mercoledì 26 agosto 2015

Un piccolo sogno che forse si realizzerà

Fulvio FERRARIO

UN PICCOLO SOGNO CHE FORSE SI REALIZZERÀ


   Non sono sicuro che i prossimi decenni vedranno la comunione delle diverse chiese cristiane intorno alla mensa del Signore: il  «no» di Roma e dell'Ortodossia non sembra, al momento, superabile. Trovando frustrante sognare quanto è irrealizzabile negli anni che forse mi restano da vivere, mi accontento di una visione più modesta ma per me affascinante.
   Mi piace pensare a una cena del Signore celebrata nella chiesa evangelica in ogni culto domenicale, con semplicità ma non senza solennità e concentrazione, tenendo conto nella preghiera, nei gesti e nei canti della tradizione anche di altre chiese.

   Mi piace pensare a una cena dalla quale nessuno sia escluso, a una cena dove incontrare chi - anche in chiese diverse - crede che il Figlio di Dio sia presente in persona, ma anche chi crede «soltanto» che il ricordo di quell'uomo buono, che guarì lebbrosi, ciechi, paralitici e alienati, che diede speranza a derelitti di vario genere e che salvò un'adultera dalle sassate con cui la religione intendeva ucciderla, sia una gran bella cosa che, vale la pena, condividere.

   Mi piace pensare a una cena che, almeno qualche volta, sia proprio una cena, che prima o dopo le parole di Gesù, l'invocazione dello Spirito, lo spezzare del pane e la condivisione del calice comprenda anche primo, secondo, dolce e frutta, una cena in cui il vino sia più abbondante del sorsetto liturgico. Dopo i pasti consumati con Gesù, i suoi commensali non tornavano a casa a mangiare.

   Mi piace pensare a una cena insieme ai bambini e alle bambine della comunità, con i quali cerco di condividere la storia di Gesù; e se la prendessero come un gioco, non mi scandalizzerei: vorrei saperla vivere io con la serietà con la quale essi vivono i loro giochi.

   Infine e soprattutto, mi piace pensare a una cena in cui chi si sente sconfitto dalla vita e dalla propria mediocrità (dal proprio peccato, dice il linguaggio cristiano), si sente a casa, insieme a me, e in tal modo mi predichi l'evangelo, il quale afferma che anch'io, nella sconfitta del mio peccato, sono a casa (perdonato, dice il linguaggio cristiano) in forza della grazia di Dio manifestata in Cristo Gesù.

tratto da: - Fulvio Ferrario, Sacramenti? Battesimo e cena del Signore
(collana Cinquantapagine 28), Editrice Claudiana, Torino, 2002, 52-53.





sabato 22 agosto 2015

la Lumière - Domenica 23 agosto 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito


Domenica 23 agosto 2015 - 13DOPO PENTECOSTE

BIBLICA    
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,56-69

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch'egli a motivo di me. Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno».

Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum.



Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: «Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?» Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano di ciò, disse loro: «Questo vi scandalizza? E che sarebbe se vedeste il Figlio dell'uomo ascendere dov'era prima? È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre».
 Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
 Perciò Gesù disse ai dodici: «Non volete andarvene anche voi?» Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio».


BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
                                                                                                                                     Maurizio Abbà

Gesù insegnava nelle sinagoghe.
Gesù ebreo frequentava e quindi partecipava ed insegnava nelle sinagoghe. 
Le sinagoghe erano, e sono ancora oggi, i luoghi di adunanza delle comunità ebraiche dove risuona la Parola di Dio letta e pregata.
Parola di Dio che si trova - se la cerchiamo si fa trovare - nella Bibbia Ebraica, che i cristiani chiamano l’Antico Testamento
(L'Antico Testamento è la chiave per aprire il Nuovo Testamento, anch'esso Parola di Dio nell'ottica della fede cristiana).

Gesù Cristo offre un insegnamento che è pratica. 
Pratica che sana le ferite.
È il pane della Sua Parola. Pane spezzato - pane da con-dividere.
Parole che aprono orizzonti che invitano a sperare concretamente.

