lunedì 25 ottobre 2021

Culto Evangelico della Riforma

 

per ingrandire: cliccare sul testo

martedì 19 ottobre 2021

In Cristo cambiano le nostre priorità


Nella sequela di Cristo cambiano le priorità

e diventa possibile ridefinire ogni cosa 

e anche scegliere. Questa parola dovrebbe tornare a essere attuale

nella nostra vita, nella vita concreta della comunità dei credenti,

nella vita concreta della nostra comunità.

Scegliere di ridefinire le nostre priorità, 

personalmente e comunitariamente,

per amore del Regno di Dio.

                                                                   Maria Bonafede

lunedì 18 ottobre 2021

Gesù: un raggio della sua luce

 Tra i libri che meritano di essere ristampati,

 vi è L'Appello alla Libertà di Ernst Käsemann

(eventualmente con una postfazione 

che contestualizzi il testo nella storia della teologia).


Ernst Käsemann (1906 - 1998) è stato un teologo luterano e docente universitario,

a Marburgo allievo di Rudolf Bultmann

Ecco un passo degno di nota su cui meditare:


“ La summa della dogmatica è per tutti noi qualcosa di troppo difficile, e Gesù non 

ha fatto il processo a nessuno per sapere se credesse alla nascita verginale, 

alla sua resurrezione dai morti o alla discesa all’inferno.

La solidarietà umana è stata invece da lui realmente vissuta, 

donata e richiesta.

Se non sapessi altro che questo, saprei pur sempre qualcosa di lui. 


Se non vivessi e non credessi null’altro, vivrei e crederei pur sempre con lui, 

ed un solo raggio della sua luce nella nostra esistenza mi sembra più importante 

di tutto il sole di un’intera ortodossia. 


Poiché secondo la mia teologia, appresa faticosamente in 40 anni, 

è decisivo per il tempo presente e per l’eternità 

non la quantità delle cose che abbiamo creduto, 

ma il fatto che abbiamo creduto in lui e l’abbiamo seguito, 

anche se non ne abbiamo capito molto. 

Chi la pensa in modo diverso mi metta tranquillamente tra gli eretici. 

Io mi appellerò ad un’istanza superiore. “

                                                                                                                     Ernst Käsemann

tratto da:

- Ernst Käsemann

L’Appello alla libertà  indagine polemica sul Nuovo Testamento

traduzione di Emmanuele Paschetto

copertina di Umberto Stagnaro

(Piccola biblioteca teologica / 6), Editrice Claudiana, Torino, 1972, 47.

Titolo originale:

Der Ruf der Freiheit

J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), Tübingen 1968.

in copertina: A. Dürer, L’arresto di Gesù (particolare)

venerdì 15 ottobre 2021

Lutero su fede e opere


«Resta nella fede, che ti dà Cristo: 

qui tu hai infinitamente più che abbastanza; 

e nell’amore, che dà te al prossimo: 

qui tu da fare 

ne troverai talmente da essere infinitamente troppo poco»



- “ M. LUTERO, Evangelo dei Dieci Lebbrosi [1521], 

scritto per Giovanni di Sassonia, 

che aveva chiesto informazioni sul rapporto tra fede e opere “

(qui WA 8,366,22-25), traduzione di Sergio Rostagno

citazione da: 

- Sergio ROSTAGNO Doctor Martinus Studi sulla Riforma 

(Piccola biblioteca teologica 117), Claudiana, Torino, 2015, 9. 



giovedì 14 ottobre 2021

Dio Padre e Madre

Dio Padre e Madre, 

il cui grido d'angoscia non ha negato di consegnare 

il più prezioso l'unico e insostituibile, 

il frutto delle tue stesse viscere, 

per salvare ciò che era perduto, 

che i tuoi occhi vedano le mani che hanno bisogno, 

le mani che implorano, 

mani che hanno seminato 

e che sono disposte a proseguire le tue orme 

per essere pane di condivisione nella vita quotidiana.

In Gesù Cristo luce del mondo. Amen.

                                                                      Gabriela Lio

mercoledì 13 ottobre 2021

Sorella psicoanalisi


Librarsi 
 domande per sapere 
risposte per domandare ancora

di Maurizio Abbà

Si ripresenta qui una recensione ad un libro 

edito, in traduzione italiana, dall'Editrice QUERINIANA:

Conversazioni sull'angoscia 

del noto teologo e psicoterapeuta Eugen Drewermann.

