lunedì 30 novembre 2020

Avvento, la Memoria e l'Attesa



Karl Rahner, Avvento la profonda nostalgia della nostra vita

A cura di Andreas R. Batlogg e Peter Suchla

(Collana: Meditazioni 257), Editrice Queriniana, Brescia, 2020

Titolo originale: Advent - Von der tiefen

Sehnsucht unseres Lebens


dall’introduzione:

Prima del tempo di Natale c’è l’Avvento. 

La parola avvento proviene dal latino e significa venuta; nel significato cristiano questo vuol dire: la venuta del Signore (adventus Domin). 

Tuttavia oggi la maggior parte delle persone intendono il tempo di Avvento semplicemente come fosse un tempo di preparazione, cioè come un tempo che va oltrepassato finché alla fine ci sarà la grande festa. 

Karl Rahner, s.j. (1904-1984) tuttavia ci insegna che questo tempo di Avvento è di più: esso ci fa vedere che l’esistenza cristiana, anzi la vita in generale, ha a che fare con la memoria e l’attesa. 

I cristiani vivono della memoria della venuta di Dio in Gesù di Nazaret, nato duemila anni fa a Betlemme, e nell’attesa della venuta di Dio, il suo avvento, che ha mutato definitivamente il mondo e continua a cambiarlo così che questo mondo rispecchi sempre di più la luce di Dio, nonostante tutte le nostre opposte percezioni di sventura, bisogno, guerra e terrore. 

Con il titolo Avvento – la profonda nostalgia della nostra vita, suggerito dai curatori, sono qui raccolti tre piccoli testi di Karl Rahner che ci invitano a comprendere la vita quotidiana, la mera ferialità come avvento – come una venuta unica, un andare verso Dio che ha irrevocabilmente promesso il suo avvento, la propria venuta in questo mondo e la trasformazione di questo nel suo futuro. «La vita», dice Rahner, «è un unico avvento. La domanda è se siamo disposti ad accogliere e a celebrare la vita come un simile avvento». 


tratto da:

- Andreas R. Batlogg – Peter Suchla,

«Se accogliessimo la vita come un avvento»

L’istanza di Karl Rahner per un ottimismo cristiano, 5-6

 


Karl Rahner

Avvento la profonda nostalgia della nostra vita

A cura di Andreas R. Batlogg e Peter Suchla

domenica 29 novembre 2020

Drewermann: questo è il Natale

 

Dobbiamo osare e trovare il coraggio di vivere noi stessi.

Smettete di chiedere «Che cosa si deve fare?».

Sostituite la domanda con un'altra: 

«Chi ci è permesso essere? Chi siamo?
Che cosa è sopito in noi in attesa di vivere?».

Non vergogniamoci del fatto che ciò che si agita in noi
appare spesso incompiuto,
ingenuo, non collaudato, appena agli inizi.

Questo è il Natale: una speranza sul nascere, qualcosa di molto piccolo,
 

un Dio in divenire, un uomo che vorrebbe farsi.

Chi lo trova troppo insignificante non verrà mai a Betlemme

 

                                                                          Eugen Drewermann

 

Eugen Drewermann, Il Cielo Aperto Prediche per l’Avvento e il Natale

a cura di Bernd Marz. Traduzione dal tedesco di Carla Murara.

Editrice Queriniana, Brescia, 117.




Una Preghiera di Jürgen Moltmann


 

Signore è tempo che tu venga,

perché il nostro tempo corre e il nostro mondo passa.

 

Tu ci hai dato una vita da vivere assieme agli altri, 

noi invece ci diamo a vicenda la morte con le guerre, 

con la concorrenza e con l’indifferenza.

 

Tu ci ha dato gli alberi e le foreste,

noi invece abbiamo disboscato tutto, 

tu hai dato agli uccelli la primavera

e ai pesci i fiumi,

noi invece li abbiamo distrutti con le sostanze chimiche.

La primavera è muta, i fiumi vuoti,

l’aria appestata.

 

Tu ci hai dato l’equilibrio della tua creazione,

noi invece l’abbiamo turbato e intendiamo

andare fino in fondo su questa strada.

Il nostro tempo passa, 

 

Signore donaci il tuo tempo affinché

viviamo.

 

Donaci il coraggio

di servire la vita invece che la morte,

donaci il futuro, a noi e ai nostri figli. 

