domenica 29 novembre 2015

la Lumière - Domenica 29 novembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 29 novembre 2015 
 - PRIMA NELL'AVVENTO
- Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,25-28.34-36;
- Giona 3
BIBLICA 
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,25-28.34-36
25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle; sulla terra, angoscia delle nazioni, spaventate dal rimbombo del mare e delle onde; 26 gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello che starà per accadere al mondo; poiché le potenze dei cieli saranno scrollate. 27 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole con potenza e gloria grande. 28 Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina». 
34 Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso all'improvviso come un laccio;35 perché verrà sopra tutti quelli che abitano su tutta la terra. 36 Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».




Theologica I.
Fred B. CRADDOCK
Ascoltiamo Gioele tramite Simon Pietro:

     Farò prodigi su nel cielo, e segni sulla terra,
      sangue e fuoco e vapore di fumo.
      Il sole sarà mutato in tenebre,
      la luna in sangue,
      prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore.
      E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore
      sarà salvato.

     (Gioele 2,30-32 come citato in At. 2,19-21)


   Come il dono dello Spirito di Dio a Pentecoste non è stata un'esperienza privata all'interno del cuore di una singola persona, così la venuta del Figlio dell'uomo non può essere descritta adeguatamente in termini di esperienza privata. il cuore umano è uno schermo troppo piccolo sul quale proiettare questa scena grandiosa. Per tutto quello che la fede cristiana significa per ciascun individuo che l'accoglie, la chiesa non può continuare a permettere, e ancor meno a raccomandare, un imprigionamento soggettivo dell'evangelo. Neanche la comunità di fede è detto adeguata a costituire il terreno dell'opera salvifica di Cristo. L'intera creazione sta guardando dalla finestra, aspettando ansiosamente l'arrivo del giorno della redenzione per i figlio di Dio (Rom. 8,19). I cambiamenti finali in cielo e in terra non costituiscono, quindi, l'introduzione in un tempo di terrore per i credenti; piuttosto, essi devono comprendere che questi sono i segni del tempo della loro redenzione (v.28).
   A questo punto, Gesù conforta un uditorio sgomento, abbagliato e perplesso, se non impaurito, dalle immagini delle convulsioni cosmiche che accompagnano il Figlio dell'uomo, riconducendo il suo messaggio nell'ambito della loro esperienza attuale. In una parabola (qui parabola ha il significato di analogia o comparazione), egli dice che questi segni annunciano l'arrivo del Regno, così come gli alberi che si rivestono di foglie segnalano l'arrivo dell'estate. 

tratto da: - Fred B. Craddock, Luca
Edizione italiana a cura di Domenico Tomasetto
(Strumenti 10 Commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 315.



Theologica II.
José Antonio PAGOLA
I discorsi apocalittici raccolti nei vangeli riflettono le paure e l'incertezza di quelle prime comunità cristiane, fragili e vulnerabili, che vivevano in mezzo al vasto Impero romano tra conflitti e persecuzioni, nell'incertezza del futuro, senza sapere quando sarebbe tornato Gesù, il loro amato Signore.
Anche le esortazioni di questi discorsi rappresentano in buona parte le esortazioni che quei cristiani si facevano a vicenda ricordando il messaggio di Gesù. Questa chiamata a vegliare continuamente curando la preghiera e la fiducia è un tratto originale e caratteristico del profeta di Galilea.
Dopo venti secoli, la Chiesa attuale cammina come un'anziana signora, «curva» sotto il peso dei secoli, delle lotte e dei travagli del passato, «a capo chino», cosciente dei suoi errori e dei suoi peccati, senza poter mostrare con orgoglio la gloria e il potere di altri tempi. È il momento di ascoltare la chiamata che Gesù fa a tutti noi.
«Risollevatevi», incoraggiatevi a a vicenda. «Alzate il capo» con fiducia. Non guardate al futuro basandovi  solo sui vostri calcoli e sulle vostre previsioni. «La vostra liberazione è vicina». Un giorno non vivrete più curvi, oppressi e tentati dallo scoraggiamento, Gesù Cristo è il vostro liberatore.




