sabato 8 agosto 2015

la Lumière - Domenica 9 agosto 2015



foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito


Domenica 9 agosto 2015 - 11a DOPO PENTECOSTE - DOMENICA DI ISRAELE
BIBLICA  
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,50-51
Gesù Cristo dice:
Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; 
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne.
                                                                                                                         
                                                       Theologica I.

Klaus WENGST

   All'inizio del passo il v. 47 riassume in modo molto pregnante ciò che risulta non soltanto da quel che precede immediatamente e da tutto il capitolo fino a questo punto, bensì anche ciò che risulta da numerose altre parti del vangelo, e lo introduce di nuovo solennemente con il doppio amen: «Chi crede ha la vita eterna». 'Chi crede', 'chi confida': tali parole non indicano naturalmente una fiducia generica, una fiducia qualunque, ma indicano la fiducia nel Dio biblicamente testimoniato
[...]
Quanti confidano così hanno la 'vita eterna', vivono realmente e perennemente, perché confidano nel Dio reale e sono da lui sostenuti e conservati, anche se ciò è ancora apparentemente contraddetto da molti fenomeni. Questa fiducia viene nutrita nei confronti di Gesù che nl v. 48 ripete l'affermazione centrale del v. 35: 
«Io sono il pane della vita». Egli assicura che la fiducia in Dio è garanzia di vita e non delusione e perdita, vita perduta. Fino a che punto egli possa fare questo, Giovanni cerca di mostrarlo nel v. 49., stabilendo un nuovo confronto con il miracolo biblico della manna.

Per prima cosa egli fa una constatazione: «I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti». Qui parla in modo più pregnante che nel corso del primo confronto. Il mangiare la manna non ebbe come conseguenza una 'vita' reale; quanti ne mangiarono sono morti. Essa serviva solo a sostenere la vita effimera.




Forse queste parole alludono anche al fatto che quanti furono nutriti miracolosamente con la manna ma non entrarono nella terra promessa e morirono prima nel deserto. Ancora una volta dobbiamo osservare che il miracolo della manna viene così a trovarsi sullo stesso piano della miracolosa moltiplicazione dei pani precedentemente raccontata.
Relativizzarlo in questo modo non significa parlarne in maniera sprezzante. La relativizzazione dipende piuttosto dal fatto che la manna non ha alcuna importanza definitiva, che essa non costituisce un evento  escatologico, così come non lo costituisce il miracolo della moltiplicazione dei pani visto isolatamente in se stesso. Esso ha piuttosto il suo significato essenziale come segno, come ciò che rinvia all'evento escatologico, allo stesso Gesù.  Perciò Giovanni dice nel v. 50: «Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia». Anche qui viene di nuovo ripreso qualcosa che è già stato detto prima, però troviamo anche nuovi accenti. Del «pane che discende dal cielo» si era già parlato piùù volte, esso è stato identificato con Gesù. In contrapposizione al v. 49 questa metafora pone qui in risalto per così dire la qualità celeste di questo 'cibo' a differenza della manna che, nonostante il miracolo, è pur sempre un cibo 'abituale'.  Su questa 'qualità celeste' è fondata la promessa. Se secondo il v. 35 la promessa consisteva nel placare la fame e la sete, adesso consiste nel non morire. Essa è valida di fronte alla morte e nonostante la morte, come poi sarà detto nella maniera più pregnante in 11,25: «Chi crede in me, anche se muore vivrà». 
La promessa è un nonostante; essa non ignora e non scavalca semplicemente la morte, ma è espressa contro di essa confidando nel Dio che proprio nella morte in croce di Gesù ha dimostrato di essere il Dio che vivifica.


tratto da: - Klaus Wengst, Il Vangelo di Giovanni 
Traduzione dal tedesco di Carlo Danna     Edizione italiana a cura di Gastone Boscolo
(Commentari Biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2005, 268-269.





Theologica II.                                                                                                        
José Antonio PAGOLA
Attrazione per Gesù

L'evangelista Giovanni ripete in continuazione espressioni e immagini di grande forza per imprimere bene nelle comunità cristiane che esse devono sempre andare da Gesù per scoprire in lui la fonte di una vita nuova, secondo un principio vitale che non si può assolutamente paragonare a nulla di tutto quello che abbiano potuto conoscere in precedenza.
Gesù è «pane disceso dal cielo». Non va confuso con una fonte di vita qualunque.
In Gesù Cristo possiamo nutrirci di una forza, una luce, una speranza, un anelito di vita.


tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù Vol. 4 Giovanni
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice       Revisione di Riccardo Larini
Edizioni Borla, Roma, 2013, 89.





BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
                                                                                                                                     Maurizio Abbà
Lingua madre

Gesù Cristo dice:
Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; 
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne.
                             Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,50-51

   A l è sì 'l pan ch'a l è calà giù dal ciel, për chë së queicadun a n'a mangia, a meuira nen.
   I soun 'l pan ch'a da la vita e ch'a l è calà giù dal ciel, së queicadun a mangia dë  stou pan, a vivrà eternament e 'l pan ch'i dareu, a l  è mia carn, laqual i dareu për la vita dël mound.

tratto da: - 
'L TESTAMENT NEUV dë Nossëgnour Gesù~Crist in lingua piemonteisa
ristampa della prima edizione 1834, Claudiana Editrice, Torino, 1986, 180.


