THEOLOGICA - ANTOLOGIA DI TESTI PER MARCO 1,12-15
1. I tre vangeli sinottici riferiscono che Gesù, dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni nel Giordano, fu spinto dallo Spirito nel deserto, dove sarebbe stato tentato dal demonio (Mc. 1,12-13; Mt. 4,1-2; Lc. 4, 1-13). Marco si limita a segnalare il fatto con una indicazione breve e piuttosto oscura. Matteo e Luca offrono un racconto circostanziato, dove si vedono succedersi tre assalti, interrotti soltanto da cambiamenti di scena: nel deserto, sul pinnacolo del tempio, su un'altissima montagna. Per tre volte, nelle tre situazioni, Gesù trionfa sul Tentatore per mezzo di una citazione della Scrittura. Il demonio, vinto, deve ritirarsi; gli angeli allora si avvicinano per servire Gesù.
(Jacques Dupont, Le tentazioni di Gesù nel deserto
Traduzione di Emilio Bovone, Paideia Editrice, Brescia, 1970, 21985, 11)
2. Luogo di tentazione e di scoperta
Nella tradizione biblica il deserto non è solo il luogo della tentazione, dove si avverte fame e sete e si rischia di perdere l’orientamento, dove si finisce addirittura col rimpiangere anche il tempo della schiavitù perché si aveva la pancia piena. No, il deserto è anche il luogo della scoperta: scoperta di ciò che è essenziale alla nostra vita, cioè la tenerezza, la provvidenza, la vicinanza di Dio. Il deserto allora non è solo luogo della solitudine, ma anche dell’amore. Non solo il luogo della morte sempre in agguato, ma anche di una vita che raggiunge la sua pienezza. Non solo il luogo infido in cui si rischia di perdersi, ma anche quello che conferisce un nuovo orientamento alla propria vita. E proprio questa è stata l’esperienza di Israele.
Ci si meraviglierà leggendo nel vangelo odierno che è lo Spirito stesso a spingere Gesù nel deserto. Eppure è proprio così. Lo Spirito, disceso al momento del battesimo nel fiume Giordano, conduce Gesù nel deserto perché affronti la prova. E non si tratta solo di alcune prove, ma di una specie continua, che dura quaranta giorni. Gesù, il Messia, il Figlio di Dio, vero uomo come noi, impara la fiducia, l’abbandono al Padre, la scelta di essere il Messia povero, senza mezzi e sicurezze, ricco solo della buona notizia da portare a tutti gli uomini.
Gesù risulta vittorioso sulle tentazioni e, proprio dopo aver sperimentato cosa significa amare nella fragilità e affidarsi totalmente al Padre, comincia ad annunciare il Vangelo. Non c’è discontinuità tra il deserto e la predicazione. La parola che annuncia la gioia e la liberazione è nata dalla macerazione e dalla lotta nel deserto, il gesto della guarigione trova origine nella compassione, in quella tenerezza di cuore che si è misurata con le durezze del deserto. In definitiva, il Vangelo si prepara nel deserto perché il Messia non annuncia il regno di Dio solo a parole, ma con tutta la sua vita, con le sue scelte, il suo stile, i suoi gesti. È nel deserto che ha deciso il Messia povero, solidale, pieno di fiducia nel Padre suo.
(Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, 525/2021, Editrice Queriniana Brescia, 85).3. Il lezionario biblico di oggi si muove appunto lungo le due direttrici del battesimo e della conversione, due aspetti della stessa realtà. Il primo sottolinea l’azione salvifica e gratuita di Dio; il secondo presenta la risposta umana. Al movimento di Dio che va incontro all’uomo offrendogli liberazione e gioia deve corrispondere il movimento di «ritorno» (il verbo ebraico e quello greco della conversione sono dinamici, sono verbi di moto) dell’uomo verso Dio.
3. Il lezionario biblico di oggi si muove appunto lungo le due direttrici del battesimo e della conversione, due aspetti della stessa realtà. Il primo sottolinea l’azione salvifica e gratuita di Dio; il secondo presenta la risposta umana.
Al movimento di Dio che va incontro all’uomo offrendogli liberazione e gioia deve corrispondere il movimento di «ritorno» (il verbo ebraico e quello greco della conversione sono dinamici, sono verbi di moto) dell’uomo verso Dio.
(Gianfranco Ravasi, Celebrare e Vivere la parola,
Àncora editrice, Milano, 1997, 301-302)
4. Viene poi la convivenza con le bestie selvatiche. Per interpretare questo accenno, è interessante sapere che la Vita greca di Adamo ed Eva (24,4) presenta l'aggressività delle bestie selvatiche contro gli uomini come una conseguenza del peccato.
In ogni caso al momento della creazione l'uomo viveva in pace con gli animali (Gn 1,28-30; 2,19-20) e la compagnia pacifica delle bestie selvatiche è un segno della nuova creazione,
della salvezza sperata (Is 11,6-9; 65,11-25; vedi anche Os 2,20)
che verrà per opera di colui sul quale riposa lo Spirito del Signore (Is 11,2).
(Camille Focant, Il Vangelo secondo Marco,
traduzione di Cristiana Santambrogio, Cittadella Editrice, Assisi, 2015, 87).