mercoledì 24 febbraio 2021

La decisione nella fede



Ciascuno di noi, nella sua propria situazione,

conoscendo i talenti ricevuti e valutandoli con intelligente umiltà,

può, alla luce della Parola di Dio, maturare la propria decisione

nel segreto e nell'intimo della propria coscienza cristiana.

                                    

                                    Vittorio Subilia

martedì 23 febbraio 2021

Interessante ricerca di storia dell'arte e teologia

 

           Bartolomeo Veneto
                        Gesù Bambino come Salvator mundi
              (1502-1546)
olio su legno di pioppo        43,7 × 38,3 cm
          Städel Museum - Francoforte


GESÙ FU VERAMENTE BAMBINO?

UN PROCESSO ALL’ARTE CRISTIANA 

di

FRANÇOIS BŒSPFLUG

traduzione dal francese di Alessandro Cavo

Editoriale Jaca Book, Milano, 2020

www.jacabook.org


domenica 21 febbraio 2021

UN ASSAGGIO DEL REGNO DI DIO

La Fonte della Parola

BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


Domenica 21 Febbraio 2021– 1a DEL TEMPO DI PASSIONE – INVOCAVIT 

(Egli mi invocherà e io gli risponderò – Salmi 91,15a)


Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,12-15

12 Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; 

13 e nel deserto rimase per quaranta giorni, 

tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

14 Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: 

15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».



MEDITAZIONE a cura del pastore Maurizio Abbà 

UN ASSAGGIO DEL REGNO DI DIO


In questa Domenica inizia il Tempo di Passione è la Domenica detta Invocavit.

Domenica in cui si evidenzia, appunto, il passo biblico del salmista: Egli mi invocherà e io gli risponderò.


S’invoca, già, ma pare non esserci risposta. 

O se vi è risposta non la comprendiamo bene e subito.

La pericope odierna segue immediatamente il Battesimo di Gesù, che proveniente da Nazaret in Galilea, si reca a farsi battezzare da Giovanni il Battista nel fiume Giordano, una voce celeste lo accoglie come il diletto Figlio di Dio (Marco 1,9-11), bene, ma poi Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto dove sarà tentato, perché?


Forse perché la fede è una lotta. 

Una fede matura è una fede che lotta e continua a lottare, affrontando la realtà, senza farsi sopraffare da essa e senza farsi dominare da illusioni e delusioni.

Vi è in Marco un rapido accenno alle tentazioni. Mentre nei passi paralleli di Matteo e Luca sono descritte in dettaglio.

Questo fa riflettere. 

Il soffermarvisi in Matteo e Luca costituisce una presa di coscienza della diabolicità del potere, con cui Satana/l’Aggressore, vorrebbe ammantare anche Gesù con:

la trasformazione di pietre in pane; sul pinnacolo del tempio (il potere religioso con sprezzo del pericolo di ciò che esso comporta); su un monte altissimo ad ammirare i regni mondani (è il fascino evidente e panoramico del potere politico). 

Le tentazioni in Mt 4,1-10: dopo il digiuno la comprensibilissima tentazione della fame (ma dopo 40 giorni e 40 notti di digiuno si può ancora chiamare tentazione? E poi sfamarsi è una necessità elementare/alimentare), o è forse la necessità di alimentarsi in maniera diversa? 

Non con il Potere e le sue seduzioni, ma dando spazio al potere terapeutico di azioni e parole che Gesù compirà nella sua concreta missione spirituale. 

Tentazioni che ritornano puntualmente nella descrizione (quasi) parallela di Lc 4,1-13: sono le stesse tentazioni riportate in Matteo ma con la variante, non insignificante, che l’ultima riportata è quella diremmo oggi “ecclesiastica”. Con le seguenti considerazioni che scaturiscono: 

i Poteri politici civili e religiosi si scambiano di posto e risultano essere due propaggini del medesimo Potere dai due volti.



Qui ci soffermiamo sul testo di Marco che, come detto, accenna solo al fatto che vi sono state le tentazioni ma non si sofferma analiticamente sui contenuti. 

L’accento qui è diverso. Si focalizza subito l’attenzione: Gesù e il suo messaggio.

Una possibile traduzione alla lettera:
Il tempo è adesso e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete in la buona notizia

Marco insegna a spostare l’accento su ciò che conta davvero: l’Evangelo, che non è uno slogan 
ma è la Buona Notizia. 

Vorremmo essere circondati solo da buone notizie, mentre solitamente sono le cattive notizie che ci circondano, e qui nel v.14 Giovanni il Battista è stato rinchiuso in carcere. 

Gesù torna in Galilea a predicare, per invitare a ritornare alle fonti dell’Evangelo che non ha confini.


Ravvedetevi
‘Conversione’ è un ritornare, è un verbo di moto quindi non è statico.

La conversione farà parte del programma di ‘contapassi’ della chiesa nascente, originariamente denominata come movimento de La Via (Atti 9,2; 19,9; 19,23; 22,4; 24,14.22). 