 


 

J. Moltmann, Il linguaggio della liberazione

trad. dal tedesco di Giovanni Moretto, Queriniana, Brescia, 1973, 111-121,

citazione da: Breviario Teologico dell’Avvento, a cura di Rosino Gibellini,

Queriniana, Brescia, 1975, 174.

Preghiera attenta e sollecita


DOMENICA 29 NOVEMBRE - 1a NELL'AVVENTO



Veglia al mattino ancor che un cielo puro 

sembri annunziare calmo il dì seren.


Può il tuo orizzonte diventare oscuro,

e la tempesta sorge in un balen.


Veglia al mattin, la sera veglia ancora,

si veglia ognora, prega e sii fedel!




                                                             J. Sibelius


Innario Cristiano

Claudiana, Torino, 2000, 

INNO 339,I strofa

(J. Sibelius)


sabato 28 novembre 2020

Dialogo luminoso

 


Ospitalità eucaristica: in cammino verso l'unità dei cristiani

 


Intervengono Paolo Ricca e Giovanni Cereti.


Per partecipare collegarsi a: meet.google.com/bkq-rift-hxd


In un confronto dialettico con voci rappresentative delle principali chiese presenti sul territorio nazionale, nel volume curato da Margherita Ricciuti e Pietro Urciuoli si affronta il tema dell’ospitalità eucaristica a partire da un documento a firma di Paolo Ricca e Giovanni Cereti in cui sono espresse le ragioni a sostegno di questa pratica.

«Chi prenderà in mano questo libro, qualunque sia la sua opinione sull’ospitalità eucaristica, troverà qui molti motivi per approfondire la questione e sarà – si spera – invogliato a discuterla serenamente con altri cristiani, in un dialogo paziente, franco e cordiale»
Paolo Ricca

«Oggi è possibile esprimersi a favore dell’ospitalità eucaristica come strumento e mezzo che con la grazia di Dio e sotto l’azione dello Spirito può contribuire ad accelerare il superamento delle divisioni fra le chiese pur nel rispetto delle legittime diversità»
Giovanni Cereti


Contributi di 

Enrico Benedetto, Heiner Bludau, Ambrogio Cassinasco, Guido Dotti, Ermanno Genre, Andrea Grillo, Hanz Gutierrez, Ulrike Jourdan, Danielle Jouvenal, Giovanni La Rosa, Enrico Mazza, Carmine Napolitano, Luca Maria Negro, Silvano Nicoletto, Emmanuele Paschetto, Antonietta Potente, Edoardo Scognamiglio, Antonio Squitieri, Piero Stefani.





Il recupero della mitezza

 

 

tratto da: www.chiesavaldese.org

di Sabina Baral

Un dialogo con il cardinale Gianfranco Ravasi in questo tempo di Avvento

Torre Pellice, 27 Novembre 2020

L’Avvento è il tempo in cui i credenti sono invitati a prepararsi alla venuta del Signore, un tempo nutrito di attesa e di speranza. 
Con il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura 
e della Pontificia Commissione di 
Archeologia Sacra, ci siamo interrogati sul senso di questa attesa per capire se ancora sappiamo cercare Dio nel nostro quotidiano avendo nel cuore l’urgenza della venuta di Cristo.

L’etimologia della parola “attendere” esprime una “tensione verso”, un atteggiamento attivo e non passivo da parte del credente. 

Come si può mantenere vivo il desiderio bruciante della fede?

Il verbo “tendere” può avere una connotazione positiva quando indica un atteggiamento creativo da parte del credente, una sorta di proiezione verso l’orizzonte, il contrario esatto dell’indifferenza che con la sua mano gelida si ramifica non solo nella società ma anche nella vita di chi crede. Parimenti la tensione ha connotazione negativa quando si fa elemento di paura, preoccupazione, chiusura, come il Covid ci insegna. Anche la parola “tendenza” è ambivalente: può indicare la ricerca costante di una nuova direzione ma degenerare e ridursi a un semplice orientamento comune e sociale. Il rischio c’è anche per la fede e soprattutto per la religione: esse non devono essere solo una tendenza, mera iscrizione ideale ad una chiesa ma debbono ritrovare la purezza e la forza di una tensione verso l’orizzonte fondamentale del credere. 

L’attesa implica pazienza. Quanto siamo in grado oggi di esercitare questa virtù?

