venerdì 28 febbraio 2020

La dimensione comunitaria della fede

 dal sito: www.chiesavaldese.org riportato da www.riforma.it

Coronavirus, la fede oltre la paura

La Tavola Valdese scrive ai membri delle chiese valdesi e metodiste invitandoli alla preghiera e al discernimento di fronte all’emergenza
Riportiamo qui di seguito il testo della lettera che la Tavola Valdese ha inviato ai membri delle chiese valdesi e metodiste di fronte all’emergenza del Coronavirus. Una riflessione pastorale importante che invita ognuno di noi a non rinchiudersi in un individualismo ostile ma a fare comunità intorno alla Parola di Dio:

Care sorelle, cari fratelli in Cristo,

la scorsa settimana, mentre ognuno e ognuna di noi continuava la sua vita fatta di abitudini, impegni nella famiglia, nella società e nella chiesa, con il lavoro, lo studio, la gestione della casa, la cura dei figli e dei nipoti, il volontariato, gli incontri delle associazioni e le programmazioni, l’infezione da Coronavirus che da alcuni mesi aveva colpito la Cina è diventata anche per noi una realtà da affrontare, con serenità e discernimento. Ci siamo trovati di fronte ad un mondo diventato piccolo, di distanze ravvicinate. Da quando abbiamo cominciato a parlare di contagio in Italia ed è stato paventato il rischio di una epidemia, ci siamo spaventati e siamo stati bersagliati da messaggi talvolta contraddittori, talvolta fuorvianti che hanno contribuito ad aumentare il nostro senso di paura.

Le autorità civili competenti hanno diramato delle ordinanze di precauzione per dare modo di comprendere l’origine, la dimensione del contagio, arginarlo, organizzare le misure di assistenza sanitaria nella linea di una responsabilizzazione civica collettiva. Queste misure di precauzione hanno toccato anche la vita delle nostre chiese nella loro concreta organizzazione ed hanno anche toccato la nostra vita individuale e famigliare. Senza queste ordinanze ognuno ed ognuna di noi sarebbe in balia del suo atteggiamento spavaldo o terrorizzato in una situazione di potenziale disgregazione sociale.

Osservare le misure di precauzione è certamente una forma di cura di se stessi, dei propri famigliari e degli altri e altre, soprattutto di coloro che, affetti da patologie pregresse, si trovano più esposti ad esiti severi di un eventuale contagio da Coronavirus. Osservare le misure di precauzione è un modo per prendersi cura della società in cui viviamo: è qualcosa che facciamo per il bene nostro e degli altri, è assumersi la propria responsabilità civile.

Siamo riconoscenti a tutti gli operatori sanitari: medici di base, medici ospedalieri, operatori delle case di riposo, ricercatori, che in questi giorni sono impegnati su questo fronte in prima persona, come anche a tutte quelle persone che nei vari campi dei servizi e della produzione portano avanti le loro attività pur nel rispetto delle ordinanze di precauzione. Anche le nostre chiese hanno aderito a queste ordinanze rinunciando al diritto costituzionale di riunirsi liberamente, al desiderio di incontrarsi tra fratelli e sorelle, rivedendo radicalmente le proprie programmazioni.

In questi giorni, tuttavia, abbiamo potuto osservare che le ordinanze di precauzione non hanno potuto evitare l’insorgere di atteggiamenti e comportamenti dettati dalla paura con la corsa all’accaparramento di derrate alimentari e presidi sanitari.

Quando la paura ci governa emergono aspetti della nostra umanità che ci fanno assumere degli atteggiamenti che non corrispondono invece ai principi della nostra fede che ha come fondamenta l’assoluta fiducia in Dio: la concorrenza e l’egoismo vincono sulla solidarietà; la diffidenza, il sospetto, l’ostilità e in alcuni casi la violenza gratuita si affacciano pericolosamente nella nostra società, l’irrazionalità vince sulla ragione ed il buon senso.

Desideriamo prendere sul serio quel senso di paura verso l’ignoto e il desiderio di poter fare qualcosa davanti al senso di impotenza che ci coglie davanti ad eventi che non governiamo e che ci paiono minacciosi. Al tempo stesso non possiamo dimenticare che in molti brani la Scrittura, soprattutto di fronte ad eventi minacciosi, ci chiede di fermarci, esaminare noi stessi, metterci in preghiera per non perdere il senso profondo delle cose che ci accadono e della nostra vita, della vocazione a cui siamo chiamati.

Le ordinanze pubbliche prese per il bene comune in molte Regioni, intese a stimolare il senso di responsabilità, toccano anche il nostro essere chiesa, in particolare il riunirci nell’ascolto della Parola di Dio, nella lode, nella cura per gli altri e le altre.

Noi non abbiamo precetti da osservare e ogni persona evangelica sa di poter leggere la Bibbia e pregare nella propria casa, con chi vuole associarsi in un piccolo gruppo di famigliari e vicini secondo le parole di Gesù: “Ovunque due o tre sono riuniti nel mio nome”. Ma la nostra vocazione va oltre l’individuo: Dio ci ha chiamati ad essere un corpo, ha raccolto le nostre individualità perché la nostra fede con le sue domande e le sue speranze ha bisogno del conforto degli altri e delle altre nell’ascolto comune della Parola annunciata. Anche per noi protestanti la chiesa non è un evento secondario.