Si ritorna a ‘casa’, la metànoia è il termine che caratterizza il cambiamento radicale di mentalità, di vedere le cose, un cambiamento di cui abbiamo tutti bisogno, come singoli e come collettività.

Questo è un assaggio del Regno di Dio che si avvicina.



L’angolo della Preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo

A volte grandi aspettative
da prospettive che paiono dischiudersi improvvisamente e, altrettanto improvvisamente paiono chiudersi.
L’entusiasmo si accende e si spegne repentinamente,
si affronta una lotta ma non da soli,
animali selvatici e angeli possono aiutare.

Animali selvatici di
quelle che erano le nostre paure possono
essere invece appigli per affrontare la vita.

Angeli, aiuti provvidenziali che sono lì 
al posto giusto nel momento giusto.
Si può ricominciare.
Un cambio di prospettiva e 
si vedono le cose diversamente a partire da noi stessi.

                                                                             Maurizio Abbà





giovedì 18 febbraio 2021

Solidarietà internazionale degli evangelici italiani alla Bosnia

 

L'impegno delle chiese evangeliche italiane 

in Bosnia

 di Nev - Notizie evangeliche                                                18 febbraio 2021


Al via il nuovo progetto della Federazione delle chiese evangeliche 

con Ipsia-Acli nei Balcani. 

La Fcei finanzierà una nuova tensostruttura e contribuirà alle attività in supporto dei migranti


Una nuova “frontiera” per il programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei): la Bosnia. Sono arrivati in queste ore a Bihac i due operatori della Fcei Claudia Vitali e Niccolò Parigini, che nei prossimi tre mesi lavoreranno insieme a Ipsia-Acli, grazie a un accordo sancito tra le chiese protestanti e l’organizzazione che opera lungo la rotta migratoria dei Balcani occidentali a partire dal 2015.


L’intervento della Fcei, realizzato grazie al sostegno dell’Otto per mille delle chiese metodiste e valdesi, prevede in particolare l’avvio di una nuova tenda-capannone riscaldata polifunzionale che avrà la funzione di uno spazio per la socializzazione. Saranno inoltre realizzate cucine collettive per permettere ai migranti la preparazione autonoma dei pasti. Si prevede inoltre il sostegno alle attività della Croce Rossa di Bihac, in particolare per la gestione dei magazzini, la distribuzione di beni e cibo.


«La scelta di impegnarci anche in un punto della rotta balcanica verso i Paesi Ue – dichiara Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – è scaturita da una crisi umanitaria evidente a tutti ma accolta con indifferenza anche dalle istituzioni europee, che non sembrano cogliere la drammaticità delle condizioni di vita di centinaia di persone – tra loro molte donne e molti bambini – letteralmente intrappolati in un paese che non li accoglie e nel quale non intendono restare. Andiamo in Bosnia per dare un contributo concreto all’ottimo lavoro che da anni svolge Ipsia-Acli d’intesa con la Croce Rossa locale. Ma a questo impegno si accompagna anche una precisa richiesta politica al Governo italiano appena insediato e alle istituzioni europee: la drammatica situazione dei profughi in Bosnia impone l’apertura di un corridoio umanitario d’emergenza che garantisca protezione e sicurezza almeno ai soggetti più vulnerabili. La nostra esperienza quinquennale di corridoi umanitari dimostra che esiste un’alternativa ai viaggi della morte, sia per mare che attraverso le montagne. Per questo, con questo nuovo impegno in Bosnia cercheremo di capire in che modo l’esperienza virtuosa dei corridoi umanitari dal Libano possa essere  applicata anche per altri profughi e lungo altre frontiere».


«Ipsia è onorata di questa collaborazione con la Fcei – dichiara Mauro Montalbetti, presidente di Ipsia-Acli – che si inserisce in un lavoro che portiamo avanti sin dall’inizio della crisi migratoria nell’area balcanica, quando, nel 2015, in seguito dell’aggravarsi del conflitto in Siria, in Kurdistan e in Afghanistan, cominciarono ad affluire centinaia di migliaia di persone provenienti da questi paesi, risalendo la penisola Balcanica dalla Grecia per poi raggiungere i paesi del centro Europa. 

Dopo la chiusura delle frontiere europee nel marzo 2016, migliaia di persone si sono trovate bloccate prima in Grecia e Serbia e successivamente in Bosnia Erzegovina, dove la presenza in campi formali e informali si è concentrata soprattutto nel nord del paese, al confine con la Croazia, dove si stima una presenza di circa 3500 persone. In stretta collaborazione con la Croce Rossa locale, abbiamo attivato programmi di emergenza, destinati a queste persone, queste famiglie in transito o in sosta, alle quali abbiamo cercato di dar loro un ristoro, uno spazio di dignità, di socialità e umanità. 

