martedì 27 febbraio 2024

Che esca da me un po' di musica

 

Sappilo, Dio: farò del mio meglio. Non mi sottrarrò a questa vita.

Continuerò ad agire e a tentare di sviluppare tutti i doni che ho, se li ho.

Non saboterò nulla. Di tanto in tanto, però, dammi un segno.

E fa' in modo che esca da me un po' di musica, 

fa' in modo che trovi una forma ciò che è in me, che lo desidera così tanto.

                                                                                                  Etty Hillesum

venerdì 23 febbraio 2024

Fede e Bellezza

 


L’angolo della Preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo

                                              di Maurizio Abbà


Trasformare la realtà è un desiderio ricorrente,

soprattutto da giovani,

poi, con il passare del tempo, rischiamo seriamente 

che sia la realtà a trasformarci

 e ci adeguiamo troppo facilmente.


Trasformazione è anche andare controcorrente,

per una diversità liberante per gli altri e per noi.

Ri-scoprire la bellezza come dimensione del creato che va tutelato 

e la bellezza delle relazioni da curare.


Invece accade sovente proprio come a Pietro che non sappiamo cosa dire,

lo spavento prevale tante volte.


Un catechismo di fede per vincere le paure 

che ci attraversano mentre scendiamo dal monte nella nostra vita.

La risurrezione dai morti inizia già, se sappiamo scorgerla, nella pianura della vita quotidiana.


Ricòrdati, o SIGNORE, delle tue compassioni e della tua bontà, perché sono eterne 

                                                                                                                     – Salmi 25,6


                                                                                                                 


giovedì 22 febbraio 2024

Estetica della Fede: la bellezza dell'ascoltare per poter vedere

 

DOMENICA 25 FEBBRAIO 

2a DEL TEMPO DI PASSIONE - REMINISCERE

Ricòrdati, o SIGNORE, 

delle tue compassioni e della tua bontà, perché sono eterne

                                                                                      Salmi 25,6


Versione Nuova Riveduta

   Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,2-10

Mt 17,1-13; Lc 9,28-36; II Pietro 1,16-18

2 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse soli, in disparte, sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza; 3 le sue vesti divennero sfolgoranti, candidissime, di un tal candore che nessun lavandaio sulla terra può dare. 

4 E apparve loro Elia con Mosè, i quali stavano conversando con Gesù. 5 Pietro, rivoltosi a Gesù, disse: «Rabbì, è bello stare qua; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». 6 Infatti non sapeva che cosa dire, perché erano stati presi da spavento. 

7 Poi venne una nuvola che li coprì con la sua ombra; e dalla nuvola una voce: 

«Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo». 

8 E a un tratto, guardatisi attorno, non videro più nessuno con loro, se non Gesù solo.

9 Poi, mentre scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare a nessuno le cose che avevano viste, se non quando il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. 

10 Essi tennero per sé la cosa, domandandosi tra di loro che significasse quel risuscitare dai morti.


la Lumière

- I racconti della Trasfigurazione sono narrati con l'affermazione:

 "dopo 6 giorni", in Marco e Matteo, "otto giorni dopo" in Luca,

i biblisti hanno fornito diverse ipotesi per la variante numerica in Lc, sono ipotesi appunto,

ora non mi soffermo su questo.


- Non c’è indicazione, in alcun brano neotestamentario,

dell’ubicazione esatta del monte della Trasfigurazione 

('Tabor' è della tradizione, ma non è scritturale).

Il 'monte' Tabor, con i suoi 575 metri di altitudine resta verosimile come accessibilità

rispetto ad altri,

 es: il monte Hermon, massiccio montuoso, con tre cime, la più alta arriva a 2814 m.


Trasfigurazione: in Marco e Matteo è, alla lettera, metamorfosi,

tradotto con: 'trasformare'

parola che invece non ritroviamo in Lc, 

per esigenza di comprensibilità e rispetto dell'uditorio specifico cui Luca si rivolge, 

uditorio composto soprattutto da lettori di estrazione greca, 

che sarebbe andato subito con il pensiero alle 'metamorfosi' degli dèi greci.