Le parole sono creature viventi, espressione di profondità interiore e vanno ascoltate. L’etimologia latina della parola rimanda alla sofferenza perché la pazienza esige fatica, costanza ma anche etica e moralità, vale a dire un impegno personale ed esistenziale. La sua sorella maggiore è la speranza che, a sua volta, è la sorella minore della fede e della carità. A fianco di queste virtù porrei la mitezza che Norberto Bobbio, testimone laico, diceva essere la virtù più impolitica. In questi tempi di forte aggressività ritrovare la pazienza significa anche recuperare la mitezza, quel rispetto dell’altro che è una variante dell’amore.

Dio che viene sulla terra attraverso Cristo resta un fatto sbalorditivo. Non crede che abbiamo addomesticato questo evento invece di conservare il tremito che scaturisce da una vicenda così smisurata?

La religione biblica è sostanzialmente una religione storica e ci insegna che Dio agisce sotto i sassi, sotto il terriccio della storia. Basta pensare ai quadri di Chagall, dove gli angeli escono dai comignoli delle case e i profeti si ritrovano nella piazza: la quotidianità è epifania, epifania nascosta. L’incarnazione, il Verbo che si fa carne è il vertice di questa storicità e la riscoperta di questa presenza va fatta sempre. Una presenza che può essere solenne ma che il più delle volte è una presenza segreta. Allora, per scovarla, abbiamo bisogno di stupore, quella dote umana straordinaria che riesce a trovare il bulbo del divino all’interno della storia. Il grande appello che dobbiamo rivolgere, come credenti, a questa società è proprio questo: ritrovare il germe divino in una storia ridotta a mera nomenclatura di eventi.

Il Natale trova il compimento del suo senso nella Pasqua di resurrezione. Come cristiani ne siamo ancora consapevoli e sappiamo dirlo al mondo?

La narrazione della nascita di Gesù che ci viene offerta nei Vangeli di Luca e Matteo è già striata di sangue, basti pensare al Gesù come profugo. Anche nell’arte delle icone russe la “scuola di Novgorod”, a partire dal XV-XVI secolo, ha rappresentato la nascita di Cristo non in una culla bensì in un sepolcro, il sepolcro della resurrezione. Dobbiamo ribadire l’unione profonda della croce con la nascita stessa senza dimenticare che subito appare la luce della resurrezione. I magi non incontrano più Gesù in una grotta ma in una sorta di sala del trono dove Egli è ormai il Cristo glorioso. Purtroppo oggi le chiese sono calate all’interno della storia senza la capacità di linguaggio e di comunicazione che, ad esempio, ebbe l’apostolo Paolo nel ritrascrivere completamente il messaggio cristiano attraverso la lingua e la cultura del tempo. Le chiese non sono neppure più in grado di testimoniare e di avere consapevolezza della propria minoranza. Essere minoranza non è una punizione ma è essere seme, lievito, sale come diceva Gesù rispetto alla massa. Ed è questo un grande appello per il Natale: essere consapevoli di essere minoranza ma saper ritrovare dentro noi stessi l’energia del Regno di Dio, quel seme piccolo che può crescere e diventare l’albero gigantesco sul quale si possono posare gli uccelli del cielo.

venerdì 27 novembre 2020

La Cena del Signore allo schermo? Riflessioni sul tema



Dio viene al mondo per trasformare la nostra vita

tratto da: www.riforma.it

 




di 
Sophie Langeneck                                                                                                 27 novembre 2020 


Il forzato isolamento non deve impedire di cercare idee per dire che Dio viene in mezzo all’umanità

Tra un tampone e l’altro, tra un periodo di isolamento e l’altro, è arrivato Natale. Non è questo il senso di attesa che porta l’avvento. In queste settimane che ci avvicinano a Natale ci è chiesto di prepararci, di darci uno spazio in cui aspettiamo la buona notizia e la iniziamo ad assaporare piano piano. In questo periodo in cui l’attesa si fa ansiosa perché porta con sé incertezza, smarrimento, paura e impreparazione, possiamo ritagliarci un tempo di grazia per prepararci a un evento che certo si ripete ogni anno e ogni anno si preannuncia grandioso: Dio è venuto nel mondo. 

Questa strana epoca che ci coglie sempre come di sorpresa, implicati e coinvolte in un continuo attivismo e nella produzione di contenuti, di servizi, di lavoro mette in luce il bisogno di prenderci uno spazio per aspettare un evento che è preannunciato ma è sempre e ancora eccezionale per il suo significato profondo: Dio è venuto nel mondo per trasformare la mia vita.

