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Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,12
lunedì 25 ottobre 2021
martedì 19 ottobre 2021
In Cristo cambiano le nostre priorità
Nella sequela di Cristo cambiano le priorità
e diventa possibile ridefinire ogni cosa
e anche scegliere. Questa parola dovrebbe tornare a essere attuale
nella nostra vita, nella vita concreta della comunità dei credenti,
nella vita concreta della nostra comunità.
Scegliere di ridefinire le nostre priorità,
personalmente e comunitariamente,
per amore del Regno di Dio.
Maria Bonafede
lunedì 18 ottobre 2021
Gesù: un raggio della sua luce
Tra i libri che meritano di essere ristampati,
vi è L'Appello alla Libertà di Ernst Käsemann
(eventualmente con una postfazione
che contestualizzi il testo nella storia della teologia).
Ernst Käsemann (1906 - 1998) è stato un teologo luterano e docente universitario,
a Marburgo allievo di Rudolf Bultmann.
Ecco un passo degno di nota su cui meditare:
“ La summa della dogmatica è per tutti noi qualcosa di troppo difficile, e Gesù non
ha fatto il processo a nessuno per sapere se credesse alla nascita verginale,
alla sua resurrezione dai morti o alla discesa all’inferno.
La solidarietà umana è stata invece da lui realmente vissuta,
donata e richiesta.
Se non sapessi altro che questo, saprei pur sempre qualcosa di lui.
Se non vivessi e non credessi null’altro, vivrei e crederei pur sempre con lui,
ed un solo raggio della sua luce nella nostra esistenza mi sembra più importante
di tutto il sole di un’intera ortodossia.
Poiché secondo la mia teologia, appresa faticosamente in 40 anni,
è decisivo per il tempo presente e per l’eternità
non la quantità delle cose che abbiamo creduto,
ma il fatto che abbiamo creduto in lui e l’abbiamo seguito,
anche se non ne abbiamo capito molto.
Chi la pensa in modo diverso mi metta tranquillamente tra gli eretici.
Io mi appellerò ad un’istanza superiore. “
Ernst Käsemann
tratto da:
- Ernst Käsemann
L’Appello alla libertà indagine polemica sul Nuovo Testamento
traduzione di Emmanuele Paschetto
copertina di Umberto Stagnaro
(Piccola biblioteca teologica / 6), Editrice Claudiana, Torino, 1972, 47.
Titolo originale:
Der Ruf der Freiheit
J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), Tübingen 1968.
in copertina: A. Dürer, L’arresto di Gesù (particolare)
venerdì 15 ottobre 2021
Lutero su fede e opere
«Resta nella fede, che ti dà Cristo:
qui tu hai infinitamente più che abbastanza;
e nell’amore, che dà te al prossimo:
qui tu da fare
ne troverai talmente da essere infinitamente troppo poco»
- “ M. LUTERO, Evangelo dei Dieci Lebbrosi [1521],
scritto per Giovanni di Sassonia,
che aveva chiesto informazioni sul rapporto tra fede e opere “
(qui WA 8,366,22-25), traduzione di Sergio Rostagno
citazione da:
- Sergio ROSTAGNO Doctor Martinus Studi sulla Riforma
(Piccola biblioteca teologica 117), Claudiana, Torino, 2015, 9.
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giovedì 14 ottobre 2021
Dio Padre e Madre
Dio Padre e Madre,
il cui grido d'angoscia non ha negato di consegnare
il più prezioso l'unico e insostituibile,
il frutto delle tue stesse viscere,
per salvare ciò che era perduto,
che i tuoi occhi vedano le mani che hanno bisogno,
le mani che implorano,
mani che hanno seminato
e che sono disposte a proseguire le tue orme
per essere pane di condivisione nella vita quotidiana.
In Gesù Cristo luce del mondo. Amen.
Gabriela Lio
mercoledì 13 ottobre 2021
Sorella psicoanalisi
di Maurizio Abbà
Si ripresenta qui una recensione ad un libro
edito, in traduzione italiana, dall'Editrice QUERINIANA:
Conversazioni sull'angoscia
del noto teologo e psicoterapeuta Eugen Drewermann.