- Torniamo a Marco, 'metamorfosi', 'trasformazione', 

è un termine presente solo qui in Mc,

è un cambiamento esteriore che in Gesù irradia bellezza, ma la sua personalità è intatta.

Questo per insegnare, al contrario, a noi

un cambiamento di una bellezza profondamente interiore

e non di sola facciata (che pure non è disdicevole, ma è conseguente).


Giovanni Bellini  La Trasfigurazione di Cristo   (1478-1479 circa)  

olio su tavola    116x154 cm    Museo nazionale di Capodimonte - Napoli


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Estetica della Fede:

la bellezza dell'ascoltare per poter vedere

                   

                                    Meditazione di Maurizio Abbà

 

Questo racconto di Marco esorta a riscoprire il senso di una Estetica della Fede 

certo non frivola, sicuramente non superficiale, 

ma una bellezza dai pregnanti e profondi risvolti etici (ma non moralistici).

Estetica della Fede: 

teologicamente con le sue radici antiche è un ramo molto giovane

della riflessione teologica ed è un ramo in vigorosa crescita.


In Genesi nel primo racconto che ci è narrato della creazione 

il termine tob, che ricorre più volte, 

vuol dire bello e buono, bella e buona, massima inclusività!

La bellezza è anche nell’ascoltare, 

quando non è solo un mero sentire, 

ma un ascolto vero che è sensibilità, empatia, 

per poter vedere soprattutto con gli occhi del cuore. 

Un cuore che cerca di lasciarsi trasformare 

e con esso la mente, un cambiamento di mentalità evangelicamente inteso 

che può sorprendere e che può lietamente sorprenderci. 

Seppur in una ricerca che conosce dapprima le salite, 

poi tende da campo, certamente provvisorie e successive discese doverose. 

Il tutto vincendo le paure, anche le paure dei momenti silenziosi meditativi,

e, ancora una volta, con l'accorgimento mai da soli. 


mercoledì 21 febbraio 2024

Terno biblico-teologico

 

La fede sale le scale che l'amore ha costruito

e guarda dalla finestra che la speranza ha aperto.

                                                                       Charles Haddon Spurgeon

venerdì 16 febbraio 2024

L'amore è un'arte da imparare

 

Quanto è importante poter fare affidamento su qualcuno,

(allora diciamo: 'sei proprio un angelo'), 

poter fare affidamento su di una persona che ci diventa (ancor) più cara.


Anche un animale ci riempie le giornate di affetto, di compagnia,

nessuno è escluso, l'amore vero non esclude, non sa neppure escludere.

Perché del pane dell'amore non siamo mai sazi,

dobbiamo imparare ad elargirlo generosamente,

e saper ricevere tutto ciò che ci è donato.

L'amore è un'arte sempre verde, sempreviva.

Arte da imparare 

continuamente.

                                                                  Maurizio Abbà



Gesù Cristo è solo ciò che conta davvero

 

DOMENICA 18 FEBBRAIO  

1a DEL TEMPO DI PASSIONE - INVOCAVIT 

Egli mi invocherà, e io gli risponderò; 

sarò con lui nei momenti difficili; 

lo libererò, e lo glorificherò.  

                                                             Salmi 91,15


Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,12-15

12 Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; 13 e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

14 Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».


la Lumière 



Iwan Nikolajewitsch Kramskoj
Cristo nel deserto

(1872)  Galleria statale Tret'jakov - Mosca


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Gesù Cristo è solo ciò che conta davvero

                                   

                                  Meditazione di Maurizio Abbà

Il passo per la denominazione di questa Domenica - Invocavit è tratto dal Salmo 91,

e proprio la citazione da Salmi 91,11-13:


Poiché egli comanderà ai suoi angeli

di proteggerti in tutte le tue vie.

Essi ti porteranno sulla palma della mano,

perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra.

Tu camminerai sul leone e sulla vipera,

schiaccerai il leoncello e il serpente.


notiamo che è proprio uno dei brani biblici citati dall’aggressore in: 

Matteo 4,5; Luca 4,10-11.