Ci sembra importante ricordare questo in giorni in cui la chiesa può sembrare solo un luogo di contagio da evitare.

Se l’annuncio e l’ascolto della Parola è fondamentale per la vita della chiesa, come il sostegno reciproco nell’ascolto, siamo certi che anche in questi giorni sapremo trovare i modi perché ciò non venga meno. I pastori e le pastore, i diaconi e le diacone possono essere raggiunti per telefono, per mail, sui social, possono essere accolti in casa o raggiunti negli uffici della chiesa o a casa. L’annuncio della Parola può farsi strada attraverso la lettura di meditazioni pubblicate in libri o sul nostro sito istituzionale chiesavaldese.org, su Riforma, attraverso le letture proposte da “Un giorno una parola”, attraverso l’ascolto del culto evangelico su RAI Radio 1 o Radio Beckwith Evangelica, da soli o con il coinvolgimento di pochi altri, o con iniziative ancora da sperimentare. La cosa importante è pensarci insieme e ricordare concretamente che anche oggi Dio ha qualcosa da dirci e ci parla, che la nostra paura può essere governata, che non siamo in balia di noi stessi.

la Lumière - Matteo 4,1-11 - Domenica 1 marzo 2020

foglio biblico, teologico, liturgico


DOMENICA 1 MARZO 2020
1a DEL TEMPO DI PASSIONE - INVOCAVIT 
(Egli mi invocherà, e io gli risponderò - Salmi 91,15a)


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,1-11

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 
2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 
3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani».  
4 Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».
5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 
6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto:
"Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo,
ed essi ti porteranno sulle loro mani,
perché tu non urti con il piede contro una pietra
"».  
7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:  
9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori».  
10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"».
11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.


  
 Commento tratto da il sito de Il Filo:

" Gesù 
(...)
precisare in che modo egli ha compreso la sua identità, appena proclamata nel battesimo 
(Mt 3,13-17), e soprattutto il suo progetto messianico.
    L'evangelista adopera delle immagini simboliche per esprimere delle realtà che difficilmente si potevano descrivere con un linguaggio semplice e, allo stesso tempo, offre delle chiavi di lettura che 
rispondono al piano teologico della sua opera, permettendo al lettore di collocarsi nella prospettiva
giusta: Gesù Messia non ha niente in comune con l'immagine tradizionale di un messianismo basato 
sulla forza e sul potere. "



il testo integrale del commento in: www.ilfilo.org
Associazione "il filo - gruppo laico di ispirazione cristiana" - Napoli

giovedì 27 febbraio 2020

La gioia vince la paura

Il SIGNORE cammina egli stesso davanti a te; egli sarà con te;
non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti di animo
Deuteronomio 31,8


Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona;
II Corinzi 9,8


Dio è la mia salvezza e la mia gloria; la mia forte rocca e il mio rifugio sono in Dio.
Salmi 62,7

sabato 22 febbraio 2020

la Lumière - Matteo 5,17-37 Domenica 23 Febbraio

foglio biblico, teologico, liturgico

DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020
ESTO MIHI (Sii per me una forte rocca! - Salmi 31,2b) 
TRASFIGURAZIONE - ULTIMA DOPO L'EPIFANIA


I Corinzi 2,6-10
6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9 Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». 10 A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,17-37
17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 «Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale"; 22 ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: "Raca" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del fuoco. 23 Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta. 25 Fa' presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione. 26 Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l'ultimo centesimo.

27 «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.
31 Fu detto: "Chiunque ripudia sua moglie le dia l'atto di ripudio". 32 Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.

33 «Avete anche udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; da' al Signore quello che gli hai promesso con giuramento". 34 Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero. 37 Ma il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno.



Commento di Ernesto Balducci, fu biblista, scrittore, editore, sacerdote dell'ordine degli Scolopi,
fu un profeta del nostro tempo.


ERNESTO BALDUCCI:

" Il Vangelo, e più in genere l'annuncio biblico, non è un annuncio religioso, è un annuncio globale che porta in sé anche una contestazione del religioso. Le parole più forti contro la religione le troviamo nella grande corrente calda della profezia biblica, a cominciare da Isaia per finire a Gesù. Al centro dell'etica cristiana c'è il senso di responsabilità di fronte al mondo, che non può essere attenuato dalla dedizione alla preghiera, dal desiderio di raccoglimento e di purezza. 

Essere nel mondo come responsabile è lo sviluppo ulteriore di quella sapienza morale di cui prima ho tracciato il primo momento: la coerenza con la coscienza più che con la legge. Noi viviamo in un momento storico che esaspera questo senso di responsabilità. Siamo la prima generazione, nella storia umana, le cui scelte possono veramente condizionare tutto il futuro del mondo. 

