sabato 15 febbraio 2020

la Lumière - Domenica 16 Febbraio - da Matteo 5

foglio biblico, teologico, liturgico

  DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020 - 6a DOPO L'EPIFANIA
SEXAGESIMA (60 GIORNI PRIMA DI PASQUA)



Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo
 5,17-22a.27-28.33-34a.37b

«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.
«Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale";  
ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 
Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.  «Avete anche udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; da' al Signore quello che gli hai promesso con giuramento".  
Ma io vi dico: non giurate affatto, il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno.



commento delle
Clarisse di Sant'Agata
il testo integrale in: www.clarissesantagata.it
riportato anche in: alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com 

...io vi dico 



Gesù è ancora seduto sul monte della nuova alleanza (Mt 5,1) e, rivolgendosi ai suoi discepoli, sembra proporre loro una nuova “Legge”, alternativa a quella antica: “avete inteso che fu detto... ma io vi dico”. 
Tuttavia Gesù non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti, non è venuto neppure a proporre un codice morale migliore o superiore a quello di scribi e farisei. 

Gesù è molto chiaro, fin dall’inizio del vangelo: con la sua venuta, non vuole “abolire” (e lo ripete per ben due volte nel versetto 17!), ma “dare pieno compimento”. “La Legge e i Profeti” (cioè tutta la Scrittura consegnata a Israele) non sono eliminati o superati, ma trovano in Gesù il “compimento”. 

Questo non solo perché in Gesù la Scrittura dell’Antico Testamento si è realizzata. 
E Matteo è l’evangelista che più degli altri ci presenta Gesù come “compimento” di parole dell’Antico Testamento: “questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto... (Mt 4,14; 8,17; 12,17.21; 13,14-15.35; 21,4-5; 27,9-10). 

Infatti Gesù è venuto “a dare compimento”, nel senso che è venuto a “riempire”, a “colmare”,

[…]

Gesù è la misura nuova e sovrabbondante della Legge. Non perché Gesù sia più rigido o più accondiscendente degli scribi, ma perché Gesù accogliendo la Legge (tutta! Infatti neppure “un trattino non si compirà”!), ne indica il senso più profondo, la radice. 

Potremmo dire che Gesù è uno che “osserva la Legge”, ma cogliendone lo spirito e non fermandosi alla lettera. Infatti ogni volta in cui Gesù introduce un “ma io vi dico” non sta dicendo che la Legge è superata per seguire le Sue nuove indicazioni, ma sta dicendo che quel precetto o comandamento della Legge nasconde delle esigenze più profonde. 
E questo “di più” diviene visibile nel momento in cui la Legge la si legge “con Gesù”: “ma Io vi dico”

Senza di Lui non è possibile cogliere la radicalità della Legge. “Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". 

Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna”. 

Gesù proclama con forza che non si tratta “semplicemente” di non uccidere l’altro, ma è necessario astenersi dall’ira o dalle parole ingiuriose attraverso le quali uccidiamo allo stesso modo i fratelli (“Chiunque odia il proprio fratello è omicida”, 1Gv 3,15).

“Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione”. 

A nulla vale presentarsi a Dio con la propria offerta se non si sono cercate vie di riconciliazione con il fratello che “ha qualcosa contro di noi”. 

“Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”. 
Non si tratta solo di non commettere adulterio, ma di custodire il nostro sguardo che vuole possedere l’altro facendone un semplice oggetto di desiderio.“  

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Non è questione solo di astenersi dal giurare il falso, ma di vivere una tale rettitudine nel parlare da non avere bisogno di alcun giuramento per avvallare quanto affermiamo (“il vostro parlare sia sì sì, no no”).

Non è una “nuova” Legge, ma una Parola che ci chiede di oltrepassare la superficie per scendere alla radice della sua chiamata, per entrare nelle sfumature della sua verità. 

Questo passo “oltre” e “dentro” la superficie della Legge è il “compimento” che Gesù è venuto a inaugurare.