-Gesù dice no e in questo no, c’è anche il fatto che non vuole dominare con violenza sul regno animale, un dettaglio sovente trascurato ma ora finalmente da rimarcare.

‘Conversione’ è un ritornare, un verbo di moto, non è statico,

è parte del programma di ‘contapassi’ del movimento cristiano originario denominato 

La Via (Atti 9,2; 19,9; 19,23; 22,4; 24,14.22).


Nei passi paralleli di Matteo e Luca sono descritte in dettaglio le tentazioni,  

in Mc appena un cenno. Questo fa riflettere. Il soffermarsi di Mt e Lc costituisce una presa di coscienza della diabolicità del potere che l’Aggressore vorrebbe inoculare anche in Gesù.

Le tentazioni in Mt 4,1-10: assenza di pane, sul pinnacolo del tempio, su un monte altissimo ad ammirare i regni mondani.

Le tentazioni in Lc 4,1-13: manca il pane, il fascino dei regni terreni e il dominio sul tempio dal pinnacolo del tempio medesimo, sono le stesse tentazioni riportate in Matteo ma con la variante, non insignificante, che l’ultima è quella diremmo oggi “ecclesiastica” con una serie di considerazioni che possono scaturire.

In Marco l’accento è sul mettere in guardia dal soffermarsi su di una demonologia devastante,

invece ciò che conta davvero è e sarà Gesù,

ciò che conta davvero è la con-centrazione in Gesù, 

la concentrazione nella Cristologia.

Credere in 

infatti non si crede nel diavolo, ma si crede in Dio.

Neppure nella chiesa (il pinnacolo del tempio!), 

non è un credere nella chiesa, 

ma con il Credo confessiamo: credo la chiesa.

Una possibile traduzione, a calco:

Il tempo è adesso e il regno di Dio è vicino: 

convertitevi e credete in la buona notizia


mentre Matteo e Luca insegnano a fronteggiare il potere (attenzione senza presunzioni e sottovalutazioni, non bisogna dimenticare che il Potere è un professionista in materia...)

Marco insegna a spostare l’accento su ciò che conta davvero: l’Evangelo, che non è uno slogan ma la Buona Notizia, e noi desideriamo essere circondati da Buone Notizie.

Non basta citare la Bibbia, il Satana la cita a raffica, infatti non si rifà ad un trattato di demonologia per aggredire Gesù, ma sulle citazioni scritturali. 

Ebbene Gesù proprio con la Scrittura resterà ancorata alla Parola di Dio con discernimento e puntualità sorprendente ed inaspettata: è il tempo appropriato e decisivo,  è il kairòs.




La Galilea nella geografia e nella teologia biblica

 

LA GALILEA


" La Galilea  - il nome va derivato probabilmente dall'ebraico galil (= circondario) - era la più settentrionale delle tre regioni della Palestina e un tempo era stata assegnata alle tribù di Zabulon, Issacar, Asser e Neftali . 

A est il confine era formato dal lago di Gennesaret e dal Giordano, 

a ovest dalla città e dal distretto di Tolemaide. 

Verso nord confinava col territorio di Tiro . 

Verso sud la Galilea terminava nella grande pianura che inizia dal Carmelo e finisce nella valle del Giordano nei pressi di Scitopoli. 


All'epoca di Gesù la popolazione era costituita da ebrei specialmente nei villaggi e nell'interno; le città e le zone ellenizzate della parte occidentale della regione avevano invece una forte rappresentanza pagana. 

Il processo di ellenizzazione fu favorito e stimolato dalle città ellenizzate, dai territori pagani e semipagani che circondavano la Galilea come un'isola, dalla politica di ellenizzazione di Erode il Grande e dei suoi figli, e dai grandi proprietari terrieri stranieri, ellenistici, che erano entrati in possesso di un'ampia parte della fertile regione. 

A partire dal 38 a. C. la Galilea fu in saldo possesso di Erode. Dopo la sua morte formò con la Perea una tetrarchia, separata politicamente dalla Giudea, governata fino al 39 d.C. da Erode Antipa. 

