martedì 31 dicembre 2019

Ancora ci vuoi donare gioia


DA POTENZE BENIGNE 

di Dietrich Bonhoeffer (dal carcere sotterraneo della Gestapo, Capodanno 1945)
 

1. Circondato fedelmente e tacitamente da benigne potenze,
meravigliosamente protetto e consolato,
voglio questo giorno vivere con voi,
e con voi entrare in un nuovo anno;

2. il vecchio ancora vuole tormentare i nostri cuori
ancora ci opprime il grave peso di brutti giorni.
Oh, Signore, dona alle nostre anime impaurite
la salvezza per la quale ci hai creato.

3. E tu ci porgi il duro calice, l’amaro calice
della sofferenza, ripieno fino all’orlo,
e così lo prendiamo, senza tremare,
dalla tua buona, amata mano.

4. E tuttavia ancora ci vuoi donare gioia,
per questo mondo e per lo splendore del suo sole,
e noi vogliamo allora ricordare il passato
e così appartiene a te la nostra intera vita.

5. Fa’ ardere oggi le calde e chiare candele,
che hai portato nella nostra oscurità;
riconducici, se è possibile, ancora insieme.
Noi lo sappiamo: la tua luce risplende nella notte.

6. Quando il silenzio profondo scende intorno a noi,
facci udire quel suono pieno
del mondo, che invisibile s’estende intorno a noi,
l’alto canto di lode di tutti i tuoi figli.

7. Da potenze benigne prodigiosamente protetti,
attendiamo consolati quello che accadrà.
Dio ci è al fianco alla sera e al mattino,
e certissimamente, in ogni giorno che verrà.



DIETRICH BONHOEFFER
Resistenza e Resa
(Edizione critica delle Opere di Dietrich Bonhoeffer, ODB 8),

Editrice Queriniana, Brescia 2002, 565-566,
testo riportato anche nel blog dell'Editrice Queriniana:
www.queriniana.it/blog/da-potenze-benigne-209

lunedì 30 dicembre 2019

Per una fede liberatrice

tratto da: www.claudiana.it

titolo     Ego te absolvo
sottotitolo     Colpa e perdono nella Chiesa di ieri e di oggi
autore    
collana       I libri di Paolo Ricca, 10
marchio     Claudiana
editore      Claudiana
formato       Libro
pagine      154


  • Gesù è venuto a dirci che siamo peccatori o a liberarci dal peccato?
  • La confessione dei peccati al centro del culto cristiano
  • Il perdono: compito della Chiesa o prerogativa di Dio?


Paolo Ricca traccia la storia della confessione dei peccati attraverso i secoli e riflette su come la si potrebbe riportare a semplice mezzo di comunicazione dell’evangelo alle persone tormentate dal rimorso nonché su come si potrebbe ripensare il culto cristiano in modo che sia il luogo della festa del perdono di Dio invece del luogo di un’eterna penitenza.
«La “confessione dei peccati” occupa il primo posto nel culto pubblico di tutte le maggiori chiese cristiane: subito dopo l’invocazione della presenza di Dio, si passa infatti alla dichiarazione, sia personale sia collettiva, della propria colpa e all’invocazione della misericordia di Dio.
Ma il sentimento di colpa è davvero il primo da provare, ed esprimere, in presenza di Dio? Non sarebbe più logico provare stupore, gioia, gratitudine? Il culto cristiano non potrebbe, e dovrebbe, cominciare in altro modo? Come lo si potrebbe ripensare in modo che sia il luogo della festa del perdono di Dio anziché il luogo di un’eterna penitenza?». 


Indice testuale

 

Abbreviazioni
Prologo
1. La situazione
2. Il problema
3. I precedenti

Breve storia della confessione dei peccati
1. Gesù
2. La Chiesa apostolica
3. La Chiesa antica
4. La Chiesa medievale
5. La confessione dei peccati nella Riforma protestante
6. Dal Concilio di Trento al Vaticano II
7. La penitenza nelle Chiese Ortodosse

Epilogo. Μετανοεῖτε

Appendice
Martin Lutero: Due formulari di confessione dei peccati

Commento alle illustrazioniIndice degli argomenti




Biografia dell'autore

 

