giovedì 30 aprile 2020

Tesi sull'importanza decisiva della Bibbia - 1


1.  La Bibbia è insostituibile perché il suo è un messaggio storico.
Esso ci mette in relazione con colui del quale testimonia, narrandoci le azioni
che egli ha già compiuto e annunciandoci le promesse e le istruzioni che già ci ha dato.

(continua...)


tratto da: 
- Helmut GOLLWITZER   
Liberazione e Solidarietà Introduzione alla Teologia Evangelica
Traduzione di Gino Conte
(Sola Scriptura 12), Claudiana Editrice, Torino, 1986, 40.

mercoledì 29 aprile 2020

Per abolire la tortura


Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura. 

Il nuovo sito




Roma (NEV), 28 aprile 2020 – L’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura (ACAT) ha inaugurato il suo nuovo sito internet: www.acatitalia.it

Basato su una tecnologia più avanzata, può essere consultato sia da PC sia da Smartphone. Facilità di accesso, menù migliorato e contenuti riorganizzati sono le caratteristiche principali, spiegano i responsabili comunicazione di ACAT, che invitano i lettori e i sostenitori a visitarlo e commentare le novità.

Sono diversi gli appelli alla giustizia rilanciati e promossi dai Cristiani contro la tortura, fra cui quello riguardante l’Angola e la strage impunita da 5 anni. Fra i numerosi altri approfondimenti, quelli inerenti il coronavirus e i diritti e il coronavirus in carcere.

Fondato formalmente nella primavera del 1987 grazie al contributo della chiesa valdese di Roma e del movimento “Rinascita Cristiana”, il ramo italiano dell’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura si deve all’ispirazione del pastore valdese Tullio Vinay, tra i primi in Europa a denunciare le violenze subite dai prigionieri politici in Vietnam. Sin dal principio, l’ACAT scelse di operare su basi ecumeniche, mettendo insieme protestanti, cattolici, ortodossi e altre confessioni cristiane disposte a pregare e ad agire insieme. Tra le ultime battaglie della storia dell’associazione, spicca quella contro la pena di morte. Dal 2008 ACAT ha istituito un Premio di laurea per tesi sul tema della tortura e della pena di morte con il sostegno dell’8×1000 delle chiese metodiste e valdesi.

Risorse per la vita

“Spostare la spesa pubblica dalle armi alla scuola e alla sanità”

La Commissione Globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia appoggia la richiesta di moratoria sugli acquisti militari e la riallocazione dei fondi per interventi di 

riorganizzazione scolastica post Covid-19 e acquisto di strumentazione medica

Il perdono e l'aiuto

ECCOMI DAVANTI A TE

   Eccomi davanti a te, Signore,
Tu mi inviti alla speranza
perché mi esamini senza disgusto.

   Tu conosci l'insieme dei miei atti,
l'automatismo folle dei miei pensieri.
Conosci i miei stati d'animo,
le mie angosce,
le mie meschinerie e le mie ricadute...

   Signore, la tua parola mi salva.
Tu mi conosci,
conosci il mio abisso,
ti sei riconosciuto nella mia sofferenza,
ti sei fermato davanti a me
e mi hai detto: "parla!"


   Ed allora io parlo...
"Signore, perdonami!
Signore, aiutami!"


Florence Taubmann
"à haute voix" di F. Taubmann e M. Wagner

citato nella raccolta di testi di fede, CEVAA, Un Sentiero nella Foresta, 117.
Raccolta e traduzione testi a cura di Renato Coïsson.

martedì 28 aprile 2020

Benedizione dono da saper ricevere

Signore, sia la tua benedizione su di me mentre inizio
    questa giornata con te.
Rendimi saldo nella verità per la quale vivo correttamente;
Mettimi davanti la verità dalla quale ho sbagliato ad allontanarmi.
Non ti chiedo ciò che voglio, bensì ciò di cui sai che ho bisogno,
e offro questo giorno e me stesso per te e a te,
nel nome di Gesù.

