foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 16 agosto 2015 - 12a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,53-56
Perciò Gesù disse loro:
In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio
dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna;
e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.
Theologica I.
Klaus WENGST
Non si tratta di un sacramentalismo magico.
[...] qui non si parla di una morte qualunque, ma della morte con cui Dio si è identificato e mediante la quale ha operato una nuova creazione. Ciò risulta in questo passo dal fatto che si parla della carne e del sangue del 'Figlio dell'uomo' e si allude quindi alla elevazione e alla glorificazione di Gesù in croce.
tratto da: - Klaus Wengst, Il Vangelo di Giovanni
Traduzione dal tedesco di Carlo Danna Edizione italiana a cura di Gastone Boscolo
(Commentari Biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2005, 275.
Theologica II.
José Antonio PAGOLA
Di lui si nutre la fede dei suoi seguaci. Non è sufficiente assitere alla cena: i discepoli sono invitati a «mangiare».
Per nutrire la nostra adesione a Gesù Cristo abbiamo bisogno di riunirci per ascoltare le sue parole e custodirle nel nostro cuore, e di andare a comunicarci con lui, identificandoci con il suo stile di vita. Nessun'altra esperienza può fornirci cibo più solido.
Non dobbiamo dimenticare che «comunicare» con Gesù significa comunicare con un uomo che è vissuto ed è morto «dandosi» totalmente agli altri. Gesù insiste su questo: il suo corpo è un «corpo dato» e il suo sangue è un «sangue versato» per la salvezza di tutti.
È una contraddizione andare a
Non esiste nulla di più centrale e decisivo per i discepoli di Gesù rispetto alla celebrazione della Cena del Signore. Per questo dobbiamo curarla tanto. Ben celebrata, l'eucaristia ci plasma, ci unisce progressivamente a Gesù, ci nutre con la sua vita, ci rende familiari con il suo vangelo, ci invita a vivere in atteggiamento di servizio fraterno e ci sostiene nella speranza di tornare a incontrarci alla fine con lui.
tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù Vol. 4 Giovanni
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice Revisione di Riccardo Larini
Theologica III.
Gerard SLOYAN
Chiunque scelga di predicare su questo capitolo deve mantenersi aderente all'intenzione di Giovanni per il quale il significato più profondo della storia della moltiplicazione dei pani è Gesù, il cibo del credente. Coloro che cercano la vita dell'età finale - che nell'apocalittica del Nuovo Testamento comincia con la risurrezione nella carne - devono avere il «nutrimento» indispensabile. Questo nutrimento è una fede, forte e intima, nella persona di Gesù. Nessuna esortazione evangelica ad avere fiducia in Gesù riesce ad essere all'altezza, o avere la medesima intensità e portata, di Giovanni 6.
Questo capitolo parla di credere senza aver visto (v. 36), di venire a Dio mediante Gesù e di avere la certezza che la fiducia in lui non può essere malriposta (v. 37); parla della certezza di essere risuscitati l'ultimo giorno se si è creduto in lui (v. 40).
«Credere» nel senso di Giovanni è impossibile senza un rapporto, stretto, personale, con il Figlio dell'uomo che è in cielo.
Significa «dimorare» in un'altra persona con un'intimità quasi inaudita (v. 56), vivere con la vita dell'altro (v. 57), una condizione che ha quale unico parallelo la cointrinsecità di Gesù col Padre, nella quale egli vive con la vita del Padre (v. 57).
[...]
«Credere» nel senso di Giovanni è impossibile senza un rapporto, stretto, personale, con il Figlio dell'uomo che è in cielo.
Significa «dimorare» in un'altra persona con un'intimità quasi inaudita (v. 56), vivere con la vita dell'altro (v. 57), una condizione che ha quale unico parallelo la cointrinsecità di Gesù col Padre, nella quale egli vive con la vita del Padre (v. 57).
[...]
È assolutamente fuor di luogo una polemica condotta dal pulpito per stabilire se qui ci sia o no una comprensione sacramentale.
