martedì 30 novembre 2021

Simbologie dell'Avvento

 

L'Avvento e i suoi simboli


Corona e calendario sono in ogni casa: ne conosciamo l'origine?

Domenica 28 novembre 2021 è iniziato il periodo di Avvento

Le quattro domeniche (che diventano sei nel rito ambrosiano) prima di Natale sono un'occasione per riflettere sul significato di questa stagione che annuncia l’imminente arrivo del Signore.

La parola deriva dal latino adventus che significa per l’appunto «arrivo, avvento». 

L'invenzione della corona è attribuita al teologo ed educatore tedesco Johann Hinrich Wichern (1808-1881), che intorno al 1830 fondò ad Amburgo un istituto per bambini disagiati. Wichern creò la corona  perché i bambini continuavano a chiedergli quando sarebbe stato Natale.

Per aiutarli a visualizzare i giorni, mise quattro grandi candele bianche su una ruota di legno a simboleggiare le domeniche, e altre candele rosse più piccole per ogni giorno della settimana... fino al 24 dicembre. 

Ogni giorno organizzava una cerimonia per illuminare la candela di turno: un canto, un brano della Bibbia in relazione alla venuta del Messia... Questa corona sarà poi composta da rami di abete.

Questo rituale quotidiano si riflette nel calendario dell'Avvento

Ad Amburgo, l'editore protestante Friedrich Trümpler inventò una sorta di orologio di Natale nel 1902 con 24 caselle con annessi testi per letture e preghiere e le lancette da spostare ogni giorno. 

Poi un altro editore, Gerhard Lang, figlio di un pastore del Baden-Württemberg pubblicò un calendario con 24 poesie e 24 immagini, l’antesignano del calendario dell’Avvento come lo conosciamo oggi. Il successo fu enorme. Le finestrelle da aprire apparvero nel 1920, sempre su iniziativa di Lang, e le sorprese di cioccolato dietro ogni finestrella fecero la loro comparsa a partire dal 1926.


tratto da: www.riforma.it  29 novembre 2021

lunedì 29 novembre 2021

La nostra credibilità

 Avvento: tempo propizio per annunciare la salvezza

di Pawel Gajewski

In molte case al centro dell’attenzione si trova in questi giorni il cosiddetto calendario dell’Avvento. Si tratta solitamente di un contenitore a forma di quadro, con piccoli scomparti numerati da 1 a 24; dentro ogni scomparto si nasconde una piccola sorpresa. 

Questa usanza che oggi serve per segnare piacevolmente i giorni che mancano al 25 dicembre ha una forte radice evangelica. Infatti alla sua origine si trova un percorso di ventiquattro versetti biblici che i bambini imparano a memoria, uno al giorno. Per invogliarli a questo sforzo mnemonico ogni versetto è accompagnato da un dolcino, una caramella, una noce o da un altro piccolo regalo di questo genere. 

Così l’Avvento diventa un tempo dell’attesa attiva e l’annuncio della salvezza si fa ogni giorno più chiaro ed esplicito, fino alla gioiosa esplosione della Buona Novella nel giorno (o piuttosto nella notte) di Natale. 

L’annuncio della salvezza è dunque il filo conduttore dell’avvento e il personaggio che rappresenta questo filo conduttore è Giovanni Battista, chiamato in alcune versioni italiane del Nuovo Testamento “Il battezzatore”.


Se accettiamo che Giovanni – anziché essere chiamato “il battezzatore” – dovrebbe essere visto come “annunciatore” allora nei nostri giorni è la Chiesa di Gesù Cristo nella sua totalità a continuare la sua missione di annunciare Colui che viene. L’etimologia del termine ecclesia richiama il verbo greco ‘kaleo’ (chiamare) con il prefisso ‘ek’ (fuori). Infatti Giovanni esercitava la sua missione principalmente fuori delle mura delle città. Il prefisso ‘ek’ tra tutte le possibili sfumature del suo significare potrebbe indicare anche una presa di distanza dalla realtà circostante. 

Una presa di distanza che non significa isolamento bensì una prospettiva dalla quale le cose si vedono con maggiore chiarezza; la distanza e la chiarezza ma al tempo stesso la presenza attiva e la capacità di dire con franchezza e coraggio ciò che si pensa.