Grazie a questo intervento, saremo in grado di implementare interventi  più strutturati come lo spazio polifunzionale riscaldato e le cucine collettive, oltre al proseguimento degli interventi di prima accoglienza e soccorso. E’ un impegno non scontato, vista la pandemia in atto, destinare mezzi e risorse per esprimere e concretizzare una solidarietà internazionale. Ma era ed è nostro dovere e continueremo a farlo».


Per maggiori informazioni sul progetto Ipsia-Acli:  

https://sostieni.ipsia-acli.it/crowd/balkan-route/

 

tratto da: www.riforma.it

Foto di Ipsia-Acli

Dio Tu sei una madre che mi ama

 


Dio che osservi dove mi trovo?

Dio che ascolti come ti ascolto io?

Tu mi segui in tutte le mie domande 

e delicatamente tieni vivo il mio desiderio di comprendere.

Tu sei un Dio che mi osserva, sei l'amore che dona dignità.

Tu sei un Dio che mi considera importante.

Tu sei una madre che mi ama.


                                                           Susanne Brandt


tratto da: 

Un Giorno Una Parola Letture bibliche quotidiane per il 2021

Editrice Claudiana, Torino, 2020, 80.


martedì 16 febbraio 2021

 

17 febbraio 1848: i diritti civili


    In Piemonte, nel 1831 a Carlo Felice succedette Carlo Alberto, principe

del ramo cadetto dei Savoia-Carignano. Allontanatosi ben presto dalle idee

liberali, egli perseguì posizioni ideologiche clericali e fortemente legittimiste,

seppur venate di aspirazioni nazionali. 

Durante i primi anni di regno la repressione delle attività cospirative dei patrioti

mazziniani fu durissima. 

Sul piano politico, negli anni quaranta crebbero i fervori 

patriottici e liberali. 

Intanto, nel 1848 l’Europa fu percorsa da un’ondata rivoluzionaria che trovò nella

Francia di Luigi Filippo il suo centro di irradiazione e che vide protagonisti i gruppi 

patriottici e liberali italiani. 

Spinti dall’opinione pubblica i governi dello Stato pontificio 

e del Granducato di Toscana concessero le costituzioni. 

In questo contesto

Carlo Alberto promulgò il 4 marzo 1848 lo Statuto, 

che sarebbe divenuto la legge fondamentale del Regno d’Italia, 

restando in vigore fino alla Costituzione del 1848. 

Il documento riconosceva la libertà di associazione, introduceva un Parlamento 

a due Camere con un Senato di nomina regia e una Camera dei Deputati elettiva. 

Al re rimaneva il potere esecutivo e il comando supremo dell’esercito.


    La condizione delle minoranze religiose in Piemonte era stato oggetto di una 

campagna di sensibilizzazione sostenuta dalla stampa liberale 

e in particolare da Roberto d’Azeglio, cattolico e personaggio di spicco della nobiltà piemontese, 

che sul finire del 1847 aveva perorato 

«la paterna benevolenza del re per i valdesi e per gli israeliti» 

con una petizione di seicento firme. 


L’8 febbraio 1848 fu annunciata la promulgazione dello Statuto, 

mentre nei giorni successivi si lavorava alla stesura delle Lettere Patenti, 

che sarebbero state promulgate il 17 febbraio del 1848: 

ai valdesi era aperto l’accesso alle cariche civili e politiche 

e alle scuole di ogni grado. 


Nulla cambiava però a riguardo della libertà di coscienza e «all’esercizio del loro culto»: 

la religione cattolica rimaneva la sola confessione di Stato. 

Alla fine di marzo anche gli ebrei del Regno Sardo erano riconosciuti i diritti civili  

e pochi mesi dopo quelli politici. 


La notizia che si diffuse, nelle Valli valdesi, 

fu salutata con manifestazioni di festa, che trovarono 

espressione nei falò e che da allora sarebbero stati 

la forma tipica dei festeggiamenti del 17 febbraio. 


    La comunità evangelica di Torino, che fino a quel momento 

si era riunita nei locali delle ambasciate protestanti, 

dopo il ’48 poté costruire il proprio tempio, 

inaugurato nel 1853, il primo edificio di culto fuori dalle Valli. 


Sotto la spinta di missionari stranieri e italiani convertitisi al protestantesimo all’estero, 

presero vita nuove comunità evangeliche che incontrarono 

maggiori problemi nel manifestare pubblicamente la loro fede: 

senza la tutela delle Lettere Patenti, incorsero nelle sanzioni delle autorità 

e in episodi di intolleranza. 


tratto da: 

I valdesi Una storia di fede e di libertà, a cura di Marco Fratini e Dino Carpanetto, Premessa di Davide Rosso, Editrice Claudiana/Centro Culturale Valdese Editore, Torino, 2020, 116-117.





domenica 14 febbraio 2021

la Lumière - Marco 1,40-45

 


La Fonte della Parola

BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole


Domenica 14 Febbraio 2021 

ESTO MIHI (Sii per me una forte rocca! Salmi 31,2c)


Levitico 13,1-2.45-46                         Salmi 32,1-2.5-11                     I Corinzi 10,31-11,1


Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,40-45


40 Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!» 

