martedì 16 febbraio 2021

 

17 febbraio 1848: i diritti civili


    In Piemonte, nel 1831 a Carlo Felice succedette Carlo Alberto, principe

del ramo cadetto dei Savoia-Carignano. Allontanatosi ben presto dalle idee

liberali, egli perseguì posizioni ideologiche clericali e fortemente legittimiste,

seppur venate di aspirazioni nazionali. 

Durante i primi anni di regno la repressione delle attività cospirative dei patrioti

mazziniani fu durissima. 

Sul piano politico, negli anni quaranta crebbero i fervori 

patriottici e liberali. 

Intanto, nel 1848 l’Europa fu percorsa da un’ondata rivoluzionaria che trovò nella

Francia di Luigi Filippo il suo centro di irradiazione e che vide protagonisti i gruppi 

patriottici e liberali italiani. 

Spinti dall’opinione pubblica i governi dello Stato pontificio 

e del Granducato di Toscana concessero le costituzioni. 

In questo contesto

Carlo Alberto promulgò il 4 marzo 1848 lo Statuto, 

che sarebbe divenuto la legge fondamentale del Regno d’Italia, 

restando in vigore fino alla Costituzione del 1848. 

Il documento riconosceva la libertà di associazione, introduceva un Parlamento 

a due Camere con un Senato di nomina regia e una Camera dei Deputati elettiva. 

Al re rimaneva il potere esecutivo e il comando supremo dell’esercito.


    La condizione delle minoranze religiose in Piemonte era stato oggetto di una 

campagna di sensibilizzazione sostenuta dalla stampa liberale 

e in particolare da Roberto d’Azeglio, cattolico e personaggio di spicco della nobiltà piemontese, 

che sul finire del 1847 aveva perorato 

«la paterna benevolenza del re per i valdesi e per gli israeliti» 

con una petizione di seicento firme. 


L’8 febbraio 1848 fu annunciata la promulgazione dello Statuto, 

mentre nei giorni successivi si lavorava alla stesura delle Lettere Patenti, 

che sarebbero state promulgate il 17 febbraio del 1848: 

ai valdesi era aperto l’accesso alle cariche civili e politiche 

e alle scuole di ogni grado. 


Nulla cambiava però a riguardo della libertà di coscienza e «all’esercizio del loro culto»: 

la religione cattolica rimaneva la sola confessione di Stato. 

Alla fine di marzo anche gli ebrei del Regno Sardo erano riconosciuti i diritti civili  

e pochi mesi dopo quelli politici. 


La notizia che si diffuse, nelle Valli valdesi, 

fu salutata con manifestazioni di festa, che trovarono 

espressione nei falò e che da allora sarebbero stati 

la forma tipica dei festeggiamenti del 17 febbraio. 


    La comunità evangelica di Torino, che fino a quel momento 

si era riunita nei locali delle ambasciate protestanti, 

dopo il ’48 poté costruire il proprio tempio, 

inaugurato nel 1853, il primo edificio di culto fuori dalle Valli. 


Sotto la spinta di missionari stranieri e italiani convertitisi al protestantesimo all’estero, 

presero vita nuove comunità evangeliche che incontrarono 

maggiori problemi nel manifestare pubblicamente la loro fede: 

senza la tutela delle Lettere Patenti, incorsero nelle sanzioni delle autorità 

e in episodi di intolleranza. 


tratto da: 

I valdesi Una storia di fede e di libertà, a cura di Marco Fratini e Dino Carpanetto, Premessa di Davide Rosso, Editrice Claudiana/Centro Culturale Valdese Editore, Torino, 2020, 116-117.