Un tempo eravamo quasi presi dalla solennità ieratica del contadino che piantava l'albero i cui frutti sarebbero stati colti dai nipoti. In questi anni noi prendiamo delle decisioni le cui conseguenze si faranno sentire per le migliaia d'anni futuri. Il futuro intero della specie umana è plasmato da decisioni prese in questi anni; mai successa una cosa del genere! Ecco perché la nostra responsabilità assume dimensioni smisurate e anche ossessive, fino a produrre in molte coscienze una nevrosi dovuta allo scompagimento degli equilibri tradizionali. E infatti c'è da non poter dormire se si pensa a quello che può capitare ai figli, ai figli dei figli fino alla cinquantesima generazione! Il mondo può essere contaminato per sempre. Anche supponendo che non avvenga la catastrofe (molto probabile, se si va di questo passo), le condizioni di vita sulla terra saranno compromesse per sempre da ipoteche accese da noi in questo momento. Ecco perché la vita morale deve integrare in sé la dimensione del futuro che ieri non c'era; il senso delle nostre scelte dobbiamo sempre determinarlo con una proiezione nel futuro. 

Tanto per portare un esempio didatticamente utile: noi ci dimentichiamo che anche una struttura di pace come può essere una centrale nucleare crea, obiettivamente in un certo ambiente, il pencolo di una contaminazione i cui effetti si fanno sentire, secondo gli scienziati, per venticinquemila anni. 

Dimensioni immense si aprono dinanzi alla nostra coscienza, delle quali dobbiamo tener conto nel prendere le nostre decisioni a tutti i riguardi. La responsabilità è qualificante per un credente. Per sapere se uno è cristiano voglio sapere se si sente responsabile dell’umanità. 

La terza ed ultima qualifica di questa sapienza è espressa, con parole veramente misteriose e allusive, da Paolo dove dice che è «una sapienza nascosta, che i dominatori di questo mondo non conoscono e lo hanno rivelato quando hanno ucciso Gesù Cristo». Rapidamente, tirando fuori da questa circonlocuzione ricca di senso un insegnamento, a me sembra di poter dire che la vera sapienza, la vera nobiltà morale, la vera perfezione morale, si ha quando, rifiutando la morale dei dominatori di questo mondo - diremo noi la morale dominante -, noi accettiamo un principio di condotta che è omogeneo a quello che ha portato Gesù Cristo sulla croce cioè la morale dell' amore e dell' amore non violento. É difficile capirla, anzi essa urta immediatamente non con i dominatori come tali ma con la morale che noi stessi abbiamo assimilato. Quando Gesù dice «se ti danno uno schiaffo porgi l'altra guancia» dà una indicazione morale non conforme al nostro buon senso. Il buon senso non è altro che la propaggine consuetudinaria della morale dominante. 

Il buon senso ci chiede di agire, contro chi ci offende, in maniera adeguata, ricorrendo magari alla legge, se siamo cittadini evoluti, invece che fare la vendetta privata. Nella morale evangelica c'è un di più che non è traducibile norme precise. Anche lo stabilire, come norma «se ti danno uno schiaffo porgi l'altra guancia» significa ricadere, in maniera strana, nel legalismo che abbiamo condannato. 

Non si è non violenti per semplice obbedienza ad una legge esterna. Infatti la non violenza non si può insegnare, non si può nemmeno codificare è uno spazio di creazione della coscienza. Si può fare anche una rivoluzione non violenta, ma essa non si decide una mattina: è l'esplosione di una maturità delle coscienze, di questa sapienza nascosta di cui, quando ne sentiamo parlare, sentiamo il fascino, come nel caso in cui alcuni grandi non violenti sono riusciti a mobilitare la fiumana delle coscienze, (...) dietro Gandhi o (...) dietro Luther King. E una strada estremamente rischiosa e la generalizzazione di quella sapienza morale che cambierebbe il mondo intero non può essere affidata ai legislatori, ai capi storici, al Papa, ai presidenti del consiglio... è una creazione dell’uomo. È una sapienza nascosta di cui - almeno personalmente - sento lo splendore quando non ne parlo e sento l’inefficacia e la incongruenza quando ne parlo. È la bellezza che si conosce sperimentandola ma se si deve descrivere non si fa che blaterare parole insipide. La morale suprema è quella con cui il mondo della violenza viene sconfitto con l'amore e non semplicemente negato con l'amore. "




Ernesto Balducci - da: "Il Vangelo della pace" . vol. 1
il testo integrale in: www.fondazionebalducci.it
riportato da: www.alzogliocchiversoilicielo.blogspot.com

lunedì 17 febbraio 2020

Chiamati a Libertà


Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà;

così l'apostolo Paolo, dalla lettera biblica ai Galati capitolo 5 versetto 13a

Il XVII febbraio 1848 furono concesse dal re Carlo Alberto le Lettere Patenti ai Valdesi,
alcune settimane dopo furono estese agli Ebrei.

Quali erano i contenuti di queste Lettere Patenti?

«I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de' Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.
 Nulla è però innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.»


Ciò significava per i valdesi, cristiani riformati, poter uscire dal ghetto alpino delle valli del pinerolese (Val Pellice, Val Chisone, Val Germanasca), da secoli lì relegati dalle durissime persecuzioni contro di loro. 

Un ghetto-recinto che però aveva funzionato anche, in parte, come rifugio e preservazione.

Finalmente poterono esercitare i diritti civili e politici ma non vi erano novità per i loro diritti religiosi che continuavano ad essere negati; occorrerà aspettare la Costituzione della Repubblica Italiana per un  cambiamento nell’accoglienza dei diritti religiosi.