(titolo inserito nella collana: Giornale di Teologia 249),

traduzione di A. Laldi

il libro è del 1997, attualmente a catalogo risulta esaurito.



Conversazioni

sull’angoscia

E. Drewermann

e J. Jeziorowski

Queriniana

pp. 119


La teoria del teologo cattolico e psicoterapeuta Drewermann

L’angoscia da cristianesimo

Per liberare l’uomo dalla paura vanno liberate le chiese. Il ruolo della psicanalisi.



Nel dizionario della vita quotidiana c’è un termine sempre più

invadente: è la voce «angoscia»,

con cui si esprime tutto il disagio dell’esistenza umana. Come reagire? 

L’annuncio evangelico di Gesù Cristo viene incontro 

all’individuo come aiuto per affrontare i problemi; 

storicamente, invece, il cristianesimo è stato piuttosto una

fonte di ansia, anche per i suoi stessi ministri di culto.

Il noto teologo, sociologo e psicoterapeuta cattolico tedesco, 

Eugen Drewermann, ha studiato a lungo e in profondità questa tematica. 

Autore anche di «Funzionari di Dio. Psicogramma di un ideale»

(edizioni RÆTIA) - volume sulla condizione dei chierici - 


in «Conversazioni sull’angoscia» Drewermann viene intervistato tre volte

da due protestanti, Jurgen Jeziorowski e Hans-Joachim Petsch.

L’angoscia, dunque, è il tema conduttore di questo agile e denso

libro, presentato in edizione italiana dall’editrice Queriniana, 

a cui si deve la traduzione di molti saggi

del teologo che ha vivacizzato il dibattito sul significato dell’essere

cristiani oggi.

Il particolare che rende queste

«Conversazioni sull’angoscia» ancora più interessanti è che a porre

le domande sono due protestanti,

introducendo un dialogo su basi ecumeniche, 

in un confronto interconfessionale dai risvolti imprevisti e fruttuosi.

Drewermann delinea da una parte 

il valore benefico del messaggio biblico, 

dall’altra 

la necessità di fare i conti con la sua eco distorta,

che viene spesso utilizzata per suscitare

la paura del peccato, la paura del castigo:

con il purgatorio o, addirittura, con la dannazione eterna dell’inferno. 

Ecco che paure e angosce si rivelano come una miscela esplosiva

che ha reso l’umanità cattiva, malata nel fisico e nella psiche,

instupidita. 

Drewermann propone al riguardo un metodo di lettura della Bibbia 

che vada oltre il metodo storico-critico, che pure è necessario.

Per scandagliare in profondità i testi, egli ritiene, bisogna ricorrere

alla psicoanalisi. Un prezioso strumento 

che le chiese dovrebbero utilizzare nella pastorale. 

Ma ciò significa «non lasciare mai solo chi ha bisogno». 

Dunque «accompagnamento» è la parola nuova da

scolpire a chiare lettere, per riuscire a porgere un aiuto a chi è in difficoltà.

Le chiese, per essere fedeli al messaggio di Gesù, 

dovrebbero essere uno spazio liberato dalla paura, 

un vero rifugio per le persone angosciate. 


L’ateismo, si pensi a quello di Nietzsche e Freud, 

può assolvere a una funzione decisiva, 

abbattendo gli idoli moderni che pretendono essere Dio, 

rendendo prigioniere le persone con il fondamentalismo e la superstizione. 


In politica bisogna altresì spezzare il cerchio della paura 

tra le persone e tra gli Stati. 

Drewermann suggerisce una sintesi tra la giustizia sociale, 

come la propugnava originariamente l’ideale comunista 

e il rispetto della libertà come valore occidentale.


La liberazione dalla paura dev’essere piena e globale e i cristiani

devono essere maturi, sereni ed emancipati dai lacci dell’angoscia

e lo dimostrano ritrovandosi insieme, cattolici e protestanti, 

alla stessa mensa eucaristica. 

Con riconoscenza e gratitudine.

