foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 8 novembre 2015 - 24a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,1-12a
1 Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui,
2 ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
5 Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
11 Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
Theologica I.
Ulrich LUZ
Il fascino che il
discorso della montagna esercita da tempo e sempre più proprio sulle chiese
riformate è tanto più comprensibile. Tra gli interpreti del XX secolo si
segnalano in assoluto per importanza D. Bonhoeffer e L. Ragaz: entrambi
chiedono, senza che si possa fingere di non sentirli, una messa in pratica
totale del discorso della montagna e mettono in guardia da una grazia
interiorizzata. Tra gli interpreti del XIX secolo tutti parlano del radicale
Lev Tolstoj, mentre il ricordo delle interpretazioni - a loro modo grandiose -
di W. Herrmann o di A.v. Harnack si è del tutto affievolito al di fuori della
cerchia degli addetti ai lavori. Ma più di tutto quello che affascina è il
testo stesso del discorso della montagna: tutto ciò indica che il suo
addomesticamento è sostanzialmente fallito.
(...)
Nella chiesa antica e nel medioevo la serie delle beatitudini è stata intesa come un maestoso percorso graduale. La strada dalla prima all'ultima beatitudine è identica a quella dalla penitenza alla perfezione.
Le beatitudini trattano quindi di «virtù» (virtutes). La loro successione è irreversibile: le prime tre trattano del distacco dell'uomo dai legami terreni, le successive tre dei rapporti coi suoi simili, le ultime due delle sua definitiva accettazione da parte di Dio.
(...)
tratto da: - Ulrich Luz, Matteo Volume 1 Introduzione Commento ai capp. 1-7
Traduzione di Luca Bettarini Revisione redazionale di Donatella Zoroddu
Edizione italiana a cura di Claudio Gianotto
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 1.1), Paideia, Brescia, 2006, 301.311.
Theologica II.
Eduard SCHWEIZER
Le
beatitudini, meglio sarebbe
chiamarle gridi di saluto (Heilrufe), sono già note all'Antico
Testamento. Soprattutto la sapienza è il loro ambito naturale
(...)
Ricorrono però anche
nei Salmi, spesso usate quale saluto rivolto ai pellegrini che arrivano (Sal.
84,5 s.13; 128,1). Certo si hanno serie di maledizioni profetiche (Is
5,8-23), mentre i gridi di saluto si trovano, al massimo, in coppia (Sal
84,5 s. ecc.; (...)).
Le beatitudini non
sono mai associate alle maledizioni, con l'unica eccezione del testo greco di Eccl.
10,16 s. Entrambe si trovano invece certamente nella proclamazione della
legge, dove tuttavia non si contrappongono «salve!» e «guai!»,
ma «benedetti» e «maledetti» (Deut. 27,14 ss.; 28,1 ss.15
ss.).
Che in Matteo si
trovino raccolti nove macarismi, in Luca quattro più altrettanto invettive
corrispondenti, indica che il genere letterario aveva subito un'evoluzione che
ai tempi di Gesù si riscontra anche nella letteratura giudaica che si occupa
dell'imminente fine dei tempi (ad es. Hen. slav. 42 e 52).
tratto da: - Eduard
Schweizer, Il Vangelo secondo Matteo, traduzione italiana di
Franco Ronchi, (Nuovo Testamento seconda serie), Paideia, Brescia, 2001, 73.
Theologica III.
Douglas R.A. HARE
Si discute tuttora con fervore sulla questione se le beatitudini si possono meglio descrivere come ammonimenti escatologici o come requisiti di ingresso per coloro che vogliono aver parte nel regno. Sono indicative, testimoni della grazia di Dio, oppure sono imperative ed esigono un'azione obbediente? Se gli studiosi provano difficoltà a trovare un consenso, è probabilmente perché la verità si trova dai due lati del problema. Dovremmo intendere le beatitudini di Matteo sia come espressioni della grazia escatologica, sia come comandamenti impliciti.
È difficile trovare una traduzione adeguata per la parola makarioi, la prima di ognuna delle
beatitudini.
tratto da: - Douglas R.A. Hare, Matteo (Strumenti 26 Commentari),
Theologica IV.
José Antonio PAGOLA
Chi si accosta ripetutamente alle beatitudini di Gesù avverte che il loro contenuto è inesauribile. Hanno sempre nuove risonanze. In esse troviamo una luce sempre diversa a seconda del momento che stiamo vivendo.
tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù Vol. 1: Matteo, Borla, Roma, 2012, 53.