(...)

«Vegliate in ogni momento». Risvegliate la fede nel seno delle vostre comunità. Siate più attenti al mio Vangelo. Abbiate più cura per la mia presenza in mezzo a voi. Non siate comunità che dormono. Vivete «pregando, perché abbiate la forza». 
Come potremo seguire le orme di Gesù, se il Padre non ci sostiene?

   
tratto da: 
- José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù vol. 3: Luca
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice
Edizioni Borla, Roma, 2012, 261-262.




GIONA  3

1 La parola del SIGNORE fu rivolta a Giona, per la seconda volta, in questi termini:
2 «Àlzati, va' a Ninive, la gran città, e proclama loro quello che io ti comando». 3 Giona partì e andò a Ninive, come il SIGNORE aveva ordinato. Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. 4 Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: «Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!»
5 I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno, e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. 6 E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. 7 Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: «Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua; 8 uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. 9 Forse Dio si ricrederà, si pentirà e spegnerà la sua ira ardente, così che noi non periamo».
10 Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità, e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.


per approfondimenti:
- Elena Lea Bartolini De Angeli, Abdia e Giona
trasmissione radiofonica di radioraitre Uomini e Profeti, a cura di Gabriella Caramore,
Domenica 22 gennaio 2012
link:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-56d4e635-f16f-4457-bbe1-886bb76502da.html


- Enzo Bianchi, Il libro di Giona
doppio CD, è inciso il ritiro di Quaresima predicato da fr. Enzo Bianchi a Bose il 16 marzo 2014;



Theologica III.
Erri DE LUCA

«Rivoltata è "neppàḥet". Non è un verbo di distruzione. Nel caso di Sodoma e Gomorra ("Gen/In pr." 19,25), in cui è usato nella sua forma attiva, descrive l'effetto di una distruzione. Qui è il passivo, un impiego che riguarda molti casi di rivolgimento, di mutamento, ma non di rovina. Saul/Shaùl che si mette di colpo a profetizzare è rivoltato in un altro uomo (I Samuele 10,6); una piaga di pelle che diventa bianca (Lev/E ch." 13,17); il rivoltamento del cuore nel petto ("Lam/Come 1,20); il divieto a Ezechiele di rivoltarsi su di un fianco (Ez 4,8); il sole che si rivolta in tenebra e la luna in sangue, in Gioele/Ioel (3,4). Questo accadrà a Ninive, sarà rivoltata: in cosa? In un altra città: di colpo crederà a quello straniero 
(...) 
Ionà non è mandato ad annunciare la distruzione di Ninive.»

tratto da: - Giona/Ionà  Traduzione e note a cura di Erri De Luca,
(Universale Economica Feltrinelli I Classici), Feltrinelli, Milano, 1995, 34.






BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
Maurizio Abbà  
                      Luca 21,25-28.34-36
   Giona 3
                                          
- Quali segni dei tempi? Attorno a noi i 'segni' fanno, sovente, disperare. Il veleno della guerra, infatti, continua a diffondersi come sempre ha fatto nei secoli, nei millenni. Ancora di più dobbiamo saper scorgere, i seppure piccoli, timidi e, solo apparentemente, insignificanti buoni segni. I buoni segni sono quelli che incoraggiano, quelli che fanno sperare. I buoni segni, nonostante tutto, non sono lontani da noi, dobbiamo avere l'energia e la sensibilità di saperli scovare, dunque sono tutt'altro che insignificanti anzi porgono sapore e a volte anche colori alla vita.