Iona (adattamento)


John Pritchard, Piccola guida alla preghiera
Traduzione: Franco Ronchi (Spiritualità 2), Claudiana, Torino, 2011, 55.

lunedì 27 aprile 2020

Non abbiate paura

Voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»
Romani 8,15

domenica 26 aprile 2020

la Lumière - Luca 24,13-35

foglio biblico, teologico, liturgico

DOMENICA 26 aprile 2020 2a DOPO PASQUA MISERICORDIAS DOMINI

La terra è piena della benevolenza del SIGNORE Salmi 33,5b


Letture: 

Atti 2,14.22-33   
Salmi 16   
I Pietro 1,17-21

Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,13-35 

13 Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; 14 e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. 16 Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. 17 Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. 18 Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» 19 Egli disse loro: «Quali?» Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. 22 È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon'ora al sepolcro, 23 non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto». 25 Allora Gesù disse loro: «O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! 26 Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» 27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. 32 Ed essi dissero l'uno all'altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr'egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» 33 E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.




BRICIOLE DI PANE
per una fede non in briciole

La fede che crede senza vedere - 2

Maurizio Abbà



 
Sul cammino i due discepoli conversavano tra loro (precisamente il termine greco impiegato, al v. 14, richiama l'omelia,
dunque è alla base dell’arte omiletica, quindi anche dei Sermoni!).
Possiamo immaginare il sermone intessuto di delusione, profonda delusione, Gesù era stato crocifisso, il suo movimento si era disperso, insomma tutto pareva finito irrimediabilmente.-Il lettore è già informato di chi sia il viandante che i due incontrano (loro invece ancora non lo sanno..) -. 
- La domanda rivolta ai discepoli: “che tipo di sermone era il vostro?”.
Pensiamo se Gesù s’informa sui nostri sermoni, cosa ne salta fuori? La risposta dei due discepoli è nel loro atteggiamento: 
la ...tristezza...

 -Il messaggio di Gesù liberante e liberatorio era disatteso ancora una volta. Ma non poteva che essere così, gli occhi dei discepoli vedevano ma non riconoscevano.

Il discepolo anonimo che affianca Clèopa non ha nome, possiamo pensare di essere noi.
 I loro occhi impediti non lo riconoscono (v.16), la tristezza offusca la realtà. 

I discepoli pensavano di essersi illusi e ora la realtà si manifestavacome una grande delusione. 
Le donne del movimentoavevano annunciato un orizzonte diverso, gioioso, un orizzonte di Risurrezionema non erano state credute. 
Gesù li accompagna nel ripercorrere la Bibbia (si badi: l’Antico Testamento che resta imprescindibile anche per i cristiani).

La Parola e poi la condivisione del pane: così Gesù incontra i suoi. 

Incontrano Gesù, per loro, per ora, è un “forestiero”.

Nella storia dell’esegesi di questo brano, Agostino, nel suo Sermo 235, pronunciato il giorno dopo Pasqua, a Ippona, intorno all’anno 400, pone al centro della sua omelia la presenza del Risorto tra i suoi, Gesù è “al contempo visibile e celato”.

I discepoli hanno agito in maniera decisiva: lo hanno trattenuto, offrendogli ospitalità (v.29). 
(Confrontare con il passo di Giovanni 20,17 in cui Gesù invece dice a Maria Maddalena:  
«Non trattenermi»). 

Passo chiave è altresì il v. 31: 
i discepoli fino ad allora avevano visto Gesù ma non lo avevano riconosciuto. 
Ora che finalmente lo vedono per chi è davvero...
“Gesù diventa invisibile ai loro occhi”. 

Gesù non scompare ma continua ad esserci, è la teologia della presenza-assenza. 

Gesù si autorivela nel togliere il sigillo alla Parola e nella sua prassi: 
lo spezzare il pane ossia la Cena del Signore.

La Parola e il Pane sono insieme. La Parola offre e spiega il Pane eucaristico. 

L’Eucaristia non può essere sottovalutata. 
Al contempo l’Eucaristia senza l’annuncio della Parola non ha la medesima forza narrativa.

I cuori duri a comprendere possono diventare cuori scaldati 
dal sapore buono della Parola. - 
(Emmaus in ebraico vuol dire 'fonte calda', 'sorgenti calde' !).

