DOMENICA 15 MARZO - 3a DEL TEMPO DI PASSIONE - OCULI
(I miei occhi sono sempre rivolti al Signore - Salmi 25,15a)
per una fede non in briciole
La mia anima ha sete di te
MAURIZIO ABBÀ
• Un racconto, quello di Giovanni, carico
di significati simbolici che occorre decodificare • Una lettura spirituale, per raccogliere la buona notizia rivolta a tutti • Il brano di Giovanni, denso e
sintetico, viene qui paragonato ad un arazzo, del quale occorre vedere, ad un
tempo, il disegno complessivo, la trama e l’ordito.
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 4,19-26:
(traduzione versione Nuova Riveduta).
19 La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta.
20 I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a
Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare».
21 Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte
né a Gerusalemme adorerete il Padre.
22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che
conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.
23 Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno
il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna
che l'adorino in spirito e verità».
25 La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo)
deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa».
26 Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!»
Alcune note a carattere introduttivo si rendono necessarie
per la comprensione del testo.
Innanzitutto:
Innanzitutto:
Chi
sono i Samaritani?
I Samaritani
hanno origine dall’incontro dei coloni Assiri con gli Israeliti del regno del
nord, dopo la caduta della loro capitale Samaria, nel 721 a.e.v.
Successivamente, nel III secolo a.e.v, i Samaritani innalzarono un tempio sul
monte Garizim, vicino a Sichem, distaccandosi in via definitiva dal culto nel
Tempio di Gerusalemme. Il divario con gli ebrei fu accentuato anche dal fatto
che delle Scritture bibliche i Samaritani accettarono solo il Pentateuco (ossia
i primi cinque libri biblici), in una loro versione detta, appunto: ‘Pentateuco
samaritano’.
Pertanto le
distanze religiose erano notevoli tra samaritani ed ebrei ed essi si evitavano.
I Samaritani
attendevano la venuta di un personaggio chiamato Taeb («colui che
ritorna»), che avrebbe portato a compimento la promessa fatta a Mosè (Deuteronomio
18,15).
Esistono ancora, ai nostri giorni, piccole comunità di Samaritani, in
particolare concentrate nei pressi del Monte Garizim nel villaggio samaritano
di Kiryat Luza vicino a Nablus (nota anche come Sichem), ed in
Israele prevalentemente ad Holon.
Tra i primi lettori, a cui l’evangelo giovanneo si rivolge, vi sono anche
cristiani provenienti dai Samaritani e dal movimento del Battista, e anche
questo è un dato da tenere presente.
Il teatro del dialogo
Nel
brano su cui ci soffermiamo: la vicenda si svolge in un luogo il cui nome, come
vedremo, contiene anch’esso un simbolismo che ci fa riflettere.
Tutto
il dialogo di Gesù con la Samaritana – un racconto che troviamo solo nel IV
Evangelo – è ricchissimo di simbolismi.
Il monaco benedettino Anselm Grün ci fa notare, al riguardo, come la località Sicàr,
teatro del dialogo di Gesù con la Samaritana, voglia dire qualcosa di
particolare: Sicàr, infatti, significa «qualcosa è intasato».
Questo ci fa capire subito il grado di difficoltà da superare, ed è ancora Grün
che, in merito, osserva: «L’uomo è intasato, è separato dalla sua sorgente. In
lui non scorre più nulla, egli è come prosciugato».
Ecco:
riuscire ad essere vicini alla sorgente d’acqua viva, riuscire a scoprire dove
si trova, e una volta trovata, riuscire a tornarci per non staccarsene mai più…
Che
cosa è intasato?
Che
cosa ostruisce il nostro percorso di fede?
Già il riuscire a togliere le barriere dei pregiudizi che ci separano, le
barriere innalzate da tutti i pregiudizi (compresi quelli religiosi che sono
tra i più durevoli!) permette di allargare gli orizzonti evitando di
accartocciarsi in posizioni riduttive ed anguste.