                 Maurizio Abbà


Recensione originariamente pubblicata sul quotidiano:

- l'Unità, Le Religioni, (l'Unita2 pagina 5), Domenica 8 giugno 1997. 


per ingrandire cliccare sul testo

martedì 12 ottobre 2021

Cinquanta sfumature di teologia


Librarsi 
 domande per sapere 
risposte per domandare ancora

di Maurizio Abbà

 

In copertina:

Codex Sinaiticus (IV secolo)

particolare tratto dall’inizio del Vangelo secondo Marco.

Add. 43725 f.228

Londra, British Library


Giuseppe Lorizio
Fulvio Ferrario
Germano Marani

Le parole della fede
Glossario teologico interconfessionale
Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2021, pagine 224.
www.edizionisanpaolo.it


Il termine ‘Ecumene’ ha, come si sa, origini antiche, indica il mondo abitato. 
L’Ecumenismo, in tempi invece tutto sommato solo molto recenti, 
è diventata la cifra del dinamismo del movimento d’incontro tra le chiese cristiane. 
Il seguente aneddoto ci ricorda, in retrospettiva, 
il cammino nel frattempo fin qui già percorso:


“Nel 1919 l’arcivescovo Söderblom, di Uppsala, scriveva un articolo nel quale, 
per la prima volta, proponeva un «Consiglio ecumenico delle Chiese». 
Non bisogna aversela a male con il povero tipografo compositore, 
se ha voluto saperne di più dell’ecclesiastico. 
Ecumenico? Doveva essere un errore di grafia. 
E così fu stampato: 
«Consiglio economico delle Chiese».

citazione da: 
-Willem A. Visser’t Hooft, ‘voce’ Ekumene, in: 
Hans Jürgen Schultz, (a cura di), 
Dizionario del Pensiero Protestante Una teologia per non teologi
Herder – Morcelliana, Roma – Brescia, 1970, 159-166.



L’oscillazione del pendolo dell’azione e del pensiero ecumenico vibra comunque 
e nonostante tutto.
Versioni della Bibbia, anche in comparazione, 
delle diverse traduzioni confessionali 
sono in agenda ed alcune sono già di prossima pubblicazione. 

L’ecumenismo è un movimento strutturalmente attivo 
solo nell’ambito del cristianesimo, 
le altre Religioni e grandi Fedi mondiali,
purtroppo, non hanno qualcosa di comparabile che si muove
al loro interno salvo eccezioni dal carattere episodico.

D’altra parte: è veramente cosa buona e giusta rimarcare 
le possibilità e le potenzialità dell’ecumenismo tra le diverse comunità cristiane.
Questo lo si può fare dando voce alle diversità, 
che non per forza significano stridenti contrasti. 
Così facendo si evita inoltre di sorvolare superficialmente su quanto differenzia.

- L’amore non è bello se non è litigarello
erano le parole di una canzone di oltre mezzo secolo fa,
purtroppo sappiamo quanto l’amore, gli amori, 
siano attraversati da troppi litigi tragicamente violenti, 
anche tra le pareti domestiche, 
cioè in ambienti che dovrebbero essere quanto mai amichevoli.

Le diverse formazioni cristiane si sono nei secoli scontrate 
duramente e sanguinosamente. 
Nella memoria storica il ricordo va alla Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), 
che ha tremendamente devastato l’Europa con una serie di conflitti 
per cui si può parlare, al plurale, di Guerre dei Trent’Anni. 

   - Si può notare altresì, da una prospettiva completamente diversa, 
che oggi nel dibattito teologico c’è bisogno di una sana tensione costruttiva 
che attraversi le diverse denominazioni cristiane sulla pregnanza dei contenuti. 

Concretamente: sul tema della teologia della Risurrezione, ad esempio, 
dove non vi sono particolari divergenze dottrinali 
(ed è bene che sia così intendiamoci), 
manca però l’energia propulsiva nel rilanciare la tematica 
a livello di pastorale 
(che riguarda laicamente tutti).
Un dinamismo, quello ecumenico a tratti entusiasta e deve ricercare allora la continuità, 
a tratti invece stanco e allora ha bisogno di essere corroborato e rilanciato; 
ed ecco all’uopo la seguente interessante iniziativa editoriale. 

La casa editrice Edizioni San Paolo propone una collana di teologia interconfessionale 
ossia dove le diverse confessioni cristiane si confrontano.