Emmaus, attualmente non è con precisione una località reperibile con certezza
(sono state avanzate diverse ipotesi di località riferite all'Emmaus biblica),

Emmaus possiamo pensare che è là dove ci troviamo,
con le nostre fragilità di fede ed il nostro desiderio d'invitare Gesù a restare con noi,
quando è sera, la sera della giornata quando la stanchezza affiora,
quando è la sera della vita e siamo in procinto di fare bilanci dell'esistenza,
quando è sera e ci ritroviamo insieme con semplicità di cuore.

Come diceva Agostino, con altri teologi e predicatori della tarda antichità:
«trattieni il forestiero, se vuoi riconoscere il tuo salvatore».

sabato 25 aprile 2020

Succedeva alla Vigilia di Pasqua


LA SANTA CENA DALLE MANI VUOTE

All'epoca dei Tupamaros, in Uruguay, il pastore Miguel Brun della chiesa metodista di Montevideo, viene messo in prigione perché la polizia vuole avere notizie di un giovane della sua comunità sospettato di appartenere ai guerriglieri e che si è reso irreperibile.

In carcere, il pastore viene sottoposto a gravi torture psicologiche: anche la moglie viene arrestata e facendogli ascoltare delle urla nella stanza accanto, gli viene detto che sono i suoi figli che vengono torturati. Egli però riesce a non dire nulla (anche perché non sa nulla).

Alla vigilia di Pasqua tutti i prigionieri politici sono raccolti in uno stanzone, sorvegliati, attraverso una piccola feritoia nella porta, dalla polizia che è nella stanza accanto. I poliziotti, temendo che i prigionieri possano complottare insieme hanno ordinato loro di camminare, ed essere continuamente in movimento. 

Fra i prigionieri un buon gruppo sono agnostici, alcuni invece sono credenti cattolici mentre lui solo è protestante. 

I credenti cattolici, pensando con nostalgia alla Pasqua imminente, esprimono il desiderio di partecipare alla eucaristia, e chiedono al pastore di celebrarla visto che è l’unico “sacerdote”. Il pastore considerando la situazione risponde però che non è possibile, non avendo né il pane né il vino, ritenendo anche che è impensabile chiedere qualcosa alle guardie. 

L’unica cosa che potrebbe fare è quella di ripetere il racconto dell'ultima cena che conosce a memoria.

I suoi compagni non si arrendono però e continuano ad insistere proponendogli di fare come fanno i bambini: ripetere i gesti del rompere il pane e distribuirlo e così pure con un finto calice e che loro avrebbero fatto il gesto di portarli alla bocca. Anche i compagni agnostici insistono proponendo ai credenti di mettersi nell’angolo in ombra dalla porta dove non sarebbero stati visti mentre loro, per proteggerli, avrebbero fatto più movimento perché le guardie non si rendessero conto che alcuni mancavano.

E così, in quella vigilia di Pasqua, in un carcere di massima sicurezza di un paese dove la libertà è negata, un gruppo di credenti, sotto la protezione di un gruppo di non credenti, vive la più significativa Santa Cena dalle mani vuote.

Tutto è stato loro tolto, tutto salvo la fede nella presenza del Cristo vivente, presente accanto a loro.


Comitato italiano per la CEVAA – Comunità di Chiese in missione, Un Sentiero nella Foresta
raccolta di testi di fede, 2006, 80. Raccolta e traduzione testi a cura di Renato Coïsson.

venerdì 24 aprile 2020

La Libertà il desiderio più grande

Il jazzista Duke Ellington ha detto una volta:

Che cosa desidero per i miei 70 anni? Accanto alla libertà per il
mio popolo, desidero la libertà dall'odio, la libertà dalla paura,
poiché solo chi è libero dalla paura può fare qualcosa per gli altri; e
la libertà dal proprio orgoglio,
per il quale ci riteniamo migliori dei nostri fratelli.




citato da: - Jörg Zing, Come Pregare Meditazioni
Traduzione di Giuliana Gandolfo, («Meditazioni bibliche»), Claudiana Editrice, Torino, 1988, 1995, e successiva edizione 2008, citazione dalla seconda edizione, pagina 202.