Antipa spostò la sua residenza da Sefforis, 6 km. a Nord di Nazareth, a Tiberiade sul lago. 

Giuseppe Flavio loda la popolazione della Galilea per il suo valore e la sua combattività. 

Secondo il Talmud essa apprezzerebbe più l'onore che la proprietà (mamon). 

Il fatto che la sua pronuncia fosse imprecisa, specialmente nelle consonanti, andava ricondotto all'influenza della lingua greca che qui era usata sovente; tale uso si ripercosse sull'aramaico. 

Giuseppe Flavio parla della bellezza e della fertilità della regione. Il clima temperato permette che cresca ogni sorta di piante. Ricorda noci, palme, fichi e olivi, viti e ogni tipo di alberi da frutto. 

A causa dei latifondi, in un'ampia parte del territorio i galilei vivevano in dipendenza economica. 

L'appello all'indipendenza era più forte qui che nelle altre parti della Palestina. 

Nel vangelo di Marco si sottolinea la Galilea. 

È la regione da cui proviene Gesù (1,9) e la patria del vangelo (1.14.39), 

in essa la fama di Gesù si diffonde rapidamente (l ,28). 

Lungo il mare di Galilea egli chiama i suoi primi discepoli (1,16). 

Dalla Galilea e dalle province circostanti si raccolgono attorno a lui grandi folle (3,7 s.). 

Lo vediamo poi in cammino dalla Galilea alla volta di Gerusalemme per la passione (7,31;9,30; 15,41). 

Il Risorto precede in Galilea i discepoli, che si erano 'dispersi durante la passione, 

per raccoglierli nuovamente in quella regione (14,28; 16,7). "


tratto da:

- Joachim Gnilka, Marco

traduzione italiana di Gianni Poletti, Cittadella Editrice, Assisi, 2a edizione, 2007, 80-81.


Il n. 40 sulla ruota della Bibbia

 

Nel deserto per 40 giorni

alcuni esempi di citazioni bibliche:


40 giorni Gesù trascorre nel deserto (forzatamente! Marco 1,12-13 e passi paralleli).

                         Il n. 40 nella Bibbia si può collegare, in parallelo, con i


40 giorni e 40 notti durò il viaggio di Elia sino all’Oreb (I Re 19,8)


40 anni di Israele nel deserto (Numeri 32,13)


40 giorni di Mosè sul monte (Esodo 34,28) 


Commentari a Marco 1,12-15

 


THEOLOGICA - ANTOLOGIA DI TESTI PER MARCO 1,12-15


1. I tre vangeli sinottici riferiscono che Gesù, dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni nel Giordano, fu spinto dallo Spirito nel deserto, dove sarebbe stato tentato dal demonio (Mc. 1,12-13; Mt. 4,1-2; Lc. 4, 1-13). Marco si limita a segnalare il fatto con una indicazione breve e piuttosto oscura. Matteo e Luca offrono un racconto circostanziato, dove si vedono succedersi tre assalti, interrotti soltanto da cambiamenti di scena: nel deserto, sul pinnacolo del tempio, su un'altissima montagna. Per tre volte, nelle tre situazioni, Gesù trionfa sul Tentatore per mezzo di una citazione della Scrittura. Il demonio, vinto, deve ritirarsi; gli angeli allora si avvicinano per servire Gesù. 

(Jacques Dupont, Le tentazioni di Gesù nel deserto 

Traduzione di Emilio Bovone, Paideia Editrice, Brescia, 1970, 21985, 11)


2.      Luogo di tentazione e di scoperta 

     Nella tradizione biblica il deserto non è solo il luogo della tentazione, dove si avverte fame e sete e si rischia di perdere l’orientamento, dove si finisce addirittura col rimpiangere anche il tempo della schiavitù perché si aveva la pancia piena. No, il deserto è anche il luogo della scoperta: scoperta di ciò che è essenziale alla nostra vita, cioè la tenerezza, la provvidenza, la vicinanza di Dio. Il deserto allora non è solo luogo della solitudine, ma anche dell’amore. Non solo il luogo della morte sempre in agguato, ma anche di una vita che raggiunge la sua pienezza. Non solo il luogo infido in cui si rischia di perdersi, ma anche quello che conferisce un nuovo orientamento alla propria vita. E proprio questa è stata l’esperienza di Israele.