Le parole possono essere veicoli formidabili 
di straordinaria edificazione 
o d'implacabile distruzione delle relazioni e delle iniziative.

La collana di teologia interconfessionale 
ha come nome: στάχυς parola greca che vuol dire ‘Spiga’. 

(Anni fa anche l’editrice torinese protestante Claudiana 
aveva intrapreso una collana dal titolo: ‘Le spighe’).

La simbologia risulta presto evidente, infatti, 
dai diversi semi della spiga di grano 
si può arrivare a fare un unico pane.

Particolarità dell'iniziativa editoriale della collana di teologia interconfessionale
è quella di voler dare voce e spazio alle confessioni cristiane. 

Il vantaggio di questa metodologia è che si può e si deve dire in lingua madre
ossia a partire dal vissuto delle diverse famiglie confessionali che compongono, 
nella sua molteplicità, il cristianesimo. 

Sì, in lingua madre sistematicamente,
- probabilmente unica eccezione sarà proprio questo primo volume, 
i cui autori sono i componenti del Comitato scientifico della collana,  
peraltro Germano Marani, che ha svolto le veci di presentazione 
della teologia e della spiritualità ortodossa, 
lo ha fatto immedesimandosi con notevole sensibilità 
e con una puntuale informazione letteraria a corredo.

-Il professore Giuseppe Lorizio ha delineato linearmente la parte cattolico-romana. 

-Il professore Fulvio Ferrario ha presentato la parte protestante 
con molti riferimenti soprattutto a partire dal pensiero e dall’opera 
di Martin Lutero.


   Questo volume della nascente collana di teologia interconfessionale 
potrebbe contribuire a rilanciare dibattiti e desideri 
di fare ecumenismo in profondità.

(Ci si potrebbe giovare, in prossime edizioni, di un glossario nel glossario 
ossia la sintesi dei termini tecnici del vocabolario teologico 
menzionati all’interno dei singoli lemmi presentati).


50 sfumature di teologia 
(51 ‘lemmi’ per la precisione e con i rimandi interni si arriva a 64-65, 
che inquadrano prassi e dottrine).


Teologia interconfessionale


Facoltà Valdese 

di Teologia di Roma

Le Edizioni San Paolo sono liete di invitare alla 

presentazione del volume di G. Lorizio, F. Ferrario, G. Marani 

Le parole della fede“, glossario teologico interconfessionale, 

che si terrà 

Mercoledi 13 Ottobre ore 18 

alla Facoltà Valdese di Teologia, 

Diretta streaming 

www.facebook.com/PensareLaFede/live_videos

Per recarsi in presenza:

Facoltà Valdese (Aula magna) 

Via Pietro Cossa, 40

Per motivi organizzativi è richiesto il Green Pass 

e la conferma della partecipazione in loco inviando una mail

 all’indirizzo segreteria@facoltavaldese.org, 

il numero dei posti disponibili è limitato.

lunedì 11 ottobre 2021

L'ultima parola di Lutero


L'esperienza arricchente del nostro 

rapporto con il testo biblico

 di Vittorio Secco                                     


Prolusione e culto inaugurale per l'Anno accademico alla Facoltà valdese di 

Teologia


Sabato 9 ottobre si è tenuta a Roma l’inaugurazione dell’Anno accademico 2021-2022 della Facoltà valdese di teologia. Dopo la pausa dettata dall’emergenza dello scorso anno, si è ritornati a usufruire degli spazi dell’aula magna di via Pietro Cossa, pur limitando la partecipazione in presenza agli studenti residenti e ai rappresentanti degli organismi delle nostre Chiese, ma senza dimenticare i tanti interessati fuori Roma, ai quali è stato possibile anche seguire l’evento in diretta mediante la pagina Facebook della Facoltà. In questo modo, si è inaugurato anche il nuovo corso della modalità mista per le lezioni prevista per l’Anno accademico, ormai consolidato dalle positive esperienze dello scorso anno per gli studenti e le studentesse di tutti i corsi in Facoltà.