Theologica V.
Antonio NEPI
Le Beatitudini trovano il loro paradigma concreto in Gesù; vanno lette alla luce della croce e della risurrezione, mediante cui ha reso possibile per noi questo suo appello che appare umanamente impossibile. Non sono opzionali, ma vanno vissute integralmente, senza sconti; non sono destinate ad un gruppo particolare, ma riguardano tutti i credenti.
tratto da: - Antonio Nepi, Rallegriamoci tutti nel Signore, in: Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 471-472/2015, Ottobre-Novembre (18 ottobre / 22 novembre) Anno B, Editrice Queriniana, Brescia, 100.
Theologica VI.
Alberto MELLO
Prima di ogni dimostrazione esegetica viene l'annunzio di una beatitudine. L'aggettivo makários ("beato") è traduzione greca variabile di un sostantivo ebraico invariabile, in stato costrutto plurale: ashrè (aram. tubè), che letteralmente si potrebbe rendere con una esclamazione del tipo: "prosperità" o "felicità di ... ". Si tratta di una fraseologia sapienziale, reperibile soprattutto nei Proverbi e nei Salmi e il cui antonimo è hoj ("guai").
Ci sono però due modi per dire qualcuno "beato". Prendiamo ad esempio il Sal 1,1:
Beato l'uomo che non cammina
nel consiglio degli empi.
Qui l'uomo è dichiarato beato a una condizione, che egli deve soddisfare: non camminare nel consiglio degli empi, e via dicendo. Se prendiamo invece il Sal 32,1, si dice:
Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa
e perdonato il peccato.
Questa volta l'uomo è detto beato non per i propri diritti, ma per una atto gratuito della misericordia divina nei suoi confronti.
La "prosperità" o la "felicità" sono comunque un dono di Dio, ma l'accento è diverso: da una parte cade sulla corrispondenza umana, dall'altra sulla gratuità del dono. Matteo segue il primo modo di dire (poiché insiste molto sulle qualità umane che sono adatte ad accogliere la beatitudine), mentre Luca si allinea di più sul secondo.
tratto da: - Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo Commento midrashico e narrativo, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano, 1995, 104-105.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio Abbà
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,1-12a
Un
piccolo vocabolario della fede
- Beatitudini:
una beffa o una benedizione?
La 'beatitudine' che cos'è? - Incoraggiamento e Benedizione, la promessa di un 'premio' tanto grande che non immaginiamo ...
però ... per chi si trova in condizioni difficili, disagiate, a volte purtroppo disperate, le promesse delle beatitudini possono suonare quasi beffarde; ma è proprio per queste persone in condizioni così difficili che le beatitudini sono annunciate!
- C come Consolazioni
qui consolazione e incoraggiamento si fondono per dispiegarsi in una forza evangelica che è, al contempo, propulsiva di considerevoli iniziative e balsamo autentico per le ferite procurate dalle asprezze della vita.
Siamo nell'ambito del Sermone della Montagna, non un discorso ma il Discorso di Gesù (Matteo 5-7), un Discorso, com'è noto, che nella sua radicalità porge il messaggio cristiano autentico.
- Fame e sete Giustizia anche per il pane e l'acqua e per la qualità dell'aria che respiriamo e dell'acqua che beviamo. Fame e sete di ricerca di fede. Una ricerca quindi umile perché non si è già arrivati, ma, appunto, in ricerca: per un movimento in cui idee ed azioni, preghiera e prassi s'intrecciano.
- Misericordia è 'figlia' della compassione: questo significa un programma di vita altruistica in cui non ti annulli ma trova senso la tua vita aiutando gli altri e, se necessario, lasciandosi aiutare.
Cercando e trovando con umiltà.
- Una pagina storica (XII secolo) altamente significativa riecheggia nelle parole del pastore valdese Giorgio Tourn:
"Molto presto si raccolgono attorno a Valdo amici e conoscenti, attratti dalla sua parola e soprattutto dalla novità della sua esperienza; nasce così una sorta di piccola comunità che sceglie per definirsi un nome molto significativo: «poveri in spirito»
È il termine che Gesù ha usato parlando dei suoi discepoli nel Sermone sul monte (Matteo 5,3). Valdo ed i suoi amici intendono dire con questo che il loro ideale è quello di costituire una comunità simile a quella dei primi discepoli di Gesù, che vive della sua parola e gli ubbidisce. Ciò che colpisce in questa comunità è la libertà con cui viene vissuta la fede cristiana. Una libertà piena di gioia e di inventiva."
tratto da: - Giorgio Tourn, I Valdesi la singolare vicenda di un popolo-chiesa (1170-2008), Quarta edizione aggiornata e ampliata, Claudiana, Torino, 2008, 14-15.