- Badare a noi stessi non è un ripiegare, non deve intendersi così. "Badare a noi stessi" è attingere energie dai doni ricevuti, i nostri talenti occorre metterli a disposizione.
Badare di saper ricevere i doni degli altri, anche quando sono proprio "altro" da noi e non ci aspetteremmo di poter imparare anche da "altri". - Come dice una canzone: Gli altri siamo noi, questo vale per le cose buone e per quelle malvagie. Questo vuol dire che quel che facciamo e pensiamo ha conseguenze, è in gioco la nostra responsabilità nel fare e nel pensare.
Il pianeta che abitiamo è uno ed uno solo, decidiamo di abitarlo ecologicamente, quindi il che significa: senza guerre, anche per poterlo lasciare a chi arriva dopo di noi.

- Noi come Giona presi dalle tempeste della vita, stesi dalle avversità, riluttanti ad uscire verso nuove possibilità cui siamo invitati ad andare incontro alla sorprese benigne che Dio ci porge, appunto inaspettatamente.

- Noi come la città di Ninive non saremo distrutti ma 'rivoltati' (Giona 3,4, traduzione di Erri De Luca), un cambiamento profondo ci attende e sarà tanto più profondo e tanto più benigno quanto saprà restare radicato per davvero nella fede in Gesù Cristo.
Una fede libera dalla sudditanza al potere.
Una fede  liberata dalle paure, certo liberata anche e soprattutto dalle paure religiose.
Perché è una fede liberatrice, perchè una fede così è una Benedizione, per tutti. Solo così è Fede.





L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo


È vero, Signore Gesù,
il nuovo può far paura
a chi è tremendamente
affezionato al vecchio,
al punto da sentirsi smarrito
quando cambiano le coordinate
di questo nostro mondo.
Ma noi, Gesù, non possiamo provare
l'angoscia e l'ansia che afferrano molti
perché quel momento
l'attendiamo da sempre,
da quando hai acceso in noi
la speranza di una terra nuova,
finalmente liberata
dai mali antichi che la deturpano.

Ti preghiamo, però, Gesù,
non permettere che ci lasciamo
distrarre da ciò che non conta,
incantare da lusinghe ingannevoli,
attrarre da preoccupazioni
che ci distolgono dall'essenziale.

Liberaci da tutto ciò
che rende affannosa la nostra vita
e le impedisce di cogliere
le tracce evidenti del nuovo
che stai costruendo nella storia.

Sgombra le nostre menti e i nostri cuori
da ogni ebbrezza che toglie lucidità,
da ogni prigionia che impedisce di scegliere,
da ogni dipendenza che ci sottomette
agli idoli di questo tempo.
Donaci di continuare a vegliare
nell'attesa gioiosa del tuo giorno.

- tratto da: Roberto Laurita, La Preghiera
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee
n. 473, Editrice Queriniana, Brescia,
Dicembre 2015 29 novembre 2015 / 1 gennaio 2016 anno XLVII, 71.


domenica 22 novembre 2015

la Lumière - Domenica 22 novembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito

Domenica 22 novembre 2015 
 - ULTIMA DELL'ANNO LITURGICO - DOMENICA DELL'ETERNITÀ

BIBLICA   
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 18,33-37
33 Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» 34 Gesù gli rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l'hanno detto di me?» 35 Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?» 36 Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». 37 Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce».




Theologica I.
Gerard SLOYAN

   La famosa domanda di Pilato, «che cos’è la verità?» (v.38), è stata caricata di molti significati, inclusa quella del «Pilato faceto» di Francesco Bacone che non aspettò una risposta. Una facezia è l’ultima cosa che Giovanni aveva in mente. L’evangelista vuole che quella domanda abbia un unico significato e, in effetti, essa si risponde da sola: «verità» e tutto ciò che Pilato e «il mondo» che egli abita non sono. L’evangelista non si abbandona a una polemica contro il potere dell’impero come si legge nell’Apocalisse; non fornisce la materia prima che possa alimentare uno scontro tra chiesa e Stato. Giovanni presenta un protagonista pagano dell’incredulità per fare da contrappeso ai suoi protagonisti ebrei che, per la loro storia e cultura religiosa, avrebbero dovuto credere. In Giovanni, Pilato può essere comprensivo e bendisposto, ma non è sicuramente un cripto-credente. Sebbene il suo ritratto personale appaia grande, egli  non è che un altro mezzo di contrasto, un’altra «spalla» che serve all’evangelista per mettere in risalto il mondo vero, o genuino, della fede in Dio.