Paolo Ricca
ha insegnato Storia del cristianesimo presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma. 
Ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Facoltà teologica dell’Università di Basilea, 
con una tesi diretta dal prof. Oscar Cullmann. 
La Facoltà di Teologia dell’Università di Heidelberg gli ha conferito la laurea honoris causa
È stato spesso ospite della trasmissione radiofonica di Rai 3 Uomini e profeti
Ha insegnato come professore ospite presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma.
È direttore della Collana «M. Lutero - Opere scelte» della Claudiana, di cui ha curato i seguenti volumi:  
Gli articoli di Smalcalda. I fondamenti della fede (1537-38) (1992), La libertà del cristiano (1520) (2005), Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520) (2008), Le Resolutiones. Commento alle 95 Tesi (1518) (2013); L’autorità secolare, fino a che punto le si debba ubbidienza (1523) (2015) e Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio (1522 e 1530) (2017).


tratto da: www.claudiana.it

domenica 29 dicembre 2019

la Lumière - Matteo 2,13-23 - Domenica 29 Dicembre 2019

foglio biblico, teologico, liturgico


DOMENICA 29 DICEMBRE 2019 - PRIMA DOPO NATALE

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 2,13-23
- Versione Nuova Riveduta -


13 Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire».  
14 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto.  
15 Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d'Egitto chiamai mio figlio». 
16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi.  
17 Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: 

                                                         18 «Un grido si è udito in Rama,
             un pianto e un lamento grande:
   Rachele piange i suoi figli
       e rifiuta di essere consolata,
perché non sono più
».   

  
19 Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse: 
20 «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino».  
21 Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d'Israele. 
22 Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, 
23 e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.




BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

Grida e sussurri 

Maurizio Abbà

Il testo evangelico odierno, celeberrimo, deve essere ascoltato invece come se fosse la prima volta. E il testo biblico quando è davvero messo in pratica, letto ed ascoltato, è, com'è noto, il testo che ci legge. 

Grida di aiuto e sussurri di fede,
saper gridare per chiedere aiuto concreto,
sussurri di fede per esprimere una fede, la fede, in tutta la sua nitidezza.

I testi che seguono, di diverso orientamento confessionale,
hanno tutti l'intento di porgere testimonianza alla verità di fede,
per dire no al Potere che opprime e che ha paura anche della più piccola resistenza,
e invece fare un sì per una fede operosa. 
Come afferma Eugen Drewermann nel testo, più sotto riportato,
"per poterci trovare indubitabilmente dalla parte della speranza, della luce nascente, della fine dell’angoscia".




Alberto Vitali:

« I cosiddetti Vangeli dell’infanzia, nonostante le apparenze, non intendono raccontarci gli avvenimenti della nascita e infanzia di Gesù ma rileggendo questi eventi alla luce dell’Antico Testamento, vogliono offrirci una chiave di lettura del Vangelo che introducono.
   Sono quindi una specie di ouverture e rappresentano un ponte ideale tra passato e futuro, come è facilmente comprensibile alla luce del brano che la liturgia ci propone in questa domenica in cui si prolunga la celebrazione del Natale.
    Il brano è assai famoso, forse troppo, tanto da ispirare decine di capolavori artistici, ma anche improbabili interpretazioni psicologiche e azzardate giustificazioni teologiche o spirituali, lontanissime dallo spirito del testo che, invece, si rivela molto più semplicemente nel richiamo alla storia e ai grandi personaggi di Israele.
    Così, il padre di Gesù porta il nome dell’antico patriarca, Giuseppe, figlio di Giacobbe e di quella Rachele di cui parlano sia il profeta sia il Vangelo; come lui riceve, in sogno, la rivelazione di Dio.»


testo tratto da:
- Alberto Vitali
«Io Sono con Voi tutti i giorni» Commento ai Vangeli festivi  Anno A
Paoline Editoriale Libri
Figlie di San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2019, 39.
www.paoline.it





Luca Villoresi:



Fuga in Egitto

I re Magi erano appena ripartiti per i loro paesi, racconta il Vangelo di Matteo, ed ecco che «un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci fino a quando non te lo dirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”». La storia della Natività si conclude con una fuga precipitosa. Ma i resoconti del viaggio, ufficiali e ufficiosi, si limitano ad alcuni miracoli riferiti da fonti apocrife: un grande albero nasconde i fuggiaschi per salvarli dai sicari di Erode che li avevano quasi raggiunti, mentre più tardi, nel deserto, una palma si piegherà per permettere alla Madonna di sfamarsi con i suoi datteri.
Nonostante la scarsa letteratura, l’immagine della fuga in Egitto diventerà, dopo quella fissata dalla mangiatoia, la seconda, famosa rappresentazione iconografica della sacra famiglia: Giuseppe a piedi e la Madonna in sella a un asino con il Bambinello in braccio.
L’episodio, che conclude il ciclo della Natività, è particolarmente commemorato e venerato dalle tradizioni della Chiesa copta e viene rappresentato in qualche presepe, come scena laterale, assieme alla Strage degli innocenti
p. 69




