THEOLOGICA ANTOLOGIA DI COMMENTI
per Marco 1,40-45
1. “Ciò che chiamiamo lebbra è una malattia della pelle. Ma essa, la nostra pelle, è l'organo che è diventato forse il più umano di tutti. Alcuni scienziati ritengono che il pelo sia scomparso dal nostro
corpo nei milioni di anni in cui, scendendo dagli alberi, dovemmo colonizzare la steppa aperta;
sudando per la fatica relativamente grossa del correre con una temperatura relativamente elevata, i
nostri antenati non sopportarono più il rivestimento della pelliccia, di cui comunque non se ne
facevano più niente.
Ciò che oggi chiamiamo pelle è diventato un segno della nostra inermità – l’organo più grande di tutto il nostro corpo, segno anche della nostra sensitività e sensibilità. Essa può esprimere tutto il possibile di ciò che esiste dentro di noi in fatto di contraddizioni e di ciò che da viene preteso dall’esterno. Quest’organo, che è il mediatore della nostra vita fra l’interno e l’esterno, può ammalarsi a causa del freddo e dell’ostilità, a causa di dolori provocati a livello sia fisico sia psicologico.
Quante volte può succedere che, quando una persona ne tocca un’altra o ha anche solo il desiderio di toccarla, in quest’altra persona improvvisamente si ridestino tutte le paure che erano state cacciate da piccola! Basta superare anche solo di un paio di centimetri la distanza di sicurezza che le restava, ed ecco che si genera paura o, al contrario, attesa e desiderio. A seconda del retroterra esperienziale di una persona, un medesimo tocco sulla pelle può ridestare un primitivo dolore o un incipiente presentimento di gioia.
La malattia della lebbra trasforma in un unico dolore tutto il nostro corpo, tutta l’area della nostra sensitività.”
Eugen DREWERMANN, E imponeva loro le mani. Prediche sui miracoli di Gesù, a cura di Bernd Marz, Traduzione dal tedesco di Annapaola Laldi, Editrice Queriniana, Brescia, 2000, 16-17.
in: Walter BRUEGGEMANN, Le grandi preghiere dell’Antico Testamento, (Piccola biblioteca teologica 131), Traduzione Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2018, a p. 19.
3. “Le folle che si radunano per effetto della «predicazione» (kēryssō, v.45) del lebbroso testimoniano la popolarità di Gesù, ma vengono viste come un ostacolo e un impedimento alla sua missione. Questo brano della Scrittura offre un chiaro orientamento a questo proposito alla chiesa e ai singoli cristiani. Ministero di guarigione? Sì.
Opposizione al male e sforzi per estirparlo? Sì.
Compassione per quanto soffrono? Sì.
Campagne per radunare folle, fare proseliti ed esaltare personaggi (Gesù incluso)? No.
Nel presente testo non vi è nulla che autorizzi a usare le guarigioni come mezzo di proselitismo o a
fare di esse il fulcro della vita di una chiesa.
Lamar WILLIAMSON jr., Marco,
Edizione italiana a cura di Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2004, 87.