Memoria di Libertà


giovedì 23 aprile 2020

Risurrezione è il credere gioioso nella vita


“La testimonianza della risurrezione del Signore plasma una comunità; ne fanno parte coloro che credono nella vita.
Avere fede implica condividere ciò che abbiamo «secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,45).
La fede cristiana non consiste nel professare verità astratte, ma nell’avere vita, e la vita implica comunione. Solo una chiesa che è solidale con i più poveri di questo mondo, formata da persone che condividono ciò di cui dispongono, che non si sentono superiori a nessuno per il fatto di essere cristiani o per il ruolo che svolgono all’interno della comunità ecclesiale, può celebrare l’eucaristia «con semplicità di cuore» (At 2,46).
La pace che ci porta il Signore risorto è al tempo stesso un compito.
Una missione sorretta da «una speranza viva» (1Pt 1,3), responsabilità di comunicare, di condividere, questa esperienza. Quando essa muore in una persona o in un popolo, non rimangono che tenebre o tristezza. 
Non si può proclamare la risurrezione se non nella gioia.
Una gioia che non dimentica la presenza di sofferenze e di prove (1 Pt 1,6), ma neppure i segni di vita offerti da molti seguaci di Gesù.
Bisogna vivere tutto questo con semplicità di cuore.”
Gustavo Gutiérrez


tratto da:
- Gustavo GUTIÉRREZ, Condividere la Parola Commento alle letture domenicali e festive del ciclo A-B-C, traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi, (Strumenti 57), Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 112.

mercoledì 22 aprile 2020

Gesù con la sua parola e la sua presenza fa vivere la chiesa



di Eugenio Bernardini

«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò» (Giovanni 20,25)

Spesso Tommaso viene visto come un esempio negativo: un credente, sì, ma dalla fede debole, uno che non sa credere se non tocca e non vede. Mentre la fede dovrebbe essere “certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11,1). Tommaso, invece, dovrebbe essere visto come un credente veramente autentico perché dice ciò che molti pensano ma non dicono: riconosce la fragilità e la provvisorietà della propria fede. 
Il Vangelo ci indica questo apostolo così: “Tommaso detto Didimo” (Giovanni 20,24). “Didimo” vuol dire gemello, e forse Tommaso è anche gemello nel senso del segno zodiacale: segno di una personalità duale, di un’identità incerta e carica di dubbi. Ma è proprio così? 

Il Vangelo ce lo presenta come un uomo normale. Non riesce a credere alla risurrezione perché gli sembra una scappatoia fantasiosa, che contrasta la realtà.  Qual è la realtà? La realtà è che Gesù – l’amico, il maestro, il riferimento che aveva cambiato la sua vita – è morto, finito, sepolto! Che consolazione ci può essere nel contrabbandarlo per vivo quando invece è morto? Tommaso, un uomo normale, concreto, che dubita, ma anche un uomo saggio, non sciocco. 
Un uomo che fa domande e si pone domande, come la fede cristiana consente, anzi richiede. Credere non significa smettere di pensare, di dubitare, di interrogarsi. 

Il Vangelo ci dice che, nonostante i dubbi, egli è ancora lì, insieme agli altri.
Lo ritroviamo al suo posto di sempre, insieme alla sua comunità. Non rompe con la comunità, non se ne inventa una nuova, una a sua immagine. Egli è lì, insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle e con loro affronta la crisi che lo travaglia.
Tommaso è lì e, nonostante i suoi dubbi, è ancora chiamato apostolo: “uno dei dodici” (v.24). E con questa precisazione, il Vangelo ci dice che, fin dall’inizio, la chiesa del Risorto include Tommaso perché è una comunità accogliente, calorosa, che include (non esclude). Una comunità che ha sempre bisogno della presenza del suo Signore che continuamente le dice: «sii credente e non incredulo» (v.27). 
Solo in base alla parola di Gesù, solo alla sua presenza la chiesa crede, ha la possibilità di credere nonostante la propria quotidiana incredulità.

martedì 21 aprile 2020

Parole di Benedizione

Dio non ha lasciato se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori.
Atti degli apostoli 14,17