    Ci si meraviglierà leggendo nel vangelo odierno che è lo Spirito stesso a spingere Gesù nel deserto. Eppure è proprio così. Lo Spirito, disceso al momento del battesimo nel fiume Giordano, conduce Gesù nel deserto perché affronti la prova. E non si tratta solo di alcune prove, ma di una specie continua, che dura quaranta giorni. Gesù, il Messia, il Figlio di Dio, vero uomo come noi, impara la fiducia, l’abbandono al Padre, la scelta di essere il Messia povero, senza mezzi e sicurezze, ricco solo della buona notizia da portare a tutti gli uomini. 

    Gesù risulta vittorioso sulle tentazioni e, proprio dopo aver sperimentato cosa significa amare nella fragilità e affidarsi totalmente al Padre, comincia ad annunciare il Vangelo. Non c’è discontinuità tra il deserto e la predicazione. La parola che annuncia la gioia e la liberazione è nata dalla macerazione e dalla lotta nel deserto, il gesto della guarigione trova origine nella compassione, in quella tenerezza di cuore che si è misurata con le durezze del deserto. In definitiva, il Vangelo si prepara nel deserto perché il Messia non annuncia il regno di Dio solo a parole, ma con tutta la sua vita, con le sue scelte, il suo stile, i suoi gesti. È nel deserto che ha deciso il Messia povero, solidale, pieno di fiducia nel Padre suo.

(Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, 525/2021, Editrice Queriniana Brescia, 85).3. Il lezionario biblico di oggi si muove appunto lungo le due direttrici del battesimo e della conversione, due aspetti della stessa realtà. Il primo sottolinea l’azione salvifica e gratuita di Dio; il secondo presenta la risposta umana. Al movimento di Dio che va incontro all’uomo offrendogli liberazione e gioia deve corrispondere il movimento di «ritorno» (il verbo ebraico e quello greco della conversione sono dinamici, sono verbi di moto) dell’uomo verso Dio.   


3. Il lezionario biblico di oggi si muove appunto lungo le due direttrici del battesimo e della conversione, due aspetti della stessa realtà. Il primo sottolinea l’azione salvifica e gratuita di Dio; il secondo presenta la risposta umana. 

Al movimento di Dio che va incontro all’uomo offrendogli liberazione e gioia deve corrispondere il movimento di «ritorno» (il verbo ebraico e quello greco della conversione sono dinamici, sono verbi di moto) dell’uomo verso Dio.                                                                                 

(Gianfranco Ravasi, Celebrare e Vivere la parola

Àncora editrice, Milano, 1997, 301-302)


4. Viene poi la convivenza con le bestie selvatiche. Per interpretare questo accenno, è interessante sapere che la Vita greca di Adamo ed Eva (24,4) presenta l'aggressività delle bestie selvatiche contro gli uomini come una conseguenza del peccato. 

In ogni caso al momento della creazione l'uomo viveva in pace con gli animali (Gn 1,28-30; 2,19-20) e la compagnia pacifica delle bestie selvatiche è un segno della nuova creazione, 

della salvezza sperata (Is 11,6-9; 65,11-25; vedi anche Os 2,20) 

che verrà per opera di colui sul quale riposa lo Spirito del Signore (Is 11,2). 

(Camille Focant, Il Vangelo secondo Marco

traduzione di Cristiana Santambrogio, Cittadella Editrice, Assisi, 2015, 87).









mercoledì 14 febbraio 2024

Un possibile senso del Mercoledì delle Ceneri

 

Mercoledì delle Ceneri

è una tradizione cristiana antica. 

Con il mercoledì che precede 

la 1a Domenica del Tempo di Passione per gli evangelici, 

la 1a Domenica di Quaresima per i cattolici,

inizia la preparazione di quaranta giorni alla Pasqua.

Pasqua di Risurrezione grande festa della vita che risorge.


