«Come è noto (ma chi lo
sa ancora?) il primo “17 febbraio” non ebbe luogo il 17 ma il 25; la
pubblicazione delle Lettere Patenti, firmate da Carlo Alberto il 17,
venne rinviata di alcuni giorni per motivi di ordine pubblico.
Il clima
culturale e politico in cui vennero emanate le leggi che riguardavano le
minoranze discriminate – valdesi ed ebrei – è quanto di più agitato si
possa immaginare.
Siamo, non va dimenticato, nel ’48 (e «fare un 48 è
rimasto sino ad oggi sinonimo di disordine, baccano): l’anno delle
petizioni popolari, dei cortei di cittadini che assediano in modi
pacifici ma energici i palazzi regi chiedendo la Costituzione, un nuovo
sistema politico in cui il popolo sia rappresentato.
In questo
disfacimento del sistema politico precedente, quello che
si chiama abitualmente l’Ancien Régime, anche il piccolo mondo valdese
viene coinvolto: si tratta pur sempre di avvenimenti traumatici, non di
ordinaria amministrazione.
Di quelle giornate memorabili abbiamo le
testimonianze preziose di due giovani valdesi che le hanno vissute:
Jean-Jacques Parander, aiuto del pastore Bert all’ambasciata di Prussia a
Torino, che recò nella notte del 24 febbraio la notizia alle Valli (…) e
Antoine Monastier (…) Quella giornata fu naturalmente gran festa, e si
comprende, ed ebbe i suoi momenti chiave nel culto di ringraziamento in
chiesa, nel corteo, nei banchetti e, la sera, nei fuochi: forme di
comunicazione dell’epoca romantica. Il Te Deum (dalle parole d’inizio del canto: Te Deum laudamus,
Ti lodiamo Signore), servizio religioso solenne a Dio per un evento
eccezionale (una vittoria, una liberazione) appartiene alla tradizione;
altrettanto tradizionale è il fuoco (…)
Molto meno tradizionale – anzi
innovativo – è invece il corteo, classica espressione di una coscienza
civile moderna: nel 1789 è il popolo in marcia verso la Bastiglia, nel
1848 la folla che chiedeva la Costituzione»
- Giorgio Tourn, in:
Giorgio Tourn – Bruna Peyrot, Breve storia della Festa del XVII Febbraio,
monografie edite in occasione del 17 febbraio, XVII Febbraio 1994, pp. 40.
La citazione è tratta da p. 5.