Sii per me una rocca in cui trovo scampo, una fortezza dove io possa sempre rifugiarmi! Tu hai dato ordine di salvarmi, perché sei il mio baluardo e la mia fortezza.
Salmi 71,3


Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
I Pietro 1,3

lunedì 20 aprile 2020

Una grande consolazione


Un testo di Dietrich Bonhoeffer

... per noi non c’è nulla che possa rimpiazzare l’assenza di una persona cara né è cosa questa che dobbiamo tentare di fare; è un fatto che bisogna semplicemente sopportare e davanti al quale bisogna tenere duro.
A prima vista sembra molto difficile, mentre è anche una grande consolazione; perché, restando effettivamente aperto il vuoto, si resta anche da esso reciprocamente legati.
Si sbaglia quando si dice che Dio riempie il vuoto; non lo riempie affatto, anzi lo mantiene appunto aperto e ci aiuta in questo modo a conservare l’autentica comunione tra di noi – quantunque accompagnata dal dolore.

Inoltre: quanto più belli e densi sono i ricordi, tanto più pesante è la separazione. Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.
Portiamo allora dentro di noi la bellezza del passato non come una spina, ma come un dono prezioso.

Bisogna guardarsi dal frugare nel passato, dal consegnarsi ad esso, così come un dono prezioso non lo si rimira continuamente, ma solo in momenti particolari, e per il resto lo si possiede come un tesoro nascosto della cui esistenza si è sicuri;
allora dal passato si irradiano una gioia e una forza durature.


Resistenza e Resa Lettere e altri scritti dal carcere
Lettera a Renate e a Eberhard Bethge, sera di Natale 1943. 
Edizione italiana a cura di Alberto Gallas,
Editrice Queriniana, Brescia, 2002, 238.

domenica 19 aprile 2020

la Lumière - Giovanni 20,19-31

foglio biblico, teologico, liturgico

DOMENICA 19 APRILE 2020
1a DOPO PASQUA
- QUASIMODOGENITI (Come bambini appena nati I Pietro 2,2a) 




Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-31

19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana,
mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono.
21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi».
22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.
23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù.
25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro:
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi,
e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro.
Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato;
e non essere incredulo, ma credente».
28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!»
29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
30 Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro;
31 ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo,
abbiate vita nel suo nome.





BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole


La fede che crede senza vedere

Maurizio Abbà




A Maria Maddalena Gesù dice non trattenermi, Gv 20,17, una forma di distanziamento sociale Poi nel giorno di Pasqua, Gv 20,17 i discepoli dov’erano? Il testo afferma: «erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano»», - anche qui non c’è neppure da cercare l’attualizzazione, è già insita nel testo: una misura cautelativa del tipo: io resto a casa.
Tommaso non era rimasto a casa, e cosa si era perso? La venuta di Gesù! Non solo, si era perso anche l’insufflazione dello Spirito Santo!
Gesù era arrivato tra i suoi discepoli, arriva tra loro superando le porte della paura, paura dei Giudei, (degli altri) Giudei, perché Giudei sono anche loro.
- Qualche anno dopo saranno gli Ebrei a temere, a ragione, il contatto con i Cristiani, è la tragica storia dell’antisemitismo cristiano che prolungherà le sofferenze sulla croce dell’ebreo Gesù. Storie quelle degli antisemitismi che non sono purtroppo archiviate in un passato remoto ma che riaffiorano qua e là prepotentemente e infaustamente - .
Gesù oltrepassa muri di pregiudizi e barriere paurose.
Gesù per fare questo ricorre in maniera inusuale, all’effrazione.
Letteralmente effrazione è: “rottura, scasso”, qui l’effrazione è nelle coscienze, nella vita, nella fede dei suoi discepoli, il culmine è, nel «soffiare lo Spirito Santo», 
Gv 20,22.

