rispetto 

a ciò che è grande nel mondo. 

                                                              Dietrich Bonhoeffer

                                                                   DBW 10, 529

citato in: 

- Dietrich Bonhoeffer, Voglio Vivere Questi Giorni Con Voi

A cura di Manfred Weber  Traduzione di Andrea Aguti e Guido Ferrari

Editrice Queriniana, Brescia, 2007, 380.

www.queriniana.it



martedì 14 dicembre 2021

Quando è Natale?


È Natale ogni volta

che si asciuga una lacrima

negli occhi di un bambino.


È Natale ogni volta

che si depongono le armi

ogni volta che si firma un accordo.


È Natale ogni volta

che si interrompe una guerra

e si schiudono i pugni.


È Natale ogni volta

che si obbliga la miseria

ad andarsene via.


È Natale sulla terra

ogni giorno.


È Natale, fratello,

quando c’è l’amore.


                                   Anonimo


- tratto da:

Comitato Italiano per la CEVAA,

In Attesa del Mattino,

raccolta di testi di fede, a cura di Renato Coïsson.

Stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, 121. 

lunedì 13 dicembre 2021

Il ritmo e il respiro dell'Avvento

 


Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. 

Il Signore è vicino.

                               Lettera dell'apostolo Paolo ai Filippesi 4,4-5 


Rallegrarsi, rallegrarsi? Facile a dirsi ma... a realizzarsi, con tutto quello che accade...

Eppure l'apostolo Paolo lo affermava con energia più volte, e vale ancora oggi.


Nella paolina Lettera ai Romani capitolo 12 versetto 12:

"siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera".

Evidentemente non è un rallegrarsi superficiale, spensierato.


Si tratta di un rallegrarsi per attraversare le difficoltà,

per non scoraggiarsi.


Si parla molto ai nostri tempi, giustamente, di resilienza anche nella vita quotidiana, 

cioè la capacità di rialzarsi dopo momenti duri, anche tremendi.


Ebbene il rallegrarsi, rettamente inteso è parte della resilienza;

è una metodologia di vita per poter inquadrare

l'esistenza sotto una lente diversa, che è anche quella dell'ironia, compresa, 

ed è fondamentale! la lente dell'autoironia. 

Di solito usiamo lenti d'ingrandimento

per ingigantirci o per ingigantire quelli che riteniamo torti subiti, 

invece

l'arte del rallegrarsi (perché di vera e propria arte si tratta) aiuta a sentirsi meglio,

a vivere meglio, il che vuol dire anche dare spazio ad una sensibilità diversa,

che sa vedere le cose in maniera diversa dal solito cui siamo e ci siamo abituati.


Potersi rallegrare, è importante; 

rallegrarsi di cosa? Di come possiamo sperare e amare.

Si può fare,

perciò rallegrarsi è cosa buona e giusta,

bisogna ribadirlo.


Poter sorridere invece che deridere, 

voler accompagnare e non abbandonare,

sapere che ogni giorno può essere un dono,

ecco il ritmo dell'avvento.


Avvento: l'attesa caparbia e tenace che sa cogliere i bei momenti che pure ci sono 

e che si nascondono negli angoli della vita.


Tutto questo è da farsi non con ruvida saccenteria, 

ma come dice il testo della neotestamentaria Lettera ai Filippesi 

con mansuetudine.

La mansuetudine, com'è noto, è composta da:

- mitezza,

- dolcezza,

- docilità.


Il che non vuol dire passiva rassegnazione,

tutt'altro, significa intanto non inasprire la vita più di quanto si presenti già così aspra di suo, 

e poi, con energia, 

con grande energia addolcire ogni momento dei nostri giorni e delle nostre notti, 

della nostra vita insomma

che è quella che siamo chiamati a vivere, ora.

 - Addolcire per gli altri, addolcire per noi stessi.

Speranza, pazienza, perseveranza, come l'apostolo Paolo 

nella Lettera ai Romani ci ricorda, 

possono e devono accompagnarci nei momenti lieti e quindi sereni, 

e nei momenti tristi e quindi travagliati.