Strage degli innocenti 

La Strage degli innocenti, ricordata dalla Chiesa il 28 dicembre, festa dei Santi «Innocentini», secondo i Vangeli apocrifi avrebbe causato la morte di 144 000 bambini. Gli storici, considerando la popolazione dell’epoca, hanno però calcolato che la strage avrebbe causato dalle 6 alle 25 vittime.
La scena dell’eccidio (con o senza Erode), ma sempre particolarmente sanguinolenta) viene talvolta aggiunta al presepio, in posizione laterale. 
p. 163


Luca Villoresi 
Purché non manchi la stella
Il presepio in cento parole
(Saggine/326), Donzelli editore, Roma, 2019.
www.donzelli.it




v. 15b  Dall'Egitto ho chiamato mio figlio  tr. Cei, citazione dal libro del profeta Osea


 
v. 16 
Allora Erode avendo visto che 

           ὅτι ἐνεπαίχθη  
           che  era stato giocato (Traduzione interlineare di Flaminio Poggi, ed. San Paolo)




altre traduzioni possibili: 

si erano presi gioco di lui (traduzione interconfessionale, Cei)
vedendosi beffato    (Nuova Riveduta, Nuova Diodati)
vedutosi beffato       (Riveduta)
veggendosi beffato   (Diodati)
vistosi ingannato      (Nuovissima versione della Bibbia, ed. Paoline - San Paolo)
 


tra le diverse opzioni di traduzione tutte valide,
personalmente preferisco la traduzione "che era stato giocato", (di Flaminio Poggi),
i Magi avevano appreso dal bambino Gesù l'arte di prendersi gioco di Erode,
si badi non di una persona invece che di un'altra, ma di prendersi gioco del Potere!
(Maurizio Abbà)



18 «Un grido si è udito in Rama,
        un pianto e un lamento grande:
        Rachele piange i suoi figli
         e rifiuta di essere consolata,
         perché non sono più».
  


nota TOB: "Traduzione libera del testo ebraico di Ger 31,5 con alcune reminiscenze
del testo greco. Rachele, madre degli Israeliti del nord, piange sui suoi figli esiliati.
Betlemme: luogo tradizionale della tomba di Rachele.
Rama: luogo di raccolta dei deportati in partenza per l'esilio (Ger 40,1), 
La Bibbia TOB, 
Traduzione Cei, Note e commenti della Traduction Oecuménique de la Bible, 
Elledici, Torino, 2018, 2183.


 


La seguente nota esegetica è tratta da: www.ilfilo.org
( riportato da: alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com ):



" 21 Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele
      
In quanto rappresentante dell’Israele fedele, Giuseppe esegue quanto il Signore gli ordina, e entrò” nella sua terra. 
Matteo evita di usare un verbo che indichi “ritorno”, poiché l’intenzione è quella di rievocare l’ingresso del popolo nella terra promessa. 
È l’unica volta in tutto il NT che si trova l’espressione “terra d’Israele”.  
Matteo adopera un concetto giudaico del tempo con il quale si designava esclusivamente la terra promessa, ma per Gesù l’ingresso in quella “terra” sarà travagliato. 
Vengono subito individuati nuovi pericoli per la vita del bambino. "





tratto da una traduzione ecumenica commentata:

" 23 Alla base del v. 23 vi è l’incontro di due elementi: da un lato, la fede nella persona di Gesù come colui che porta a compimento le Scritture; dall’altro, il fatto storico dell’abitare a Nazareth. Sotto il profilo etimologico Nazir significa consacrato (Gdc 13,3-7; 16,7; 1,11; Gen 49,26; Dt 33,16), anche se l’accostamento con Nazoraios è linguisticamente insostenibile, perché le radici di Nazir e Notseri (= Nazareno) sono diverse; nètzer (= germoglio: Is 11,1); natsur (= fuggito, esule: Is 49,6; Ez 6,12). Per cogliere queste allusioni, il lettore del testo matteano, in greco, avrebbe dovuto essere del tutto consapevole dei riferimenti all’ebraico, visto che questi possibili ascendenti linguistici sono in questa lingua semitica."
p.52




