giovedì 8 febbraio 2024

Commentari a Marco 1,40-45

 

THEOLOGICA ANTOLOGIA DI COMMENTI

                           per Marco 1,40-45


1.
“Ciò che chiamiamo lebbra una malattia della pelle. Ma essa, la nostra pelle, l'organo che è diventato forse il piumano di tutti. Alcuni scienziati ritengono che il pelo sia scomparso dal nostro corpo nei milioni di anni in cui, scendendo dagli alberi, dovemmo colonizzare la steppa aperta; sudando per la fatica relativamente grossa del correre con una temperatura relativamente elevata, i nostri antenati non sopportarono piil rivestimento della pelliccia, di cui comunque non se ne facevano piniente.

Ciche oggi chiamiamo pelle è diventato un segno della nostra inermità – l’organo più grande di tutto il nostro corpo, segno anche della nostra sensitività e sensibilità. Essa può esprimere tutto il possibile di ciò che esiste dentro di noi in fatto di contraddizioni e di ciò che da viene preteso dall’esterno. Quest’organo, che è il mediatore della nostra vita fra l’interno e l’esterno, può ammalarsi a causa del freddo e dell’ostilità, a causa di dolori provocati a livello sia fisico sia psicologico.

Quante volte può succedere che, quando una persona ne tocca un’altra o ha anche solo il desiderio di toccarla, in quest’altra persona improvvisamente si ridestino tutte le paure che erano state cacciate da piccola! Basta superare anche solo di un paio di centimetri la distanza di sicurezza che le restava, ed ecco che si genera paura o, al contrario, attesa e desiderio. A seconda del retroterra esperienziale di una persona, un medesimo tocco sulla pelle può ridestare un primitivo dolore o un incipiente presentimento di gioia.

La malattia della lebbra trasforma in un unico dolore tutto il nostro corpo, tutta l’area della nostra sensitività.”

Eugen DREWERMANN, E imponeva loro le mani. Prediche sui miracoli di Gesù, a cura di Bernd Marz, Traduzione dal tedesco di Annapaola Laldi, Editrice Queriniana, Brescia, 2000, 16-17.


2. «Tanto nella pratica antica quanto in quella odierna, la preghiera un atto audace; un atto che intende connettere un contesto presente urgente e la sovrana santitcompassionevole. E questo non certo un esercizio facile, anzi richiede grande fede e coraggio, e persino chutzpah
La traduttrice Teresa Franzosi annota, in riferimento al significato di chutzpah: «In yiddish: temerariet, sfrontatezza, faccia tosta».

in: Walter BRUEGGEMANN, Le grandi preghiere dell’Antico Testamento, (Piccola biblioteca teologica 131), Traduzione Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2018, a p. 19.


3. Le folle che si radunano per effetto della «predicazione» (kryss, v.45) del lebbroso testimoniano la popolarità di Gesù, ma vengono viste come un ostacolo e un impedimento alla sua missione. Questo brano della Scrittura offre un chiaro orientamento a questo proposito alla chiesa e ai singoli cristiani. Ministero di guarigione? Sì.

Opposizione al male e sforzi per estirparlo? Sì.
Compassione per quanto soffrono? Sì.
Campagne per radunare folle, fare proseliti ed esaltare personaggi (Gesù incluso)? No.
Nel presente testo non vi è nulla che autorizzi a usare le guarigioni come mezzo di proselitismo o a fare di esse il fulcro della vita di una chiesa.

Il testo invita nondimeno tutti i lettori, incluso l’interprete, a unirsi al lebbroso ai piedi di Gesù e a dirgli: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!».

Lamar WILLIAMSON jr., Marco

Edizione italiana a cura di Teresa Franzosi, Editrice Claudiana, Torino, 2004, 87.