La notizia della concessione dei diritti civili fu festeggiata con dei falò all’epoca e ancora oggi quando è possibile (ovviamente se non vi sono condizioni meteo ed ambientali avverse: vento, di siccità come in questa ricorrenza del 2020), 
la sera del 16 febbraio si accendono dei falò celebrativi della festa della libertà attorno ai quali danzare e cantare per rendere gloria a Dio del dono della libertà.
Questo accade nelle valli del pinerolese ed in altre località italiane.

Il 17 febbraio è anche memoria di un fatto tragico: il rogo di cui fu vittima il libero pensatore e filosofo Giordano Bruno ucciso il 17 febbraio 1600 in Piazza Campo de’ Fiori a Roma.

- Sulla scorta di queste memorie è stato proposto d’istituire il 17 febbraio ‘Giornata della libertà di pensiero, di coscienza e di religione’, una giornata in cui tutti si sentano partecipi, nessuno escluso. 

Il riferimento è alla proposta di legge n.526 del 12 marzo 2008 sulla istituzione della "Giornata regionale della libertà di coscienza, di religione di pensiero",
questo sarebbe a partire dalla Regione Piemonte, ma si potrebbe auspicabilmente estendere come festa libera e consapevole per tutta l'Italia!

Una festa laica di celebrazione della libertà e delle libertà.

- In Italia, dal 1990, il 17 febbraio è anche la festa del gatto, una simpatica iniziativa.

Un teologo e studioso di storia della chiesa Franz Overbeck (1837-1905) parlava di: ‘occhi di gatto che vedano anche nel buio’ come contenuto principale e fondante alla base della storia del cristianesimo che non deve conformarsi a realtà mondane per cercare invece di restare fedele al genuino messaggio evangelico. 

‘Vedere nel buio’ può significare allora anche questo: essere sensibili ed empatici alle realtà oscurate in quanto ritenute, erroneamente, insignificanti e che sono invece quelle che valgono davvero la nostra luminosa attenzione con cure e premure vicendevoli, nella ricerca di fedeltà all’autenticità evangelica perché siamo chiamati a libertà con la consapevolezza che la libertà dell’altro ti riguarda come tua libertà.

Maurizio Abbà
pastore della chiesa evangelica valdese di Pavia

Festa Valdese del XVII Febbraio

tratto da: www.chiesavaldese.org

XVII febbraio

 

di Claudio Pasquet
Il re Carlo Alberto di Sardegna firma le Lettere patenti
Il 17 febbraio 1848, il re di Sardegna Carlo Alberto firmava le "Lettere Patenti" che ponevano fine a un lungo periodo di discriminazione dei cittadini di fede valdese. Qualche giorno dopo un analogo provvedimento riconosceva i diritti civili anche ai cittadini di fede ebraica. Per i valdesi questo significava poter uscire dalle storiche Valli piemontesi dove erano stati per secoli confinati, vessati e perseguitati. Significava aver accesso alle professioni, alle scuole e alla libera residenza nelle città del Regno. Non era ancora la piena libertà religiosa perché le "Patenti" non prevedevano la possibilità di poter avere luoghi di culto e libera predicazione al di fuori delle Valli.
Ma, anche grazie al sostegno delle idee liberali che si stavano imponendo, i Valdesi si batterono perché, fin da subito, la libertà fosse anche libertà di culto, di predicazione e di insegnamento, perché la libertà di coscienza non può essere parziale. Fu grazie a questo pensiero che sorsero, un po' ovunque in Italia, nei 50 anni successivi, scuole e chiese valdesi.
Ancora oggi a tanti anni di distanza, il 17 febbraio è una data importante che i Valdesi celebrano e ricordano. Innanzi tutto come festa civile, che ricorda la necessità di estendere le libertà a tutte le persone ovunque nel mondo, e in particolare In Italia, paese di cui sono cittadini. Per questa ragione in occasione di questa data, nelle chiese ci sono iniziative collegate a una settimana che è stata istituita come "settimana della libertà. Ma siccome per i valdesi, la libertà è un dono del Signore, questa festa civile viene celebrata con un culto di ringraziamento. Nelle Valli valdesi, dove vivono ancora la metà dei valdesi italiani, questa celebrazione viene fatta proprio nella data del 17 febbraio, altrove in Italia la si celebra nella domenica più vicina a tale data.
sera del 16 febbraio attorno ai falò
In moltissime chiese oltre al culto vi è anche un momento festoso, un pranzo o una cena comunitari, e un momento di riflessione con dibattiti o conferenze su temi di attualità, di fede o di storia. Nelle Valli Valdesi si comincia però già la sera del 16 febbraio con fiaccolate e con l'accensione dei falò, fuochi di gioia che vennero accesi per la prima volta proprio nel 1848 per celebrare la novità della libertà. Sempre alle Valli sopravvive anche la bella tradizione delle "filodrammatiche valdesi", sorte a fine '800, che chiudono la giornata del 17 con una piece teatrale.