A Maria Maddalena che, chiamata per nome, ha finalmente ri-conosciuto il suo Maestro, allora Gesù la esorta energicamente a: “Non trattenermi” (espressione poi nota in latino con la locuzione: “Noli me tangere”, con tante raffigurazioni successivamente nella storia dell’arte)

In Gv 20,27 invece Gesù invita Tommaso a toccare per verificare chi sia davvero colui che ha di fronte.
Una domanda sorge spontanea e s’impone: perché là con la Maddalena Gesù preclude il contatto, mentre qui con Tommaso è invitato? (Probabilmente il contatto non vi è stato, in quanto... divenuto ormai superfluo?).
Non per forza a tutte le domande vi sono (facili) risposte.
Si può osservare che, forse, la risposta anzi le risposte di Gesù sono diversificate per circostanze diverse, momenti diversi, anche e soprattutto per le sensibilità diverse di fede che si esprimono. La fede della Maddalena è una fede che vorrebbe abbracciare, vuole, per così dire, ‘perimetrare’, ‘delimitare’ Gesù Cristo, afferrarlo. Una fede che lo vorrebbe, seppur affettuosamente e teneramente, prigioniero.
La fede di Tommaso è invece attraversata fino ad essere permeata dal dubbio seppur dubbio di fede, ma dubbio che porta, per così dire, a scartare mettendo da parte la possibilità inaudita che Gesù Cristo sia il Risorto.
Ma è solo un tentativo di risposta. 


Il testo biblico continua ad interrogarci costruttivamente, come sempre. 


Un pendant suggestivo, è l’accostamento artistico tra il suggerimento che Gesù rivolge a Tommaso e l’incontro ravvicinato (il contatto è mancato? Anche qui non c’è risposta certa) nel famoso affresco michelangiolesco.

La sera di Pasqua, nel racconto giovanneo, le ultime parole che risuonano non sono proprio un inno pasquale celestiale ma le celeberrime parole dell’apostolo Tommaso: «Se non ... io non crederò», risuonano la sera di Pasqua (!). Qui palesemente è il dubbio di fede a trovare udienza, ha comunque spazio, non è espulso, significativamente non è scomunicato dalla comunità di fede. - Del resto, a tavola anche nell’Ultima Cena neppure la tragica figura dell’apostolo Giuda Iscariota è scomunicato e neppure è scomunicato l’apostolo Pietro che, di lì a poco, sconfesserà, per tre volte, la sua appartenenza al movimento di discepoli di Gesù, e il canto di un gallo gli farà, a suo modo, per tre volte, effrazione ricordandogli il suo discepolato mancato (episodio riportato in tutti e 4 gli Evangeli).
Gesù ritorna appositamente per Tommaso, appunto non è stato scomunicato, Gesù torna per lui, per te, per me, ritorna. Lo Spirito Santo è per tutti, appunto: nessuno escluso!
Gesù torna appositamente, otto giorni dopo, per noi e noi, poi saremo a dire, speriamo: «Rimani con noi, perché si fa sera» (Luca 24,29), questa è la storia dei discepoli in cammino per Emmaus, anche noi siamo in quel cammino, Domenica prossima, soffermandoci sul testo lucano, ne sapremo, forse, un po’ di più su questo percorso di fede.
Intanto dobbiamo imparare ad allenare la nostra fede a credere senza vedere, ed è, infatti, questa la clamorosa promessa di Beatitudine!
La lezione inespressa del discepolo che Gesù amava, inespressa in quanto non propalata,
il discepolo che Gesù amava serbava in sé queste cose (come aveva fatto Maria la madre di Gesù, nel racconto ‘natalizio’ di Lc 2,19: «Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo»);
Giovanni 19,26-27:
«Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua»
Qui si sono incontrati Natale e Venerdì Santo, incontro solenne certo ma sicuramente non festoso.
Occorreva l’incontro, diciamo l’abbraccio, con la Pasqua di Risurrezione! Ora sì che inizia ad essere festa, inizia ad essere Pasqua, perché non è subito Pasqua.
La Pasqua di Risurrezione è una crescita comunitaria nella fede.
Torniamo al discepolo che Gesù amava, alla sua fede:
«Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette», Giovanni 20,8.

«Egli comprende la morte di Cristo come innalzamento e glorificazione. In questo modo anticipa la fede che crede senza vedere. La fede del discepolo amato costituisce il primo approdo della rilettura giovannea della tradizione pasquale»,
(Jean ZUMSTEIN, 2017, 927). 



Credere senza vedere, non è una condanna, è una Benedizione.