- Regno dei cieli
Un percorso, un programma quello delle Beatitudini che porterà nel discepolato ad essere sale della terra (un sale saporito!) e luce del mondo: Matteo 5,13-16.
Queste parole costituiscono un piccolo vocabolario della fede,
da cui scaturiscono scintille vitali per una ricerca di fede.
- Lo sappiamo ma dobbiamo metterlo in pratica e allora ribadiamo quanto ci hanno insegnato:
"E anche noi riceviamo il vangelo da coloro ai quali lo annunciamo".
(Yann Redalié, Sermone per il culto di apertura della Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, sessione europea, anno 2004).
L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Le tue parole, Gesù, sono per noi, oggi.
E sono un invito alla gioia
perché Dio, il Padre tuo,
mantiene le promesse
e beati sono tutti i destinatari
del mondo nuovo che ci prepara.
Siamo poveri perché non approfittiamo
del nostro denaro,
del nostro potere,
della nostra cultura
per far pressione ed ottenere
una situazione di privilegio?
Siamo poveri perché contiamo
solo sull'amore di Dio
e su quello dei fratelli?
Il regno dei cieli Dio lo darà a noi,
non a quelli che hanno accumulato,
accaparrato beni su beni,
non a quelli che hanno approfittato
della loro posizione per avere vantaggi,
per opprimere ed ingannare,
per tradire ed umiliare.
Siamo miti perché non fomentiamo
conflitti e controversie
e invece cerchiamo le ragioni del dialogo,
del confronto civile e corretto?
Abbiamo un cuore ed uno sguardo puro
perché leggiamo la realtà che ci circonda
senza malizia, senza cattiveria?
Siamo costruttori di pace
a costo di essere invisi
ai nostri e agli avversari?
tratto da: La Preghiera, di Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 471-472/2015, Ottobre-Novembre (18 ottobre / 22 novembre) Anno B, Editrice Queriniana, 107.
foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 8 novembre 2015 - 24a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,1-12a
1 Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui,
2 ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
5 Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
11 Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
3 «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
5 Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
11 Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
Theologica I.
Ulrich LUZ
Il fascino che il
discorso della montagna esercita da tempo e sempre più proprio sulle chiese
riformate è tanto più comprensibile. Tra gli interpreti del XX secolo si
segnalano in assoluto per importanza D. Bonhoeffer e L. Ragaz: entrambi
chiedono, senza che si possa fingere di non sentirli, una messa in pratica
totale del discorso della montagna e mettono in guardia da una grazia
interiorizzata. Tra gli interpreti del XIX secolo tutti parlano del radicale
Lev Tolstoj, mentre il ricordo delle interpretazioni - a loro modo grandiose -
di W. Herrmann o di A.v. Harnack si è del tutto affievolito al di fuori della
cerchia degli addetti ai lavori. Ma più di tutto quello che affascina è il
testo stesso del discorso della montagna: tutto ciò indica che il suo
addomesticamento è sostanzialmente fallito.
(...)
Nella chiesa antica e nel medioevo la serie delle beatitudini è stata intesa come un maestoso percorso graduale. La strada dalla prima all'ultima beatitudine è identica a quella dalla penitenza alla perfezione.
Le beatitudini trattano quindi di «virtù» (virtutes). La loro successione è irreversibile: le prime tre trattano del distacco dell'uomo dai legami terreni, le successive tre dei rapporti coi suoi simili, le ultime due delle sua definitiva accettazione da parte di Dio.
(...)
tratto da: - Ulrich Luz, Matteo Volume 1 Introduzione Commento ai capp. 1-7
Traduzione di Luca Bettarini Revisione redazionale di Donatella Zoroddu
Edizione italiana a cura di Claudio Gianotto
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 1.1), Paideia, Brescia, 2006, 301.311.
Theologica II.
Eduard SCHWEIZER
Le
beatitudini, meglio sarebbe
chiamarle gridi di saluto (Heilrufe), sono già note all'Antico
Testamento. Soprattutto la sapienza è il loro ambito naturale
(...)
Ricorrono però anche
nei Salmi, spesso usate quale saluto rivolto ai pellegrini che arrivano (Sal.