(titolo inserito nella collana: Giornale di Teologia 249),
traduzione di A. Laldi,
il libro è del 1997, attualmente a catalogo risulta esaurito.
Conversazioni
sull’angoscia
E. Drewermann
e J. Jeziorowski
Queriniana
pp. 119
La teoria del teologo cattolico e psicoterapeuta Drewermann
L’angoscia da cristianesimo
Per liberare l’uomo dalla paura vanno liberate le chiese. Il ruolo della psicanalisi.
Nel dizionario della vita quotidiana c’è un termine sempre più
invadente: è la voce «angoscia»,
con cui si esprime tutto il disagio dell’esistenza umana. Come reagire?
L’annuncio evangelico di Gesù Cristo viene incontro
all’individuo come aiuto per affrontare i problemi;
storicamente, invece, il cristianesimo è stato piuttosto una
fonte di ansia, anche per i suoi stessi ministri di culto.
Il noto teologo, sociologo e psicoterapeuta cattolico tedesco,
Eugen Drewermann, ha studiato a lungo e in profondità questa tematica.
Autore anche di «Funzionari di Dio. Psicogramma di un ideale»
(edizioni RÆTIA) - volume sulla condizione dei chierici -
in «Conversazioni sull’angoscia» Drewermann viene intervistato tre volte
da due protestanti, Jurgen Jeziorowski e Hans-Joachim Petsch.
L’angoscia, dunque, è il tema conduttore di questo agile e denso
libro, presentato in edizione italiana dall’editrice Queriniana,
a cui si deve la traduzione di molti saggi
del teologo che ha vivacizzato il dibattito sul significato dell’essere
cristiani oggi.
Il particolare che rende queste
«Conversazioni sull’angoscia» ancora più interessanti è che a porre
le domande sono due protestanti,
introducendo un dialogo su basi ecumeniche,
in un confronto interconfessionale dai risvolti imprevisti e fruttuosi.
Drewermann delinea da una parte
il valore benefico del messaggio biblico,
dall’altra
la necessità di fare i conti con la sua eco distorta,
che viene spesso utilizzata per suscitare
la paura del peccato, la paura del castigo:
con il purgatorio o, addirittura, con la dannazione eterna dell’inferno.
Ecco che paure e angosce si rivelano come una miscela esplosiva
che ha reso l’umanità cattiva, malata nel fisico e nella psiche,
instupidita.
Drewermann propone al riguardo un metodo di lettura della Bibbia
che vada oltre il metodo storico-critico, che pure è necessario.
Per scandagliare in profondità i testi, egli ritiene, bisogna ricorrere
alla psicoanalisi. Un prezioso strumento
che le chiese dovrebbero utilizzare nella pastorale.
Ma ciò significa «non lasciare mai solo chi ha bisogno».
Dunque «accompagnamento» è la parola nuova da
scolpire a chiare lettere, per riuscire a porgere un aiuto a chi è in difficoltà.
Le chiese, per essere fedeli al messaggio di Gesù,
dovrebbero essere uno spazio liberato dalla paura,
un vero rifugio per le persone angosciate.
L’ateismo, si pensi a quello di Nietzsche e Freud,
può assolvere a una funzione decisiva,
abbattendo gli idoli moderni che pretendono essere Dio,
rendendo prigioniere le persone con il fondamentalismo e la superstizione.
In politica bisogna altresì spezzare il cerchio della paura
tra le persone e tra gli Stati.
Drewermann suggerisce una sintesi tra la giustizia sociale,
come la propugnava originariamente l’ideale comunista
e il rispetto della libertà come valore occidentale.
La liberazione dalla paura dev’essere piena e globale e i cristiani
devono essere maturi, sereni ed emancipati dai lacci dell’angoscia
e lo dimostrano ritrovandosi insieme, cattolici e protestanti,
alla stessa mensa eucaristica.
Con riconoscenza e gratitudine.