Due
osservazioni:
•
I testi biblici non possono essere estrapolati arbitrariamente, ma devono
essere commentati, interpretati, collegati e intrecciati come diversi fili
del tessuto che compongono il medesimo arazzo.
•
La donna Samaritana come personaggio delle Scritture la possiamo
paragonare, per affinità e differenze, ad altre figure bibliche.
Nicodemo è il primo personaggio cui collegarla in comparazione.
Nicodemo e la Samaritana
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Nicodemo: lo
troviamo solo in Giovanni. Nicodemo è un fariseo (attenzione a non
cadere nello stereotipo, ricorrente ma fuorviante, di «fariseo» come sinonimo
di persona e di atteggiamento «ipocrita», abbiamo appena detto: bando ai
pregiudizi…).
Fariseo: il che significa appartenente ad una confraternita
laica dedita allo studio e, potremmo dire, alla tutela zelante della Torah (l’insegnamento
divino); Nicodemo è un maestro d’Israele, con posizioni d’autorità religiosa
tra gli ebrei. Incontra Gesù a tu per tu la prima volta in Gv 3, e,
com’è noto, lo incontra di notte.
Perché proprio
di notte? Nicodemo probabilmente
pensava alla sua incolumità, l’incontro con una figura ‘scomoda’ come Gesù
poteva mettere a repentaglio la sua reputazione. L’incontro con Gesù, infatti,
era ed è, tuttora, un incontro pericoloso, in quanto Gesù risulta un serio
pericolo per tutte quelle false certezze e per i luoghi comuni che diamo per
scontati.
O forse
l’incontro avviene di notte per il fascino e il silenzio che si ritiene
accompagnino la notte costituendo un aiuto per la meditazione? Della serie
proverbiale: la notte porta consiglio…
(In questa
eventualità non si può non notare come, invece, Nicodemo non abbia tratto
grande beneficio per le sue cognizioni teologiche, resta nella comprensione del messaggio di Gesù, come dire
all’oscuro…). Una risposta certa non c’è sul perché dell’orario notturno.
Sappiamo però di
sicuro che l’incontro tra Gesù e la donna Samaritana avviene, invece,
all’incirca verso mezzogiorno, nel pieno giorno, dunque alla luce del sole.
Anche questo significa qualcosa di preciso. È nella giornata della vita, quando
il sole è alto nel cielo, che dobbiamo fare la nostra parte riconoscendo anche
i nostri limiti, la necessità di riposare (nel senso di ri-posare, di
collocarci là dove vorremmo essere davvero in maniera più stabile, più sicura,
in una parola: autenticamente).
Nicodemo e la Samaritana: in queste
due persone ritroviamo la dissonanza tra istituzione e profezia, dissonanza
tipica di ogni religione.
Riuscire a trovare un sano equilibrio tra istituzione e profezia è il compito
doveroso, ma pressoché impossibile, cui siamo chiamati. Infatti, se
privilegiamo la parte istituzionale, la fede non avrà che la notte per cercare,
ma solo a tentoni, di potersi esprimere; se, all’opposto, pensiamo che solo la
dimensione profetica possa far parte della nostra vita di fede, rischiamo di
essere travolti da qualcosa che ha solo le sembianze, ma non i contenuti, della
profezia, oppure rischiamo anche di restare slegati dalla necessaria prassi
comunitaria. Appropriatamente la donna Samaritana abbraccia individualmente la
fede nel Messia, ma non cade nel tranello individualistico: infatti, si volge
agli altri Samaritani (cf Gv 4,39) per testimoniare la fede accolta e
proseguire insieme nella fede, evitando così il formarsi di un piccolo
perimetro dove la fede verrebbe racchiusa e compressa, fede che invece richiede
spazi enormi, grandi distese, praterie infinite, e pozzi a cui attingere acqua
viva che disseta: come il nostro cuore che accoglie Dio quando sentiamo che ci
parla direttamente con mitezza, tenerezza e decisione.