Parole che non sempre sappiamo accogliere.
Proprio chi afferma di essere credente deve vigilare su di una fede che rischia di restare solo in superficie. Una fede che rischia di essere senz'arte né parte.
Più facile è tradire il messaggio di Gesù (anche con le migliori intenzioni) che riuscire ad aderirvi per praticare il suo insegnamento. Bisogna esserne consapevoli.
Bisogna essere altresì consapevoli che:
Gesù non esclude, non ha escluso neppure Giuda Iscariota che lo ha tradito.
Nessuno escluso alla mensa di Gesù
Gesù non ha escluso nessuno dalla comunone con lui: non ha escluso Giuda Iscariota, non ha escluso Pietro che rinnegherà poi Gesù ben tre volte, Giovanni 13,38; 18,27.
Nessuno escluso.
Alla Cena del Signore (l’Eucaristia) constatiamo che le chiese, quasi tutte, separano ciò che Dio invece ha unito.

Dove andare? In Gesù Cristo siamo già a casa.
Una casa un po’ diversa da come immaginiamo: all’aria aperta, senza recinzioni (quelle religiose, soprattutto senza recinzioni religiose), senza barriere (neppure architettoniche in quanto nessuno è escluso).

- Con sorpresa, diciamo con enorme stupore, constatiamo che l’insegnamento di Gesù da questo testo giovanneo, non ha successo dal punto di vista proselitistico, “Da allora molti suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui” Giovanni 6,66.
Curioso vero? Le chiese solitamente (e le religioni in generale) bramano di fare proseliti, desiderano aumentare il numero degli aderenti,  utilizzando a tal fine antichi e nuovi sistemi di attrazione. 
- Gesù invece…la genuinità della Sua Parola e l’impegno richiesto non risultavano accattivanti e c'era chi se ne andava e si allontanava da lui e dal suo insegnamento.
- Sappiamo poi che se ne andarono tutti alla croce Gesù sarà solo, senza i suoi discepoli, solo, senza i suoi apostoli.
  
Gesù sarà sulla croce tra altre due croci con due uomini considerati anch'essi malfattori.
   
- Pietro una cosa l’aveva capita: che le parole di Gesù sono parole di vita eterna
e sono le parole del Padre, parole di Dio.
Eppure, appunto, non è bastato, Pietro cadrà nella sua fragilità umana, nella sua debolezza, nella sua poca fede.
Per questo l’apostolo Pietro possiamo sentirlo vicino a noi; non per chissà quali meriti speciali acquisiti dall'apostolo sul campo della fede.
Possiamo allora un pochettino identificarci nelle sue magagne.
Pietro aveva compreso che le parole di Gesù erano parole che porgono senso e sapore alla vita. 
Eppure…
Eppure Pietro rinnegherà, come sappiamo, Gesù per tre volte.
La fede e la ricerca della comprensione del senso della vita richiede una condivisione del pane costante, è pratica continua, pratica per tutta la vita. 
Per imparare che la pratica della fede non è esercizio di potere e la ricerca del senso della vita non è monopolio di pochi, di nuovo: è condivisione.
- Sono parole dure queste? A volte così sono state percepite e a volte così sono ancora intese. 

- Sono in realtà proprio le parole di cui abbiamo bisogno: le parole di Gesù Cristo che non ci esclude e ci chiama a vivere ad un ritmo diverso la nostra vita, un ritmo non frenetico che lascia spazio e fiato a ciò che conta davvero. 

E se nel corso della vita questo pane condiviso si sbriciola... ?
- Ne basteranno alcune briciole per ritrovare la via di casa e per gustare i sapori di una fede che sarà sempre una fede liberatrice quindi una fede che libera.
Quindi una fede liberata. 
Una fede che libera da tutte le paure.
Una fede insieme agli altri nell'avventura della vita.
Una fede dono personale, individuale certo, ma altrettanto certamente una fede da non vivere individualisticamente.
Dono da vivere nella compagnia della fede, nella compagnia della vita.