Maurizio Abbà
Recensione originariamente pubblicata sul quotidiano:
- l'Unità, Le Religioni, (l'Unita2 pagina 5), Domenica 8 giugno 1997.
per ingrandire cliccare sul testo
martedì 12 ottobre 2021
Cinquanta sfumature di teologia
di Maurizio Abbà
In copertina:
Codex Sinaiticus (IV secolo)
particolare tratto dall’inizio del Vangelo secondo Marco.
Add. 43725 f.228
Londra, British Library
Teologia interconfessionale
Facoltà Valdese
di Teologia di Roma
Le Edizioni San Paolo sono liete di invitare alla
presentazione del volume di G. Lorizio, F. Ferrario, G. Marani
“Le parole della fede“, glossario teologico interconfessionale,
che si terrà
Mercoledi 13 Ottobre ore 18
alla Facoltà Valdese di Teologia,
Diretta streaming
www.facebook.com/PensareLaFede/live_videos
Per recarsi in presenza:
Facoltà Valdese (Aula magna)
Via Pietro Cossa, 40
Per motivi organizzativi è richiesto il Green Pass
e la conferma della partecipazione in loco inviando una mail
all’indirizzo segreteria@facoltavaldese.org,
il numero dei posti disponibili è limitato.
lunedì 11 ottobre 2021
L'ultima parola di Lutero
L'esperienza arricchente del nostro
rapporto con il testo biblico
di Vittorio Secco
Prolusione e culto inaugurale per l'Anno accademico alla Facoltà valdese di
Teologia
Sabato 9 ottobre si è tenuta a Roma l’inaugurazione dell’Anno accademico 2021-2022 della Facoltà valdese di teologia. Dopo la pausa dettata dall’emergenza dello scorso anno, si è ritornati a usufruire degli spazi dell’aula magna di via Pietro Cossa, pur limitando la partecipazione in presenza agli studenti residenti e ai rappresentanti degli organismi delle nostre Chiese, ma senza dimenticare i tanti interessati fuori Roma, ai quali è stato possibile anche seguire l’evento in diretta mediante la pagina Facebook della Facoltà. In questo modo, si è inaugurato anche il nuovo corso della modalità mista per le lezioni prevista per l’Anno accademico, ormai consolidato dalle positive esperienze dello scorso anno per gli studenti e le studentesse di tutti i corsi in Facoltà.
La prolusione, introdotta dalle parole di ringraziamento e saluto del neoeletto decano prof. Lothar Vogel, è stata presieduta dal prof. Oswald Bayer, professore emerito di Teologia sistematica presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Tübingen, e tra i più autorevoli rappresentati della teologia evangelica della seconda metà del secolo scorso, il quale, tra le altre cose, ha ricordato con gratitudine il periodo di studi giovanili svolto a Roma, e ha preferito esprimersi in lingua italiana – di lui è presente, nel catalogo dell'editrice Claudiana, il volume La teologia di Martin Lutero.
L’intervento del prof. Bayer, dal titolo L’ultima parola di Lutero: l’“Eneide divina”, si è incentrato sull’esegesi di un curioso biglietto manoscritto del riformatore di Wittenberg, composto poco prima della sua morte, che recita, in traduzione italiana dello stesso professore: «Nessuno comprende Virgilio nelle Bucoliche e nelle Georgiche senza essere stato pastore o contadino per cinque anni./ Secondo me, nessuno comprende Cicerone nelle sue lettere,/ se non si è adoperato per vent’anni in uno Stato importante./ Nessuno pensi di aver gustato a sufficienza le Sacre Scritture,/ se non ha governato le comunità assieme ai profeti per cento anni./ Non provare a essere padrone di questa Eneide divina,/ ma adora umilmente le sue tracce!/Siamo mendicanti. Questo è vero».
Attraverso le parole di Lutero, che parafrasa il poeta latino Stazio nel paragonare le Scritture all’opera di Virgilio, il prof. Bayer ha condotto gli ascoltatori nella profondità e nella serietà della teologia luterana rispetto al rapporto con le Sacre Scritture, ai limiti interpretativi e cognitivi dell’essere umano, e alle tentazioni che tale rapporto sempre comporta. La riflessione del riformatore capovolge il senso autocelebrativo del verso di Stazio per sottolineare il carattere precario e sempre parziale dell’esperienza esegetica in relazione al testo biblico, calato nella realtà contraddittoria dell’essere umano, che può manifestarsi soltanto nella consapevolezza della gratuità della grazia divina in relazione al nostro essere mendicanti sulla terra. Una riflessione genuinamente teologica, dunque, condotta a partire da un testo carico di esperienza concreta, viva, scritto da un uomo ormai prossimo al termine della sua esistenza terrena.