La pandemia e le sue conseguenze per le nostre vite non erano annunciate, anche nella seconda ondata il contagio in aumento ci ha colti di sorpresa e non ci ha permesso di prepararci adeguatamente. Anche se ci avevano detto che una seconda ondata ci sarebbe stata, quando essa è arrivata ci ha raggiunti senza precauzioni, stanchi e demotivate. Abbiamo perfino smesso di prospettare una fine della pandemia, ci siamo immersi nell’incertezza e nell’impossibilità di programmare la nostra esistenza.

Questo tempo così carico di diverse attese ha bisogno di essere messo sotto una luce particolare, la luce chiara e calda della presenza di Dio anche nelle nostre vite confuse e incerte. In modo particolare oggi che le nostre vite sono fatte di un susseguirsi di affannate giornate in smart working, in isolamento, in attesa di fare un tampone o di avere il risultato del tampone, e sono diventate vite frenetiche e immobili contemporaneamente perché saltiamo da un incontro all’altro, da un appuntamento all’altro senza soluzione di continuità, restando per ore inchiodati al nostro schermo di computer, tablet, telefono sempre più chiusi in casa, abbiamo bisogno di uno spazio per prepararci ad accogliere anche quest’anno la nascita di Gesù, la venuta di Dio in mezzo all’umanità, in mezzo alla nostra umanità. Questo spazio può essere vario: un tempo di preghiera, di meditazione, ma anche solo il breve istante per mangiare un cioccolatino del calendario dell’Avvento, per gioire e pregustare la vicinanza di Dio, un tempo sospeso per riconoscere che anche in questo strano anno in cui la Terra geme ed è in travaglio, Gesù ci viene incontro per redimerci e salvarci.

Nel 1938, in una delle notti più buie e tragiche della storia della Germania – e del mondo – il teologo e poeta tedesco Jochen Klepper, che vide la sua famiglia spazzata via dalle leggi razziali e perciò si tolse la vita, scrisse 

«La notte sta finendo, il dì non è lontano, le nostre voci uniamo, le lodi a Dio cantiamo. Chi nella notte ha pianto dimentichi il dolore: la notte del suo cuore rischiara il Salvator» 

(traduzione italiana in metrica a cura di Joachim Langeneck).


Dio viene nel mondo inerme come un bambino appena nato, ma potente e abbagliante come la luce di una stella, può riscattarci da ogni nostro dolore e trasformare ancora una volta le nostre vite. Per questo lo aspettiamo pregustando la grazia con cui ci viene incontro e si rende presente nelle nostre vite.


Meditazioni giornaliere

 



Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, 

là viene annunciata la tua misericordia,

e la lode risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, 

così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.

Raymund Weber



Le famose Losungen, testi biblici e meditazioni giornaliere, preparate ogni anno, a partire dal 1731, 

dalla Chiesa evangelica dei Fratelli Moravi (Unità dei Fratelli di Herrnhut). 

La presente edizione, tradotta e adattata per il lettore italiano, è la 290a.

In appendice il Lezionario comune riveduto (Revised Common Lectionary) per il 2020.


www.claudiana.it


Un Giorno Una Parola 2021 una buona tradizione che si rinnova


 

L'azione di Dio si attua come azione creatrice di libertà: nello Spirito, 

l'uomo cessa di subire

la cattività ideologica dell'ambiente e delle correnti del suo tempo, 

diventa libero di credere in Colui

i cui pensieri  sono al di là dei nostri pensieri più conservatori e più rivoluzionari, 

le cui vie sono diverse dalle nostre vie.

Vittorio Subilia





Un invito alla lettura quotidiana della Bibbia

Uno strumento di comunione spirituale intorno al testo biblico

Un lezionario ecumenico di passi biblici e meditazioni giornaliere



tratto da: www.claudiana.it

 

giovedì 26 novembre 2020

I COLORI DELLA VITA E DELLA SPERANZA



FORME E COLORI 


Dio,

tu ci hai creato di forme e colori differenti

e ci hai parlato in  molti modi.


Apri i nostri occhi

affinché sappiamo guardarci gli uni gli altri

e vedere i doni che tu hai dato a ciascuno.


Apri i nostri cuori,

affinché sappiamo comprendere

la ricchezza della diversità,

e ravviva la nostra speranza in un mondo di cui

si saprà apprezzare le ricchezze

e si sarà capaci di condividerle.

