martedì 31 marzo 2020

Basta armi

Basta armi. Il coronavirus ci porti ad un futuro diverso

La Commissione Globalizzazione ambiente della 
Federazione delle chiese evangeliche in Italia 
invita a pensare ad una struttura della produzione e dei consumi sostenibile


«L’attenzione delle pubbliche amministrazioni, infatti, dovrebbe essere concentrata sull’emergenza sanitaria in corso, e la riflessione sull’attualità dovrebbe portare tutti ad un ripensamento delle strutture economiche, da ri-orientare decisamente verso modalità rispettose della dignità e della vita umana, non certo compatibili con la produzione di ordigni da guerra utilizzati sostanzialmente per l’attacco, come le bombe della RWM».

Queste le parole contenute nel comunicato stampa diramato dal Comitato di Riconversione RWM per la pace e il lavoro sostenibile di cui fanno parte la Commissione Globalizzazione e Ambiente (Glam) della Fcei e la Chiesa evangelica battista di Carbonia e Sulcis Iglesiente.
Il Comitato denuncia che la fabbrica, sita a Domusnovas, «ha fermato la produzione di ordigni ed esplosivi per non gravare sul sistema sanitario in caso di incidente. Contemporaneamente, non rinuncia ai lavori in corso per l’ampliamento dello stabilimento».

Il comunicato riporta infatti che dal 9 al 16 marzo stati emessi otto provvedimenti relativi ad interventi di ampliamento della parte di stabilimento che si trova in territorio di Iglesias. 

«Continua senza sosta, dunque, il lavoro di parcellizzazione delle autorizzazioni edilizie che ha caratterizzato fin dal principio il rapporto tra la RWM e il Comune, volto, a nostro parere, a eludere le norme relative alla Valutazione di Impatto Ambientale che, ricordiamo, la società è finora riuscita ad evitare» proseguono i firmatari. 

Il Comitato di Riconversione RWM per la pace e il lavoro sostenibile ricorda che mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, chiede «un immediato cessate il fuoco globale in tutti gli angoli del mondo» è più che mai necessario  spezzare «il legame vizioso tra quella che ipocritamente viene chiamata “industria della difesa” e il proliferare dei conflitti» e sottolineare il paradosso di un’economia che si trova  «nell’assurda necessità di pagare con i soldi dei contribuenti la cassa integrazione» dei dipendenti della RWM, «anche a prezzo dei continui tagli alla spesa sanitaria, di cui vediamo i risultati in questi giorni drammatici».

La Glam, condividendo i contenuti del comunicato, esprime la propria perplessità per la mancanza di visione delle amministrazioni che non colgono il passaggio storico che si sta vivendo anche per un ripensamento del paradigma di produzione e invita tutti a riflettere su come, traendo vantaggio da questa triste circostanza, si possa modello e pensare ad un futuro diverso.

«La discussione in corso su quali sono le produzioni essenziali sarebbe importante non si concludesse con l’emergenza e guidasse una struttura della produzione e dei consumi sostenibile» conclude la Glam.

Qui il testo completo del comunicato.
Foto di Duncan Kidd - Unsplash
L'articolo, in data 31 marzo, è anche su www.riforma.it 
 
 
 

31 marzo 1945 moriva Anne Frank


Una piazza a Basilea per 

Anne Frank

 

A Basilea, nel parco di Erlenmatt, una porzione di 

terreno oggi ancora senza nome verrà chiamata 

piazza Anne Frank

 

La zona a sudest del parco di Erlenmatt, a Basilea, si presta bene, in quanto popolare luogo d’incontro di bambini e giovani, a ospitare una piazza intitolata alla giovane ebrea che nel 1945, all’età di 15 anni, morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, si legge in un comunicato del Dipartimento di giustizia e sicurezza. Il diario di Anne Frank è considerato in tutto il mondo come una delle più significative testimonianze del genocidio degli ebrei.

