mercoledì 30 aprile 2025

S come Sincerità Evangelica

 

Oggi dovremmo chiedere al Signore la grazia della parresia (franchezza) 

per le nostre chiese.

Perché riscoprano la loro missione profetica 

e non tacciono di fronte alle violenze perpetrate sui poveri. 

Perché sappiano intervenire con coraggio ogni volta che vengono violati i diritti umani. 

Perché non tremino di fronte alle minacce e parlino con franchezza,

senza operare tagli sull'interezza della Parola 

e senza praticare sconti sul prezzo di copertina, 

quando i diritti di Dio vengono subordinati agli interessi degli innumerevoli idoli 

che pretendono il suo posto.

                                                                                                          don Tonino Bello

martedì 29 aprile 2025

Fede in azione

 

Sarebbe illusorio, inutile e perfino blasfemo pretendere di rendere testimonianza a Dio

senza impegnarsi in azioni pratiche per la guarigione del creato.                                                                                     

                                                                                                                        Jon Sobrino

lunedì 28 aprile 2025

La Libertà di Dio

 

Dio non ha bisogno di templi o cattedrali in terra che sono costruiti da maestri.

Adombrano la sua luce, che nessun occhio riesce a vedere.

Egli si costruisce da sé la sua casa,

si sceglie delle anime che seguono la sua chiamata per abitarci.


                                                                               Nikolai Frederik Severin  Grundtvig

                                                                                             Otto Riethmüller

domenica 27 aprile 2025

Serenità e Gioia da Cristo

 

Per favore, non rubate la mia serenità. 

E la gioia che nessun tempio ti contiene, o nessuna chiesa t'incatena: 

Cristo sparpagliato per tutta la terra, Dio vestito di umanità: 

Cristo sei nell'ultimo di tutti come nel più vero tabernacolo: 

Cristo dei pubblicani, delle osterie, dei postriboli, 

il tuo nome è colui che-fiorisce-sotto-il-sole.

                                                                                           David Maria Turoldo

sabato 26 aprile 2025

Dalla parte de gli Ultimi, della Pace e della Salvaguardia del Creato

 

Jorge Mario Bergoglio  (1936 - 2025)

papa Francesco (2013 - 2025)

venerdì 25 aprile 2025

La fede crede senza vedere, solo così, seppur ferita, può camminare

 


Composizione luterana danese

  (XIX secolo) 

Sion Kirke – Copenhagen

da notare che non vi è il contatto tra Tommaso e Gesù



BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

La fede crede senza vedere, solo così, seppur ferita, può camminare

                                          

                                 Meditazione biblico-teologica di Maurizio Abbà


La cornice del quadro è quella di Giovanni capitolo 20, 19-31.

Il capitolo 20, tutto, è una cornice straordinaria.

Maria di Màgdala (la Maddalena) e poi Tommaso,

sono i protagonisti, molto diversi certamente tra loro.

Nell'avventura di fede che dallo sfondo diventa, appunto, 

cornice di un quadro di fede in-credibile!


- Scesa la sera di Pasqua, anzi quando arriva l'apostolo Tommaso è ormai quasi notte,

l'apostolo Tommaso manifesta il suo, celebre, dubbio.

Tommaso: Se non vedo nelle sue mani ... 

e non metto la mia mano nel suo fianco ...


Non è un dubbio tenebroso.

Attenzione è un dubbio di fede. A suo modo è costruttivo.

Comunque trova spazio, non è espulso, 

non sono scomunicati,  Tommaso, né il suo dubbio.


- Sappiamo bene, è già Pasqua, ma non è subito Pasqua.

Pasqua ora e non ancora.


Gesù Risorto torna a lui, torna a loro, 

Dopo otto giorni 

torna appositamente per lui, per Tommaso detto Didimo.

(In un certo senso il racconto si duplica: Gv 20,19-23 e ancora Gv 20,26-29).

Nel nome dell'apostolo un ri-suonare narrativo! 

Infatti: 'Tommaso' vuol dire in aramaico 'gemello', 

e 'Didimo' in greco significa, altresi ', 'gemello'!


Il dono della Pace congiunto con il dono dello Spirito santo

è per tutti.

Nessuno può essere lasciato indietro. 

Neanche una persona sola può essere dimenticata.

Cristo risorto per la seconda volta oltrepassa le barriere.


Come diceva uno dei maggiori teologi del XX secolo:

"Perciò resta vero senza riserve anche il fatto che il Cristo risorto

passa attraverso porte chiuse" (Karl Barth).


Questo segno di attraversamento e superamento degli ostacoli, 

deve suonare e ri-suonare come grande incoraggiamento di fronte alle difficoltà.

Non ci sono porte sprangate

- (Il plurale di porte non è un caso, 

sono tante le difficoltà e le paure che fanno presa su di noi);

non ci sono 'muri' che ci possano impedire 

di relazionarci direttamente con Dio,

nella dimensione della preghiera

e di relazionarci tra le Sue creature in misericordia e giustizia.