 

Nel nome di Gesù,

lui, che vedeva la ricchezza che è nei poveri,

e la povertà dei ricchi quando disprezzano i poveri.

Amen!

 

Indiani del Canada 

 
 
 
- testo riportato in: Comitato Italiano per la CEVAA,   
In Attesa del Mattino

raccolta di testi di fede,  stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, 37.


Per vivere la vita

 Signore Gesù, 

tu ci hai invitati  a venire a te quando siamo stanchi.

Nonostante la tua bontà nei nostri confronti 

talvolta siamo realmente stanchi:

stanchi del lavoro, stanchi della vita di tutti i giorni,

stanchi dei nostri fallimenti, stanchi del nostro peccato,

stanchi addirittura di noi stessi.

Veniamo a te, perché tu ci liberi dalla nostra debolezza.

Fa' che possiamo trovare in te una fonte di nuova vita

e la ragione per viverla.

                                                                    dal Kenya


tratto da:

- Un Giorno Una Preghiera Preghiere per tutti i giorni e per tutti gli anni

a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, 

Claudiana, Torino, 2016, 144-145.



mercoledì 25 novembre 2020

Dalla parte delle Donne

 

Torna il consueto fascicolo della Federazione delle donne evangeliche in Italia in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

Torre Pellice, 19 Novembre 2020

 

Anche quest'anno, in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e le bambine, la Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) ha prodotto il quaderno "16 giorni per vincere la violenza", alla cui stesura hanno collaborato anche sorelle e fratelli valdesi e metodisti.

Il quaderno, dal titolo "La salute è donna?", presenta diversi temi di riflessione e approfondimento: lo sguardo femminile sulla medicina, i consultori, la sessualità consapevole e responsabile, la maternità come scelta, destino o obbligo, l’interruzione volontaria della gravidanza, l’impatto dell’AIDS sulla salute delle donne, violenza e depressione e il loro pericoloso connubio, violenza e disturbi alimentari, l’identità delle donne nell’immaginario in relazione alle neoplasie e alla menopausa, le “Mogli-colf”, il segno del potere patriarcale sul corpo, la pedofilia, la pornografia infantile e il fenomeno delle spose bambine. Il fascicolo propone inoltre delle domande per discutere, una bibliografia, versetti, preghiere, testimonianze, consigli di lettura e di film in visione.

Il quaderno, infine, è accompagnato da una proposta liturgica, teologica e di testimonianza preparata da alcuni pastori e pastore.

"Una giornata dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne - dichiara la vicemoderatora della Tavola Valdese Erika Tomassone - è importante per puntare la nostra telecamera su una questione millenaria, affatto risolta, che attraversa ogni cultura e ogni livello sociale. Un modo per contribuire alla conoscenza del problema ma anche per dire che questo non vuole essere per sempre e che è giunto il tempo di mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo per superare e vincere la violenza contro le donne".

Una battaglia che non si arresta nemmeno in tempo di pandemia. "Anzi - prosegue Tomassone - proprio in questo anno in cui le chiusure primaverili e quella attuale hanno rialzato il livello di violenza domestica, invitiamo tutti e tutte a riflettere e a cambiare sguardo sulle relazioni tra esseri umani".

“16 giorni contro la violenza” è una campagna internazionale annuale che inizia il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e termina il 10 dicembre, Giornata dei diritti umani. Anche il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) aderisce alla campagna con diverse iniziative.

 

tratto da: www.chiesavaldese.org

Sentire la salvezza


MEDITAZIONE


Tempi incerti


Pastore Angelo Reginato


Viviamo in un tempo in cui è è pressoché impossibile procedere

in automatico. Certo, noi umani siamo animali abitudinari e, fino

a quando la realtà ce lo concede, tendiamo a fare come abbiamo

sempre fatto. Ma, appunto, a volte - anzi, sovente - la realtà non ce

lo concede. Ci mette di fronte ad eventi imprevisti, che cambiano

il corso della storia. Come il recente virus, che ha interrotto 

pratiche abituali - lavoro, scuola, culto... - e ci ha costretti a gestire

diversamente l'esistente. Almeno per tutta la durata dell'emergenza.

