DUETTO E DUELLO
Con la concordia le piccole cose crescono,
con la discordia le più grandi si dissolvono.
Non è la prima volta che rimandiamo al famoso Bellum Iugurthinum di Sallustio, lo storico romano del I secolo a.C.
Questa sua massima fu, per altro, una sorta di proverbio caro già nell’antichità, tant’è vero che la usarono pure Seneca e san Girolamo.
Una variante dell’idea sallustiana è quella dell’unione che «fa la forza».
Il pensiero va anche in altre direzioni, come quella di una favola secentesca di La Fontaine: un vecchio padre dimostra ai figli che un fascio di frecce non può essere spezzato, mentre ogni singola freccia non riesce a opporre resistenza.
Un monito disatteso perché quei figli, appena il padre muore, si mettono ferocemente a litigare per l’eredità.
Tuttavia, vorrei ricordare che la concordia non significa omologazione e uniformità. Gli stessi latini, con Orazio, avevano coniato una bella locuzione, quella della concordia discors, ossia un’armonia e un rispetto dell’altro pur nella differenza delle opinioni.
Anche il duetto in musica può incrociare voci opposte tra loro come il soprano e il basso e creare bellezza.
Purtroppo spesso si preferisce al duetto il duello nel quale l’uno prevarica sull’altro, cercando di zittirlo e di liquidarlo. Importante, allora, è ritrovare l’arte del dialogo e del confronto, dell’incontro e della pacata discussione nella ricerca della verità.
tratto da:
- Gianfranco Ravasi, Breviario dei nostri giorni
(Orizzonti), Mondadori, Milano, 2018, 363.