DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020 - 6a DOPO L'EPIFANIA
SEXAGESIMA (60 GIORNI PRIMA DI PASQUA)
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo
5,17-22a.27-28.33-34a.37b
5,17-22a.27-28.33-34a.37b
«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché
in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,
neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia
adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi
minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato
minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati
sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e
dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.
«Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale";
«Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale";
ma io vi dico: chiunque si adira
contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; «Voi avete
udito che fu detto: "Non commettere adulterio".
Ma
io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso
adulterio con lei nel suo cuore. «Avete anche udito che fu detto
agli antichi: "Non giurare il falso; da' al Signore quello che gli hai
promesso con giuramento".
Ma io vi dico: non giurate
affatto, il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più
viene dal maligno.
commento delle
Clarisse di Sant'Agata
il testo integrale in: www.clarissesantagata.it
riportato anche in: alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com
...io vi dico
Gesù è ancora seduto sul monte della nuova
alleanza (Mt 5,1) e, rivolgendosi ai suoi discepoli, sembra proporre loro una
nuova “Legge”, alternativa a quella antica: “avete inteso che fu detto... ma io
vi dico”.
Tuttavia Gesù non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti, non è
venuto neppure a proporre un codice morale migliore o superiore a quello di
scribi e farisei.
Gesù è molto chiaro, fin dall’inizio del vangelo: con la sua
venuta, non vuole “abolire” (e lo ripete per ben due volte nel versetto 17!),
ma “dare pieno compimento”. “La Legge e i Profeti” (cioè tutta la Scrittura consegnata
a Israele) non sono eliminati o superati, ma trovano in Gesù il “compimento”.
Questo
non solo perché in Gesù la Scrittura dell’Antico Testamento si è realizzata.
E
Matteo è l’evangelista che più degli altri ci presenta Gesù come “compimento” di
parole dell’Antico Testamento: “questo avvenne perché si compisse ciò che era
stato detto... (Mt 4,14; 8,17; 12,17.21; 13,14-15.35; 21,4-5; 27,9-10).
Infatti
Gesù è venuto “a dare compimento”, nel senso che è venuto a “riempire”, a
“colmare”,
[…]
Gesù è la misura nuova e sovrabbondante della
Legge. Non perché Gesù sia più rigido o più accondiscendente degli scribi, ma
perché Gesù accogliendo la Legge (tutta! Infatti neppure “un trattino non si
compirà”!), ne indica il senso più profondo, la radice.
Potremmo dire che Gesù
è uno che “osserva la Legge”, ma cogliendone lo spirito e non fermandosi alla
lettera. Infatti ogni volta in cui Gesù introduce un “ma io vi dico” non sta
dicendo che la Legge è superata per seguire le Sue nuove indicazioni, ma sta
dicendo che quel precetto o comandamento della Legge nasconde delle esigenze
più profonde.
E questo “di più” diviene visibile nel momento in cui la Legge la
si legge “con Gesù”: “ma Io vi dico”.
Senza di Lui non è possibile cogliere la
radicalità della Legge. “Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non
ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio".
Ma io vi
dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al
giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere
sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al
fuoco della Geènna”.
Gesù proclama con forza che non si tratta “semplicemente”
di non uccidere l’altro, ma è necessario astenersi dall’ira o dalle parole
ingiuriose attraverso le quali uccidiamo allo stesso modo i fratelli (“Chiunque
odia il proprio fratello è omicida”, 1Gv 3,15).
“Se dunque tu presenti la tua
offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di
te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il
tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il
tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti
consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione”.
A nulla vale presentarsi a Dio con la propria offerta se non si sono cercate
vie di riconciliazione con il fratello che “ha qualcosa contro di noi”.
“Avete
inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico:
chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei
nel proprio cuore”.
Non si tratta solo di non commettere adulterio, ma di
custodire il nostro sguardo che vuole possedere l’altro facendone un semplice
oggetto di desiderio.“
Avete anche
inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai
verso il Signore i tuoi giuramenti". Non è questione solo di astenersi dal
giurare il falso, ma di vivere una tale rettitudine nel parlare da non avere
bisogno di alcun giuramento per avvallare quanto affermiamo (“il vostro parlare
sia sì sì, no no”).
Non è una “nuova” Legge, ma una Parola che ci chiede di
oltrepassare la superficie per scendere alla radice della sua chiamata, per
entrare nelle sfumature della sua verità.
Questo passo “oltre” e “dentro” la
superficie della Legge è il “compimento” che Gesù è venuto a inaugurare.