Il Mercoledì delle Ceneri è un giorno di penitenza, 

la cenere, già anticamente, era segno di penitenza.


Ma ora rischiamo di essere inceneriti dalle guerre grandi e piccole.

Rischiamo di essere inceneriti ogni giorno dall'odio che avanza,

odio che distrugge tutto e tutti.

Fermarsi 

a capire cosa ci sta succedendo, 

ecco può essere un possibile senso che la tradizione di questo giorno 

ci può donare.









martedì 13 febbraio 2024

Rifugio sicuro ed accogliente

 

Antifona d'ingresso

Sii per me una roccia di rifugio,

un luogo fortificato che mi salva.

Tu sei mia rupe e mia fortezza:

guidami per amore del tuo nome.
                                                                         (ispirato a Salmi 30,3-4, Versione CEI)

Colletta

O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 dalla Liturgia della Chiesa Cattolica

venerdì 9 febbraio 2024

La forza mite della fede

 

La forza risanatrice prevale già 

quando una persona 

è considerata non come se fosse la malattia 

ma una persona con malattia

Un deserto inizia a non esserlo quando alberi sono piantati 

e trovano spazio i frutti

la forza purificatrice della fede non richiede propaganda chiassosa 

ma testimonianza mite ed energica

                                                                                                 Maurizio Abbà


TOCCARE L’INTOCCABILE PER UNA POSSIBILITÀ DI PURIFICAZIONE

 

DOMENICA 11 FEBBRAIO - ESTO MIHI 

Sii per me una forte rocca! - Salmi 31,2c


Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,40-45

Versione Interconfessionale (da: www.bibbiaedu.it)

Un *lebbroso venne verso Gesù, si buttò in ginocchio e gli chiese di aiutarlo. Diceva:
— Se vuoi, tu puoi guarirmi.
Gesù ebbe compassione di lui, lo toccò con la mano e gli disse:
— Sì, lo voglio: guarisci!
42E subito la lebbra sparì e quell’uomo si trovò guarito.
Allora Gesù gli parlò severamente e lo mandò via dicendo:
— Ascolta! Non dir niente a nessuno di quel che ti è capitato. Va’ invece dal *sacerdote e fatti vedere da lui; poi offri per la tua guarigione quello che Mosè ha stabilito nella *Legge. Così avranno una prova.
Quell’uomo se ne andò, ma subito cominciò a raccontare quello che gli era capitato. Così la notizia si diffuse, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città. Se ne stava allora fuori, in luoghi isolati; ma la gente veniva ugualmente da lui da ogni parte.

la Lumière

Gesù guarisce il Lebbroso

Duomo di Monreale 


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


TOCCARE L’INTOCCABILE

PER UNA POSSIBILITÀ DI PURIFICAZIONE

                 

                          Meditazione di Maurizio Abbà


La persona bandita per la 'lebbra', viveva in una sorta di lockdown totale e permanente.

Era un confinamento rigido per una malattia che marchiava la carne della sua pelle. 

La persona malata era senza la prospettiva sicura di miglioramenti.


L’assenza di luogo

Notiamo che non vi è l’indicazione del luogo dove si svolge l’accadimento della guarigione.

Come interpretare questo silenzio nel testo?

Quando vi è un’assenza possiamo inserire, al suo posto, qualcosa di noto, di familiare, per sentire la vicenda più vicina, per esserne maggiormente coinvolti;

oppure concentrarci non sul dove e tutto sommato neppure sul come

ma sull’effetto della guarigione che apre nuove prospettive di vita.


I ‘rischi' della predicazione

v. 45a Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto
La persona risanata si mise, letteralmente, 
a predicare molto

in latino “At ille egréssus coepit praedicáre diffamáre sermónem” 
nella traduzione latina della Vulgata Clementina.

Laccezione, qui, non è di contrasto polemico, ma ci rende l’idea dell’estrema friabilità di una diffusione, seppur entusiasta, ma rarefatta, non scevra da possibili ambiguità che, seppur involontariamente, potrebbe distorcere proprio la Buona Notizia salutare.