- tratto da: Gerard Sloyan, Giovanni 
Edizione italiana a cura di Franco Ronchi,(Strumenti 38 Commentari), Claudiana, Torino, 248-249.






Theologica II.
Hans Hermann WALZ
Se si vuol parlare di 'verità', bisogna rispondere in particolare a tre domande: 1. In che ci interessa la verità? 2. Che cosa dicono la Bibbia e la tradizione cristiana sulla verità? 3. In che senso l'Evangelo è vero o è addirittura la verità? Se ci introduciamo così, prendiamo già una decisione sotto un duplice aspetto di cui ci dobbiamo anzitutto rendere conto prima di rispondere alle domande stesse. 
Qualunque cosa si possa dire della verità, non se ne può mai parlare in sé, ma sempre in forma di domanda e risposta. Se non c'è domanda, la verità non ha alcun luogo. 
(...)
La situazione che io condivido con i miei contemporanei è diversa da quella dei miei antenati. È per questo che oggi le nostre domande sono tanto diverse da quelle che sono state poste nell'ultimo secolo, al tempo della Riforma, all'epoca del cristianesimo dei primi secoli. Non si possono dare semplicemente risposte di ieri a domande di oggi. Ma le nostre domande non possono nemmeno essere presentate come criterio per le risposte dei nostri antenati. 
Ciò che essi hanno da dirci — ed hanno molto da dirci — lo veniamo ora a sapere se ci sforziamo di comprendere ciò che essi hanno domandato. Che noi — almeno fino ad un certo grado — lo possiamo capire, dipende dal fatto che essi, tanto come noi, non fossero stati toccati dalla verità, che non è a disposizione. Le situazioni sono storicamente condizionate. In tal modo, anche la forma delle domande e delle risposte è storicamente condizionata.
(...)
   Per la Bibbia, la verità è un rapporto: un rapporto precisamente, del quale ci si può fidare. Dio è il Dio della verità, eprché ci si può fidare di Lui senza rimandere delusi. La fede non è quindi anzitutto una scoperta di qualche fatto o un ritenere epr vera una qualche proposizione o dottrina, ma fiducia nella fidatezza o attendibilità di Dio. È una derivazione di questo dato fondamentale il fatto che Dio mantenga la sua parola. 
(...)
Nel senso biblico, la verità non è, ma avviene. Non la si può indagare; la si può solo far oggetto di racconto e di speranza. La realtà è infatti sempre aperta in avanti.
(...)
Ma dove disperiamo della realtà, la verità di Dio è tuttavia ancora più grande del nostro cuore. Né l'una né l'altra cosa si possono verificare; ma nell'esperienza se ne può avere conferma.

tratto da: - Hans Hermann Walz, 'Verità', 
in: 
Dizionario del Pensiero Protestante Una teologia per non teologi a cura di Hans Jürgen Schultz, 

Herder - Morcelliana, Roma - Brescia, 1970, 569.570.574-575.576.


Theologica III.
José Antonio PAGOLA
Di fronte al testimone della verità
Nel processo durante il quale si deciderà l'esecuzione di Gesù, il vangelo di Giovanni riporta un sorprendente dialogo privato tra Pilato, rappresentante dell'impero più potente della terra, e Gesù, imputato dalle mani legate che si presenta come testimone della verità.
A quanto pare è proprio Pilato a voler conoscere la verità nascosta in quello strano personaggio che si trova davanti al suo trono: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù risponderà esponendo la sua verità con due affermazioni fondamentali, molto care all'evangelista Giovanni.