41 Gesù, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio; sii purificato!» 

42 E subito la lebbra sparì da lui, e fu purificato. 

43 Gesù lo congedò subito, dopo averlo ammonito severamente, 

44 e gli disse: «Guarda di non dire nulla a nessuno, ma va', mostrati al sacerdote, offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; questo serva loro di testimonianza». 

45 Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare apertamente in città; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte la gente accorreva a lui.


MEDITAZIONE a cura del pastore Maurizio Abbà 


TOCCARE L’INTOCCABILE

PER UNA POSSIBILITÀ DI PURIFICAZIONE



La persona bandita per la lebbra viveva in una sorta di lockdown totale e permanente, ma senza la prospettiva di miglioramenti.


L’assenza di luogo


Notiamo che non vi è l’indicazione del luogo dove si svolge l’accadimento della guarigione.


Come interpretare questo silenzio nel testo?


Quando vi è un’assenza possiamo inserire, al suo posto, qualcosa di noto, di familiare, per sentire la vicenda più vicina, per esserne maggiormente coinvolti; 


oppure concentrarci non sul dove e tutto sommato neppure sul come, ma sull’effetto della guarigione che apre nuove prospettive di vita.



I ‘rischi' della predicazione


v. 45a Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto 


La persona risanata si mise, letteralmente, a predicare molto - in latino “At ille egréssus coepit praedicáre diffamáre sermónem” in traduzione latina della Vulgata Clementina -.


L’accezione, qui, non è calunniosa, ma ci rende l’idea dell’estrema friabilità di una diffusione, seppur entusiasta, ma rarefatta, non scevra da possibili ambiguità che potrebbero distorcere la Buona Notizia salutare.


La persona guarita dalla lebbra diffonde irresistibilmente, la notizia della sua guarigione richiamando l’attenzione e l’interesse delle folle, che inevitabilmente potremmo dire, esigono ulteriori guarigioni con il rischio di uno scivolamento meramente propagandistico della missione di Gesù.


Quando il lago di dolore diventa un mare e poi ancora più grande che ci pare un oceano di dolore,

è nel dolore che la fede corre i suoi rischi, il rischio più grande:


la fede può diluirsi fino a disperdersi e poi dissolversi.


Se vuoi tu puoi, 

richiesta non da intendere come Tentazione, ma è proprio qui, che possiamo vedere la forza straripante della Misericordia.

Misericordia che richiede non propaganda ma il contagio dell’amore.


Toccare l’intoccabile per una possibilità di purificazione


La persona malata resta una persona con una malattia (per quanto grave) che, seppur provata, ha ancora desiderio di voler ri-cominciare, ha sete e fame di vita.

Per dirla con la filosofa ebrea Etty Hillesum (1914-1943) uccisa ad Auschwitz, «“Temprato” distinguerlo da “indurito”». 


Non Tommaso detto Didimo (Giovanni 20,25) con il suo (che è anche il nostro): Se non vedo non credo... (anche questo Se era già presente nelle tentazioni di Gesù nel deserto),

ma Gesù con credo che posso, quindi risano.



L’angolo della Preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo


La forza risanatrice prevale

già quando una persona è considerata non come se fosse la 

malattia ma una persona con malattia

Un deserto inizia a non esserlo quando alberi sono piantati e 

trovano spazio i frutti

la forza purificatrice della fede non richiede propaganda chiassosa 

ma testimonianza mite ed energica

                                                                             Maurizio Abbà






venerdì 12 febbraio 2021

Giornata internazionale contro l'uso dei bambini soldato

foto e articolo tratti da: www.riforma.it


Non dimenticare i 250 mila bambini soldato

 di Marta D'Auria                                                                           12 febbraio 2021


Oggi è la giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato, occasione 

per riaccendere i riflettori su un fenomeno globale che resta in gran parte sommerso



Sono così tante le giornate internazionali da ricordare e celebrare che, alla fine, il pericolo che si svuotino di senso è più reale di quanto immaginiamo. Oggi però uno sforzo va fatto nella direzione di cogliere l’occasione per riaccendere i riflettori su un fenomeno globale, che resta in gran parte sommerso, che riguarda i bambini e i loro diritti calpestati e negati. 

Oggi è la Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato, proclamata nel 2002 dall’Assemblea delle Nazioni Unite. 

Per bambino soldato si intende qualsiasi persona di età inferiore ai 18 anni che è, o che è stata reclutata o utilizzata da una forza armata o da un gruppo armato a qualsiasi titolo, inclusi bambini, ragazzi e ragazze, usati come combattenti, vedette, cuochi, facchini, spie o per scopi sessuali.


