È Pesach! È Pasqua!
Due ricorrenze liturgiche si sovrappongono in questi giorni: una ebraica, una cristiana.
Due ricorrenze a cui noi tutte donne dell’Osservatorio interreligioso partecipiamo con attesa e curiosità, unendoci strette nella condivisione dei significati di queste festività e di momenti che uniranno le nostre comunità e famiglie. In queste occasioni, proprio per la nostra natura di associazione interreligiosa, siamo chiamate ad ac-cordarci in circolo, consapevoli che le differenze tra noi non si appannano, ma risplendono anzi ancor di più, come tinte svettanti dall’arco di un arcobaleno.
Noi, donne di fede, nella comunanza di attenzione, alziamo insieme le nostre voci.
Pesach: è la festa che afferma la libertà del popolo ebraico fuggito dalla schiavitù d’Egitto. Libertà che è vissuta nell’unità di un popolo che viene a formarsi attraverso questa vicenda e ricevendo l’insieme di precetti per regolare una convivenza e un percorso che non lascia gli individui alle loro sorti, ma li avvicina.
Un percorso di liberazione che siamo chiamati a raccontare e trasmettere di generazione in generazione immedesimandoci con chi, anche se millenni fa lo ha vissuto, e ricordando che sono state proprio le donne – di due diverse fedi – Miriam, l’ebrea sorella di Mosè, e la figlia di Faraone a generare questa salvezza.
È Pesach e quest’anno lo viviamo con una consapevolezza particolare di quanto è fragile la nostra esistenza e come può essere travolta, ma reagendo, pur di fretta, al pericolo siamo capaci di guardare oltre al mare attraversato che ha diviso passato e futuro.
Pasqua: momento costitutivo per noi, donne cristiane. È bene rammemorare che l’evento pasquale affonda le sue radici nella festa ebraica.
Per noi esso è il culmine della nostra fede: Morte in croce e Resurrezione del Figlio di Dio, colui che si è spogliato di ogni potere e ci ha donato -con la sua vita tutta e con questo gesto supremo- la testimonianza superba del Bene.
È dunque l’apice della kenosi estrema di Dio e del suo superamento nella Vita. Ma a noi donne di fede cristiana spetta anche rammemorare un altri segni/azioni, obliati per lo più.
Dell’evento per cui si dice:
“Egli è veramente risorto”
diedero testimonianza per prime le donne e portarono l’annuncio.
Così come donna fu colei che unse in anticipo Gesù, con un gesto profetico tale per cui è scritto:
“Dovunque sarà predicato l’evangelo, quello che costei ha fatto sarà raccontato in memoria di lei”.
Nelle donne, dunque, si esprime l’annuncio apostolico!
Pesach e Pasqua sono celebrate quest’anno in un tempo inedito e sofferto.
Un tempo apostrofato sovente con la metafora della guerra.
Ciò servirà per compattare “truppe” in stagioni di smarrimento.
Ma con questi linguaggi si veicolano simbolismi virilmente militareschi che rinforzano stereotipi aggressivi, quando abbiamo bisogno di ben altro.
Noi affermiamo che siamo in Cura, non in Guerra.
Attraverso l’assunzione della necessità del prendersi cura possiamo guadagnare solidarietà, ascolto, gesti di com-passione (in specie nei momenti ultimi), salute e vita.
La Cura non è un’attitudine imparentata ai cascami del sentimentalismo (attribuito al femminile); essa comporta invece equilibrio, empatia, resistenza alla fatica, coraggio, volontà, capacità di decentrarsi per far posto all’altro/a, intelligenza del cuore... Significa essere ostetrici/che dell’altro (come affermava Platone).
La pratica della cura, come la fede, è a caro prezzo.
Buona Pesach, buona Pasqua a tutti e tutte !
Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne – O.I.V.D
Aprile 2020
tratto da:
www.saenotizie.it