«Il mio regno non è di questo mondo». Gesù è re, ma in una maniera che Pilato non può immaginare. Non cerca di occupare il trono di Israele o di contendere a Tiberio il potere imperiale; non appartiene a quel sistema in cui si muove il prefetto di Roma, basato sull'ingiustizia e sul potere; non fa leva sulla forza delle armi. Ha invece un comportamento diverso: la sua regalità deriva dall'amore di Dio per il mondo.
(...)
I suoi seguaci, però, non sono «legionari», ma «discepoli» che ne ascoltano il messaggio e si dedicano a portare verità, giustizia e amore nel mondo.

Il regno di Gesù non è quello di Pilato. Il prefetto vive per portare via le ricchezze al popolo e condurle a Roma. Gesù vive «per  essere testimone della verità». Tutta la sua vita è una sfida: «Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Pilato non è dalla verità, non ascolta la voce di Gesù. Anzi, nel giro di alcune ore cercherà di farla tacere per sempre.
Il discepolo di Gesù non è un «guardiano» della verità, ma un «testimone». Suo compito non è discutere, combattere e sconfiggere gli avversari, ma vivere la verità del vangelo, comunicando l'esperienza di Gesù che sta cambiando la sua vita.
Il cristiano non è neppure «proprietario» della verità, ma testimone. Non impone la propria dottrina, non controlla la fede altrui, non pretende di aver ragione su tutto. Vive in continua conversione a Gesù, trasmette l'attrazione che sente per lui, aiuta a guardare al vangelo, porta ovunque la verità di Gesù. 
La Chiesa tornerà a essere attraente, quando la gente vedrà che il nostro volto somiglia a quello di Gesù, e che la nostra vita ricorda la sua.


tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù 4 Giovanni
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice  Revisione di Riccardo Larini 
Edizioni Borla, Roma, 2013, 197.198-199.





Theologica IV.
Vittorio SUBILIA
Si potrebbe osservare che tutti i rami del cristianesimo si richiamano a Cristo e desumerne che non sia da ricercare su questo punto la discriminazione. Ma soltanto una considerazione superficiale delle posizioni contrapposte può portare alla conclusione incontrollata che sul tema di Cristo non sussistano differenze  apprezzabili tra le Confessioni, in quanto tutte professano la fede in Cristo e accettano in comune i grandi Simboli della chiesa antica. In realtà è proprio su questo terreno che hanno le radici le divergenze fondamentali: le ragioni profonde dell'attuale confusione nei rapporti ecumenici vanno ricercate in questa direzione. Mettere in risalto ciò che unisce e mettere in ombra ciò che divide deforma e superficializza le posizioni a scapito della verità e quindi compromette, invece di facilitare, la possibilità di una comune riscoperta dell'Evangelo e per conseguenza di una reale comunione cristiana.
(...)
il contrasto della discussione è più fecondo e stimolante che l'allineamento del conformismo.
(...)

"Paul Tillich ha osservato che il cristianesimo ha consacrato tutte le civiltà: 
«ha consacrato l'ordine feudale e la sua chiara partecipazione ad esso senza trascenderlo; ha consacrato il nazionalismo senza trasformarlo; ha consacrato la democrazia senza giudicarla; ha consacrato la guerra e le armi senza usare contro di essa le sue armi spirituali; ha consacrato la pace e la sicurezza senza turbare questa sicurezza con la sua minaccia spirituale; ha consacrato l'ideale borghese della famiglia e della proprietà senza giudicarlo; ha consacrato i sistemi di sfruttamento dell'uomo sull'uomo senza trascenderli; anzi, li ha usati a suo proprio vantaggio». 
Il cristianesimo si è illuso che i compromessi di queste consacrazioni assicurassero la sua inserzione nella storia, dimenticando che condizione di autenticità evangelica era di non superare i limiti di una diaspora incompresa di testimoni."

- tratto da: - Vittorio Subilia, 
«Solus Christus» Il messaggio cristiano nella prospettiva protestante
(Sola Scriptura 10 nuovi studi teologici ), Claudiana Editrice, Torino, 1985, 31-32.6.