Legami con la Svizzera
Il nome di Anne Frank è indirettamente legato a Basilea. Dopo la guerra, suo padre Otto Frank si stabilì a Birsfelden, comune dell’agglomerato di Basilea, dove istituì il Fondo Anne Frank, dedicato alla memoria del destino della giovane vittima dei nazionalsocialisti. Inoltre a Basilea visse fino alla morte Buddy Elias, cugino di Anne Frank. 

A Birsfelden esiste già una piazza intitolata ad Anne Frank. 

 

 

tratto da: voceevangelica.ch

si veda anche: www.riforma.it

sabato 28 marzo 2020

la Lumière - Giovanni 11,1-45 La Risurrezione di Lazzaro - Domenica 29 marzo 2020

foglio biblico, teologico, liturgico


DOMENICA 29 MARZO
5a DEL TEMPO DI PASSIONE - JUDICA Fammi giustizia, o Dio
Salmi 43,1a


Ezechiele 37,12-14


Perciò, profetizza e di' loro: Così parla il Signore, DIO: "Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d'Israele. Voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio! E metterò in voi il mio Spirito, e voi tornerete in vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, il SIGNORE, ho parlato e ho messo la cosa in atto", dice il SIGNORE».




Salmi 130


O SIGNORE, io grido a te da luoghi profondi!
Signore, ascolta il mio grido;
siano le tue orecchie attente al mio grido d'aiuto!
Se tieni conto delle colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
perché tu sia temuto.
Io aspetto il SIGNORE, l'anima mia lo aspetta;
io spero nella sua parola.
L'anima mia anela al Signore
più che le guardie non anelino al mattino,
più che le guardie al mattino.
O Israele, spera nel SIGNORE,
poiché presso il SIGNORE è la misericordia
e la redenzione abbonda presso di lui.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.




Romani  8,8-11


e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.




Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 11,1-45


1 C'era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. 3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».
5 Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; 6 com'ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi disse ai discepoli: «Torniamo in Giudea!» 8 I discepoli gli dissero: «Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» 9 Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11 Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». 12 Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». 13 Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, 15 e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!» 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!»


17 Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, 19 e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello.
20 Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. 21 Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; 22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».
28 Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: «Il Maestro è qui, e ti chiama». 29 Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Quando dunque i Giudei, che erano in casa con lei e la consolavano, videro che Maria si era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere.
32 Appena Maria fu giunta dov'era Gesù e l'ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse: 34 «Dove l'avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!»
35 Gesù pianse.


36 Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l'amava!» 37 Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?»
38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all'apertura. 39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45 Perciò molti Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui. 



BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole

Confessione di Fede & Risurrezione

Maurizio Abbà



Il lezionario Un Giorno Una Parola ci ricorda che questa Domenica è denominata: Judica Fammi giustizia, o Dio! Salmi 43,1.
L’invocazione è pressante, il Salmo prosegue anche con le seguenti parole: Tu sei il Dio che mi dà forza; perché mi hai abbandonato? Perché devo andare vestito a lutto per l’oppressione del nemico?
Questo è uno dei Salmi che finisce in gloria,
“Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;
egli è il mio salvatore e il mio Dio.”

Il profeta Ezechiele ci dice che Dio aprirà e ci toglierà dalle tombe,
nel frattempo chi si è salvato dal coronavirus (ma il pericolo resta insidioso, ‘spiandoti’, ’accovacciato’ (testo Cei) alla porta Genesi 4,7 “ma tu dòminalo”, da solo non ci si riesce). Si spera di uscire un giorno non lontano dalle proprie case che potranno aprirsi e poter finalmente quindi uscire per abbracciare… la normalità.