Poi alcuni hanno chiuso quella parentesi e sono tornati a vivere

come prima; altri, non meno felici di poter riprendere quanto era

stato sospeso, ritengono decisivo interrogarsi a tutto campo a partire

da quanto successo. Per questi ricercatori di senso anche le grandi

parole della fede domandano di essere ripensate, dal momento che

in certi momenti perdono il loro significato e fanno problema.

Pensate alla "salvezza". Chi crede, sa che la fede è, innanzitutto, un 

desiderio di salvezza. Ma come la intendiamo? Perlopiù ne abbiamo

una concezione magica: Dio, a cui nulla risulta impossibile, ci salva

liberandoci dal male, strappandoci alla morte. Ma non esiste alcuna 

vita umana che non sia attraversata dal male, dalla sofferenza.

Noi umani non moriamo perché ci ammaliamo, ma ci ammaliamo 

perché siamo mortali! La vita buona, sognata da Dio, 

è proprio questa vita fragile.

E la salvezza promessa non consiste nell'essere strappati dalla condizione umana,

ma nell'attraversarla con fiducia, sapendo che nulla potrà separarci dall'amore

di Cristo (Rom. 8, 35ss).

Se nel delirio di onnipotenza in cui abbiamo fin qui vissuto anche la salvezza

veniva pensata come sicurezza di essere esenti da ogni forma di male, ora 

incominciamo a renderci conto di aver scambiato la fede con un'ideologia rassicurante.

E che dobbiamo attingere ad altre immagini per pensare e dire la salvezza cristiana.

La Bibbia, nella sua narrazione plurale, per nulla semplificative, ce ne offre molte.

Come quella della "via diritta", dove finalmente smettiamo di inciampare.

Una via da percorrere al seguito di Dio, ma con la forza e la creatività di cui noi 

siamo capaci. 

Nel groviglio della storia, possiamo provare a rialzarci, intuendo un percorso

e sperimentandolo. 

E nel muovere i nostri passi incerti, sentire che lì c'è la salvezza.



Vengono piangenti e imploranti;

li guido, li conduco ai torrenti,

per una via diritta dove non inciamperanno


                                      Geremia 31, 9-10    



tratto da:

- Angelo Reginato, Meditazione Tempi incerti

in: Voce evangelica Anno 22 - Numero 11 - Novembre 2020, 32.                        

martedì 24 novembre 2020

Una meditazione di Kurt Marti

 

                                                  gerecht

nie hab’ich

begriffen

was das bedeutet:

 

                                       «gerecht vor gott»

 

paulus ist groß

und luther vielleicht

ich aber bleibe betreten:

 

                                         gerecht vor gott?

 

wär’ es

nicht besser

wir würden

 

                                       gerecht einander?

 

 

                                                 giusto

mai ho

capito

cosa significa 

                                   «giusto davanti a dio»

 

paolo è grande

e forse lutero

io però resto confuso:

 

                                    giusto davanti a dio? 


non sarebbe

meglio

se fossimo

                            giusti gli uni per gli altri?

 

    

tratto da: 

- Kurt Marti La passione della parola Dio

Edizione italiana a cura di Beata Ravasi e Fulvio Ferrario, 

(Spiritualità 10), Claudiana, Torino, 2014, 82-83.

 


 

 Kurt Marti (1921 - 2017)  

pastore e poeta

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 23 novembre 2020

L'arte del dialogo

 

DUETTO E DUELLO


Con la concordia le piccole cose crescono, 

con la discordia le più grandi si dissolvono.


Non è la prima volta che rimandiamo al famoso Bellum Iugurthinum di Sallustio, lo storico romano del I secolo a.C. 

Questa sua massima fu, per altro, una sorta di proverbio caro già nell’antichità, tant’è vero che la usarono pure Seneca e san Girolamo. 

Una variante dell’idea sallustiana è quella dell’unione che «fa la forza». 

Il pensiero va anche in altre direzioni, come quella di una favola secentesca di La Fontaine: un vecchio padre dimostra ai figli che un fascio di frecce non può essere spezzato, mentre ogni singola freccia non riesce a opporre resistenza. 

Un monito disatteso perché quei figli, appena il padre muore, si mettono ferocemente a litigare per l’eredità.

Tuttavia, vorrei ricordare che la concordia non significa omologazione e uniformità. Gli stessi latini, con Orazio, avevano coniato una bella locuzione, quella della concordia discors, ossia un’armonia e un rispetto dell’altro pur nella differenza delle opinioni. 