mercoledì 19 agosto 2015

La compagnia della salvezza

Gennaro MATINO

      Il pane è icona di appartenenza,
è profumo di casa che rimanda a frontiere di confidenze.
In un solo pezzo di pane, farina mischiata a lievito e acqua, si nasconde il lavoro umano e la storia dell'uomo certifica la sua evoluzione.
     Fuoco, aria, terra e acqua tutto è mischiato nella crosta saporita, guscio della mollica. Ma il pane può avere diverse forme e diversa consistenza. Può dichiarare abbondanza e maledizione, comunque descrive protezione e se ce l'hai sei ricco, se lo cerchi e non puoi addentarlo sei condannato. 
Un tozzo di pane fa maturare i denti del lattante e fa gridare pietà al miserabile. Il pane non si nega neppure al prigioniero e come l'acqua si dà per pietà all'assetato, privare del pane è trasgredire l'equilibrio della giustizia.
 [...]
Il pane è storia di chi vive per comunicare la vita.
Essere buoni come il pane è essere capaci di passare la vita che, ricevuta in dono, si gode intensamente senza andare contro la vita degli altri. 
Esseri veri come il pane è affrontare il tempo della mietitura e della raccolta, il tempo del fuoco e della crescita.
Essere veri come il pane è essere capaci del silenzio,
del passaggio e della consumazione.
Essere onesti come il pane è segnare con briciole di senso il percorso dei giorni e perduti nella storia saper ritrovare la via di casa attraverso il pane.
     Pane è vita, è la vita è pane da mangiare. Sarà per questo che, nel giorno della consegna, quella definitiva che lanciava il Nuovo patto, l'Antica alleanza riproposta nella nuova Parola, il Maestro scelse proprio il pane e volle che attraverso il pane passasse la compagnia della salvezza.

tratto da: - Gennaro Matino, Si è fatto carne 
in:
Erri De Luca - Gennaro Matino, Almeno 5
("Varia"), Feltrinelli Editore, Milano, 2008, 75-76.



sabato 15 agosto 2015

la Lumière - Domenica 16 agosto 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 16 agosto 2015 - 12DOPO PENTECOSTE
BIBLICA    

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,53-56
Perciò Gesù disse loro: 
In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio
dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. 
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; 
e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.

                                                              
                                                       Theologica I.

Klaus WENGST
Non si tratta di un sacramentalismo magico.   
[...] qui non si parla di una morte qualunque, ma della morte con cui Dio si è identificato e mediante la quale ha operato una nuova creazione. Ciò risulta in questo passo dal fatto che si parla della carne e del sangue del 'Figlio dell'uomo' e si allude quindi alla elevazione e alla glorificazione di Gesù in croce.

tratto da: - Klaus Wengst, Il Vangelo di Giovanni 
Traduzione dal tedesco di Carlo Danna     Edizione italiana a cura di Gastone Boscolo
(Commentari Biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2005, 275.




Theologica II.                                                                                                        
José Antonio PAGOLA

Di lui si nutre la fede dei suoi seguaci. Non è sufficiente assitere alla cena: i discepoli sono invitati a «mangiare». 
Per nutrire la nostra adesione a Gesù Cristo abbiamo bisogno di riunirci per ascoltare le sue parole e custodirle nel nostro cuore, e di andare a comunicarci con lui, identificandoci con il suo stile di vita. Nessun'altra esperienza può fornirci cibo più solido.

Non dobbiamo dimenticare  che «comunicare» con Gesù significa comunicare con un uomo che è vissuto ed è morto «dandosi» totalmente agli altri. Gesù insiste su questo: il suo corpo è un «corpo dato» e il suo sangue è un «sangue versato» per la salvezza di tutti. 



È una contraddizione andare a «comunicarci» con Gesù resistendo egoisticamente a vivere per gli altri. 

Non esiste nulla di più centrale e decisivo per i discepoli di Gesù rispetto alla celebrazione della Cena del Signore. Per questo dobbiamo curarla tanto. Ben celebrata, l'eucaristia ci plasma, ci unisce progressivamente a Gesù, ci nutre con la sua vita, ci rende familiari con il suo vangelo, ci invita a vivere in atteggiamento di servizio fraterno e ci sostiene nella speranza di tornare a incontrarci alla fine con lui.

tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù Vol. 4 Giovanni
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice       Revisione di Riccardo Larini
Edizioni Borla, Roma, 2013, 96.
.