In perfetta continuità con il contributo del prof. Bayer è stata poi la predicazione del decano della Facoltà valdese, il prof. Vogel, il quale, domenica 10 ottobre, ha presieduto il culto di apertura dell’Anno accademico, ospitato dalla chiesa valdese di via IV Novembre, a Roma. A partire dalle parole attribuite all’antico re di Giuda Ezechia nel cantico di Isaia 38, 9-20, il prof. Vogel ha evidenziato la peculiarità del linguaggio biblico come riflessione teologico-esperienziale nella poeticità della preghiera, del salmo, per poi meditare sulla differenza del nostro modo di fare teologia come “metariflessione” sul nostro rapporto con il divino. Il decano ha insistito sul fatto che, se da un lato la teologia non è semplicemente questione di formazione o professione, ma un coltivare un rapporto alla portata di ogni credente, dall’altro lato la peculiarità del teologo consiste nel possedere strumenti specifici atti a comprendere il proprio rapporto con le Scritture in relazione alla loro complessità e pluralità, riflettendo anche su che cosa si rischia di immettere involontariamente nel testo, nell’atto di interpretarlo.
In questo senso, la teologia come metariflessione sul nostro culto, e in definitiva sul nostro rapporto con Dio, risponde a una profonda esigenza di testimonianza ma anche di fedeltà al primo comandamento. Se infatti ritenessimo di poter racchiudere in qualche affermazione filosofica la ricchezza e la straordinaria complessità dei testi biblici in relazione a Dio e alla nostra stessa vita umana, probabilmente ci esporremmo alla stessa tentazione di cui già parlò Lutero, e inevitabilmente finiremmo a proiettare sul nostro culto scenari idolatrici senza neppure accorgercene. In questa prospettiva, la teologia diventa una forma essenziale di rispetto e cura nei confronti dei testi, delle persone e, in ultima analisi, di noi stessi in relazione a Dio.
Con la profondità di queste parole si apre dunque un nuovo anno accademico alla Facoltà valdese, che ci auguriamo sia un’occasione buona di formazione, crescita, cura ed edificazione per ogni persona coinvolta, ma anche, e forse in primo luogo, per la vita delle nostre chiese evangeliche, perché gli studi teologici possano, mediante l’azione dello Spirito Santo, confermare vocazioni e suscitare nuovi ministeri per amore di Gesù Cristo e la sua Chiesa.
tratto da: www.riforma.it
11 ottobre 2021
venerdì 8 ottobre 2021
Dio ci scrive...
“Monologo…”
Mentre ti alzavi questa mattina, io ti stavo osservando.
Speravo che tu mi parlassi, anche solo qualche parola,
domandando il mio parere su qualche argomento o ringraziandomi
per qualcosa di buono che ti era capitato ieri.
Ho notato che eri molto occupato…a cercare i vestiti adatti da indossare
per andare al lavoro.
Continuavo ad aspettare mentre ti preparavi correndo per la casa;
credevo che avresti trovato qualche minuto per fermarti e dirmi: “Ciao!”,
ma eri troppo occupato.
Per vedere se finalmente notavi la mia presenza, accesi il cielo per te,
lo riempii di colori e di dolci canti di uccelli…però neppure te ne eri accorto.
Ti ho guardato mentre andavi verso il lavoro
e ho aspettato pazientemente tutto il giorno.
Suppongo che, con tante attività, fossi troppo occupato per dirmi qualcosa.
Di ritorno dal tuo lavoro,
ho visto la tua stanchezza
e ho voluto mandarti la pioggia perché l’acqua si portasse via il tuo stress.
Ho pensato che facendoti questo piacere,
ti saresti ricordato di me. Invece, infuriato, hai offeso il mio nome.