Non esistono statistiche ufficiale, solo stime: si parla di decine, forse centinaia di migliaia di bambini che in questo momento sono arruolati in gruppi armati in almeno 14 paesi del mondo.  

L’Unicef ha parlato di un esercito di 250 mila minori, maschi e femmine che vengono mandati a combattere, ad uccidere, a morire, ad essere vittime e carnefici in scenari di guerra, i cui drammi resteranno per sempre impressi nella loro memoria. Coloro che infatti sopravvivono alla guerra, oltre a riportare ferite o mutilazioni, sono in gravi condizioni di salute: stati di denutrizione, malattie della pelle, patologie respiratorie e dell’apparato sessuale, incluso l’Aids. 

Vanno considerate poi le ripercussioni psicologiche dovute al fatto che i minori sono stati testimoni o hanno commesso atrocità: in genere, senso di panico e incubi continuano a perseguitare questi ragazzi anche dopo anni.


I circa 250 mila ragazzi soldato sono arruolati in annosi conflitti in corso in diversi Paesi africani, tra cui Sud Sudan, Repubblica democratica del Congo, Repubblica centrafricana, Mali, Nigeria, Libia, Somalia, ma anche in Paesi asiatici (Afghanistan, Myanmar, Filippine) e in aumento nella regione del Medio Oriente (Yemen, Siria, Iraq), e poi in America Latina, in Colombia e in misura minore in altre aree del mondo. 

A livello giuridico arruolare minori è vietato da diverse convenzioni e trattati internazionali (come la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, lo statuto della Corte Penale Internazionale, i Principi di Parigi del 2007 o la Carta Africana sui Diritti e il Benessere del Bambino), ma livello pratico, purtroppo, sono ancora moltissime le organizzazioni nel mondo che ricorrono a manodopera infantile per svolgere compiti direttamente legati ai conflitti armati. 

Non esiste a livello internazionale nessuno strumento che sanzioni chi si macchia di tali crimini senza aver ratificato le sopracitate Carte di Diritti, essendo quest’ultime, espressione del diritto pattizio e pertanto vincolanti solo per i contraenti. 

Dietro pressione della società civile, anche per rimediare a questa grave inefficienza del diritto, è nata a fine anni ’90 un’agenzia delle Nazioni Unite, Children and Armed Conflict (https://childrenandarmedconflict.un.org), incaricata di proteggere i bambini coinvolti in conflitti armati, raccogliere informazioni e dati relativi alle violazioni perpetuate nel mondo a danno di minori, sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la cooperazione internazionale allo scopo di migliorare lo status dei ragazzi costretti a vivere nel mezzo di un contesto bellico.


In Italia l’organizzazione umanitaria Intersos (https://www.intersos.org) ha lanciato nel mese di febbraio, in cui cade appunto la Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato, la campagna #stopbambinisoldato che chiede di reintegrare gli ex bambini soldato nella società e consentire loro una vita normale. Già nel 2020 Intersos ha condotto, in collaborazione con organizzazioni, attivisti e società civile, progetti di presa in carico e reintegrazione di ex bambini soldato in Somalia e nella Repubblica Centrafricana.  

La piena reintegrazione di questi minori richiede un percorso lungo e complesso, ma non impossibile. 

Le migliaia di giovani vittime, a cui è stato negato il diritto all’infanzia, all’istruzione, alla libertà, devono avere una seconda possibilità. 

La comunità internazionale deve riconoscere che le future generazioni sono una risorsa da proteggere e su cui investire, non dei soggetti sacrificabili. È un impegno che deve essere rimesso tra le priorità delle agende politiche soprattutto se si pensa che uno dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall’Onu per il 2030 prevede che gli Stati adottino misure immediate ed efficaci per garantire il divieto e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’uso di bambini soldato, ed entro il 2025 la fine del lavoro minorile in tutte le forme.




giovedì 11 febbraio 2021

Festa valdese del XVII Febbraio a Pavia, festa per tutti

 

                                       per ingrandire cliccare sul testo della locandina

La nostra spiritualità



Loderò la parola di Dio; loderò la parola

del SIGNORE.   Salmi 56,10


Custodisci il buon deposito per mezzo dello

Spirito Santo che abita in noi.  II Timoteo 1,14


La nostra spiritualità non tende alla beatificazione  

o all'innalzamento dell'uomo a Dio; ma, al contrario, 

è un andare incontro agli uomini, 

in mezzo ai quali Dio stesso si è fatto carne e sangue, 

in quanto la Parola di Dio non corre accanto alla mia vita,

ma converte la mia vita.


tratto da: Un Giorno Una Parola Letture bibliche quotidiane per il 2021

Editrice Claudiana, Torino, 2020, 71-72.



mercoledì 10 febbraio 2021

Ecumenismo per un altro tratto di strada da condividere

Insieme in cammino

Lettera congiunta FGEI e FUCI a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Torre Pellice, 26 Gennaio 2021


Riportiamo qui di seguito la lettera che la Federazione giovanile evangelica in Italia (di cui fanno parte anche giovani valdesi e metodisti) ha redatto congiuntamente con la Federazione universitaria cattolica italiana in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Le sfide che abbiamo dovuto affrontare nel corso dell’anno passato e, alle soglie di questo appena

iniziato ci fanno ricordare la chiamata che Gesù Cristo ci rivolge all’essere unità e all’agire comune con una sempre maggiore urgenza.