TommasoSe non vedo nelle sue mani ... e non metto la mia mano nel suo fianco

i biblisti, 

tra cui Gianfranco Nolli rammentava che l'apostolo Tommaso 

non chiede dei piedi di Gesù, si dimentica di chiedere.

- Davvero è una dimenticanza?

O i piedi sarebbero feriti comunque, anche quelli del Risorto?


- Tommaso è invitato da Gesù a verificare,

che poi Tommaso l'abbia fatto questo non è dato a sapersi con certezza.

Da lì a poco la fede non si sarebbe potuto avvalere della vista e della tattilità.


Questo è proprio in sintonia con il nostro orizzonte di fede:

l'orizzonte della fede che crede senza vedere.

Gesù il Risorto non è lontano ma in mezzo a loro.


Sarà l'udito ad ac-cogliere la fede.

Dunque non la vista, non la tattilità, 

ma il camminare, nonostante le ferite, per poter ascoltare (Romani 10,17).

Cammino che arriva ad una confessione di fede:

Mio Signore e mio Dio!

"forse abbiamo qui l'eco di una acclamazione liturgica" (Bibbia TOB).


L'imperatore romano Domiziano (51 - 96), 

si faceva chiamare 'Mio Signore e mio Dio'.

Qui invece, nel IV Evangelo, abbiamo l'antitesi al suo Potere imperiale.

Qui è la Vittima ad essere chiamata con questo appellativo!

- Gli studiosi segnalano che vi erano inoltre personaggi ritenuti importanti 

che si facevano chiamare Dio e Signore,

con il fine dell'adulazione per soldi.


La confessione di fede di Tommaso è invece davanti al Crocifisso Risorto.


Beati coloro che credono senza aver visto

Abbiamo qui ancora una Beatitudine in-segnata, annunciata, da Gesù


________________________________________

- Le parole in colore rosso sono tratte da:

Evangelo di Gesù Cristo "secondo Giovanni" 20,19-31

Bibbia Nuovo Testamento Traduzione Letteraria Ecumenica (TLE)


Libertà

 

25 Aprile 

1945 - 2025

Anniversario della

Festa della Liberazione dal nazifascismo.

Festa della Liberazione per la Libertà.


Il ricordo di chi scelse la Libertà anche in:

www.noipartigiani.it

giovedì 24 aprile 2025

A come Altruismo

 

La bontà è qualcosa di così semplice: esistere sempre per gli altri,

non cercare mai se stessi.

                                                                                   Dag Hammarskjöld

mercoledì 23 aprile 2025

Epigrafe che diventa Preghiera di Adriana Zarri

 

«Non mi vestite di nero:/è triste e funebre./Non mi vestite di bianco:/è superbo e retorico./Vestitemi/a fiori gialli e rossi/e con ali di uccelli./E tu, Signore, guarda le mie mani./Forse c'è una corona./Forse/ci hanno messo una croce./Hanno sbagliato./In mano ho foglie verdi/e sulla croce,/la tua resurrezione./E, sulla tomba,/non mi mettete marmo freddo/con sopra le solite bugie/che consolano i vivi./Lasciate solo la terra/che scriva, a primavera,/un'epigrafe d'erba./E dirà/che ho vissuto,/che attendo./E scriverà il mio nome e il tuo,/uniti come due bocche di papaveri».

                                                                                                                   Adriana Zarri

martedì 22 aprile 2025

Omelia pasquale di Francesco

 

Maria di Magdala, vedendo che la pietra del sepolcro era stata rotolata via, si mise a correre per andare a dirlo a Pietro e Giovanni. Anche i due discepoli, ricevuta la sconvolgente notizia, uscirono e – dice il Vangelo – «correvano insieme tutti e due» (Gv 20,4). I protagonisti dei racconti della Pasqua corrono tutti! E questo “correre” esprime, da un lato, la preoccupazione che avessero portato via il corpo del Signore; ma, dall’altro, la corsa della Maddalena, di Pietro e di Giovanni dice il desiderio, la spinta del cuore, l’atteggiamento interiore di chi si mette alla ricerca di Gesù. Egli, infatti, è risorto dalla morte e perciò non si trova più nel sepolcro. Bisogna cercarlo altrove.

Questo è l’annuncio della Pasqua: bisogna cercarlo altrove. Cristo è risorto, è vivo! Egli non è rimasto prigioniero della morte, non è più avvolto nel sudario, e dunque non si può rinchiuderlo in una bella storia da raccontare, non si può fare di Lui un eroe del passato o pensarlo come una statua sistemata nella sala di un museo! Al contrario, bisogna cercarlo e per questo non possiamo stare fermi. Dobbiamo metterci in movimento, uscire per cercarlo: cercarlo nella vita, cercarlo nel volto dei fratelli, cercarlo nel quotidiano, cercarlo ovunque tranne che in quel sepolcro.