La Samaritana e Giovanni (il Battista)
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Riguardo all’importanza
del personaggio della Samaritana, evidenzio due definizioni del biblista Robert
Kysar. Questo ci permette di affrontare un nesso spirituale inaspettato quello
tra la Samaritana e Giovanni il Battista (per la precisione il quarto
evangelo lo chiama solamente Giovanni) il cui ministero profetico, come
risaputo, ha una rilevanza fondamentale anche per il cristianesimo.
Prima
definizione:
«La donna Samaritana è la controparte femminile del Battista»; «controparte»,
qui, va intesa, non in contrapposizione, bensì in parallelo, un percorso
parallelo di fede e di testimonianza.
Seconda
definizione:
«Nella narrazione del Vangelo la donna samaritana, di cui non abbiamo il nome,
è la prima persona fra gli emarginati che crede»
La marginalità come dimensione spirituale è importante. Intendiamoci bene, onde
evitare fraintendimenti: socialmente la marginalità va superata decisamente e
risolutamente, si ricordino, per restare al sottocitato passo di Marco, le
parole pronunciate da Gesù che hanno una sottile ironia: «Poiché i poveri li
avete sempre con voi…»; si tratta di superare la condizione difficile di
marginalità sociale, ponendo nuove e migliori condizioni materiali di vita. La
marginalità spirituale è, o dovrebbe essere, un dato costitutivo dell’orizzonte
della fede cristiana: orizzonte, si badi, universale, ma in cui il credente
assume, a imitazione del suo Maestro, una posizione di marginalità da cui,
anche se non appare ad occhi mondani, si è al centro del richiamo della fede
dietro al Signore crocifisso.
Donne senza
nome
Occorre poi fare un’altra
considerazione che ci permette di confrontare la Samaritana con un’altra donna,
anch’essa estremamente importante, dei racconti evangelici.
La donna Samaritana è senza nome: torna in mente un passo dell’Evangelo
secondo Marco 14,9: «In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà
predicato il vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in
memoria di lei»; una donna compie un gesto notevole nella sua semplicità:
unge il capo a Gesù, anche di lei, così come della Samaritana, non è riportato
il suo nome. Al riguardo il teologo valdese Paolo Ricca, commentando questo
brano, osserva felicemente:
«Essa entra a far parte dell’evangelo eterno prima dei Dodici. Perciò non
soltanto il suo gesto sarà ricordato, la donna stessa lo sarà –
affinché ogni donna possa, volendolo, riconoscersi in essa e darle, per così
dire, il suo proprio nome».
Si può dire che tutto questo vale anche per la donna Samaritana? Sì! E vale
anche per noi, in tutta la nostra dignità di creature di Dio.
…In Spirito e
verità
Tutte queste considerazioni ci
permettono di ascoltare le parole di adorazione rivolte a Dio che è Spirito,
adorandolo in Spirito e verità. Questo richiede di praticare il discernimento
degli spiriti, ossia il saper distinguere che cosa ci aiuta davvero e che cosa
no, in quanto fuorviante e maligno.
Il corpo è il tempio dello Spirito Santo, lo rammenta a tutti noi l’apostolo
Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi 3,16:
«Non sapete
che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» e, nella
stessa lettera, in 3,19: «Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello
Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete
a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio
nel vostro corpo».
Ciò comporta la rivalutazione del corpo, del nostro corpo, come possibilità di
amare, comunicare, accogliere, ascoltare, parlare, fare silenzio, sussurrare,
gridare, e quindi: come possibilità di pregare e di vivere, lasciando spazio
allo Spirito Santo – l’Antico o Primo Testamento lo presenta con un termine
femminile: ruah - che cambia le nostre vite e le nostre preghiere con
dolcezza e con decisione.