[...] Di conseguenza, chiunque sostenga pubblicamente che qualsiasi pericope di questo capitolo di Giovanni non sostenga che un'unica interpretazione, prende una cantonata per una certezza malriposta. Accusare un'altra confessione cristiana di distorcere questi testi, come tendono a fare i manuali di polemica del XV sino al XX secolo, è gratuito e insostenibile sia dal punto di vista della patristica sia da quello dell'esegesi moderna.
L'evangelista Giovanni è, consapevolmente, tanto polivalente nel suo simbolismo che lo impoveriremmo se ci fissassimo su una sola comprensione delle sue parole.
Gli facciamo ugualmente un grande torto quando lo sminuiamo con i nostri dibattiti occidentali moderni sulla parola nella predicazione contro la parola nel sacramento.
Allo stesso modo i predicatori sbagliano quando, esponendo dal pulpito questo materiale sublime, se la prendono con «gli ebrei». L'evangelista sapeva molto bene chi fossero coloro che chiama hoi Ioudaioi, in che cosa consistesse la loro mancanza di fede e perché egli pensava che essa fosse riprovevole. Noi non sappiamo con certezza nessuna di queste cose. Il pericolo di ritenere colpevoli gli ebrei moderni, che nulla sanno di quelle dispute del I secolo (ed è ciò che facciamo quando usiamo con leggerezza il termine giovanneo hoi Ioudaioi traducendolo, poiché il termine tradotto denoterà automaticamente gli ebrei nostri contemporanei), dovrebbero essere un pericolo evidente. Sfortunamente, non sempre lo è. Il modo migliore di trattare nella predicazione questo problema delicato sembrerebbe quello di riferirci a quei personaggi chiamandoli sempre «gli oppositori (mai i nemici!) di Gesù secondo Giovanni». Qui non si tratta, e sarebbe bene notarlo di una semplice questione di condotta ecumenica moderna. Si tratta della questione, profondamente storica, di non sapere esattamente chi siano questi Ioudaioi di Giovanni.
È indubbio che etnicamente fossero ebrei, ma non si può scartare assolutamente la possibilità che il termine abbia indicato, in certi momenti, credenti in Gesù di estrazione ebraica, i quali erano eterodossi secondo il metro usato da Giovanni.
tratto da: - Gerard Sloyan, Giovanni
Edizione italiana a cura di Franco Ronchi (Strumenti 38 Commentari),
Editrice Claudiana, Torino, 2008, 100-102.
L’attuale
scomunica delle chiese diverse (ancora strettamente osservata da cattolici, ortodossi, dalla maggior parte delle chiese pentecostali e da ampi settori del mondo evangelico, e superata, a quanto ci risulta, solo dalle principali chiese protestanti, le quali accolgono i membri di altre confessioni che desiderano condividere la cena) costituisce un caso, per certi aspetti tragico, per altri semplicemente ridicolo, del culto idolatra della dottrina che continua ad affliggere molte chiese: la dottrina della cena è più importante della cena stessa.
Ciò che Dio ha unito le chiese separano in nome della dottrina.
tratto
da:
-
Fulvio Ferrario, Sacramenti? Battesimo e cena del Signore
(Collana Cinquantapagine 28), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 38.
(Collana Cinquantapagine 28), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 38.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio Abbà
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,53-56
Perciò Gesù disse loro:
In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio
dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna;
e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.
Raffaello Sanzio
Disputa del Sacramento
affresco
1509
Musei Vaticani, Città del Vaticano
Musei Vaticani, Città del Vaticano
Stanza della Segnatura
(fonte dell'immagine: Wikipedia.org)
- L'affresco, databile al 1509, di Raffaello Sanzio (1483-1520) è celebre come Disputa del Sacramento. Il titolo deriva da una interpretazione, risalente al '700 di un'affermazione di Giorgio Vasari (1511-1574). Più appropriato sarebbe stato un titolo che richiami una celebrazione trionfalistica, e appassionata, dell'Eucaristia e della Chiesa cattolico- romana. (Per quanto la presenza di Dante e, forse, di Savonarola tra i personaggi raffigurati lasci aperto uno spiraglio, per quanto minimo, a posizioni o almeno a simpatie eterodosse).