84,5 s.13; 128,1). Certo si hanno serie di maledizioni profetiche (Is
5,8-23), mentre i gridi di saluto si trovano, al massimo, in coppia (Sal
84,5 s. ecc.; (...)).
Le beatitudini non
sono mai associate alle maledizioni, con l'unica eccezione del testo greco di Eccl.
10,16 s. Entrambe si trovano invece certamente nella proclamazione della
legge, dove tuttavia non si contrappongono «salve!» e «guai!»,
ma «benedetti» e «maledetti» (Deut. 27,14 ss.; 28,1 ss.15
ss.).
Che in Matteo si
trovino raccolti nove macarismi, in Luca quattro più altrettanto invettive
corrispondenti, indica che il genere letterario aveva subito un'evoluzione che
ai tempi di Gesù si riscontra anche nella letteratura giudaica che si occupa
dell'imminente fine dei tempi (ad es. Hen. slav. 42 e 52).
tratto da: - Eduard
Schweizer, Il Vangelo secondo Matteo, traduzione italiana di
Franco Ronchi, (Nuovo Testamento seconda serie), Paideia, Brescia, 2001, 73.
Theologica III.
Si discute tuttora con fervore sulla questione se le beatitudini si possono meglio descrivere come ammonimenti escatologici o come requisiti di ingresso per coloro che vogliono aver parte nel regno. Sono indicative, testimoni della grazia di Dio, oppure sono imperative ed esigono un'azione obbediente? Se gli studiosi provano difficoltà a trovare un consenso, è probabilmente perché la verità si trova dai due lati del problema. Dovremmo intendere le beatitudini di Matteo sia come espressioni della grazia escatologica, sia come comandamenti impliciti.
È difficile trovare una traduzione adeguata per la parola makarioi, la prima di ognuna delle
beatitudini.
tratto da: - Douglas R.A. Hare, Matteo (Strumenti 26 Commentari),
José Antonio PAGOLA
Chi si accosta ripetutamente alle beatitudini di Gesù avverte che il loro contenuto è inesauribile. Hanno sempre nuove risonanze. In esse troviamo una luce sempre diversa a seconda del momento che stiamo vivendo.
tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù Vol. 1: Matteo, Borla, Roma, 2012, 53.
Theologica V.
Antonio NEPI
Le Beatitudini trovano il loro paradigma concreto in Gesù; vanno lette alla luce della croce e della risurrezione, mediante cui ha reso possibile per noi questo suo appello che appare umanamente impossibile. Non sono opzionali, ma vanno vissute integralmente, senza sconti; non sono destinate ad un gruppo particolare, ma riguardano tutti i credenti.
tratto da: - Antonio Nepi, Rallegriamoci tutti nel Signore, in: Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 471-472/2015, Ottobre-Novembre (18 ottobre / 22 novembre) Anno B, Editrice Queriniana, Brescia, 100.
Theologica VI.
Alberto MELLO
Prima di ogni dimostrazione esegetica viene l'annunzio di una beatitudine. L'aggettivo makários ("beato") è traduzione greca variabile di un sostantivo ebraico invariabile, in stato costrutto plurale: ashrè (aram. tubè), che letteralmente si potrebbe rendere con una esclamazione del tipo: "prosperità" o "felicità di ... ". Si tratta di una fraseologia sapienziale, reperibile soprattutto nei Proverbi e nei Salmi e il cui antonimo è hoj ("guai").
Ci sono però due modi per dire qualcuno "beato". Prendiamo ad esempio il Sal 1,1:
Beato l'uomo che non cammina
nel consiglio degli empi.
Qui l'uomo è dichiarato beato a una condizione, che egli deve soddisfare: non camminare nel consiglio degli empi, e via dicendo. Se prendiamo invece il Sal 32,1, si dice:
Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa
e perdonato il peccato.
Questa volta l'uomo è detto beato non per i propri diritti, ma per una atto gratuito della misericordia divina nei suoi confronti.
La "prosperità" o la "felicità" sono comunque un dono di Dio, ma l'accento è diverso: da una parte cade sulla corrispondenza umana, dall'altra sulla gratuità del dono. Matteo segue il primo modo di dire (poiché insiste molto sulle qualità umane che sono adatte ad accogliere la beatitudine), mentre Luca si allinea di più sul secondo.
tratto da: - Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo Commento midrashico e narrativo, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano, 1995, 104-105.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio Abbà
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,1-12a
Un
piccolo vocabolario della fede
- Beatitudini:
una beffa o una benedizione?