Non possiamo che essere riconoscenti reciprocamente per i frutti e i passi condivisi lungo la strada del cammino ecumenico e per tutti i semi che sono stati posti nella certezza che porteranno frutto e metteranno radici. Quest’esperienza non può che essere una gioia che ci porta a guardare avanti con speranza e con una visione allargata, riconoscendo che ancora

tanti sono i passi da compiere: molte sono ancora le motivazioni, i momenti che portano ad una separazione o ad una comunione di forma ma non di spirito. Va ancora lavorato e sperimentato l’incontro che ponga le basi per il dialogo teologico e di co-operazione come operai e operaie della vigna del Signore.

Il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, “rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (Gv 15,5-9) ci invita a riconoscere, oltre le differenze teologiche, storiche ed ecclesiologiche che ci caratterizzano, l’unità del battesimo come comune sorgente della fede.

A motivo di questa, infatti, ci sentiamo interpellati ed interpellate ad una chiamata comune al discepolato, vedendo nella comunione fraterna e nello scambio il luogo per maturarla e confermarla quotidianamente. 

Nella settimana della preghiera per l’unità dei cristiani accogliamo la Parola, perché possa convertirci, accogliamo gli altri e le altre, perché possiamo essere di sostegno e farci sostenere, accogliamo il creato per potercene prendere cura, rendendoci conto dell’essere parti di un disegno più grande di noi.

Il ritmo che scandisce questi otto giorni ci invita a guardare e a prendere coscienza di quella parte di sconosciuto e di inatteso che la pandemia da Covid-19 ci ha posto innanzi: la morte, la sofferenza, la diffidenza e la paura hanno fatto irruzione nelle nostre vite, eppure sappiamo di non poterle isolare, ma di doverle riconnetterle a tutti quegli aspetti di impotenza e di difficoltà reale che sono stati messi in mostra. 

Le nostre comunità hanno riscoperto la fragilità dell’esistenza ma anche la vulnerabilità dei legami sociali, la precarietà dei sistemi economici e sanitari, la frangibilità delle strutture politiche e sociali.

Limiti strutturali davanti ai quali non vogliamo arenarci, ma che vogliamo portare nella forza trasformatrice della preghiera, cominciando riconoscendo il nostro ruolo in questa crisi. Ma confidiamo che possano essere anche i luoghi dai quali ripartire per una nuova realtà dove abitare e una nuova consapevolezza della tutela del bene supremo. 

Come tralci dell’unica vite nella quale siamo chiamati e chiamate ad abitare, per poter portare assieme i frutti e viverli nell’ottica della reciprocità e nella carità.

Che sia questo un altro tratto di strada da condividere? 

Concordiamo nel rispondere “sì”.


tratto da: www.chiesavaldese.org

domenica 7 febbraio 2021

la Lumière - Marco 1,29-39 Liberazioni senza confini


La Fonte della Parola

BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole

Domenica 7 Febbraio 2021 – SEXAGESIMA (60 GIORNI PRIMA DI PASQUA)

Giobbe 7,1-4.6-7                   Salmi 147                             I Corinzi 9,16-19.22-23


Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,29-39

29 Appena usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni in casa di Simone e di Andrea. 
30 La suocera di Simone era a letto con la febbre; ed essi subito gliene parlarono; 
31 egli, avvicinatosi, la prese per la mano e la fece alzare; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli.
32 Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati; 
33 tutta la città era radunata alla porta. 
34 Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie, e scacciò molti demòni e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano.

35 Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava. 
36 Simone e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; 
37 e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano». 
38 Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto». 
39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando demòni.



MEDITAZIONE a cura del pastore Maurizio Abbà 

Liberazioni senza confini


Accogliere una mano di aiuto decisiva, saperla riconoscere, accettarla per ri-cominciare.
Ritagliarsi uno spazio per ritrovarsi dove la solitudine non diventa isolamento ma impulso alla socialità.
Siamo nel periodo liturgico pre-pasquale. Il periodo nell’Avvento ci ha insegnato la realtà del saper attendere. Il Natale è memoria dell’incarnazione di Cristo. Il periodo che porta alla Pasqua ci farà incontrare la croce del Venerdì Santo, il silenzio (attivo!) del Sabato Santo, e la Risurrezione la cui luce ci raggiunge un pochettino nella nostra quotidianità.
Gesù ha lasciato Nazaret e giunto a Cafarnào vi prende dimora. 
Gesù ha chiamato i suoi primi discepoli, due coppie di fratelli. 
Ora si muove non da solo, la Comunità sta sorgendo.
La comunità di Gesù nasce dall’alto da Dio per chiamata, per vocazione rivolta al singolo quindi coinvolto in una Comunità che cresce dal basso. 