Theologica III.
Gerard SLOYAN
   Chiunque scelga di predicare su questo capitolo deve mantenersi aderente all'intenzione di Giovanni per il quale il significato più profondo della storia della moltiplicazione dei pani è Gesù, il cibo del credente. Coloro che cercano la vita dell'età finale - che nell'apocalittica del Nuovo Testamento comincia con la risurrezione nella carne - devono avere il «nutrimento» indispensabile. Questo nutrimento è una fede, forte e intima, nella persona di Gesù. Nessuna esortazione evangelica ad avere fiducia in Gesù riesce ad essere all'altezza, o avere la medesima intensità e portata, di Giovanni 6.
Questo capitolo parla di credere senza aver visto (v. 36), di venire a Dio mediante Gesù e di avere la certezza che la fiducia in lui non può essere malriposta (v. 37); parla della certezza di essere risuscitati l'ultimo giorno se si è creduto in lui (v. 40).
«Credere» nel senso di Giovanni è impossibile senza un rapporto, stretto, personale, con il Figlio dell'uomo che è in cielo.
Significa «dimorare» in un'altra persona con un'intimità quasi inaudita (v. 56), vivere con la vita dell'altro (v. 57), una condizione che ha quale unico parallelo la cointrinsecità di Gesù col Padre, nella quale egli vive con la vita del Padre (v. 57).

[...] 
   È assolutamente fuor di luogo una polemica condotta dal pulpito per stabilire se qui ci sia o no una comprensione sacramentale.


[...] Di conseguenza, chiunque sostenga pubblicamente che qualsiasi pericope di questo capitolo di Giovanni non sostenga che un'unica interpretazione, prende una cantonata per una certezza malriposta. Accusare un'altra confessione cristiana di distorcere questi testi, come tendono a fare i manuali di polemica del XV sino al XX secolo, è gratuito e insostenibile sia dal punto di vista della patristica sia da quello dell'esegesi moderna. 
L'evangelista Giovanni è, consapevolmente, tanto polivalente nel suo simbolismo che lo impoveriremmo se ci fissassimo su una sola comprensione delle sue parole. 
Gli facciamo ugualmente un grande torto quando lo sminuiamo con i nostri dibattiti occidentali moderni sulla parola nella predicazione contro la parola nel sacramento.

Allo stesso modo i predicatori sbagliano quando, esponendo dal pulpito questo materiale sublime, se la prendono con «gli ebrei». L'evangelista sapeva molto bene chi fossero coloro che chiama hoi Ioudaioi, in che cosa consistesse la loro mancanza di fede e perché egli pensava che essa fosse riprovevole. Noi non sappiamo con certezza nessuna di queste cose. Il pericolo di ritenere colpevoli gli ebrei moderni, che nulla sanno di quelle dispute del I secolo (ed è ciò che facciamo quando usiamo con leggerezza il termine giovanneo hoi Ioudaioi traducendolo, poiché il termine tradotto denoterà automaticamente gli ebrei nostri contemporanei), dovrebbero essere un pericolo evidente. Sfortunamente, non sempre lo è. Il modo migliore di trattare nella predicazione questo problema delicato sembrerebbe quello di riferirci a quei personaggi chiamandoli sempre «gli oppositori (mai i nemici!) di Gesù secondo Giovanni». Qui non si tratta, e sarebbe bene notarlo di una semplice questione di condotta ecumenica moderna. Si tratta della questione, profondamente storica, di non sapere esattamente chi siano questi Ioudaioi di Giovanni.  
È indubbio che etnicamente fossero ebrei, ma non si può scartare assolutamente la possibilità che il termine abbia indicato, in certi momenti, credenti in Gesù di estrazione ebraica, i quali erano eterodossi secondo il metro usato da Giovanni.
tratto da: - Gerard Sloyan, Giovanni 
Edizione italiana a cura di Franco Ronchi (Strumenti 38 Commentari), 
Editrice Claudiana, Torino, 2008, 100-102.

Theologica IV.
Fulvio FERRARIO


L’attuale scomunica delle chiese diverse (ancora strettamente osservata da cattolici, ortodossi, dalla maggior parte delle chiese pentecostali e da ampi settori del mondo evangelico, e superata, a quanto ci risulta, solo dalle principali chiese protestanti, le quali accolgono i membri di altre confessioni che desiderano condividere la cena) costituisce un caso, per certi aspetti tragico, per altri semplicemente ridicolo, del culto idolatra della dottrina che continua ad affliggere molte chiese: la dottrina della cena è più importante della cena stessa. 
Ciò che Dio ha unito le chiese separano in nome della dottrina.

tratto da:

- Fulvio Ferrario, Sacramenti? Battesimo e cena del Signore 
(Collana Cinquantapagine 28), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 38.







BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
                                                                                                                                     Maurizio Abbà

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,53-56
Perciò Gesù disse loro: 
In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio
dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. 
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; 
e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.



Raffaello Sanzio 
 Disputa del Sacramento
affresco 
1509
Musei Vaticani, Città del Vaticano
Stanza della Segnatura
(fonte dell'immagine: Wikipedia.org)

- L'affresco, databile al 1509, di Raffaello Sanzio (1483-1520) è celebre come Disputa del Sacramento. Il titolo deriva da una interpretazione, risalente al '700 di un'affermazione di Giorgio Vasari (1511-1574). Più appropriato sarebbe stato un titolo che richiami una celebrazione trionfalistica, e appassionata, dell'Eucaristia e della Chiesa cattolico- romana. (Per quanto la presenza di Dante e, forse, di Savonarola tra i personaggi raffigurati lasci aperto uno spiraglio, per quanto minimo, a posizioni o almeno a simpatie eterodosse).
Tema comunque controverso e mai esaurito nell'incontro/scontro delle dispute e controversie sulla Cena del Signore tra cattolici e protestanti e all'interno dello stesso mondo protestante (basti citare la controversia al riguardo tra i riformatori Lutero e Zwingli).

La Cena del Signore (dicitura paolina: I Corinzi 11,20 per ammonire che non era la Cena del Signore quella che si svolgeva nella divisa comunità di Corinto!), altra definizione (tra le diverse possibili ed utilizzate): il rompere il pane (terminologia tratta dagli: Atti degli Apostoli 2,42: qui la comunione è accompagnata dall'ascolto dell'insegnamento apostolico, dalla comunione fraterna e dalle preghiere. Sono ingredienti necessari per un pane eucaristico saporito e nutriente). 
- Le citazioni bibliche, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla: Versione Nuova Riveduta - .

L’evangelista Giovanni è l’unico dei quattro evangelisti, com’è noto, che NON riporta il testo della istituzione della Cena del Signore, ma il tema che mette al centro è quello della celebre lavanda dei piedi riportata in: Giovanni 13.

Cosa significa? - Significa dimorare in Cristo: è lo sbocco di chi dimora in Cristo perché a lui appartiene, perché da Gesù si fa accompagnare e il discepolo è disponibile a collocare i suoi piedi nei sentieri della fede.


Attorno alla mensa del Signore per ritrovare (o forse dobbiamo dire: per trovare finalmente!) la libertà e non l'obbligatorietà, il desiderio di partecipare e non il controllo su chi può o non può partecipare.
Il pane e il sangue di Cristo
Il pane di Cristo: perché a nessuno manchi il pane, questa è giustizia. 
Il sangue di Cristo: perché a nessuno dev'essere fatto l'esame del sangue per sapere se può o non può partecipare alla Cena del Signore, questo è un frammento di genuino ecumenismo.

La seguente frase intensa e semplice nella sua profondità ci apre orizzonti e ci accarezza il cuore:
- «La Parola si è fatta carne perché ogni carne si faccia Parola, cioè racconto di Dio 
(E. Ronchi)»,
citato da Antonio Nepi, in: Servizio della Parola 468
Editrice Queriniana, luglio/agosto 2015, 19 luglio/23 agosto, anno XLVII, 151.
(L'evidenziazione colorata è mia).
Allora... buoni racconti!


Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita

Non si tratta di un sentimento passeggero,
né di un’infatuazione epidermica
e neppure di un’emozione evanescente:
il legame che ci unisce a te, Gesù,
è tenace, solido, duraturo.
Più tenace di una corda metallica,
più solido della roccia,
più duraturo del volgere delle stagioni.

La nostra relazione con te, Gesù,
passa attraverso la tua carne e il tuo sangue
e per questo quanto viene generato
non può sciogliersi come neve al sole.

La tua carne è il tuo corpo,
la tua vita offerta sulla croce,
la tua vita spezzata per la moltitudine,
la tua vita donata fino in fondo.
Mangiando la tua carne
io partecipo alla tua stessa vita.