articolo in data: 11 febbraio 2015

Le origini della Festa del 17 Febbraio



«Come è noto (ma chi lo sa ancora?) il primo “17 febbraio” non ebbe luogo il 17 ma il 25; la pubblicazione delle Lettere Patenti, firmate da Carlo Alberto il 17, venne rinviata di alcuni giorni per motivi di ordine pubblico. 
Il clima culturale e politico in cui vennero emanate le leggi che riguardavano le minoranze discriminate – valdesi ed ebrei – è quanto di più agitato si possa immaginare. 
Siamo, non va dimenticato, nel ’48 (e «fare un 48 è rimasto sino ad oggi sinonimo di disordine, baccano): l’anno delle petizioni popolari, dei cortei di cittadini che assediano in modi pacifici ma energici i palazzi regi chiedendo la Costituzione, un nuovo sistema politico in cui il popolo sia rappresentato. 
In questo disfacimento  del sistema politico precedente, quello che si chiama abitualmente l’Ancien Régime, anche il piccolo mondo valdese viene coinvolto: si tratta pur sempre di avvenimenti traumatici, non di ordinaria amministrazione. 
Di quelle giornate memorabili abbiamo le testimonianze preziose di due giovani valdesi che le hanno vissute: Jean-Jacques Parander, aiuto del pastore Bert all’ambasciata di Prussia a Torino, che recò nella notte del 24 febbraio la notizia alle Valli (…) e Antoine Monastier (…) Quella giornata fu naturalmente gran festa, e si comprende, ed ebbe i suoi momenti chiave nel culto di ringraziamento in chiesa, nel corteo, nei banchetti e, la sera, nei fuochi: forme di comunicazione dell’epoca romantica. Il Te Deum (dalle parole d’inizio del canto: Te Deum laudamus, Ti lodiamo Signore), servizio religioso solenne a Dio per un evento eccezionale (una vittoria, una liberazione) appartiene alla tradizione; altrettanto tradizionale è il fuoco (…) 
Molto meno tradizionale – anzi innovativo – è invece il corteo, classica espressione di una coscienza civile moderna: nel 1789 è il popolo in marcia verso la Bastiglia, nel 1848 la folla che chiedeva la Costituzione»

- Giorgio Tourn, in:
Giorgio Tourn – Bruna Peyrot, Breve storia della Festa del XVII Febbraio
monografie edite in occasione del 17 febbraio, XVII Febbraio 1994, pp. 40.
La citazione è tratta da p. 5.

domenica 16 febbraio 2020

Settimana della Libertà: la testimonianza di Liliana Segre



di Sabina Baral


Intervista alla senatrice a vita in occasione del 17 febbraio

Torre Pellice, 13 Febbraio 2020


Ogni anno attorno al 17 febbraio – data che ricorda l’elargizione dei diritti civili ai valdesi nel 1848, pochi giorni prima che gli ebrei ottenessero le stesse libertà – i protestanti italiani osservano la Settimana della Libertà affrontando temi legati ai diritti, alla laicità e all’impegno sociale. La Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha scelto come tema di quest’anno quello dell’antisemitismo nella convinzione che esso non sia mai venuto meno ma si stia rinfocolando sia in Europa sia in Italia. Dell’esigenza di essere vigili contro ogni forma di discriminazione nei riguardi delle minoranze abbiamo voluto parlare con Liliana Segre, senatrice a vita, sopravvissuta allo sterminio nazista e appassionata testimone di quelle tragiche vicende.

Lei ha vissuto l’esperienza terribile dei campi di concentramento nazisti ed è rimasta una delle poche testimoni di quell’orrore. Teme che quella tragedia, in Italia o in Europa, possa ripetersi?

Escludo che possa riprodursi uno scenario paragonabile agli anni Trenta del secolo scorso, in Europa sono mutate le condizioni politiche. Ma il “cigno nero” esiste in natura anche se è imprevedibile.
I segnali di un nuovo imbarbarimento dei comportamenti e degli umori c’è. Evidentemente gli anticorpi contro “la stagione più buia” hanno perduto di efficacia. 
La lezione di Primo Levi è sempre valida.

A proposito di Primo Levi, lei gli ha riconosciuto la capacità di trovare le parole per esprimere l'origine e le conseguenze di quell’odio. Cosa ha da insegnare uno come lui ai giovani di oggi?

La sua lezione è attualissima, inchiostro fresco. È una fonte inesauribile di saggezza. Basterebbe assorbire la sua lezione sulla memoria. Gli antichi direbbero che “costituisce memento”.
 
Lei ha affermato: «Io non perdono e non dimentico, ma non odio»
L’odio è sempre una sconfitta?

L’odio è la più feroce delle sconfitte, è una perdita secca. È un anti-sentimento paragonabile a un parassita infestante. Quando attacca i gangli vitali di un sistema, sia esso il corpo umano o la società, crea shock. La cura non sempre è disponibile in natura...

C’è chi, in nome della libertà di pensiero, rivendica la possibilità di proclamare e diffondere le parole del proprio odio. Quando è che il libero pensiero diventa discriminazione?

Il libero pensiero è sempre legittimo. Questo è il sale della democrazia. Occorre tuttavia armonizzare questo principio con altri passaggi. Il sistema sta in equilibrio, come ci spiega la nostra amatissima Costituzione, quando le libertà individuali non urtano, non vanno in rotta di collisione con i principi fondamentali. Il faro resta l’articolo 3.

La concessione dei diritti civili a Valdesi ed Ebrei è un esempio di come l’identità religiosa non sia un buon motivo per negare i diritti fondamentali delle persone. 
Quali sono oggi le categorie più a rischio di discriminazione?