Allora i momenti lieti e quindi sereni quelli sì li possiamo ingigantire

anche come antidoto ossia come rimedio al veleno dell'amarezza e della tristezza.


Una mansuetudine che è da rendere nota,

semplicemente manifestandola, 

non servono gesti eclatanti, 

a volte bastano sussurri di dolce autenticità,

anche questo è un segno che il Signore nostro Dio

ci è vicino, 

la dolcezza della sua vicinanza

che ci accompagna e non ci lascia soli,

nonostante tutto, 

un sorriso ci accompagnerà.

La Buona Notizia del messaggio evangelico

questo è il respiro dell'Avvento.


sabato 11 dicembre 2021

Avvento con lo Spirito del Cristo vivente

 

Spirito del Cristo vivente, carbone ardente della Parola,

noi crediamo la dissoluzione del peccato: tu sciogli ogni catena,

tu ci unisci al Padre con il filo d'oro della compassione. 

Noi crediamo la risurrezione dei morti e di tutto ciò che è morto:

tu soffi la vita nella tomba gelata delle nostre relazioni.

                                                                                                 Lytta Basset

venerdì 10 dicembre 2021

Sapore di Avvento

 

Avvento è placare l'ansia,

Avvento è una tenera forza nell'attesa per dare amore.

giovedì 9 dicembre 2021

Il significato dell'Avvento


Il tempo dell’Avvento è tempo di attesa

Gesù sta di fronte alla porta e bussa (Ap 3,20); del tutto realmente, egli ti scongiura di essere aiutato nella forma del mendicante, del bambino vestito miseramente, ti viene incontro in ogni uomo che ti si para davanti. Cristo peregrina sulla terra finché ci sono uomini che sono il tuo prossimo, che sono lo strumento con cui Dio ti chiama, ti appella, ti rivolge richieste. Questa è la più grande serietà e la beatitudine del messaggio dell’Avvento. Cristo sta di fronte alla porta, vive nella figura dell’umanità fra di noi, gli vuoi aprire le porte o gliele vuoi chiudere?

Ci può suonare strano di vedere in un volto così vicino Cristo, ma egli ha detto che chi si sottrae alla serietà del messaggio dell’Avvento, nemmeno può parlare in cuor suo della venuta di Cristo.

[…]

Cristo bussa, non è ancora Natale, ma non è nemmeno l’ultimo grande Avvento, l’ultima venuta di Cristo, e con tutti gli avventi della nostra vita che festeggiamo, il desiderio va verso l’Avvento definitivo, dove si dice: «Ecco, faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5).

Il tempo dell’Avvento è tempo di attesa, ma la nostra intera vita è tempo di Avvento, il che significa di attesa del tempo ultimo, quello in cui saranno cielo e terra nuovi.


citazione da:

Dietrich Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi

a cura di Manfred Weber, traduzione di Andra Aguti e Guido Ferrari, (books),

Editrice Queriniana, Brescia, 2007 p. 378.



mercoledì 8 dicembre 2021

AVVENTO è ...

                                                         AVVENTO  è ...

saper attendere senza rassegnarsi


Avvento è

lasciarsi aiutare e porgere aiuto a nostra volta


Avvento è

prendere sul serio i problemi degli altri


Avvento è

non prendersi troppo sul serio


Avvento è

riuscire a vincere nelle sconfitte


Avvento è

nella salute gustare la pienezza della vita e non farla ammalare


Avvento è

nella malattia riuscire a guarire la vita


Avvento è

dialogo non monologo


Avvento è accogliere ed accogliersi


AVVENTO  è trovare il NATALE ogni volta, trovarlo in ogni angolo dell'anno.


                                                                                                     Maurizio Abbà

martedì 7 dicembre 2021

Accogliere Gesù

 

Nel mondo tu sei venuto, Gesù, come luce del mondo.