“La suocera di Pietro, primo frutto maturo del vangelo, è il prototipo di tutti i credenti. Nella «casa di Simone» essa è il vero maestro nella fede, perché modello di vita. Attraverso di lei Gesù ci insegna non a parole, ma coi fatti e nella verità (1 Gv ) chi è lui e qual è il suo Spirito, che essa silenziosamente incarna. 
[...]
    
Questo miracolo sintetizza quanto finora è stato narrato, sviluppandone un gradino ulteriore. Credere al vangelo (v.15) significa seguire Gesù (vv.16-20), nell’ascolto della sua parola (vv. 21 s); questa ci dà la liberazione dal male (vv. 23-28) e la libertà per il bene, che è il servizio. 
[...]

“Nella stessa casa Gesù diagnosticherà e curerà un’altra febbre che i discepoli nascondono in sé, che li fa bollire l’un contro l’altro e li rende sordi alla «parola»: il desiderio di essere il più grande (9,32-35). È la stessa febbre che i capi delle nazioni hanno in comune con Giacomo, Giovanni e tutti gli altri, mentre litigano sui primi posti (10,35-45).
Silvano Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo La catechesi narrativa di Marco, Àncora Editrice, Milano, terza edizione rinnovata 1998, 52-53.


«Senza febbre sulla via di Gesù (La guarigione della suocera di Pietro)», definizione del biblista Markus Lau,                                  
in: R. Zimmermann (ed.), Compendio dei Miracoli del Nuovo Testamento, Edizione italiana a cura di Flavio Dalla Vecchia, Editrice Queriniana, Brescia, 2018, 305-313.

Senza febbre sulla strada dell’Evangelo: niente fondamentalismi, l’abnegazione che rinnega se stessi non è richiesta, c’è un rialzarsi, anticipazione della Risurrezione! 

La donna si rialza, si riprende e serve. un eco di stereotipo sui ruoli femminili, ma bisogna certo contestualizzare il testo e intravedere in controluce l’inizio del servizio diaconale.


“Cristo, fratello mio, mi rivolgo a te nelle mie necessità.
Stammi vicino. Aiutami a vedere la mano che tu mi tendi, affinché io possa rialzarmi.”
tratto da:
Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2016, a cura della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Introduzione di Paolo Ricca, Editrice Claudiana, Torino, 2015, 223.   


Gesù era stato sospinto dallo Spirito nel deserto (Marco 1,12). Un luogo deserto non è per forza il Deserto, ma può averne alcune caratteristiche.
Il Deserto nella Bibbia, come ci fanno notare i biblisti, ha diverse accezioni. Si può riscontrare una pedagogia per i credenti, innanzitutto, nonostante tutto, una pedagogia di liberazione è, infatti, l’esperienza che si rintraccia nel libro-chiave del Primo Testamento (l’Antico Testamento): il libro dell’Esodo.


38 Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto». 
Andiamo altrove non è il comfort della celebrità che Gesù ricerca,
in Sinagoga, in una casa, villaggio per villaggio 

nessun luogo è estraneo all’azione di Gesù.



USCIRE PER RITROVARSI

Nella pericope precedente (Marco 1,21-28):
in Sinagoga, Gesù dice perentoriamente allo spirito impuro:
«Sta' zitto ed esci da costui!», Marco 1,25b, notare che lo spirito impuro è ammutolito da Gesù e dev’essere fatto uscire così da liberare la persona che teneva prigioniera

Quindi, traduzione alla lettera, ad uscire è la fama di Gesù, ossia si diffonde la notizia, per tutta la Galilea, che Gesù è potente in Parole ed Opere (Marco 1,28), Gesù non vuole che la celebrità dei suoi gesti lo racchiuda e lo rinchiuda in spazi angusti, la Buona Notizia non ha confini, che insegnamento anche per noi oggi!

Mentre Gesù esce per poter annunciare l’Evangelo per i villaggi vicini
«affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» Marco 1,38b
Si può tradurre anche, più appropriatamente: “per questo infatti sono uscito”.
Il discepolo di Cristo segue Gesù per la strada. 
Il discepolo di Gesù non sta arroccato ma esce, prima di tutto esce mentalmente,
esce là dove la fede incontra il dolore,
esce là dove la creatività si lascia incontrare dalla fede.



Didattica delle letture bibliche a corredo

L’agitazione notturna (e conseguentemente anche diurna!) di Giobbe, tra ansie e preoccupazioni, rende questo personaggio biblico vicino alle nostre preoccupazioni ed alle nostre ansie. 
A volte ci è capitato di essere anche noi un pochettino Giobbe.