Riparto dall’articolo 3. I rischi sistemici possono essere corretti attraverso l’uso sapiente delle carte che ci orientano. Come cittadini italiani ed europei possiamo confidare e fidarci delle nostre “Leggi fondamentali”. Non mi stancherò mai di ripeterlo, la protezione passa per la buona applicazione della Costituzione e della Carta europea dei diritti fondamentali. Entro quella cornice non c’è pericolo. Lunga vita alle buone leggi, cattedrali di libertà.

sabato 15 febbraio 2020

la Lumière - Domenica 16 Febbraio - da Matteo 5

foglio biblico, teologico, liturgico

  DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020 - 6a DOPO L'EPIFANIA
SEXAGESIMA (60 GIORNI PRIMA DI PASQUA)



Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo
 5,17-22a.27-28.33-34a.37b

«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.
«Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale";  
ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 
Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.  «Avete anche udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; da' al Signore quello che gli hai promesso con giuramento".  
Ma io vi dico: non giurate affatto, il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno.



commento delle
Clarisse di Sant'Agata
il testo integrale in: www.clarissesantagata.it
riportato anche in: alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com 

...io vi dico 



Gesù è ancora seduto sul monte della nuova alleanza (Mt 5,1) e, rivolgendosi ai suoi discepoli, sembra proporre loro una nuova “Legge”, alternativa a quella antica: “avete inteso che fu detto... ma io vi dico”. 
Tuttavia Gesù non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti, non è venuto neppure a proporre un codice morale migliore o superiore a quello di scribi e farisei. 

Gesù è molto chiaro, fin dall’inizio del vangelo: con la sua venuta, non vuole “abolire” (e lo ripete per ben due volte nel versetto 17!), ma “dare pieno compimento”. “La Legge e i Profeti” (cioè tutta la Scrittura consegnata a Israele) non sono eliminati o superati, ma trovano in Gesù il “compimento”. 

Questo non solo perché in Gesù la Scrittura dell’Antico Testamento si è realizzata. 
E Matteo è l’evangelista che più degli altri ci presenta Gesù come “compimento” di parole dell’Antico Testamento: “questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto... (Mt 4,14; 8,17; 12,17.21; 13,14-15.35; 21,4-5; 27,9-10). 

Infatti Gesù è venuto “a dare compimento”, nel senso che è venuto a “riempire”, a “colmare”,

[…]

Gesù è la misura nuova e sovrabbondante della Legge. Non perché Gesù sia più rigido o più accondiscendente degli scribi, ma perché Gesù accogliendo la Legge (tutta! Infatti neppure “un trattino non si compirà”!), ne indica il senso più profondo, la radice. 

Potremmo dire che Gesù è uno che “osserva la Legge”, ma cogliendone lo spirito e non fermandosi alla lettera. Infatti ogni volta in cui Gesù introduce un “ma io vi dico” non sta dicendo che la Legge è superata per seguire le Sue nuove indicazioni, ma sta dicendo che quel precetto o comandamento della Legge nasconde delle esigenze più profonde. 
E questo “di più” diviene visibile nel momento in cui la Legge la si legge “con Gesù”: “ma Io vi dico”

Senza di Lui non è possibile cogliere la radicalità della Legge. “Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". 

Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna”. 

Gesù proclama con forza che non si tratta “semplicemente” di non uccidere l’altro, ma è necessario astenersi dall’ira o dalle parole ingiuriose attraverso le quali uccidiamo allo stesso modo i fratelli (“Chiunque odia il proprio fratello è omicida”, 1Gv 3,15).

“Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione”. 

A nulla vale presentarsi a Dio con la propria offerta se non si sono cercate vie di riconciliazione con il fratello che “ha qualcosa contro di noi”. 

“Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”. 
Non si tratta solo di non commettere adulterio, ma di custodire il nostro sguardo che vuole possedere l’altro facendone un semplice oggetto di desiderio.“  

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Non è questione solo di astenersi dal giurare il falso, ma di vivere una tale rettitudine nel parlare da non avere bisogno di alcun giuramento per avvallare quanto affermiamo (“il vostro parlare sia sì sì, no no”).

Non è una “nuova” Legge, ma una Parola che ci chiede di oltrepassare la superficie per scendere alla radice della sua chiamata, per entrare nelle sfumature della sua verità. 

Questo passo “oltre” e “dentro” la superficie della Legge è il “compimento” che Gesù è venuto a inaugurare.












 

venerdì 14 febbraio 2020

Ginevra, buone notizie ecumeniche


tratto da: www.riforma.it

 

Ginevra, prove di ecumenismo


di Redazione
Per la prima volta dall'avvio della Riforma protestante i cattolici celebreranno una messa nella cattedrale Saint-Pierre

Per la prima volta dai tempi dell’avvio della Riforma protestante, i cattolici celebreranno una messa nella cattedrale di Saint-Pierre.

Nell'agosto del 1535, la messa fu abolita a Ginevra dopo che gli iconoclasti devastarono la cattedrale di Saint-Pierre rompendo statue e lacerando immagini che non erano conformi al nuovo culto riformato. Da allora, nessuna messa ha avuto luogo nell'edificio, usato per il culto protestante. Un lungo periodo che si concluderà sabato 29 febbraio 2020, con una messa celebrata, alle 18.30, da Pascal Desthieux, vicario episcopale del Cantone di Ginevra.