Chi ti accoglie nel suo cuore,

chi si tiene stretto a te nella fede,

può realizzare che davvero tu porti la luce nelle tenebre.

                                                      

                                            Johann Christoph Blumhardt

lunedì 6 dicembre 2021

Rut nell'album di famiglia di Gesù Cristo

 

Jean-François Millet, Le spigolatrici
Mondadori Portfolio/Electa/Laurent Lecat


I Libri della Bibbia
Rut
Letto da 
Luciano Manicardi
Piemme, Mondadori Libri, Milano, 2021



Il libro di Rut ha nel titolo il nome di una donna 
(come il libro di Ester, nei deuterocanonici delle versioni cattoliche della Bibbia
vi è anche il libro di Giuditta). 
Tra i contenuti del messaggio di Rut (così come per il libro di Giona)
vì è lo spiraglio aperto di un apporto da parte di stranieri alla costruzione 
di qualcosa di significativo, che dura nel tempo.
Rut è una delle cinque donne 
il cui nome è inserito nella genealogia che giunge sino a Gesù
(Matteo 1,5).


  

Luciano Manicardi:

Il libro di Rut (...)

È un testo brevissimo: 85 versetti suddivisi in 4 capitoli. 
La sua fama — sia dal punto di vista della pregevole qualità letteraria 
sia da quello della protagonista a cui deve il titolo, Rut — è inversamente proporzionale alla sua brevità. Anche Dante si ricorda di Rut 
nominandola, dopo Sara, Rebecca e Giuditta, nel XXXII canto del Paradiso come 
«colei che fu bisava al cantor che doglia del fallo disse “Miserere mei”» 
(Divina Commedia, Paradiso XXXII, 10-12). 
Ovverosia «colei che fu la bisnonna del cantore (cioè, Davide) 
che per dolore del peccato compose il Miserere, il Salmo 51». 
Dal punto di vista letterario, Rut rappresenta 
uno dei migliori esempi dell’arte narrativa biblica: 
un racconto breve che unisce in sé una notevole varietà di temi e motivi 
che rendono attuale questo antico e affascinante testo.

                                                              dall'Introduzione di Luciano Manicardi, Rut, 7-8.

sabato 4 dicembre 2021

Una domanda nell'Avvento

 

Leggiamo la Bibbia e insieme, ogni giorno leggiamo il giornale. Leggiamo

la Bibbia e vorremmo partecipare alla storia delle promesse di Dio. 

Leggiamo il giornale e prendiamo parte così al destino del mondo. 

Ma come possiamo unire le due cose, 

la comunione con le speranze di Dio 

e la comunione con le sofferenze della terra?

                                                                                                 Jürgen Moltmann

tratto da:

Jürgen Moltmann, Il linguaggio della liberazione

traduzione dal tedesco di Giovanni Moretto, Editrice Queriniana, Brescia, 1973,

riportato in: 

-Rosino Gibellini (a cura di), Breviario Teologico dell’Avvento

Editrice Queriniana, Brescia, 171.




venerdì 3 dicembre 2021

L' Avvento e i suoi nomi

 

Il tempo di Avvento


I nomi


Il termine latino adventus (= venuta) può convogliare in sé la stessa pienezza semantica del greco epipháneia (= manifestazione): veniva usato per la venuta della divinità nel tempio, per la prima visita ufficiale di un sovrano dopo la sua intronizzazione, per l’ascesa al trono di un imperatore. 

I cristiani usavano il termine sia per indicare la venuta di Cristo fra gli uomini (quindi per la sua «manifestazione nella carne»), 

sia per indicare il suo ritorno sperato (greco parousía).

 



tratto da:

- Karl-Heinrich Bieritz, Il Tempo e la Festa L’anno liturgico cristiano

Traduzione di Lydia Marinconz 

(“Dabar” Saggi teologici 25), Marietti 1820, Genova, 1996, 180.

 

titolo originale:

Das Kirchenjahr. Feste, Gedenk- und Feiertage in Geschichte und Gegenwart