Per l’adorazione non ci sono dunque luoghi particolari da occupare e, poi, una
volta conquistati, da blindare e militarizzare per difenderli a oltranza.
Niente di tutto questo.
Spirito e verità includono l’amore.
«Amore» è termine
logoro e abusato, ma non certo il troppo uso!
Dio è amore: quest’affermazione che troviamo attestata nella Prima
Lettera di Giovanni 4,8, non è rovesciabile: l’amore non è Dio; infatti,
l’amore può diventare idolatrico se non è da Dio e la tragica conseguenza è che
la “verità” allora esige delle vittime. Tutte le confessioni cristiane e tutte
le religioni hanno da fare a un passo indietro per ammettere i loro errori ed
orrori.
Lo stesso dicasi per l’adorazione. Dio è adorabile, ma l’adorazione non
è Dio; pertanto l’adorazione non può essere ripiegata su se stessa, in
quanto il rischio sarebbe quello di adorare un luogo, uno spazio, una
tradizione, una struttura: in definitiva il rischio sarebbe quello di adorare
noi stessi invece di adorare il Signore nostro Dio.
La Samaritana ascolta la straordinaria affermazione di Gesù, ed è l’unica volta
in Giovanni che Gesù riconosce come riferito a lui il titolo di Messia,
il titolo di Cristo: Gv 4,26: «Sono io, io che ti parlo!», Gesù
si collega con la rivelazione divina a Mosè nel roveto ardente, Esodo 3,6:
Io Sono.
Continuiamo ad ascoltarlo in spirito e verità con amore. Così l’evangelo sarà
come cristianamente s’intende: Buona Notizia, Lieta Novella, per tutti noi,
proprio per te.
Maurizio
Abbà
Il testo riprende, con varianti, integrazioni ed aggiornamenti, l’articolo:
Maurizio Abbà, La mia anima ha sete di
te…
originariamente pubblicato nella rubrica approfondimenti biblici,
della Rivista «famiglia domani», n. 4/2004, 23-27,
edita, in quel periodo, dalla
casa editrice Elledici.
NOTA BIBLIOGRAFICA:
-
Dizionario della Bibbia, a cura di Paul J. Achtemeier e della Society of Biblical
Literature, edizione italiana a cura di Piero Capelli, prefazione di Fr. Enzo
Bianchi, Zanichelli editore, Bologna, 2003.
Qui di seguito segnalo alcuni saggi ed articoli:
-
PIER CESARE BORI (a cura di), In Spirito e
Verità. Letture di Giovanni 4,23-24, EDB Edizioni Dehoniane, Bologna, 1996.
-
ANSELM GRÜN, Gesù, porta della vita. Il Vangelo di Giovanni, Queriniana,
Brescia, 2003.
-
ROBERT KYSAR, Giovanni. Il Vangelo indomabile, Claudiana editrice,
Torino, 2000.
-
JOHN P. MEIER, Un ebreo marginale.
Ripensare il Gesù storico, 5 voll. Queriniana, Brescia, 2001-2017, il
quinto volume, in seconda edizione, nel 2019.
-
CARLO MOLARI, Percorsi comunitari di fede, Edizioni Borla, Roma 2000,
pp. 156-160.
-
PAOLO RICCA, In Spirito e verità, in: «Famiglia Domani», 4/2003, pp.
24-29;
-
di
Paolo Ricca si veda anche il sermone sopra citato, relativo a Marco 14,9, «In
memoria di lei, Gesù e le donne», in: PAOLO
RICCA, Alle radici della fede.
Meditazioni bibliche, Claudiana editrice, Torino 1987, pp. 213-220.
-
GERARD SLOYAN, Giovanni, (Strumenti 38), Claudiana, Torino, 2018, in
particolare le pp. 74-83.
-
JEAN ZUMSTEIN, Il Vangelo secondo Giovanni, (Strumenti 72), Claudiana,
Torino, 2017, vol. I, in particolare le pp. 187-221.