Proprio per questo, come indica il salmista, scoprire e ri-scoprire la bellezza dell’umiltà di rivolgersi a Dio che sostiene proprio gli ultimi, i più deboli, i più fragili.


L’apostolo Paolo
una parte di queste importanti affermazioni paoline successivamente avranno eco in Lutero nelle sue celebri parole: «Il cristiano è signore di tutte le cose, assolutamente libero, non sottoposto ad alcuno; il cristiano è servo zelantissimo in tutte le cose, sottoposto a tutti», Lutero, La libertà del cristiano (1520).




Preghiera   è 

risorsa preziosa, decisiva, per irrobustire la fede.
Mi prendi per la mano, Signor Gesù; col tuo poter sovrano, mi guida Tu.
Così comincia il celebre inno con musica di Silcher (testo di M. Deisenseer),
nell’Innario Cristiano, edizione Torino, 2000, è l’Inno n. 272, inno che, com’è noto, si conclude con queste parole: avvinci questo core a Te Gesù!



L’angolo della Preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo

La preghiera ci porge una mano, 
trovare spazi interiori
per sentirsi raggiunti da Dio che non ci dimentica.
Quando ci sentiamo soli è importante non sentirsi isolati.
La Risurrezione inizia già ora, seppur a brandelli, rialzandoci fiduciosi,
brandelli di vita da iniziare a ricomporre.

                                                                             Maurizio Abbà




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         







giovedì 4 febbraio 2021

Dal Documento cattolico-musulmano sulla fratellanza umana


La fede porta il credente a vedere nell'altro un 

fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio,

che ha creato l'universo, le creature e tutti gli esseri umani

- uguali per la Sua Misericordia -, il credente è chiamato

a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato

e tutto l'universo e sostenendo ogni persona, specialmente le

più bisognose e povere.


Documento cattolico-musulmano

  sulla fratellanza umana  2019


citato in: 

Un Giorno Una Parola Letture bibliche quotidiane per il 2021

Claudiana, Torino, 2020, 153.

mercoledì 3 febbraio 2021

Per una fede più forte

 


O Cristo, guarda in che stato sono e quanto sono caduto in basso.

O Cristo, tu che sei riuscito a superare tutto ciò, 

aiutami a sentire e percepire il tuo aiuto

affinché la mia fede diventi più forte 

e io possa lodare la tua grandezza.

                                                                  Martin Lutero

lunedì 1 febbraio 2021

Il dramma delle persone migranti bloccate nei Paesi balcanici

tratto da: www.riforma.it


Nel gelo balcanico

di Redazione                                                                            01 febbraio 2021


Il Segretariato Attività Ecumeniche interviene sul dramma in corso appena fuori dai nostri confini con migliaia di migranti bloccati al gelo fra violenza e indifferenza


Ecco il comunicato che il Segretariato Attività Ecumeniche ha pubblicato per denunciare la situazione delle persone migranti bloccate nei Paesi balcanici:


«Nella Charta Oecumenica, documento firmato a Strasburgo il 22 aprile 2001, le Chiese europee hanno scritto: "Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa un'accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a chi cerca asilo in Europa". 

Sono trascorsi vent'anni. In queste settimane nei Balcani constatiamo come questa volontà sia frustrata. Molti, giustamente, denunciano quella che Johann Sattler, ambasciatore Ue e rappresentante speciale in Bosnia ed Erzegovina, ha definito come una “crisi umanitaria artificiale”. 

La situazione è ormai nota; essa però non muta. Migliaia di persone continuano a vivere in condizioni disumane.


Da pochi giorni abbiamo celebrato il “Giorno della memoria”, quello della Shoah e quello dell'attuale drammatica situazione dei migranti nell'area balcanica sono fenomeni storici diversi e imparagonabili. Vi è però un'analogia. 

Una domanda che noi poniamo a coloro che vivevano nella prima metà degli anni quaranta, in futuro sarà posta probabilmente anche a noi: voi cosa facevate? L'impasto tra indifferenza e senso di impotenza che contraddistingue l'animo di molti fu di allora ed è di ora, con l'aggravante che noi, adesso, conosciamo esattamente quanto sta succedendo.


Il Segretariato Attività Ecumeniche (Sae) ringrazia chi nelle Chiese cristiane di qualunque confessione sia, si sta prendendo a cuore, tanto attraverso l'aiuto quanto per mezzo di una responsabile denuncia, la drammatica situazione migratoria. "Vogliamo contribuire insieme". 

I “corridoi umanitari” sono un esempio concreto di questa collaborazione che va allargata e potenziata.


In riferimento alla cultura europea, un titolo di un saggio famoso affermava: "Perché non possiamo non dirci cristiani"; in un'Europa che continua a erigere muri senza trovare chi accompagna la denuncia con la pratica dell'aiuto, il titolo andrebbe riscritto così: "Perché non possiamo più dirci cristiani".