Anche il duetto in musica può incrociare voci opposte tra loro come il soprano e il basso e creare bellezza.

Purtroppo spesso si preferisce al duetto il duello nel quale l’uno prevarica sull’altro, cercando di zittirlo e di liquidarlo. Importante, allora, è ritrovare l’arte del dialogo e del confronto, dell’incontro e della pacata discussione nella ricerca della verità.


tratto da:   

-  Gianfranco RavasiBreviario dei nostri giorni

(Orizzonti), Mondadori, Milano, 2018, 363.

sabato 21 novembre 2020

Dio è amore

Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. 

Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

I Giovanni 4,16


venerdì 20 novembre 2020

Il cammino di unità evangelica in Italia

tratto da: www.riforma.it


Il sogno di un’Italia protestante

 di Redazione


Con l’incontro online del 21 novembre si avvia un percorso con il quale le chiese battiste, metodiste e valdesi rilanciano la loro collaborazione: nel ricordo del Congresso evangelico del 1920

Il 21 novembre prossimo, dalle 10 alle 13, si terrà un webinar (incontro seminariale via Internet), prima tappa di un percorso che porterà le chiese battiste, metodiste e valdesi verso la V sessione congiunta dell’Assemblea generale dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) e del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, detta “Assemblea-Sinodo”, che si terrà nel 2022. Il percorso prevede una seconda tappa nella primavera del 2021, che si spera potrà svolgersi in presenza.

Il webinar, organizzato dalla Commissione battista-metodista-valdese (bmv) di lavoro per l’Assemblea-Sinodo, ha per titolo: «Il sogno di un’Italia protestante. Storia e attualità di un cammino comune. Il reciproco riconoscimento tra le chiese battiste, metodiste e valdesi a cento anni dal Primo convegno delle chiese evangeliche italiane».



L'articolo completo in: www.riforma.it

giovedì 19 novembre 2020

La violenza contro le donne è epidemica

Roma (NEV), 18 novembre 2020 

– La violenza maschile fa male. Cosa accade alle donne in termini di salute? Prova a rispondere a questa domanda la pastora e teologa battista Elizabeth Green sulla rivista “Il Regno”, che in vista del 25 novembre (Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne), propone una serie di approfondimenti.

La pastora Green presenta su Il Regno il fascicolo “Sedici giorni per vincere la violenza. La salute è donna? prodotto dalla Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI). I sedici giorni di cui parla il dossier vanno dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata mondiale per i diritti umani. Il tema della violenza è declinato in parallelo a quello della salute delle donne. Scritto a più mani, il fascicolo rappresenta un prezioso strumento di riflessione e approfondimento.

La violenza contro le donne è un’emergenza nazionale e internazionale. La stessa Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (WACC) la definisce epidemica, come il covid.

Leggi l’articolo completo su Il Regno.

L'articolo integrale a cura di Agenzia NEV nev.it


Contro la violenza sulle donne




“16 giorni contro la violenza” è una campagna internazionale annuale che inizia il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e termina il 10 dicembre, Giornata dei diritti umani. Anche il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) aderisce alla campagna con diverse iniziative.

Nel nostro Paese, La Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) ha realizzato, come di consueto, un fascicolo “16 giorni per vincere la violenza” che quest’anno ha per titolo “La salute è donna?”.

Questi i temi di riflessione e approfondimento scelti dalla FDEI per questa edizione: lo sguardo femminile sulla medicina, i consultori, la sessualità consapevole e responsabile, la maternità come scelta, destino o obbligo, l’interruzione volontaria della gravidanza, l’impatto dell’AIDS sulla salute delle donne, violenza e depressione e il loro pericoloso connubio, violenza e disturbi alimentari, l’identità delle donne nell’immaginario in relazione alle neoplasie e alla menopausa, le “Mogli-colf”, il segno del potere patriarcale sul corpo, la pedofilia, la pornografia infantile e il fenomeno delle spose bambine. 

Il fascicolo propone inoltre delle domande per discutere, una bibliografia, versetti, preghiere, testimonianze, consigli di lettura e di film in visione. 

È scaricabile in formato PDF al seguente link “16 giorni contro la violenza sulle donne. La salute è donna?” e si trova come inserto cartaceo interno al settimanale Riforma n. 43 del 13 novembre 2020.

Sono disponibili su richiesta anche i materiali liturgici predisposti dalla FDEI e già inviati alle chiese


tratto da: nev.it