Cercarlo sempre. Perché, se è risorto dalla morte, allora Egli è presente ovunque, dimora in mezzo a noi, si nasconde e si rivela anche oggi nelle sorelle e nei fratelli che incontriamo lungo il cammino, nelle situazioni più anonime e imprevedibili della nostra vita. Egli è vivo e rimane sempre con noi, piangendo le lacrime di chi soffre e moltiplicando la bellezza della vita nei piccoli gesti d’amore di ciascuno di noi.

Per questo la fede pasquale, che ci apre all’incontro con il Signore Risorto e ci dispone ad accoglierlo nella nostra vita, è tutt’altro che una sistemazione statica o un pacifico accomodarsi in qualche rassicurazione religiosa. Al contrario, la Pasqua ci consegna al movimento, ci spinge a correre come Maria di Magdala e come i discepoli; ci invita ad avere occhi capaci di “vedere oltre”, per scorgere Gesù, il Vivente, come il Dio che si rivela e anche oggi si fa presente, ci parla, ci precede, ci sorprende. Come Maria di Magdala, ogni giorno possiamo fare l’esperienza di perdere il Signore, ma ogni giorno noi possiamo correre per cercarlo ancora, sapendo con certezza che Egli si fa trovare e ci illumina con la luce della sua risurrezione.

Fratelli e sorelle, ecco la speranza più grande della nostra vita: possiamo vivere questa esistenza povera, fragile e ferita aggrappati a Cristo, perché Lui ha vinto la morte, vince le nostre oscurità e vincerà le tenebre del mondo, per farci vivere con Lui nella gioia, per sempre. Verso questa meta, come dice l’Apostolo Paolo, anche noi corriamo, dimenticando ciò che ci sta alle spalle e vivendo protesi verso ciò che abbiamo di fronte (cfr Fil 3,12-14). Ci affrettiamo allora per andare incontro a Cristo, col passo svelto della Maddalena, di Pietro e di Giovanni.

Il Giubileo ci chiama a rinnovare in noi il dono di questa speranza, a immergere in essa le nostre sofferenze e le nostre inquietudini, a contagiarne coloro che incontriamo sul cammino, ad affidare a questa speranza il futuro della nostra vita e il destino dell’umanità. E perciò non possiamo parcheggiare il cuore nelle illusioni di questo mondo o rinchiuderlo nella tristezza; dobbiamo correre, pieni di gioia. Corriamo incontro a Gesù, riscopriamo la grazia inestimabile di essere suoi amici. Lasciamo che la sua Parola di vita e di verità illumini il nostro cammino. Come ebbe a dire il grande teologo Henri de Lubac, «dovrà esserci sufficiente di comprendere questo: il cristianesimo è Cristo. No, veramente, non c’è nient’altro che questo. In Cristo noi abbiamo tutto» (Les responsabilités doctrinales des catholiques dans le monde d’aujourd’hui, Paris 2010, 276).

E questo “tutto” che è il Cristo risorto apre la nostra vita alla speranza. Lui è vivo, Lui ancora oggi vuole rinnovare la nostra vita. A Lui, vincitore del peccato e della morte, vogliamo dire:

«Signore, in questa festa noi ti chiediamo questo dono: di essere noi pure nuovi per vivere questa perenne novità. Scrostaci, o Dio, la triste polvere dell’abitudine, della stanchezza e del disincanto; dacci la gioia di svegliarci, ogni mattino, con occhi stupiti per vedere gli inediti colori di quel mattino, unico e diverso da ogni altro. […] Tutto è nuovo, Signore, e niente ripetuto, niente vecchio» (A. Zarri, Quasi una preghiera).

Sorelle, fratelli, nello stupore della fede pasquale, portando nel cuore ogni attesa di pace e di liberazione, possiamo dire: con Te, o Signore, tutto è nuovo. Con Te, tutto ricomincia.


Omelia di papa Francesco, 

Domenica di Pasqua nella Risurrezione del SIGNORE

20 aprile 2025

www.vatican.va



lunedì 21 aprile 2025

Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco (1936 - 2025) testimone di pace inascoltato

 

La morte di papa Francesco 

(papa 2013 - 2025)

rattrista, 

in questo periodo così difficile per il mondo,

Francesco sapeva che le armi e le guerre non risolvono i problemi,

al contrario li suscitano e li complicano enormemente.


- Tra i capi di Stato,

il suo pensiero aveva al centro la Pace e la Giustizia, 

per tutte le periferie del mondo.

Su questo il suo pensiero era quello di un pesce fuor d'acqua.

Inascoltato.

Purtroppo.


                               





Compiti evangelici a casa e fuori casa

 

L'essere cristiano oggi 

può consistere solo in due cose: 

nella preghiera e nell'operare la giustizia tra gli esseri umani.                     

                                                                                         Dietrich Bonhoeffer

 

domenica 20 aprile 2025

PASQUA DI RISURREZIONE

 

      Evangelo di Gesù Cristo"secondo Giovanni" 20,1-9

Versione della Bibbia Nuovo Testamento 

(TLE) Traduzione Letteraria Ecumenica 

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdàla va al sepolcro all'alba, ancora nelle tenebre, e vede che la pietra è stata rimossa dal sepolcro. Allora corre a dire a Simon Pietro e all'altro discepolo a cui Gesù voleva bene: Hanno tolto il Signore dal sepolcro, e non sappiamo dove l'abbiano messo!. 