Tema comunque controverso e mai esaurito nell'incontro/scontro delle dispute e controversie sulla Cena del Signore tra cattolici e protestanti e all'interno dello stesso mondo protestante (basti citare la controversia al riguardo tra i riformatori Lutero e Zwingli).
La Cena del Signore (dicitura paolina: I Corinzi 11,20 per ammonire che non era la Cena del Signore quella che si svolgeva nella divisa comunità di Corinto!), altra definizione (tra le diverse possibili ed utilizzate): il rompere il pane (terminologia tratta dagli: Atti degli Apostoli 2,42: qui la comunione è accompagnata dall'ascolto dell'insegnamento apostolico, dalla comunione fraterna e dalle preghiere. Sono ingredienti necessari per un pane eucaristico saporito e nutriente).
- Le citazioni bibliche, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla: Versione Nuova Riveduta - .
L’evangelista
Giovanni è l’unico dei quattro evangelisti, com’è noto, che NON riporta il testo
della istituzione della Cena del Signore, ma il tema che mette al centro è quello
della celebre lavanda dei piedi riportata in: Giovanni 13.
Cosa
significa? - Significa dimorare in Cristo: è lo sbocco di chi dimora in Cristo
perché a lui appartiene, perché da Gesù si fa accompagnare e il discepolo è disponibile a collocare i suoi
piedi nei sentieri della fede.
Attorno alla mensa del Signore per ritrovare (o forse dobbiamo dire: per trovare finalmente!) la libertà e non l'obbligatorietà, il desiderio di partecipare e non il controllo su chi può o non può partecipare.
Il pane e il sangue di Cristo.
Il pane di Cristo: perché a nessuno manchi il pane, questa è giustizia.
Il sangue di Cristo: perché a nessuno dev'essere fatto l'esame del sangue per sapere se può o non può partecipare alla Cena del Signore, questo è un frammento di genuino ecumenismo.
La seguente frase intensa e semplice nella sua profondità ci apre orizzonti e ci accarezza il cuore:
La seguente frase intensa e semplice nella sua profondità ci apre orizzonti e ci accarezza il cuore:
- «La Parola si è fatta carne perché ogni carne si faccia Parola, cioè racconto di Dio
(E. Ronchi)»,
citato da Antonio Nepi, in: Servizio della Parola 468
Editrice Queriniana, luglio/agosto 2015, 19 luglio/23 agosto, anno XLVII, 151.
(L'evidenziazione colorata è mia).
Allora... buoni racconti!
Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita
Non si
tratta di un sentimento passeggero,
né di un’infatuazione
epidermica
e neppure
di un’emozione evanescente:
il legame
che ci unisce a te, Gesù,
è tenace,
solido, duraturo.
Più tenace
di una corda metallica,
più solido
della roccia,
più
duraturo del volgere delle stagioni.
La nostra
relazione con te, Gesù,
passa
attraverso la tua carne e il tuo sangue
e per
questo quanto viene generato
non può
sciogliersi come neve al sole.
La tua
carne è il tuo corpo,
la tua
vita offerta sulla croce,
la tua
vita spezzata per la moltitudine,
la tua
vita donata fino in fondo.
Mangiando
la tua carne
io partecipo
alla tua stessa vita.
Il tuo
sangue è la vita della tua carne,
è sangue
versato per la nostra salvezza,
è sangue
che bagna e trasforma
quanti si
lasciano lavare da te,
è sangue
che porta la tua stessa vita.