Associazione Biblica della Svizzera Italiana
MATTEO
Nuova traduzione ecumenica commentata
a cura di Ernesto Borghi
con il contributo di 

François-Xavier Amherdt, Silvio Barbaglia, Elena Chiamenti, Stefania De Vito, Giuseppe De Virgilio, Gaetano Di Palma, Fabrizio Filiberti, Nicoletta Gatti, Adrian Graffy, Luciano Locatelli, Alberto Maggi, Lidia Maggi, Mariarita Marenco, Francesco Mosetto, Eric Noffke, Lorella Parente, Angelo Reginato, Luciano Zappella, Stefano Zeni
prefazione
Daniel Marguerat
appendici culturali e pastorali
Stefano Zuffi, Carmine Matarazzo, Roberto Geroldi
postfazione
Giulio Michelini
revisione letteraria
Stefano Dolfini

Edizioni Terra Santa, Milano, 2019.
www.edizioniterrasanta.it






Eugen Drewermann:


«Il medioevo sbagliava a credere – come sant’Agostino – di poter disporre sulla bilancia di Dio il regno di questo mondo e il regno di Dio come due grandezze in equilibrio. Si contraddiranno in eterno, questi due regni, come Caino e Abele, come giorno e notte, come morte e vita, Erode e Cristo. Ma noi ci stiamo in mezzo e dobbiamo scegliere per poterci trovare indubitabilmente dalla parte della speranza, della luce nascente, della fine dell’angoscia.» 



Eugen Drewermann
Il Cielo Aperto Prediche per l'Avvento e il Natale
Traduzione dal tedesco di Claudia Murara
(Spiritualità 63), Editrice Queriniana, Brescia, 1997, 317.










Ulrich Luz
Matteo 1
Edizione italiana a cura di Claudio Gianotto
Traduzione italiana di Luca Bettarini   
Revisione di Claudio Gianotto
Revisione redazionale di Donatella Zoroddu
(Commentario Paideia), Paideia editrice, Brescia, 2006,
- attualmente marchio: Paideia
editore: Claudiana.

“Importante tanto quanto «mio figlio» è per Matteo la parola «Egitto», che deve richiamare alla memoria dei lettori l’esodo del popolo di Israele e far sì che essi colgano questo: ciò che per Israele è ben noto da tempo ed è fondamentale si compie qui in modo tutto nuovo, al tempo stesso noto e non noto. I lettori che hanno dimestichezza con la Bibbia percepiscono che l’azione di Dio nel suo figlio ha un carattere fondamentale, si riallaccia al tempo stesso alle esperienze fondamentali di Israele e le porta a compimento in modo nuovo.” 
Luz, Matteo, vol. 1, 207.














sabato 28 dicembre 2019

Prière pour prendre le temps

Prière pour prendre le temps


Je vais prendre le temps de laisser poser mon regard
sur les choses de tous les jours et les voir autrement,
celles que chaque matin, je croise sans les voir.
Toutes les choses familières que je côtoie à longueur de jour, de mois, d’année…
Je vais prendre le temps de voir l’étrangeté des arbres,
ceux de la forêt, ceux du parc voisin,
qui le crépuscule venu bruissent de mystère…
Je vais prendre le temps de poser mon regard
sur les êtres que j’aime et de regarder autrement les miens,
celles et ceux qui me sont les plus proches
et que parfois je ne vois même plus, que je n’entends même plus,
tant le souci de mes affaires, de mon travail, parasitent mon cœur et mon corps…
Oui, je vais prendre le temps de les découvrir
de me laisser surprendre encore et toujours par ceux que j’aime.
Oui, je vais prendre le temps de te rencontrer aussi,
toi mon Dieu,
au-delà des mots, des formules et des habitudes.
Oui, je vais aller à ta rencontre comme au désert
et tu me surprendras,
mon Dieu.
Oui, je vais prendre le temps de te rencontrer autrement.