La prolusione, introdotta dalle parole di ringraziamento e saluto del neoeletto decano prof. Lothar Vogel, è stata presieduta dal prof. Oswald Bayer, professore emerito di Teologia sistematica presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Tübingen, e tra i più autorevoli rappresentati della teologia evangelica della seconda metà del secolo scorso, il quale, tra le altre cose, ha ricordato con gratitudine il periodo di studi giovanili svolto a Roma, e ha preferito esprimersi in lingua italiana – di lui è presente, nel catalogo dell'editrice Claudiana, il volume La teologia di Martin Lutero.


L’intervento del prof. Bayer, dal titolo L’ultima parola di Lutero: l’“Eneide divina”, si è incentrato sull’esegesi di un curioso biglietto manoscritto del riformatore di Wittenberg, composto poco prima della sua morte, che recita, in traduzione italiana dello stesso professore: «Nessuno comprende Virgilio nelle Bucoliche e nelle Georgiche senza essere stato pastore o contadino per cinque anni./ Secondo me, nessuno comprende Cicerone nelle sue lettere,/ se non si è adoperato per vent’anni in uno Stato importante./ Nessuno pensi di aver gustato a sufficienza le Sacre Scritture,/ se non ha governato le comunità assieme ai profeti per cento anni./ Non provare a essere padrone di questa Eneide divina,/ ma adora umilmente le sue tracce!/Siamo mendicanti. Questo è vero».


Attraverso le parole di Lutero, che parafrasa il poeta latino Stazio nel paragonare le Scritture all’opera di Virgilio, il prof. Bayer ha condotto gli ascoltatori nella profondità e nella serietà della teologia luterana rispetto al rapporto con le Sacre Scritture, ai limiti interpretativi e cognitivi dell’essere umano, e alle tentazioni che tale rapporto sempre comporta. La riflessione del riformatore capovolge il senso autocelebrativo del verso di Stazio per sottolineare il carattere precario e sempre parziale dell’esperienza esegetica in relazione al testo biblico, calato nella realtà contraddittoria dell’essere umano, che può manifestarsi soltanto nella consapevolezza della gratuità della grazia divina in relazione al nostro essere mendicanti sulla terra. Una riflessione genuinamente teologica, dunque, condotta a partire da un testo carico di esperienza concreta, viva, scritto da un uomo ormai prossimo al termine della sua esistenza terrena.


In perfetta continuità con il contributo del prof. Bayer è stata poi la predicazione del decano della Facoltà valdese, il prof. Vogel, il quale, domenica 10 ottobre, ha presieduto il culto di apertura dell’Anno accademico, ospitato dalla chiesa valdese di via IV Novembre, a Roma. A partire dalle parole attribuite all’antico re di Giuda Ezechia nel cantico di Isaia 38, 9-20, il prof. Vogel ha evidenziato la peculiarità del linguaggio biblico come riflessione teologico-esperienziale nella poeticità della preghiera, del salmo, per poi meditare sulla differenza del nostro modo di fare teologia come “metariflessione” sul nostro rapporto con il divino. Il decano ha insistito sul fatto che, se da un lato la teologia non è semplicemente questione di formazione o professione, ma un coltivare un rapporto alla portata di ogni credente, dall’altro lato la peculiarità del teologo consiste nel possedere strumenti specifici atti a comprendere il proprio rapporto con le Scritture in relazione alla loro complessità e pluralità, riflettendo anche su che cosa si rischia di immettere involontariamente nel testo, nell’atto di interpretarlo.


In questo senso, la teologia come metariflessione sul nostro culto, e in definitiva sul nostro rapporto con Dio, risponde a una profonda esigenza di testimonianza ma anche di fedeltà al primo comandamento. Se infatti ritenessimo di poter racchiudere in qualche affermazione filosofica la ricchezza e la straordinaria complessità dei testi biblici in relazione a Dio e alla nostra stessa vita umana, probabilmente ci esporremmo alla stessa tentazione di cui già parlò Lutero, e inevitabilmente finiremmo a proiettare sul nostro culto scenari idolatrici senza neppure accorgercene. In questa prospettiva, la teologia diventa una forma essenziale di rispetto e cura nei confronti dei testi, delle persone e, in ultima analisi, di noi stessi in relazione a Dio.