Tornano in mente le parole del teologo Dietrich Bonhoeffer riferite al periodo di fine anno, vale anche per questo nostro difficile periodo:


«Chi con la fine dell’anno non sa fare niente di meglio che compilare un registro con quello che di cattivo ha fatto in passato e decidere, d’ora in poi – ma quanti ‘da ora in poi’ sono già passati!  di iniziare il nuovo anno con propositi migliori, è ancora nel paganesimo fino al collo. Costui pensa che i buoni propositi facciano da soli il nuovo inizio, ovvero che egli possa iniziare il nuovo quando vuole. E questa è una pessima illusione»

(-Dietrich Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi, a cura di Manfred Weber, Traduzione di Andrea Aguti e Guido Ferrari, Editrice Queriniana, Brescia, 2007, 11).

Togliete la pietra.
                                      Giovanni 11,41

Nell’emergenza coronavirus si prospetta sia per saggezza, sia come slancio verso il futuro che si spera prossimo, quello che si farà dopo.
Si ha voglia di normalità, di poter uscire, incontrare, abbracciare,
prima quando si poteva fare non c’era molta bramosia in questo senso, la normalità delle relazioni sociali attive era una benedizione, ora lo sappiamo.
Un po’ in ritardo ma qualcosa si può recuperare.
Bisogna fare però attenzione ai facili (troppo facili) propositi.

Nel testo di Giovanni 11 Lazzaro è protagonista…muto, non dice nulla, e cosa avrebbe potuto dire? La Risurrezione aziona lo stupore della vita.
La sorella Marta, passata alla storia per essere molto indaffarata, sono note le parole di Gesù: “Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose”, Luca 10,41.

La confessione di fede di Marta è davvero di estrema importanza:

è Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo», Giovanni 11,25-27.

-La confessione di fede di Marta fa pendant con quella celeberrima di Pietro: Matteo 16,16-18, appunto, quella di Pietro ha avuto, come dire, una certa “fortuna”, quella di Marta no.


Togliete la pietra!…questo è un tempo in cui bisogna togliere molte cose che ci ostacolano nel vivere, dai virus ai pregiudizi. Siamo chiusi in casa ma dobbiamo aprire menti e cuori, ancora di più.

Il predicatore valdese Jacopo Lombardini (1892-1945) predicò in una riunione quartierale proprio su questo testo, egli s’impegnò, a costo della vita, a cercare di togliere il macigno del nazifascismo che incombeva sulla vita delle persone.

Con Domenica 29 marzo 2020, è tornata in vigore l’ora legale, un sacrificio per il nostro organismo che deve abituarsi a nuovi ritmi biologici, per avere più luce nel corso della giornata e quindi per risparmiare energia elettrica.
Un sacrificio che risulta doppio nel mentre, seppur a singhiozzo, le belle giornate arrivano e siamo tenuti a stare in tanti nelle proprie dimore (ma vi sono anche quelli che sono senza un luogo dove poter dimorare ed un’altra difficoltà).

Togliere, anzi il testo afferma Tolsero (‘levarono’) la pietra, è un’azione al plurale, non c’è spazio per egoismi individualistici, c’è molto da fare insieme.

Uscire, sentirsi chiamare per nome,
in questo periodo di costrizione forzata, forzata sì ma giusta per la salute altrui e nostra,
uscire può risuonare come un verbo dolce, un esodo, riscopriremo la dimensione della normalità e davvero sapremo (?) apprezzarla.
Purtroppo non è ancora giunto quel momento che prima pareva banale, ovvio, ora ci pare che sarà una festosa benedizione.
Per alcune persone le pareti domestiche sono ancora di più una gabbia, allora per alcuni tipi di disabilità occorrono accorgimenti particolari che tengano conto, con premurosa sensibilità, delle esigenze dei più fragili.
Vi sono donne che tra le mura domestiche potrebbero subire violenze senza poter dare eco alle loro richieste di aiuto.
Tra quelli colpiti ancor di più: ci sono i i ragazzi autistici che vivono come una costrizione difficilmente spiegabile questo ‘stare ai domiciliari’. Insomma sono tante le situazioni di disagio sociale, e il disagio economico già si preannuncia in tutta la sua prepotenza.
Impareremo tante cose, alcune le stiamo già imparando sulla pelle di tante persone che purtroppo abbiamo perduto. Impariamo che non è utile fabbricare armi e armamenti, servono a nostro vera Difesa: mascherine, respiratori, saturimetri, camici, guanti, e bombole dell’ossigeno, sono queste le armi che ci servono contro il nemico coronavirus, sono queste le armi di cui dovevamo fare scorta e dobbiamo imparare a non farcele mancare più. Per non fare prevalere la morte.

