mercoledì 13 ottobre 2021

Sorella psicoanalisi


Librarsi 
 domande per sapere 
risposte per domandare ancora

di Maurizio Abbà

Si ripresenta qui una recensione ad un libro 

edito, in traduzione italiana, dall'Editrice QUERINIANA:

Conversazioni sull'angoscia 

del noto teologo e psicoterapeuta Eugen Drewermann.

(titolo inserito nella collana: Giornale di Teologia 249),

traduzione di A. Laldi

il libro è del 1997, attualmente a catalogo risulta esaurito.



Conversazioni

sull’angoscia

E. Drewermann

e J. Jeziorowski

Queriniana

pp. 119


La teoria del teologo cattolico e psicoterapeuta Drewermann

L’angoscia da cristianesimo

Per liberare l’uomo dalla paura vanno liberate le chiese. Il ruolo della psicanalisi.



Nel dizionario della vita quotidiana c’è un termine sempre più

invadente: è la voce «angoscia»,

con cui si esprime tutto il disagio dell’esistenza umana. Come reagire? 

L’annuncio evangelico di Gesù Cristo viene incontro 

all’individuo come aiuto per affrontare i problemi; 

storicamente, invece, il cristianesimo è stato piuttosto una

fonte di ansia, anche per i suoi stessi ministri di culto.

Il noto teologo, sociologo e psicoterapeuta cattolico tedesco, 

Eugen Drewermann, ha studiato a lungo e in profondità questa tematica. 

Autore anche di «Funzionari di Dio. Psicogramma di un ideale»

(edizioni RÆTIA) - volume sulla condizione dei chierici - 


in «Conversazioni sull’angoscia» Drewermann viene intervistato tre volte

da due protestanti, Jurgen Jeziorowski e Hans-Joachim Petsch.

L’angoscia, dunque, è il tema conduttore di questo agile e denso

libro, presentato in edizione italiana dall’editrice Queriniana, 

a cui si deve la traduzione di molti saggi

del teologo che ha vivacizzato il dibattito sul significato dell’essere

cristiani oggi.

Il particolare che rende queste

«Conversazioni sull’angoscia» ancora più interessanti è che a porre

le domande sono due protestanti,

introducendo un dialogo su basi ecumeniche, 

in un confronto interconfessionale dai risvolti imprevisti e fruttuosi.

Drewermann delinea da una parte 

il valore benefico del messaggio biblico, 

dall’altra 

la necessità di fare i conti con la sua eco distorta,

che viene spesso utilizzata per suscitare

la paura del peccato, la paura del castigo:

con il purgatorio o, addirittura, con la dannazione eterna dell’inferno. 

Ecco che paure e angosce si rivelano come una miscela esplosiva

che ha reso l’umanità cattiva, malata nel fisico e nella psiche,

instupidita. 

Drewermann propone al riguardo un metodo di lettura della Bibbia 

che vada oltre il metodo storico-critico, che pure è necessario.

Per scandagliare in profondità i testi, egli ritiene, bisogna ricorrere

alla psicoanalisi. Un prezioso strumento 

che le chiese dovrebbero utilizzare nella pastorale. 

Ma ciò significa «non lasciare mai solo chi ha bisogno». 

Dunque «accompagnamento» è la parola nuova da

scolpire a chiare lettere, per riuscire a porgere un aiuto a chi è in difficoltà.

Le chiese, per essere fedeli al messaggio di Gesù, 

dovrebbero essere uno spazio liberato dalla paura, 

un vero rifugio per le persone angosciate. 


L’ateismo, si pensi a quello di Nietzsche e Freud, 

può assolvere a una funzione decisiva, 

abbattendo gli idoli moderni che pretendono essere Dio, 

rendendo prigioniere le persone con il fondamentalismo e la superstizione. 


In politica bisogna altresì spezzare il cerchio della paura 

tra le persone e tra gli Stati. 

Drewermann suggerisce una sintesi tra la giustizia sociale, 

come la propugnava originariamente l’ideale comunista 

e il rispetto della libertà come valore occidentale.


La liberazione dalla paura dev’essere piena e globale e i cristiani

devono essere maturi, sereni ed emancipati dai lacci dell’angoscia

e lo dimostrano ritrovandosi insieme, cattolici e protestanti, 

alla stessa mensa eucaristica. 

Con riconoscenza e gratitudine.

                 Maurizio Abbà


Recensione originariamente pubblicata sul quotidiano:

- l'Unità, Le Religioni, (l'Unita2 pagina 5), Domenica 8 giugno 1997. 


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