Con la profondità di queste parole si apre dunque un nuovo anno accademico alla Facoltà valdese, che ci auguriamo sia un’occasione buona di formazione, crescita, cura ed edificazione per ogni persona coinvolta, ma anche, e forse in primo luogo, per la vita delle nostre chiese evangeliche, perché gli studi teologici possano, mediante l’azione dello Spirito Santo, confermare vocazioni e suscitare nuovi ministeri per amore di Gesù Cristo e la sua Chiesa.


Qui il video della prolusione


tratto da: www.riforma.it

11 ottobre 2021

venerdì 8 ottobre 2021

Dio ci scrive...

“Monologo…”


Mentre ti alzavi questa mattina, io ti stavo osservando. 

Speravo che tu mi parlassi, anche solo qualche parola, 

domandando il mio parere su qualche argomento o ringraziandomi 

per qualcosa di buono che ti era capitato ieri. 


Ho notato che eri molto occupato…a cercare i vestiti adatti da indossare 

per andare al lavoro. 


Continuavo ad aspettare mentre ti preparavi correndo per la casa; 

credevo che avresti trovato qualche minuto per fermarti e dirmi: “Ciao!”, 

ma eri troppo occupato.


Per vedere se finalmente notavi la mia presenza, accesi il cielo per te, 

lo riempii di colori e di dolci canti di uccelli…però neppure te ne eri accorto.

Ti ho guardato mentre andavi verso il lavoro 

e ho aspettato pazientemente tutto il giorno. 

Suppongo che, con tante attività, fossi troppo occupato per dirmi qualcosa.


Di ritorno dal tuo lavoro, 

ho visto la tua stanchezza 

e ho voluto mandarti la pioggia perché l’acqua si portasse via il tuo stress. 


Ho pensato che facendoti questo piacere, 

ti saresti ricordato di me. Invece, infuriato, hai offeso il mio nome. 


Desideravo tanto che mi parlassi…comunque restava ancora abbastanza tempo. 

Hai acceso la televisione: ho aspettato pazientemente mentre vedevi il tuo programma preferito. 

Dopo hai cenato e ti sei dimenticato di me. 

Vedendoti stanco ho capito il tuo silenzio, e ho spento lo splendore del cielo, 

ma non ti ho lasciato nel buio: l’ho tramutato in un luccichìo di stelle…

È stato bello, peccato che non te ne sia accorto.


All’ora di dormire credo che tu fossi già sfinito. 

Hai augurato la buona notte ai tuoi familiari, 

sei andato a letto e ti sei addormentato subito. 


Ho accompagnato con una musica i tuoi sogni, 

e i miei animali notturni hanno dato sfoggio di sé… 

Ma non importa: può darsi che tu non ti renda conto che sono sempre lì per te. 


Ho più pazienza di quanto tu possa immaginare. 

Vorrei fartela vedere, perché tu possa averla anche con gli altri. 

Ti amo così tanto che aspetto ogni giorno una preghiera da te.


Ora ti stai alzando di nuovo… non mi resta altro che continuare ad amarti 

e a sperare che almeno oggi tu mi possa dedicare un po’ di tempo.

Ti auguro una buona giornata.

                                                          TUO PADRE “ABBÀ”, DIO.


tratto da: APL informazioni, notiziario della Associazione Professori e Cultori di Liturgia,

Anno XXXIV, 20 marzo 2005, n. 82, pp. 20-21.

giovedì 7 ottobre 2021

Corsi di Teologia in presenza e in rete

Facoltà valdese. Apertura Anno 

accademico 2021/22

Al via la Settimana introduttiva della facoltà. Sabato 9 ottobre la Prolusione presso l’Aula Magna con il professor Oswald Bayer (Tübingen). Domenica 10 ottobre, il Culto di apertura con Lothar Vogel. Programmi in streaming e corsi aperti “All you can learn” nell’offerta formativa

Di Agenzia NEV - 6 Ottobre 2021


Roma (NEV), 6 ottobre 2021 – L’apertura dell’Anno accademico 2021/22 della Facoltà valdese di teologia (FVT) si terrà ufficialmente sabato 9 ottobre alle 17,30, con la Prolusione presso l’Aula Magna del professor Oswald Bayer (Tübingen). Tema del suo intervento: <<L’ultima parola di Lutero: l’”Eneide divina”>>.