                                 Aimée Degallier-Martin (Lézard)


tratto da: jecherchedieu.ch

venerdì 27 dicembre 2019

Il pellerossa nel presepe una poesia di Gianni Rodari




GIANNI RODARI

Il pellerossa nel presepe 



Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta, 

com’è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i maghi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via! Toro Seduto: 

torna presto di dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano. 

Se lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio,
perché ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà. 


tratto da: Natale in Poesia 
Interlinea edizioni
p. 145.



NATALE IN POESIA
ANTOLOGIA DAL IV AL XX SECOLO
NUOVA EDIZIONE AMPLIATA
Presentazione di Luciano Erba
(Nativitas 22),
Interlinea edizioni, Novara, 2015.
Nuova Edizione con Appendice di Poeti d'Oggi
A cura di Luciano Erba e Roberto Cicala
con Illustrazioni d'Arte


In copertina: 
immagine di Chocolat Suchard (particolare), 
in “La Lettura”, XII (1912), 12, 
riprodotta in Walter Fochesato
 Le pubblicità di Natale che hanno fatto epoca
Interlinea, Novara 2017

www.interlinea.com 

giovedì 26 dicembre 2019

Dove contemplare la gloria di Dio

    Chi di noi festeggierà bene il Natale?
Chi alla fine depone ai piedi della mangiatoia ogni potere,
ogni onore, ogni fama, ogni superbia, ogni altezzosità,
ogni caparbietà, chi si mette fra gli umili
e lascia che Dio soltanto stia in alto,
chi nella mangiatoia contempla la gloria di Dio proprio nel suo abbassamento.

                                                                                         Dietrich Bonhoeffer  DBW 13,342s.

- Dietrich Bonhoeffer Voglio Vivere questi Giorni con Voi

A cura di Manfred Weber  Traduzione di Andrea Aguti e Guido Ferrari

Editrice Queriniana, Brescia, 2007, 400.

Un presepio nel nostro cuore - Lettere di Natale - un testo di R.M. RILKE


Il TUO CUORE SA ANCORA FAR FESTA?
LE PIÙ BELLE LETTERE DI NATALE

TESTI DI 
CHARLES BAUDELAIRE, JOHANN WOLFGANG GOETHE, 
JAMES JOYCE, RAINER MARIA RILKE, LEV NIKOLAEVITOLSTOJ
a cura di Valerio Rossi
(Nativitas 79),
Interlinea, Novara, 2015.

www.interlinea.com


Rainer Maria Rilke, citazione tratta da p. 81:

Castello di Berg am Irchel
Cantone di Zurigo, Svizzera
17 dicembre 1920 

Mia cara mamma,
ancora una volta, alla nostra ora benedetta,
la più amorevole memoria dei Natali passati 
e il desiderio che ogni anno, dopo tempi tanto malvagi,
Ti possano essere concesse feste più quiete e pacifiche e,
finalmente, anche in una casetta tutta Tua!
    Detto questo detto tutto; e ora non non c'è tanto da leggere
quanto da entrare in se stessi
e preparare per la celebrazione più santa dell’anno  
un presepio nel nostro cuore, 
affinché esso e il Salvatore in lui 
possano davvero 
tornare al mondo col giusto fervore! "
            
                            Rainer Maria Rilke

mercoledì 25 dicembre 2019

la Lumière - Luca 2,1-20 - NATALE Mercoledì 25 Dicembre 2019

foglio biblico, teologico, liturgico


mercoledì 25 Dicembre

- NATALE

La Parola
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,1-20

1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'impero.  
2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 
3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide,  
5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
  
6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 
7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.  
8 In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 
9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore.  
10 L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 
11 "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.  
12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"».
  
13 E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
  
14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!»
 
15 Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere».  
16 Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; 
17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. 
18 E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori.  
19 Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo.  
20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunciato.







BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 


Far posto all'Evangelo

 Maurizio Abbà 


v. 7 come fanno notare molti biblisti il termine tradotto con 'albergo' 
rinvia piuttosto alla 'sala degli ospiti'. 
Luca conosce il corrispondente esatto termine per 'locanda', 'albergo' appunto, 
infatti, lo utilizza al capitolo 10,34 
(il contesto è quello della narrazione celeberrima
nota come 'la parabola del Buon Samaritano').

Il collegamento tra due testi nell'ambito dello stesso Evangelo,
è tra: 2,7 sopra citato e il seguente, 22,11:

E dite al padrone di casa: "Il Maestro ti manda a dire: 
'Dov'è la stanza nella quale mangerò la Pasqua con i miei discepoli?'" 