Allora Pietro e l'altro discepolo si recarono al sepolcro. 

Correvano entrambi, ma l'altro discepolo corse più velocemente di Pietro e arrivò al sepolcro per primo; si chinò, vide i  teli abbandonati a terra, ma non entrò. Giunse anche Simon Pietro, che lo seguiva: entrò nel sepolcro e vide i teli abbandonati, e il sudario che era sul capo di Gesù, non a terra con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, quello che era giunto al sepolcro per primo, e vide e credette. Infatti, non avevano ancora compreso la Scrittura, secondo la quale egli doveva risorgere dei morti.


Eugène Burnand

I Discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro 

la mattina della Risurrezione

(1898)

olio su tela      82x134 cm

Museo d’Orsay – Parigi

Eugène Burnand (1850-1921) nacque a Moudon, nel cantone di Vaud della Svizzera francese, in una famiglia protestante calvinista. 

"Bisogna attendere la fine del XIX secolo, nella storia dell’arte cristiana, perché si trovi un artista che ritenne utile rappresentare due degli undici apostoli recarsi alla tomba per sciogliere il dubbio rispetto alle parole che Maddalena aveva annunciato loro. 

[…]

L’impazienza di uscire dal dubbio. 

La speranza li fa correre. Permette loro di credere, mentre non c’è ancora nulla da vedere. 


tratto da:

- Francois Bœspflug, Il Giorno di Pasqua nell’Arte. Gli incontri del Risorto

traduzione di Emanuela Fogliadini, Jaca Book, Milano, 2021, 100-104.


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BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Preghiera è Speranza che corre

Meditazione biblico-teologica di Maurizio Abbà


Pasqua cristiana di Risurrezione,

vita che supera la morte, 

è la vita che si alza.


Il profeta biblico Osea 13,14a,

ci ricorda che Dio ci porge queste Parole:


"Io li riscatterei dal potere del soggiorno dei morti,

li salverei dalla morte;

sarei la tua peste, o morte;

sarei la tua distruzione, o soggiorno dei morti;" 

(Bibbia versione Nuova Riveduta)


- La Preghiera è Speranza che corre,

a mani giunte,

preghiera intensa,

forse silenziosa, certamente vibrante.


La Preghiera è Speranza che corre,

con le mani sul cuore 

per sentirlo battere,

per fare spazio al Cielo sulla terra.

Qui, senza dubbio.

Sì, la Preghiera è Speranza che corre. 

Come per noi? 

Rallentando!

Ascoltando, soffermandoci per Credere e Comprendere.


Scavare nel testo della Bibbia,

non per un fondamentalismo ottuso,

ma per amore dalle radici antiche.

Come si sa "testo" deriva dalla parola latina "textus",

che vuol dire 'tessuto'.


Superando gli ostacoli, non da soli.

Uscire fuori dai sepolcri del dolore, delle guerre, della morte.

Per costruire relazioni sociali gratuite.

Per iniziare a riempire di significato la parola Risurrezione

tutti i giorni, giorno dopo giorno,

dall'alba al tramonto, 

per un'alba nuova, 

luce di vita vera.

                                                                                     Maurizio Abbà




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sabato 19 aprile 2025

Agnelli da imitare, non da mangiare

 



                  Agnello simbolo di Cristo
            simbolo di mitezza e innocenza

Sabato Santo

 

Sei disceso sulla terra 

per salvare Adamo

e, non avendolo trovato sulla terra, 

o Signore,

sei andato a cercarlo

fino agli inferi

                              dalla Liturgia bizantina



Dio del cielo ... 

scendi dalle stelle e vienimi a cercare ...

Dio del cielo io ti aspetterò

nel cielo e sulla terra io ti cercherò.


                                                Fabrizio De André, Spiritual (1967)

venerdì 18 aprile 2025

Venerdì Santo

 

                 


In copertina: 
Rembrandt  
Cena in Emmaus 
(1629)
Museo Jacquemart-André - Parigi


GABRIELLA CARAMORE  MAURIZIO CIAMPA

Croce e Resurrezione
(Collana Icone pensare per immagini a cura di Massimo Cacciari)
il Mulino, Bologna, 2018
www.mulino.it


Potrà mai risorgere quel piccolo Cristo smarrito, che Bruegel nasconde tra la folla, ignorato e affondato nell’indifferenza degli uomini? Qui la croce non sembra aprire il movimento della storia, ma piuttosto precipitare nella lunga notte del mondo. Con Rembrandt, nell’atmosfera sfibrata della «Cena in Emmaus», anche l’evento della resurrezione si stempera: il risorto, seduto al tavolo dei viandanti, viene risucchiato indietro dalle tenebre verso un’esile luce. La sparizione del Cristo, l’assenza di ogni Dio su questa terra sono forse segni con cui oggi dobbiamo confrontarci.