Dal cielo sono discese tante bombe: i bombardamenti che hanno colpito Hiroshima e Nagasaki e tanti altri bombardamenti.
Nell'agosto 1945 due ordigni nucleari furono scagliati contro i centri abitati delle due città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, a conferma che le armi sono sempre state usate dall'uomo contro l'uomo.
INVECE dal cielo nel piano di Dio giunge a noi il suo pane: Gesù il Cristo.
Un pane da suddividere fra tutti ossia il suo insegnamento vivo ed attuale è per noi tutti. 
Un insegnamento che ci raggiunge a partire dalle tre lingue di base imprescindibili in cui è stata scritta la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento): ebraico, aramaico, greco e giunge a noi nelle lingue di tutti i giorni anche in quelle che snobbiamo troppo rapidamente e superficialmente qualificandole come 'dialetti'. Perché anche nelle lingue locali si trova il pane della Parola da condividere.
Attraverso e oltre tutte le lingue la fede può essere la nostra lingua madre.
L'alfabeto sarà quello delle emozioni e dei sentimenti. 
La grammatica sarà quella che porge spazio a sogni e desideri, tra cui il sogno di una fede non fondamentalista ed il sogno di un cielo misericordioso che trova spazio già adesso su questa Terra.
Di questo pane ne basterà una briciola. Non sprechiamola.


Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita

Padre, non lasciarci cadere nell'abisso.
La tua mano ci sostenga. Toglici l'angoscia e la paura.
Aiuta tuo figlio sulla strada oscura.
Fa' che si svegli nel tuo giorno e donagli la vita.
Signore, abbi pietà,
Cristo, abbi pietà,
Signore, abbi pietà.

Dio misericordioso e potente,
ti benedica e ti accompagni,
Padre, Figlio e Spirito Santo, Amen.

tratto da: - Jörg Zink, Come Pregare
Traduzione di Giuliana Gandolfo, 
(«Meditazioni bibliche»), Claudiana editrice, Torino, 1988, 1995, 121,
(successiva edizione: 2008).




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la Balma
Parole sporgenti per dare riparo

Ebraismo e cristianesimo sembrano due religioni diverse. 
Se però prendiamo sul serio il Nuovo Testamento, 
allora la chiesa e Israele sono in rapporto fra loro come 
due diverse comunità di Dio, unite nella persona 
dell'ebreo Gesù di Nazaret. 
In contrasto con la tradizione antigiudaica delle chiese cristiane, 
prendere coscienza di questa reciproca appartenenza, 
del significato e della portata che essa ha, 
costituisce oggi un compito teologico essenziale.


tratto da: 
- Helmut Gollwitzer, Liberazione e Solidarietà Introduzione alla teologia evangelica
Traduzione di Gino Conte
(nuovi studi teologici Sola Scriptura 12), 
Claudiana Editrice, Torino, 1986, 87.


…… Piccole Luci……

Quanto è ammirevole la tua casa, o Dio; quanto spazio per incontri, lingue, forme e tradizioni. Per te non siamo più stranieri. Insegnaci una generosità che ci renda capaci di accogliere gli stranieri nella tua casa.
Da Un Giorno Una Parola 2015


Fa' che il mio animo sia sfiorato dal soffio della tua eternità, affinché io compia bene l'opera del tempo.
Romano Guardini


Che uno voglia star seduto a meditare guardando il proprio peccato, e non voglia credere che esso gli sarà perdonato, anche questo è a sua volta peccato, perché è fare poco conto sui meriti di Cristo.
Sören Kierkegaard

tratto da: 
Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2015
pp. 72; 74; 75;  Editrice Claudiana, Torino, 2014.
                                                                                           


L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo


C'è un pane, Gesù, che noi
possiamo procurarci con il nostro lavoro.
È il pane che mettiamo sulla nostra tavola,
pane che può sfamarci per lo spazio di un giorno
pane che può sostenerci
ma solo per un breve tempo.

Abbiamo bisogno di questo pane,
così come ci sono necessari
l'acqua e il sole,
l'affetto e l'amicizia.
Questa nostra esistenza, Gesù,
non può continuare
se siamo privati di questi beni indispensabili.

Ma solo tu, Gesù, sei il Pane della vita:
solo tu puoi nutrirci di vita eterna,
solo tu sei in grado di sostenerci
nei passaggi decisivi del nostro pellegrinaggio
e farci approdare ad una pienezza inaudita.

Donami, dunque, Signore, di desiderare te
più di tutte le cose che mi circondano
perché solo in te trova compimento
il mio anelito alla felicità.

Donami, Signore, di amare te
più di tutte le persone
a cui sono legato da vincoli
di sangue e di amicizia,
perché solo tu puoi colmare
la mia sete di infinito.
Tu sei il pane che viene dal cielo,
Pane destinato a tutta l'umanità,
Pane di Dio per la salvezza del mondo.


tratto da: - Roberto Laurita,  La preghiera 
in:  Servizio della Parola 
Editrice Queriniana, Brescia,  n. 468, luglio-agosto 2015, anno XLVII, 121.






Una parola per Te, proprio per Te

Il TUO CRISTO È GIUDEO

Il tuo Cristo è Giudeo,
la tua automobile è giapponese,
la tua pizza è italiana,
il tuo profumo è francese,
il tuo couscous è algerino,
la tua democrazia è greca,
il tuo caffè è brasiliano,
il tuo orologio è svizzero,
la tua camicia è indiana,
la tua radio è coreana,
le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine,

i tuoi numeri sono arabi,
le tue lettere sono latine,
e... tu rinfacci al tuo vicino
di essere "uno straniero"!


da "Mission" 1994

tratto da:  Al di là delle barriere 
raccolta di testi di fede, raccolta testi: Renato Coïsson, stampato ma non pubblicato, Trieste 1995, 103.