L’esodo è alla rovescia è in direzione del nostro restare a casa, per un tempo non ancora precisato nel dettaglio, che si presume non sarà brevissimo. Bisogna allora attrezzarsi fisicamente e sempre di più anche psicologicamente.
Per non poche persone sarà un periodo in cui riscoprire lo stare vicino ai propri cari (medici e personale sanitario invece sono tra coloro che non possono… a loro la nostra gratitudine che deve esprimersi concretamente ora e poi dopo.).

Chi ha la fortuna della compagnia degli animali domestici sia grato, sono un aiuto di amore semplice e profondo.

Nel ‘libro dei segni’ del IV Evangelo inaugurato dalla trasformazione che Gesù compie dell’acqua in vino alle nozze di Cana di Galilea (Gv 2,1-11) al segno della Resurrezione di Lazzaro, passando per guarigioni, l’uscita da blocchi paralizzanti, una formidabile condivisione dei pani (condividere vuol dire moltiplicare!), riuscire a camminare sulle difficoltà e non affondare, dare possibilità di nuove visioni, nuove prospettive, ed ora il segno dei segni: la Risurrezione, la vittoria sulla morte.

La Risurrezione di Lazzaro non è ancora quella di Gesù compiuta e definitiva, ma è un tornare a vivere su questa terra, una seconda, insperata, chance di ri-cominciare.

Verrà il tempo che potremo di nuovo uscire e ci sentiremo chiamare dal Maestro Gesù, per nome,
come un’altra Maria, di Màgdala, la Maddalena, Gv 20,16,
la chiamata a vivere è già risuonata, l’avventura della vita merita, nonostante tutto, sciogliamo i legami della morte.

Maurizio Abbà

giovedì 26 marzo 2020

Il valore Ecumenico della Preghiera


La risposta dell'Opcemi e della Tavola all'invito della Chiesa Cattolica Romana a pregare insieme con il Padre Nostro

Torre Pellice, 25 Marzo 2020


Il Comitato permanente dell'Opcemi e la Tavola Valdese esprimono, per le chiese metodiste e valdesi, condivisione per ogni iniziativa che rafforzi, in questo momento di profondo dolore, smarrimento, paura il sentimento di unione dei cristiani nella preghiera, privata o pubblica, per coloro che affrontano la distretta, le perdite dei loro cari, per le persone impegnate nella ricerca, nella cura e nella sicurezza.
Dalla fiducia che il Cristo risorto intercede per l'intera umanità sofferente, smarrita, impaurita traiamo insieme consolazione, forza e speranza. Nella condivisione della preghiera all'interno dell'ecumene cristiana ravvisiamo un segno potente della comune partecipazione alla dimensione universale del popolo di Dio e di cura per tutti gli uomini e le donne che Egli ama. 
In questo quadro leggiamo per l'oggi e per i giorni a venire l'invito rivolto dalla Chiesa Cattolica Romana a pregare insieme con la preghiera del Padre Nostro, la preghiera perfetta insegnataci da Gesù, che accompagna da sempre un cammino ecumenico che si nutre di preziose occasioni di ascolto comune della Parola, di sostegno reciproco, di collaborazione nell'aiuto ai minimi e di comune impegno e intercessione per la salute, la pace e la giustizia nel mondo intero. 