      Pieter Bruegel il Vecchio  
        Salita al Calvario 
(1564)
Kunsthistorisches Museum - Vienna


Maurizio Ciampa:

"    Venerdì di Passione. Il tempo del dolore incalza. 
L'uomo osannato al suo ingresso a Gerusalemme salirà sul legno della croce. 

La strada iniziata con il cammino verso il Golgota, ritratto da Bruegel, 
finisce con le grida laceranti del Cristo, 
riportate dai vangeli di Marco e Matteo (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»). 
Queste grida hanno alimentato il racconto d'Occidente. 
Lo alimentano ancora?    "
È la domanda che ci insegue a partire dalla Salita al Calvario.   "

Gabriella Caramore:

"    Negare che l'immagine della resurrezione conservi un significato profondo anche nei tempi del disincanto, sarebbe indice di scarso dinamismo dell'intelligenza, 
altrettanto quanto ostinarsi ad assegnarle un valore di simbolismo magico. 

Forse può essere più interessante, 
in un tempo come il nostro di subbuglio e di metamorfosi, 
provare a perlustrare le ombre della vita e della conoscenza, 
scrutare se qualche bagliore si annidi in qualche angolo, capace di rischiarare le tenebre, 
di restituirci un senso di pietà per il vivente, 
e di schiudere un sentimento di possibilità per l'avvenire. 

Perché attardarsi nella lettera di una tradizione che non parla più ai cuori e alle menti? 
Perché non provare a eliminare dall'orizzonte del pensiero parole che non danno più risposte? 

Ma perché anche derubricarle tristemente dal lavoro dell'intelligenza 
quando avrebbero ancora un potenziale immenso da distribuire, di pietà e di speranza, 
di responsabilità e amore per il mondo? 

Perché invece non provare a scavare in maniera nuova nel cuore delle Scritture, 
e provare a estrarne un succo da distillare 
anche in questo tempo di sfiducia e di disordine?    "


"    Pur nella loro radicale diversità, la Salita al Calvario e la Cena in Emmaus 
ritraggono qualcosa che si ritira
la croce in Bruegel, 
la figura del Risorto in Rembrandt.
Ma nel loro venir meno non perdono la loro forza, ne acquistano una nuova.    "

                                                                  Gabriella Caramore Maurizio Ciampa


























giovedì 17 aprile 2025

Giovedì Santo

 


"La lavanda dei piedi  come azione liturgica è documentata  per la prima volta

in Spagna e in Gallia nel VII secolo",

(Karl-Heinrich Bieritz, Il Tempo e la Festa, ed. Marietti, 1996, 102).


- Bieritz fa inoltre notare che nelle comunità monastiche vi era l'usanza 

di lavare i piedi ai poveri e agli ospiti,

e non era collegata al Giovedì Santo.


Lavare i nostri cammini 

non occasionalmente, 

ma durevolmente

per lasciare nuove tracce.

Tracce

di compagnia di vita, 

da percorrere con fiduciosa speranza.

                                                                                   Maurizio Abbà

venerdì 11 aprile 2025

Profumo di gratuità autentica

 

Evangelo di Gesù Cristo "secondo Giovanni" 12,1-3

Bibbia Nuovo Testamento versione  Traduzione Letteraria Ecumenica (TLE)


Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dov'era Lazzaro, 

che egli aveva risuscitato dai morti,

e lì gli prepararono una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 

Allora Maria, presi circa una libbra di unguento profumato di nardo autentico, 

preziosissimo, 

ne cosparse i piedi di Gesù, e glieli asciugò con i suoi capelli; 

tutta la casa fu piena della fragranza dell'unguento.

Peter Paul Rubens e Anthony Van Dyck   L'unzione a Betania  (1618)

olio su tela    Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo 


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Profumo di gratuità autentica

                               Meditazione biblico-teologica di Maurizio Abbà


è quasi Pasqua 

anche nel racconto del IV Evangelo si avvicina la Pasqua 

è la Pasqua Ebraica, è 'passaggio', è 'libertà e liberazione',

senza nostalgie per situazioni di chiusura, 

passaggio, 

per dirla un po' con il linguaggio scacchistico è il procedere 

non restando arroccati,

non restando bloccati nell'azione e nel pensiero


è una metodologia, quella pasquale,

non fare i soliti calcoli, non fare i soliti passi, non percorrere le solite vie,

ma scopri e ri-scopri quanto ci è donato e lasciati sorprendere benignamente.

 

Betània 

nel Nuovo Testamento è il nome di due località diverse.

Qui il riferimento è ad un villaggio, menzionato anche in Marco e in Luca,

situato a circa 3 km a est di Gerusalemme;

(l'altra località è citata in Giovanni 1,28, di ubicazione ignota).


Per la spiegazione di 'Betània' sono state avanzate alcune ipotesi,

tra cui in base all'assonanza con il nome:

'casa di Anania'; 'casa dei datteri'; 

mentre 'casa dell'amicizia' rinvia al senso dell'ospitalità che Lazzaro offrì a Gesù,

però è stata bocciata come ipotesi certo sentimentalmente pia, 

ma non supportata su basi solide.