Questa proposta senza precedenti della parrocchia protestante di Saint-Pierre-Fusterie è nata da un lungo dibattito a seguito di una cerimonia ecumenica. L'idea è poi "maturata" nel Consiglio Parrocchiale, che ha votato a favore. «Non c'è stata opposizione, il che è significativo. L'idea è piaciuta perché corrisponde al nostro desiderio di rendere la cattedrale un luogo di incontro per tutti i cristiani di Ginevra. Uno spazio che trascende i confini denominazionali», afferma Daniel Pilly, presidente del Consiglio riformato della chiesa Saint-Pierre.

Due precedenti

Se i cattolici romani non hanno celebrato da soli una messa a San Pietro per quasi 500 anni, hanno comunque preso parte a cerimonie ecumeniche. Da parte loro, i luterani sono stati autorizzati a celebrarvi le confermazioni dei loro catecumeni la domenica di Pentecoste, quando il tempio della Madeleine dove officiavano tradizionalmente era stato chiuso temporaneamente per i lavori di rimozione dell'amianto. Gli anglicani sono anche venuti, per diversi anni, a intonare canti natalizi nella cattedrale.

Se i cattolici romani saranno a casa loro a Saint-Pierre il 29 febbraio, questo sarà anche il caso dei protestanti, che, come tutti i cristiani, saranno benvenuti in questa messa e accolti nella comunione. «Ciò non è niente di speciale a Ginevra in quanto è già praticato localmente in molte parrocchie durante le celebrazioni ecumeniche in cui protestanti e cattolici si invitano a vicenda alla Cena del Signore e alla comunione», ricorda Daniel Pilly.

Clima favorevole e fertile

Questo invito deriva anche da ottime relazioni, piene di fiducia, stabilite da diversi anni con Pascal Desthieux. «È un segnale che il clima a Ginevra è estremamente favorevole e fruttuoso con la Chiesa cattolica romana. Abbiamo compiuto notevoli progressi in termini di ecumenismo, in particolare con la Dichiarazione congiunta, firmata nel 2017, che riconosce i nostri rispettivi ministeri», ha affermato Emmanuel Fuchs, presidente della Chiesa protestante di Ginevra e anche pastore di Saint-Pierre. Per Daniel Pilly come per Emmanuel Fuchs, anche se le differenze tra protestanti e cattolici rimangono notevoli, ciò che le unisce è molto più importante. «È un forte segno che stiamo dando “prestando” la nostra cattedrale, una volontà di aprirci, di mettere insieme la Chiesa, di portare il Vangelo e di rendere testimonianza del nostro amore per Cristo. Come ha detto Papa Francesco, l'ecumenismo si ottiene camminando. Stiamo cercando di camminare insieme nella speranza che quando avremo camminato abbastanza, gli ostacoli che oggi ci sembrano insormontabili non lo saranno più», conclude Emmanuel Fuchs.

Traduzione da Protestinfo.ch
Foto: cattedrale di Saint-Pierre

mercoledì 12 febbraio 2020

Bibbia - parole di speranza, incoraggiamento e serenità


Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.
I Pietro 5,7



Questa è la parola ch’egli ha diretta ai figli d’Israele, portando il lieto messaggio
di pace per mezzo di Gesù Cristo. Egli è il Signore di tutti.
Atti degli apostoli 10,36

Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso; perciò non sono stato abbattuto;
Isaia 50,7

Il SIGNORE manderà con te il suo angelo e darà successo al tuo viaggio;
Genesi 24,40b

Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera.
II Tessalonicesi 3,16a

domenica 9 febbraio 2020

la Lumière - Matteo 5,13-16 - Domenica 9 febbraio

foglio biblico, teologico, liturgico


  DOMENICA 9 FEBBRAIO 2020 - 5a DOPO L'EPIFANIA
SEPTUAGESIMA (70 GIORNI PRIMA DI PASQUA)

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,13-16

13 «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.  
14 Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta,  
15 e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.
16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.


BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

Il sapore della luce

Maurizio Abbà

Il sale ai tempi di Gesù era considerato un bene raro, quindi era considerato preziosissimo.

La storia del sale ha lasciato tracce in diversi ambiti e relazioni sociali.
Tutto subito ci viene in mente il sale impiegato in cucina
con finalità sia di condimento sia di conservazione;

- dall'antichità:

- la Via Salaria, strada consolare, dalle Saline di Ostia raggiungeva l'Adriatico,
per il commercio del sale, appunto;
- il sale fu considerato alla stregua della moneta, merce di scambio;
- il "salario": una forma di retribuzione, terminologia ancora in uso ai nostri giorni;
- come purtroppo ci narra la Storia delle brame di possesso dell'essere umano,
si sono combattute guerre per il controllo e il dominio del sale;
- la storia del sale attraversa anche la storia delle lotte della nonviolenza:
la "Marcia del Sale", svoltasi in India dal 12 marzo al 5 aprile 1930, 
fu condotta proprio con la metodologia della nonviolenza della satyagraha
da Mohandas Karamchand Gandhi
per protestare contro l'imposizione imperiale della tassa sul sale,
ed affermando che il sale apparteneva al popolo indiano.