Theologica V.
Dietrich BONHOEFFER
(...)
   Il dire la verità va dunque appreso. Ciò suona terribile per colui che pensa che sia sufficiente il ricorso ai princìpi (Gesinnung) e che se questi sono irreprensibili tutto il resto è un gioco da ragazzi. Orbene, siccome però le cose stanno in modo tale che la dimensione etica non può essere disgiunta dalla realtà, l'imparare a conoscere sempre meglio la realtà è parte costitutiva necessaria dell'agire etico. Nella questione di cui ci stiamo occupando, tuttavia, l'agire consiste nel parlare: il reale deve essere espresso in parole. In questo consiste il discorso conforme a verità. Con ciò però si pone inevitabilmente la questione circa il "come" delle parole. Si tratta della "parola" di volta in volta "giusta". Trovarla è questione di lungo, serio e progressivo sforzo sulla base di esperienza e conoscenza del reale. Per dire come una cosa realmente è, cioè per parlare in modo conforme a verità, lo sguardo e il pensiero devono rivolgersi a come il reale è in Dio e da Dio e rispetto a Dio.

tratto da: - Dietrich Bonhoeffer, Scritti scelti (1933-1945) Edizione critica 
Edizione italiana a cura di Alberto Conci
(Biblioteca di cultura 22 Opere di Dietrich Bonhoeffer volume 10),
Editrice Queriniana, Brescia, 2009, 748. 





BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE 
   
                                                                Maurizio Abbà
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 18,33-37
Verità Amore Libertà
Pilato la violenza del potere il potere della violenza 
La violenza della potenza dell'oppressore romano raffigurata in Pilato, nell'Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni pare, almeno in parte, attenuata. Se così è risalta allora un altro aspetto del potere e della sua potenza: traspare così l'im(potenza) del Potere a fare davvero giustizia giusta e vera. 

dal libro biblico dei Giudici 12,6:  
"«Ebbene, di' Scibbolet»; e quello diceva: «Sibbolet», senza fare attenzione a pronunciare bene; allora lo afferravano e lo scannavano presso i guadi del Giordano. Perirono in quel tempo quarantaduemila Efraimiti."

scibbolet: parola d'ordine richiesta, dalle sentinelle galaadite di Iefte (appunto in Giudici 12,6), agli efraimiti che in ritirata si trovavano ad attraversare il Giordano, essi non riuscivano a pronunciarla esattamente, riuscivano solo a dire: "sibbolet" e 42 unità (circa 42.000 uomini) furono uccisi.

Insegnamento biblico: la violenza è nella realtà quotidiana, è nella storia delle diverse generazioni, liberarsi dalla guerra, da tutte le guerre dovrebbe essere questa la parola d'ordine.
Per la precisione scibbolet è una parola ebraica vuol dire "corso d'acqua" o "spiga di frumento", intendiamola allora così la parola d'ordine adesso: la pace dovrebbe scorrere a fiumi, nutrita dal pane di giustizia.


Teologia della croce 
La crocifissione
"ai tempi di Gesù per...
- Rapina
- Omicidio
- Incendio doloso
- Diserzione
- Alto tradimento
- Istigazione alla rivolta
- Delitto di lesa maestà
(Crimen Laesae Maiestatis)

nel caso di Gesù a causa di...
-       Incitamento alla rivolta contro i Romani Lc 24,21
-       RIVENDICAZIONE REGALE
-       Incitamento al boicottaggio delle imposte Lc 23,2
-       Seduzione della folla  Lc 23,2.5.14 ".

tratto da: - Willibald Bösen, L'ultimo giorno di Gesù di Nazaret
Traduzione italiana di Armido Rizzi
Editrice Elledici, Leumann, Torino, 2007, 276.