Eppure piace immaginare che questa casa, ogni casa, dovrebbe assumere

proprio questo significato di accoglienza reciproca e di amicizia

basandosi sulla realtà dei bei fatti che vi accadono!


Tutta la casa fu piena della fragranza dell'unguento.

- Quale 'profumo' si respira nelle nostre case?


Lazzaro era uno dei commensali  

la traduzione interlineare di Flaminio Poggi, a cura di Marco Zappella (ed. San Paolo),

propone:

era uno tra i giacenti a mensa

Lazzaro non giace più nel sepolcro, ma è festosamente un commensale!


nardo

proviene dall'Himalaya, infatti,

è una pianta che cresce sulla catena montuosa dell'Himalaya,

è un unguento farmaceutico, 

all'epoca di Gesù era utilizzato come profumo, 

era importato appunto dall'Himalaya,

in scatole di alabastro che venivano aperte per occasioni molto speciali,

(lo attesta, sempre biblicamente, il Cantico dei Cantici 1,12; 4,13-14).

- Il suo costo era notevole, all'incirca equivaleva al salario di un anno.

Il brano ci narra di nardo 'autentico', 

data la sua grande preziosità, 

'autentico', evidentemente giravano contraffazioni...


Unguento proveniente appunto dalla catena montuosa dell'Himalaya:

affrontando le difficoltà della fede,

a volte ci sembra di dover 'scalare' una montagna, 

siamo chiamati infatti a superare:


- i pregiudizi che vogliono confondersi con verità che abitano invece altrove;

- i dubbi, che rosicchiano certezze, ma sono loro stessi scalfibili;

- le nostalgie, non meno insidiose, le nostalgie di tornare a menti e cuori ingabbiati;

la conversione invece è 'un percepire oltre', 

orizzonti di significati più ampi,


è un momento speciale, 

allora occorrono gesti di amore eccedente, davvero speciali,

così, all'improvviso nella quotidianità che viviamo,

bisognerà allora imparare a vivere di nuove domande e nuove certezze; 


- Con l'ausilio del Dizionario della Bibbia

(ed. Zanichelli, valido strumento per studi biblici, consigliato).

Torniamo a Betània,

come significato del nome propendo primariamente per 'casa dei datteri'.

Il dattero, come si sa, è il dolce frutto della palma da datteri.

Il dattero quando è fresco è un rapido rifornimento alimentare di energia,

mentre quando è secco lo si può trasportare agevolmente;

inoltre i suoi semi macinati e bagnati rifocillano cammelli ed altri animali.

Il dattero è gradito dai viaggiatori del deserto.

E noi lo sappiamo bene,

nel deserto anzi purtroppo nei deserti che stiamo attraversando,

quali sono i 'datteri' che possiamo cogliere?


L'amore è eccedente, in quanto è gratuito,

qui nel racconto evangelico giovanneo 

è una forma di abbraccio struggente per come si svolge,

senza calcoli e senza fini nascosti,

davvero l'amore è il fine,

davvero qui si osa un sentimento di amore e gratitudine

per una vita che si vorrebbe diversa.


- La risurrezione di Lazzaro, da cui sboccia questo racconto,

 ci ricorda che la risurrezione può essere già un po' al nostro fianco, 

possiamo giacere in essa, per rialzarci alla vita,

richiede nuovo profumo di gratuità autentica,

e nuovi colori esistenziali per una nuova vita vera,

                                                                                                               Maurizio Abbà





Qui suis-je ? Une méditation et prière de Dietrich Bonhoeffer

 

Qui suis-je ? Souvent ils me disent

Que je sortiras de ma cellule

Détendu, ferme et serein,

Tel un gentilhomme de son château.


Qui suis-je ? Souvent ils me disent

Que je parlerais avec mes gardiens

Aussi libre, amical et clair

Que si j’allais donner des ordres.


Qui suis-je ? De même ils me disent

Que je supporterais les jours de malheur.

Impassible, souriant et fier,

Comme un homme accoutumé à vaincre.


Suis-je vraiment celui qu’ils disent de moi ?

Ou seulement cet homme que moi seul connais ?

Inquiet, nostalgique, malade, pareil à un oiseau en cage,

Cherchant mon souffle comme si on m’étranglait,

Avide de couleurs, de fleurs, de chants d’oiseaux,

Assoiffé d’une bonne parole et d’une proximité humaine,

Tremblant de colère devant l’arbitraire et l’offense mesquine,

Agité par l’attente de grandes choses,

Craignant et démuni pour des amis dans un lointain sans fin,

Si las, si vide que je puis prier, penser, créer,

N’en pouvant plus et prêt à l’abandon ?


Qui suis-je ? Celui-là ou celui-ci ?

Aujourd’hui cet homme et demain cet autre ?

Suis-je les deux à la fois ? Un hypocrite devant les hommes

Et devant moi un faible, méprisable et piteux ?