tratto da: www.chiesavaldese.org

mercoledì 25 marzo 2020

Quando L'Evangelo fa la differenza

Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.
Matteo 6,33

ho aperto il mio cuore davanti al SIGNORE.
I Samuele 1,15b

i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili.
Romani 11,29b

su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.
Isaia 60,2b

sabato 21 marzo 2020

la Lumière Giovanni 9,1-41 - Gesù e la guarigione del cieco - Domenica 22 marzo 2020

foglio biblico, teologico, liturgico

DOMENICA 22 MARZO 


4a DEL TEMPO DI PASSIONE

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 9,1-41
versione Nuova Riveduta
1 Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. 2 I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» 3 Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. 4 Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. 5 Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo».

6 Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, 7 e gli disse: «Va', làvati nella vasca di Siloe» (che significa «mandato»). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva. 8 Perciò i vicini e quelli che l'avevano visto prima, perché era mendicante, dicevano: «Non è questo colui che stava seduto a chieder l'elemosina?» 9 Alcuni dicevano: «È lui». Altri dicevano: «No, ma gli somiglia». Egli diceva: «Sono io». 10 Allora essi gli domandarono: «Com'è che ti sono stati aperti gli occhi?» 11 Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù fece del fango, me ne spalmò gli occhi e mi disse: "Va' a Siloe e làvati". Io quindi sono andato, mi sono lavato e ho ricuperato la vista». 12 Ed essi gli dissero: «Dov'è costui?» Egli rispose: «Non so».

13 Condussero dai farisei colui che era stato cieco. 14 Or era in giorno di sabato che Gesù aveva fatto il fango e gli aveva aperto gli occhi. 15 I farisei dunque gli domandarono di nuovo come egli avesse ricuperato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16 Perciò alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non è da Dio perché non osserva il sabato». Ma altri dicevano: «Come può un peccatore fare tali miracoli?» E vi era disaccordo tra di loro. 17 Essi dunque dissero di nuovo al cieco: «Tu, che dici di lui, poiché ti ha aperto gli occhi?» Egli rispose: «È un profeta».
18 I Giudei però non credettero che lui fosse stato cieco e avesse ricuperato la vista, finché non ebbero chiamato i genitori di colui che aveva ricuperato la vista, 19 e li ebbero interrogati così: «È questo vostro figlio che dite esser nato cieco? Com'è dunque che ora ci vede?» 20 I suoi genitori risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda, non sappiamo, né sappiamo chi gli abbia aperto gli occhi; domandatelo a lui; egli è adulto, parlerà lui di sé». 22 Questo dissero i suoi genitori perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno riconoscesse Gesù come Cristo, fosse espulso dalla sinagoga. 23 Per questo i suoi genitori dissero: «Egli è adulto, domandatelo a lui».


24 Essi dunque chiamarono per la seconda volta l'uomo che era stato cieco, e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25 Egli rispose: «Se egli sia un peccatore, non so; una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo». 26 Essi allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti aprì gli occhi?» 27 Egli rispose loro: «Ve l'ho già detto e voi non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare suoi discepoli anche voi?» 28 Essi lo insultarono e dissero: «Sei tu discepolo di costui! Noi siamo discepoli di Mosè. 29 Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato; ma in quanto a costui, non sappiamo di dove sia». 30 L'uomo rispose loro: «Questo poi è strano: che voi non sappiate di dove sia; eppure mi ha aperto gli occhi! 31 Si sa che Dio non esaudisce i peccatori; ma se uno è pio e fa la volontà di Dio, egli lo esaudisce. 32 Da che mondo è mondo non si è mai udito che uno abbia aperto gli occhi a uno nato cieco. 33 Se quest'uomo non fosse da Dio, non potrebbe fare nulla». 34 Essi gli risposero: «Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi?» E lo cacciarono fuori.
35 Gesù udì che lo avevano cacciato fuori; e, trovatolo, gli disse: «Credi nel Figlio dell'uomo?» 36 Quegli rispose: «Chi è, Signore, perché io creda in lui?» 37 Gesù gli disse: «Tu l'hai già visto; è colui che parla con te, è lui».
38 Egli disse: «Signore, io credo». E l'adorò.