La teologia della croce fa riferimento alla condanna a morte per crocifissione di Gesù Cristo.
Occorre fare riferimento ad essa con discernimento e con determinazione, al contempo. 
Con discernimento: non c'è esibizione, non c'è ostentazione, non può e non deve esserci. La croce è strumento di tortura e di morte.
Con determinazione: la teologia della croce invita, dall'apostolo Paolo a Lutero a Käsemann, solo per citare alcuni tra i teologi più significativi di tutti i tempi, a considerare come la parola della croce è la Parola di Dio, come sotto la croce si decide cosa è fede e cosa è idolatria, perché la parola della croce è la parola disarmata di Dio per sconfiggere il male, perchè è, appunto, la Parola. 
- La croce richiede un cambiamento radicale nel pensare e nell'attuare ciò che Dio ci richiede.
Un cambiamento radicale riferito a Dio, agli altri, a noi stessi.

- Cos’è la verità?
Uno dei termini greci per designare la 'Verità' è Aletheia.
Facciamo riferimento al Lete (oblio) fiume citato nei testi filosofici e mitologici (Platone, Repubblica, nei frammenti degli orfici ) in questi testi l'esortazione è che non bisogna bere l'acqua che induce l'oblio, così da poter continuare a fare tesoro del passato; mentre nell'Eneide (libro VI) sono citate le acque del Lete che bisogna bere abbondantemente per dimenticare la vita precedente e poter reincarnarsi in un altro corpo (secondo la metemsomatosi di Pitagora).  Il Lete è menzionato altresì nel Canto XXXI del Purgatorio della Commedia di Dante: qui le acque vanno bevute per dimenticare il male commesso.
Verità-Aletheia dove l'A privativo descrive: "ciò che ti tiene sveglio" (definizione del teologo valdese Paolo Ricca), la verità non offusca, anzi aiuta a capire, ti tiene desto, ben oltre le stesse definizioni filosofico-mitologiche greche antiche di Platone e degli orfici. La verità: un passato che non dev'essere rimosso ma affrontato e solo poi superato.
- Nella Commedia dantesca sulla vetta della montagna del Purgatorio, siamo già alle porte del Paradiso dantesco dove scorre anche un altro fiume: l'Eunoè (Purgatorio Cantici XXVIII, XXXI, XXXIII) le cui acque aiutano a ricordar quanto di buono è stato fatto in vita.
Evangelicamente, nella Domenica dell'Eternità (ultima dell'Anno Liturgico) e non solo in questa Domenica, resta saldo e vivificante il ricordo di chi ci ha preceduto nella comunione della fede e nella successione apostolica dietro la croce di Cristo di tutte le discepole ed i discepoli disarmati ma forti di verità amore e libertà.
Non la reincarnazione ma l'orizzonte della Buona Notizia della Risurrezione è la dimensione veritiera di vita nuova a cui siamo chiamati già ora, nella vita di tutti i giorni.

Regalità nella vita quotidiana
Verità Amore Libertà non possono essere disgiunte, questo insegna Gesù Cristo.
- Se hai solo la Verità hai tanto, certo, ma ti manca la misericordia, e ti manca la possibilità di poter dire liberamente: "Sì". Nella Storia la Misericordia è mancata tante volte e con essa è mancata anche la Libertà, anche la libertà di poter sbagliare.
- Se hai solo Amore hai quasi tutto, certo, hai la piattaforma su cui basarti, hai la rampa di lancio in cui dispiegare le ali, ma le ali sono: la Verità e la Libertà e sono irrinunciabili se davvero vuoi volare l'avventura della vita consapevolmente e quindi responsabilmente.
- Se hai solo la Libertà, ti può bastare, certo, ma senza la Verità la tua Libertà sarà senza discernimento, e se hai Libertà ma non hai Amore, ti manca, quella che un cantante in un'intervista di alcuni anni fa, diceva: l'amore è la benzina della vita
- In Gesù Cristo siamo raggiunti da: Verità Amore Libertà.
Questa è la regalità per ognuno di noi, da raggiungere quotidianamente.
Per non essere sudditi delle paure ma liberati da esse.
- Il Potere, il Terrore hanno paura, sì hanno paura dell'Amore, 
come hanno paura della Libertà, 
questa è la Verità che insegna Gesù Cristo il Crocifisso Risorto.