La Prolusione potrà essere seguita in diretta streaming alla seguente pagina: https://www.facebook.com/facoltavaldese. (La partecipazione in loco è limitata a convittori, studenti della Laurea in Teologia residenti a Roma, studenti Erasmus e del Centro Melantone, personale e docenti della Facoltà, pastori.  Richiesto Green Pass per accedere).

Domenica 10 ottobre, il consueto Culto di apertura, a partire dalle 11. Predicazione a cura del pastore Lothar Vogel. Il culto si tiene presso la Chiesa Valdese di Via IV Novembre, partecipazione al culto d’apertura solo in loco.

Nei giorni successivi sono previste diverse iniziative per la “Settimana introduttiva”. Sul sito della facoltà tutti i dettagli. Segnaliamo lunedì 11 ottobre, ore: 9-11, la presentazione dei corsi della Facoltà. Ore 11-13 e 15-17, Fulvio Ferrario su: “La teologia cristiana al cospetto delle scienze. Cinque tesi. Diretta zoom su  https://us02web.zoom.us/j/82538410442

Martedì 12 ottobre, alle 9 l’introduzione alla Biblioteca. Ore 11-13, con Lothar Vogel su: “Considerazioni storiche sulla genesi del problema fede–scienza”. Alle 15, incontro con gli studenti internazionali. Diretta zoom sempre su https://us02web.zoom.us/j/82538410442

Mercoledì 13 ottobre dalle 9 con Lothar Vogel: lettura dei brani scelti delle Lettere copernicane di Galileo Galilei, diretta zoom su https://us02web.zoom.us/j/82538410442

Alle 18, la presentazione del libro “Le parole della fede” (di Giuseppe Lorizio, Fulvio Ferrario, Germano Marani) Per motivi organizzativi si prega di confermare la partecipazione in loco inviando una mail all’indirizzo: segreteria@facoltavaldese.org  Richiesto Green Pass per accedere. Segui la diretta streaming su https://m.facebook.com/PensareLafede/live_videos

Infine, giovedì 14 ottobre è prevista un’escursione per gli/le studenti di Laurea in Teologia, Erasmus, Centro Melantone.

Corsi “All you can learn”

Nell’offerta formativa della Facoltà, anche i corsi aperti a tutti, secondo la modalità “All you can learn”: iscrivendosi in qualità di “uditore” a un intero anno accademico si ha accesso a tutti i corsi indicati in catalogo e programma della FVT.

Per quest’anno i corsi “All you can learn” già programmati sono: Storia del cristianesimo nell’epoca della Riforma (1400-1650), con Lothar Vogel. 

Corso di Teologie femministe e di genere “Edificare insieme la chiesa, gente di tutti i colori e generi”, con Letizia Tomassone. “Quale profitto ha l’uomo dalla fatica con cui si affatica sotto il sole? (Qoh 1,3)” – Lettura integrale dell’Ecclesiaste o Qohelet, Corso di esegesi dell’Antico Testamento, con Daniele Garrone

Con Fulvio Ferrario, infine, sono previsti: “Al suono dell’ultima tromba. Introduzione alla dottrina cristiana della speranza”. “Il problema teologico nella filosofia greca. Dalle origini a Socrate”. “Storia della teologia moderna e contemporanea. Momenti e figure della teologia del Novecento”. “Introduzione alla teologia sistematica. Strutture fondamentali della fede cristiana”.


La Facoltà Valdese di Teologia

La Facoltà Valdese di Teologia è il più antico istituto in Italia per lo studio universitario della teologia evangelica. 

Fu fondata nel 1855 a Torre Pellice (TO), e si traferì poi a Firenze a Palazzo Salviati dal 1860 al 1921, e a Roma, in via Pietro Cossa, accanto alla chiesa valdese di Piazza Cavour. 

La Facoltà rappresenta un punto di incontro e dialogo, data la partecipazione di molti studenti stranieri e in virtù di una accentuata sensibilità ecumenica.


tratto da:

NEWSLETTER NEV - NOTIZIE EVANGELICHE

protestantesimo - ecumenismo - religioni

Servizio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

6 ottobre 2021

settimanale - anno VIII (XLII) - numero 40

mercoledì 6 ottobre 2021

La gioia è un frutto e una conseguenza della fede


In copertina: 

Vincent Van Gogh, Peschi in fiore, Souvenir de Mauve (1888), Rijksmuseum Kröller-Müller, Otterlo.


