MEDITAZIONE
Tempi incerti
Pastore Angelo Reginato
Viviamo in un tempo in cui è è pressoché impossibile procedere
in automatico. Certo, noi umani siamo animali abitudinari e, fino
a quando la realtà ce lo concede, tendiamo a fare come abbiamo
sempre fatto. Ma, appunto, a volte - anzi, sovente - la realtà non ce
lo concede. Ci mette di fronte ad eventi imprevisti, che cambiano
il corso della storia. Come il recente virus, che ha interrotto
pratiche abituali - lavoro, scuola, culto... - e ci ha costretti a gestire
diversamente l'esistente. Almeno per tutta la durata dell'emergenza.
Poi alcuni hanno chiuso quella parentesi e sono tornati a vivere
come prima; altri, non meno felici di poter riprendere quanto era
stato sospeso, ritengono decisivo interrogarsi a tutto campo a partire
da quanto successo. Per questi ricercatori di senso anche le grandi
parole della fede domandano di essere ripensate, dal momento che
in certi momenti perdono il loro significato e fanno problema.
Pensate alla "salvezza". Chi crede, sa che la fede è, innanzitutto, un
desiderio di salvezza. Ma come la intendiamo? Perlopiù ne abbiamo
una concezione magica: Dio, a cui nulla risulta impossibile, ci salva
liberandoci dal male, strappandoci alla morte. Ma non esiste alcuna
vita umana che non sia attraversata dal male, dalla sofferenza.
Noi umani non moriamo perché ci ammaliamo, ma ci ammaliamo
perché siamo mortali! La vita buona, sognata da Dio,
è proprio questa vita fragile.
E la salvezza promessa non consiste nell'essere strappati dalla condizione umana,
ma nell'attraversarla con fiducia, sapendo che nulla potrà separarci dall'amore
di Cristo (Rom. 8, 35ss).
Se nel delirio di onnipotenza in cui abbiamo fin qui vissuto anche la salvezza
veniva pensata come sicurezza di essere esenti da ogni forma di male, ora
incominciamo a renderci conto di aver scambiato la fede con un'ideologia rassicurante.
E che dobbiamo attingere ad altre immagini per pensare e dire la salvezza cristiana.
La Bibbia, nella sua narrazione plurale, per nulla semplificative, ce ne offre molte.
Come quella della "via diritta", dove finalmente smettiamo di inciampare.
Una via da percorrere al seguito di Dio, ma con la forza e la creatività di cui noi
siamo capaci.
Nel groviglio della storia, possiamo provare a rialzarci, intuendo un percorso
e sperimentandolo.
E nel muovere i nostri passi incerti, sentire che lì c'è la salvezza.
Vengono piangenti e imploranti;
li guido, li conduco ai torrenti,
per una via diritta dove non inciamperanno
Geremia 31, 9-10
tratto da:
- Angelo Reginato, Meditazione Tempi incerti
in: Voce evangelica Anno 22 - Numero 11 - Novembre 2020, 32.