La 'beatitudine' che cos'è? - Incoraggiamento e Benedizione, la promessa di un 'premio' tanto grande che non immaginiamo ...
però ... per chi si trova in condizioni difficili, disagiate, a volte purtroppo disperate, le promesse delle beatitudini possono suonare quasi beffarde; ma è proprio per queste persone in condizioni così difficili che le beatitudini sono annunciate!
- C come Consolazioni
qui consolazione e incoraggiamento si fondono per dispiegarsi in una forza evangelica che è, al contempo, propulsiva di considerevoli iniziative e balsamo autentico per le ferite procurate dalle asprezze della vita.
Siamo nell'ambito del Sermone della Montagna, non un discorso ma il Discorso di Gesù (Matteo 5-7), un Discorso, com'è noto, che nella sua radicalità porge il messaggio cristiano autentico.
Siamo nell'ambito del Sermone della Montagna, non un discorso ma il Discorso di Gesù (Matteo 5-7), un Discorso, com'è noto, che nella sua radicalità porge il messaggio cristiano autentico.
- Fame e sete Giustizia anche per il pane e l'acqua e per la qualità dell'aria che respiriamo e dell'acqua che beviamo. Fame e sete di ricerca di fede. Una ricerca quindi umile perché non si è già arrivati, ma, appunto, in ricerca: per un movimento in cui idee ed azioni, preghiera e prassi s'intrecciano.
- Misericordia è 'figlia' della compassione: questo significa un programma di vita altruistica in cui non ti annulli ma trova senso la tua vita aiutando gli altri e, se necessario, lasciandosi aiutare.
Cercando e trovando con umiltà.- Una pagina storica (XII secolo) altamente significativa riecheggia nelle parole del pastore valdese Giorgio Tourn:
"Molto presto si raccolgono attorno a Valdo amici e conoscenti, attratti dalla sua parola e soprattutto dalla novità della sua esperienza; nasce così una sorta di piccola comunità che sceglie per definirsi un nome molto significativo: «poveri in spirito»
È il termine che Gesù ha usato parlando dei suoi discepoli nel Sermone sul monte (Matteo 5,3). Valdo ed i suoi amici intendono dire con questo che il loro ideale è quello di costituire una comunità simile a quella dei primi discepoli di Gesù, che vive della sua parola e gli ubbidisce. Ciò che colpisce in questa comunità è la libertà con cui viene vissuta la fede cristiana. Una libertà piena di gioia e di inventiva."
tratto da: - Giorgio Tourn, I Valdesi la singolare vicenda di un popolo-chiesa (1170-2008), Quarta edizione aggiornata e ampliata, Claudiana, Torino, 2008, 14-15.
- Regno dei cieli
Un percorso, un programma quello delle Beatitudini che porterà nel discepolato ad essere sale della terra (un sale saporito!) e luce del mondo: Matteo 5,13-16.
Queste parole costituiscono un piccolo vocabolario della fede,
da cui scaturiscono scintille vitali per una ricerca di fede.
- Lo sappiamo ma dobbiamo metterlo in pratica e allora ribadiamo quanto ci hanno insegnato:
"E anche noi riceviamo il vangelo da coloro ai quali lo annunciamo".
(Yann Redalié, Sermone per il culto di apertura della Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, sessione europea, anno 2004).
L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Le tue parole, Gesù, sono per noi, oggi.
E sono un invito alla gioia
perché Dio, il Padre tuo,
mantiene le promesse
e beati sono tutti i destinatari
del mondo nuovo che ci prepara.
Siamo poveri perché non approfittiamo
del nostro denaro,
del nostro potere,
della nostra cultura
per far pressione ed ottenere
una situazione di privilegio?
Siamo poveri perché contiamo
solo sull'amore di Dio
e su quello dei fratelli?
Il regno dei cieli Dio lo darà a noi,
non a quelli che hanno accumulato,
accaparrato beni su beni,
non a quelli che hanno approfittato
della loro posizione per avere vantaggi,
per opprimere ed ingannare,
per tradire ed umiliare.
Siamo miti perché non fomentiamo
conflitti e controversie
e invece cerchiamo le ragioni del dialogo,
del confronto civile e corretto?
Abbiamo un cuore ed uno sguardo puro
perché leggiamo la realtà che ci circonda
senza malizia, senza cattiveria?
Siamo costruttori di pace
a costo di essere invisi
ai nostri e agli avversari?
tratto da: La Preghiera, di Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 471-472/2015, Ottobre-Novembre (18 ottobre / 22 novembre) Anno B, Editrice Queriniana, 107.