Ou bien ce qui reste en moi ressemble-t-il à l’armée vaincue,

Qui se retire en désordre devant la victoire déjà acquise ?


Qui suis-je ? Dérision que ce monologue.

Qui que je sois, tu me connais, je suis tien, ô Dieu !


                                                                             Dietrich Bonhoeffer


Par: Marc Pernot, pasteur de l’Eglise Protestante de Genève

www.jecherchedieu.ch


mercoledì 9 aprile 2025

Gli animali vanno in paradiso? La risposta di Bonhoeffer

 

Andrew Root
Bonhoeffer e i giovani
Una visione teologica di Sequela e di Vita comune
Traduzione dall’inglese-americano di Antonio Sabetta
Prefazione all’edizione italiana di Alberto Conci
(Collana Nuovi Saggi 113), Queriniana, Brescia, 2025, 305 pagine
www.queriniana.it



    "Forse l’episodio più significativo del ministero con i giovani di Bonhoeffer a Barcellona si verificò quando un bambino di dieci anni andò da lui per sbrigare una commissione e finì con una cura pastorale. 
Il bambino era in lacrime perché il signor Lupo, il suo pastore tedesco, era morto e voleva sapere se il cane sarebbe andato in paradiso. Molti di noi che hanno lavorato con bambini e giovani si sono trovati di fronte alla stessa domanda sul destino di un amato animale domestico che è morto. Bonhoeffer racconta l’episodio e la sua risposta in una lettera a Walter Dress (il futuro marito di sua sorella Susanne). La lettera (un involontario resoconto alla lettera dell’esperienza) è piena di compassione, profondità teologica e sensibilità ministeriale. Come spiega Schlingensiepen, questa storia, che «è diventata nota solo nel 1999 – quando è stato scoperto un archivio nascosto di lettere che Bonhoeffer aveva scritto nel 1928 a Walter Dress, il fidanzato della sorella più giovane – rivela quanto fosse fuori dal comune il dono di Bonhoeffer nell’avere a che fare con i bambini e i giovani». 
C’è molto da imparare da questa lettera […]


Ho risposto alla tua lettera su Brunner? Non ricordo bene. Quando mi hai scritto sembravi abbastanza impressionato dal libro; ho letto fino alle ultime sessanta pagine, e a quel punto ho rinunciato perché non mi aspettavo molto di più dopo aver trovato l’intero libro estremamente deludente... Oggi ho incontrato un caso... unico nella mia consulenza pastorale, che vorrei raccontarti brevemente e che, nonostante la sua semplicità, mi ha fatto davvero riflettere
Alle 11:00 del mattino hanno bussato alla mia porta e un bambino di dieci anni è entrato nella mia stanza con qualcosa che avevo richiesto ai suoi genitori. Ho notato che qualcosa non andava in quel ragazzo, che di solito è la personificazione dell’allegria. E presto venne fuori: scoppiò a piangere, completamente fuori di sé, e riuscii a sentire solo le parole: “Il signor Lupo è morto”, e poi piangeva e piangeva. “Ma chi è il signor Lupo?”. Si è poi capito che si trattava di un giovane cane, un pastore tedesco che era malato da otto giorni e che era morto da appena mezz’ora. Allora il ragazzo, sconsolato, si è seduto sulle mie ginocchia e a stento è riuscito a ricomporsi; mi ha raccontato di come il cane fosse morto e di come ora tutto fosse perduto. Lui giocava solo con il cane, ogni mattina il cane si avvicinava al letto del bambino e lo svegliava, e ora il cane era morto. Cosa potevo dire? Così mi parlò per un po’ di tempo. Poi, improvvisamente, il suo pianto a dirotto divenne molto silenzioso e disse: “Ma io so che non è affatto morto”. “Cosa vuoi dire?” “Il suo spirito è ora in cielo, dove è felice. Una volta in classe un ragazzo chiese alla professoressa di religione com’era il paradiso, e lei rispose che non c’era ancora stata; ma dimmi ora, vedrò di nuovo il signor Lupo? Lui è sicuramente in paradiso”. Così mi trovai lì e dovevo rispondere sì o no. Se avessi detto “No, non lo so”, avrebbe significato “no”. Dunque, c’era qualcuno che voleva scoprirlo, e questo è sempre un problema. Così ho preso rapidamente una decisione e gli ho detto: “Guarda, Dio ha creato gli esseri umani e anche gli animali, e sono sicuro che ama anche gli animali. E credo che con Dio accada che tutti coloro che si sono amati sulla terra – amati veramente – rimarranno insieme a Dio, perché amare fa parte di Dio. Come questo accada, però, non lo sappiamo”. Avresti dovuto vedere il volto felice di questo ragazzo; aveva completamente smesso di piangere. “Allora rivedrò il signor Lupo quando sarò morto; allora potremo giocare di nuovo insieme” – in una parola, era estasiato. Gli ho ripetuto un paio di volte che non sappiamo bene come questo accada. Lui, invece, lo sapeva, e lo sapeva in modo abbastanza chiaro nel pensiero.