La persona guarita dalla 'lebbra' diffonde irresistibilmente, la notizia della sua guarigione richiamando l’attenzione e l’interesse delle folle, che inevitabilmente potremmo dire, esigono ulteriori guarigioni con il rischio di uno scivolamento meramente propagandistico della missione di Gesù.

Quando il lago di dolore diventa un mare e poi ancora più grande che ci pare un oceano di dolore, è nel dolore che la fede corre i suoi rischi, il rischio più grande:

la fede può diluirsi fino a disperdersi e poi dissolversi.

Se vuoi tu puoi,

richiesta non da intendere come tentazione, ma è proprio qui, che possiamo vedere la forza straripante della Misericordia che si esprime in Gesù, v.41.
Misericordia che richiede non propaganda, ma il contagio dell’amore. 


Toccare l’intoccabile per una possibilità di purificazione

La persona malata resta una persona con una malattia (per quanto grave) che, seppur provata, ha ancora desiderio di voler ri-cominciare, ha sete e fame di vita.
Per dirla con la filosofa e scrittrice ebrea Esther detta Etty Hillesum (1914-1943), 
uccisa ad Auschwitz nella Shoah, sono sue parole:
«“Temprato” distinguerlo da “indurito”».

Non Tommaso detto Didimo (Giovanni 20,25), con il suo (che è poi anche il nostro): 

Se non vedo non credo... 

(anche questo Se ... era già presente nelle Tentazioni rivolte a  Gesù nel deserto, 

Matteo 4,3.6; Luca 4,3.9),

ma Gesù con il suo in-segnamento spirituale concreto: 

credo che posso, quindi Risano


Toccare vuol dire anche affrontare paure, pregiudizi, dolori, 

per attraversarli 

e non esserne spaventati 

e non essere frammentati da essi.


Restando interi con le nostre fragilità,

ma cambiando davvero in profondità,

cambiando anche pelle.

disegno di Monique Bruant e Catherine Chion dalla rivista Signes d’Aujourd’hui

riportato da: Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, 524/2021, Editrice Queriniana Brescia, 2020, 183.



giovedì 8 febbraio 2024

La mano misericordiosa e guaritrice di Gesù


P R E G H I E R A 

ispirata dal testo di Marco 1,40-45 


" Credevamo che la paura del contagio
fosse un retaggio dei tempi antichi, Ges
,
di popoli privi di mezzi di igiene,
incapaci di organizzare un cordone sanitario. Ma poi il coronavirus ci ha messi in ginocchio e abbiamo sperimentato sulla nostra pelle
il bisogno di tenere a debita distanza qualsiasi persona infetta,
protetti da guanti e mascherine.

quello che accadeva alla tua epoca quando uno contraeva la lebbra.
Lo si allontanava dal villaggio,
lo si condannava a vivere in luoghi solitari e a dichiarare da lontano la sua presenza a qualche ignaro viandante che passava. Cos
ì l’isolamento accresceva
la sofferenza provocata da una malattia che intaccava i tessuti
e deformava il corpo e le sembianze.

Tu sei pronto a condividere
le tribolazioni di quell’uomo,
che si butta in ginocchio e invoca la guarigione delle sue membra e con essa la possibilit
di essere finalmente reintegrato nella comunitcivile e religiosa.

La tua compassione si traduce
nel tendere la tua mano
e nel realizzare un contatto rischioso per la tua incolumit
.
Ma l’amore che provi per noi
non pumanifestarsi che cos, disarmato e senza reti di protezione. "

                                                                                                     Roberto Laurita

tratta da:

laPreghiera di Roberto Laurita, in: 

- Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, 

524/2021, Editrice Queriniana Brescia, 2020, 200.


Commentari a Marco 1,40-45

 

THEOLOGICA ANTOLOGIA DI COMMENTI

                           per Marco 1,40-45


1.
“Ciò che chiamiamo lebbra una malattia della pelle. Ma essa, la nostra pelle, l'organo che è diventato forse il piumano di tutti. Alcuni scienziati ritengono che il pelo sia scomparso dal nostro corpo nei milioni di anni in cui, scendendo dagli alberi, dovemmo colonizzare la steppa aperta; sudando per la fatica relativamente grossa del correre con una temperatura relativamente elevata, i nostri antenati non sopportarono piil rivestimento della pelliccia, di cui comunque non se ne facevano piniente.