Desideravo tanto che mi parlassi…comunque restava ancora abbastanza tempo.
Hai acceso la televisione: ho aspettato pazientemente mentre vedevi il tuo programma preferito.
Dopo hai cenato e ti sei dimenticato di me.
Vedendoti stanco ho capito il tuo silenzio, e ho spento lo splendore del cielo,
ma non ti ho lasciato nel buio: l’ho tramutato in un luccichìo di stelle…
È stato bello, peccato che non te ne sia accorto.
All’ora di dormire credo che tu fossi già sfinito.
Hai augurato la buona notte ai tuoi familiari,
sei andato a letto e ti sei addormentato subito.
Ho accompagnato con una musica i tuoi sogni,
e i miei animali notturni hanno dato sfoggio di sé…
Ma non importa: può darsi che tu non ti renda conto che sono sempre lì per te.
Ho più pazienza di quanto tu possa immaginare.
Vorrei fartela vedere, perché tu possa averla anche con gli altri.
Ti amo così tanto che aspetto ogni giorno una preghiera da te.
Ora ti stai alzando di nuovo… non mi resta altro che continuare ad amarti
e a sperare che almeno oggi tu mi possa dedicare un po’ di tempo.
Ti auguro una buona giornata.
TUO PADRE “ABBÀ”, DIO.
tratto da: APL informazioni, notiziario della Associazione Professori e Cultori di Liturgia,
Anno XXXIV, 20 marzo 2005, n. 82, pp. 20-21.
giovedì 7 ottobre 2021
Corsi di Teologia in presenza e in rete
Facoltà valdese. Apertura Anno
accademico 2021/22
Al via la Settimana introduttiva della facoltà. Sabato 9 ottobre la Prolusione presso l’Aula Magna con il professor Oswald Bayer (Tübingen). Domenica 10 ottobre, il Culto di apertura con Lothar Vogel. Programmi in streaming e corsi aperti “All you can learn” nell’offerta formativa
Di Agenzia NEV - 6 Ottobre 2021
Roma (NEV), 6 ottobre 2021 – L’apertura dell’Anno accademico 2021/22 della Facoltà valdese di teologia (FVT) si terrà ufficialmente sabato 9 ottobre alle 17,30, con la Prolusione presso l’Aula Magna del professor Oswald Bayer (Tübingen). Tema del suo intervento: <<L’ultima parola di Lutero: l’”Eneide divina”>>.
La Prolusione potrà essere seguita in diretta streaming alla seguente pagina: https://www.facebook.com/facoltavaldese. (La partecipazione in loco è limitata a convittori, studenti della Laurea in Teologia residenti a Roma, studenti Erasmus e del Centro Melantone, personale e docenti della Facoltà, pastori. Richiesto Green Pass per accedere).
Domenica 10 ottobre, il consueto Culto di apertura, a partire dalle 11. Predicazione a cura del pastore Lothar Vogel. Il culto si tiene presso la Chiesa Valdese di Via IV Novembre, partecipazione al culto d’apertura solo in loco.
Nei giorni successivi sono previste diverse iniziative per la “Settimana introduttiva”. Sul sito della facoltà tutti i dettagli. Segnaliamo lunedì 11 ottobre, ore: 9-11, la presentazione dei corsi della Facoltà. Ore 11-13 e 15-17, Fulvio Ferrario su: “La teologia cristiana al cospetto delle scienze. Cinque tesi. Diretta zoom su https://us02web.zoom.us/j/82538410442
Martedì 12 ottobre, alle 9 l’introduzione alla Biblioteca. Ore 11-13, con Lothar Vogel su: “Considerazioni storiche sulla genesi del problema fede–scienza”. Alle 15, incontro con gli studenti internazionali. Diretta zoom sempre su https://us02web.zoom.us/j/82538410442
Mercoledì 13 ottobre dalle 9 con Lothar Vogel: lettura dei brani scelti delle Lettere copernicane di Galileo Galilei, diretta zoom su https://us02web.zoom.us/j/82538410442
Alle 18, la presentazione del libro “Le parole della fede” (di Giuseppe Lorizio, Fulvio Ferrario, Germano Marani) Per motivi organizzativi si prega di confermare la partecipazione in loco inviando una mail all’indirizzo: segreteria@facoltavaldese.org Richiesto Green Pass per accedere. Segui la diretta streaming su https://m.facebook.com/PensareLafede/live_videos
Infine, giovedì 14 ottobre è prevista un’escursione per gli/le studenti di Laurea in Teologia, Erasmus, Centro Melantone.