- Su questo il testo completo di questa lettera in:
 Andrew Root, Bonhoeffer e i giovani
in particolare il capitolo 'Lacrime per il signor Lupo. Barcellona e oltre', alle pagine 102-115.
Root ha dedicato il suo libro: 
A Owen, che tanto assomiglia al bambino di dieci anni che ha perso il signor Lupo.




Se vogliamo essere cristiani, il pensiero di Bonhoeffer

 


DIETRICH BONHOEFFER

(1906 - 1945)


Ricordando Dietrich Bonhoeffer

teologo protestante

a 80 anni dalla morte nel campo di concentramento di Flossenbürg

lunedì 9 APRILE 1945 - mercoledì 9 APRILE 2025


Noi non siamo Cristo ma, se vogliamo essere cristiani, 

questo significa che dobbiamo partecipare dell'ampiezza del cuore di Cristo. 

Restare in attesa senza far nulla o rimanere apatici a guardare 

non sono atteggiamenti da cristiani. 

Perché i cristiani non sono chiamati ad agire e a compatire anzitutto 

dall'esperienza che riguarda il loro corpo, 

ma dalle esperienze del corpo dei fratelli,

per i quali Cristo ha sofferto.

                                                                                              Dietrich Bonhoeffer


L'Unicorno

 

Unicorno in frammento di mosaico pavimentale del XIII secolo

Chiesa di San Giovanni Evangelista - Ravenna


UNICORNO

Animale leggendario che ha ispirato tanti racconti.

Risulta presente anche in alcune versioni inglesi della Bibbia,

(come la Bibbia inglese di Re Giacomo).

Com'è noto, nella traduzione dell'Antico Testamento, 

dalla lingua ebraica a quella greca,

la parola ebraica 're êm' che vuol dire "bue selvatico", 

fu sostituita dal termine greco 'monòkeros'.


- Non solo nelle Bibbie di lingua inglese.

Ad esempio: nella Bibbia del lucchese Giovanni Diodati (1576 - 1649),

Professore di Lingua Ebraica nell'Accademia di Ginevra di Calvino,

troviamo 'liocorno' in 

Numeri 23,22; 24,8;

Deuteronomio 33,17; 

Giobbe 39,12.13;

Salmi 29,6; 92,10; 

(In versioni bibliche si può trovare citato anche in Isaia).


Il 'liocorno' è assente nel Nuovo Testamento, 

ma l'Unicorno sarà poi una delle figure simboliche 

riferita all'autorevolezza del messaggio di Gesù Cristo.

                                                                                                       Maurizio Abbà







lunedì 7 aprile 2025

Cultura della Salute

 

S come Salute 

bene prezioso, preziosissimo.

Tutelare la salute, 

anche con la prevenzione,

anche con ritmi di vita sani, 

anche con alimentazione sobria e corretta.


Ci vogliono risorse per la salute,

dare spazio a verbi come Curare sempre,

Guarire ogni volta che si può


NO alle spese per le armi, 

 ad una sanità pubblica e capillare.

                                                                            Maurizio Abbà

Consolazione e aiuto

 


Quando si pensa di non poter continuare a camminare sulla via con Dio,

perché troppo faticosa, allora la vicinanza di Dio, la forza di Dio 

diventano consolazione e aiuto.

Allora soltanto riconosciamo veramente Dio e il senso della nostra vita cristiana.


                                                                                      Dietrich Bonhoeffer

Benedizioni

 


Preghiera di Colletta

O Padre, che con il dono del tuo amore

ci riempi di ogni benedizione, trasformaci in creature nuove,

per essere preparati alla Pasqua gloriosa del tuo regno.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

                                                            dalla Liturgia della Chiesa Cattolica

domenica 6 aprile 2025

Rifiorisca il canto della gratitudine e della gioia

 

Preghiera di Colletta

Dio di misericordia,

che hai mandato il tuo Figlio unigenito

non per condannare ma per salvare il mondo,

perdona ogni nostra colpa,

perché rifiorisca nel cuore

il canto della gratitudine e della gioia.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

                                                         dalla Liturgia della Chiesa Cattolica

sabato 5 aprile 2025

Nella verità solo attraverso l'amore

 


Parlando delle realtà umane, bisogna conoscerle prima di poterle amare;

parlando delle realtà divine, al contrario, bisogna prima amarle per poterle conoscere.

Si entra infatti nella verità solo attraverso l'amore.

                                                                                                  Blaise Pascal

Misericordia salvifica

 

Antifona d'ingresso

Mi circondavano flutti di morte,

mi travolgevano torrenti infernali;

nell’angoscia ho invocato il Signore:

dal suo tempio ha ascoltato la mia voce. (Salmi 17,5-7)


Colletta

La tua misericordia, o Signore, guidi i nostri cuori,

poiché senza di te non possiamo fare nulla che ti sia gradito.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

                                                                      dalla Liturgia della Chiesa Cattolica