V’è oggi una serie di domande che toccano le fibre più sensibili del nostro essere chiesa. Con quale spirito accogliamo l’annuncio della salvezza? Con quale intensità siamo capaci di trasmetterlo? Quale tipo di umanità tale annuncio incontra? In quale modo risuona, quando risuona? Quale linguaggio è meglio compreso dalle persone del nostro tempo? Siamo noi, sono le nostre chiese veramente disposte a diventare una nuova incarnazione di Giovanni? Crediamo fino in fondo in ciò che andiamo affermando nei culti, nelle celebrazioni, nelle nostre confessioni di fede? 

E, noi, siamo credibili?

Il tempo liturgico d’Avvento dovrebbe favorire la ricerca delle risposte a queste e alle altre simili domande che ogni chiesa locale dovrebbe adeguare alla propria situazione. Senza dimenticare tuttavia che l’Avvento è un tempo di gioia e di speranza.


l'articolo completo in: www.chiesavaldese.org 

in data 7 dicembre 2015


domenica 28 novembre 2021

Avvento un periodo che può essere spiritualmente intenso

 Avvento 

Oggi inizia uno dei periodi 'forti' dell'Anno Liturgico

è il periodo nell'Avvento.

La spiritualità può beneficiarne.

Per arrivare a Natale biblicamente attrezzati,

teologicamente consapevoli, o almeno un po'.


mercoledì 10 novembre 2021

Oggi fare Memoria di questa data


Maurizio Abbà


Oggi si fa memoria della nascita di Martin Lutero 

(10 novembre, 

sull'anno invece c'è incertezza: 1482 o 1483 o 1484?).

- Il contributo di Lutero, nella storia del cristianesimo,

tra cui la sua traduzione della Bibbia in lingua tedesca,

è stato rilevante.

Invece la sua posizione riguardo agli ebrei, 

non ha comportato passi in avanti.

La sua posizione, al riguardo, diversificata a seconda delle fasi della sua vita,

è stata, complessivamente, un passo indietro.

Era forte, infatti, il pregiudizio antigiudaico,

che sconfinava facilmente in quello che 

successivamente, sarà poi definito come antisemitismo;

condiviso da molti alla sua epoca,

condiviso anche da un campione dell'umanesimo 

come Erasmo da Rotterdam.

- Il che non giustifica nulla. 

Anzi rende il quadro ancora più tenebroso,

e purtroppo non solo in in quell'epoca.

- Lutero temeva l'Ebreo come 'concorrente' 

ossia come lettore ed interprete della Scrittura biblica.

Le conseguenze violente e velenose 

delle sue durissime invettive antiebraiche sono note. 

Soprattutto le terribili parole tratte dallo scritto di Lutero

del 1543: Contro gli ebrei e le loro menzogne 

si prestavano ad essere facilmente strumentalizzabili,

come in effetti furono poi sequestrate tragicamente dal nazismo.


Nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938 

accadde quella che è ricordata

come la Kristallnacht la Notte dei Cristalli

Cristalli in frantumi? un termine, al riguardo, minimalista,

dal tono, quando accadde, beffardamente sarcastico,

che non voleva rendere la tragica realtà di quanto accadde veramente:

di ben altro purtroppo si trattò: fu un pogrom contro gli ebrei.

Vi furono molte violenze alle persone, 

vi furono vittime, migliaia di ebrei vittime, 

e le sinagoghe distrutte a centinaia (oltre 500),

non solo vetrine che andarono in frantumi,

anche di questo occorre fare memoria.

Fare memoria su questo è un impegno che riguarda le diverse generazioni.

                                                               Maurizio Abbà








Thomas Kaufmann

Gli Ebrei di Lutero

Prefazione di Daniele Garrone

Traduzione: Franco Ronchi, Prefazione di Daniele Garrone 

Claudiana, Torino, 2016


Ebraismo Guida per non ebrei

edizione italiana a cura di Daniele Garrone

Claudiana, Torino, 2019


Silvana Nitti

Lutero

Salerno Editrice, 2017, Roma

(in particolare le pp. 435-460).







Continuare a cercare

Le acque fresche, correnti, si asciugano mai? 

Eppure il mio popolo mi ha dimenticato

Geremia 18,14-15


Dimorate nel mio amore!

Giovanni 15,9



Ti preghiamo per tutti coloro che hanno smesso di cercarti

e non cercano più niente, perché non ti hanno incontrato

come se l'aspettavano.

Immischiati di nuovo nella loro vita,

nelle nostre vite 

e manifesta a tutti la tua amorevole sollecitudine per noi!

Perché tu sei nostro Dio e nostro Padre.

                                                                                          Hans-Gerd Krabbe


citazione riportata da: 

Un Giorno Una Parola 2021 Claudiana, Torino, 2020, 256.