Corsi “All you can learn”
Nell’offerta formativa della Facoltà, anche i corsi aperti a tutti, secondo la modalità “All you can learn”: iscrivendosi in qualità di “uditore” a un intero anno accademico si ha accesso a tutti i corsi indicati in catalogo e programma della FVT.
Per quest’anno i corsi “All you can learn” già programmati sono: Storia del cristianesimo nell’epoca della Riforma (1400-1650), con Lothar Vogel.
Corso di Teologie femministe e di genere “Edificare insieme la chiesa, gente di tutti i colori e generi”, con Letizia Tomassone. “Quale profitto ha l’uomo dalla fatica con cui si affatica sotto il sole? (Qoh 1,3)” – Lettura integrale dell’Ecclesiaste o Qohelet, Corso di esegesi dell’Antico Testamento, con Daniele Garrone.
Con Fulvio Ferrario, infine, sono previsti: “Al suono dell’ultima tromba. Introduzione alla dottrina cristiana della speranza”. “Il problema teologico nella filosofia greca. Dalle origini a Socrate”. “Storia della teologia moderna e contemporanea. Momenti e figure della teologia del Novecento”. “Introduzione alla teologia sistematica. Strutture fondamentali della fede cristiana”.
La Facoltà Valdese di Teologia
La Facoltà Valdese di Teologia è il più antico istituto in Italia per lo studio universitario della teologia evangelica.
Fu fondata nel 1855 a Torre Pellice (TO), e si traferì poi a Firenze a Palazzo Salviati dal 1860 al 1921, e a Roma, in via Pietro Cossa, accanto alla chiesa valdese di Piazza Cavour.
La Facoltà rappresenta un punto di incontro e dialogo, data la partecipazione di molti studenti stranieri e in virtù di una accentuata sensibilità ecumenica.
tratto da:
NEWSLETTER NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
protestantesimo - ecumenismo - religioni
Servizio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
6 ottobre 2021
settimanale - anno VIII (XLII) - numero 40
mercoledì 6 ottobre 2021
La gioia è un frutto e una conseguenza della fede
In copertina:
Vincent Van Gogh, Peschi in fiore, Souvenir de Mauve (1888), Rijksmuseum Kröller-Müller, Otterlo.
«La gioia è un frutto e una conseguenza della fede
Perché, quanta più fede c’è, tanto maggiore è tale gioia»
quello della GIOIA che percorre i libri biblici dell'Antico e del Nuovo Testamento.
Eduard Lohse,
Gioia della fede.
La gioia nel Nuovo Testamento
(collana meditazioni 197),
traduzione dal tedesco di Anna Bologna,
Editrice Queriniana, Brescia, 2008, pp. 96;
internet: www.queriniana.it
dalla quarta di copertina:
Presso la Queriniana ha pubblicato: - Compendio di teologia del Nuovo Testamento.
martedì 5 ottobre 2021
Il Dio biblico si fa coinvolgere dalla storia umana
" Dio (...) si fa coinvolgere dalla storia umana.
Il Dio biblico non è immutabile, bensì flessibile.
Il che non significa che sia incostante come il tempo;
egli è al contrario fedele e affidabile.
In una storia quasi bimillenaria Israele sviluppa i concetti
e le rappresentazioni necessari per comprendere Dio sempre più a fondo.
Un'ultima, insuperabile autocomunicazione di Dio
si compie infine in Gesù Cristo.
«Quando giunse la pienezza del tempo - dice il Nuovo Testamento -
Dio mandò suo Figlio» (Galati 4,4). "
tratto da:
- Klaus Douglass Gioia di Credere
Traduzione di Bruno Rostagno, Claudiana Editrice, Torino, 1999, 52.