Il nostro
rapporto con te, Gesù,
passa
attraverso la tua carne e il tuo sangue:
tu ci
chiedi di mangiare
e di bere
la tua stessa vita,
tu inviti
ad assimilare quella linfa
che sgorga
da te e trasfigura
le nostre
povere esistenze,
conferendo
loro i tratti
di un Dio
fatto carne
per amore
degli uomini.
la Balma
Parole sporgenti per dare riparo
poesia
Cristiani e pagani
1. Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
salvezza dalla malattia, dalla colpa e dalla morte.
Così tutti, cristiani e pagani, fanno senza distinzione.
2. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto e senza pane,
lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte.
Vicino a Dio i cristiani stanno nella sua passione.
3. Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
sazia il corpo e l'anima del suo pane,
per cristiani e pagani in croce subisce la morte
e a questi e a quelli dona remissione.
tratto da: - Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa Lettere e altri scritti dal carcere
a cura di Christian Gremmels, Eberhard Bethge e Renate Bethge in collaborazione con Ilse Tödt
Edizione italiana a cura di Alberto Gallas
Traduzione dal tedesco di Alberto Gallas (testi di Bonhoeffer)
e di Marco Zanini (apparato critico)
(Biblioteca di cultura 19 Opere di Dietrich Bonhoeffer volume ottavo)
…… Piccole Luci……
Il sapore del pane condiviso non ha eguali.
Antoine de Saint-Exupéry
tratto da:
- Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2016
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
L'UOMO NON VIVE DI SOLO PANE
L'uomo non vive di solo pane
ma di ogni parola uscita
dalla bocca di Dio.
L'uomo prima della legge,
l'uomo prima dei regolamenti,
l'uomo prima del profitto,
l'uomo prima degli interessi,
l'uomo prima del denaro,
l'uomo prima di tutto,
l'uomo e la sua felicità.
Per Gesù,
qualsiasi essere umano
vale più di tutto l'oro del mondo.
Per Gesù, quello che conta
è il cuore dell'uomo,
la sua capacità di amare,
il suo interesse per l'altro,
la sua lotta per la giustizia,
la sua apertura verso l'universale.
L'uomo non vive di solo pane
ma di ogni parola uscita
dalla bocca di Dio.
L'uomo prima della legge,
l'uomo prima dei regolamenti,
l'uomo prima del profitto,
l'uomo prima degli interessi,
l'uomo prima del denaro,
l'uomo prima di tutto,
l'uomo e la sua felicità.
Per Gesù,
qualsiasi essere umano
vale più di tutto l'oro del mondo.
Per Gesù, quello che conta
è il cuore dell'uomo,
la sua capacità di amare,
il suo interesse per l'altro,
la sua lotta per la giustizia,
la sua apertura verso l'universale.
Pierre Imberdis e Xavier Perrin
tratto da: In Attesa del Mattino
raccolta di testi di fede, raccolta testi: Renato Coïsson, stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, 77.
Una parola per Te, proprio per Te
SI È SEDUTO ALLA NOSTRA TAVOLA
Si è seduto alla nostra tavola,
oggi ci invita alla sua.
Ha invitato tutti i popoli e le tribù di Israele
per condividere il nuovo pane,
per alzare la coppa senza paragone,
invocando il suo regno, con tutte le loro forze,
per cancellare i morsi della fame
e lo spargimento di sangue, su tutta la terra.
Accolti dal tuo amore, ci riuniamo intorno alla tavola
e ricordiamo, o Padre,
la passione e la morte del tuo Figlio, e nostro fratello,
proclamiamo la sua risurrezione,
aspettiamo la sua venuta.
Riceviamo questo pane di vita,
perché si spenga la fame che tormenta ancora
la nostra terra.
Eleviamo questa coppa, il sangue versato per noi,
supplicandoti che cessi la tortura dei prigionieri
e la morte ignota degli scomparsi.
Viviamo questa comunione con tutti coloro
che il tuo spirito identifica a Gesù di Nazaret,
e trasforma nell’immagine del risuscitato.
Per tutto ciò siamo colmi di riconoscenza,
assieme al tuo popolo di ogni tempo e di ogni dove.
Anonimo
Messico








