martedì 23 febbraio 2021

Interessante ricerca di storia dell'arte e teologia

 

           Bartolomeo Veneto
                        Gesù Bambino come Salvator mundi
              (1502-1546)
olio su legno di pioppo        43,7 × 38,3 cm
          Städel Museum - Francoforte


GESÙ FU VERAMENTE BAMBINO?

UN PROCESSO ALL’ARTE CRISTIANA 

di

FRANÇOIS BŒSPFLUG

traduzione dal francese di Alessandro Cavo

Editoriale Jaca Book, Milano, 2020

www.jacabook.org



dall'Introduzione di FRANÇOIS BŒSPFLUG:


A proposito scrittura di questo libro

Ancora una parola, senza aspettare la conclusione, sulla scrittura di questo libro, che è stata un’avventura, e su come leggerlo, che potrebbe anche esserlo. 

Fino all’ultimo abbiamo esitato a decidere in quale dei tre capitoli collocare alcune famiglie di dipinti. Secondo il modo in cui viene trattato, infatti, un soggetto quale Gesù tra i Dottori ha dato origine ad opere che si classificano tranquillamente fra quelle che testimoniano un Gesù onnisciente, o altre, al contrario, che hanno saputo proporre un Gesù umanamente plausibile, tutto eccitato, come può esserlo un adolescente dotato che prende coscienza di sé, della sorpresa ammirata degli anziani... 

Voglia pertanto il lettore superare l’impressione, che probabilmente talvolta avrà, di una redazione tentennante, tenendo conto del fatto che l’oggetto del libro è innovativo e il piano da seguire ha dovuto essere altrettanto inventivo. L’approccio adottato non obbedisce infatti ad una logica concepita a priori e il risultato della nostra ricerca non si presenta, al pari delle nelle scienze esatte, come un sistema ipotetico-deduttivo. Tutt’altro. Siamo d’accordo sul fatto che il nostro modo di procedere è per buona parte sperimentale e opportunistico, nel senso che la raccolta di immagini assemblate è il risultato di una “mietitura” in cui la ricerca sistematica non è più importante delle scoperte. 

La costruzione del libro è empirica dall’inizio alla fine, nel senso che solo lo studio di centinaia se non addirittura di migliaia di immagini ha portato a raggrupparle in modo tale che il piano stesso del libro ha finito per emergere. Ne risulta una difficoltà di lettura per il lettore, difficoltà di cui siamo ben consci: probabilmente citiamo e commentiamo centinaia d’opere d’arte mentre il libro ne riproduce circa settanta. Conserviamo tuttavia la speranza che, nonostante questo, il volume risulti leggibile e che la descrizione sommaria o il titolo delle opere non riprodotte siano abbastanza suggestivi da permettere di seguire il ragionamento.

Il soggetto di questo libro non ha precedenti in opere simili del passato. 

Non siamo a conoscenza di “manuali di pittura” né di opere di teologi e ancor meno di decreti conciliari che abbiano un capitolo in cui si forniscono istruzioni generali riguardanti la rappresenta- zione artistica di Gesù Bambino: non si trova nulla nel manuale di Dionisio da Furnà né nel trattato De historia SS. Imaginum di Molanus (1570; 1594 Ingolstadt); la stessa cosa accade per le liste delle immagini condannate (e persino nelle liste di diritto canonico nella sua versione del 1917). 

Non è mai stata intrapresa una simile indagine sul confine comune fra teologia e storia dell’arte. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i contatti fra teologia e arte possono riservare agli studiosi sorprese: lo dimostra, nella visione di Pietro d’Alessandria che confutò l’eresia di Ario (che si vede sdraiato a terra, accecato), un giovane Gesù nudo e asessuato, che benedice, prova irrefutabile dell’Incarnazione di Dio difesa dal primo concilio ecumenico di Nicea.

Siamo felici di presentare, in questo saggio, ben altre sorprese visuali ricche di significato. Gesù è un soggetto che suscita numerosi titoli ogni anno, da quando esiste la stampa o quasi34. I libri che sono stati pubblicati sull’infanzia di Gesù – e ne esistono di eccellenti – da pastori (se non addirittura da papi, vescovi-teologi, esegeti, storici, specialisti del pensiero religioso o della spiritualità, scrittori cristiani e/o saggisti di ogni sorta, generalmente non dedicano spazio (o fanno pochissimi riferimenti) a ciò che del loro tema è presente nella storia dell’arte, se non con allussioni piuttosto eclettiche. Ma è altrettanto vero il contrario: i libri di storia dell’arte su Gesù bambino sono privi di qualsiasi problematica teologica. Non ne conosciamo nessuno che si sia dedicato alla storia delle concezioni dell’infanzia di Gesù e/o alla loro classificazione metodica, immagini alla mano. Non abbiamo sicuramente l’ambizione di colmare questa lacuna, ma solamente, come abbiamo detto sopra, di proporre una panoramica strutturata delle immagini che dicono qualcosa di come è stata quest’infanzia, e di proporre un abbozzo di riflessione al riguardo. 


FRANÇOIS BŒSPFLUG, Introduzione, 20.23-24.