L'angolo della preghiera 
per non deporre la preghiera in un angolo

Pilato, il procuratore romano,
è un uomo con i piedi per terra,
abituato a misurare le persone
in base al potere che detengono,
alla capacità di imporsi con la forza, 
di dominare, di sottomettere gli altri.
Davanti a lui ti hanno accusato
di essere un ribelle al giogo di Roma,
uno che pretende di essere re
e quindi vuole scalzare l'imperatore.

Ecco perché ti domanda
se le accuse corrispondono a verità.
Ma tu, Gesù, lo spiazzi subito:
non rinneghi di essere re,
ma gli ricordi che il tuo regno
non è di questo mondo
e quindi non hai soldati,
pronti a difenderti.


È vero: sei del tutto disarmato,
eppure nessuno può resistere
alla tua forza, la forza dell'amore.
È vero: all'apparenza sei schiacciato,
in balìa del potere di Pilato,
ma in fondo sei tu il Signore
perché sei tu che conduci la storia
con la mitezza e la misericordia
alle quali nessuno può resistere.

Non passerà molto tempo,
solo qualche secolo,
e la potenza di Roma crollerà,
mentre tu, il Galileo condannato
alla morte di croce, continui ad essere fonte di speranza.


tratto da: Roberto Laurita, la Preghiera
Servizio della Parola 471/472 anno XLVII ottobre-novembre 2015, 
Editrice Queriniana, Brescia, 183.







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Quest'anno, l'ultima Domenica dell'Anno Liturgico è: Domenica 22 novembre 2015.
L'ultima Domenica dell'Anno Liturgico è denominata in ambito evangelico anche:
Domenica dell'Eternità in ricordo di quanti ci hanno preceduto nel dono della fede.


Ricordare i morti


Signore, tu non sei un Dio dei morti,
ma dei viventi.
In te vivono tutti coloro che hai chiamato.

Ricordiamo i defunti che abbiamo amato, con cui abbiamo vissuto.
La tua bontà ci lega a loro,
Tu ami loro e noi.

Li presentiamo a te.
Soltanto la tua via e nessun’altra
ci porta a loro, e loro a noi.
In te siamo uniti a loro.
Ti ringraziamo ché li tieni in mano.
Infatti hai detto:
«ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano».

In tua presenza vogliamo ricordare tutti i morti,
nomi dimenticati, cancellati.
I morti che nessuno piange, dispersi dal destino ignoto,
suicidi, disperati,
e quelli che gli uomini hanno disonorato, assassinato.
Li sappiamo nelle tue mani,
e ti preghiamo:
proteggi i più miseri fra i tuoi figli.

Ti ringraziamo perché sei così vicino:
in te, vicini, sono pure i morti.
Nessuno muore, in te.
Da te abbiamo vita
ed anche i morti vivono di te.
Questo ci lega a loro:
la stessa vita in te.

La tua croce, nostro Signore e fratello,
è segno di vittoria sull’inferno e la morte.
La tua croce porta
il dolore di chi soffre,
la colpa di chi ha errato.
Piantata su un mondo di tombe
Riunisce tutti, i morti e noi.

I tuoi pensieri non sono i nostri pensieri.
Le tue decisioni non sono le nostre.
Accettiamo e crediamo
anche senza comprendere.
Seguiamo, con fiducia,le tue vie:
tu vincerai la morte nemica.
Sei risorto dai morti,
anche noi risorgeremo.
Accoglieremo con gioia la tua luce
per lodarti nell’eternità.


- tratto da: - Jörg Zink, Come Pregare 
traduzione di Giuliana Gandolfo, 
Claudiana Editrice, Torino, 1988, seconda edizione: 1995, 124-125.