lunedì 1 febbraio 2021

Il dramma delle persone migranti bloccate nei Paesi balcanici

tratto da: www.riforma.it


Nel gelo balcanico

di Redazione                                                                            01 febbraio 2021


Il Segretariato Attività Ecumeniche interviene sul dramma in corso appena fuori dai nostri confini con migliaia di migranti bloccati al gelo fra violenza e indifferenza


Ecco il comunicato che il Segretariato Attività Ecumeniche ha pubblicato per denunciare la situazione delle persone migranti bloccate nei Paesi balcanici:


«Nella Charta Oecumenica, documento firmato a Strasburgo il 22 aprile 2001, le Chiese europee hanno scritto: "Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa un'accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a chi cerca asilo in Europa". 

Sono trascorsi vent'anni. In queste settimane nei Balcani constatiamo come questa volontà sia frustrata. Molti, giustamente, denunciano quella che Johann Sattler, ambasciatore Ue e rappresentante speciale in Bosnia ed Erzegovina, ha definito come una “crisi umanitaria artificiale”. 

La situazione è ormai nota; essa però non muta. Migliaia di persone continuano a vivere in condizioni disumane.


Da pochi giorni abbiamo celebrato il “Giorno della memoria”, quello della Shoah e quello dell'attuale drammatica situazione dei migranti nell'area balcanica sono fenomeni storici diversi e imparagonabili. Vi è però un'analogia. 

Una domanda che noi poniamo a coloro che vivevano nella prima metà degli anni quaranta, in futuro sarà posta probabilmente anche a noi: voi cosa facevate? L'impasto tra indifferenza e senso di impotenza che contraddistingue l'animo di molti fu di allora ed è di ora, con l'aggravante che noi, adesso, conosciamo esattamente quanto sta succedendo.


Il Segretariato Attività Ecumeniche (Sae) ringrazia chi nelle Chiese cristiane di qualunque confessione sia, si sta prendendo a cuore, tanto attraverso l'aiuto quanto per mezzo di una responsabile denuncia, la drammatica situazione migratoria. "Vogliamo contribuire insieme". 

I “corridoi umanitari” sono un esempio concreto di questa collaborazione che va allargata e potenziata.


In riferimento alla cultura europea, un titolo di un saggio famoso affermava: "Perché non possiamo non dirci cristiani"; in un'Europa che continua a erigere muri senza trovare chi accompagna la denuncia con la pratica dell'aiuto, il titolo andrebbe riscritto così: "Perché non possiamo più dirci cristiani".