39 Gesù disse: «Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi». 40 Alcuni farisei, che erano con lui, udirono queste cose e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?» 41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane.





Mots-Clés


v.4 Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare.
La traduzione CEI ha: ‘Bisogna che noi compiamo le opere’.
“Questo plurale ben attestato sembra indicare che la comunità cristiana considerava la propria azione come il prolungamento di quella di Cristo: cf 14,10-11” 
(Bibbia TOB, ed.italiana Elledici, nota a p. 2443).
La traduzione protestante sottolinea l’unicità dell’agire di Gesù.
Qui s’impone una riflessione sullo spazio e soprattutto in derivato dell’agire della Chiesa,
è il tema dell’ecclesiologia, una riflessione che riguarda tutte le chiese.
Ecclesiologia che deve lasciare la centralità alla cristologia.
(Commento di Maurizio Abbà)


v. 7 e gli disse: «Va', làvati nella vasca di Siloe» (che significa «mandato»).
“L’etimologia del nome «Siloe», come molte delle etimologie presenti nei testi biblici, è a senso più che alla lettera. Di per sé «Siloe» significa «scarico (di acqua)»; però nella parola ebraica ci sono le stesse consonanti della forma verbale che vuole dire «mandare».
(La Bibbia Via Verità e Vita, nuova edizione, Paoline - San Paolo, p. 2565).


v.40 Alcuni farisei, che erano con lui
"I «farisei» che reagiscono alla parola di Gesù sono probabilmente vicini a Gesù non solo al livello spaziale ma anche relazionale: l’espressione che dice tale vicinanza («quelli, tra i farisei, che erano con lui») indica infatti una qualche familiarità (cf 3,26; 11,31) che può essere determinata da una missione che si svolge insieme, dall’appartenenza ad uno stesso gruppo o dall’appartenenza di alcuni ad altri (cf Ap 17,14). È possibile, dunque, che si tratti di potenziali discepoli di Gesù provenienti dall’ambiente farisaico."
(Commento di Marida Nicolaci,
Vangelo secondo Giovanni, traduzione e commento, in: I Vangeli a cura di Rosanna Virgili, tradotti e commentati da quattro bibliste Traduzione e Commento di Rosalba Manes – Annalisa Guida – Rosanna Virgili – Marida Nicolaci, Àncora Editrice, Milano, febbraio 2015, prima ristampa aprile 2015, la citazione è tratta dalle pp. 1477-1478).




BRICIOLE DI FEDE
     per una fede non in briciole 

Maurizio Abbà 


Lo sguardo luminoso della Fede  


Il tema della malattia come inesorabile condanna è argomento antico, antichissimo. Secondo questa concezione: sei malato perché hai peccato, o hanno peccato i tuoi famigliari, per questa ideologia la malattia è generata dal peccato. Per Gesù le cose stanno diversamente invece. Gesù si accorge della persona, persona appunto, che non è racchiusa e rinchiusa dalla malattia o dalla menomazione che l’affligge.

Riuscire a vedere davvero è un compito che riguarda tutti.

Soprattutto quelli che hanno responsabilità a diversi livelli politici, religiosi, finanziari, hanno il compito di ‘vedere’ attraverso ciò che accade e di porgere prospettive.

Questo anche e soprattutto adesso. Nell’era del coronavirus.

C’era un periodo prima dell’epidemia e ci sarà un periodo dopo.



-Papa Francesco recentemente si è espresso così:

“quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza.”

Purtroppo è una pandemia che segna la svolta epocale.

Avremmo voluto ben altro, è evidente.