Un collegamento che pone in stretta connessione Natale e Pasqua.
Con la domanda ricorrenta, incalzante e pregnante,  quando è veramente Natale? 

Luigi Santucci scriveva (si veda il post in questo blog del 15 dicembre scorso):


" Per me è stato Natale qualche giorno fa per l’arrivo inatteso di un amico lontano:
l’averlo trovato in buona salute e l’esserci potuto scambiare
il dono di lunghe, quasi magiche confidenze. 

Forse, entro una grazia non dissimile, 
Eugenio Montale stese questi tre versi:


      E il Natale verrà, il giorno dell’anno
      che ci riporta
      gli amici spersi.

   
   Per me è Natale oggi, qui allo scrittoio mentre scrivo d’un argomento che amo, 
con mia moglie accanto, in uno dei non frequenti giorni in cui i miei figli sono abbastanza lontani per godersi la loro sempre fuggitiva ventura e abbastanza vicini per avvertire che il loro cuore è sgombro di tribolazioni e paure; 
e la cronaca della mia città non registra lo scoppio di qualche altra bomba fratricida. 
Mi sono perciò detto «buon Natale»: 
perché ho sentito la giornata come una tregua delle angosce, 
dunque come una estemporanea festa e precisamente come una festa mia."

Luigi Santucci in  
- J.B. Metz - L. Boros - L. Santucci  
Natale, Memoria, Silenzio, Utopia  
(meditazioni 249), 
Editrice Queriniana, Brescia, 2019, 58.
 




due titoli molto interessanti, però attualmente non disponibili:

Eugen Drewermann
Il tuo nome è come il sapore della vita
Interpretazione dei racconti dell'infanzia del vangelo di Luca
a partire dalla psicologia del profondo
Traduzione dal tedesco di Enzo Gatti
(Nuovi saggi Queriniana 75),
Editrice Queriniana, Brescia, 1996.


In copertina: Paul GAUGUIN, Ia orana Maria [«Ave Maria», in tahitiano] (1891).



"La verità del Natale è un mistero che soltanto l'amore insegna a percepire.
Esso si manifesta solo agli uomini che, come i pastori sui campi di 'Betlemme',
sono ancora capaci di visioni del cuore.
   Quanto devono brillare di felicità gli occhi di una persona,
prima che possano vedere
risplendere sopra di essi, nell'oscurità della notte, il riflesso del cielo?
Soltanto il sogno dell'amore fa brillare gli occhi di una persona.
E quanta gioia deve contenere il cuore di un uomo,
prima che esso stesso s'immerga nell'armonia dell'universo,
al punto di percepire il soffio del vento come canto degli angeli?
Solo il sogno dell'amore fa cantare il cuore di un uomo.
    E quanta felicità deve albergare nell'anima di un uomo,
prima che egli senta il desiderio di benedire il mondo intero
e di sperimentarlo come benedizione, come luogo della pace e dell'intelligenza del cuore? "         

- Eugen Drewermann, Il tuo nome è come il sapore della vita
Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 206-207.





Paolo Ricca
Alle Radici della Fede Meditazioni bibliche
edizione a cura di Eugenio Bernardini
(Meditazioni bibliche), Claudiana Editrice, Torino, 1987.

In copertina: Paul Klee, Libro aperto (1930), particolare.



E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce
e coricato in una mangiatoia

Luca 2,12 


"È il segno di Natale, il segno del Dio di Natale, 
un segno che è allo stesso tempo un messaggio.
[...]

La fede non è un restare alla superficie, ma un vedere ciò che è nascosto: 
Dio in questo piccolo bambino fasciato, Dio in questo rabbino di Nazareth,
la parola di Dio in questo racconto antico scritto nella nostra lingua; 
è il vedere i miracoli di Dio nella nostra vita quotidiana, 
il fratello nel prossimo, il giusto nel peccatore.
Ci è necessario aguzzare lo sguardo, renderlo sguardo della fede,
per scoprire la presenza di Dio nascosta nel nostro mondo.
Molte persone pensano che Dio sia assente; no, egli è nascosto.
Questo è il messaggio del segno di Natale. "

Paolo Ricca, Alle Radici della Fede 
Claudiana Editrice, Torino, 1987, 197.200.