«La gioia è un frutto e una conseguenza della fede

Perché, quanta più fede c’è, tanto maggiore è tale gioia»

questa citazione di Martin Lutero (M. Lutero, WA 10 I 2, 170) 
è alla base dell'importante lavoro teologico di Eduard Lohse.
Una Meditazione breve ma succosa, concernente un tema teologico troppo trascurato: 


quello della GIOIA che percorre i libri biblici dell'Antico e del Nuovo Testamento.


Eduard Lohse,
Gioia della fede.
La gioia nel Nuovo Testamento

(collana meditazioni 197),
traduzione dal tedesco di Anna Bologna,
Editrice Queriniana, Brescia, 2008, pp. 96;

internet: www.queriniana.it



dalla quarta di copertina:

La fede mette in moto la gioia interiore che dona energia e rinnovamento. 
È una gioia profonda e calda dentro il nostro cuore, 
che riesce ad accompagnarci e a sostenerci attraverso tutte le avversità dell’esistenza. 

Per Eduard Lohse la gioia è la melodia di fondo del Nuovo Testamento.
L’autore analizza i motivi, i contenuti e la trasmissione della gioia nelle comunità cristiane delle origini 
e mette in luce in modo nuovo i diversi toni che assume la gioia, 
in base ai testi evangelici e alle epistole paoline. 

Lohse mostra con abilità il legame tra Antico e Nuovo Testamento. 
Il motivo della gioia percorre la Bibbia come un filo conduttore.


Eduard Lohse (1924 - 2015) 
è stato professore di Nuovo Testamento nella Facoltà di teologia evangelica dell’Università di Gottinga, 
ed è stato Vescovo emerito evangelico della Chiesa territoriale di Hannover.

Presso la Queriniana ha pubblicato: - Compendio di teologia del Nuovo Testamento.




martedì 5 ottobre 2021

Il Dio biblico si fa coinvolgere dalla storia umana


" Dio (...) si fa coinvolgere dalla storia umana.

Il Dio biblico non è immutabile, bensì flessibile.

Il che non significa che sia incostante come il tempo;

egli è al contrario fedele e affidabile.

In una storia quasi bimillenaria Israele sviluppa i concetti

e le rappresentazioni necessari per comprendere Dio sempre più a fondo.

Un'ultima, insuperabile autocomunicazione di Dio 

si compie infine in Gesù Cristo.

«Quando giunse la pienezza del tempo - dice il Nuovo Testamento - 

Dio mandò suo Figlio» (Galati 4,4). "


tratto da: 

- Klaus Douglass  Gioia di Credere

Traduzione di Bruno Rostagno, Claudiana Editrice, Torino, 1999, 52. 

lunedì 4 ottobre 2021

Il sogno di una chiesa senza barriere

Diceva Dolcino:

"Per pregare Dio, 
la chiesa consacrata non vale di più di una stalla di cavalli o di porci.
Si può adorare Cristo nei boschi come nelle chiese, anzi meglio."

PREGHIERA DOLCINIANA di Tavo Burat (Gustavo Buratti Zanchi)


Sogno una chiesa che marcia verso il suo Maestro.

Sogno una chiesa che perda il suo tetto,
ed al suo posto non abbia che il cielo, le nuvole del sole
ed il mite chiarore delle stelle.

Sogno una chiesa senza porta né serratura, 
dove si possa entrare ed uscire liberamente, 
perché il dentro ed il fuori sono un tutt'uno.

Sogno una chiesa che non lasci alcuno fuori dalla porta, 
che non cerchi sicurezza e che non abbia chiave.

Sogno una chiesa i cui muri si dissolvano e si perdano, 
così che la luce penetri da ogni lato; 
una chiesa nella libertà, che non dia importanza a ciò che è, 
né ai suoi limiti né alle sue frontiere; 
una chiesa che offra in sacrificio a Dio i suoi muri ed il suo campanile, 
nella chiarezza luminosa dei cieli.

Sogno una chiesa trasparente come il vetro, ed anche di più, 
una chiesa che sia libera ed aperta quanto il mondo intero, 
nella quale ognuno percorre gioioso e pieno di fiducia il proprio sentiero, 
in cammino incontro alla gente.