Ciche oggi chiamiamo pelle è diventato un segno della nostra inermità – l’organo più grande di tutto il nostro corpo, segno anche della nostra sensitività e sensibilità. Essa può esprimere tutto il possibile di ciò che esiste dentro di noi in fatto di contraddizioni e di ciò che da viene preteso dall’esterno. Quest’organo, che è il mediatore della nostra vita fra l’interno e l’esterno, può ammalarsi a causa del freddo e dell’ostilità, a causa di dolori provocati a livello sia fisico sia psicologico.

Quante volte può succedere che, quando una persona ne tocca un’altra o ha anche solo il desiderio di toccarla, in quest’altra persona improvvisamente si ridestino tutte le paure che erano state cacciate da piccola! Basta superare anche solo di un paio di centimetri la distanza di sicurezza che le restava, ed ecco che si genera paura o, al contrario, attesa e desiderio. A seconda del retroterra esperienziale di una persona, un medesimo tocco sulla pelle può ridestare un primitivo dolore o un incipiente presentimento di gioia.

La malattia della lebbra trasforma in un unico dolore tutto il nostro corpo, tutta l’area della nostra sensitività.”

Eugen DREWERMANN, E imponeva loro le mani. Prediche sui miracoli di Gesù, a cura di Bernd Marz, Traduzione dal tedesco di Annapaola Laldi, Editrice Queriniana, Brescia, 2000, 16-17.


2. «Tanto nella pratica antica quanto in quella odierna, la preghiera un atto audace; un atto che intende connettere un contesto presente urgente e la sovrana santitcompassionevole. E questo non certo un esercizio facile, anzi richiede grande fede e coraggio, e persino chutzpah
La traduttrice Teresa Franzosi annota, in riferimento al significato di chutzpah: «In yiddish: temerariet, sfrontatezza, faccia tosta».

in: Walter BRUEGGEMANN, Le grandi preghiere dell’Antico Testamento, (Piccola biblioteca teologica 131), Traduzione Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2018, a p. 19.


3. Le folle che si radunano per effetto della «predicazione» (kryss, v.45) del lebbroso testimoniano la popolarità di Gesù, ma vengono viste come un ostacolo e un impedimento alla sua missione. Questo brano della Scrittura offre un chiaro orientamento a questo proposito alla chiesa e ai singoli cristiani. Ministero di guarigione? Sì.

Opposizione al male e sforzi per estirparlo? Sì.
Compassione per quanto soffrono? Sì.
Campagne per radunare folle, fare proseliti ed esaltare personaggi (Gesù incluso)? No.
Nel presente testo non vi è nulla che autorizzi a usare le guarigioni come mezzo di proselitismo o a fare di esse il fulcro della vita di una chiesa.

Il testo invita nondimeno tutti i lettori, incluso l’interprete, a unirsi al lebbroso ai piedi di Gesù e a dirgli: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!».

Lamar WILLIAMSON jr., Marco

Edizione italiana a cura di Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2004, 87.


La Bellezza del perdere


Al Festival di Sanremo 2016, 

con le seguenti parole, 

l’artista Ezio Bosso

delineò il brano musicale Following a Bird [Album The 12th Room]: 


«Proprio seguendo quell’uccellino che volava mi sono perso 

e mi sono messo a ragionare sull’importanza di perdersi 

per imparare a seguire

significa anche questo: 

perdere per imparare a seguire un’altra strada: perdere è brutto 

ma non è brutto perdere i pregiudizi, 

perdere le paure, 

perdere il dolore». 

                                                                      Ezio Bosso


mercoledì 7 febbraio 2024

L'unico fondamento della nostra speranza

 

Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia,
Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te
aiutaci sempre con la tua protezione.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.


                            Preghiera di Colletta dalla Liturgia Cattolica