Che ci dice il testo evangelico?
Come al solito sono molte le scintille di senso che ci porge.
Gesù dice che il sale sei tu, 
condurre una vita saporita questa è importante.
Saporita: piena di significati, in cui non conta ciò che si ha
ma quello che si è.
Essere così luminosi, 
risulta facile il fraintendimento, 
non è il protagonismo quello che è richiesto,
non è che si deve brillare mettendo in ombra gli altri.

Essere luminosi, fare luce dando colore ai soliti giorni
che non saranno più le solite giornate,

cercando costantemente di non essere insipidi 
il che vuol dire che 
- s'impedisce che lo scialbo prevalga,
- il non dare spazio alla sciatteria.

Nell'avventura della vita dare colore, essere saporiti,
a beneficio di chi ci sta accanto, 
di chi ci è vicino,
a queste persone dirle quanto sono importanti per noi!

Dare colore, essere saporiti, a beneficio anche di chi è lontano, 
che poi tanto lontano non è,
così non saremo lontani neppure da noi stessi.

Il sapore della luce per un'esistenza vera, autentica.

è il sapore delle cose che meritano attenzione,
l'Evangelo di Gesù Cristo merita la nostra attenzione.

Il salario delle nostre giornate è l'amore,
quello vero, quello che fa vivere, 
che fa vivere bene, da innamorati.
Da innamorati della vita, delle persone, degli animali, dei fiori, delle piante,
Innamorati dell'amore che fa gioire, che ti fa vivere a un ritmo diverso,
con energia per essere di aiuto, per amare, per sperare, per amare ancora.

L'Evangelo di Gesù Cristo è questo e anche molto di più.








sabato 8 febbraio 2020

La canzone più bella


Benigni e il Cantico dei Cantici


Come la relazione amorosa tra i due giovani amanti mostra che l'amore può abbattere i muri del patriarcato per dare corpo a relazioni libere, paritetiche. Una riflessione della biblista Lidia Maggi sulla scelta di Roberto Benigni di portare il Cantico dei cantici a Sanremo




Roma (NEV), 7 febbraio 2020 – A Sanremo, al festival della canzone italiana, Benigni osa presentare la canzone più bella identificandola in quel capolavoro delle Scritture ebraico-cristiane che è il Cantico dei cantici. Ed è notevole che questo testo sia stato declamato all’Ariston, in un teatro e non in una chiesa o in una sinagoga. Un riconoscimento al carattere culturale e non solo religioso della Bibbia, vero proprio codice del nostro occidente, ovvero testo decisivo per leggere anche gli altri capolavori artistici della nostra civiltà.

Interessante anche il fatto che Benigni si sia avvalso di una traduzione letterale, citando vari esegeti. Non si è limitato a recitare il Cantico; lo ha introdotto, mostrando di essersi messo in ascolto della tradizione interpretativa, da Rabbi Achivà fino al recupero attuale del significato letterale, non allegorico del testo.

Il Cantico ci interroga su tutti quei modi di dire la fede che hanno separato il corpo dall’anima, lo spirito dalla materia. E lo fa mettendo al centro i corpi, abitati dal desiderio, chiamati ad amarsi. La relazione amorosa tra i due giovani amanti mostra che l’amore può abbattere i muri del patriarcato per dare corpo a relazioni libere, paritetiche. E’ proprio in una simile relazione amorosa che si sperimenta la sacralità della vita. Mi sembra questa la sintesi del messaggio di Benigni: ascoltare il Cantico più bello significa riscoprire che l’amore può ritornare ad essere una grammatica fondamentale per vivere la vita nella sua pienezza. 

L’attore Benigni ha presentato la sua performance come un trailer finalizzato a stimolare la visione del film: un modo originale per invitare a leggere personalmente il testo, per riscoprire quel capolavoro della letteratura custodito nel Libro della vita. 

Chi, come noi, da anni, lavora nel tentativo di dare voce al Libro assente, non può che giudicare positivamente l’operazione fatta da Benigni . 

La quale non si riduce ad una lettura laica, che si limita a riaffermare la sacralità dell’erotismo. Dietro quel monologo si nasconde anche una provocazione teologica: proprio come nel Cantico, dove il nome di Dio non viene mai menzionato, chi legge è provocato a scorgervi un modo sorprendente di pensare al divino. 

Il fatto che il Cantici dei cantici si trovi nella Bibbia non ci richiama soltanto alla necessità di interrogarci sul modo moralistico con cui il mondo religioso ha guardato alle relazioni amorose. Quel testo poetico osa mostrarci immagini inedite di Dio. L’amore di due giovani amanti clandestini, che si amano fuori dai vincoli matrimoniali, diventa anche il luogo dove si rivela lo sguardo di un Dio che ama fuori dai rapporti “canonici” in cui rischiamo di imbrigliarlo.

Dio si nasconde nelle effusioni amorose degli amanti. Si rivela  assetato di baci e di abbracci. È un Dio che, a tratti, assume la voce di una ragazza audace e spregiudicata nelle proposte amorose; ma anche quella di un ragazzotto timido e reticente sopraffatto dall’esuberanza della sua amata.

Non possiamo che essere grati a Benigni per il suo prezioso monologo e per l’invito rivolto dal palco dell’Ariston a riprendere in mano la Scrittura e a leggere con gli occhiali della poesia biblica la vita, le relazioni e la fede.