Il tuo sangue è la vita della tua carne,
è sangue versato per la nostra salvezza,
è sangue che bagna e trasforma
quanti si lasciano lavare da te,
è sangue che porta la tua stessa vita.

Il nostro rapporto con te, Gesù,
passa attraverso la tua carne e il tuo sangue:
tu ci chiedi di mangiare
e di bere la tua stessa vita,
tu inviti ad assimilare quella linfa
che sgorga da te e trasfigura
le nostre povere esistenze,
conferendo loro i tratti
di un Dio fatto carne
per amore degli uomini.

tratto da: - Roberto Laurita,  La preghiera 
in:  Servizio della Parola 
Editrice Queriniana, Brescia,  n. 468, luglio-agosto 2015, 19 luglio/23 agosto, anno XLVII, 159.






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la Balma
Parole sporgenti per dare riparo 
poesia

Cristiani e pagani

1. Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
    piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
    salvezza dalla malattia, dalla colpa e dalla morte.
    Così tutti, cristiani e pagani, fanno senza distinzione.

2. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
     lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto e senza pane,
     lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte.
     Vicino a Dio i cristiani stanno nella sua passione.

3.  Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
      sazia il corpo e l'anima del suo pane,
     per cristiani e pagani in croce subisce la morte
     e a questi e a quelli dona remissione.

tratto da: - Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa Lettere e altri scritti dal carcere
a cura di Christian Gremmels, Eberhard Bethge e Renate Bethge in collaborazione con Ilse Tödt
Edizione italiana a cura di Alberto Gallas
Traduzione dal tedesco di Alberto Gallas (testi di Bonhoeffer)
e di Marco Zanini (apparato critico)
(Biblioteca di cultura 19 Opere di Dietrich Bonhoeffer volume ottavo)
Editrice Queriniana, Brescia, 2002, 480-481.





…… Piccole Luci……

Il sapore del pane condiviso non ha eguali.
        
    Antoine de Saint-Exupéry
tratto da: 
Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2016
Editrice Claudiana, Torino, 2015, 171.

                                                                                           
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo

L'UOMO NON VIVE DI SOLO PANE

L'uomo non vive di solo pane
ma di ogni parola uscita
dalla bocca di Dio.

     L'uomo prima della legge,
     l'uomo prima dei regolamenti,
     l'uomo prima del profitto,
     l'uomo prima degli interessi,
     l'uomo prima del denaro,
     l'uomo prima di tutto,
     l'uomo e la sua felicità.

Per Gesù,
qualsiasi essere umano
vale più di tutto l'oro del mondo.

     Per Gesù, quello che conta
     è il cuore dell'uomo,
     la sua capacità di amare,
     il suo interesse per l'altro,
     la sua lotta per la giustizia,
     la sua apertura verso l'universale.

Pierre Imberdis e Xavier Perrin
     

tratto da:  In Attesa del Mattino
raccolta di testi di fede, raccolta testi: Renato Coïsson, stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, 77.


Una parola per Te, proprio per Te

SI È SEDUTO ALLA NOSTRA TAVOLA

Si è seduto alla nostra tavola,

oggi ci invita alla sua.

Ha invitato tutti i popoli e le tribù di Israele

per condividere il nuovo pane,

per alzare la coppa senza paragone,

invocando il suo regno, con tutte le loro forze,

per cancellare i morsi della fame

e lo spargimento di sangue, su tutta la terra.





Accolti dal tuo amore, ci riuniamo intorno alla tavola

e ricordiamo, o Padre,

la passione e la morte del tuo Figlio, e nostro fratello,

proclamiamo la sua risurrezione,

aspettiamo la sua venuta.



Riceviamo questo pane di vita,

perché si spenga la fame che tormenta ancora
la nostra terra.
Eleviamo questa coppa, il sangue versato per noi,
supplicandoti che cessi la tortura dei prigionieri
e la morte ignota degli scomparsi.
Viviamo questa comunione con tutti coloro
che il tuo spirito identifica a Gesù di Nazaret,
e trasforma nell’immagine del risuscitato.
Per tutto ciò siamo colmi di riconoscenza,
assieme al tuo popolo di ogni tempo e di ogni dove.
Anonimo
Messico

tratto da:  In Attesa del Mattino
raccolta di testi di fede, raccolta testi: Renato Coïsson, stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, 82.