Questa inaugurazione di primavera ci vede barricati in casa, ma a conti fatti per chi può risulta essere un privilegio cavarsela così.

-C’è chi si sta sfinendo nel lottare contro il virus e tanti, uno sarebbe già troppo, ci lascia la vita in questa lotta estenuante.



-Nella nostra situazione di ‘casalinghi forzati’, situazione necessaria a tutela della salute altrui e della propria, i non vedenti e gli ipovedenti sono doppiamente marginalizzati, è difficile trovare volontari che acquistino per loro alimenti e medicine, difficoltà nella difficoltà - .

Bisogna accorgersi di questo, riuscire a ‘vedere’ anche queste situazioni di disagio sociale.



Riuscire a vedere davvero.

A vedere anche dopo.

Significativamente la Tavola Valdese ha stanziato 8 milioni di euro con i fondi dell’8 per mille assegnati alle chiese valdesi e metodiste per costituire un Fondo per “fronteggiare la crisi sanitaria, sociale ed economica prodotta dal diffondersi del virus Covid-19” a ispirarlo sono precise linee d’azione:


“Tali linee di azione si muoveranno lungo due direttrici: la prima è concentrata sui bisogni immediati e urgenti, soprattutto di tipo sanitario, su cui stanno già confluendo molte risorse generosamente messe a disposizione da singoli, fondazioni e altre organizzazioni benefiche e rispetto ai quali si vuole, quindi, mantenere l’attenzione sull’evoluzione della situazione, soprattutto in quelle zone del Paese che appaiono più fragili e meno attrezzate a fare fronte all’emergenza. La seconda direttrice riguarda le necessità della ripresa oltre l’emergenza, considerando ciò che ancora non si vede: le voragini di disagio, esclusione e impoverimento nelle quali precipiteranno le categorie sociali più esposte alle conseguenze del blocco prolungato di attività produttive e reti di sostegno sociale e delle scelte di redistribuzione di risorse umane e finanziarie imposte in questi mesi dalle misure adottate per frenare il contagio.”


Ma non ci può bastare: bisogna vedere anche prima, a ciò che è accaduto prima.


Prima è accaduto che le ferite inferte al clima, lo smog che avvelena le città e quindi i loro abitanti, la deforestazione scriteriata che sconvolge l’habitat di molte specie animali, «tutta la creazione geme», come dice l’apostolo Paolo: Romani 8,22.



Prima è accaduto che si sono tagliate le spese per la sanità pubblica, si sono chiusi ospedali, e attrezzature mediche non sono state prese in considerazione, anche le più semplici come le ormai drammaticamente famose mascherine protettive (con diversi livelli di protezione dalle quasi inutili a quelle appropriate e protettive), non si producevano più in quanto non era redditizio fabbricarle.



In Europa vi sono migliaia di soldati impiegati per esercitazioni per una difesa in caso di una presunta aggressione bellica da Est. Come se fossimo ancora ai tempi della guerra fredda. Si spendono cifre enormi per gli armamenti, in tutto il mondo. Si fa, in alcuni Paesi, letteralmente, la coda per armarsi.



Ma la difesa vera è dall’attacco di un nemico invisibile che si chiama coronavirus e non saranno gli aerei cacciabombardieri armati di bombe atomiche a difenderci in questa lotta per la difesa della salute e della vita di tante persone. Anzi questi armamenti sottraggono enormi risorse vitali per la salute e la cultura.



Il brano del IV Evangelo ampio e generoso di riflessioni e significati, contiene al suo interno la confessione di fede, vv.35-38.





Il passo evangelico di Giovanni insegna a saper vedere davvero oltre i pregiudizi. Pregiudizi in cui un tradizionalismo che si voleva religioso relegava le persone.

Il ‘segno’ di Gesù è ancora una volta, come sempre, salutare e benefico, si rivolge a noi, non come massa indistinta ma si rivolge a te come persona luminosamente unica.

Maurizio Abbà